Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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No alla deriva

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30 aprile 2012

E se abolissimo le regioni ?


La Bce ha emanato il nuovo diktat contro l’Italia: accorpare/abolire le province per risparmiare sui costi della politica.
Se Monti fosse una persona che avesse in piena considerazione la dignità propria, del ruolo che ricopre e di tutta l’Italia, avrebbe rispedito al mittente l’ukase dicendo: sono gli Italiani a decidere cosa fare o non fare.
Invece me lo immagino manifestare l' animo servile e germanofilo di chi vorrebbe trasformare gli Italiani in tanti crucchettini, come ha pur dichiarato lisciando la governante di Berlino e rispondere “obbedisco”, tacendo su questa nuova invasione di campo sulla nostra Sovranità.
Le province sono una storica ripartizione del nostro stato e su tale organizzazione sono parametrati molteplici organismi istituzionali e sociali.
La scuola con i provveditorati, il ministero dell’interno con le prefetture, il comando dei Carabinieri e persino della poco amata ed apprezzata Guardia di Finanza, ma anche le diocesi e le strutture organizzative dei principali partiti sono sostanzialmente (senza essere troppo pignoli …) articolate a livello provinciale.
Questo non vuol dire che non si possano rivedere nella composizione e nelle competenze, ma siamo proprio sicuri che debbano essere loro il capro espiatorio dei costi della politica ?
Non potrebbe, invece, essere più congruo e utile abolire le regioni, quelle sì monumentali centri di spesa, per tornare alla struttura, più snella ed efficiente, antecedente a quello sciagurato 1970 quando furono svolte le prime elezioni regionali ?
Mi sembra che in Trentino Alto Adige, dove la regione è formata dalla sommatoria delle due province di Trento e Bolzano, le cose funzionino perfettamente e mi sembra anche che il grosso dei finanziamenti e dei costi locali siano in regione, non nelle province.
Mi ricordo che Ugo La Malfa si oppose strenuamente all’istituzione delle regioni proprio paventando l’esplosione dei costi con la moltiplicazione dei centri di potere politico e clientelare.
Dopo più di quaranta anni bisogna riconoscergli il merito di aver avuto una vista lunga e, purtroppo, come tutte le Cassandre di non essere stato ascoltato.
Ma non lasciamoci ingannare dalla propaganda sui costi della politica, almeno su quelli diretti che sono sostanzialmente una goccia nel mare di sperperi della spesa pubblica.
Guardiamo alla sostanza, guardiamo ai grandi centri di costo, che sono proprio le regioni che gestiscono la sanità, guardiamo all’istruzione, guardiamo ad un esercito di dipendenti pubblici che è il doppio di quello degli Stati Uniti dove hanno una popolazione di cinque volte superiore alla nostra.
Soprattutto non nascondiamoci dietro un dito.
Il costo della politica non è l’istituzione “provincia” o “regione”, bensì la struttura burocratica che vede il personale come prima voce di spesa.
Abolendo o accorpando le province verrebbe ridotto il personale ?
Non credo proprio.
Allora anche l’abolizione o l’accorpamento delle province, oltre a cancellare una parte della nostra Storia, non porterebbe quei risparmi di spesa che possono solo essere ottenuti incidendo altrove.



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29 aprile 2012

Riabilitando Grillo


Il comico Beppe Grillo mi piaceva.
Essendo sempre stato antisocialista, le sue battute (che gli costarono anche l’esilio dalla rai e la “dissociazione” di Pippo Baudo) contro i socialisti erano musica per le mie orecchie.
Sono andato, in passato, a vedere tre spettacoli dal vivo del comico: i primi due di comicità pura, il terzo e ultimo troppo inquinato dai suoi atteggiamenti da santone ecologista.
Nel tempo la prevalenza del Grillo santone sul Grillo comico mi ha portato a distaccarmi profondamente dalle sue “battaglie” e dalle sue iniziative.
Anche adesso Grillo, rispetto alle mie idee, è su un altro pianeta.
Io sono per il libero mercato, sono per il nucleare, sono per la natura al servizio dell’uomo, non per l’annullamento dell’uomo pur di preservare la natura.
L’antiberlusconismo grillesco è volgare quasi quanto quello di Repubblica che continua a pubblicare intercettazioni (ottenute come ?) di colloqui privati del Leader del Centro Destra.
Le ironie di Grillo sulla Lega rappresentano la massificazione di una aggressione probabilmente studiata a tavolino per tarpare leali ad un movimento che avrebbe sventolato la bandiera della Sovranità contro il nichilismo montiano.
Non avrei quindi mai pensato che Grillo potesse riuscire a rendersi a me simpatico se non per qualche isolata, estemporanea battuta che riportasse alla luce il Grillo comico degli anni settanta e ottanta.
In una serrata sequenza Napolitano, D’alema, Bersani, Di Pietro, Vendola sono invece riusciti nell’impresa di farmi riabilitare Grillo.
Gli attacchi, tipici da regime stalinista, cui hanno sottoposto il santone ex comico genovese, mi fanno riflettere alla luce del fatto che i nemici dei miei nemici sono miei amici … almeno temporaneamente.
Quei vecchi comunisti (a parte Di Pietro che non si è ancora capito cosa sia, ma di diritto deve essere ivi classificato perché – come Casini e Fini – porta acqua al mulino della sinistra) hanno additato Grillo al pubblico ludibrio perché sarebbe un “qualunquista”.
Però stavano ben zitti e compiaciuti quando prendeva di mira Berlusconi, da lui definito “lo psiconano”.
Ma adesso che Grillo sta arraffando nel loro giardino, non va più bene, è da demonizzare.
A seguire giornali e telegiornali allineati (purtroppo anche il nuovo TG4 orfano – e si vede ! - di Emilio Fede, ormai omologato a tutti gli altri e non più il mio telegiornale di riferimento) pronti ad attaccare il nuovo babau della nomenklatura e del politburo che opprime l’Italia.
Allora riabilitiamo Grillo, rivalutiamo la sua battaglia che evidentemente non piace alla sinistra, auspicando che possa emergere anche un Grillo politico da Destra.
Qualcuno ci prova (ad esempio Giovanardi ridicolizzando la pretesa degli omosessuali di partecipare ai “dividendi” dell’olocausto) ma non è abbastanza e comunque troppo circoscritto e  con troppe cautele.
Ci vorrebbe un Bossi anni ottanta e novanta, un Rick Santorum, un Nigel Farage, un Gert Wilders, un Le Pen al ragù.
Ci vorrebbe un nuovo Berlusconi ...



