Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

31 gennaio 2011

Un presidente da battaglia, non da compromesso

Il direttore del Corsera Ferruccio De Bortoli ha indossato la toga ecumenica del presunto saggio e ha invitato “tutti” a moderare i toni.
A stretto giro di posta (purtroppo con l’informatica non c’è più il tempo per riflettere – addossando la colpa alle poste – e si risponde anche troppo freneticamente, tanto sul lavoro quanto in politica e nelle questioni private) il Premier Silvio Berlusconi ha esposto un programma indubbiamente positivo, ma all’interlocutore sbagliato.
Proprio nel giorno in cui D’alema propone l’alleanza dei gabellieri per abbattere Berlusconi, infatti, è sbagliato auspicare di trovare la condivisione sulle riforme di Bersani.
Ovviamente sono convinto che l’intervento di Berlusconi appartenga a quelle manovre di facciata, anche perchè Bersani, oltre a non poter decidere nulla per il suo partito, si è spinto troppo oltre nella richiesta di rimozione del Premier e, quindi risponderà picche, sia pur riempiendo il suo rifiuto con una quantità industriale di orpelli e di frasi buoniste “per il paese” (per loro l’Italia è un “paese”, non una Nazione – infatti sono favorevoli all’apertura delle frontiere all’invasione degli immigrati – o una Patria).
Colgo comunque l’occasione per ribadire che il primo punto della mia adesione al berlusconismo e sostegno a Berlusconi sta nella totale distinzione e distanza dai comunisti.
Siano essi ex, post, vetero o neo.
Per tutta la vita ho politicamente combattuto il comunismo e, quando è crollato, i comunisti sopravvissuti, che non penso neppure lontanamente di fare un qualsivoglia percorso assieme a loro.
Berlusconi sa che la sua forza deriva da quel 45% di Italiani che, comunque, non votano per i comunisti o per una alleanza che comprenda i comunisti.
Se il gruppo FiCaRuLo (Fini Casini Rutelli Lombardo) intende abbattere Berlusconi dando corso all’alleanza dei gabellieri, devono metterci la faccia, non deve essere il Centro Destra, consapevole che solo tutti uniti i nemici potranno superarlo elettoralmente, a togliere le castagne dal fuoco per loro.
Sappia, Berlusconi, che ogni dialogo con i comunisti gli farebbe perdere consensi, quegli stessi consensi che NON perde, finchè resta in contrapposizione con i comunisti, per le vicende (completamente estranee alla politica ed alla amministrazione della Nazione) pubblicizzate dal partito dei guardoni e della spesa.
E’ opportuno ricordargli anche di valutare con attenzione le scelte sulla gestione del suo partito, perchè l’ipotesi Alfano come coordinatore unico sembra assai debole, visto come il ministro della Giustizia fu messo nel sacco dalla Buongiorno sul disegno di legge sulle intercettazioni e attesa la sua inopinata disponibilità ad esaminare una legge bavaglio sulle opinioni in materia di negazionismo (alla quale poi sarebbe facile aggiungere altri bavagli su tutti gli argomenti politicamente scorretti).
Caro Presidente, finchè sarà combattivo, distinto e distante dalla sinistra, avrà il mio voto, soprattutto adesso che, come ha giustamente affermato, con l’uscita dal Centro Destra di Casini e di Fini siamo più forti e coesi.
Avanti, dunque, con il Federalismo e la Riforma (meglio: rivoluzione) del sistema giudiziario, con leggi che favoriscano l’Identità Nazionale e impediscano all’Italia di trasformarsi in un meticciato.
Soprattutto, avanti con la riduzione delle spese per ridurre le tasse.
Nel 2008, Presidente, promise, entro la fine della legislatura, di abolire il bollo auto.
Anche se, al momento, non saranno ridotte le aliquote Irpef, l’abolizione del bollo auto, l’abolizione del canone rai e la completa eliminazione dell’Ici rappresenterebbero la più grande e gradita rivoluzione fiscale che porterebbe la parte sana dell’Italia a rinnovare la fiducia al Centro Destra, indipendentemente dalla propaganda del partito della spesa, delle gabelle e dei guardoni, per quanti “componenti” possa mai assemblare.
Insomma, vogliamo un presidente da battaglia, non da compromesso.

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30 gennaio 2011

D'alema tenta Casini per saccheggiare meglio le nostre tasche

Mentre le truppe togate, tastierate e microfonate continuano ad preoccuparsi di sbirciare sotto le lenzuola del Premier, i politici di sinistra, da quelle commissariati, continuano a discutere di tasse ... da appiopparci e del sistema migliore per riuscirci.
Nel fine settimana è stato il turno del cosiddetto “terzo polo” (ma terzo dove, visto che vota sempre con la sinistra ?) che nel nulla del suo convegno (a parte la rimozione di Berlusconi - contro il quale sono stati pronunciati ogni genere di esorcismi - non si è saputo di alcun progetto politico) ha rilanciato l'ipotesi di patrimoniale e di tasse sui risparmi in perfetta sintonia con Veltroni, Amato, Bersani e Bindi.
D'alema coglie al balzo l'occasione e propone a Casini (e lo sventurato rispose che si può riflettere sulla proposta) una allenza dei gabellieri per abbattere Berlusconi.
La parte sana della Nazione che non è accecata dall'odio verso il Premier, capisce subito che, per dare a tutti i congiurati una fetta di potere in caso di successo, le mucche da mungere saranno i cittadini per i quali i gabellieri preparano patrimoniali, tasse sui risparmi, tasse sulla casa, tasse "di scopo".
Sembra che quei funzionari di partito diano già per spacciato il Presidente del Consiglio (che anche venerdì sera, nel suo messaggio ai Promotori della Libertà, ha promesso che, finchè sarà lui a Palazzo Chigi, non ci sarà mai alcuna patrimoniale: un motivo in più, se fosse necessario, per sostenerlo) e assaporino il gusto di tornare a ravanare nelle nostre tasche per foraggiare le loro clientele e questo sogno li induca a fantasticare sulle gabelle più fantasiose, pur di mettere le mani sui nostri soldi.
Il Premier nel 2006 affermò una verità lapalissiana: non ci possono essere elettori così coglioni da votare contro il proprio interesse.
A distanza di cinque anni dobbiamo constatare che un virus deve aver colpito una, purtroppo consistente, minoranza degli Italiani se si ostinano a sostenere personaggi che, come hanno dimostrato nel 1996 e nel 2006, come primo atto di governo aumentano le tasse.
Le aumentassero, poi, per migliorare e rendere più efficienti i servizi, almeno un utile ricadrebbe anche su di noi, purtroppo le aumentano per dissipare i nostri soldi a favore di iniziative che quando non sono ideologicamente repellenti, sono inutili tranne a chi le organizza con i nostri soldi.
Sarei pronto a versare, ogni cento euro di riduzione delle tasse che dovesse determinare la riforma fiscale promessa da Berlusconi, il 10 per cento a favore dei divertimenti del Premier a condizione che continui il ciclo virtuoso della riduzione delle tasse.
Certamente non sono disponibile a versare neppure una lira fuori corso per finanziare
la rai,
le trasmissioni dell'odio politico gestite dai conduttori di sinistra,
i giornali che devono mantenersi con i lettori e non con i contributi pubblici,
teatri e cinema che devono mantenersi in base agli incassi che seguono belle opere e bei film,
le associazioni del cosiddetto volontariato che non si capisce perchè, se sono volontarie, vogliano i soldi delle nostre tasse,
i sindacati con i loro patronati e caf che devono mantenersi facendo pagare i servizi che forniscono e con i contributi degli iscritti, come tutte le associazioni,
gli esuberi di un pubblico impiego elefantiaco e improduttivo,
gli sprechi clientelari delle amministrazioni locali, specialmente al sud e potrei continuare.
A ben vedere, ci costerebbe molto meno finanziare una serata ad Arcore (ammesso e non concesso che sia come viene, con la bava alla bocca, descritta dalla sinistra …) che non tutto l'ambaradan che la sinistra stessa mette in piedi per elargire i soldi che vorrebbe continuare a prelevarci dalle nostre tasche.
E tutto quel che ho elencato appartiene, purtroppo, alla realtà.
Sono tutte spese, che ritengo inutili, che gravano sul pubblico, cioè sulle nostre tasche e che contribuiscono a taglieggiare i nostri guadagni.
Tutte spese che chi, oggi, cerca anche con i mezzi più meschini e rivoltanti, di sostituirsi a Berlusconi, incrementerebbe e finanzierebbe con
le sue (della sinistra) patrimoniali,
le sue (della sinistra) “tasse sulle rendite finanziarie e immobiliari” (cioè le tasse sui risparmi e le case)
e con le sue (della sinistra) “tasse di scopo” (cioè le una tantum di una volta, moltiplicate all'infinito).
La sinistra (e i suoi caudatari del cosiddetto “terzo polo”) è l'Italia delle tasse e della spesa fuori controllo.
Berlusconi ci propone, da sempre, l'Italia della Libertà e del primato dell'Individuo.
Chi può avere dubbi su quale Italia scegliere ?

