Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

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Diciamo NO alla deriva

30 settembre 2012

Facce di bronzo

Dal più celebre "pirla della settimana", ogni tanto giornali, associazioni o anche singoli commentatori istituiscono con sarcasmo "premi" finalizzati a rimarcare il ridicolo di cui si coprono alcuni personaggi.
Avevo pensato anche io a qualcosa del genere e l'avrei denominato "la faccia di bronzo del mese".
Il problema è che, solo in questa ultima settimana del mese, ho un elenco di almeno cinque papabili, quattro persone  singole e una categoria.
Come, infatti, sarebbe possibile lasciare fuori dalla classifica l'esimio premier Mario Monti, considerato il salvatore della patria, fedele esecutore degli ordini della governante tedesca e delle consorterie finanziarie internazionali e rapace rastrellatore dei redditi e dei risparmi degli Italiani ?
Le sue "luce alla fine del tunnel", "il prossimo anno ci sarà la ripresa che già intravvedo", "se mi chiamano sono pronto", sono perle che qualsiasi premio "faccia di bronzo" non potrebbe ignorare.
E che dire dell'ex segretario comunista Piero Fassino che, interrogato sul suo "abbiamo una banca" nell'unico processo che sia stato incardinato in questi anni, ovviamente contro Il Giornale, per aver pubblicato delle intercettazioni (sulla scalata tentata da Unipol alla Bnl) si è presentato come una vittima di quei cattivoni capeggiati da Berlusconi che lo hanno danneggiato a 90 giorni dalle elezioni ?
Se non è bronzea quella faccia ...
E il suo successore Pierluigi Bersani che si è scagliato, come anche Maramaldo seppe fare verso Francesco Ferrucci, contro il povero "er Batman" Fiorito, proclamando che nel suo partito queste cose non si fanno ?
Non si fanno ?
E Penati, già capo della sua stessa segreteria ? 
E Lusi ?
E Vendola, Errani, presidenti di regione indagati ai quali nessuno sta chiedendo le dimissioni presentate invece (sbagliando !) dalla Polverini non indagata ?
Ma chi, con grande sprezzo del ridicolo, continua ad affondare senza più riemergere è Gianfranco Fini che non ha mancato di porgere i suoi auguri per il compleanno del Premier legittimo eletto dagli Italiani nel 2008, Silvio Berlusconi, tacciandolo di essere un "corruttore".
Noi stiamo ancora aspettando le dimissioni di Fini da presidente della camera promesse in un penoso discorso televisivo, qualora si fosse scoperto, come si è scoperto, che la casa pervenuta ad An in eredità è finita nelle mani del "cognato".
E, infine, che dire di tutti quegli Italiani che a giugno 2011 andarono a votare, facendo passare i referendum contro il nucleare e la privatizzazione degli acquedotti e oggi si lamentano per i continui aumenti di gas e luce ?
Sarebbe da dire "chi è causa del suo mal pianga se stesso" e tutti gli aumenti che subiamo dovrebbero essere addebitati loro (tanto è facilissimo dagli elenchi elettorali individuare chi è andato a votare e chi è rimasto a casa tentando di salvare la sovranità energetica nazionale) eppure, dimentichi del loro comportamento, oggi osano anche lamentarsi degli aumenti.
Alla fine, con una lista così infinita e qualificata di pretendenti, ho rinunciato.
Del resto simili personaggi, per chi è in grado di ragionare con la propria testa e non con quella dei propagandisti del "politicamente corretto", si ridicolizzano abbastanza da soli, appena aprono bocca o solo appaiono in pubblico.


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28 settembre 2012

Berlusconi scalda i motori

Ieri, durante la presentazione del saggio di Brunetta, Silvio Berlusconi è tornato il Leader che vorrei, quello che seppe impedire la deriva marxista nel 1994 e registrare un poderoso recupero nel 2006.
I quotidiani di oggi sono pieni di commenti (per lo più acidi e terrorizzati) sulle parole del Premier eletto dal Popolo nel 2008 e i punti caldi sono stati l'attacco allo "stato di polizia fiscale" che deriva dalle troppe tasse e dal comportamento dei gabellieri di Befera riuniti sotto le insegne di "Equitalia" e la forte critica all'euro, alle modalità della sua introduzione (volute da Ciampi e Prodi), alla guida tedesca dell'unione, all'unione stessa e alla funzione esclusivamente antinflazionistica della Bce.
Un piccolo passo e Berlusconi arriverà a promuovere il ritorno alla Lira, come da tempo auspico.
I temi toccati da Berlusconi sono sensibili e consentono di rimarcare la differenza tra il Centro Destra e la sinistra, ormai prona ai voleri delle consorterie finanziarie internazionali che temono il ritorno di un Berlusconi euroscettico e sosterranno il pci/pds/ds/pd alle prossime elezioni.
Ma Berlusconi, nello scambio di battute con i giornalisti, ha anche detto una cosa molto importante: vedremo come sarà la legge elettorale.
Perchè è proprio sulla legge elettorale che si giocheranno le possibilità del Centro Destra e la futura geografia politica.
Se ci sarà un ritorno al proporzionale, con un premio di maggioranza al partito, è infatti obbligo non solo mantenere unito il Pdl, ma possibilmente aggregarvi ulteriori movimenti per superare i comunisti ed incamerare il premio che potrebbe anche, con un risultato intorno al 35% , consentire di conseguire la maggioranza assoluta.
Se, invece, il premio di maggioranza sarà attribuito ad una coalizione, non vedrei di cattivo occhio una nuova divisione del Pdl tra i liberaldemocratici di provenienza Forza Italia e la destra nazionale di provenienza Alleanza Nazionale che potrebbe riunificarsi con la Destra Radicale (La Destra, Fiamma, Forza Nuova e altri con esclusione netta dei finioti) per ridare vita al vecchio Msi e poi coalizzarsi con il centro sotto la leadership comune di Silvio Berlusconi.
Nell'un caso e nell'altro mi aspetto un forte recupero di consensi di Berlusconi, soprattutto se proseguirà sulla strada intrapresa ieri e, alla prima occasione utile che potrebbe anche essere la fiducia posta dalla Severino sul cosiddetto disegno di legge "anticorruzione", mandare a casa Monti e i suoi che devono guadagnarsi il voto popolare per governare e non la semplice investitura dagli oligarchi speculatori internazionali.
Un recupero che ritengo pressochè certo perchè l'elettore Italiano è in maggioranza di Centro Destra e se anche è intellettualmente più libero e flessibile di quello che si ammassa a sinistra e ripete a pappagallo le parole d'ordine dei guru del politicamente corretto, al momento della decisione sa quale è il suo interesse.
E l'interesse degli Italiani, di tutti gli Italiani, non solo quelli di Centro Destra, è di difendere i propri guadagni dalla voracità del fisco e dalle clientele stataliste pagate con la rapina dei nostri redditi e dei nostri risparmi.
L'Italiano sa che con Berlusconi la rapina subirebbe una frenata e, forse, anche una retromarcia, mentre con la triade Bersani-Casini-Vendola o con il "tecnico" Monti la rapina ai nostri danni si perpetuerebbe e si allungherebbe di nuove torture.
Berlusconi sta già scaldando i motori per una campagna elettorale all'attacco, presumibilmente con qualche fuoco d'artificio che entusiasmerà e caricherà l'elettorato di Centro Destra facendo contemporaneamente schiumare i talebani della sinistra.
Ma prima di tutto occorre sapere con quali regole, con quale legge elettorale si andrà a votare.