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27 aprile 2012

Con Berlusconi stavamo tutti meglio e con più soldi


La manipolazione della realtà (storica o contemporanea) è tipica dei comunisti e della sinistra in generale.
Abbiamo visto come una sconfitta militare, una occupazione della Patria da parte di eserciti stranieri siano state trasformate in una improbabile pagina di storia rivisitata e corretta.
Abbiamo visto come abbiano fatto presto a riciclarsi da internazionalisti sventolanti uno straccio rosso e inneggianti alle invasioni “fraterne” da parte dell’Armata sovietica, a nazionalisti che fanno la ola per il 150° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia (anche in questo caso travisato in “unità” d’Italia) per poi appiattirsi di nuovo al servizio degli interessi dei finanzieri internazionali.
Così non si può essere stupiti dal fatto che cerchino di vendere agli stolti la informazione che Berlusconi ha governato dal 1994 ad oggi.
Di diciotto anni, Berlusconi ha, purtroppo, governato solo nove anni, gli altri sono da ripartirsi tra Dini (ribaltone del dicembre 1994), Prodi uno (1996-1998), D’alema (1998-2000), Amato (2000-2001) e di nuovo Prodi (2006-2008).
Ancora più interessante la tabella che segue e che smentisce un’altra mistificazione della sinistra e di chi crede a ciò che viene scritto sulla sua stampa.
1986 (prima repubblica) - pressione fiscale 35,2%
1993 (Amato e Ciampi) - pressione fiscale 42,3%
1994 (Berlusconi)          - pressione fiscale 40,2%
1995 (transizione Dini)  - pressione fiscale 40,1% (senza provvedimenti, quindi trascinamento del governo precedente)
1996 (Prodi)                  - pressione fiscale 41,8%
1997 (Prodi)                  - pressione fiscale 43,3%
2001-2005 (Berlusconi) - pressione fiscale in calo dal 41,9% al 40,8%
2006-2007 (Prodi)        - pressione fiscale aumentata al 42,3% fino al 43,4% del 2007.
Come è evidente, l’aumento della pressione fiscale è coinciso con la sinistra al governo, la riduzione del peso fiscale, cioè la maggiore libertà dei cittadini, coincide con i governi Berlusconi.

Basta, del resto, leggersi i provvedimenti.
La sinistra ha massacrato gli Italiani con l’aumento del 5% del valore degli estimi catastali, poi con una serie di tasse “per l’europa”.
Berlusconi e il Centro Destra con due provvedimenti nel 2002 e nel 2005 hanno ridotto le aliquote e la loro incidenza sulle tasche degli Italiani.
La sinistra nel 2006, appena ritornata al potere, ha subito modificato le aliquote, rimettendo le mani nelle tasche degli Italiani.
Nel 2008 Berlusconi e il Centro Destra hanno abolito l’ici sulle prime case.
Berlusconi non ha realizzato quel paradiso che era (ed è) nel suo progetto del 1994 ?
Certo.
Ma ha molteplici attenuanti nelle circostanze (attentato musulmano dell’11settembre 2001, terremoto all’Aquila nel 2008) , nell’infedeltà di alleati determinanti per la formazione di una solida maggioranza parlamentare (Casini, Fini) , nelle aggressioni mediatiche e giudiziarie, nelle oscillazioni dell’elettorato che non gli hanno conferito né la maggioranza assoluta (obbligandolo alle coalizione che inevitabilmente annacquano i programmi) né continuità di governo: vittoria nel 1994 (poi il ribaltone di Scalfaro, Bossi e Dini), sconfitta elettorale nel 1996, vittoria nel 2001, sconfitta (molto, molto dubbia) nel 2006, vittoria nel 2008 con il recente ribaltone ispirato dagli ambienti finanziari internazionali ed eseguito da Napolitano e Monti.
Ma c’è un dato che emerge dalla trascritta tabella: la tendenza del Centro Destra è a favore del cittadino, quella della sinistra invece per uno stato invasivo.
E’ ovvio che quando si arriva al governo dopo che altri hanno aumentato le tasse per elargire fondi per improbabili finalità, è più difficile tagliare quelle spese e quindi ridurre le tasse visto che i beneficiati insorgono liturgicamente al grido: i diritti acquisiti non si toccano.
Ciononostante Berlusconi e il Centro Destra non solo ci hanno provato, ma ci sono anche riusciti sia pur in misura minimale (ma pur sempre significativa rispetto all’azione contraria della sinistra).
Infatti se la perfezione deve restare l’obiettivo cui tendere, non possiamo rinunciare al meglio (o al meno peggio) tra le alternative concretamente realizzabili.
Allora chi, oggi, è legittimamente insoddisfatto del Centro Destra rifletta prima di indebolirlo con l’astensione (non penso ad un voto a sinistra …) perché sarebbe una scelta autolesionista, visto che ad approfittarne sarebbe una sinistra statalista e prodiga con i soldi nostri.
In fondo la scelta nel Centro Destra è ampia e se al Pdl ci sta tutta una bella lezione (anche per accelerarne il cambiamento) la Lega, La Destra, Forza Nuova possono raccogliere il legittimo scontento, spingendo anche il Pdl a cambiare, come in Francia è avvenuto con la affermazione del Fronte Nazionale di Marine Le Pen.





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25 aprile 2012

Caro Silvio il tuo elettorato non è "moderato"

Silvio Berlusconi, nella sua prima vera uscita dopo il colpo di mano della finanza internazionale che ha imposto Monti a Palazzo Chigi, ha esposto con crudo realismo alcune verità.
Quelle che a me interessano riguardano l'assetto politico e le prospettive future del Centro Destra.
E' vero che, non solo in Italia quindi ma ovunque (e la Francia è lì a dimostrarlo) , il Centro Destra diviso consente ad una sinistra sempre minoritaria di vincere e governare.
Accadde nel 1996 in Italia con la divisione che vide la Lega conquistare un 10% fondamentale per ... collocare Prodi a Palazzo Chigi (e furono tasse ed ingresso nell'euro ... ).
Accadde, in altre circostanze, negli Stati Uniti quando nel 1992 la candidatura di Ross Perot tolse a George Bush padre i voti necessari per battere Clinton.
Giustamente, quindi, Berlusconi afferma che un Centro Destra unito vince, diviso perde e pertanto lui si adopererà per unire.
Purtroppo torna ad usare, come già fece nel 2008, un vocabolo che mi provoca l'orticaria: moderato.
Condivido tuttora quel che affermò Daniela Santanchè nel 2008: moderato è sinonimo di modesto, grigio.
Moderato non è nè carne, nè pesce e fondamentalmente è un elettore infido perchè incerto fino all'ultimo, quando magari decide in base alla percezione di chi potrebbe vincere per saltare sul carro del vincitore.
Moderato è il buonista che non vuole il respingimento degli immigrati e, magari, è disposto a concedere loro cittadinanza e voto.
Insomma il ritratto del moderato è con tante ombre e poche luci, perchè è la persona che non vorresti avere al tuo fianco in una battaglia (e ancor meno vorresti avere alle spalle ...).
Avendo usato quella infernale parolina, Berlusconi ha fornito assist a Casini per replicare che lui, sì, è perfettamente d'accordo per il partito dei moderati ma non per fare, in loro nome, una politica che moderata non è.
Segno evidente che Casini, non rifiutando le avances del Cavaliere, pone però delle condizioni che qualunque uomo di Destra rifiuterebbe, soprattutto in campo immigrazionista e riformista.
Però Berlusconi ha ragione nel valutare che, in questa situazione (magari potrà cambiare fra un anno così come è radicalmente cambiata tra la vittoria alle regionali del 2010 e la disfatta del novembre 2011) non si possa prescindere da una alleanza di tutti coloro che appartengono all'area del Centro Destra, ma non sono tutti moderati.
La Lega non mi sembra possa essere definita "moderata" , come pure la Destra Radicale (imprescindibile anch'essa) o, voglio sperare, ex missini come Meloni, Gasparri e La Russa (questi ultimi due indicati oggi ne Il Resto del Carlino, quali elettori, fossero stati francesi, di Marine Le Pen).
E come la mettiamo con un Fini che si è beccato (sempre in una intervista pubblicata oggi ne Il Resto del Carlino) del "traditore" da Jean Marie Le Pen che ha poi rincarato evidenziando il fallimento del tradimento stesso ?
Del resto abbiamo già visto come la presenza dei Casini e dei Fini abbia imbrigliato ogni tendenza riformatrice, danneggiando il Premier e l'intera coalizione.
Credo anche che ben pochi elettori di Centro Destra (non "moderati") sarebbero disponibili a concedere la propria fiducia ad una coalizione che torni a vedere Casini e Fini in lista.
E questo è un pregio ma anche un difetto dell'elettore di Centro Destra che, così, manifesta la sua superiorità culturale e politica nei confronti dell'omologo di sinistra che, invece, voterebbe chiunque si presentasse "contro": contro Berlusconi, contro "la Destra", contro "il Mercato", contro la Lega, contro "il Capitalismo", contro "i Fascisti" e via con i babau che, negli anni, si sono succeduti e che hanno unito la sinistra non su un progetto, ma solo per impedire la realizzazione di quello altrui.
E' un pregio perchè dimostra la maturità politica e la libertà di giudizio dell'elettore di Centro Destra, ma anche un difetto perchè, come abbiamo visto, la mancanza di una disciplina di voto consegna spesso ad una sinistra minoritaria il governo e quindi le scelte sulle politiche nazionali.
Così abbiamo avuto l'europa, l'euro, le tasse, la spesa senza controllo, leggi repressive della libertà di opinione e rischiamo di avere cittadinanza e voto agli immigrati, la manipolazione genetica, l'eutanasia, il "matrimonio" degli omosessuali, la patrimoniale sui nostri risparmi e immobili, l'asservimento ad un internzionalismo socialista rivisitato in chiave finanziaria e burocratica ed altre leggi che limiterebbero la nostra libertà di espressione.
La soluzione, però, c'è.
Come dice Berlusconi: confederiamoci.
Ma non in un unico contenitore di "moderati", bensì tra un partito dei "moderati" ed un partito di Centro Destra che sappia difendere, con coerenza, i principi che ne fanno inevitabilmente l'opposto di ogni sinistra.
Una confederazione che dovrà prendere spunto dal tipo di legge elettorale che sarà vigente (a proposito: com'è che non si parla più di cambiarla ? Adesso che non c'è più Berlusconi va bene il "porcellum" ?) perchè con un premio di maggioranza, sarà obbligatorio unirsi.
Senza il premio di maggioranza, la coalizione può attendere e il partito di Centro Destra potrebbe anche puntare a diventare maggioranza almeno relativa per poi dettare le regole del gioco.
Anche perchè, alla fine dei giochi, dubito che vi siano elettori moderati disposti a sposare le sconosciute e forse inesistenti tesi politiche di Casini, mentre credo che la maggior parte degli elettori dell'udc condividano le speranze e le attese manifestate dagli "estremisti" della Lega e della Destra e siano in netta contrapposizione alle velleità meramente ideologiche e prive di concretezza della sinistra, di qualunque sinistra possa mai presentarsi.