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28 gennaio 2011

Tasse, patrimoniali e Federalismo

La prossima settimana dovrebbe segnare il via libera ai decreti sul Federalismo fiscale e che voglio considerare solo un primo passo verso la realizzazione di un autentico stato Federale, la cui unica alternativa sarebbe la Secessione, sempre più vicina e condivisa, quanto più si allungano i tempi del Federalismo.
Naturalmente la sinistra spendacciona (sempre, ovviamente, con i soldi altrui) contesta le scelte del Governo blaterando di aumenti delle tasse e di mancate risorse ai comuni.
Come al solito la verità è un’altra.
Il Federalismo fiscale comporta sì l’introduzione di “nuove” tasse, ma solo nominalmente, perche vanno a prendere il posto (con un saldo complessivo inferiore, anche per gli adempimenti burocratici, a nostro carico) di una pluralità di balzelli che vessano i cittadini.
Viene, entro certi limiti, “liberalizzata” l’Irpef comunale e qui i cittadini ed elettori potranno misurare le capacità di quelli che hanno eletto loro amministratori che non potranno più piangere miseria e scaricare le loro colpe sul Governo.
Il comune bene amministrato riesce a gestire i fondi disponibili con il minimo di irpef locale e con il massimo di servizi ai cittadini.
Ovviamente dovranno essere gestiti con criteri di economicità gli immobili e i beni comunali, evitate inutili e costose trasferte dei consiglieri, soppresse tutte le spese ideologiche (tipo i finanziamenti per gli ospedali di Cuba) e tutti gli sprechi di cui beneficiano nani e ballerine con gli spettacoli organizzati a spese del pubblico, oltre a rendere finalmente efficiente la macchina comunale con una migliore organizzazione del lavoro.
Le tasse, dunque, più legate al territorio ed alla amministrazione locale, con meno scadenze e voci, come primo beneficio del Federalismo.
Il partito della spesa, però, non demorde e soprattutto il famigerato Giuliano Amato (sì, proprio quello del 6 per mille sottratto nottetempo dai conti degli Italiani nel 1992 !) ha ripetutamente elucubrato su una tassa patrimoniale che trova l’entusiastica adesione della sinistra invidiosa e nemica della proprietà privata.
Alcuni mesi fa, Amato lanciò l’idea (idea ?) di una supertassa su venti milioni di famiglie che, nelle sue fantasie fiscali, dovrebbe ammontare a 30 mila euro in due rate annuali, per abbattere il debito pubblico del 40%.
Tale esternazione ha trovato spazio in alcuni quotidiani ed ha avuto un seguito in un dibattito cui ha partecipato anche Pellegrino Capaldo.
Meno male che Silvio c’è.
Mai come in questa occasione il ritornello che tanto fa schiumare la sinistra trova la sua ragion d’essere, infatti Berlusconi ha decisamente e senza appello respinto l’idea di patrimoniali “per ridurre il debito”, più che altro per conservare intatta la spesa pubblica (spesso clientelare).
Ed ecco un’altra chiave di lettura della meschina campagna giudiziaria e mediatica fondata sullo sbirciare sotto le lenzuola del Premier.
Il principale impegno elettorale del Centro Destra (non mettere le mani nelle tasche degli Italiani) non solo viene mantenuto, ma anche rafforzato.
Questo toglie ossigeno ai tanti beneficiati, quelli che vivono (molto bene) con il denaro pubblico, senza peraltro portare vantaggi per i cittadini paganti.
Il debito pubblico (creato negli anni della prima repubblica e per l’incapacità, la debolezza e la pusillanimità dei governanti di allora che, come ha perfettamente descritto oggi ne Il Giornale Marcello Veneziani nella sua rubrica “Cucù” , preferivano il compromesso, allargando i cordoni della borsa, ai “fastidi” della sana amministrazione) va abbattuto.
Ma senza tasse, anzi riducendo quelle esistenti.
E’ necessario tagliare invece le spese, per far dimagrire lo stato in modo che si allontani sempre più dalla vita dei cittadini per lasciare più libertà agli individui e al mercato, facendo altresì pagare i servizi erogati, a chi ne usufruisce (e non alla totalità dei contribuenti) e per il loro costo effettivo.

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27 gennaio 2011

Zero tituli per la sinistra

La fiducia votata ieri alla camera, anzi la sfiducia chiesta dalla sinistra e respinta dai deputati, contro il Ministro Bondi ha dimostrato che il Governo ha ancora, nonostante la derapata a sinistra dei finioti, la maggioranza alla camera.
E così, quei geni dell’opposizione sono riusciti a beccarsi ben quattro "pappine", dopo aver tentato in tutti i modi di ribaltare il risultato elettorale e la volontà popolare.
Sicuramente ci riproveranno, soprattutto al seguito delle truppe togate alle quali, falliti tutti gli altri tentativi, non resta che provare a cancellare Berlusconi sbirciando sotto le sue lenzuola.
Naturalmente se si può contestare la legittimità (morale) del Premier perchè passa le nottate in compagnia di giovani e avvenenti fanciulle, nessuno potrà obiettare se, in futuro, si contesterà, con altrettanta forza ed acrimonia ed a maggior ragione, la legittimità (morale) di chi dovesse passare le sue nottate in compagnia di persone del suo stesso sesso.
Ma la fiducia rinnovata dalla camera a Bondi è indice dello sfascio della sinistra che per quattro volte a testardamente cercato la spallata al Governo e per quattro volte si è ammaccata.
Se costoro non sanno neppure far di conto fino a 315, come possiamo pensare di affidare loro il bilancio dello stato che tratta di migliaia di miliardi ?
Meglio tenersi Tremonti che ci ha protetto dalla crisi economica mondiale e ignorare Marcegaglia sull’orlo di una crisi di nervi perchè vede sfaldarsi la sua Confindustria.
I finioti avranno così da riflettere bene sulle loro incaute scelte.
Ad agosto fecero come i pifferi di montagna, se ne andarono dal Pdl pensando di suonare e invece sono stati ripetutamente suonati.
Sintomatico il fatto che, ad un appuntamento così importante come la mozione di sfiducia contro un Ministro in carica, la lettura dell’esito finale della votazione sia stata affidata al vicepresidente, del Pdl, Maurizio Lupi e non sia stata invece appannaggio del presidente (speriamo ancora per poco) Gianfranco Fini evidentemente incapace ancora di riconoscere il madornale errore in cui è incorso sfidando e tradendo non tanto Berlusconi, quanto gli elettori del Centro Destra.

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26 gennaio 2011

Negazionismo:anche per Veneziani opinioni e idee non sono reati

Nel mio post di ieri , contestavo la decisione di Alfano di “studiare” l’opportunità di introdurre in Italia un reato, quello di “negazionismo”, odioso perchè sarebbe un reato di opinione.
Titolavo: Opinioni e idee non sono reati.
Questa mattina ho avutola soddisfazione di leggere ne
Il Giornale , nell’ambito della nuova rubrica che cura per il quotidiano fondato nel 1974 e caro a tutti gli anticomunisti, l’autorevole opinione di Marcello Veneziani che, meglio di quanto possa aver fatto io, formula le mie stesse critiche all’idea di introdurre un simile reato.
Di seguito pubblico per intero il corsivo del nostro Uomo di Cultura di punta.


IL GIORNALE
articolo di mercoledì 26 gennaio 2011
Legge sul negazionismo,
non arrestiamo i pensieri
di Marcello Veneziani
Al vaglio del ministro Alfano il reato di negazionismo. Ma Veneziani avverte: "Farebbe un dan­no alla libertà, alla verità e alla dignità di tutti coloro che patirono massacri, ebrei in testa".

Ministro Alfano, lasci perdere il reato di negazionismo.
Farebbe un dan­no alla libertà, alla verità e alla dignità di tutti coloro che patirono massacri, ebrei in testa.
Ho sentito che ha istituito un gruppo per studiare un testo di legge.
Si fermi, la legge sarebbe iniqua, avreb­be effetti peggiori del male che vuol col­pire e chiederanno di estenderla ad altri negazionismi.
Un tunnel senza fine.
Le opinioni che negano la realtà stori­ca sono svariate, a volte avariate e diver­samente spregevoli; ma le opinioni non si puniscono col carcere.
Primo, perché le parole si condannano con le parole, gli atti con gli atti.
Secondo, perché pe­nalizzare le opinioni significa intimidi­re la ricerca storica che per sua natura è portata alla revisione dei fatti e dei giudi­zi.
Terzo, perché creerebbe intorno agli ebrei un cordone sanitario di intoccabi­li­tà che è pericoloso perché rischia di ca­povolgersi nel suo rovescio.
L’alone di immunità potrebbe scatenare desideri di infrangere il tabù, di violare l’inviola­bile e creare fanatismi di ritorno e anti­patie.
Quarto, perché crea il principio dell’ereditarietà delle colpe e delle tra­gedie, con dolorose contabilità, e il rea­to di complicità ideologica, due mostri giuridici dagli effetti devastanti ed esten­sibili.
Quinto, perché sarebbe ingiusto punire chi nega la Shoah e non punire chi nega altri massacri, precedenti o più recenti, di armeni e di kulaki, di russi e di cinesi, di vandeani e di indios, di giap­ponesi e di istriani, di colonizzati e di cri­stiani, e potrei a lungo continuare.
Non propongo di punire anche gli altri nega­zionismi, per carità, perché se affidia­mo pure il giudizio storico ai tribunali e se mettiamo storici e docenti sotto tu­tela del magistrato, oltre a uccidere la ricerca storica, avveleniamo la vita ci­vile e scolastica.
E devitalizziamo la giusta indignazione, l’impulso a repli­care con argomenti d i verità alle men­zogne.
Niente discussioni, basta la de­nuncia; al posto nostro c i pensa il giu­dice.
Capisco le ragioni d i questa pro­posta e perfino l e convenienze, ma la­sci stare.
La storia fa troppe vittime nel suo corso per farne ancora, a bab­bomorto, 66 anni dopo.

