Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

29 ottobre 2009

Offensiva immigrazionista

I giudici condannano al silenzio il Prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini , per presunte espressioni “razziste”, mentre la parte sinistra della Chiesa Cattolica si spende (e purtroppo spende anche il buon nome della Chiesa) per sostenere una presunta utilità dell’immigrazione .
Illegali in un barcone rifiutano l’aiuto dei maltesi perché pretendono di essere trasportati in Italia: purtroppo vengono accontentati, rovinando il traguardo di zero sbarchi che avevamo appena tagliato.
E’ evidente che è ripresa con forza una campagna tendente a promuovere l’invasione degli immigrati, purtroppo anche con i nostri soldi.
Un altro motivo, infatti, per non pagare il canone rai è dato da alcune trasmissioni radiofoniche.
Poco prima del gr delle sei del mattino vi è una trasmissione che ha ampiamente tracimato dal suo compito di fornire istruzioni agli immigrati che vogliono essere assimilati.
Vengono infatti intervistati solo e soltanto coloro che operano per favorire la permanenza degli immigrati e, naturalmente, snocciolano cifre e sentimenti contrastanti con quelle reali e di gran parte della popolazione italiana che, pure, paga il canone.
Immediatamente dopo il gr delle sei, abbiamo la famigerata trasmissione “Istruzioni per l’uso”, dove sin troppo spesso trovano spazio le posizione “buoniste” e di sinistra, con il classico “politicamente corretto” del “poverini e pensare che ci sono anche dei cattivoni che vorrebbero obbligare i medici a denunciare i clandestini”.
I “cattivoni” siamo noi che paghiamo il canone perché vengano prodotte trasmissioni contrarie ai nostri sentimenti e, soprattutto, ai nostri interessi.
Alla domenica alle 7,30 c’è il notiziario evangelico con un pistolotto in cui, abitualmente, si attacca il Papa e Berlusconi.
Ultimamente da quel pulpito viene la più netta condanna di ogni politica di controllo dell’immigrazione.
Con la banale scusa del “siamo tutti fratelli” e con gli sproloqui sulla utilità dell’immigrazione, gli evangelici riescono a farmi rivalutare ogni domenica la Chiesa Cattolica: ma perché non se li pigliano a casa loro o, meglio ancora, non li mandano nelle loro case madri ?
Intanto, anche per tale trasmissione, Pantalone paga.
E per finire questo breve excursus, sempre domenica, dopo le nove, abbiamo “I nuovi italiani” che non sarebbero i nostri figli, da crescere ed educare come bravi cittadini, insegnando loro le nostre sane tradizioni, la storia della nostra Patria e i nostri costumi, no.
Sarebbero gli immigrati cui, i soliti “cattivoni”, cercano di impedire il raggiungimento del traguardo della cittadinanza.
Come se bastasse un tratto di penna, un atto burocratico, l’acquisto della cittadinanza, per far diventare qualcuno di nazionalità italiana.
E noi paghiamo anche quella trasmissione.
Berlusconi, giustamente, sta cercando di eliminare l’Irap.
Continuo a raccomandargli di non dimenticarsi dell’Ici residuale, del bollo auto e soprattutto del canone televisivo, una delle tasse più odiose che, con simili trasmissioni portatrici insane di immigrazionismo e di “politicamente corretto”, diventa ogni giorno più ripugnante.

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28 ottobre 2009

LXXXVII

Il 28 ottobre 1922 è la data che storicamente indica l’inizio del Ventennio Fascista e in cui, in quegli anni si celebrava, la Marcia su Roma.
Di tale evento ho già scritto e non farei altro che ripetermi, visto che, a quasi 53 anni, su vicende come quelle rappresentate dalla Marcia su Roma non ho avuto alcun ripensamento e, anzi, le discussioni – anche aspre – sia in gioventù che oggi, mi hanno sempre più convinto della fondatezza della mia prospettiva.
Il 28 ottobre, quindi, come data simbolo per una parte (piccola o grande dipende dal momento storico politico) della nostra Nazione.
Ed è innegabile (basti vedere le code al Cimitero di Predappio) che vi è, ancora oggi, 66 anni dopo la caduta del Fascismo e 64 dopo la sconfitta ad opera della Armate Anglo Americane nella seconda guerra mondiale, chi ritiene che tale data rappresenti la vera Festività Nazionale.
Credo che ognuno sia libero di celebrare le date che crede e come crede, evitando di imporre la propria visione ideologica sul prossimo.
Del resto qualunque data indicassimo come “Festa”, purchè non si lavori, vedrebbe l’entusiasta adesione dei cittadini.
Ma un Popolo senza Radici e senza la cultura della propria Storia è un Popolo destinato a non avere futuro.
Per questo il 28 ottobre merita di essere ricordato alla pari di altre date simboliche appartenenti ad altri contesti e, anche, ad altre parti politiche.
Certo, una Festa Nazionale ha una caratura di ben altro livello che non quella di ricorrenza di parte ed è per questa ragione che, nell’Italia di oggi, né il 28 ottobre, né il 25 aprile potranno mai essere riconosciuti come tali, anche se, a seconda delle contingenze politiche, potranno essere giorno di vacanza (“vacatio”) dal lavoro e di chiusura delle scuole e degli uffici pubblici.
Noi di Destra, la consapevolezza del significato del 25 aprile l’abbiamo maturata, anche se mai potrà essere considerata da qualcuno di noi, che esprima in buona fede e sinceramente il suo pensiero e i suoi sentimenti, una data festiva o da celebrare.
Quando anche a sinistra – dove notoriamente sono molto più lenti ad elaborare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato – faranno altrettanto con il 28 ottobre, si potrà pensare ad entrambe le date come ricorrenze simboliche di eventi importanti per la Storia Patria, riservando ad altra data, più unificante, la qualifica di Festa Nazionale.
Perché una Nazione può avere una sola Festa Nazionale.


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26 ottobre 2009

Io sto con Gentilini

Leggo che il tribunale di Venezia ha condannato il due volte Sindaco ed ora Prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, a tre anni di inibizione dal tenere comizi.
Nel nome del “politicamente corretto”, sulla base di una ridicola accusa di “razzismo” si sopprime la Libertà di Parola, la Libertà di Pensiero e la Libertà di diffonderlo.
La condanna dello Sceriffo è solo il prologo di quel che ci aspetta se il “trattato” di Lisbona dovesse essere ratificato con l’ultima firma mancante, quella di Vaclav Klaus, il coraggioso Presidente Ceco che sta sollevando ogni cavillo per impedire una simile disfatta per gli Uomini Liberi d’europa.
La nostra Libertà, tanto faticosamente conquistata nei secoli, la nostra Indipendenza, la nostra Civiltà, la nostra Sovranità (e per “nostra” intendo di tutti i Popoli dell’europa delle Patrie) è in grave pericolo per le decisioni prese da una ristretta oligarchia di burocrati con l’euro al posto dell’anima (e anche del cervello).
Miopi signori che non vedono oltre la colonna dell’ “avere” e con la loro miopia compromettono il futuro di tutti i Popoli d’europa.
L’accettazione dell’ingresso di milioni di diseredati ha una valenza economica, potendo rappresentare un calmiere alle richieste sindacali e una preponderanza dell’offerta di mano d’opera sulla domanda e consentendo quindi di produrre di più a costi minori, mettendo in competizione al ribasso chi deve prestare la sua opera per la produzione.
Ma questo arido calcolo che pretenderebbe di opporsi ai bassi costi della produzione orientale, non tiene conto del disastroso prezzo che si paga in termini di coesione sociale.
L’ingresso di milioni di persone estranee alla nostra Storia, alla nostra Cultura, alle nostre – pur diverse – Lingue, alla nostre Radici Romane e Cristiane che si traducono in Tradizione religiosa (Cristiana) e Tradizione giuridica (Romana), ai nostri Costumi, dissesta completamente lo scheletro dell’europa, che con le sue tante Patrie ha dominato il Mondo, senza poter competere realmente con colossi come Cina e India che possono unire produttività a basso costo e coesione etnica e culturale.
Una illusoria competitività produttiva con Cina e India distruggendo l’anima delle Patrie dell’europa, apre al crollo della nostra Civiltà.
Purtroppo, nel perseguire con avidità la strada della produttività, gli oligarchi sono riusciti a lanciare parole d’ordine ammantate da apparentemente nobili intendimenti e che vanno sotto il nome di “politicamente corretto”.
La condanna del Prosindaco di Treviso Giancarlo Gentilini è una sirena di allarme per tutti coloro che, volendo rimanere Liberi di agire, pensare e parlare, non possono accettare che superstizioni, pregiudizi, tabù limitino il diritto alla espressione delle idee con l’imposizione di vocaboli e di espressioni “politicamente corrette”.
Per questo un Uomo Libero non può che solidarizzare con Gentilini.