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Viva il 25 aprile


Festa di San Marco, Patrono della Serenisima Republica de Venesia e del glorioso ed omonimo battaglione dei nostri Fanti di Marina (Marò).
Particolare significato riveste la odierna festività quando due nostri Fanti sono sotto sequestro in India per aver adempiuto al loro dovere in ossequio agli ordini ricevuti.

Viva il 25 aprile, Viva San MarcoViva Venezia !



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24 aprile 2012

L'euro ha fallito


Lo slogan di Marine Le Pen può essere mutuato da tutte le forze antieuropeiste e nazionaliste d’europa.
Marine Le Pen, nelle prime dichiarazioni rilasciate dopo la netta e riconosciuta affermazione elettorale, ha sostenuto che il fallimento dell’euro è anche il ritorno delle Nazioni.
Lo vediamo anche in Olanda, dove il partito di Geert Wilders, togliendo l’appoggio al governo liberale, lo ha costretto alle dimissioni.
Perché ha tolto il sostegno ?
Perché Wilders non accetta il programma di interventi tesi unicamente a conseguire un dato numerico: portare il rapporto deficit/pil sotto il 3%.
Detto per inciso il togliere l’appoggio è quel che avrebbe dovuto fare il Pdl appena Monti decise di reintrodurre l’Imu.
Nella nuova Spagna di Rajoy e nella Gran Bretagna di Cameron la cura più che di tasse è a base di tagli alle spese.
In Italia, invece, Monti, obbediente scolaretto della governante di Berlino, ha scelto la strada più facile dell’aumento intollerabile della pressione fiscale.
In Italia Monti spera di far quadrare i conti con un programma fondato per oltre l’80% sulle tasse e meno del 20% di tagli alla spesa.
Esattamente il contrario di quel che fanno in Spagna e nel Regno Unito.
Anche un imbecille capirebbe che inseguire le spese con l’aumento delle tasse non ha prospettive, perché (purtroppo) i nostri redditi non seguono tale curva ascendente.
Eppure vi sono ancora commentatori che si ritengono qualificati in economia che alle attuali difficoltà rispondono chiedendo più europa, cioè più dosi del veleno che ci sta uccidendo.
I Popoli e le Nazioni europee stanno dimostrando di avere più buon senso dei burocrati di Bruxelles chiusi nella loro torre d’avorio e dei loro emissari due dei quali imposti a governare Grecia e Italia.
Il successo del Fronte Nazionale in Francia è solo l’ultimo tassello di una rivolta che unisce i Popoli e le Nazioni dell’europa molto più dello stesso euro.
Un anelito di libertà, di sciogliersi dai lacci e lacciuoli di una politica fondata sulla burocrazia e l’oppressione comunitaria pervade i Popoli e le Nazioni europee.
Anche in Italia chi saprà, con forza, chiarezza e decisione, schierarsi contro l’euro e contro l’europa delle direttive sui cetrioli, per esaltare la Sovranità e l’Indipendenza Nazionale, quello vincerà le prossime elezioni.
L’euro ha fallito.
Monti ha fallito.
L’oppressione comunitaria in salsa socialista ha fallito.
Ribellarvisi è un dovere verso noi stessi e il nostro futuro.