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25 gennaio 2011

Opinioni e idee non sono reati

Leggo con stupore che il ministro della giustizia del Governo Berlusconi sembra appiattirsi sulle posizioni totalitarie di chi vorrebbe introdurre anche in Italia il reato di opinione definito “negazionismo.
Il mio stupore aumenta se si considera che proprio il partito di Alfano è quello maggiormente bersagliato dall’accanimento giudiziario e dovrebbe quindi avere in massima considerazione e come stella polare la libertà di espressione, di opinione, di idee.
Il “reato” di negazionismo appartiene a quella categoria di presunti reati che vorrebbe punire la manifestazione di una idea, di una opinione, di un pensiero.
Sembra proprio che chi sostiene la necessità dell’introduzione di simili “reati” abbia paura che quelle idee, quelle opinioni trovino consenso, dimostrando di non credere nella forza e giustezza delle proprie argomentazioni.
Ecco allora scattare la molla della repressione, come sempre quando non si hanno altre frecce al proprio arco che la violenza per sopprimere un pensiero libero, conculcando il diritto di ogni individuo ad esprimere il suo pensiero senza costrizioni e senza ipocriti opportunismi.
Il “negazionismo” è quindi un “reato” inesistente, per quanto possa entrare nel nostro ordinamento penale.
Come può essere “reato” l’espressione di una opinione, di una convinzione ?
Berlusconi controlli meglio i suoi ministri più giovani, perchè rischia di scontentare chi, oggi, lo sostiene senza “se” e senza “ma”, non acquisendo però alcun consenso da chi, per quanta azione di captatio benevolentiae possa fare, continuerà ad odiarlo a prescindere.
Berlusconi, inoltre, deve ricordarsi il pessimo servizio che gli ha reso Alfano alcuni mesi fa, quando fu messo nel sacco dalla Buongiorno allorchè si trattò di concordare un testo sulle intercettazione, facendo quindi uscire un articolato che, addirittura, peggiorava la situazione esistente, tanto che il Premier fu costretto a rimettere nel cassetto il proposito di garantire la riservatezza agli Italiani, con gli esiti che abbiamo oggi sotto gli occhi.
L’introduzione di reati di opinione, come quello che Alfano vorrebbe inopinatamente “studiare”, è la vera “legge bavaglio” per il pensiero, per le idee, per la libertà individuale, pilastro fondamentale di ogni società civile.


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24 gennaio 2011

La mela del serpente

Letta, quello del pci/pds/ds/pd, invita la Lega ad abbandonare Berlusconi perchè, dice, se resta con il Premier non otterrà mai il Federalismo.
Casini si dice disposto a rientrare nel Centro Destra (ma qualcuno lo vuole ?) ed a votare le leggi più significative (quindi immagino anche il Federalismo) purchè si faccia un nuovo governo senza Berlusconi.
E’ evidente che questi signori, che pure vorrebbero cercare di proiettare l’immagine moderata e costruttiva dell’opposizione, attuano un gioco più sporco dei Di Pietro vari.
A Letta e Casini non interessa nulla del Federalismo o delle leggi di riforma, a loro interessa rimuovere Berlusconi che ritengono l’ostacolo principale alle loro ambizioni.
Di simili personaggi non ci si può fidare, perchè se oggi hanno interesse a bloccare un qualcosa per ottenere la rimozione di Berlusconi, domani potrebbero continuare a bloccare quello stesso qualcosa perchè pretendono un ministero, la rai o altro.
La Lega, che già tradì Berlusconi nel 1994 ottenendo un effimero successo elettorale nel 1996 e riducendosi sotto il 4% cinque anni dopo, sa bene che il Federalismo, quello vero, quello che interessa i suoi elettori, lo si ottiene solo facendo quadrato con Berlusconi.
Le lusinghe, i ricatti, le tentazioni dei Letta e dei Casini, sono ingannevoli, come tutte le parole dei professionisti della politica che prosperano sulle chiacchiere e sugli intrallazzi di corridoio.
Come ho già avuto modo di scrivere più volte, Berlusconi non è il fine, ma è il mezzo per cambiare l’Italia con quelle riforme che, contrariamente a quanto afferma Marcegaglia, sono realizzate o in corso di realizzazione e la campagna giudiziaria e di stampa che sbava davanti a tette e culi (guardati però solo dal buco della serratura) può solo distrarre, ma non cancellare
l’abolizione dell’Ici,
il respingimento degli immigrati,
le riforme delle superiori e dell’università,
l’aver affrontato la crisi economica internazionale e il terremoto in Abruzzo senza metterci le mani in tasca con
tasse sui risparmi,
sulle case e
tasse “di scopo” come avrebbe fatto e voluto la sinistra
.
A questo punto mi domando: è eticamente migliore chi, indipendentemente dal contenuto, propone alla Lega di abbandonare Berlusconi come contropartita per votare il Federalismo, rispetto a chi passa alcune serate di riposo in compagnia di donne giovani, belle e disponibili ?
A me non sembra.

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23 gennaio 2011

Magistrati soggetti alla legge o viceversa ?

Avevo pensato di scrivere che, anche a me come a Marina Berlusconi, Saviano non piace (eufemismo: la parola che mi sale dalla pancia è un'altra, ma imporrebbe il divieto ai minori ...).
Non mi interessa il tema (che ritengo un problema del sud, non mio, soprattutto quando passerà il Federalismo) che quel signore ha sfruttato per arrivare al successo; se fosse veramente un "eroe" non avrebbe bisogno che altre persone – la sua scorta – rischino la vita per lui (perchè i veri eroi non hanno bisogno di protezioni esterne); non mi piace il suo conformismo antiberlusconiano in totale contraddizione con le sue proclamate aspirazioni legalitarie.
Ma su Saviano ha già scritto ottimamente il mio amico Starsandbars e colgo solo l'occasione per auspicare che siano pubblicati i nomi di tutti quegli "intellettuali" che hanno firmato per Battisti, in modo da lanciare una diffusa campagna di boicottaggio, come proposto a Venezia dalla Lega.
Quindi scrivo di una non condivisibile e preoccupante sentenza che trovate commentata da Elly .
Per quanto possa non condividerne completamente l'impostazione (più che datata, superata ed arcaica) sono rimasto alla costituzione (nata dalla resistenza ...bla ... bla ...bla ...) dove persino in quell'orgia di retorica, l'articolo 101, al secondo comma, recita: i giudici sono soggetti soltanto alla legge.
Pur non condividendo quel "soltanto", perchè ritengo la Sovranità Popolare superiore alle singole leggi, credo sia unanime l'interpretazione per cui i giudici debbano obbedire alla legge.
E le leggi le formano (art. 70 della medesima costituzione) le camere, cioè il potere politico, cioè i parlamentari eletti dal Popolo.
La sentenza qui richiamata, invece, sembra invertire i termini costituzionali, per subordinare le leggi alla ideologia ed ai sofismi dei giudici (o alcuni di essi).
Se c'è una legge che prevede l'espulsione degli illegali, gli illegali devono essere espulsi.
Poi, se vogliamo discutere, qui in Italia siamo bravissimi nel sostenere tutto e il suo contrario, richiamando norme, precedenti, casistiche o solo usando al meglio il dizionario della lingua italiana che ci consentirebbe di parlare per ore senza dire nulla ma anche senza ripeterci.
E adesso è arrivata anche l'unione sovietica europea con la sua legislazione massificante che fornisce ampio materiali ai cultori delle chiacchiere.
E' solo un singolo caso, ma sintomatico dello scollamento che c'è tra chi dovrebbe garantire la giustizia in Italia e il Popolo che vorrebbe, con metodi molto più spicci che non quelli paludati e parrucconi che si trovano nei tribunali, sbattere fuori gli illegali dalla nostra terra.
Ma è un caso che possiamo allargare a qualsiasi altra questione che vede un qualsiasi cittadino alle prese con un problema di giustizia.
Una causa condominiale, di successione, un incidente stradale, il ricorso contro una contravvenzione, qualsiasi tema, anche non legato alla politica: quale garanzia possiamo avere che sia applicata la legge e non invece interpretata in base all'ideologia e alle personali convinzioni del giudice ?