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25 ottobre 2009

La sinistra da Sircana a Marrazzo

Due anni fa fu il caso del portavoce di Prodi, Sircana, “pescato” in un conciliabolo con un trans.
Oggi è Marrazzo che lascia la poltrona di presidente della regione Lazio ammettendo una sua “debolezza privata”, ancora una volta con un trans.
In mezzo un signore che si veste da donna (l’ex parlamentare Guadagno) e un altro presidente di regione (Vendola, Puglia) che ostenta con il suo orecchino la dichiarata omosessualità.
E poi, ancora, un coordinatore di sezione del pci/pds/ds/pd in carcere perché sospettato di essere lo stupratore dei garage a Roma e un giovane dirigente di Vignola dello stesso partito con il sangue alla bocca che gli fa dire “possibile che nessuno riesca a piantare una pallottola in testa a Berlusconi” ?
E per fortuna che “la mente più lucida” della sinistra voleva “un paese normale” !
Non c’è che dire, a sinistra stanno raccogliendo quel che hanno seminato.
E’ evidente che, di fatto, sanno dove ficcarsi la loro autoproclamata “superiorità (morale e intellettuale).
Mi sembra che le vicende elencate, soprattutto quelle a sfondo sessuale, rivalutino – e alla grande ! – l’ “Uomo di Destra”, incarnato dalle avventure galanti del nostro Premier, con “normalissime”, giovani, avvenenti ragazze, rappresentando, per fortuna lui non gli altri, l’Italiano medio che ha sì delle “debolezze private” che però si estrinsecano, naturalmente, nel tradire la moglie con una ragazza più giovane e carina e non con persone del proprio sesso.
A scanso di equivoci sarà però opportuno che quando il pdl e il Centro Destra compileranno le liste per le prossime elezioni, obblighino i candidati a dichiarare la loro preferenza sessuale, così che noi elettori si possa scegliere anche in base ad una comune concezione del diritto naturale e della normalità propria dell’ “Italiano medio”: un uomo fa sesso con una donna e una donna fa sesso con un uomo, senza altre, strane, combinazioni.
In Germania l’unico merito che attribuisco al leader della Fpd è di aver dichiarato onestamente la sua omosessualità.
Per tale motivo io non lo avrei votato e non avrei votato neppure la Cdu/Csu che si proponeva di allearsi con lui e vorrei avere questa possibilità anche in Italia per non correre il rischio di ritrovarmi un personaggio, eletto anche con il mio voto, di cui, solo dopo, si scoprono le preferenze.
Perché se è vero che ognuno, purchè non danneggi il prossimo, in privato può fare ciò che vuole, è anche vero che, come si trova scritto oggi in un articolo de Il Giornale, per un uomo pubblico “la gnocca è una attenuante, il ragioniere una aggravante.
Non vedo quindi alcuna compatibilità con la società ideale cui aspiro e un governante che non rispecchi la mia concezione di normalità sessuale che rientra tra quei Valori morali superiori a qualsiasi considerazione politica od economica.
E sono contento, oggi più che mai, di non essere un tedesco.

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23 ottobre 2009

Un uomo solo al comando

Ci risiamo.
Nel momento in cui la sinistra soffre e non riesce ad esprimersi se non con gli insulti e le truculenti minacce di morte contro il Premier che non sono solo espressione di pochi mentecatti del web, ma rappresentano il sentimento diffuso e nascosto tra gli elettori di sinistra;
quando la sinistra non riesce a individuare leader migliore di uno che ha le sopracciglia di Breznev e la calvizie aureolata di Lenin e, così, rappresenta anche visivamente il vecchio che riemerge e gli si contrappone, senza speranza, un tizio dai calzini turchini,
ecco che il Centro Destra tenta di disperdere il capitale di fiducia e sostegno che ha accumulato, dividendosi pro o contro quel ministro, quella iniziativa, quella politica.
E’ il turno di Tremonti ad essere sotto tiro.
Il ministro ha indubbiamente un carattere spigoloso, ma ha i suoi meriti nell’aver tenuto ben saldo il timone della nostra economica nell’anno peggiore della globalizzazione.
Ricordiamoci che al suo posto Visco (o chi per lui) avrebbe avuto una sola risposta: tasse.
Ma anche Tremonti deve rinunciare al suo atteggiamento da professorino saccente e adattarsi ad essere uno dei “pares”, perché l’unico che tra loro è “primus” è Silvio Berlusconi.
Un uomo solo al comando.
Certo, la definizione coniata per Fausto Coppi si riferiva ad altro, ma può ben essere mutuata in politica per dire che, come una volta in Casa Savoia, “si regna uno alla volta”.
Il Premier votato dagli Italiani è Berlusconi e Berlusconi ha ottenuto voti anche da chi non voterebbe mai il pdl.
Quindi pochi individualismi (male congenito, peraltro, dell’Uomo di Destra a differenza della massificazione cui aspira il suo omologo di sinistra), obbedire alla linea che indica il Premier e … pedalare.
Questo vale anche in economia.
L’abolizione dell’Irap e del bollo auto è nel programma di governo, così come la riduzione delle tasse e, aggiungerei, anche l’abolizione del canone televisivo.
Tutte imposizioni odiose (irap, canone rai, bollo auto) o eccessive (tasse e imposte).
Berlusconi lo sa e ha comunicato i suoi voleri (che sono poi quelli degli elettori).
Tremonti deve eseguire.
Tagliando dove ci sono elargizioni a pioggia (vedi fus), limitando i trasferimenti alle regioni che sperperano in viaggi e iniziative ludiche, tagliando in genere le spese superflue, di immagine e non produttive.
E i ministri devono accettare i tagli ai loro dicasteri senza starnazzare come galline spennate.
Questo è ciò che il Premier, che ben conosce il sentimento popolare, vuole.
E questo è ciò che vogliamo anche noi elettori: meno tasse e più soldi da spendere nella nostra autonomia decisionale.
E smettetela di discutere di dimissioni o di fare gli offesi se non volete riconsegnare ai gabellieri la cassa dello stato e, quindi, aprire le nostre tasche all’invasione delle loro avide manone.
Non ve lo perdoneremmo.

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22 ottobre 2009

Finalmente si ricomincia a parlare di ridurre le tasse

Questa mattina una indiscrezione ne Il Giornale, circa un “pensiero tentatore” del Premier di ridurre le aliquote a due: 23 e 33 per cento.
Sempre troppo alte, ma sarebbe comunque un passo avanti rispetto alle attuali.
Poi leggo i lanci di agenzia circa l’intenzione di ridurre l’ “imposta rapina” (tecnicamente: IRAP) gradualmente negli anni per poi abolirla definitivamente.
Raccomanderei di non limitarsi all’Irap, perché ci sono altre due tasse odiose agli italiani:
- il canone rai
- il bollo auto
.
Se poi il tutto si sposasse con una organica rivoluzione fiscale che riducesse sensibilmente le imposte sul reddito delle persone fisiche in modo da poter avere più soldi in tasca da spendere per ciò che aggrada a noi e non da vederli volare nelle tasche altrui per volontà di leggi sostenute dalle varie lobbies, allora Berlusconi si assicurerebbe il vitalizio a Palazzo Chigi.
Ma, direbbe qualcuno, ridurre le tasse significherebbe ridurre le entrate e, quindi, fare esplodere il debito pubblico.
Certo, se non si prendessero le misure necessarie e virtuose di drastici tagli alla spesa improduttiva.
Porre fine ai trasferimenti di denaro pubblico alla rai.
Soppressione del Fus (fondo unico per lo spettacolo: quello che con i nostri soldi finanzia film che non vedono neppure i parenti dei registi).
Soppressione di ogni contribuzioni ad associazioni private tutte chiacchiere e distintivo “politicamente corretto”
.
Ma, soprattutto, privatizzazione della rai che consentirebbe di incassare cospicue somme di denaro che permetterebbero al meccanismo virtuoso della libertà di mercato, alimentata dalle tasse basse e dai soldi in più che ognuno di noi avrebbe in tasca da spendere, di mettersi in moto e dare forza alla ripresa dei consumi e, quindi, di coprire, con i maggiori redditi delle aziende e dei privati e quindi con un maggiore introito complessivo, quel che si incassa di meno con la riduzione delle imposte.
Forza, Silvio, getta i dadi sul tavolo, non essere prudente, ma sii coraggioso e abbatti il moloch dello stato gabelliere !

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21 ottobre 2009

Flessibile, fisso o … Ferrarelle ?