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Indagine conoscitiva. Niente di più utile da fare ?

Ascolto il Gr1 e imparo che una procura piemontese ha disposto una "indagine conoscitiva" sulle spese dei gruppi nella regione Piemonte.
Non ci sono indagati, non ci sono notizie di reato, se fosse realmente una indagine conoscitiva come dice la giornalista, sembrerebbe più una volontà di emulazione per quanto accaduto in Lazio (su denuncia reciproca, peraltro, di due "fratelli coltelli" del medesimo partito) e in Campania.
E la domanda sorge spontanea.
Ma la procura che promuove "indagini conoscitive" senza notizie di reato, non ha proprio nessun vero criminale da perseguire ?
Nessun processo da accelerare ?
Niente di più concreto e utile che trastullarsi con "indagini conoscitive" ?


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27 settembre 2012

Festeggiano l'aborto e condannano le opinioni

Leggo che è stata istituita una giornata per celebrare l'aborto.
Naturalmente le menti che l'hanno ideata non la chiamano così, ma con una perifrasi "politicamente corretta", ma sempre aborto è.
Penso che vi siano singoli, isolati, unici casi in cui sia presa in considerazione la possibilità di praticare un aborto (essenzialmente quando è in grave pericolo di vita la madre), ma anche allora non è qualcosa da celebrare, ma una tragedia.
L'aborto non è neppure un diritto civile o umano, perchè, anzi, colpisce un essere indifeso i cui diritti vengono lesi definitivamente.
Come diceva Reagan: a favore dell'aborto ci sono solo persone già nate.
E proprio sull'aborto è stata costruita la condanna al Direttore del Giornale Alessandro Sallusti, confermata dalla cassazione, che rende la nostra una giustizia piccola piccola e sempre più inaffidabile.
Per fortuna leggo ancora di chi si indigna non solo per Monti e la Fornero, ma anche per queste vicende e la nostra speranza di risorgere è proprio nella resistenza di questi ambienti, considerati "reazionari" dalla sinistra devastatrice, ma che in realtà sono restauratori di una società forte, sana, pulita.


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26 settembre 2012

Ogni giorno ha la sua croce

Francesco Profumo sarebbe il "tecnico" che dovrebbe, quale ministro dell'istruzione, tutelare e coltivare la Tradizione Culturale Italiana.
Ieri, invece, ha berciato per modificare i programmi di Storia, Geografia e Religione per andare incontro a quella che lui vede come una società multietnica.
Il ministro Profumo dimentica che le nostre radici sono Romano-Cristiane
Stravolgere l'insegnamento della Storia e della Religione per dare spazio ai nuovi arrivati (spesso illegali) significa compiere l'ultimo passo verso la disgregazione della nostra Nazione e la completa devianza morale, calpestando i diritti di chi, su questa terra, la NOSTRA terra, vive da generazioni e l'ha resa fertile, ricca e accogliente.


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25 settembre 2012

Troppa fretta di dimettersi

La Polverini si è dimessa.
Non ho mai avuto fiducia in lei, anche a seguito di una conflittualità personale il cui contesto politico è stato ricordato nelle odierne biografie dei quotidiani (sua adesione e sostegno allo sciopero generale contro il Governo Berlusconi dell'aprile 2002 proclamato dalla trimurti cgil-cisl-uil) anche se apprezzai l'energia con la quale affrontò le elezioni nel 2010 partendo da una situazione di difficoltà per l'esclusione della lista Pdl di Roma.
Forse hanno ragione quelli che ipotizzano un suo salto della quaglia verso l'Udc, a maggior ragione Berlusconi deve stringere le fila con personale assolutamente affidabile.
Quello del Lazio è uno scandalo del finanziamento pubblico, non si tratta di corruzioni, tangenti, favoreggiamenti di parenti o amici.
Fiorito e gli altri hanno utilizzato fondi che erano già entrati nella disponibilità di un partito che quindi poteva dispensarli in base alle autorizzazioni dei suoi organi deliberanti, liberamente.
Perchè se si iniziano a controllare i conti, si finisce con il controllare e censurare le idee, cosa inaccettabile.
Perchè allora la Polverini si è dimessa, mentre Errani e Vendola, sotto indagine (a differenza della Polverini) ancorchè da considerare innocenti (come del resto Fiorito, Lusi, Penati e tutti quelli che sono protagonisti di inchieste) fino a sentenza di condanna definitiva, sono ancora al loro posto e nessuno dice nulla ?


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24 settembre 2012

Lira vs euro

Su questo specifico punto Grillo ha tutte le ragioni.
Invece di continuare nelle recriminazioni reciproche pro o contro l'euro, pro o contro il ritorno alla Lira, si facciano votare gli Italiani in una scheda semplicissima, dove da un lato ci sia scritto in grande "euro" e dall'altro "Lira".
Vince chi ottiene anche un solo voto in più della parte opposta, niente quorum, niente furbizie: o di qua o di là.
Chi perde, accetti il risultato e taccia per sempre.

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23 settembre 2012

Chi ha paura del saluto romano ? (2)


Martedì 18 il Sole 24 Ore (immagine) ha dato notizia di una sentenza della cassazione, titolando circa il divieto di eseguire il saluto romano.
La sentenza è recente e quindi non l’ho ancora letta per intero, ma già il trafiletto porta a ritenere che il titolo sia ingannevole.
Infatti leggiamo che la condanna è stata inflitta a chi, in gruppo, eseguiva sì il saluto romano, ma come coreografia che accompagnava chi insultava e “istigava all’odio razziale”.
Non conosco l’episodio né le circostanze.
Credo però che qualunque persona sana di mente non possa pensare di punire uno perché esegue il saluto romano.
Credo anche che dovrebbe essere abolito il reato di opinione (perchè nei fatti esiste !), anche se espresso con frasi ed espressioni che prendono di mira una o più categorie di persone.
Dire, infatti, “istigava all’odio razziale” è molto generico e soggettivo, dipendendo dalla sensibilità del singolo magistrato individuare le connotazione della istigazione e dello stesso “odio” razziale.
In tal modo non si avrebbe alcuna certezza del diritto, ma si finirebbe in un regime di assolutismo togato, in cui ogni magistrato potrebbe fare e disfare a piacimento, a tutto detrimento del diritto inalienabile ad esprimere le proprie opinioni, anche se sono fortemente critiche verso singole categorie di persone o politiche di accoglienza.
Che, poi, si punisca una modalità di saluto che crea appartenenza ad una comunità (e che appartiene alle nostre radici storiche e culturali, risalendo alla Roma Antica)  è solo il segnale di un odio ideologico visto che analoga punizione non viene assunta per chi saluta con il pugno chiuso (e in certi stadi questa modalità viene elevata a simbolo comunitario di una intera tifoseria).
Una vera nazione libera e democratica non ha paura del saluto romano, come non ha paura degli stracci rossi sventolati per strada e non ha paura delle opinioni e delle idee espresse, manifestate e diffuse con comportamenti civili e non violenti.
Una vera nazione libera e democratica persegue gli atti violenti, tra i quali rientrano anche quelli di imporre un pensiero unico sui fatti contemporanei e storici, non la civile espressione e propaganda delle idee.