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21 gennaio 2011

Parliamo di questioni rilevanti: le tasse, i nostri soldi

Anche se, pur di fare ascolti, ma, soprattutto, pur di danneggiare il Premier e con lui l’Italia intera, la stampa segue a ruota gli attacchi al Presidente portati dai magistrati, la politica è ben altra cosa e le scelte degli elettori devono fondarsi sulle questioni politiche e non sulle private passioni di Berlusconi.
Così, nel mezzo della distrazione indotta dalla persecuzione contro il Premier, rileviamo un nuovo tentativo di assalto alla spesa pubblica.
I comuni hanno respinto la bozza del federalismo fiscale, ritenendola insufficiente.
Insufficiente, ca vans dire, per le loro esigenze di spesa.
In sostanza invece di tagliare le spese, i comuni pretenderebbero ulteriori fondi statali, fondi che non possono che essere costituiti da denaro pubblico, acquisito tramite imposizione fiscale.
In un dibattito, il segretario della fisac (il sindacato del credito della cgil) ha proposto la creazione di un fondo di solidarietà per favorire l’occupazione dei giovani.
Ma qualsiasi fondo presuppone l’immissione di denaro fresco e la proposta sarebbe, ca vans dire, una TASSA sui redditi dei supermanager.
Il limite sarebbe stato fissato in 150mila euro, ma abbiamo visto troppo spesso in passato che tali limiti sono destinati ad abbassarsi (perchè sennò sarebbe una tassa che racimolerebbe poco) e a sinistra (nelle varie “una tantum” oggi “tasse di scopo” o nei limiti di esenzione da tickets o balzelli vari) hanno sempre inserito tra i “ricchi” i pensionati che avessero un reddito superiore ai 20 milioni di lire che, oggi, sarebbero trasformati in ventimila euro, quindi penalizzando una gran parte dei cittadini.
Come ciliegina si propone di far intervenire il Governo, naturalmente non con soldi propri dei ministri e sottosegretari, ma con un contributo pubblico (veggasi paragrafo precedente).
I rappresentanti dell’opposizione, invece di pensare a come ridurre la presenza dello stato nelle nostre vite, studiano ( o aprono bocca giusto per darle aria) proponendo le più balzane o assurde ricette, ma tutte girano attorno non alla abolizione o riduzione delle tasse, bensì al loro “miglior” utilizzo.
Ho persino letto la proposta di rendere deducibile l’Ici dall’Irpef, complicando ancora di più i conteggi di un modello per la dichiarazione dei redditi tuttora “lunare” per tutte le complicazioni imposte (dovrebbe essere lo stato a fare tutti conteggi e a chiedere le somme che poi il contribuente potrebbe contestare documenti alla mano).
Ma prevedere la deducibilità dell’Ici dall’Irpef, significherebbe dare per acquisita la reintroduzione di quella odiosa tassa sulla proprietà immobiliare, escludendo, nel contempo, la speranza che sia abolita anche per i casi residui in cui persino Berlusconi l’ha conservata.
Una proposta totalmente irricevibile.
Parlo troppo di tasse ?
Ma le tasse sono la più grande intromissione dello stato nella nostra vita privata e la maggiore fonte di limitazione della nostra libertà individuale.
I soldi che ognuno di noi guadagna, devono essere spesi per quel che interessa chi li guadagna e solo in minima parte, in base al contratto sociale che fonda uno stato, utilizzati per la difesa comune interna ed esterna, per i rapporti con gli altri stati, per l’amministrazione di una vera giustizia che non perseguiti i cittadini per la loro vita privata, ma li difenda dalle aggressioni alla loro persona ed alloro patrimonio e per il personale di una pubblica amministrazione strettamente necessario al suo funzionamento e non imbottito di esuberi clientelari e inefficienti.
L’esproprio continuativo di denaro per altre cause diventa una violazione del contratto sociale di uno stato e deve essere strenuamente combattuto.
Questo è un tema serio, non origliare i pettegolezzi che riguardano il Premier e su questo i cittadini devono decidere chi può o non può governarli, indipendentemente da qualsiasi “Ruby” di questo mondo.

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20 gennaio 2011

Con Berlusconi senza “se” e senza “ma”

Quando si pensava che, con il voltagabbana di un pugno di parlamentari eletti per “Berlusconi Presidente” e ora derapati a sinistra, l’offensiva tendente a ribaltare la volontà popolare avesse toccato il fondo, ecco un nuovo (o forse due se aggiungiamo l’incredibile accostamento del Premier alle stragi mafiose del 1993 quando ancora non era “sceso in campo”) assalto portato dalle truppe togate.
A parte la meschinità di aver diffuso registrazioni che avrebbero dovuto restare segrete almeno sino a quando non fosse stata messa la parola fine al giudizio con la assoluzione o la condanna definitiva.
A parte il vulnus alla libertà di tutti noi, perchè se uno come Berlusconi viene intercettato e i suoi ospiti spiati, quando mai e come un cittadino qualunque potrà difendersi dall’invadenza di simili inquisitori ?
A parte la vergognosa caciara mediatica.
A parte l’antidemocraticità di chi vorrebbe ribaltare il responso delle urne, calpestando la Sovranità Popolare, per via giudiziaria.
A parte tutto ciò: ma quale rilevanza politica avranno mai le vicende private di Berlusconi ?
Nessuna.
Che a Berlusconi piaccia divertirsi con donne giovani, va solo a suo merito, sicuramente è un modello migliore rispetto a chi si presenta (ipocritamente) da asessuato o, peggio, ha inclinazioni verso il proprio sesso.
Ma, in ogni caso, sono strettamente affari privati.
Si è scritto di “mal di pancia” cattolici.
Ma quali cattolici ?
I soliti cattocomunisti che allignano in Famiglia Cristiana o i discepoli di Boffo all’Avvenire.
Ma quando mai costoro hanno sostenuto il Governo Berlusconi ?
Salvo poi stracciarsi le vesti se, per colpa della loro ignavia, sale al potere uno Zapatero che devasta il tradizionale costume morale di una nazione.
A tutti poi, piacerebbe un Premier bello, alto, buono, perfetto, con una famiglia da Mulino Bianco, senza una sbavatura.
Ma non esiste.
Siamo Uomini e, quindi, ognuno di noi ha le sue passioni, più o meno innocenti.
E sicuramente, ai fini della amministrazione pubblica, è di gran lunga meglio la passione per le donne che quella per il denaro che porterebbe mani estranee nelle nostre tasche.
Se invece di origliare (costosamente) i colloqui privati di Berlusconi e dei suoi ospiti i magistrati pensassero, tra le tante alternative possibili, ad applicare rigorosamente la legge contro l’immigrazione, espellendo senza tante storie gli illegali.
Se i giornali si occupassero di fornire le informazioni pure e semplici, senza commenti funzionali agli interessi degli editori che sono, a loro volta, i terminali dei “poteri forti” internazionali che vorrebbero rimuovere Berlusconi per tornare a fare i loro esclusivi interessi a spese nostre.
Se, quindi, si parlasse di politica e di governo della cosa pubblica e non di pruriginosi pettegolezzi, nessuno, all’estero, riprenderebbe articoli di parte per screditare l’Italia e trasformarla nuovamente in quello zerbino che era prima di Berlusconi e che tornerebbe ad essere con i suoi oppositori.
Il messaggio ai Promotori della Libertà è, in questo ambito, pienamente soddisfacente, perchè ci dice che Berlusconi non ha intenzione di farsi da parte, anzi intende combattere una guerra che è nell’interesse di tutti noi, anzi più nel nostro interesse che in quello di uno con le sue disponibilità.
Ridicola ed altamente disprezzabile infine, ad un mese dalla rinnovata fiducia parlamentare nonostante la transumanza a sinistra di suoi parlamentari, la pretesa delle opposizioni che Berlusconi, di sua volontà, si faccia da parte.
Provino a scalzarlo con l’unico strumento rispettoso della Sovranità Popolare: il voto.
Senza cercare comode scorciatoie che coprirebbero di infamia loro e chi nel Centro Destra si prestasse a tale disegno.
Berlusconi deve continuare a governare per attuare il programma del 2008 e ripresentarsi come Premier anche alle prossime elezioni.
Sarebbe da sciocchi avere un Berlusconi e lasciarlo in panchina.