Tremonti ha tessuto l’elogio del posto fisso e si sono scatenate le polemiche.
Tremonti ha detto delle ovvietà, ma sembra che nella politica italiana, sempre alla ricerca di un motivo per darsele di santa ragione, anche la più banale delle considerazioni non viene compresa.
In uno stato dove la “dietrologia” è sport nazionale, tutti a domandarsi cosa c’è “dietro” questa ultima uscita del Ministro per l’Economia.
Naturalmente la tesi più gettonata è che “dietro” ci sia la lotta per la successione a Berlusconi (che con tutti gli auguri di morte che riceve dai “democratici” e “civili” supporters della sinistra, probabilmente prolungherà la sua vita fino a seppellirci tutti, così che il suo successore non è ancora nato).
Ma Tremonti ha semplicemente espresso quel che tutti pensiamo.
L’Italia è una nazione con una alta densità abitativa e come non c’è posto per gli immigrati, così non ci sono opportunità per zingarate lavorative, quando uno spostamento non solo comporta la un lavoro, ma anche una casa e una cerchia di amicizie.
In Italia non ci sono le vaste prateria dell'America o i deserti dove far sorgere una città che prosperi con il gioco d'azzardo.
La flessibilità, intesa come frenetico cambio di lavoro non è nelle nostre abitudini che, invece, si manifestano e consentono a ciascuno di noi di esprimersi al meglio, quando alle spalle c’è stabilità tanto economica, quanto sociale che affettiva.
Per cui quella di Tremonti è una ovvietà.
Ma come poter realizzare questa aspirazione giusta e legittima senza compromettere la produttività ?
Sì, perché posto fisso non deve essere sinonimo di lavativi e pelandroni.
Qui entrano in gioco nuove leggi e maggiori controlli, come quelli posti in atto dal Ministro Brunetta nel pubblico impiego che è il fulcro del posto fisso visto in modo negativo.
Ma si deve tornare a parlare anche di libertà di licenziamento da parte degli imprenditori, naturalmente all’interno di un quadro normativo che penalizzi gli abusi e di una serie di ammortizzatori sociali che consentano di tutelare realmente il reddito di chi viene licenziato fino a che non possa trovarne un altro (ma se lo rifiuta perché ha pretese diverse, allora non può più continuare a ricevere aiuti statali).
Lo stato non deve intervenire nell’economia, per cui i rapporti tra le parti devono restare privati, ma può e deve fornire quella rete di garanzia per chi, senza sua colpa, perde il lavoro.
E’ necessario eliminare ogni pastoia burocratica per l’apertura di una impresa e di una attività liberale, per consentire a chiunque di tentare la via del lavoro autonomo o della libera professione.
Chi opta, invece, per il posto fisso, deve adattarsi a ricevere un reddito di gran lunga inferiore a quello potenziale di chi rischia in proprio come imprenditore.
In un sistema di libero mercato, come è quello che auspico, lo stato è benevolo terzo verso i suoi cittadini, interviene per dirimere le controversie da posizione autenticamente super partes e regola preventivamente i rapporti tra le parti con poche e chiare leggi, lasciando piena libertà all’interno di un quadro di riferimento generale.
Lo stato non impone di assumere o di tenere in vita aziende decotte sostenendole con i soldi di tutti, perché semmai interviene per sostenere il reddito di chi ha perso il lavoro.
Lo stato non impone a nessuno di farsi assumere in un posto fisso, ma chi lo fa non deve pensare che lo stipendio più basso possa giustificare scarso impegno.
Sono tutte ovvietà, come quelle di Tremonti.
Dov’è il problema ?

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20 ottobre 2009

Bocciatura Lodo Alfano: come in una barzelletta

In realtà non ho ancora letto le motivazioni che la corte costituzionale ha posto a base della sua pronuncia contro il Lodo Alfano e non so se perderò del tempo per interpretare le oltre cinquanta pagine che si sono rese necessarie a giustificare tale decisione.
Mi basta quanto ho ascoltato stamattina al Gr1: il Lodo Alfano è stato bocciato perché la costituzione non prevede la tutela per le quattro più “alte” cariche dello stato.
E mi è venuta in mente quella barzelletta in cui si chiedeva quale fosse la differenza tra l’anarchia, il comunismo e la democrazia.
In un regime anarchico tutto è permesso anche quello che è espressamente vietato.
Sotto il comunismo tutto è vietato anche quello che è espressamente consentito.
In democrazia è consentito tutto ciò che non è espressamente vietato.
E nella costituzione non è vietato consentire al Presidente del Consiglio di occuparsi dei problemi di tutti, differendo i processi contro di lui che potrebbero essere artatamente promossi solo per intralciarlo.
E non parlatemi dell’art. 3, visto che un principio fondamentale che si impara al primo anno di università vuole che a situazioni differenti sia giusto dare soluzione differente.
Che non sia il caso di “rilanciare” e oltre a proporre, come fece in passato la Lega, l’elezione popolare dei pubblici ministeri, ci si debba orientare anche verso l’elezione popolare dei giudici costituzionali ?

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19 ottobre 2009

E io chiedo l'ora di religione Pagana

E perché no ?
E’ la vera religione italica, una religione autoctona, mentre anche il cristianesimo è un prodotto di importazione (e non venitemi a dire che no, anche il paganesimo è di derivazione greca, perché divinità come i Lari e come Giano sono prettamente latine e italiche).
E’ la autentica religione dei nostri Avi, gli Antichi più Antichi.
E’ la religione che ha consentito a Roma di diventare Caput Mundi.
E’ la religione dell’integrazione, perché un posto nel suo Olimpo non lo ha mai negato a nessuna divinità dei popoli sottomessi.
E’ religione umana, perché gli Dei di Roma hanno le passioni, gli amori e gli odi di qualsiasi uomo mortale.
In fondo, se proprio si deve fare spazio all’insegnamento di una religione alternativa a quella cattolica, perché favorire una religione così estranea come è quella islamica e rinunciare a coltivare la religione dell’altra grande Radice da cui è nata la nostra Civiltà ?
Le stesse festività cristiane sono la versione riveduta e corretta di precedenti festività Pagane.
Il Natale con i Saturnali che culminavano con la Festa al Dio Mitra (Dio del Sole nella Roma più antica).
Ferragosto prende il nome stesso da un periodo di festeggiamenti in onore dell’Imperatore Augusto (feriae Augusti).
L’americana Halloween e i nostri Ognissanti e Commemorazione dei Defunti traggono ugualmente origine dai riti della fine del raccolto (fine ottobre) che anticamente segnava la fine dell’anno e il rinnovamento con l’inizio del nuovo (per i Romani erano le celebrazione della Dea Pomona).
S, Valentino (14 febbraio) si sovrappone alla festa della fertilità: i Lupercali.
Il 29 giugno è giornata festiva a Roma perché si celebrano i santi Pietro e Paolo, ma la stessa data era a Roma quella in cui veniva celebrata un’altra famosa coppia: Romolo e Remo.
Finora sono andato a memoria, ma credo che approfondendo il tema scopriremmo che tutte le feste cristiane abbiano una origine pagana, ad eccezione, ovviamente, di Pasqua che, però, non è una originalità del cristianesimo, bensì una importazione, rivista e corretta, dall’ebraismo.
Mi sembra abbastanza evidente, quindi, che chi propone l’ora di religione islamica nelle nostra scuole abbia completamente perso di vista chi siamo, da dove veniamo e, soprattutto, non conosca le nostre Radici che sono Romane e Cristiane.
E chi non ha radici è destinato a non avere futuro.

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18 ottobre 2009

Abolire il canone, privatizzare la rai

Lo ha scritto ieri anche Feltri: quando cercano di metterlo in un angolo, Berlusconi reagisce da uomo e li colpisce al loro ventre molle.
E’ stato così anche in questi giorni.
Se speravano di averlo abbattuto con le sentenze emesse da un giudice così imparziale da brindare nel 2006 alla sconfitta (dubbia
) elettorale di Berlusconi o da una corte costituzionale per due terzi nominata o eletta da persone od organismi schierati contro di lui, hanno dovuto ricredersi.
Così, consegnati altri appartamenti ai terremotati in Abruzzo, Berlusconi è volato a Sofia ed ha sostanzialmente avallato la campagna contro il pagamento del canone televisivo lanciata dai quotidiani Il Giornale e Libero.
Bene !
E’ il Leader che vogliamo nel Centro Destra, nessun compromesso e avanti con il rullo compressore delle leggi a maggioranza.
Se è vero che abbiamo un deficit in aumento, come tutti gli stati del mondo che stanno affrontando la crisi economica globale, è altrettanto vero che ne dobbiamo uscire anche riducendo le spese.
Come in ogni famiglia.
E come in ogni famiglia si devono anche vendere alcuni “gioielli”, che magari tali non sono ma sono solo apparenza, costosa.
Se, poi, in questa manovra si riesce anche a dare una grandissima soddisfazione agli italiani che, da anni, vedono il canone televisivo come il fumo negli occhi, allora sarebbe la perfezione amministrativa.
Così Berlusconi ha fatto un altro passo verso quelle decisioni che gli consentirebbero di legare a se gran parte dell’elettorato.
Da Sofia è partita la prima bordata: con simili trasmissioni, la rai dovrà registrare l’aumento del mancato pagamento del canone.
Forza, Silvio, ormai i tempi sono maturi per un bel decreto legge che
abolisca il canone Rai,
revochi tutti i trasferimenti di denaro dallo stato alla rai e
metta in vendita, al miglior offerente, le tre reti televisive
.
Vediamo se un privato, anche di sinistra, avrà lo stesso coraggio e capacità imprenditoriale di Berlusconi, per comprarle – tra l’altro dotate di un notevole “avviamento” a differenza delle reti che Berlusconi ha creato dal nulla – e per pagare chi ci lavora.
E se qualcuno di costoro dovesse perdere il posto, non potrà fare altro che prendersela con se stesso, le sue scelte ideologiche e provare a nutrire la sua famiglia con l’odio profuso in troppe trasmissioni.
Mi piacerebbe proprio vedere chi si azzarderebbe a chiamare i cittadini in piazza per protestare contro l’abolizione del canone televisivo, credo sarebbero solo una minima percentuale anche degli elettori della sinistra a rispondere alla chiamata, pena la riproposizione – e, se qualcuno dovesse lamentarsi per l’abolizione del canone, senza possibilità di sollevare obiezioni - di quella definizione che durante la campagna elettorale del 2006 Berlusconi indirizzò nei confronti di chi vota contro il proprio interesse.
Con un Berlusconi così, l’unica speranza per la sinistra non resta veramente che l’accorato appello del giovane dirigente del pci/pds/ds/pd di Savignano sul PanaroMa santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi!’’, prontamente accolto, come abbiamo letto nei quotidiani di ieri e oggi, dalle brigate rosse, per ora a livello di minaccia.
A proposito.
E’ comprensibile che abbiano accostato a Berlusconi anche delle minacce contro il leader leghista Umberto Bossi, ma possibile che siano persino più ottusi di quanto non li reputiamo, visto che hanno aggiunto anche Fini senza accorgersi che costui sta giocando una partita tutta sua, oggettivamente per la sinistra e contro Berlusconi ?