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21 settembre 2012

Contro il peloso moralismo della sinistra


Le righe che seguono dispiaceranno a molti moralisti sinceri, ma soprattutto a quelli pelosi e di sinistra che, oggi, si sbizzarriscono in articoli, post, commenti banali e ipocriti sulle vicende della gestione dei soldi pubblici che, per legge, vengono assegnati ai partiti.
Sono proprio questi moralisti pelosi e di sinistra che, ove ve ne fosse bisogno, mi ricordano quanto sia meglio uno di Destra che sostenga la mia idea di società (meno tasse, meno stato, abolizione Imu, no all’aborto, al divorzio, al matrimonio omosessuale, all’eutanasia, alla cittadinanza e voto per gli immigrati, alla liberalizzazione della droga, alla manipolazione genetica) anche se rimane nel suo conto qualche banconota da 500 euro (ed è tutto da dimostrare che ciò accada contra legem), piuttosto di uno di sinistra che distruggerebbe la nostra società con leggi devastanti, anche se non si arricchisse neanche di un centesimo (e anche questa è una mera ipotesi docendi causa senza supporto alcuno).
E’ giusto che un politico e un sindacalista (li paragono perché sono attività di carattere sociale che considero equivalenti) non perde del suo, deve, dovrebbe, arrivare in pari, e quel che naturalmente si perde in termine di opportunità professionali che sono anche opportunità economiche, dovrebbe trovare compensazione attraverso una retribuzione adeguata per il ruolo svolto nell’interesse e in rappresentanza della intera comunità.
Altrimenti a svolgere quelle attività sociali vanno non i migliori, nell’interesse di tutti, ma solo coloro che tentano la personale scalata sociale o economica oppure coloro che sono già ampiamente benestanti in proprio.
Oppure accadrebbe come nell’Antica Roma, dove i candidati, per farsi propaganda, organizzavano feste (sì, anche allora …) o distribuzione di beni materiali ai loro clientes, ma poi si rifacevano ampiamente durante la loro magistratura e, soprattutto, quando veniva concessa in amministrazione una provincia dalla quale percepivano un ritorno economico sufficiente a tornare a Roma da benestanti e con un futuro garantito anche per i propri discendenti.
Ma, attenzione, questo riguarda gli eletti, ai quali deve essere garantito di poter svolgere il loro ufficio senza preoccupazioni per il presente e con sufficienti garanzie per il futuro.
Tale è infatti la giustificazione per i compensi a parlamentari, consiglieri locali, ministri e amministratori.
E’ una delle (poche) spese pubbliche ammissibili.
La corruzione (in senso etimologico) avviene, però, quando quei compensi diventano faraonici sperperi e anche quando il pubblico intende finanziare, con scuse varie, associazioni privati quali sono partiti e sindacati.
Il Male è nel finanziamento pubblico dei partiti che dovrebbe essere abolito e sostituito, per le attività non istituzionali, ma di partito (propaganda, organizzazione interna, determinazione della linea politica, dei programmi e selezione dei quadri) dai contributi dei militanti, dal costo delle tessere per gli iscritti e dalle donazioni delle lobbies interessate ad avere ascolto in tale ambito.
Nel caso sulle bocche di tutti in questi giorni, la regione Lazio, mi domando dove stia lo scandalo.
I consiglieri del Pdl si sono divisi i contributi per legge spettanti al gruppo e relativi alla attività politica.
Poi come vengono utilizzati quei soldi, in che modo intendono la propaganda politica, è un fatto esclusivo interno che non dovrebbe avere alcun controllo esterno, perché si inizia con un controllo sui conti e si finisce con la censura delle idee.
Può essere opinabile l’opportunità di svolgere feste, ma non mi sembra che sia qualcosa di tanto diverso dalle feste dell’Unità se non nel soggetto, negli inviti e nelle dimensioni.
Ogni festa organizzata da un partito o da un politico ha una finalità di propaganda e Ulisse che sconfigge i Proci ha la medesima valenza propagandistica del sindaco comunista che serve in tavola alla festa dell’Unità.
Anche se le feste, di ogni genere, fossero organizzate con i soldi dei contributi pubblici e non con soldi privati, non vi sarebbe nulla da ridire.
Deve invece essere sottolineato come sia il finanziamento pubblico a consentire l’organizzazione di simili manifestazioni e come sia un eccesso di remunerazione dei consiglieri a consentire loro una disponibilità abnorme di denaro, ben oltre il naturale e giusto compenso per la loro attività sociale.
E’ opportuno evidenziare come nella regione Lazio non si parli di tangenti, cioè di corruzione, non si parli di sottrazione di denaro, bensì di una opinabile modalità di riparto di soldi legittimamente entrati nella disponibilità di uno (o più) partiti e da questi ripartiti in base alle loro regole interne.
Dov’è il problema ?
Il problema è, appunto, non nelle modalità liberamene scelte, ma nella provenienza pubblica dei soldi.
Un problema che si risolve solo e soltanto con la cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti e con la riduzione dei compensi ai rappresentanti eletti che hanno sì diritto ad un compenso idoneo a ripagarli delle occasioni perse nelle rispettive attività professionali garantendo il presente e il futuro loro e delle loro famiglie, ma non quello di arricchirsi.
I moralisti pelosi e di sinistra, invece, pretendono di mantenere il finanziamento pubblico (non sia mai che rinuncino a mettere le mani sui soldi pubblici) ergendosi però a censori della libera determinazione altrui sul come ripartirli.
Sono gli stessi moralisti pelosi che oggi vogliono imporre il come utilizzare i fondi pubblici e domani vorranno anche imporre il programma di un partito, esattamente come nell’est comunista prima della caduta del muro c’era il partito comunista che, per dare una rappresentazione di democrazia, tollerava partiti “concorrenti” ai quali però dettava il programma e imponeva i dirigenti.
Questo falso moralismo lo respingo in toto, essendo solo un altro imbroglio con il quale la sinistra cerca di impossessarsi del potere per devastare meglio la nostra società.