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19 gennaio 2011

Le tasse dell'odio e dell'invidia

Nei giorni scorsi ho cambiato l’automobile, comprandone una nuova.
Non è una attività cui sono avvezzo, avendo invece l’abitudine di consumare fino alla fine gli strumenti a mia disposizione.
Così ho ancora parecchi strumenti (televisori, moto, telefono cellulare) acquistati negli anni novanta e tuttora perfettamente funzionanti.
Il “pezzo” più datato era proprio l’automobile, del 1993 che ho ora cambiato.
Quanta burocrazia !
Tra l’assicurazione (e i relativi documenti, tempi e fotocopie mai sufficienti) e le carte necessarie a vendere la vecchia automobile ed acquistare la nuova, con le varie specifiche, se n’è andata una giornata pressochè intera (considerati i tempi di attesa, gli orari e gli spostamenti).
Poi il bollo.
Essendo stata immatricolata l’automobile prima del 20 del mese, il bollo era da pagare entro il 31.
Naturalmente ho provveduto con qualche giorno di anticipo per non ritrovarmi in mezzo alla calca di chi deve rinnovarlo (la maggior parte a fine gennaio).
Negli anni scorsi mi calcolavo il bollo in internet e poi andavo a pagarlo dal tabaccaio.
Un sistema pratico ed efficiente.
Per la prima immatricolazione non si può (è "sconsigliato", ma questo significa che nessun tabaccaio provvede al servizio).
Bisogna andare all’Aci o in una agenzia di pratiche auto.
Ed ecco la prima tassa che io definisco dell’ invidia: il bollo auto, da alcuni anni trasformato da tassa di circolazione a tassa sulla proprietà.
Sempre entro il 31 gennaio è da pagare il canone della televisione.
Con quale soddisfazione per chi, come me, ritiene che la Rai debba essere privatizzata e vede i propri soldi utilizzati per ignobili trasmissioni di parte, tutti possono immaginarlo.
Almeno posso pagarlo con il sistema online della banca.
E’comunque un’altra tassa dell’invidia, il canone rai, trasformato ugualmente in tassa di possesso del televisore da alcuni anni.
Berlusconi nel 2008 l’ha abolita parzialmente per le prime case ma, purtroppo, l’ha lasciata per le abitazioni considerate di lusso e per le seconde case.
Sto parlando della terza, odiosa, tassa dell’invidia: l’Ici.
Di passaggio sottolineo come, con l’abolizione quasi totale dell’Ici sulla prima casa, le imposizioni locali sono diminuite del 14%.
Anche l’Ici è una tassa sulla proprietà.
Tutte queste tasse sono dell’invidia perchè rappresentano una sorta di ritorsione nei confronti di chi possiede qualcosa, comprato, tra l’altro, con i risparmi da redditi già abbondantemente taglieggiati dalle imposte.
E’ una tassa di chiaro stampo comunista, perchè non colpisce, neppure con quella palese ingiustizia che è la progressività, il risultato di un reddito, ma solo il possesso e sappiamo quanto a sinistra sia invisa la proprietà privata la cui tutela, invece, è un fondamentale indice della libertà esistente in uno stato.
Berlusconi, ha promesso l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e del bollo auto.
La prima promessa l’ha sostanzialmente mantenuta, la seconda è in attesa di essere realizzata.
La Lega, negli anni passati, ha fortemente contestato il canone rai, invitando a non pagarlo.
Mi aspetto che, superata la crisi economica, si proceda alla sua abolizione.
L’eliminazione completa dell’Ici, l’abolizione di canone rai e bollo auto, le tasse dell’invidia comunista nei confronti della proprietà privata, rappresenterebbero una autentica liberazione da gabelle odiose e irritanti ben oltre la loro effettiva quantificazione, oltre ad essere una liberazione da adempimenti meramente burocratici, vessatori per qualunque cittadino.
Berlusconi e la Lega pensino a liberarci da tale oppressione per rendere più libera la nostra vita: sapremo essere loro riconoscenti.

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18 gennaio 2011

A qualunque prezzo

Berlusconi non deve cedere.
Pdl e Lega non devono abbandonarlo.
L’attacco che alcuni magistrati stanno portando al Premier, favorendo oggettivamente le pretese degli sconfitti alle elezioni e di chi ha operato in parlamento il salto della quaglia, non è solo un attacco alla Sovranità Popolare, ma anche alla Libertà di tutti noi.
Non ha alcuna importanza ai fini della gestione della cosa pubblica se al Premier piacciono le ragazzine (comunque infinitamente meglio che se gli piacessero gli uomini !), ma come agisce nel governo della nazione.
L’elenco dei provvedimenti assunti è corposo, il progetto politico è serio e coerente con le necessità di sviluppo e di costante incremento della ricchezza individuale, i punti salienti (meno tasse,meno stato, più libertà, difesa dei tradizionali valori della Famiglia e della Vita, Federalismo, solidarietà) sono i fari della attività di governo.
Ne Il Giornale di oggi, commentando la volontà della cgil di ricorrere al giudice contro l’esito del referendum Fiat, si evidenziava come a sinistra perdono le elezioni, ma non si rassegnano e non rispettano la volontà popolare, pretendendo di ribaltarla (capitasse a loro lo chiamerebbero un “golpe” ...) per via giudiziaria.
Verissimo.
L’azione della magistratura, funzionale alla opposizione di sinistra, arriva esattamente a tale risultato: ribaltare la volontà popolare che ha investito Berlusconi del governo dell’Italia.
Piaccia o meno, questa è l’Italia di Berlusconi e come tale passerà alla Storia.
Gli altri sono solo comprimari ai quali, al massimo, verrà dedicata una citazione in caratteri minuscoli a piè di pagina.
Ma i termini delle contestazioni mosse a Berlusconi devono essere contrastati anche a difesa della Libertà di ciascuno di noi.
Libertà di parlare al telefono, di ricevere persone in casa, di piacere e farsi piacere alle donne più o meno giovani a seconda dei nostri gusti individuali.
Cedere alla impostazione per cui alcuni soggetti, per il solo fatto di aver superato un concorso pubblico, sono autorizzati a spiare le tue conversazioni e i tuoi comportamenti privati, spiare i tuoi amici e i tuoi e loro spostamenti, senza subire conseguenze se tutto ciò finisce poi sui giornali, è una gravissima lesione alla sfera individuale di ciascuno di noi, un vulnus insanabile per la nostra Libertà.
Siamo probabilmente allo scontro finale in cui, se Berlusconi e i suoi alleati cedono, la Libertà non sarà più di casa in Italia e sarà valido il motto: ognuno per sé.
Per questo il sostegno al Premier è dovuto, al di là degli specifici fatti, fino all’esito finale dello scontro e qualunque sia il prezzo da pagare, singolarmente o socialmente, in termini economici e non solo.

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16 gennaio 2011

Seminatori d'odio

C’era una volta un premio per gli allenatori che creavano valore, cioè riuscivano a crescere giovani campioni, era il Seminatore d’Oro.
C’è, oggi, un mestiere “trasversale” ad altre professioni, ma che appartiene di diritto a chi è di sinistra: il seminatore d’odio.
Nell’epoca della comunicazione, quando la minima flatulenza diventa uragano e viene diffusa in tutto il mondo, questi seminatori d’odio trovano il loro ambiente ideale, perché dopo qualche passaggio si perde il punto d’origine.
Assistiamo quindi oggi all’ennesima persecuzione nei confronti del Premier con l’unico scopo di ribaltare la Sovranità Popolare e sostituire ad un Governo liberamente eletto, un sinedrio di maggiordomi dei poteri forti, eterodiretti dall’estero (o da qualche imbarcazione in crociera nei mari della globalizzazione).
L’ostacolo, oggi come nel 1994, si chiama Silvio Berlusconi.
Dopo diciassette anni sono ancora lì, a provare a liquidare il Cavaliere con teoremi strampalati, con l’uso politico della giustizia e con una campagna di stampa che offende, prima di tutto, chiunque abbia un concetto alto di giornalismo (forma mentis comunque ardua ...).
Contro Berlusconi, come sempre, senza riuscirci.
Ci hanno provato, fallendo, con il voto elettorale.
Ci hanno provato, fallendo, con un referendum contro le sue televisioni.
Ci hanno provato, fallendo, inventandosi il “conflitto di interessi”.
Ci hanno provato, fallendo, accusandolo e mettendolo sotto processo per concussione e corruzione negli affari.
Ci hanno provato, fallendo, con quel ridicolo reato che sarebbe la “associazione esterna” alla mafia.
Ci hanno provato, fallendo, armando, con i toni apocalittici usati e con l’odio profuso a piene mani, la mano di uno squilibrato (e chissà quanti, nell'ombra, vorrebbero provarci ingastriti dall'odio propalato con ogni mezzo ...).
Ci hanno provato, fallendo, con le “rivelazioni”una prostituta accolta con ovazioni da stadio nei “salotti” televisivi di sinistra (pagati con i nostri soldi ...).
Ci hanno provato, fallendo, spingendo al tradimento una pattuglia di parlamentari eletti per “Berlusconi Presidente”.
Ci provano, ora, attribuendo al Premier un reato sessuale, l’aver avuto rapporti con una minorenne.
Falliranno.
Falliranno perché se la flatulenza fa notizia, è solo perché riguarda il Premier.
Ammesso e non concesso che il Cavaliere abbia avuto rapporti sessuali con quella marocchina, sfido chiunque a ritenerla una minorenne non emancipata.
Non solo, ma sfido chiunque a riconoscere in lei una minorenne.
Ci saremmo “cascati” tutti, tranne quelli che, per coprire la loro impotenza sessuale o l'invidia per non essere al posto di Berlusconi, fanno “no” con il ditino scalfariano per dire che “così non si fa”.
Ancora una volta la sinistra, cavalcando una nuova campagna d’odio, blocca il dibattito politico e ritarda la necessaria azione di governo.
Questo ostruzionismo è proprio della sinistra, perché non ha alcun reale progetto politico, ma solo una mentalità distorta dall’ideologia e accecata dall’odio e dall’invidia.
E l’aggressione a Berlusconi fa notizia perché avviene in un’epoca in cui l’informazione si aggrappa a qualsiasi appiglio per restare al centro dei riflettori.
Non è che in passato la sinistra si comportasse meglio.
Cito solo, rapidamente, come lo stesso concetto di “lotta di classe” sia manifestazione di odio verso chi non appartiene alla propria classe e di invidia verso chi ha di più.
E che dire dell’odio verso l’Italia, nonostante oggi, strumentalmente, i comunisti si riempiano la bocca con “l’unità” e con il “paese” come dimostra il rifiuto di combattere gli austriaci nel 1915-1918, i disordini creati dopo la fine della guerra e le aggressioni ai “terrieri” e ai Reduci?
E l’assassinio (perché senza quel processo che fu concesso persino ai gerarchi nazional socialisti, tale è) di Mussolini e della Petacci (colpevole d’amore !) con l’indegno scempio dei cadaveri?
E poi il fronte popolare del 1948 che avrebbe voluto prendere De Gasperi (il nuovo bersaglio dell’odio comunista) a calci con gli scarponi chiodati ?
E il “caso Montesi” con l’eliminazione di Attilio Piccioni, il più quotato delfino di De Gasperi tramite un torbido evento criminale che coinvolse il figlio (poi scagionato) ?
E i disordini organizzati a Genova contro il Governo Tambroni ?
E il ’68 ?
E l’autunno caldo del ’69 ?
E i corsivi di Fortebraccio contro il governo “Andreotti-Malagodi-Tanassi” ?
E l’indegna gazzarra che costrinse, pur se innocente, il Presidente Giovanni Leone alle dimissioni ?
E l'opposizione alla installazione dei missili Pershing e Cruise, facendosi interpreti e ascari degli interessi sovietici ?
E le aggressioni mediatiche subite, fino alla procedura di messa in stato di accusa, dal Presidente Francesco Cossiga ?
E la vicenda di Craxi, il cinghialone, costretto a morire da latitante perché per lui non fu disposta la stessa clemenza usata per la Baraldini o per Sofri (peraltro tuttora vivi ...) ?
E taccio, per non farla troppo lunga, sull’odio che, ripetutamente, ha colpito presidenti americani e capi di stato esteri, oltre a papi e prelati vari.
E adesso tocca a Berlusconi, l’ultimo, ma solo in ordine cronologico, bersaglio di quella lunga linea dell’odio e della invidia di una sinistra che non ha altro progetto se non quello di seminare odio e invidia.
Ho già avuto modo di scrivere che, indipendentemente dai processi e dalle condanne, finchè Berlusconi adotterà una politica a me congeniale, avrà il mio voto.
Ho fiducia nei progetti e nei fatti.
Il progetto del Centro Destra è perfettamente in linea con le mie aspettative.
I fatti concreti di governo sono comunque pregevoli, se si tiene conto di tutti gli ostacoli frapposti dai seminatori d’odio.
Eliminata l’Ici su quasi tutte le prime case.
Gestita la crisi economica mondiale senza metterci le mani in tasca (tasse sui risparmi e sulle case come proposto dalla sinistra).
Gestita l’emergenza del terremoto in Abruzzo senza metterci le mani in tasca (una tantum o tasse di scopo come proposto dalla sinistra).
Gestita (due volte per colpa dell’insipienza degli amministratori locali di sinistra) l’emergenza rifiuti in Campania.
Riforma della scuola media superiore e dell’università.
Federalismo fiscale ad un passo dall’approvazione.
Grazie a Berlusconi l’Italia ha riacquistato credibilità come alleato che non scappa o non cambia alleanze alla prima difficoltà.
In meno di tre anni di legislatura e proprio per le aggressioni subite, mi sembra un palmares di tutto rispetto, alla faccia di chi si aggrappa alle escort o alle toghe rosse.
Non credo che i seminatori d’odio e di invidia raggiungeranno il loro scopo, ma credo che meritatamente raccoglieranno ciò che stanno seminando.