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15 ottobre 2009

Una pallottola per Berlusconi:ipocrita chi si scandalizza

Leggo ne Il Resto del Carlino che un tal Matteo Mezzadri, di anni 22, da Savignano sul Panaro (MO) avrebbe commentato contro Berlusconi su Facebook: “Ma santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi!’’.
Mezzadri è coordinatore dei “giovani democratici” di Vignola (MO), anzi lo era, visto che, dopo essere stato “sgamato”, è stato costretto a rassegnare le dimissioni (non dubito, però, che quando le acque si saranno calmate, verrà “recuperato”).
La frase si commenta da sola e si aggiunge ai brindisi di qualche anno fa di certa “alta società” alla morte del Premier, ai film in cui, immancabilmente, Berlusconi veniva ucciso, ai racconti in cui lo si torturava o, addirittura, lo si uccideva (persino un racconto di fantascienza – se non erro di Stefano Carducci – si concludeva con l’esplosione dello yacht di un Premier, lui incluso, in cui non era difficile riconoscere Berlusconi).
La cultura della morte, che sin dai tempi degli anarchici, per passare al sostegno dei vari movimenti terroristi (Ira, feddayn, tupamaros, vietcong, sendero luminoso, eta) ammantandoli di “nobili” obiettivi, fino ai più recenti “dieci cento mille Nassirya” o “meno sei”, è “patrimonio” di certa sinistra, si manifesta anche con l’invocazione a “qualcuno” perché pianti una pallottola in testa a Berlusconi, essendo troppo vigliacchi per provarci in proprio.
Ma non voglio gettare la croce sul Mezzadri (nel cui pentimento non credo affatto, anche perché sono convinto, leggendo commenti, post, articoli di elettori, giornalisti, esponenti della sinistra, che il Mezzadri ha solo esternato, con molta onestà, quel che altri, ipocritamente, desidererebbero potesse accadere) bensì voglio prendere lo spunto per denunciare l’abiezione cui è giunta la lotta politica oggi.
La sinistra ha talmente eccitato l’odio contro Berlusconi (e contro chi lo sostiene) che adesso, anche volendolo, non è più in grado di fare marcia indietro.
Avendo usato parole forti e non essendo stata ascoltata (per fortuna !) dall’elettorato, oggi si trova nella necessità, per continuare a “fare notizia”, di alzare i toni dello scontro.
E poiché a Destra non siamo disponibili a porgere l’altra guancia, la reazione è uguale e contraria, alzando vieppiù i decibel.
E non vedo come sia possibile fare marcia indietro, visto che perché ciò accada, occorrerebbero dosi massicce di bromuro per lunghi anni, tanti quanti ci dividono dall’inizio della c.d. “tangentopoli”, perché è da lì che si è manifestato l’odio comunista (e della sinistra in genere) nei confronti di tutti coloro che, a torto o a ragione, sono stati individuati come “nemici” e ostacolo per la conquista del potere.
Ma bisognerebbe anche rivedere l’uso di internet, dei forum, dei blog, dove chiunque – tanti – scrive manifestando per intero il suo astio verso la controparte.
Mi sono accorto io stesso che da quando ho cominciato a partecipare ai forum di internet, le mie posizioni si sono radicalizzate, sono diventato meno (e adesso, per nulla) disponibile al dialogo con la controparte, non sono disponibile ad accettare un compromesso sulla politica.
Situazione ben diversa dal mio stato d’animo, quando ero più giovane, anche negli anni settanta e ottanta, ben più violenti degli attuali.
Sarà perché ho conosciuto il livello (assai basso) di chi si mette a parlare di politica ripetendo a pappagallo le veline della sinistra, sarà perché questo mezzo di comunicazione porta a "metterci del proprio" o è sin troppo veloce, sarà perché la conoscenza del “nemico” ci aiuta a rafforzare le nostre convinzioni, ma sono entrato nell’ordine di idee che internet – utilissimo per certi versi – è mortale per i rapporti umani, accentuando ed elevando a potenza le passioni.
Non è un caso che uno come Grillo sia partito proprio da internet per lanciare le sue invettive.
Bisognerebbe bloccare quindi la semina dell’odio che conduttori televisivi, telegiornalisti, comici a senso unico , profondono persino dalla televisione pubblica, con i soldi di tutti.
Io mi ricordo ancora quando i Gino Bramieri e i Walter Chiari, i Raimondo Vianello e i Paolo Villaggio, facevano ridere senza dover necessariamente estrapolare un tic, una vicenda, una parola o prendere sistematicante in giro un personaggio pubblico, ma solo con l’arte della vera comicità.
Adesso i comici che appaiono in televisione o attaccano Berlusconi, ironizzando più o meno con arguzia, oppure non riescono a strappare un sorriso neppure se scivolassero sulla classica banana.
La mancanza di rispetto che si riversa su tutti coloro che sono invisi alla sinistra, non è frutto di oggi e questo aggrava la posizione della sinistra per lo stato miserevole della politica dell’oggi.
Ricordo le accuse (poi rivelatesi infondate) rivolte al Presidente Giovanni Leone (e solo perché lui era bruttino e aveva una bella moglie, era detto “un cornuto al Quirinale”), il tentativo di delegittimare il Presidente Francesco Cossiga (non avendo possibilità di incolparlo di ruberie o di tentativi di colpo di stato come si stava facendo con il Presidente Antonio Segni prima che fosse “tolto di mezzo” con un “provvidenziale” ictus, cercarono di indurci a credere che fosse “pazzo”, forse perché si era messo contro la sinistra ?), le offese rivolte al Presidente del Senato Amintore Fanfani, verso cui, ignota mano, durante una votazione per l’elezione del presidente della repubblica, scrisse: “nano maledetto, non sarai mai eletto” (le offese verso i nani, i gobbi -Andreotti -, i pelati non sono mancate con provenienza di quella parte politica, la sinistra, che oggi fa del “politicamente corretto” un dogma intoccabile … tranne quando si deve offendere Berlusconi).
Tutte affermazioni contro le massime cariche dello stato che, evidentemente, quando sono ricoperte da un esponente inviso alla sinistra non devono essere “rispettate”.
In un commento dalla cara Nessie , sia pure in riferimento alla triade che cerca di scalzare Berlusconi ma perfettamente applicabile all’attuale situazione, scrissi: “fino a quando potremo tollerarlo ? Probabilmente finchè a casa ci aspetterà un bagno caldo e un bel piatto di spaghetti ben conditi “.
Allora continuiamo a correre verso il precipizio, ignorando i segnali che brindisi, film, racconti e commenti dove si spera e ci si augura la morte del Premier non sono che la punta di un iceberg destinato a collidere con l’Italia intera, quando il bagno caldo e il piatto di spaghetti non saranno più sufficienti a far sbollire la rabbia contro "l'altro" che andiamo accumulando, giorno dopo giorno, anche a causa delle troppe occasioni di contatto con questo "altro".

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14 ottobre 2009

Non al feticcio delle "riforme condivise"

L’Italia, come ogni altro stato moderno, non può fermarsi, deve sempre aggiornare le sue leggi in modo da essere costantemente pronta ad adeguarsi all’evoluzione della nostra civiltà.
Questo si ottiene con strumenti legislativi aggiornati messi a disposizione dei cittadini e non con vincoli e controlli burocratici.
Tutto ciò significa riforme.
Il solito Fini nel suo inseguimento della segreteria del pci/pds/ds/pd (che comunque è nel suo futuro) ha rimasticato uno slogan della sinistra: riforme sì, ma condivise.
Slogan che ha rappresentato il fallimento di tutte le riforme del passato, del presente e del futuro, nella prima, seconda, terza, quarta repubblica (quando arriveranno).
Perché “condividere” una riforma significa esserne partecipe, significa inserire del proprio in uno scheletro altrui o accettare innesti nel proprio.
Significa, in una parola, annacquare il provvedimento, fargli perdere di spinta innovativa e di efficacia, renderlo un “figlio di nessuno”, quindi depotenziarlo e, in buona sostanza, fare una legislazione inutile.
Sì, perché credo nessuno si scandalizzerebbe se si riformassero alcuni articoli del codice della strada con voto congiunto o se venisse introdotta congiuntamente qualche legge sui colori dei mezzi pubblici o sulle dimensioni dei campi sportivi.
Le riforme che influiscono sulla società sono quelle che incidono realmente sulla vita di tutti i giorni: sicurezza, tasse, immigrazione, diritto alla vita, diritto naturale, ordine mentale che è anche ordine morale, ordinamento dello stato.
E come è possibile arrivare a riforme condivise su simili temi, quando la parte avversa, la sinistra, ha una visione diametralmente opposta alla nostra ?
Indipendentemente da chi dovesse fare il passo verso l’altro più lungo, sarebbe comunque un provvedimento meticcio, bastardo, inutile, dove viene preso, probabilmente, il peggio- perché quello meno sgradito alla controparte – delle due visioni.
Un esempio lampante è dato da un commento ad un mio precedente post .
Per l’autrice del commento l’Ici era stata abolita da Prodi e Berlusconi l’ha tolta ai “ricconi”: non sapevo di essere un “riccone”, visto che Prodi me l’aveva lasciata e che solo dall’anno scorso non la pago più (ma solo sulla prima casa).
Per lei il reato di clandestinità non aumenta la sicurezza e i respingimenti non hanno bloccato l’arrivo degli illegali.
Sempre per la gentile commentatrice i rifuti a Napoli sono solo stati nascosti (anche se così fosse, almeno li hanno tolti dalle strade e dalle entrate delle case e delle scuole).
Il terremoto non è stato affrontato bene (nostalgia dell’Irpinia, del Belice, forse anche dell’Umbria ?).
Gli omosessuali dovevano avere una norma di privilegio che li ponesse un gradino sopra tutti gli altri (e qui sbagliano Carfagna e soci a voler procedere con un altro provvedimento liberticida che includa la cosiddetta omofobia tra le aggravanti di reato).
L’ampliamento degli edifici li porterebbe al crollo (però a crollare sono quelli costruiti negli anni dell’inciucio e dell’ “arco costituzionale” tra il 1970 e il 1980).
Niente Alta Velocità (per fortuna che non ti hanno dato ascolto, visto che è comodissimo andare a Milano in un’ora !).
Preferirebbe stare al freddo d’inverno e al caldo d’estate piuttosto che beneficiare dell’energia nucleare (e io che vorrei una centrale tutta per me …).
E così via.
Ditemi come si possono realizzare riforme condivise assieme a queste persone.
E ditemi come Fini e i suoi finioti possano ragionevolmente sostenere una simile corbelleria.