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19 settembre 2012

L’ipocrisia degli assistenzialisti


Il figlio di Jimmy Carter , il peggior presidente che gli Stati Uniti abbiano avuto prima dell’attuale, con il viscidume tipico dei “politicamente corretti” che pensano di fustigare il mondo con il loro moralismo peloso, ha carpito alcune frasi del candidato repubblicano Mitt Romney nel corso di brevi saluti ad un evento di finanziamento della sua campagna elettorale.
Sottolineo: carpito.
Tutti noi, quando parliamo con degli amici, usiamo una sorta di “gergo”, con espressioni che, dando per scontato quel che è scontato sulle conoscenze dell’interlocutore ed il pregresso di discorsi analoghi, se estrapolati dal contesto possono essere interpretati in senso sfavorevole a chi ha pronunciato quelle frasi.
Se poi ci si aggiunge la perversione di chi origlia dietro le porte e poi usa solo quelle frasi che possono tornare a suo vantaggio (e in Italia lo sappiamo molto bene) ecco che ci porta a leggere sui giornali di tutto il mondo titoli che sbeffeggiano il candidato repubblicano.
Un candidato che, di suo, non suscita alcun entusiasmo, essendo troppo moderato, ma che sicuramente rappresenterebbe una restaurazione migliorativa rispetto al disfacimento degli Stati Uniti sotto l’attuale amministrazione.
Del resto è facile fare meglio dell’ attuale inquilino della Casa Bianca.
Ma cosa ha detto Romney ?
Che non si interessa di quei 47 milioni di americani che vivono di soldi pubblici e che votano comunque democratico per via dell’assistenzialismo che a costoro viene garantito.
Lo vediamo anche in Italia quando si parla di tagli delle spese.
I privilegiati (che siano dipendenti del senato, magistrati, professori universitari, giornalisti, parlamentari, dipendenti della regione Sicilia, comunque tutti dipendenti pubblici) sono sempre pronti a schierarsi sotto le bandiere di chi garantisce loro il perpetuarsi dei privilegi di cui godono.
I sacrifici devono essere fatti ma, chissà com’è, il proprio ambito è talmente importante da non dover essere toccato, come invece bisogna fare con gli “altri”.
Del resto vediamo quanto sia difficile chiudere i rubinetti dei finanziamenti al sud per usare quei soldi nei territori in cui sono prodotti.
Romney quindi, con una frase che apparentemente è odiosa, ha espresso quello che è il sentimento del restante 53% degli americani che pagano anche un assistenzialismo di cui non vedono fine.
Non trovo quindi alcuno scandalo nella frase di Romney che rispecchia una concezione filosofica che condivido in pieno circa l’uscita dello stato dalle nostre tasche e dalla nostra vita.
L’assistenzialismo di stato di stampo socialista, quella carità pelosa che ci rende tutti più poveri e, progressivamente, sempre più poveri, più massa per lasciare nelle mani dei burocrati il potere assoluto, è un nemico della Libertà dell’Individuo.
Del resto comunismo e socialismo prosperano e attecchiscono nella miseria, nel terrore e nell'ignoranza.
Diverso è il caso della solidarietà, atto prettamente privatistico, che è un obbligo morale da parte chi sta bene nei confronti di chi, non per sua indolenza, ma per eventi catastrofici imprevisti (penso ad esempio alle famiglie che hanno perso la casa con il terremoto) o per incidenti (penso ad esempio a chi dovesse rimanere storpiato da un investimento) si trova in situazioni di disagio.
La società solidaristica che è fondata sull’iniziativa volontaria dell’Individuo per l’Individuo,  non ha nulla a che vedere con quella assistenzialista che, anzi, sempre di più manifesta il suo volto ipocrita, subdolo e viscido e, in ultima analisi, predatorio delle risorse prodotte, con fatica e lavoro e ingegno e impegno, da altri.




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16 settembre 2012

Una riforma malvista


Da un anno ce la menano con la necessità della riforma del sistema elettorale.
Napolitano ne ha fatto il ritornello dei suoi senili sermoni, mentre non c’è politico, commentatore, aspirante leader, antipolitico che si esprima in termini poco meno che volgari sull’attuale sistema elettorale.
Però non si sono ancora accordati su come andare a votare.
Spesso è sembrato che si fosse vicini ad una soluzione, con alchimie e dosaggi degni del conte di Cagliostro, ma poi non è apparsa alcuna fumata bianca.
Il problema è che il sistema elettorale non è neutro.
A seconda di quel che sarà, potrà avvantaggiare questo o quel contendente.
Bersani (a proposito: “imparasse” ad usare il congiuntivo !) ha ragione nel definire il proporzionale una “palude” nella quale sguazzerebbero Casini e i centristi che potrebbero, con il loro 5-6% offrirsi sul mercato come facevano i socialisti nella prima repubblica restando al governo nazionale con i democristiani e in quelli locali con i comunisti dove questi erano maggioranza.
Ma la ragione di Bersani è interessata, visto che tutti i sondaggi indicano, allo stato, una netta prevalenza della sinistra sul Centro Destra, mentre il recupero in corso da parte del Pdl renderebbe per loro problematica una vittoria se il premio dovesse andare al partito e non alla coalizione.
Per il Pdl il ragionamento è inverso e mentre ha la possibilità, grazie a quel valore aggiunto che è Berlusconi, di conseguire una vittoria se si guardasse solo ai singoli partiti, dovrebbe spolmonarsi per recuperare una coalizione in grado di superare la sinistra.
Il discorso sulle preferenze è marginale e spesso trasversale, anche se i due sistemi che si fronteggiano (collegi tipo provinciali vs. preferenze interne alla lista nelle circoscrizioni) ha ancora una ricaduta a favore degli uni o degli altri.
In collegi tipo provinciali, prevale, in un ambito territoriale, non il candidato che abbia più voti (salvo casi particolari di maggioranze qualificate) ma i candidati che, all’interno della propria lista, hanno ottenuto nel loro collegio la maggior percentuale di voti.
Questo significa che se io sono candidato nel collegio di Bologna Nord e a Bologna il mio partito otterrà un solo seggio sui cinque ipoteticamente disponibili, potrei fare campagna elettorale non solo per far votare gli elettori del mio collegio per me, ma anche per far votare gli elettori degli altri collegi per un candidato di un altro partito, indebolendo i miei stessi concorrenti.
Questo sistema favorisce i comunisti, che sono massa e, come nella famosa barzelletta, danno tutto al partito, contro il Centro Destra dove siamo individualisti e agiamo per il nostro personale successo.
Viceversa, proprio queste caratteristiche, favorirebbero la raccolta di voti nel Centro Destra se ci fossero preferenze all’interno di una lista, perché tutti i candidati lotterebbero per conseguire voti individuali che si trasformerebbero in voti di partito, mentre i comunisti eleggerebbero, come sempre, quelli indicati dal politburo e non porterebbero alla lista quel plus che è rappresentato dalla battaglia individuale.
Bersani, Alfano, Casini, Maroni lo sanno benissimo tutto questo e agiscono per ottenere la legge elettorale più favorevole alle proprie esigenze, solo che ci raccontano una favola ammantata da nobili ideali come se fossimo tutti “compagni” delle cellule cui possono dire tutto o il contrario di tutto, tanto “purchè sia scritto sull’Unità” …
E se, invece, ci tenessimo con una sola modifica (introdurre il premio di maggioranza per collegio nazionale e non regionale come volle Ciampi) la attuale legge ?
Magari con una piccola modifica costituzionale che porti a decadere i parlamentari che tradissero la coalizione per la quale sono stati eletti ?
L’attuale legge è la migliore per noi Italiani.
Con il premio di maggioranza di Coalizione consente la governabilità.
Con il sistema di coalizione consente a tutti i partiti di mantenere la propria identità, alleandosi preventivamente con quelli più affini ed evitando di tradire il voto degli elettori con alleanze decise nei corridoi dei palazzi dopo le elezioni.
Questo sistema spazzerebbe via le terze forze come Casini che non potrebbe reggere altri cinque anni fuori dai posti di potere.
Certo, c’è, in base ai sondaggi, la controindicazione della possibile vittoria dei comunisti.
Ma vi sono anche altre considerazioni:
  1. questa legge obbligherebbe il Centro Destra a rinunciare ai personalismi ed a collegarsi in una unica coalizione, lasciando ad ogni forza la sua identità;
  2. obbligherebbe a stringersi attorno ad un Leader che non potrà che essere Silvio Berlusconi, spazzando via ogni ruggine che deriverebbe da una lotta fratricida;
  3. con l’autoeliminazione di Casini e Fini, che o si alleerebbero alla sinistra perdendo ogni credibilità residua (se ancora ne avessero) sul fronte “moderato” o andrebbero da soli per raccogliere le briciole, si potrebbe essere più fiduciosi in una pattuglia di parlamentari coesi e decisi che, finalmente, seguirebbe con più fedeltà il Leader;
  4. anche nel 2006 la coalizione di Berlusconi partiva strabattuta dai sondaggi, ma poi perse per soli venticinquemila voti tra l’altro usciti in modo dubbio dagli scrutini;
  5. la sinistra per vincere deve stare tutta assieme e magari con l’innesto di qualche “indipendente” centrista se non addirittura di qualche partito di centro. Non riuscì a governare per le profonde differenze e i dissidi interni nel 1996 e nel 2006, non ci riuscirebbe oggi. Sarebbe solo capace di aumentare le tasse, approvare leggi di devianza morale e, quindi, di perdere senza appello le elezioni successive.
Se io fossi Berlusconi ci proverei abbandonerei ogni tatticismo e ci starei a dare strenua battaglia al nemico con la legge elettorale vigente.