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23 aprile 2012

La Destra Italiana prenda esempio dal Fronte Nazionale


Ieri si è svolto il primo turno delle presidenziali francesi che ha indicato il socialista Holland e il presidente uscente Sarkozy quali sfidanti al ballottaggio del 6 maggio prossimo.
Ma la vera sorpresa è il corposo risultato ottenuto dalla candidata del Fronte Nazionale, Marine Le Pen, figlia di Jean Marie.
Oltre il 18% , saldamente terza forza nel panorama politico.
Marine, purtroppo, non è riuscita nel raggiungere il ballottaggio come già avvenne nel 2002 al padre che eliminò il socialista Jospin e poi perse contro Chirac, ma ha compattato le forze di Destra in un partito con il quale tutti dovranno fare i conti.
Prima di tutto Sarkozy che ha bisogno di quei voti per conservare l’Eliseo, ma anche Holland dovrà strizzare l’occhio alla Le Pen in chiave antisarkò e, qualora eletto, non potrà ignora che un francese su cinque è dichiaratamente contro l’immigrazione, contro l’euro, contro le unioni omosessuali, contro, cioè, tutto ciò che caratterizza (e squalifica ai miei occhi) la sinistra nel mondo.
Il risultato del Fronte Nazionale non è casuale, ma il frutto di decenni di coerente lotta politica, senza il timore di restare isolati.
E’ il frutto anche della capacità di aggregare, attorno ad un leader forte – Jean Marie – tutte le anime della Destra per indirizzarle verso un obiettivo comune anche dopo che l’età ha costretto il vecchio capo a non candidarsi in prima persona.
L’esempio del Fronte Nazionale è illuminante per la dispersa Destra Italiana.
Giorgio Almirante aveva intuito il potenziale di Le Pen, concedendogli di copiare il simbolo dell’Msi.
La brama di Fini di essere accettato dalla sinistra gli fece perdere i contatti con il Fronte Nazionale assieme al quale avrebbe potuto creare l’ossatura della Destra europea in chiave anticomunitaria.
Mi dicono che Storace abbia avuto un buon colloquio con Marine Le Pen ed è asupicabile che i cugini francesi riescano con il loro esempio a riportare ad unità le varie Forza Nuova, La Destra, Fiamma Tricolore e tutti gli altri frammenti della Destra, anche quelli che, come Meloni, La Russa, Gasparri, Santanchè, hanno trovato casa in un Pdl nel quale cattolici dorotei e quelli più libertari che liberali, che ugualmente non possono rappresentare la Destra Italiana, rischiano di spartirsi l’eredità di un Berlusconi che resta finora l’unico Leader aggregante di tutto il Centro Destra.
Ed è proprio la questione della leadership che sembra essere la ferita maggiore per la Destra.
Certo Storace non ha l’immagine per interpretarlo, soprattutto al Nord e gli altri sono semisconosciuti con grandi difficoltà a proporsi come leaders nazionali.
La Lega ha molti uomini provenienti dall’ambiente di Destra cui ha scippato molti cavalli di battaglia (immigrazione, ordine pubblico, buon costume contro la deriva morale, ad esempio) anche se la sua leadership nazionale (lombarda) ha radici fondamentalmente di sinistra.
E allora non resta che auspicare l’arrivo a Destra di un personaggio che, rischiando in proprio, sappia raccoglier l’esempio francese del Fronte Nazionale e, rinunciando per i primi tempi a onori e cariche, si carichi sulle spalle la Destra Italiana per portarla là dove è riuscito con quella francese Jean Marie Le Pen.
Quanto alle presidenziali francesi, purtroppo Marine Le Pen non andrà al ballottaggio e, se fossi francese, il sei maggio voterei Sarkozy, perché mai e poi mai voterei per uno di sinistra, socialista, poi … (piuttosto voto Belzebù!), fedele al principio che il peggiore dei nostri sia comunque migliore, del migliore dei loro.




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22 aprile 2012

12 maggio 2013


12 maggio 2013, domenica, elezioni politiche in Italia.
Dopo quasi due anni di commissariamento operato dai procuratori dei poteri forti internazionali, l'Italia torna al voto per eleggere il nuovo parlamento ed un governo scelto dal Popolo votante.
Durante l'occupazione tedesca gli entusiasmi per il governo dei "migliori" sono via via svaniti e Monti ed i suoi, invece di essere ricoperti di onori e proposte di candidature, si sono dovuti rifugiare nell'anonimato, alcuni anche cambiando i propri connotati  per non farsi riconoscere (la Fornero si è fatta anche un improbabile tatuaggio: una farfallina ...) mentre Monti in persona ha trovato rifugio negli uffici della Bundesbank di Francoforte.
Si è salvato il solo Passera che ebbe l'intuizione di dimettersi dal governo a giugno 2012 motivandolo con il dissidio nei confronti della politica della Fornero e accasandosi con il nuovo partito di Casini, sfilandoglielo quindi con destrezza ...
A sinistra Bersani è stato sostituito direttamente dalla Camusso, mentre Vendola, Di Pietro, Grillo, Diliberto si contendono i più esagitati.
A Destra una Lega ormai saldamente nelle mani di Maroni ha stretto una sotterranea alleanza con il pci/pds/ds/pd della Camusso, mentre Alfano, con quello che resta del Pdl dopo la definitiva uscita di scena di Berlusconi, davanti a platee sempre più esauste, afferma che dopo il voto lui organizzerà un evento che mai si è visto nella politica.
Invece di riunificarsi, la Destra Radicale si è ancor più frazionata, presentandosi così con dieci liste, tutte che rivendicano la purezza dell'eredità dell'Msi.
Finalmente il voto.
Il 64% degli Italiani risulta astenuto, ma il 36% che è andato a votare deciderà per tutti.
Il pci/pds/ds/pd ottiene il 40% del 36% .
Secondo arriva il partito di Passera con il 20% del 36%.
Seguono gli altri capeggiati da Vendola con il 10% del 36%.
La maggioranza parlamentare è chiaramente di sinistra.
Primi provvedimenti del nuovo governo di sinistra.
Patrimoniale su tutti i ricconi, definiti tali tutti coloro che fanno due pasti al giorno e dormoni in un letto pulito.
Aumento delle aliquote irpef : il 100% del reddito per chi percepisce più di cinquantamila euro all'anno.
A seguire l'80% oltre i quaranta, il 70% oltre i trenta, il 50% oltre i venti e il 30% sotto i venti.
Le coop saranno incaricate di gestire tutti i servizi dello stato.
Gli omosessuali potranno sposarsi, anche in chiesa e se i preti vi si opporranno saranno passibili di arresto immediato.
Sarà possibile scegliere le caratteristiche dei propri figli con la manipolazione genetica, anche se per le femmine sono imposti i geni camussiani.
Gli anziani che non lavorano più saranno aiutati a togliere il disturbo.
Agli immigrati sarà concessa la cittadinanza, il diritto di voto e una pensione di cinquemila euro al mese appena mettono piede in Italia e potranno scegliersi la casa dove vivere.
Se occupata, la forza pubblica provvederà ad espropriarla a semplice richiesta verbale dell'immigrato.
Il governo e tutte le istituzioni si trasferiranno a Bruxelles, da dove amministreranno anche il più piccolo dei comuni per l'obbligo di par condicio tra tutti i cittadini.
Essendosi realizzata la società perfetta, vengono abolite le elezioni.

Non vorremo mica che divenga realtà ?  



