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20 dicembre 2005

Chi ha paura del saluto romano ?

Il calcio italiano squalifica Paolo Di Canio e multa la Lazio.

Quale la colpa ?

Di Canio ha salutato il pubblico a braccio alzato.

Con la mano aperta e non chiusa a pugno.

Colpa gravissima: il saluto romano è infatti, secondo i parrucconi dell’antifascismo da operetta, un gesto sconsiderato.

Il ridicolo di cui si coprono coloro che, per un bel saluto che appartiene alla nostra Storia profonda e antica, squalificano un giocatore è pari alla loro ignoranza su quella simbologia.

Come gli sciocchi del detto popolare, si concentrano sul dito che indica la Luna, anziche rivolgere il loro sguardo allo spazio infinito.

Ma è anche un indice di questo mai sopito complesso di inferiorità nei confronti delle parole d’ordine della sinistra, una sudditanza psicologica che supera, di gran lunga, i confini della sinistra per attecchire tra le menti più insicure anche nel fronte opposto.

Eppure il saluto romano è un modo franco e aperto di abbracciare, in amicizia, chi ti sta davanti, a maggior ragione se sono più persone, un pubblico, una folla, che è impossibile salutare uno ad uno.

La mano aperta simboleggia la fiducia e la pace, perché in una mano aperta non si porta alcuna arma.

I film western ci hanno tramandato il modo di salutare di e verso gli indiani d’America: un braccio alzato a metà con la mano aperta per indicare che si viene in pace.

Ben diverso è, psicologicamente, il pugno chiuso.

Simbolo di aggressività, di violenza anche solo nella postura.

In un pugno chiuso si può nascondere qualsiasi cosa atta ad offendere il prossimo.

Ma nessuno squalifica chi saluta in quel modo o chi espone simboli del comunismo (la faccia di Guevara, la falce e il martello, le bandiere rosse) che pur rappresentano il più infame e sanguinario dei sistemi politici che abbiano mai calpestato la terra.

Eppure, dopo 60 anni dalla fine della guerra e ancor di più dalla fine del Fascismo, qualcuno – per ignoranza o per pavidità - ha ancora paura del saluto romano.


Allora non posso che esprimere solidarietà a Paolo Di Canio, vittima della inquisizione illiberale e della meschinità dei pavidi, invitando altresì tutti gli “uomini liberi e forti” a respingere gli stereotipi che a maggior ragione oggi (ma era così anche negli anni settanta) non hanno più alcuna motivazione, né ragione di “chiamate alle armi” o di isteriche riesumazioni di un arco costituzionale monumento alla vendita all'ammasso delle coscienze.

***
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7 commenti:

Bisqui ha detto...

Bè certo, il comunismo non esiste più mentre il fascismo è perpetuo.
Come al solito due pesi e due misure.

Riccardo ha detto...

Mons, continua così!
Sono d'accordo con te, e se proprio i rossi vogliono dare la multa a Di Canio e alla Lazio, che la diano pure a quello scemo di Lucarelli e al Livorno!
Ma è inutile, nonostante tutto quello che si dica, dovranno passare generazioni, prima che si possano ANALIZZARE sullo stesso piano fascismo e comunismo!
Comunque pure io ho scritto un recente post su Paolino Di Canio in cui riporto alcune sue dichiarazioni.

p.s.Appena trovo un post decente da scrivere sul nostro blog lo faccio volentieri, se tu magari non hai tempo, ma hai un'idea parlane pure con me che ci posso pensare io a sviluppare il post.


CIAO
RICCARDO

Otimaster ha detto...

Ho trovato più post di questo tenore di quello che sperassi, molti non erano di tifosi laziali, forse la gente comincia ad aprire gli occhi, ti linko.
Ciao

Elena ha detto...

questa storia di dicanio fa sempre più "odiens" perché è calcio+politica! una vera bomba! :)

Bisquì ha detto...

OT,
chiedo scusa, questa è la risposta rossa ai nostri post sugli anni di piombo http://tisbe.splinder.com/post/6644158#comment

Monsoreau ha detto...

E' una risposta debolissima.
Si vede chiaramente che non ha vissuto quegli anni e si limita a citare frasi altrui, senza sentimento e senza partecipazione.
Direi di più: non è una risposta, è un esercizio di virtuosismo retorico e basta. ;-)

Bisqui ha detto...

Auguri amici miei, Che possiate vivere queste feste in armonia.