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No alla deriva

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Diciamo NO alla deriva

30 luglio 2009

I diritti della maggioranza

Come ultimo post “programmato” (il prossimo sarà “in diretta”) una riflessione su un qualcosa che mi sembra una autentica iattura per ogni governo ed un limite illegittimo ai diritti della maggioranza.
Sto parlando di quella autentica “menata” che leggiamo, ogni tre per due, sui “diritti delle minoranze” e che fa il paio con i “diritti dei carcerati” quando agli assassini ed ai ladri è concesso ogni privilegio, mentre ci si dimentica (troppo spesso e troppo presto !) delle vittime, in quanto ambedue espressione di quel buonismo d'accatto e "politicamente corretto" che tanti danni provoca al nostro sviluppo sociale, civile, politico ed economico.
I “diritti delle minoranze” sono una derivazione diretta da quel progetto del presidente democratico Lindon Barney Johnson (forse pressato dalle aspettative che aveva creato il suo predecessore – sin troppo esaltato, forse perché morto prima che si potesse leggerne il bluff – J.F.Kennedy) e che è passato sotto il nome di “Grande Società”.
All’interno di tale costruzione trovarono posto anche le famigerate “quote”, per cui se vi erano un tot di posti disponibili, questi non venivano assegnati ai migliori, ma in base alla loro provenienza razziale, per rispettare, appunto, le “quote” e dare spazio anche alle “minoranze”.
Era la prima applicazione dei “diritti delle minoranze” e che tutti possiamo toccare con mano nei telefilm di produzione americana (e oggi anche francese, inglese e tedesca) dove vediamo che i gruppi dei protagonisti comprendono sistematicamente una o più donne, uno o più negri (o ispanici, o turchi, o magrebini …).
E’ evidente che il fatto di dover assegnare posti, prevalentemente nella pubblica amministrazione, in base al sesso o alla razza e non in base alle qualifiche, si è dimostrato un boomerang proprio sulla qualità dei servizi offerti.
Gli americani sembrava stessero ritornando sui loro passi quando hanno inopinatamente eletto un negro, rappresentante cioè di una minoranza contabilizzata al 10% della popolazione, alla presidenza.
Con le conseguenze che vediamo quotidianamente: dalle nomine di esponenti delle “minoranze” nei vari organismi (ultima la Nasa, penultima la Corte Suprema), al socialismo manifesto da cui l’interventismo statale e l’assistenzialismo che si prepara per i poveri americani.
Le “minoranze” che pretendono dei diritti – che si palesano poi come autentici ed immotivati privilegi – si sono così moltiplicate.
Da quelle religiose (ebrei, musulmani in primis) a quelle etniche (turchi, magrebini, pakistani, a seconda delle zone).
Da quelle razziali (negri, asiatici, indios), a quelle di genere (donne: veggasi la ancora non risolta questione delle “quote” rosa in politica) per finire persino agli omosessuali che pretenderebbero una legislazione di favore, ad hoc, considerandosi l’ennesima “minoranza” da proteggere (cioè da privilegiare).
E in tutto questo bailamme di vantati “diritti delle minoranze”, chi ci rimette, chi viene ad essere realmente conculcata nei suoi diritti, è la maggioranza.
Con l’obbligo di dover fare spazio a “quote” per le minoranze ognuna delle quali pretende un “diritto di veto”, ma anche con la spada di Damocle di venir tacciata di “razzismo” ad ogni manifestazione di quello che sarebbe un suo semplice ed inalienabile diritto: informare alle proprie concezioni ed idee lo sviluppo della società.
Perché questo è il contratto sociale posto a base di uno stato: la maggioranza decide come impostare l’azione del proprio governo e quali priorità affrontare.
Le “minoranze” hanno il diritto di parola, di diffondere le loro idee, di praticare la loro religione (purchè non sia contraria al comune senso del pudore ed ai costumi della società in cui vivono), di votare.
Non hanno un diritto di veto sulle decisioni della maggioranza.
Non hanno il diritto ad avere una nicchia di privilegio per il solo fatto di essere una minoranza.
Nel 1994 mi irritò molto la decisione di spostare la data delle elezioni politiche (importantissime) di quell’anno, perché la prima individuata non era gradita agli ebrei.
Però nessuno fa una piega se si vota di domenica – giorno dedicato al Signore per la Chiesa Cattolica – o se, sempre di domenica, si giocano i campionati sportivi.
Mi irrita leggere che certe maestre vietano le canzoni natalizie, perché c’è qualche extracomunitario e per la stessa ragione vengono modificati gli alimenti tradizionali delle nostre merende, a base di derivati dal maiale.
Per finire alla questione della sicurezza e dell’ordine che devono essere ripristinati nelle nostre città.
Le elezioni del 2008 (ma anche quelle precedenti nonostante risultati parlamentari altalenanti) hanno espresso una maggioranza di cittadini orientata a chiedere al governo un forte impegno verso la sicurezza e l’ordine.
Si è individuato negli extracomunitari e soprattutto nei clandestini, il maggior ostacolo al ripristino di ordine e sicurezza.
Il contratto sociale posto alla base della costituzione di tutti gli stati, vuole che ogni singolo partecipante, rinunciando ad una parte della propria libertà, si unisca ad altri per meglio godere della sicurezza e del benessere che derivano dalla possibilità di imporre il necessario ordine in base alla volontà comune che è la volontà della maggioranza.
Le elezioni politiche, i ripetuti sondaggi – anche effettuati da organi di stampa antiberlusconiani e di sinistra come Sky Tg 24 – dicono che la grande maggioranza degli italiani vuole ordine e sicurezza ed approva le misure assunte con il relativo provvedimento Maroni.
Anzi, vorrebbe una azione ancora più incisiva, della stessa portata che ha il respingimento dei barconi degli illegali, azione che ha ottenuto il risultato voluto e che ha un rating di approvazione da parte degli italiani superiore all’80%.
Le Associazioni per la Sicurezza, comunemente chiamate “Ronde”, così come sono organizzate, con tutti i limiti cui devono sottostare, non servono allo scopo voluto, anzi rischiano di diventare un boomerang per il governo perché, da un lato, le opposizioni hanno cavalcato il tema dei “diritti delle minoranze”, dall’altro le Ronde non otterranno di migliorare la sicurezza e l’ordine perché sono state private dei mezzi di coercizione necessari per imporre sicurezza e ordine ai riottosi.
E poiché sicurezza e ordine sono beni fondamentali per lo svolgimento delle attività quotidiane da ciascuno di noi, la loro imposizione è un atto dovuto da parte dello stato che, diversamente, verrebbe meno alla sua parte di obblighi del contratto sociale.
E poiché è la maggioranza degli italiani che vuole sicurezza e ordine, a nulla valgono i pronunciamenti (strumentali) dei partiti di opposizione, i sofismi giuridici dei magistrati che non dovrebbero discutere le leggi, ma solo applicarle, le litanie di presidenti delle istituzioni completamente avulsi dal contesto sociale e dalla volontà del Popolo.
L’ordine e la sicurezza devono essere ripristinati anche utilizzando le Ronde cui devono essere concessi anche i poteri coercitivi necessari per farsi rispettare.
E’ la maggioranza che lo vuole ed ogni cavillo teso a sottrarsi a questo obbligo è una violazione del legittimo diritto della maggioranza a vedere realizzato il proprio progetto di società.
Senza veti da parte di chicchessia.

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