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13 ottobre 2009

Berlusconi Premier: e chi, se no ?

Mutuando una espressione della fase finale dell’Ancient Regime (originariamente si considerava solo la prima metà), ho scritto in un commento che Berlusconi è Premier “per grazia di Dio e volontà del Popolo.
Nei tempi contemporanei l’accento è naturalmente posto sulla volontà della Nazione (o del Popolo) perché oggi è il voto popolare che determina chi deve governare.
Poi magari c’è sempre qualcuno che crede di essere più uguale degli altri (o anche al di sopra della Sovranità Popolare) e che cerca, dopo che il Popolo si è espresso in modo difforme ai suoi voleri, di ribaltarne le scelte.
Berlusconi ha dalla sua parte il Popolo, contro tutti i vecchi arnesi delle consorterie politiche, giudiziarie, affaristiche che, evidentemente, vengono dalla sua presenza limitate nelle loro ambizioni.
Ma Berlusconi è, con tutta evidenza, anche per chi è agnostico come me, Premier “per grazia di Dio (o, se preferite, degli Dei) perché chi, se non il benvolere degli Dei, ci ha donato la sua presidenza in un’epoca così densa di cambiamenti e di pericoli per la nostra Nazione ?
Ma avete provato ad immaginare un Bersani alle prese con l’11 settembre ?
O un Visco che dovesse affrontare la crisi economica dalla quale stiamo uscendo senza che il Governo Berlusconi abbia messo non dico una mano, ma neppure un’unghia nelle nostre tasche ?
O ve l’immaginate un Diliberto alle prese con l’invasione degli immigrati, o un Bonelli (il nuovo capo dei verdi) con il problema energetico ?
Per non parlare della sicurezza (la Iervolino fu ministro degli Interni !!!) o la nuova influenza (Bindi come ministro della sanità !!!!!).
Pensieri da far venire i brividi peggio di un film di Dario Argento !
E potremmo fare un lungo elenco di vicende e trarre la conclusione: meno male che Silvio c’è, come la canzone dei suoi supporters.
Mi dispiace per i suoi detrattori, ma anche loro sono beneficiati dalla sua presidenza, anche se non lo capiscono (ma quando mai quelli di sinistra hanno capito qualcosa se non con un ritardo di qualche decennio ? Dalla Nato all’invasione dell’Ungheria, alla installazione dei Pershing e dei Cruise nel 1984, alla presidenza Reagan tutte topiche di sinistra salvo poi, qualche decennio dopo, recitare un peloso mea culpa).
Del resto tutto gira intorno a lui (come la pubblicità di una certa azienda ...), lo stesso Franceschini non esisterebbe senza Berlusconi, visto che il provvisorio e scadente (nel senso che è in scadenza di mandato, non pensate male !) segretario del pci/pds/ds/pd interviene solo per chiosare i discorsi del Premier.
E allora, cari (si fa per dire) sinistri (in tutti i sensi): levate un peana e augurate lunga vita a Berlusconi, Premier “per grazia di Dio e volontà del Popolo.

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12 ottobre 2009

Rigurgiti femministi

La battuta di Silvio Berlusconi a “Porta a porta” nei confronti di Rosy Bindi (“più bella che intelligente”) oltre a dimostrare che a sinistra non sanno cosa sia la verità, vivendo evidentemente nella bugia dell’ipocrisia “politicamente corretta”, ha anche risvegliato inaspettati rigurgiti femministi.
Io appartengo ad una generazione che ha subito il periodo “d’oro” delle cosiddette rivendicazioni femministe, quando per mostrarsi schierate “dalla parte giusta” (quella stessa che oggi è “politicamente corretta”) anche le più carine si abbruttivano e si imbruttivano, evitando di truccarsi, indossando tuniche deformanti e massificanti, talvolta attuando lo sciopero dell’acqua, cioè evitando di usarla per l’igiene personale.
E poi, ancora: linguaggio scurrile, sigaretta sempre accesa, atteggiamento arrogante (poi se rimediavano un paio di schiaffi , via a piangere da papà, dal preside o dal professore “impegnato” e iscritto alla cgil) , pessimi risultati scolastici.
Ovvio che la mia è una generalizzazione che prende spunto da singoli casi reali, per fortuna non tutte erano così e non tutte erano femministe.
Ma oggi come sono queste ultracinquantenni ?
Alcune grasse casalinghe che – per altri motivi – continuano ad indossare la tunica massificante.
Altre secche e nervose, alle prese con la professione, la famiglia, la palestra e continuano a fumare.
Tutte frustrate dalla esistenza di Berlusconi al quale attribuiscono tutte le colpe del mondo e in cui vedono la personificazione del famoso “porco, maschio, sciovinista di cui avevano letto in Linus (ma pronte a fare pazzie per vedere Clooney o Pitt).
Così una simpatica battuta, neanche originale visto che i diritti sono tutti di Vittorio Sgarbi che la pronunciò anni fa quando la Bindi fece un clamoroso flop come ministro della sanità, è stata la causa scatenante per un tam-tam che ha riunito tante vecchie femministe, nel tentativo, maldestro e infantile, di riportare indietro negli anni non solo la società ma anche le lancette dell’orologio.
Nessun altro significato può avere la ben orchestrata campagna contraria a Berlusconi, in una epoca dove le donne hanno tutto e, probabilmente, stanno imparando a loro spese che, per la loro salute, per l’educazione dei figli, per il loro stesso piacere, per un loro reale ruolo da prime attrici nella società e nelle decisioni, forse sarebbe stato meglio se tutto quel femminismo non fosse mai nato.

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11 ottobre 2009

Il Regno del Nord

Arrigo Petacco è autore da anni affermato.
Non è uno storico, ma uno scrittore di storia che presenta nei suoi volumi in modo discorsivo ed accattivante e credo sia stata questa la sua fortuna.
Ogni suo libro più che un approfondimento con dotte (e noiose) lunghe citazioni di documenti è una veloce carrellata su una vicenda, un personaggio, un periodo.
Induce ad approfondire, se qualcuno è interessato a quell’evento, in ogni caso fornisce elementi sempre utili per conoscere la nostra storia.
Così è anche per la sua ultima produzione “Il Regno del Nord”, Mondatori, 19 euro, 165 pagine (indice escluso).
Un libro scritto, tra l’altro, nel pieno di un tentativo di dare all’Italia quella forma federale che Cavour, stando a quanto scrive Petacco, aveva sognato e che arriva a meno di due anni dalle celebrazioni – forse inopportune – per il 150° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia.
Un bel libro, che si legge tutto d’un fiato.
Un excursus sul periodo storico per poi arrivare al punto centrale: Cavour aveva pensato e proposto a Napoleone III un’altra Italia, un progetto che fu mandato all’aria da Garibaldi (dietro al quale stavano gli Inglesi) e da Vittorio Emanuele II che, nel perfetto stile Savoia, pensava solo ad allargare quanto più era possibile il suo regno.
L’occupazione della Sicilia e la prosecuzione della marcia garibaldina (con il segreto consenso del Re Vittorio Emanuele II e con l’evidente appoggio Inglese) impedirono dunque la realizzazione del piano di Cavour che, in un suo celebre carteggio con Costantino Nigra plenipotenziario a Parigi che gli scriveva di fermare Garibaldi perché “i maccheroni non erano ancora cotti”, rispose, facendo buon viso a cattivo gioco, che “i maccheroni non erano ancora cotti, ma le arance erano già in tavolo e dobbiamo prenderle” (e fu costretto a mangiare anche i maccheroni, una volta "cotti").
Ma l’idea di Cavour, che viene illustrata da Petacco, era per un Regno del Nord, sotto i Savoia, che andasse dalla Valle d’Aosta all’Istria e Dalmazia.
Un Regno centrale con capitale Firenze (anche se, come scrive Petacco, Cavour era convinto che avrebbero prevalso gli emiliani) con Emilia, Toscana e un Regno del Sud comprendente oltre all’allora Regno delle Due Sicilie anche Umbria e Marche, tolte al Papa che sarebbe rimasto a Roma e dintorni ma quale Presidente Onorario della Confederazione Italica.
E se avesse avuto ragione Cavour ?
E se il suo disegno fosse ancora attuale e più pratico delle riforme studiate a tavolino da tanti illustri professoroni ?