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14 settembre 2012

Nuova democrazia


In questo blog ho più volte affrontato il tema della democrazia, come era intesa e come viene oggi interpretata.
La democrazia come momento di passaggio, secondo l’anaciclosi di Polibio, oppure come faro di riferimento immutabile delle teorie politiche fondate sulla sovranità del Popolo.
La democrazia, dunque, come “il peggior sistema politico escludendo tutti gli altri” secondo la ancora insuperata definizione che ne diede Sir Winston Churchill.
Ma la democrazia come è intesa oggi non è la stessa che praticavano ad Atene o a Roma, dove, ad esempio, solo una minima parte della popolazione era investita del diritto all’elettorato attivo e passivo, mentre le donne ne erano comunque escluse.
Differente anche, per le modalità e le opportunità di diffusione delle idee, alla democrazia come era applicata negli anni cinquanta e sessanta.
Oggi possiamo e dobbiamo invece interrogarci, violando un tabù consolidato, se la democrazia intesa come parlamentarismo, come sistema di controlli reciproci, come piazza aperta grazie agli strumenti di comunicazione a disposizioni, sia ancora un bene o non, piuttosto, una palla al piede per lo sviluppo sociale ed economico di una nazione.
Credo che nessuno possa contestare l’opportunità, anzi la necessità di un intervento del Popolo, inteso come insieme dei cittadini in possesso dei requisiti di cittadinanza ma anche e soprattutto di nazionalità, nella scelta di chi debba guidarli.
E’ il “dopo” che, a mio avviso, deve essere rivisto.
Il parlamentarismo impedisce lo sviluppo di una politica organica ed omogenea, ma porta alla frammentarietà di provvedimenti che, nei vari passaggi in aula, vengono ad essere modificati fino, a volte, ad essere stravolti.
Il potere giudiziario interferisce pesantemente sulle scelte degli eletti dal Popolo, costituendo, di fatto, una censura contraria a quel che il Popolo aveva deciso.
Una presidenza della repubblica non eletta dal Popolo come quella italiana, rappresenta un ulteriore ostacolo al dispiegarsi di un progetto di governo che, pure, aveva ottenuto l’investitura popolare tramite elezioni.
Il tradimento dei parlamentari eletti per una lista che, per meri interessi personali (o addirittura antipatie individuali) pur ammantando la loro scelta con nobile e retoriche parole ideali, compromette la solidità di una maggioranza sulla carta in grado di reggere per l’intera legislatura.
Se, poi, aggiungiamo gli interventi della intellighenzia politicamente corretta che, sistematicamente, stravolge la volontà popolare con la presunzione di dover essere “guida” alle pulsioni “di pancia” del “popolino” trattato come minus habens, allora dobbiamo riconoscere che quella che è applicata in Italia e in molte nazioni occidentali non può essere più il “peggior sistema esistente esclusi tutti gli altri.
E’ evidente che non è vera democrazia quella in cui lobbies o corporazioni autoreferenziali, senza alcuna investitura popolare, si arroghino il diritto di ribaltare il voto come è accaduto in Italia nel novembre scorso quando il Presidente eletto dal Popolo Silvio Berlusconi fu costretto a farsi da parte per lasciare il posto ad un gauleiter dei poteri forti come Mario Monti.
E a nulla vale dire che Monti ha avuto il voto del parlamento e delle sue stesse vittime del Pdl, perché il parlamento, dopo il tradimento dei finioti, non era più rappresentativo della volontà espressa con le elezioni del 2008.
Allora non varrebbe modificare radicalmente la gestione della cosa pubblica, lasciando al Popolo il compito di eleggere, con un intervallo di tempo adeguato allo sviluppo di una politica organica e di un progetto omogeneo, il “Capo” che non deve avere limiti parlamentari o di altri poteri per governare ?
Tutti potranno esprimere in piena libertà le loro opinioni, favorevoli e contrarie, le loro proposte, le loro richieste sfruttando appieno, senza limitazione alcuna politicamente corretta o scorretta che sia, gli strumenti di comunicazioni moderni, ma a decidere sarà uno e uno solo, che ne risponderà alla propria coscienza e non ad una assemblea litigiosa e inconcludente, eletto dal Popolo per dieci anni non ripetibili.
Sarebbe una giusta evoluzione della democrazia che, come è oggi, è divenuta, almeno in Italia, troppo condizionata dai più svariati interessi e poco efficace negli interventi a favore dei cittadini che, poi, è lo scopo ultimo e unica ragione di esistere di uno stato.



