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20 settembre 2005

Don Camillo e il Peppone in trentaduesimo

Giovannino Guareschi aveva ambientato a Brescello, in provincia di Reggio Emilia, nella bassa padana, le sue fortunate storie di Don Camillo, il parroco anticomunista tutto d’un pezzo e Peppone, il sindaco comunista suo antagonista.

Oggi dobbiamo accontentarci di un Don Camillo (Ruini) di razza, ma di un Mortadellone che di Peppone ha solo la stazza e le velleità, mancando del tutto la coerenza, le radici (anche se gira le feste dell’unità arringando le “care compagne, cari compagni” …) e, soprattutto, la straordinaria simpatia di Gino Cervi (l’unico, vero Peppone) che, non a caso, fu consigliere regionale del Lazio per il … Partito Liberale Italiano (quello vero, di Einaudi, Martino, Malagodi e Bignardi, non quello portato alla tomba da Zanone !).

In effetti, ancorché su una materia marginale perché esclusivamente ideologica, abbiamo una figura carismatica, Don Camillo (Ruini) nato a Sassulo (provincia di Modena, terra padana) contrapposta a quella di un autodefinito “cattolico adulto”, il Peppone da Scandiano (provincia dei Reggio Emilia).

Don Camillo in questo caso assume un ruolo morale e al tempo stesso di garante delle norme costituzionali dello stato laico, dove all’art. 20 (della costituzione nata dalla resistenza antifascista bla bla bla) afferma che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” e all’art. 31La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia…”.

Norme che possono essere equivocate solo in modo truffaldino.

Don Camillo sostiene quindi le norme laiche di uno stato laico riaffermando i principi di un diritto naturale che trascende l’uomo e trascende il suo essere cristiano, buddista, agnostico o ateo.

Il Peppone da Scandiano, invece, vola molto più basso, anzi direi non vola affatto.

Lui ha in mente due scadenze per le quali ha assoluto bisogno dei voti di una sinistra estrema (rifiutata in Germana persino da un socialista) sia per vincere in modo convincente le primarie farsa della sinistra, sia per poter sperare di tornare a posare i suoi chiapponi sulla poltrona di palazzo Chigi.

E così da lui udiamo non proposte lineari, argomentate con chiarezza, ma farfugliamenti sconnessi, dai quali si cerca di estrapolare un qualche senso.

Così dal cilindro esce la proposta dei cosiddetti pacs, una sorta di matrimonio di serie “b” per le coppie di fatto.

Davanti alle obiezioni anche di parte dei cattolici ( presunti tali) allineati a sinistra, precisa: non si parla di matrimoni omosessuali.

Allora si parla solo di coppie di fatto eterosessuali !

Ma, allora, che bisogno c’è di appesantire le nostre norme legislative con un matrimonio bis ?

Oggi il divorzio è facilmente conseguibile e le unioni di fatto sono una libera scelta di due soggetti che potrebbero sposarsi, scegliendo anche il regime (comunione o separazione dei beni) che più ritengono idoneo.

Insomma, il matrimonio, tutelato dalla costituzione (sempre quella, nata dalla resistenza etc. etc.) è alla portata di tutti e chi sceglie di non sposarsi, lo fa, per l’appunto, per scelta: allora perché intervenire con norme matrimoniali su chi ha deciso di non sposarsi ?

Avrebbe un senso se fossero comprese le coppie omosessuali, ma il Peppone da Scandiano ha farfugliato che non di questo si trattava … o forse sì ?


Ah, abbiamo un Don Camillo degno di Guareschi, ma quanto ci manca un vero, dignitoso, serio Peppone !

5 commenti:

leppie ha detto...

Quindi sei perché venga approvata una legge come quella spagnola?
Ottimo.

otimaster ha detto...

Da grande estimatore di Guareschi quale sono il solo accostare l'immagine di Peppone a quel viscido di Prodi mi fa specie.
Capisco però che per scrivere questo bel post hai dovuto arrangiarti con quello che la sinistra di mtteva a disposizione.
Ciao

Monsoreau ha detto...

Leppie, Leppie ... ma cosa hai fumato quest'oggi ?

Monsoreau ha detto...

Grazie, Otimaster.
Chiedo scusa a tutto il "Mondo Piccolo", ma Don Camillo è Don Camillo, e certo uno come Fassino non poteva fare la parte di Peppone, tutt'al più del Tenente Sheridan (a suo tempo definito: "uno scheletro con un impermeabile addosso") ;-)

Lo PseudoSauro ha detto...

Lo PseudoSauro andava a mangiare nel ristorante di Guareschi e, vecchio com'e', l'ha pure conosciuto. E poi, il Candido ed Il Borghese erano spesso sul comodino di papa', ex ufficiale di Marina. Non erano letture molto comuni all'epoca, e chi ostentava giornali simili rischiava la propria incolumita' fisica. Devo ammettere che c'e' stato qualche miglioramento in questo senso.