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09 ottobre 2009

Non deve finire a tarallucci e vino

Nel giorno in cui una notizia ridicola fa il giro del mondo: l’assegnazione del premio nobel per la pace alla carriera … futura, lascio al mio amico Starsandbars il commento in proposito e torno sulle più importanti e serie vicende nazionali.
I miei timori, purtroppo, erano fondati.
Dopo una fiammata iniziale che lasciava ben sperare per il futuro, Berlusconi si è nuovamente lasciato convincere dai “pontieri” a seppellire l’ascia di guerra.
E’ vero, non sarà condannato.
E’ vero, continua ad essere il Presidente del Consiglio.
E’ vero, il Governo proseguirà nella sua azione.
Ma perché rinunciare a sfilare sotto le finestre della corte costituzionale, del Quirinale, per mostrare la Forza del Popolo che sta con lui ?
Perché rinviare tutto, quando ogni polemica si sarà raffreddata, quando altri temi avranno sostituito quelli presenti, invece di arrivare, hic et nunc, alla resa dei conti definitiva con i nemici, chiamando il Popolo alle urne per scegliere da chi vogliono essere governati e, questa volta, senza possibilità di errore ?
Sono queste rinunce (alla manifestazione di piazza e alle elezioni anticipate) che indeboliscono Berlusconi, non le sentenze emesse da organi di parte ormai privi di credibilità popolare.
Francamente non capisco perché, ancora una volta, si eviti di lanciare i dadi sul tavolo, rinunciando alla opportunità di sbancare e prendere tutta la posta.
Purtroppo questa rinuncia costerà caro, perché prolungherà l’aggressione mediatica, affaristica, processuale a meno che Berlusconi, in cambio, ai “pontieri” non abbia chiesto una forte accelerazione nell’approvazione di provvedimenti che rivoltino come un calzino tutte le sovrastrutture che stanno agendo come freno al rinnovamento e alla volontà popolare.
Allora, se così fosse, ci starebbe anche la rinuncia alla manifestazione di piazza e alle elezioni anticipate.
Vedremo come questa partita si svilupperà nei mesi futuri, mi auguro comunque che non finisca a tarallucci e vino come nella vecchia Italia della prima repubblica, quando nessuno vinceva e nessuno perdeva, mai.

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08 ottobre 2009

I parrucconi contro il Popolo

E così continuano a perseguire il disegno di ribaltare per via giudiziaria la Sovranità Popolare.
La sentenza della corte costituzionale appare come un docile strumento nelle mani di chi vuole estromettere Berlusconi dal ruolo cui il Popolo lo ha eletto democraticamente.
Berlusconi ha accusato la corte di essere di sinistra e i fatti gli danno ragione:
- in carica 9 anni
- da 17 anni abbiamo un presidente della repubblica di sinistra (quindi tutti e 5 i giudici di nomina presidenziale sono di quella parte politica)
- cinque giudici sono nominati all’interno della magistratura (è detto tutto);
- gli ultimi cinque sono di nomina parlamentare per cui, bene che vada, tre sono del Centro Destra e due di sinistra.

E’ evidente che, con questi numeri, l’ideologia prevale ed è quella ripetutamente bastonata nelle urne dagli elettori.
Abbiamo,per usare la bruttissima fraseologia della sinistra, una netta cesura tra il “paese reale” e il “paese istituzionale”.
Da una parte i parrucconi pieni di sofismi giuridici, dall’altra il Popolo con le sue esigenze e le sue aspirazioni a decidere chi deve governare.
Meno male che Silvio non molla” titolava oggi Il Giornale e c’è davvero da essere lieti della reazione virile che Berlusconi ha avuto nei confronti della corte costituzionale.
Credo sia superfluo scrivere da che parte sto.
La riflessione, invece, che voglio proporre è di guardare al futuro consolidando il presente.
Berlusconi ha preso nuovamente possesso di Palazzo Chigi nel maggio del 2008, dopo le vittoriose elezioni dell’aprile precedente.
Ha dovuto affrontare problemi insoluti lasciatigli dagli amministratori rossi (nazionali e locali).
Così è intervenuto per ripulire Napoli e l’immagine dell’intera Italia, riuscendo là dove avevano miseramente fallito Bassolino, Iervolino, Prodi.
L’Italia era l’approdo sicuro per milioni di illegali che qui trovavano il bengodi, a spese nostre e poi sciamavano nelle nostre città ingrossando l’esercito della criminalità.
Con i respingimenti e con il reato di clandestinità Berlusconi ha posto un freno, mentre con i provvedimenti sulla sicurezza e l’intervento dell’esercito ha dato più sicurezza a città che la sinistra lasciava in balia della piccola criminalità.
A neanche un anno dall’insediamento ha dovuto affrontare il terremoto in Abruzzo e dopo meno di quattro mesi gli sfollati cominciano ad avere un solido tetto sulla testa in un ambiente confortevole e dignitoso, il tutto senza aver messo le mani nelle tasche degli italiani, mentre gli altri, quelli di sinistra, come prima cosa avrebbero imposto un prelievo una tantum, poi, forse, avrebbero costruito qualcosa ... chissà quando.
E la crisi economica ?
Se avessimo ancora avuto Prodi e Visco sapete tutti come sarebbe stata affrontata: tasse, tasse, tasse.
Berlusconi invece ha eliminato l’ici per molti, anche se non per tutti.
E poi qualcuno si domanda perché Casini e Bersani, dopo la sentenza, si sono preoccupati di dire che il governo deve continuare con la maggioranza uscita dalle urne ?
Ma perché il Popolo vuole essere bene amministrato e Berlusconi governa bene, quindi le accuse contro di lui perdono automaticamente di credibilità e con esse perde di credibilità una magistratura evidentemente ideologizzata.
Si poteva fare di più ?
Certo, soprattutto se si abbandona la strada del compromesso per governare a colpi di maggioranza, fregandosene altamente di quel che strillano i “poteri forti” e le loro variegate “braccia armate”.
La sentenza della corte costituzionale ha, come unica conseguenza, una reazione di Berlusconi che nuoce alla sua salute, ma potrebbe fare bene, benissimo alla Nazione.
Mi auguro, infatti, che Berlusconi accantoni i consigli dei “pontieri” e decida, finalmente !, di tramutare in realtà gli incubi e le farneticazioni nei suoi confronti profuse in questi quindici anni.
Mi auguro che decida, sull’onda dell’indignazione per questa sentenza che è la goccia che dovrebbe far traboccare il vaso anche della persona più mite, di intervenire draconianamente su tutti i temi che, per ora, ha toccato con prudenza e discrezione.
Lo so che sono le richieste che, da sempre, ho maggiormente a cuore, ma perché rinunciare a sperare in una reazione che esaudisca al meglio i miei desideri ?
La magistratura.
E’ ora di un profondo rinnovamento non solo nei codici, ma anche nel personale che deve amministrare la giustizia.
La soluzione è già stata indicata dalla Lega: pubblici ministeri eletti dal Popolo e, quindi, a stretto contatto con le esigenze del Popolo al quale amministrano la giustizia.
Aggiungiamo giudici nominati non più per concorso, ma per meriti, esperienza, capacità.
La televisione, lo spettacolo, l’informazione.
Privatizzare la rai.
Abolire il canone.
Revocare tutti i trasferimenti di denaro alla rai ed agli enti che producono “spettacolo”.
Revocare i contributi ai giornali perché sopravvivano solo quelli che guadagnano.
Immigrazione.
Rendere il reato di clandestinità punibile con l’espulsione immediata, perché se uno è entrato illegalmente in Italia va espulso e non c’è “interpretazione” di magistrato che tenga.
Rafforzare i respingimenti.
Allungare i tempi e inasprire le modalità per l’acquisizione della cittadinanza.
Blocco a tempo indeterminato della costruzione di moschee e centri islamici.
Sicurezza.
Maggior potere alle Ronde (facoltà di girare armate e potere di intervento).
Ampliamento dei termini della legittima difesa.
Concessione automatica del porto d’armi a chi ha svolto il servizio militare o è in possesso di certificazione sull’uso delle armi ed è incensurato.
Tasse.
Draconiana soppressione di tutti i capitoli di spesa “buonista”, per recuperare il denaro sufficiente ad abolire, oltre al canone rai, anche il bollo auto, la ici residua e ridurre le tasse ad una aliquota unica (flat tax) che tenda ad arrivare, progressivamente, al 10%.
La legittima rabbia di Berlusconi può essere la benzina per trasformare in poco tempo questa Italia in una nazione rinnovata, più forte, più ricca.
Male che vada, comunque, la legittima rabbia di Berlusconi ci garantirà altri tre anni e mezzo di buon governo e confido che sia talmente buono che Berlusconi non lascerà nel 2013, ma proseguirà anche fino al 2018.
E le sentenze ?
Se Berlusconi continuerà a dare al Popolo quel che il Popolo desidera e, anzi, accentuerà questa sua azione, sarà il Popolo stesso ad impedire ogni azione contro di lui.