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13 settembre 2012

Primavera araba, ennesimo inganno

Il barbaro omicidio dell'ambasciatore americano a Bengasi, di un altro funzionario dell'ambasciata e di due marines (ma possibile che ci fossero solo loro a difesa dell'ambasciata ?) che richiama l'invasione della ambasciata statunitense a Teheran nel 1979 e pose le premesse per la sconfitta di Carter e la rinasciata americana e occidentale con Reagan, porta tre insegnamenti:

1) Intervenire fuori tempo contro i tiranni porta risultati peggiori (pensateci prima di fare ad Assad lo stesso servizio che avete fatto ad un Gheddafi ridotto a più miti consigli).

2) Pensare che l'islam possa mai accettare pacificamente critiche o esami come quelli cui si sottopongono quotidianamente le chiese cristiane è un illusione non solo "pia", ma anche autolesionista.

3) Se gli americani confermeranno il 6 novembre l'attuale amministrazione non potranno che subire altri atti del genere, vivere meno sicuri e, in fondo, essendo causa del loro male, piangere solo se stessi

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12 settembre 2012

La differenza c'è, si vede e si sente (nelle nostre tasche)

Nello scorso fine settimana, ancora una volta, per bocca di ministri presunti tecnici ma in cerca di un posto per il dopo Monti e da politici che da decenni bazzicano il parlamento, è stata raccontata la frottola del Berlusconi che non avrebbe fatto nulla nei suoi “15/20 anni di governo”.
A parte la strana concezione della matematica che traduce in “15/20 anni di governo” quelli che sono stati appena nove anni e neppure consecutivi, probabilmente perché la personalità del Cavaliere è tale da aver impresso con il suo nome anche gli anni in cui governavano burocrati come Prodi e Amato o funzionari di partito come D’alema, è una mistificazione dire che nulla sia stato fatto.
Confrontiamo i governi di Centro Destra e quelli di sinistra (con l'aggiunta, arbitraria ma oggettivamente pertinente, di quelli degli oligarchi montiani) e vediamo con estrema chiarezza una linea di demarcazione e di differenziazione che rappresenta un autentico progetto politico che attende solo un sostegno popolare che si tramuti in una solida maggioranza parlamentare, senza traditore che, ormai, si spera siano tutti andati.
Se guardiamo al primo Governo Berlusconi, quello durato appena dal maggio al dicembre 1994, vediamo che è caduto a causa della riforma delle pensioni.
Una riforma, quella che proponeva Berlusconi, che se fosse stata realizzata avrebbe risparmiato le attuali e presenti lacerazioni e i drammi degli esodati, giungendo, gradualmente e senza strappi, al risultato attuale e ampiamente prevedibile nella sua necessità sin da allora.
Ma la sinistra e quanti nello stesso Centro Destra intesero cavalcare la demagogia opearaista, impedirono tale risultato che sarebbe stato nell’interesse di tutti.
Dopo Berlusconi arrivarono Dini, Prodi, D’alema e Amato che non seppero fare altro che continuare a galleggiare, aumentando le tasse con la scusa dell’europa.
Fu in quegli anni, infatti, che venne introdotto l’aumento del 5% sulle rendite catastali (imposto da Prodi) che ancora ci opprime durante la compilazione della dichiarazione dei redditi e la tassa sull’europa.
Nel 2001, 13 maggio, Berlusconi torna a vincere le elezioni e il suo è un programma di chiara impronta liberale.
Viene immediatamente abolita la tassa sui morti (successioni e donazioni) poi ripristinata da Prodi nel 2006.
E se qualcuno dicesse “ a me non interessa perché sotto il milione non si paga”, sappia che grazie a Berlusconi non c’era neppure l’obbligo di presentare la denuncia di successione, mentre per colpa di Prodi se l’asse ereditario supera il controvalore dei 50 milioni di lire, l’esenzione dell’obbligo di denuncia veine meno anche se non si pagano tasse di successione.
Nel 2002 Berlusconi provvede anche a ridurre le aliquote per i redditi più bassi e nel 2005 rimodula le aliquote per tutti, riducendo le tasse.
Fu il periodo in cui la sinistra ironizzava sui 40 euro in meno al mese, un caffè al giorno.
Prodi, che “vinse” le elezioni del 2006 intervenne anche sulle aliquote obbligando i cittadini a pagare ancor più di quel che pagavano prima della riduzione delle tasse da parte di Berlusconi.
Ma Prodi dura poco (quando ero bambino si diceva “San Giovanni non porta inganni” e la “vittoria” di Prodi del 2006 fu ampiamente contestata in relazione agli scrutini in alcune regioni) e nel 2008 Berlusconi torna a Palazzo Chigi ed abolisce un’altra tassa odiosa: l’ici sulla prima casa.
Io avrei preferito ovviamente l’abolizione dell’ici tout court, ma la tendenza è chiara.
Un complotto internazionale nel 2011 organizza una congiura di palazzi romani e Berlusconi a novembre deve cedere il posto a Monti, il “tecnico” mai eletto che come primo atto introduce l’imu: un bagno di sangue.
Appare del tutto evidente, pur nella sinteticità di un intervento su un blog, come mentre con Berlusconi le tasse sono state ridotte, nei fatti e i valori morali che devono essere posti a fondamento di una società civile sono stati salvaguardati (nessun ampliamento delle possibilità di abortire, nessuna legge sull’eutanasia, sulla liberalizzazione delle droghe, sulla cittadinanza e voto agli immigrati, sulle unioni omosessuali, al contrario una legge – la “40” – contro le manipolazioni genetiche), la sinistra si è sempre preoccupata di aumentare le vessazioni fiscali (nel 1996, nel 2006 e nel 2012) tentando anche di portare ulteriori attacchi alla Valori morali (ad esempio con il tentativo di introdurre i “dico).
Al di là delle chiacchiere interessate, questi sono i fatti nudi e crudi che smentiscono le affermazioni dei Casini, dei Passera, dei Bersani, dei Monti, dei Vendola, delle Marcegaglia di turno.
Poco è stato fatto e molto resta da fare ?
Sicuramente sì.
Ma quel poco è tanto, ma tanto più della regressione deviante e soffocante per le gabelle che impone che è rappresentata dalla sinistra.
Ognuno, poi, valuti quale sia il suo interesse e agisca di conseguenza.