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20 aprile 2012

I senza partito


Il governo imposto dalle consorterie finanziarie internazionali mostra tutti i suoi limiti e difetti, limitandosi ad aumentare le tasse senza prendere alcun provvedimento concreto per aumentare il benessere degli Italiani.
Sembra quasi che Monti rispetti un copione scritto altrove, il cui unico scopo è quello di depredare l’Italia e gli Italiani e rientrare in cassa degli investimenti effettuati nei titoli di stato.
A fronte di un governo mai eletto, i partiti che, tradendo il mandato elettorale, sostengono Monti cominciano a fibrillare, soprattutto a fronte di impietosi sondaggi che segnalano una profonda disaffezione del loro stesso elettorato.
Per agevolare il compito di Monti è stata orchestrata una campagna di aggressione alla Lega, con il tentativo ormai evidente di consegnarla nelle mani di Maroni, versione in salsa leghista dei vari Alfano, Casini, Bersani, Fini.
Mentre Di Pietro non risulta credibile come alternativa, crescono le intenzioni di voto per Grillo il cui movimento rappresenta in toto il nichilismo relativista antisistema.
In questo quadro Casini tenta la mossa di un nuovo partito per continuare a galleggiare (come gli riesce benissimo da sempre ...) mentre Bersani si guarda intorno e non sa che pesci pigliare ma può confidare sullo zoccolo duro dei comunisti che non capiscono, ma si adeguano perché per loro non cambia nulla: se lo scrive l’Unità i coccodrilli volano sempre e così anche Monti va bene finchè lo dirà il partito.
Nel pdl Alfano mostra tutti i limiti di una leadership inesistente e se Berlusconi tace (mi auguro comunque che prepari qualcosa …) c’è fermento nelle due anime cattoliche e liberali.
I primi cercano di smarcarsi per rifondare la dc con Casini ed hanno trovato nell’insoddisfatto Pisanu il loro punto di riferimento, mentre i secondi, raccolti attorno ad Antonio Martino, sognano un partito liberale di massa (ma sui temi etici come la mettiamo ?).
Non riesco a capire cosa abbiano intenzione di fare gli ex missini come La Russa, Gasparri, Meloni, Matteoli che sembrano spariti dalla circolazione.
A ben vedere riferimenti politici e partitici li hanno quasi tutti.
I liberali con Martino: perfettamente d’accordo con loro sul piano economico, ma per me risultano invotabili sul piano etico visto che sono a favore di divorzio, aborto, capricci degli omosessuali, manipolazione genetica, eutanasia.
I cattolici che, presumibilmente con la discreta guida d’oltre Tevere, stanno tornando all’unità e se appaiono accettabili sul piano etico, non lo sono su quello politico (alleanza con i comunisti) e sociale (cittadinanza e voto agli immigrati).
I comunisti che possono scegliere tra una ampia gamma di prodotti: ex, post, neo, vetero, con l’aggiunta di Vendola che consente anche una riferimento per gli omosessuali.
I federalisti continuano ad avere la Lega, anche se con Maroni rischia di diventare la brutta copia del Pdl di Alfano e, forse, sarebbe auspicabile una scissione che riporti Bossi al comando del vero Carroccio e Maroni a far la fine di chi, anche in passato (come Formentini e Pagliarini) pensò a strategie personali (e forse non aveva torto chi pensava pochi mesi fa di espellere Maroni …).
Persino le istanze più distruttive e nichiliste trovano una loro rappresentanza con Grillo.
Manca la rappresentanza di una Destra, di un Centro Destra, che sia liberale in economia e reazionariamente tradizionale sui temi etici.
Insomma, manca la posizione che era perfettamente espressa da Berlusconi.
Mancano anche i missini, pur con la loro caratterizzazione sociale che però non vuol dire socialista, soprattutto quelli evoluti dalla partecipazione a governi nominalmente liberali.
Poiché, con buona pace della mia amica Nessie  , la politica è l’arte del possibile, ma soprattutto ha l’obbligo di dare rappresentanza alle istanze dei cittadini e questo lo si può realizzare solo con lo strumento partito.
Possibile che tutti si stiano organizzando tranne il vero Centro Destra, liberale (in senso lato e inclusivo) in economia e reazionario (ugualmente in senso lato e inclusivo) sui Valori ?
Oppure possiamo attenderci una gradita sorpresa, come fu Forza Italia nel 1994 ?



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19 aprile 2012

A Berlusconi conviene indossare nuovamente l’armatura


Nel novembre scorso una maggioranza ed un Premier voluti dal Popolo con le elezioni del 2008, hanno dovuto cedere il passo a degli oligarchi imposti dal potere finanziario internazionale.
In particolare il Premier Berlusconi fu pesantemente attaccato nelle aziende che aveva fondato con una aggressione che faceva seguito a quella mediatica e giudiziaria perseguita per diciotto anni al fine di demolirne l’immagine e incrinarne il consenso elettorale.
La resa di Berlusconi fu la parola fine per una maggioranza che meglio aveva saputo interpretare l’Italia e la sua maggioranza di Centro Destra.
Pur non riuscendo a centrare l’obiettivo del rinnovamento istituzionale, normativo e sociale, la strada intrapresa (su tasse, immigrazione, riforme) era quella giusta, magari percorsa con eccessiva timidezza, dovuta anche ai ricatti di Casini prima e di Fini poi.
Evidentemente la maggioranza risicata seguita al tradimento dei parlamentari eletti “per Berlusconi Presidente” ma che poi seguirono Fini nella transumanza a sinistra, ha impedito, dal luglio 2010, ogni altro sviluppo.
Berlusconi, attaccato nel cuore delle sue aziende, fu quindi costretto a rassegnare le dimissioni, pur avendo respinto, voto dopo voto, tutte le mozioni di sfiducia presentate da una opposizione che sarebbe stata incapace di ribaltarlo senza l’intervento delle consorterie finanziarie internazionali che, in cambio, hanno preteso che a Palazzo Chigi si insediasse un loro uomo di fiducia con il compito di tassare gli Italiani.
Berlusconi, forse, come già accadde con Scalfaro nel 1994, fu tratto in inganno da parole suadenti che, più o meno, potevano suonare così: ti fai da parte e, silenziosamente, se non ostacoli il gauleiter Monti, cesseranno gli attacchi a te e alle tue aziende.
Per maggior sicurezza i poteri forti hanno attaccato la Lega, costruendo una campagna di stampa sull’uso legittimo da parte dei legittimi facoltizzati del legittimo finanziamento pubblico.
Quasi in contemporanea, sono ripresi gli attacchi giudiziari a Berlusconi (veggasi il ridicolo caso delle “escort”) con azioni tanto a Milano quanto a Bari e, cambiando le carte in tavola, il governo ha inferto un colpo a Mediaset, revocando il cosiddetto “beauty contest” sull’assegnazione delle frequenze digitali e riducendone nel numero la possibilità di possederle ad un singolo operatore.
E’ evidente che Berlusconi non avrà pace finchè vivrà.
Sarebbe quindi meglio se, rinunciando a fare il Cincinnato, tornasse ad indossare l’armatura, per scendere nuovamente sul campo di battaglia.
Lui e Bossi rinuncino alla pensione, tanto dovranno combattere fino all’ultimo respiro e sarebbe meglio per tutti noi se la vecchia maggioranza di Centro Destra si rinsaldasse e abbattesse Monti.
Il programma ?
Facilissimo: abolire l’Imu e ridurre le tasse e le spese.
Perché il pareggio in bilancio, obbligo sacrosanto, ma che non doveva essere imposto all’interno del fiscal compact europeo, bensì dal buon senso, può essere raggiunto sì come vorrebbe Monti con il 60% di spese e il 60%, ma anche con il 20% di spese e il 20% di tasse.
Berlusconi può ancora interpretare l’antipolitica nel senso migliore del termine, a favore del Popolo e anche di se stesso e stia sicuro che gli Italiani, la maggioranza degli Italiani, torneranno a votarlo.
Conviene tanto a noi quanto a lui che torni in campo a tempo pieno.