07 ottobre 2009

Le topiche del primo presidente negro

Nonostante gli errori che costellano i primi mesi di presidenza di quello “giovane, bello (?) e abbronzato”, i fanatici dello “yes we can” non stanno capiti e si profondono in giustificazioni che suonano, alle nostre orecchie, con il classico rumore delle unghie che grattano un vetro.
Che bravo , che bello, com’è abbronzato, come parla bene, che figurino !
Tutti ad osannare il primo presidente negro nella storia degli Stati Uniti, perché a criticarlo si rischia di essere soffocati dalla liturgia del “politicamente corretto”.
Deve essere incensato a prescindere non per quello che fa (peraltro male) ma per il solo fatto che è negro.
Ma la sberla con la quale l’Olimpiade del 2016 è stata assegnata a Rio è forte ed è risuonata in tutto il mondo, mostrando l’estrema debolezza di questo presidente, tutto chiacchiere e distintivo e privo di qualsivoglia sostanza.
Ancora di più risuonano striduli e sgraziati i tentativi di giustificarlo nel suo rifiuto di ricevere il Dalai Lama.
Deve visitare la Cina, la Cina può aiutare ad uscire dalla crisi economica, non vuole irritare i cinesi.
La “ragion di stato” prevale su ogni motivazione ideale.
La stessa ragion di stato che lo ha portato, poche settimane fa, a lisciare per il verso giusto i russi rinunciando alla installazione dei missili in Polonia e Repubblica Ceca, abbandonando e mettendo in seria difficoltà i governi amici di quelle nazioni.
E’ la stessa ragion di stato che lo porterebbe a ritirare unilateralmente le truppe dall’Afghanistan lasciando nelle pesche le altre nazioni che vi sono impegnate.
Eppure gli stessi che lanciavano alti lai contro il Presidente Bush, adesso difendono colui che si appresta a sottrarre al disastroso Jimmy Carter il primate per il peggior presidente nella storia degli Stati Uniti.
Intanto, con una semplice fotografia tra le tante che ritroviamo in rete, ricordiamo quando alla Casa Bianca c’era un Presidente vero, che non aveva paura delle reazioni cinesi e non si vergognava di ricevere il Dalai Lama: un Presidente con degli Ideali e dei Valori che sono anche i nostri.


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05 ottobre 2009

Berlusconi è Premier per volontà popolare

E chi manovra per sostituirlo, evitando il giudizio delle urne, agisce in spregio ai basilari principi che attribuiscono al Popolo la Sovranità.
Alcuni giorni fa il Ministro Brunetta, in uno dei suoi sinceri ancorché fastidiosi (per la consorteria politico-economica-burocratico-affaristica che cerca di mettere le mani sull’Italia) interventi, denunciò che gli attacchi di ogni genere cui era soggetto il Premier Berlusconi, rappresentavano un colpo di stato in atto.
Naturalmente gli furono rovesciate addosso contumelie di ogni genere.
Ma un insoddisfatto e sgomitante Rutelli per ben due volte fornisce una involontaria, ma significativa conferma alla denuncia di Brunetta.
Rutelli, infatti, per ben due volte ipotizza la caduta di Berlusconi e la formazione di un governo di inciucio transpartitico che dovrebbe portare a conclusione la legislatura, ribaltando quindi la chiara volontà espressa dagli elettori nell’aprile del 2008: Berlusconi Premier.
E non dicano che non è un colpo di stato ribaltare la volontà del Popolo !
La personalizzazione con la quale si sono svolte le elezioni del 2008 hanno visto eleggere un premier prima ancora che un parlamento, perché questo è la conseguenza del seguito di quello.
Berlusconi ha una maggioranza parlamentare che gli deriva da un consenso personale costante e compatto del Popolo.
Contro di lui è invece schierata una consorteria affaristico-politico-burocratico-economica che vorrebbe liberarsene senza però avere alcun mandato popolare.
Così assistiamo ad una invereconda campagna mediatica contro Berlusconi, ai rinnovati attacchi da parte di quella magistratura ideologizzata e al tentativo di irretire alcuni settori di maggioranza per far venire meno un governo voluto dal Popolo.
Ma questi novelli carbonari sono così insicuri del fatto loro che non vogliono sottoporsi all’unico giudizio che in una democrazia (parola da loro sin troppo abusata senza, evidentemente, che ne conoscano il significato) conta: il voto popolare.
Rutelli, non si sa quanto ingenuamente o quanto calcolatamente, svela lo scopo di tutti questi attacchi al Premier: un governo che, senza passare dal voto popolare, liquidi Berlusconi e consenta ai carbonari di procedere nei loro affari.
Sperano, evidentemente, che nei prossimi tre anni e mezzo, quanti ne mancano alla fine delle legislatura, un po’ l’età, un po’ la loro “opera di convincimento”, porti Berlusconi a rinunciare alla politica, per poi giustificare, ex post, la loro squallida iniziativa.
Berlusconi ha però dimostrato di non essere un codardo che rinuncia alla battaglia e mi auguro venda cara la pelle, se necessario applicando l’insegnamento biblico del “muoia Sansone con tutti i filistei”.
E’ probabile che Berlusconi debba soccombere alla consorteria burocratico-affaristico-economico-politica che lo osteggia, ma è altrettanto probabile che se darà battaglia infliggerà pesanti perdite anche al nemico, lasciandogli solo un cumulo di macerie fumanti.
Credo che in questa guerra il Popolo starà dalla parte di Berlusconi che ha dimostrato, con i fatti, di favorire un maggiore benessere,
riducendo le tasse nel 2005,
abolendo quasi completamente l’ici nel 2008,
bloccando l’immigrazione nel 2009 e
ricostruendo in Abruzzo, dopo il terremoto, in tempi che nelle precedenti occasioni sarebbero stati solo scritti nel libro dei sogni,
preparandosi a fare altrettanto oggi dopo l’alluvione di Messina.
Gli altri, quelli della consorteria politico-economico-burocratico.affaristica, davanti alla grave crisi economica mondiale, al terremoto in Abruzzo, all’alluvione in Sicilia, sarebbero stati capaci di dare una sola risposta: nuove e maggiori tasse.
Il Popolo questo lo sa ed è per questo che non vogliono chiamarlo alle urne, cercando di conculcarne la legittima sovranità.
Il Popolo è l’arma che potrà usare Berlusconi per cercare di respingere l’aggressione nemica.
Chiami Berlusconi in piazza i suoi sostenitori, si appelli al Popolo contro chi lo vuole estromettere da Palazzo Chigi e vedremo chi riuscirà a spuntarla.

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04 ottobre 2009

Fino all'ultimo sangue

Superando ogni limite del ridicolo e della decenza, alcuni gruppi di sinistra hanno dato ieri luogo ad una manifestazione contro il Governo e Silvio Berlusconi, mascherata da sostegno alla libertà di stampa, dove si è protestato contro due azioni civili promosse dal Premier dopo quattro mesi di aggressioni mediatiche e taciuto il fatto che le querele provenienti da sinistra sono più dei due terzi di quelle totalizzate per motivi politici.
Che urletti striduli provengano dopo appena 48 ore dalla messa in onda – con i soldi di tutti ! – di una trasmissione che ha manifestamente superato ogni limite derivante dalla libertà di stampa (e dalla decenza civile) dimostrano la povertà culturale di chi li ha emessi.
Ma che simili farneticanti isterie vedano in primo piano i nipotini di Stalin, dovrebbe chiudere la bocca a quanti si apprestano a dire “si però …”.
Che il dna di costoro, del resto, non sia cambiato non ce lo dice solo il fatto che protestano contro due azioni civili di Berlusconi, tacendo sulle decine proposte da esponenti della sinistra, ma anche il contraddittorio comportamento tenuto ai margini della stessa manifestazione “sulla libertà di stampa”.
Il Direttore del TG1, Augusto Minzolini, ha ieri diffuso un editoriale di commento a tale manifestazione, fruendo, così, del suo diritto di esprimere una opinione libera.
Naturalmente si sono alzati gli urletti isterici di chi lo vorrebbe censurare: Santoro non può essere censurato, Minzolini sì.
Buon gioco ha avuto il Presidente dei Senatori del pdl, Maurizio Gasparri, a rimbeccare gli incoerenti manifestanti: libertà di stampa non è solo a sinistra.
Del resto le reazioni alla pubblicazione della vicenda che ha visto come perdente protagonista Boffo, l'ex direttore dell'Avvenire che incautamente aveva "fatto la morale" al Premier, fecero subire al direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, analoghe censure da parte di coloro che pretendono la libertà di stampa, purchè, evidentemente, a senso unico e sempre contro Berlusconi.
Ma noi queste cose le sappiamo e le abbiamo sempre sapute, visto che se ne guardano bene dal protestare contro leggi realmente liberticide e, anzi, progettano di adottarne altre sulla stessa linea, come quella “contro l’omofobia”.
E’, del resto, nel solco di quella consorteria politico, economica, burocratica, affaristica che sta istituendo il soviet d’europa che oggi è più forte grazie al cedimento degli irlandesi che si sono piegati dalla paura della recessione e dalle minacce delle possibili ritorsioni economiche.
A questo punto, anche se alcune delle persone di cui si circonda, non mi piacciono, come non piacciono alcune sue scelte (la celebrazione del 25 aprile appiattendosi sulla retorica resistenzialista, il sostegno al soviet europeo, l’accordo con Gheddafi) noi di Centro Destra non abbiamo altra scelta che fare quadrato attorno a Berlusconi, non solo sostenendolo contro le piazzate della sinistra (che probabilmente sono solo dei boomerang) ma per incentivare lui e i suoi collaboratori a rompere gli indugi buonisti, ad accelerare i tempi e i modi della rivoluzione di cui ha bisogno l’Italia e, da subito, a dare una risposta muscolare alle aggressioni che subisce quotidianamente.
Mi piacerebbe che i politici che, in senso lato, rappresentano la mia parte politica smettessero di apparire come le vittime dell’aggressione altrui, ma reagissero virilmente, dando battaglia "fino all’ultimo sangue".
E’ ora di finirla di subire passivamente, di lasciare che la sinistra racconti un mare di frottole su come verrebbe conculcata la libertà di stampa e poi non accontentarli, almeno in parte, realizzando qualcuno dei loro peggiori incubi.
Nessuno tappi la bocca a Santoro.
Però, visto che lo stato deve recuperare fondi (adesso anche per l’alluvione di Messina) si revochi ogni trasferimento di denaro alla rai: se ha la forza di sopravvivere con i suoi mezzi, bene, sennò che chiuda.
Contestualmente i cittadini devono essere aiutati contro la burocrazia e per avere più soldi in tasca.
Si abolisca, da subito, il canone: voglio vedere chi andrà in piazza per sostenere la sua reintroduzione con il rischio di essere “linciato” in piazza dal Popolo.
Si aboliscano tutti i contributi alla stampa: sopravviva solo chi riesce a stare sul mercato.
Le Ronde divengano vere Ronde, armate e con possibilità di intervenire e non solo di telefonare.
Le espulsioni degli illegali siano immediate, senza aspettare pronunzie giudiziali, perché se uno è entrato clandestinamente, illegale è e non c’è Santo che tenga.
E non ci si limiti a consegnare un “foglio di via” il cui uso possiamo tutti immaginare quale possa essere, ma si proceda con l’immediata “restituzione” al luogo di provenienza.
Insomma, passiamo dalle parole (altrui) ai fatti anche nella guerra che si combatte, senza esclusione di colpi, tra il vecchio apparato affaristico, economico, politico e burocratico e la nuova Italia che, a fatica, il Centro Destra cerca di realizzare.
Il Premier Berlusconi bene fa ad occuparsi di terremoto e di politica estera, di scudo fiscale che riporta in Italia capitali fuggiti e aiuti per superare la crisi economica internazionale.
Bene fa, insomma, ad occuparsi di tutto ciò che è attività concreta per un buon governo della cosa pubblica.
Ma si ricordi che tutto quel che realizza, deve anche essere portato a conoscenza dei cittadini e la caciara orchestrata grazie alla “libertà di stampa” dalla sinistra, copre, molto spesso, tale comunicazione.
Allora, nei confronti di chi mette tutto in rissa, l’unica è urlare più forte di lui.
Berlusconi accantoni gli abatini, i fiorettisti della politica e usi metodi più spicci, chiamando al suo fianco dei “mediani” di interdizione, degli sciabolatori che sappiano combattere questa "guerra all’ultimo sangue".