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09 settembre 2012

L'offensiva dei compagni oligarchi


Cernobbio e Chianciano sono le due tappe con le quali parte l'offensiva degli oligarchi.
Cernobbio è casa loro, l'organizzazione è loro, i relatori sono loro, la platea ... beh, non sono convinto che la platea sia tutta loro, ma tra i presenti ci sono sicuramente molti di loro.
Chianciano invece è quel che resta delle feste dell'amicizia di democristiana memoria.
Già negli anni settanta erano uno scimmiottamento con l'acqua santa dei festival dell'unità con cui cercarono (anche con successo) di competere.
Oggi sono una via di mezzo tra le vecchie feste di partito e le convention di stampo berlusconiano.
Del resto Casini di idee sue non ne ha mai avute e anche adesso si dimostra pronto a rimasticare quelle altrui: dal "partito dei moderati" di berlusconiana memoria, all'inserimento della parola "Italia" nel simbolo di partito, evidentemente dimentico che Berlusconi lo aveva già anticipato di venti anni con Forza Italia.
Ma a parte coreografie, contorni e comprimari, quello che emerge è la volontà di non considerare quella che sarà la volontà popolare.
Vogliono il bis di Monti.
Benissimo: eleggetelo, se ne siete capaci.
Vediamo quanti voti quei soloni capaci di impartire lezioni a destra e a manca, spesso con il ditino scalfariano alzato, riusciranno ad ottenere.
Ma non imbrogliate.
Se andate a chiedere i voti ai "moderati", non portateli poi ai comunisti.
Perchè la mia impressione è che votare gli oligarchi stretti attorno a Casini e a Monti, oppure votare i demagoghi comunisti stretti attorno a Bersani, Renzi o Vendola, non vi sia alcuna differenza.
La differenza, per chi è di sinistra, potrebbe farla Grillo che, infatti, è finito nel centro del mirino come Di Pietro che, capita l'antifona, si è azzittito probabilmente per tornare fra un po' con più miti consigli.
Ma soprattutto, per chi è di Centro Destra, che è poi l'ambito cui guardo io e che mi interessa (in fondo chiunque sia il leader a sinistra, per me non cambierebbe nulla visto che mai e poi mai voterei per la sinistra) la differenza potrebbe farla un recupero dello spirito del 1994 e della solida alleanza con la Lega e con una Destra che, mondata dai finioti, potrebbe vedere la riunificazione di tutte le anime disperse dalla cancellazione dell'Msi prima e dalle capriole di Fini poi.
Non credo sia un caso che la stampa, prona a Monti e a Draghi, abbia coperto la convention democratica con servizi di gran lunga più accurati e lunghi di quanto non abbia fatto con quella Repubblicana.
Non è un caso che l'attuale inquilino della Casa Bianca (si spera ancora per pochi mesi) abbia espresso pieno appoggio a Draghi (e a Monti) in una unione di intenti che rappresenta la più cupa espressione dell'oligarchia mondiale.
E tra gli oligarchi e i comunisti c'è poca differenza.
Gli uni e gli altri calpestano abitualmente la volontà popolare.
Gli uni e gli altri intendono limitare la libertà individuale per ampliare l'invadenza dello stato e della burocrazia.
Gli uni e gli altri hanno ormai svenduto ogni concetto di Sovranità, Indipendenza e Dignità Nazionale.
Gli uni e gli altri fanno della tassazione esorbitante, lo strumento principale del controllo sul Popolo.
La differenza sarà nel fatto che agli oligarchi non importa un fico secco dei Valori morali sui quali si fonda una nazione, perchè più questi sono solidi, più il Popolo è in grado di reagire alle prevaricazioni internazionaliste.
I comunisti invece, abbandonata ogni velleità economica, puntano proprio a cavalcare tutte le ipotesi più disgreganti per poter continuare ad avere una ragione di vita.
Così, anche sui temi etici e sensibili, oligarchi e comunisti vanno a braccetto avendo interessi coincidenti.
Votare Casini, Fornero, Bersani, Renzi, Passera, Vendola, Monti, non fa alcuna differenza per uno di sinistra essendo quei personaggi intercambiabili con le loro tasse e le loro leggi sulle questioni etiche.
Votare il Centro Destra che sarà e come comunque sarà in rapporto alla legge elettorale che sarà applicata, farà invece molta differenza per quegli Italiani che vogliono restare liberi e che ancora cercano di restaurare le fondamenta morali del vivere civile, sulle quali costruire una Nazione che abbia ancora la dignità di tornare ad essere Indipendente e Sovrana.



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07 settembre 2012

La giornata del Denaro Contante


In principio fu la legge Scelba con la quale, in attuazione alla XII disposizione transitoria della costituzione del 1948, non solo si vietava la presenza di un partito denominato “Fascista”, ma si puniva anche l’espressione visiva e scritta che richiamasse il Ventennio.
Per lungo tempo tale legge rimase pressochè isolata e giustamente disapplicata.
Con la diffusione della metastasi comunista nel corpo una volta sano dello stato, si sono però accentuati gli attacchi alla Libertà Individuale.
E’ così uscita la c.d. legge Mancino che, oltre a punire chi usa violenza (giusto, ma il codice penale era già in vigore per i medesimi reati, se proprio si voleva, bastava aumentare le pene e, soprattutto, applicarle) con la scusa della “istigazione” vengono punite determinate manifestazioni visive, scritte e verbali di idee.
La “istigazione”, poi, rappresenta qualcosa di molto soggettivo e che può essere interpretata per gli amici come per i nemici in modi differenti.
Adesso si inventano che chi volesse esporre uno striscione allo stadio deve prima registrarlo .
Una censura preventiva che, quando era applicata ai film (basti pensare alla cagnara fatta a difesa di “Ultimo tango a Parigi”), aveva sollevato le ire di tutti coloro i quali oggi la pretendono per i tifosi.
Ultima “chicca” la ipotesi di ulteriori limitazioni all’uso del contante, con la scusa della lotta all’evasione, che, non paghi di averlo ridotto a 1000 euro, vorrebbero addirittura portare a soli cinquanta euro: non si potrebbe più pagare in contanti neppure una cena al ristorante con la famiglia o quella di saluto ai colleghi pensionandi.
Ma l’aspetto più grave è che, come la rinuncia di uno stato a battere moneta è la svendita della Sovranità Nazionale, così la imposizione di usare moneta elettronica e tracciabile è una violazione dei diritti di libertà dell’individuo, della riservatezza dei suoi spostamenti, acquisti, gusti, orientamenti, opinioni.
E’ una intromissione moralmente, ancorché non fisicamente, violenta nell’intimo di una persona equiparabile ad uno stupro.
Intanto continuano ad aleggiare nell'aria norme ulteriormente repressive della libertà di opinione, di pensiero, di stampa, di diffusione delle idee come quelle ventilate circa l’introduzione di un reato di “negazionismo”, che punirebbe chi vuole rivedere la Storia della seconda guerra mondiale senza fare passiva acquiescenza a quanto tramandato e del reato di “omofobia”, che colpirebbe chi non ritiene di dover subire la propaganda delle lobby omosessuali tacendo il suo disgusto verso quella pratica e il suo rifiuto a finanziare le loro pretese.
Tutti questi provvedimenti in essere o solo annunciati, hanno un unico filo conduttore: quello di comprimere, limitare se non sopprimere del tutto la libertà individuale, per trasformare i cittadini in sudditi e gli Uomini Liberi in schiavi che
non devono pensare,
non devono porsi domande,
non devono cercare altre interpretazioni e altre verità che non siano quelle rivelate dalla oligarchia di una unione che si scrive europea e si legge sovietica.
Ma la Libertà non è un accessorio superfluo, è l’essenza stessa della nostra Civiltà, un Valore indisponibile e non negoziabile, neppure in cambio dell’acquisto dei nostri btp, neppure per far pagare a tedeschi, olandesi e finlandesi il nostro enorme debito pubblico (creato proprio dai nuovi censori).
Tra le tante “giornate” che si celebrano, quella della Libertà deve durare un anno intero, pur suddivisa nei suoi tanti aspetti.
Perché quindi non iniziare con una “giornata del denaro contante” nella quale tutti gli Uomini Liberi lasciano a casa bancomat e carte di credito, per usare solo e soltanto la moneta contante ?