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13 gennaio 2011

Scelte potenzialmente devastanti

Nel momento in cui scrivo non conosco le scelte della corte costituzionale sul c.d. “legittimo impedimento” e non so se avrò tempo di intervenire su questo testo prima che sia pubblicato per aggiornarlo, nè se avrò la possibilità di commentare prima di domenica sera.
Ma, fondamentalmente, anche se mi sembra naturale che un Premier eletto dal Popolo non debba essere distratto dai suoi compiti con i processi e ritengo doverosa la loro sospensione per tutta la durata dei mandati elettivi, non credo rilevante quello che sarà deciso, tranne nell’opinione verso i giudici della corte (sulla cui appartenenza geopolitica ci sarebbe qualcosa da evidenziare).
Ci siamo infatti ormai abituati alle aggressioni giudiziarie contro il Premier e, quindi, un processo in più o in meno o anche una condanna non cambierebbe le scelte pro o contro Berlusconi.
Personalmente – ove non facesse errori politici come quello del 2008 quando preferì Fini a Storace con le conseguenze che abbiamo sotto gli occhilo voterei come Premier all’infinito, per quante condanne possa accumulare.
Sono invece rilevanti le ammissioni dei referendum sullo stesso legittimo impedimento ma, soprattutto, sulla ripresa del nucleare in Italia e sulla gestione delle risorse idriche.
I giudici, forse, hanno asetticamente valutato domanda e compatibilità, ma quante volte hanno “interpretato” le norme per piegarle al loro volere, ammantando il tutto con profondi pensieri tesi ad “educare” il Popolo, spesso distorcendo leggi realizzate proprio in base al sentimento popolare (veggasi le espulsioni degli immigrati) ?
Allora su temi di rilevante importanza per lo sviluppo della Nazione come è quello energetico, la corte avrebbe potuto tranquillamente chiudere le porte a consultazioni potenzialmente devastanti e che fanno leva sui peggiori sentimenti umani: l’odio, l’invidia, la paura.
Non possiamo infatti fondare che sull’odio e l’invidia il referendum sul legittimo impedimento, finalizzato unicamente a perseguitare Berlusconi.
Mentre non possiamo che fondare sulla paura (immotivata) i referendum sul nucleare e l’acqua che, se passassero, imporrebbero un fermo forse esiziale per il nostro sviluppo e la nostra economia.
L’energia, infatti, è fondamentale in ogni singolo aspetto della vita quotidiana e gli anni persi dall’Italia, per la pusillanimità dei legislatori, oggi li scontiamo con una costosissima dipendenza dall’estero, dove, tra l’altro ai nostri confini, producono energia con centrali nucleari.
In pratica gli antinuclearisti vorrebbero farci vivere in miseria, per una loro specifica paura, quando tutto il mondo produce energia nucleare e, in caso di incidente, le eventuali radiazioni non si fermerebbero certo ai confini italiani.
Una scelta tafazziana, pauperista che meriterebbe di confinare i suoi sostenitori in una località delimitata dove non arrivi un solo watt di energia che non sia da loro prodotta e dove non possano minimamente beneficiare delle comodità che derivano dall’avere energia a basso costo.
Insomma: i promotori del referendum e chi li sostiene dovrebbero, per me, restare senza riscaldamento d’inverno e senza condizionatori d’estate.
Anche sull’acqua, pur essendo meno rilevante della questione energetica, assistiamo alla profusione a piene mani della paura ancestrale della sete, collegata alla presunta proprietà privata dell’acqua.
Non è così.
Le fonti d’acqua non vengono privatizzate, ma privatizzate e, quindi, gestite con criteri di economicità e produttività, diventano le società che gestiscono quelle fonti.
In sostanza il principio è quello, sacrosanto, di far pagare un prezzo adeguato ai costi l’acqua che arriva ai nostri rubinetti, avendone in cambio acquedotti funzionanti e una manutenzione che impedisce lo stesso spreco di acqua nel tragitto.
Probabilmente, poi, la scelta di fare i referendum porterà solo al costo della consultazione, visto che se l’astensione sarà, come negli ultimi quindici anni, maggioritaria, finirà tutto nel nulla.
E’ da stigmatizzare che, nel nome di scelte ideologiche fondate sull’odio e l’invidia e di paure prive di effettiva concretezza, si cerchi di bloccare, con grave danno per tutti, lo sviluppo produttivo della Nazione e la capacità operativa del Governo.