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02 ottobre 2009

Ma abbiamo ancora bisogno dei giornalisti ?

La Federazione della Stampa Italiana ha proclamato per domani 3 ottobre una manifestazione per la libertà di stampa.
Probabilmente chi l’ha organizzata non arriva a capire che dopo le trasmissioni televisive con cui è ripresa la normale programmazione e, soprattutto, dopo quella di ieri sera, chiunque partecipasse a quella iniziativa si coprirebbe di ridicolo.
Ma il ridicolo (purtroppo) non ha mai ucciso nessuno, così dovremo sorbettarci anche questa offesa alla nostra intelligenza da parte di chi vorrebbe proiettare l’idea che manca la libertà di stampa ion Italia, quando sono proprio coloro che stanno dalla loro parte a porre seri problemi alla circolazione delle idee e alla libertà di opinione (veggasi legge Mancino e proposte di legge liberticide sulla cosiddetta “omofobia”).
Ma tant’è, qualcuno che rinuncia a far funzionare le cellule contenute nella scatola cranica esiste sempre, a dimostrazione che la democrazia non è perfetta, visto che il voto di questo qualcuno è uguale al mio.
L’occasione è comunque ghiotta per porci la domanda: servono ancora i giornalisti ?
La risposta mi sembra ovvia: no.
Sarebbe sufficiente un operatore informatico che registrasse i fatti del giorno (una legge, un terremoto, una dichiarazione di Tizio o Caio, i risultati delle partite di calcio) e li inviasse su uno schermo.
Ai commenti ci pensiamo noi.
E credo che sarebbero commenti di gran lunga disinteressati, non condizionati dagli stipendi o dalla preoccupazione del proprio futuro e della propria carriera.
Del resto vediamo che i tanto decantati editorialisti non sono giornalisti, bensì ex ambasciatori, economisti (sic !), ex politici (questi un tesserino da giornalista o pubblicista l’hanno sempre, non sia mai che si venga trombati alle elezioni …), avvocati, ex magistrati, persino ex general manager di società di calcio … ma i giornalisti dove sono ?
Mentre se andiamo a leggere blog e siti di privati cittadini troviamo commenti “fuori dai denti”, pertinenti e che rappresentano la vera volontà popolare, contrapposta alla presunzione e supponenza dei guru della “informazione” che, disprezzando il Popolo, vorrebbero invece “guidarlo”, alla faccia della libera formazione e diffusione delle opinioni.
E, poi, perché per pubblicare un giornale devo avere un direttore responsabile iscritto alla casta ?
Uno maggiorenne non è forse sufficientemente responsabile essendo capace di agire ?
E allora guardiamo chi, domani, parteciperà alla manifestazione dopo che contro il governo e il Premier è stato detto di tutto e di più, senza alcuna censura, ma ricordiamoci anche i loro nomi, da inserire in una ipotetica lista di persone cui non affidare il proprio futuro.

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01 ottobre 2009

No all'integrazione, sì all'assimilazione

Il termine della sanatoria per colf e badanti è l’occasione per un paio di riflessioni ulteriori sulla immigrazione.
Trecentomila le adesioni pervenute, meno della metà delle “stime” che “esperti”, tali solo per autoreferenzialità, avevano sbandierato.
Prima riflessione: non è vero che ci sia un così gran bisogno di mano d’opera straniera.
Le stime degli “esperti”, ancora una volta smentiti dai fatti, dimostrano che si sparano numeri a caso e su quei numeri si costruiscono tesi prive di ogni valore concreto.
Trecentomila sono state le regolarizzazioni richieste e tale è la necessità, molto meno di quei settecentocinquantamila che era stato strombazzato anche per dimostrare che “non possiamo fare a meno degli immigrati” e che “gli immigrati sono una risorsa”: luoghi comuni, smentiti dai fatti.
Hanno ragione dunque quelli che chiedono uno stop, un blocco rigido agli ingressi in Italia, da accompagnare con una vasta azione di accertamenti nei confronti di chi è già sul territorio, espellendo, senza se e senza ma e soprattutto senza cavillare su una “interpretazione” della legge che non ha bisogno di essere interpretata: se sei in Italia illegalmente devi essere cacciato. Punto.
Vogliamo con questo chiudere ad ogni nuovo apporto ?
No di certo, ma questo apporto dovrà essere commisurato a reali esigenze, controllato e proveniente da chi, veramente, vuole far parte della nostra comunità nazionale.
Seconda riflessione: questo significa che, una volta bonificata l’Italia dal pregresso derivante dagli anni del lassismo, potremo ammettere solo chi è disposto ad essere assimilato, accettando le nostre leggi, la nostra storia, la nostra lingua, la nostra religione, la nostra cultura, i nostri costumi, la nostra cucina.
Chi può, dunque, essere considerato ammissibile perché assimilabile ?
Non certo chi viene assieme a centinaia o migliaia di altri, professando – e volendo continuare a farlo – una propria identità, una propria cultura, una propria religione storicamente ostile all’Occidente, ferma nella sua evoluzione a sei/sette secoli fa e come tale fondamentalmente assolutista.
Ammettere in Italia gruppi di persone che coltivano e praticano costumi differenti dai nostri, significa portarsi in casa il germe dei futuri disordini sociali e, soprattutto, innescare un processo che rischia di portare al dissolvimento la nostra società.
Chi propone l’integrazione, attribuisce a tali gruppi dignità propria e una sorta di rappresentanza che porterebbe ad accantonare le nostre leggi per accettare, almeno in convivenza, le loro.
Ecco la rimozione del Crocefisso, il burka, il burkini, gli orari delle piscine per sole donne mascherate, il parlare di “era comune” anziché di “dopo Cristo”, l’augurare buone feste, anziché Buon Natale, l’accettazione che questi gruppi, costituendosi in una sorte di stato nello stato, pratichino i loro costumi, diffondano gli odori della loro cucina, applichino le loro leggi religiose anche in palese contrasto con le nostre leggi civili.
L’integrazione è la rinuncia, da parte nostra, cioè di chi dovrebbe essere padrone della terra d’Italia, a quelle che sono e devono restare le nostre prerogative.
Per questo, una volta sistemato il pregresso, non dovremo più fare l’errore di accogliere chiunque, ma di fargli un serio esame e, soprattutto, adottare filtri tali da impedire che si costituiscano comunità che rappresentino il perpetuare di quei costumi che gli immigrati devono lasciare a casa loro.
Solo così potremo assimilare i nuovi venuti e far cominciare loro il lungo percorso per trasformarli in italiani.

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