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18 aprile 2012

Cercasi cuori ribelli


La contestazione nei confronti del governo Monti è pari alla piaggeria che la stampa italiana continua, con poche, meritorie eccezioni come Libero e Il Giornale, a riservare all’inviato dei poteri finanziari internazionali, mai eletto presidente del consiglio italiano.
Purtroppo mi sembra che tali contestazioni, a parte l’atteggiamento compulsivo della cgil e degli estremisti in servizio permanente distruttivo che si ritrovano uniti nel “no” ma non sanno costruire nulla, si limiti a furiosi picchiettii con le dita sulle tastiere dei computer, terminate i quali, scaricata la pressione, tutti tornano alle loro attività.
Una volta, prima di internet, ci si “ingastriva” e, ogni tanto, si “scoppiava” con una catartica azione di ribellione, concreta, non sulla carta.
La civiltà di cui tanto ci vantiamo (spesso a ragione, ma non sempre) ci ha alquanto ammosciato.
Come amo spesso ripetere, ci basta un piatto di tortellini e la partita di calcio per televisione e la ribellione può essere rinviata.
Purtroppo non vengono rinviate le tasse che ci massacrano e gli adempimenti burocratici che aggiungono il danno alla beffa.
Come l’obbligo di pagare la prima rata mediante f24 e solo a dicembre mediante bollettino e secondo alcune fonti (non sono ancora riuscito a capire e sapere se sia vero o falso) dovremo persino calcolare noi stessi il riparto tra stato e comuni.
Un popolo affamato, come un sol uomo, si sarebbe ribellato e nessuno pagherebbe il pizzo sulla casa: non possono mica perseguirci tutti e cinquanta e più milioni che siamo !
Un popolo che, evidentemente, non è così affamato come viene dipinto, tace e paga.
Cercasi cuori ribelli per rivoltarsi prima che si diventi tutti affamati sul serio.



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17 aprile 2012

A chi giova l'aggressione alla Lega ? - 3 -


La Lega si è distinta per le sue posizioni antieuropeiste e sociali come ha dimostrato nella autolesionista battaglia contro la riforma delle pensioni e la riforma del lavoro pensate da Berlusconi, cause non ultime – il non averle realizzate - della sua caduta.
L'opposizione dal primo minuto al governo di Bin Loden Monti imposto dalla finanza internazionale come gauleiter d'Italia, rende la Lega il maggior ostacolo al dilagare della politica mondialista che trova le sue radici nella Goldman Sachs, nell'eurocrazia di Bruxelles, nell'FMI, nella BCE e in tutti quelle consorterie tipo Bilderberg e Trilateral.
Sospetto è l'accanimento della stampa di proprietà dei poteri forti italiani contro la Lega, lo stesso accanimento che per diciotto anni è stato innescato contro Berlusconi (altro grande ostacolo al mondialismo).
Accanimento che non ritroviamo nei confronti dei casi che riguardano i vari esponenti della sinistra come Lusi, Tedesco, Vendola, Penati, Errani, Emiliano.
Sembra proprio una sorta di “pulizia etnica, svolta con altri sistemi rispetto a quello delle armi, nei confronti di tutti coloro che possono rappresentare un ostacolo reale all'asservimento dell'Italia.
Appena terminato con Berlusconi, ecco toccare alla Lega ed a Bossi.
Del resto se Bin Loden Monti ha cominciato ad attribuire ad una frase insolitamente coraggiosa della Marcegaglia i nuovi disastri in borsa e spread, figuriamoci quanto possono aver danneggiato l'Italia le campagne di stampa condotte negli anni contro Berlusconi, le indagini fondate sui teoremi, le satire di nani e ballerine e l'ostruzionismo della sinistra.
Se volessimo credere a Monti contro la Marcegaglia, allora dovremmo anche imputare a tutti i soggetti elencati una campagna denigratoria contro il Premier Berlusconi che ci ha condotto alle attuali condizioni.
Viceversa, pensiamo solo un attimo quanto di più e di meglio avrebbe potuto fare Berlusconi se solo avesse avuto un decimo dell'ossequio che viene riservato a Monti.
Ma Berlusconi, per storia personale e per carattere, era un soggetto che non si prestava a fare il semplice gauleiter.
Così anche l'Italia, con lui, pretendeva un posto al primo tavolo.
Adesso ci si accontenta di interpretare il ruolo dei portaborse di Francia e Germania come è dimostrato dal repentino passaggio sul fronte dei sostenitori della tassa sulle transazioni finanziarie (del resto dove c'è una tassa da imporre, lì c'è Monti …).
Ma c'era ancora un ostacolo da rimuovere, dopo aver messo all'angolo Berlusconi tenendo sotto tiro le sue aziende: la Lega e Bossi che non si erano prestati ad unirsi al coro laudativo del nuovo ordine.
Così è stata scatenata l'attuale caccia alle streghe.
Per tutti questi motivi, se non fosse per i dubbi che ho su Maroni, votare Lega sarebbe a mio parere la scelta più indicata da fare.




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16 aprile 2012

A chi giova l'aggressione alla Lega ? - 2 -


Se all'interno della Lega ad avere interesse ad un nuovo corso non può che essere l'eterno numero due, ben più vasta è la platea di coloro che nel panorama politico nazionale sperano di banchettare, come tanti avvoltoi, con il cadavere di Bossi e della Lega.
Il principale interessato è anche quello che, con maggiore signorilità apparente, assiste a tutta la vicenda: il Pdl.
Recenti sondaggi indicano infatti un recupero di consenso del Pdl, probabili elettori pidiellini in libera uscita verso l'unico partito che si opponesse a Bin Loden Monti ed ora in rientro disgustati da quello che leggono contro Bossi.
Sì, perchè i quotidiani (e i telegiornali) di Centro Destra, per quanto pochi, non sono andati con mano leggera a cavalcare l'aggressione contro la la Lega, hanno anzi partecipato con passione al tiro alla Lega.
Mario Sechi sul Tempo, ma anche, Feltri e Sallusti a parte (probabilmente per senso tattico non si sono accaniti in prima persona), il Giornale e poi Libero, hanno dato ampio spazio alle accuse, alle informazioni filtrate dalle procure, alla diffusione urbi etr orbi dello stato d'animo dei leghisti.
Del resto se la Lega fosse azzerata o quasi, il Pdl rimarrebbe l'unico partito del Centro Destra che attirerebbe, come il pianeta dominante, tutte le sin troppe frastagliate forze della Destra e del Federalismo.
E se il Pdl lascia alla propria stampa amica il lavoro sporco, il pci/pds/ds/pd ha messo in moto la sua ancora temibile organizzazione di partito per recuperare i “compagni” che si erano avvicinati alla Lega.
I comunisti sanno bene che l'alleanza tra Berlusconi e Bossi era il cardine sul quale si reggeva la sbarra che impediva loro il potere.
Il Nord produttivo aveva ripetutamente indicato nelle alleanze tra Lega e Pdl la chiave per la propria rinascita ed era lì il tallone di Achille degli epigoni di Togliatti e Stalin.
La liquidazione della Lega consente ai comunisti di sperare nella rottura di quell'asse per loro diabolico e, conquistando il Nord, di raggiungere finalmente l'agognato traguardo della cassa ... scusate del cuore dello stato.
Non credo che per l'udc vi siano calcoli di incremento di voti (dubito che un elettore leghista possa improvvisamente votare per Casini e per un partito che ottiene il suo quorum sopravvivenza nel cuore del sud e con la difesa dell'assistenzialismo centralista e meridionalista) ma la speranza di diventare l'alleato imprescindibile del Pdl, quindi con un potere di condizionamento addirittura superiore a quello che ebbe nel quinquennio 2001-2006.
Non credo valga neppure la pena parlare della gioia dei meridionalisti, dei centralisti, degli assistenzialisti in genere che con il martirio di Bossi e della Lega vedono aprirsi nuove prospettive per poter ottenere nuovi o più ampi finanziamenti derivanti dalle tasse del Nord.
Mentre due parole vanno spese per la Destra intesa come area politica priva di rappresentanza unitaria.
La Lega nel corso degli anni ha fatto proprie tutte le bandiere della Destra.
Dall'ordine pubblico (repressione della criminalità, legittima difesa, no alle amnistie) al buon costume (droga, omosessualità, manipolazione genetica), dalla lotta contro l'immigrazione e il meticciato, allo spirito nazionalista, perchè la rivendicazione della Patria Padana altro non è che, preso atto dell'insanabile contrasto di stile con il meridione, un perfetto spirito nazionalista.
La fine della Lega e soprattutto di Bossi, potrà dare una occasione alla Destra per riprendersi quelle bandiere.
La terza e per ora ultima parte di queste riflessioni riguarda chi, dall'aggresione alla Lega ed a Bossi, può trarre vantaggio in campo internazionale.