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12 gennaio 2011

Ne' Fiat, nè Fiom

Ammetto che sono incerto.
Non mi piace il neneismo, mi piace invece decidere, quindi prendere posizione.
Ma questa volta non ci riesco, è più forte di me.
Certo non ho mai avuto, ed ancor meno ne ho adesso, simpatia per la cgil che, unitamente alla cisl ed alla uil (che però parzialmente – solo parzialmente - si sono riscattate in questi ultimi tempi) considero tra i massimi responsabili del declino produttivo ed economico della Nazione e che oggi, come tutti i sindacati confederali, ha trasformato una attività utile e necessaria (nei limiti di categoria e aziendale che dovrebbe essere propria e non come surrogato della politica intervenendo su tutte le questioni generali) in un business privilegiato con le sue associazioni di consumatori e inquilini, patronati, caf.
Ma ciononostante non riesco proprio a stare dalla parte della Fiat, una società di capitali che ha fatto proprio il motto dei suoi padroni: socializzare le perdite e privatizzare gli utili.
Tra agevolazioni, rottamazioni, contributi, casse integrazioni, noi Italiani abbiamo pagato la Fiat almeno dieci volte e mi disturba assai che tutte le volte che ha ricominciato a guadagnare abbia trattenuto tali utili, senza restituirci i miliardi utilizzati per sostenerla quando la situazione era critica.
Non posso poi dimenticare che fu proprio la calate di braghe di Agnelli nel 1969 che aprì le porte ad una lunghissima stagione di estremismo sindacale che ha portato la Trimurti ad avere un peso spropositato nella vita politica e sociale della Nazione.
La proposta di Marchionne è obbligata, probabilmente fondata su quelli che si chiamano “i conti della serva” ed è completamente nelle mie corde il principio per cui una impresa ha senso se guadagna e un imprenditore serio deve chiudere se perde.
Del resto conseguii un voto basso (24) all’esame di diritto del lavoro proprio per sostenere il diritto dell’imprenditore a chiudere e della società a proclamare il fallimento delle aziende in perdita, contro l’opinione del docente (si era nel 1977 ...) che sosteneva invece, in pieno delirio operaistico, che un imprenditore, svolgendo una attività sociale, non poteva nè chiudere, nè fallire e che doveva essere lo stato a partecipare per tenere in vita l’azienda (come se lo stato, i soldi, li trovasse sotto i funghi e non nelle tasche dei cittadini).
Naturalmente sarebbe eticamente più forte la posizione di Marchionne se non guadagnasse la somma spropositata che incassa.
E’ giusto che chi ha responsabilità, guadagni più di altri, ma quanto seimila dipendenti è eccessivo.
Forse anche le remunerazioni dei manager dovrebbero essere riviste, rendendo determinante la percentuale collegata ai risultati, più che la cifra fissa e consentendo anche la partecipazione dei dipendenti agli utili, in una forma evoluta di capitalismo.
Nonostante, quindi, l’approccio mercantilista di Marchionne sia di gran lunga più in linea con le mie idee fondate sulla assoluta libertà di mercato e di impresa, trattandosi della Fiat proprio non riesco a prendere posizione.
Tanto mi stupirei alquanto se vincessero i “no” all’accordo, con un suicidio collettivo di tutte le maestranze, solo per puntiglio ideologico.

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11 gennaio 2011

Nomen omen

Leggo che il Premier avrebbe in animo di cambiare il nome al suo partito per evitare ogni possibile ostruzionismo giudiziario da parte dei finioti che, considerando da che parte pendono i magistrati, l’avrebbero vinta a prescindere.
Scelta, quindi, condivisibile che dimostra come Berlusconi, al di là delle parole obbligate, pensi ancora, con Bossi e Tremonti, che la strada maestra sia il voto anticipato.
Sono peraltro totalmente contrariato dalla ipotesi di scegliere “Italia” come nome.
In occasione di questo inutilmente gonfiato 150° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia (non della Unità d’Italia che è altra cosa) sfruttato dalla sinistra, come utilizza il 25 aprile, per sabotare il Federalismo, dispiace vedere che anche il Premier si piega a questi mezzucci da boiardo di stato, da funzionario di partito con il richiamo ad un nome evocativo.
Molto meglio sarebbe stato richiamare in servizio “Forza Italia”, sorta in un periodo esente da retoriche celebrazioni officiate da vecchi comunisti che con il Risorgimento e il Nazionalismo c’entrano come il cavolo a merenda.
Una nuova “Forza Italia” che proprio nella unione di quelle due parole assume un significato di stimolo e di carattere politico, più che sentimentale e storico.
Ma, si obietta, quelli provenienti da An storcerebbero il naso, perchè richiamare in servizio “Forza Italia” significherebbe proiettare l’impressione che si sia proceduto ad una annessione, non ad una fusione.
Non mi sembra argomento rilevante, tanto a sinistra già raccontano quella favola per supportare un Fini in caduta libera, visto che a loro piacerebbe anche scegliersi gli avversari ... più facili da sconfiggere.
In realtà un ritorno a “Forza Italia” sembrerebbe una mancanza di carattere e di idee innovative.
Quindi no a “Forza Italia” e no a “Italia” sia per i motivi esposti che per l’apparenza di una larvata ostilità verso la Lega che dovrà essere, anche nella prossima campagna elettorale e relativa legislatura, l’alleato di riferimento per Berlusconi.
Allora quale ?
Io una idea l’avrei.
Un bel “Partito Nazionalista” non sarebbe adeguatamente sintetico e significativo ?
Certamente uno schiaffo a tutti gli internazionalisti che allignano a sinistra, ma anche a tutti i tifosi dell’unione sovietica europea che calpesta Sovranità e Indipendenza delle Nazioni e dei Popoli.
E poi, capiamoci, nazionalista non vuol dire solo a favore di questa Italia, ma anche delle patrie locali e, quindi, sarebbe accettabile anche da un leghista, perchè, oggi più che mai, la voglia di indipendenza del Veneto come in genere di molti cittadini del Nord rappresenta sì una voglia di secessione, ma con connotati essenzialmente nazionalisti.
Come quella che soffia in Belgio e come quella che, pacificamente, ha reso indipendenti e sovrane, ma distinte, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, con reciproca soddisfazione.

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09 gennaio 2011

Napolitano presidente delle Due Sicilie

Ripresosi in tutta fretta dalla influenza che lo aveva costretto a non presenziare al rientro in Italia della salma dell'ultimo Alpino ucciso dai terroristi musulmani in Afghanistan, Napolitano è tornato a schierarsi a supporto del suo partito che naviga in pessime acque.
Eccolo dunque che, sfruttando un anniversario inesistente, ha portato un duplice attacco alla Lega e al Federalismo, avallando il perpetuarsi di quello sconcio italiano che è l'assistenzialismo statalista verso il sud, nascondendolo sotto la retorica dell'unità d'Italia e della “solidarietà”.
Ancora una volta Napolitano si presta ad essere presidente di una sola parte e non di tutti gli Italiani.
E se era evidente a tutti che gli elettori del Centro Destra non potevano minimamente essere rappresentati da un comunista, ecco che oggi abbiamo la conferma che anche gli elettori settentrionali non possono sentirsi rappresentati da Napolitano che appare sempre di più come il presidente delle Due Sicilie.
E' opportuno ribadire (e lo farò per tutto il 2011 ...) che l'anniversario che vogliono celebrare NON E' l'unità d'Italia, ma solo la proclamazione del Regno d'Italia.
Il 17 marzo 1861, mancavano:
Venezia con
tutto il Veneto
e il Friuli,
Roma,
Trento,
Trieste,
Gorizia,
Istria,
Dalmazia,
Fiume.

Giustamente, se gli altri celebrano il 150° anniversario della unità, i Veneti potrebbero dire: non ci riguarda, non c'eravamo.
Questo anniversario è molto simile a quello del 25 aprile (unico caso di una Nazione che festeggia una guerra persa e che fu vinta non dalla “resistenza”, ma dalle truppe Anglo Americane) unicamente per sostenere le ambizioni di potere del partito comunista.
Oggi i comunisti, da sempre internazionalisti, cioè la negazione del nazionalismo da cui derivano tutti i Valori patriottici, si sono buttati su questo “anniversario” unicamente per ostacolare il cammino dell'Italia verso il Federalismo.
Non si rendono conto, questi tedofori di un anniversario che non c'è, che così facendo stimolano ancor di più le velleità secessioniste del Nord, soprattutto quando fanno celebrare le liturgie da un signore estraneo ed insensibile ai nostri sentimenti perchè appartiene ad altre tradizioni politiche e la sua sensibilità è tutta rivolta verso altre latitudini geografiche.

POSTILLA. Quanto precede l'ho scritto ieri dopo pranzo, dopo aver appreso delle prediche del 7 gennaio.
Ma la logorrea napolitana (che tanto fa rimpiangere quei presidenti come Saragat e Leone della cui esistenza si veniva a conoscenza solo per i telegrammi che inviavano in occasione di disastri naturali e decessi eccellenti) non sembra avere limiti.
Sono così costretto ad integrare commentando l'ennesimo tentativo di screditare il Governo Berlusconi persino sul caso Battisti.
Napolitano ritiene che non si sia fatto abbastanza per far capire agli "amici vicini e lontani" (forse ha avuto un momento di confusione ed ha creduto di essere Nunzio Filogamo a Sanremo) cosa sia stato il terrorismo in Italia.
Solite parole oscure che, però, servono solo a far percepire un inesistente limite del Governo in carica.
Nessuna scusa, nessun pentimento per il proprio passato - quando difendeva, ancora una volta arrampicandosi sugli specchi, l'invasione comunista dell'Ungheria - o per aver allevato degli pseudo intellettuali, funzionali alla politica del suo partito, pronti a firmare qualsiasi "manifesto".
Fosse, ai primi anni settanta, un manifesto contro il Commissario Calabresi poi assassinato da un commando di Lotta Continua (e per tale crimine NON sta scontando la pena cui fu condannato dopo ben otto processi, Adriano Sofri) o un manifesto a difesa del terrorista rosso assassino Cesare Battisti, creando l'alibi in Francia come in Brasile per impedirne la consegna all'Italia.
E a nulla vale che ora, alcuni di quegli intellettuali, con le scuse più fantasiose, "ritirino" la loro firma: il danno è stato fatto.
Ancora una volta Napolitano si rivela di parte.