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06 settembre 2012

Censura allo stadio (tanto per iniziare)


Leggo che sarebbe allo studio o, addirittura, già realizzato, un progetto per obbligare i tifosi a comunicare e registrare preventivamente i testi degli striscioni da stadio.
A casa mia questa si chiama CENSURA.
E’ un ulteriore, intollerabile limite alla libertà personale, che è anche libertà di manifestare con parole proprie i sentimenti che albergano nel nostro cuore e nella nostra pancia.
Non bastasse la legge Mancino, ecco una nuova disposizione liberticida che ci dice dove vogliano andare a parare i talebani del politicamente corretto: in una società  schiavista, ammuffita, massificata, morta.


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05 settembre 2012

Votare non è superfluo


In una rassegna stampa dei giorni scorsi, leggevo una considerazione azzeccata ma sottilmente manipolatrice.
Con il fiscal compact l’Italia si è legata mani e piedi ad una direzione dell’economia esterna alla volontà del proprio Popolo, visto che non esiste alcun margine operativo per iniziative autonome se, ogni anno, per i prossimi venti, dovremo privarci di 100-120 miliardi di euro per pagare gli interessi sul debito pubblico e per ridurlo, come ci è stato imposto.
L’editorialista, però, si fermava al momento economicista per dire che qualunque governo dovesse uscire dalle prossime elezioni non potrebbe fare altro che adeguarsi alle direttive, autentici ukase, degli gnomi europei cui Monti e, prima di lui, Ciampi e Prodi hanno svenduto la nostra Indipendenza e Sovranità e la loro stessa dignità.
L’articolo concludeva quindi che, viste le conseguenze di una politica economica del genere, il prossimo governo non potrà basarsi altro che su una forte maggioranza di almeno i 2/3 e auspicava quindi la prosecuzione di Monti e della cosiddetta grande coalizione, insinuando pesantemente il dubbio che votare fosse superfluo, mero esercizio formale.
Il giornalista, però, trascurava un particolare che ritengo fondamentale.
E’ vero che, se l’Italia resterà nell’euro e non è scontato, saremo aggiogati al carro del fiscal compact e dovremo solo pagare in termini di maggiori tasse, minori servizi, riduzione delle garanzie sul e di lavoro.
Ma non di sola economia vive una società ed una Nazione e i politici Italiani si sono sempre distinti per trovare il modo di creare divisioni e ulteriori demolizioni delle fondamenta civili e sociali della Nazione.
Così fu nel 1970 con l’introduzione del divorzio, che inaugurò la deriva civile e sociale, e poi proseguì con il referendum sul divorzio, l’aborto e relativo referendum e via via con tutti gli interventi che hanno trasformato una società solida e produttiva, fondata su Valori certi e universali, nell’anticamera del caos morale e politico.
Da lì, dalla perdita di quelle fondamenta civili e sociali universalmente condivise, anche la perdita della capacità di resistere alla svendita della Sovranità e dell’Indipendenza Nazionale.
E le premesse sono già state messe sul piatto da Bersani, Casini e Vendola, la triade malefica sulle cui gambe gli antitaliani pensano di veicolare ed estendere la metastasi all’interno del nostro corpo sociale e civile.
- Patrimoniale per rendere tutti più poveri e più schiavi del regime e senza possibilità di autonome scelte operative.
- Cittadinanza e voto per gli immigrati in modo da poter mettere in concorrenza milioni di nuovi poveri illudendoli con il miraggio di stare meglio, con altri milioni di ex benestanti con il timore di una nuova povertà, oltre ad avere a disposizione la manovalanza per ogni ribaltone e per ogni manifestazione di piazza.
- Matrimonio degli omosessuali, per proseguire nell’azione di scardinamento delle fondamenta morali di una Nazione, indebolendone la volontà di resistenza e la capacità di reazione alla invasione economica e politica delle consorterie finanziarie internazionali e fisica degli immigrati alla ricerca di nuovi territori (e che altre nazioni non vogliono a casa loro).
Bersani, Casini e Vendola si sono già schierati in una fittizia contrapposizione per accalappiare gli elettori più gonzi che pensano che le loro posizioni possano essere alternative e, invece, portano tutte ad una unica destinazione: la rovina dell’Italia e della nostra struttura sociale e civile.
Possiamo salvarci dal disastro ?
Possiamo.
Certo non sarà facile uscire dall’euro o sottrarci al fiscal compact, anche perché i debiti vanno pagati e i debiti contratti dal centrosinistra degli anni settanta e ottanta pesano sulle nostre spalle come macigni.
Ma possiamo evitare di peggiorare una situazione già difficile evitando di consegnare l’Italia alla sinistra, a quel cattocomunismo, che già ha avuto modo di distinguersi all’epoca della dc, del pci e del psi con la spartizione delle prebende e i privilegi concessi alle reciproche clientele e che oggi vorrebbe tornare al governo e perpetuare l’occupazione del Quirinale magari con il peggior premier che l’Italia abbia mai avuto, quel Prodi responsabile dell’ingresso nell’euro, della tassa sull’europa, dell’aumento delle rendite catastali sulla casa, della revisione in rialzo delle aliquote fiscali abbassate da Berlusconi nel 2005.
Ancora non si conosce la legge elettorale, ma a seconda di quella che sarà, il cittadino responsabile dovrà usare il proprio voto per difendere uno status quo per nulla esaltante, ma sicuramente migliore di quello che Bersani-Casini-Vendola realizzerebbero in base alle loro stesse dichiarazioni.
Ecco perchè votare non sarà superfluo e non sarà inutile.


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