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15 aprile 2012

A chi giova l'aggressione alla Lega ? - 1 -


L’attacco mediatico-giudiziario portato contro la Lega da tutta la stampa e da almeno sei procure italiane, mi suggerisce alcune riflessioni che, probabilmente, non esaurirò in questo solo intervento.
Ho già scritto come ritenga il finanziamento pubblico dei partiti il Male di tutta la storia che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente.
I partiti, però, con il trio ABC, insistono nell’imbroglio e cambiano le leggi, per conservare il finanziamento pubblico invece di fondare la loro sussistenza economica sui contributi volontari dei sostenitori, il pagamento delle tessere da parte degli iscritti e l’autotassazione degli eletti.
E’ peraltro legittimo che chi svolge un servizio non abbia a rimetterci, quindi per quanto mi riguarda ritengo lecito l’uso dei soldi di partito per rimborsi e per quelle attività della vita privata che, se uno non svolgesse azione politica, seguirebbe di persona con costi minori.
Non credo quindi appropriato l’intervento inquisitorio dei magistrati sulla gestione dei fondi di un partito (o di un sindacato o di qualsivoglia associazione privata) che diventa anche intimidatorio e limitativo della libertà di azione del soggetto politico (basti guardare come si è inginocchiato Maroni davanti alla procura di Milano).
E proprio su questo punto la prima riflessione.
Possibile che la magistratura sia intervenuta, disponendo intercettazioni e chissà cosa altro, ispirata dallo Spirito Santo ?
Non avrà ricevuto una imbeccata, magari da qualcuno che era stato messo ai margini dalla dirigenza leghista ?
Mai come in questa circostanza è da porre la famosa domandina “cui prodest” ?
A chi giova tutta questa aggressività nei confronti della Lega formata da una inquisizione sproporzionata della magistratura e da una campagna di stampa e televisioni che non ha precedenti - se non contro Craxi, la dc e, negli ultimi diciotto anni, Berlusconi ?
Me lo domanderei, me lo domando e mi darei anche una serie di risposte.
Innanzitutto, per l’aspetto meno rilevante, il potere interno alla Lega, le mazzate inferte al Movimento ed a Bossi, giovano a Maroni e ai leghisti di osservazione maronita che, dal rischio concreto di venire emarginati, adesso sono loro ad espellere gli oppositori.
Quanto ciò faccia il bene delle idee di cui la Lega è portatrice non si sa, ma se fosse stato Maroni o un maronita a chiamare la magistratura (come una volta i principi italiani chiamavano le potenze straniere a combattere per loro trasformando l’Italia in un campo di battaglia dove tutti perdevano) allora la figura del nuovo apparente astro leghista non sarebbe inquadrata da una luce positiva perché chi si comportasse in quel modo meriterebbe solo disprezzo.
Nella battaglia politica, infatti, si può perdere come si può vincere, ma il ricorso a forze esterne, che non attendono altro che il pretesto per interferire, è il peggior comportamento uno possa tenere, dimostrando di non essere all’altezza di combattere da solo le sue battaglie e di non saper accettare la sconfitta.
Se, quindi, fosse stato Maroni o un maronita ad accendere la miccia che ha fornito ai magistrati il pretesto per intervenire nelle vicende della Lega, in pratica mettendo il bavaglio all’unica opposizione che contrastava con efficacia il governo di Bin Loden Monti, allora un cono d’ombra graverebbe pesantemente sull’intera nuova dirigenza della Lega.
Per chiudere con una battuta secca, si potrebbe dire che a Maroni è riuscito contro Bossi quel che non riuscì a Fini contro Berlusconi.
Ma la liquidazione di Bossi e della Lega non ha solo un vincitore interno, ne ha tanti tra i partiti concorrenti, come cercherò di esporre nel prossimo intervento.




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14 aprile 2012

Donne controcorrente

La prolungata assenza di Berlusconi dalla scena pubblica, ci ha reso orfani dell'unico che osasse stuzzicare i totem comunisti.
Il vuoto sembra essere stato (temporaneamente ?) coperto da Daniela Santanchè che, suscitando le isteriche reazioni dei rossi, ha detto una verità storica: Nilde Iotti se non fosse stata l'amante di Palmiro Togliatti non avrebbe fatto la carriera politica che troviamo nella sua biografia, per poi provocare intelligentemente con un paragone con NIcole Minetti, suscitando ulteriori e più biliosi commenti da sinistra.
Finalmente qualcuno che osa gridare che "il re è nudo" nei confronti dei comunisti.
Per quanto possa valere, io sto con Daniela e sono contento che le donne del Centro Destra si chiamino Santanchè, Gelmini, Meloni, Minetti e non Bindi, Sereni, Finocchiaro, Turco.