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06 gennaio 2011

Epifania tutte le feste porta via

Noto proverbio popolare che può essere trasposto nel panorama della politica italiana, alla vigilia (piccola propaggine questo ultimo ponte festivo) di una ripresa che dovrà dirci se andremo alle urne a marzo o se la congiura di palazzo contro Berlusconi e la Sovranità Popolare sia definitivamente fallita.
Questo periodo festivo è iniziato, per noi di Centro Destra, con il voto alla camera del 14 dicembre, dove Berlusconi ha ottenuto la fiducia nonostante il tradimento dei transfughi finioti che hanno votato con i comunisti divenendo, a loro volta, loro nuovi caudatari, e la definitiva approvazione della Riforma Gelmini.
Con quel voto noi di Centro Destra abbiamo passato, politicamente parlando, un Natale felice e iniziato ottimamente l'anno, mentre i supporters della sinistra hanno masticato amaro come risulta dai loro commenti nei forum dei quotidiani, dove hanno manifestato tutta la loro rabbia impotente, ricorrendo ai soliti insulti scritti con la bava alla bocca e dando a tutti noi la soddisfazione di vederli schiumare ancora una volta.
Ma tutto ciò appartiene al passato.
Adesso abbiamo davanti un altro anno, con la tradizionale pausa agostana, da passare in trincea per dare un'altra spinta verso il futuro a questa Nazione.
I temi da affrontare sono quelli di sempre: tasse, federalismo, immigrazione, giustizia, temi etici.
Per risolverli occorre una solida maggioranza parlamentare che voti compatta sui provvedimenti governativi.
Tasse
La crisi economica ha impedito un intervento che mettesse in pratica la filosofia del Centro Destra per ridurre le imposizioni dirette che sottraggono soldi alla disponibilità individuale, per spostare il tiro sui servizi che vanno pagati da chi li usa e per il loro effettivo costo.
Ma la crisi è alle spalle e se non si può abbassare la guardia, si può guardare con maggiore fiducia ai prossimi 30 mesi di legislatura per fare un altro passo verso la riduzione delle odiose gabelle statali.
Soprattutto se si accentuasse la politica del taglio delle spese improduttive, clientelari e assistenzialiste, come il fus per nani e ballerine, i trasferimenti ad una rai pubblica ma faziosa, i contributi a giornali che non vendono abbastanza per coprire i costi, le assunzioni in enti locali già pieni di personale.
Federalismo
Probabilmente sarà il passaggio determinante.
Se verranno approvati entro il 23 gennaio i decreti per il federalismo fiscale il Governo potrà andare avanti.
Se, invece, saranno bocciati o stravolti, allora non si potrà che andare alle urne con un occhio rivolto alla possibile secessione delle regioni del Nord, a cominciare da quel Veneto che ha impartito una solenne lezione di efficienza e laboriosità, ricostruendo, prima ancora dell'aiuto statale, dopo l'alluvione del novembre scorso.
Il Federalismo diventa una conditio sine qua non per confermare il patto sociale che è posto a base della Nazione Italiana dalle Alpi a Lampedusa.
Senza il Federalismo si resterebbe con l'esproprio continuo di risorse dal Nord produttivo per destinarle, in inutili rivoli, a puntellare l'apparato burocratico e clientelare del Sud, come è testimoniato dalla regione Sicilia dove sembra che si vogliano “piazzare” 8400 stagisti con un costo complessivo di 6,5 milioni di euro, 13 miliardi di lire.
Il Federalismo, invece, significherebbe affidare alle amministrazioni locali la gestione delle risorse prodotte in loco e l'organizzazione dei servizi che con tali risorse possono essere disposti.
Lasciando agli eventi catastrofici l'attivazione del meccanismo di redistribuzione in altri luoghi.
Giustizia
Anche in questi giorni abbiamo visto quanto poco abbia a che fare con l'alto concetto di Giustizia, la “giustizia” applicata in Italia.
Devastatori lasciati liberi, avvilendo la proficua azione delle Forze dell'Ordine che pure li hanno fermati, ritardi e rinvii nei processi, pretese di ottenere finanziamenti ulteriori ma senza intaccare, ad esempio, gli ingentissimi costi delle intercettazioni.
E' una “giustizia” sulla quale non si può confidare (infatti sta per entrare in vigore – salvo rinvii per le pressioni di chi è interessato alle lungaggini giudiziarie – la legge sulla mediazione obbligatoria) e che ha bisogno, più che di una riforma, di una rivoluzione, anche se come primo passo potremmo accontentarci della riforma delineata dal Governo Berlusconi.
Temi etici
Il Governo anche qui ha fatto una ottima politica difensiva, risultando sconfitto solo nel tragico caso di Eluana Englaro.
Sarebbe ora, però, di passare dalla difesa all'attacco, non solo per impedire ulteriori provvedimenti legislativi che spingano ancora più la nostra Nazione sulla strada della deriva morale, ma per cercare di recuperare il terreno perduto per ridare spessore a Valori come la Vita e la Famiglia, fondamentali basi per la costruzione di una società libera e forte.
Possiamo, noi Italiani, dire ancora parole importanti nello sviluppo di questo mondo sempre più “piccolo”, ma solo se saremo saldi nelle nostre convinzioni morali e nelle leggi che le regolano.
Immigrazione
Ultimo tema, ma non per questo meno importante, quello dell'immigrazione.
Qui ne ho scritto più e più volte e il link caratterizzato con il manifesto “ritoccato” della Lega rappresenta la mia posizione più volte espressa.
La strada imboccata è quella giusta, bisogna continuare ed insistere perchè l'Italia sia “una d'arme, di lingua, d'altare, di memorie, di sangue e di cor.
Ed ogni singola parola scritta in quei due versi da Alessandro Manzoni ha un profondo significato, anche oggi, per definire la Nazione Italiana.

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03 gennaio 2011

Unità senza Indipendenza e Sovranità

Oggi ne La Stampa, è apparso un editoriale di tal Federico Geremicca.
Costretto come è dalla linea politica del quotidiano in cui scrive a rappresentare le “sconfitte” di Berlusconi per dipingerlo come ormai fuori gioco, ha svolto il suo compitino diligentemente, forzando la logica ed estraendo dal cilindro la sconfitta dei cosiddetti duri, in prima fila mettendoci La Russa, Cicchitto, Gasparri, Maroni e Calderoli che mi sembrano tutt'altro che sconfitti.
Ha poi allargato il discorso anche ai protetti del suo giornale, senza peraltro dimenticarsi di dipingere Berlusconi come un condottiero più che azzoppato.
Ma la parte finale del suo editoriale è quella più esilarante, un piagnisteo sulla ricorrenza dei 150 anni di quella che lui definisce “unità d’Italia” , in occasione dei quali spererebbe di veder riscritte in modo condiviso le regole del gioco.
Insomma il solito pistolotto buonista, privo di sostanza e anche con un errore di fondo.
Sì, perchè parlare e scrivere di 150° anniversario dell’unità d’Italia è errato.
Il 17 marzo 1861, infatti, fu solo proclamato il Regno d’Italia, con la semplice estensione del Regno di Sardegna ai territori appena acquisiti con il plebiscito (sul quale ci sarebbe molto da ridire) e consegnati al re da Garibaldi dopo la spedizione dei Mille.
Significativamente il re volle proseguire con la numerazione dinastica, restando Vittorio Emanuele secondo e non primo, segno che lui stesso considerava il nuovo regno una mera prosecuzione di quello piemontese.
Infatti il 17 marzo 1861 mancavano all’unità effettiva ancora il Veneto, il Friuli, Trento, Trieste, Roma e, come mancano ancora oggi, l’Istria, la Dalmazia e Fiume.
Scusate se vi sembra poco.
Solo nel 1918-1920, con il ritorno all’Italia di Trento, Trieste, Istria e l’impresa d’annunziana su Fiume, una unità, seppur non completa mancando ancora la Dalmazia, poteva essere compiuta.
Il Veneto, infatti, era arrivato nel 1866 e Roma nel 1870.
Ecco quindi svelata la nuova frontiera delle veline di regime, battere la grancassa retorica su una ennesima ricorrenza storica manipolata: l’unità che non c’era.
Come fu per la resistenza, la cui apologia e agiografia era e resta unicamente funzionale ad accreditare il partito comunista, creando un discrimine che favorisse questo a scapito di altri, così l’orgia retorica sul presunto 150° anniversario dell’unità d’Italia ha come bersaglio il Federalismo.
Nella più classica e sfacciata politica gattopardesca, i supporters dei poteri forti pretendono di cambiare tutto per non cambiare nulla e, affossando il Federalismo, otterrebbero solo il risultato di mantenere intatti privilegi, assistenzialismo e sprechi clientelari, ovviamente da far pagare a tutti noi con qualche tassa patrimoniale sui risparmi, sulla casa e, per non farci mancare nulla, anche con una pioggia di “tasse di scopo”.
Una situazione in continuo stato preagonico che favorirebbe unicamente i poteri forti stranieri, quelli del Britannia, del Bilderberg, tanto per capirci, quelli che criticano Berlusconi perchè, come Mattei, cerca di rendere indipendente l'Italia dal circuito energetico soggetto ai poteri economici di cui sopra.
Al signor Geremicca e a chi la pensa come lui, vorrei solo ricordare due Valori del nostro Risorgimento che, stranamente, in questa orgia di celebrazioni vengono sistematicamente dimenticati: Indipendenza e Sovranità.
Sostenere l'unione sovietica europea e gli interessi dei potentati economici stranieri, contrasta con i Valori di Indipendenza e Sovranità Nazionale fondanti del Risorgimento e della stessa ragion d'essere dell' Unità d'Italia.


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