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13 aprile 2012

Tasse: est modus in rebus


Le tasse sono un male necessario quando vengono imposte con criterio e senza eccessi, diventano un mostro da abbattere quando, come in Italia sotto Bin Loden Monti, ci vengono aumentate da livelli già altissimi, sui redditi, sui risparmi (derivati dai redditi già tassati) e imponendo persino il pizzo sulla casa che reddito non è.
Ma oltre al quantum, c’è anche il modus con il quale i gabellieri esigono i pagamenti.
Intimidazioni, spionaggi, ispezioni, controlli sono solo la parte terminale di un autentico sistema di tortura del cittadino che inizia con la difficoltà persino di reperire i moduli con i quali autodenunciarsi il reddito e quindi pagare.
Calcoli complicati, eccezioni, commi rivoltati ogni anno, modifiche in corso d’opera, scadenze troppe e per troppi settori, sono tutti momenti che contribuiscono ad alimentare il legittimo odio verso le tasse.
E in questo commento non parlo dell’uso che delle nostre tasse viene fatto da parte di chi ce le impone.
Uno stato degno della “s” maiuscola come l’Italia non è, soprattutto dal novembre scorso, metterebbe i propri cittadini in condizione di pagare il giusto, senza aggiungere al danno (del pagare) la beffa (delle code e della burocrazia fiscale).
Per pagare il giusto, qui lo ripeto da anni, è necessaria una flat tax limitata ad un massimo del 20-25% del reddito.
Basta con la progressività che incide soprattutto contro il ceto medio, basta con percentuali di riduzione del reddito per imposte che superano non dico il 50, ma persino il 30 per cento che è già troppo.
Basta con tasse e imposte che ci perseguitano per tutto l’anno dal canone rai al bollo auto, dal pizzo sulla casa alla denuncia dei redditi, dai prelievi fiscali sui risparmi alla tassa che a Bologna si dice “del rusco”, cioè quella relativa ai rifiuti.
E poi fantomatici consorzi di bonifica che spuntano e rifilano bollette con un decennio di “arretrati”, per non parlare delle microtasse che ci strangolano sotto forma di iva, accise e altre porcherie del genere.
Ma oltre al danno economico che subiamo da una simile alluvione di fantasia fiscale mal indirizzata, abbiamo anche la beffa di dover penare per trovare i moduli e poi compilarli (correttamente, perché se si sbaglia una voce o un importo della maniacale dichiarazione elaborata dagli aguzzini del ministero delle gabelle, veniamo puniti con una pena cento o mille volte superiore alle dimensioni del nostro errore), quindi effettuare il pagamento in tempo, anche se allo sportello la coda è infinita o internet non funziona perché il server è andato in tilt o la banca non è “abilitata” per quel genere di pagamento.
Uno stato che meritasse la “s” maiuscola (e le tasse che ci impone), che si occupasse del benessere dei propri cittadini, agirebbe ben diversamente.
Innanzitutto, come ho scritto, una percentuale di tassazione che non superi il 25% del reddito.
Poi una tassa sola, omnicomprensiva, che poi sarà lo stato a decidere come ed a chi ripartire (naturalmente se non si volesse seguire la strada maestra di un autentico federalismo per cui la unica tassa verrebbe versata all’ente locale che poi si preoccuperebbe di destinare allo stato centralista romano una quota magari fissa per abitante in modo che tutti i cittadini del Nord contribuiscano con par condicio con i cittadini del sud).
Sia lo stato a comunicarci per tempo (a gennaio) quanto secondo i suoi calcoli dovremmo pagare in base al nostro reddito (e la casa non è un reddito !) e poi noi a comunicare le spese dell’anno precedente da portare in detrazione con un calcolo che ugualmente deve produrre lo stato, al termine del quale ci comunicherà le rate e gli importi (che si possono tranquillamente pagare con addebito continuativo in banca sul proprio conto corrente).
Tutti gli oneri di calcolo e riscossione a carico dello stato, perché credo che l’onere di pagare (anche cifre di gran lunga inferiori a quelle attuali) sia sin troppo per ogni cittadino.
Purtroppo in Italia, soprattutto dal novembre scorso, è in auge lo sport della tortura nei confronti dei cittadini e tali aguzzini hanno persino ripristinato il pizzo sulla prima casa per farci ancor più male.
Anche in questa occasione si sono dimostrati solo dei sadici gabellieri e invece di sfruttare l’informatizzazione di comuni e catasto per calcolare quanto dovremmo pagare, chiedono alle loro stesse vittime di denunciarsi e di arrabattarsi per pagare.
Poi magari fanno passare come una concessione una rateizzazione in tre o quattro momenti per il pagamento di una cifra spropositata, così, pensano, noi percepiamo la tassa come meno invasiva ...
Le tasse non le vuole pagare nessuno.
Ma per coscienza civica, si potrebbe riconoscere un valore sociale alle tasse se non si  aggiungesse al danno del pagamento, anche la beffa della burocrazia.


POST SCRIPTUM (14 aprile): dai quotidiani di oggi apprendo che Napolitano avrebbe dichiarato indegni di essere accostati al nome Italia, gli evasori fiscali.
Io credo che indegni di essere accostati al nome Italia siano il sistema fiscale che dobbiamo subire e chi lo difende.
Del resto da un vecchio comunista (e per questo sono contento di essere sistematicamente in profondo e totale disaccordo con le sue enunciazioni) che per tutta la vita ha anteposto l'internazionalismo rosso alla Patria ed oggi vi antepone, chiacchiere a parte, il mondialismo servo dei poteri finanziari, non possiamo aspettarci nulla di più e nulla di meglio.




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12 aprile 2012

L’ABC dell’imbroglio


In principio fu il Principe di Salina, nobile scaltro e di perversa grandezza, che istituzionalizzò il trasformismo, facendo diventare il “gattopardo”, dal nome di un rapace felino, quello di un rapace politico.
Oggi siamo scesi molto in basso e tre signori, accomunati dai medesimi interessi, privi di ideali e di progetti per la nazione, si sono accordati (e chi ne dubitava ?) per continuare a spartirsi il bottino frutto delle tasse degli Italiani.
Eliminati Berlusconi e Bossi dal connubio tra potere giudiziario, finanziario e stampa (le campagne orchestrate contro i due unici leaders del rinnovamento sono lo specchio dello sforzo profuso per eliminare dalla vita pubblica gli unici che rappresentassero un ostacolo per i loro disegni) è l’ora dei dividendi.
I partiti, secondo l’ABC del finanziamento, continueranno a percepire il pubblico finanziamento, senza quindi doversi privare, con l’autotassazione, di parte dei cospicui emolumenti che ricevono quali eletti, mentre il controllo (con prestazioni che non credo saranno gratuite …) pare, dalle notizie dei giornali radio, affidato tanto a società di revisione (le sorelline minori della Goldman Sachs …) quanto ai magistrati (immagino il magistrato di Napoli al quale venisse affidato il controllo sulla legittimità della spesa per manifesti favorevoli al federalismo, con trattenuta al Nord delle tasse del Nord …).
Figuriamoci poi che deterrente la pubblicazione in internet dei bilanci !
La gestione del bilancio di un partito (e di un sindacato) non può essere affidata ad aridi criteri contabili, alle pandette ed ai sofismi giuridici o economici.
Un partito, un sindacato sono molto differenti da un’azienda commerciale e, semmai, è proprio l’aver trasformato in “affare”  quello che non può essere così svilito, che ha provocato i danni.
Il tesoriere di un partito deve disporre, con buon senso, dei fondi che gli pervengono, per dare visibilità alle idee ed ai progetti, ma anche per dare copertura ai propri dirigenti che si espongono e che rinunciano ad occuparsi dei propri affari privati per dedicarsi al partito.
E’, quindi, legittima la politica dei rimborsi spese e degli oneri a carico del partito.
Non si può, però, richiedere ai cittadini di partecipare alle spese di politici la cui ideologia contrasta con la loro.
Ma è esattamente quello che ci viene imposto dal finanziamento pubblico, anche nel nuovo imbroglio ideato da ABC.
Per quanto mi riguarda nulla vieta a Bersani e Casini di spremere i loro eletti, di raccogliere fondi tra i loro amici delle coop e delle parrocchie, di imporre il costo della tessera.
Ma considero un insulto pensare che una parte delle mie tasse debba finire nelle loro tasche, per sostenere idee che aborro.
Se io voglio sostenere un partito, una idea, come feci durante la campagna elettorale de La Destra nel 2008, provvedo direttamente a disporre un bonifico, ma le tasse, mie e di chiunque altro, devono servire per servizi che siano condivisi da tutti i cittadini, non per ripartirle tra tutti i partiti, anche quelli più lontani dalle nostre idee.
E sarebbe anche ora di smetterla con i politici di professione, che si abbonano alla segreteria di un partito sin dai banchi delle elementari e, qualora perdessero la poltrona, non avrebbero una professione cui tornare e sono costretti, per sbarcare il lunario, a continuare a vivere di, con e sulla politica.
Continuare ad elargire soldi di tutti ai partiti, indipendentemente dalla forma e dalle modalità, è un imbroglio, tanto più grave, quanto più viene venduto come una riforma dal trio dei commissariati da Bin Loden Monti, l’astuto gabelliere inviatoci dai poteri forti internazionali per trasformarci in sudditi acefali.



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