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10 giugno 2013

Intelligenti e in buona fede

Silvio Berlusconi ha fatto molti errori.
Ha sbagliato a fidarsi di Scalfaro nel 1994.
Ha sbagliato a dimettersi senza un voto di sfiducia nel novembre 2011.
Ha sbagliato a non seguire il consiglio di Bossi che, nel 2010, dopo il tradimento di Fini, consigliava di andare al voto anticipato.
Ha sbagliato ad accettare il veto su propri uomini, senza porlo nei confronti di ministre con nazionalità straniera proposte dai comunisti.
Ciononostante se a sinistra fossero intelligenti e in buona fede (qualità che non convivono, a sinistra) dovrebbero riconoscere che Berlusconi aveva ed ha ragione quando tuona contro la Merkel, la Germania e l'euro.
Berlusconi aveva ragione quando cercava di creare una coalizione di stati che si opponesse alla egemonia tedesca (e per questo la Merkel ha complottato, con l'aiuto delle quinte colonne interne,  per sostituirlo con il suo uomo di fiducia).
Berlusconi aveva ragione quando si schierò con il Regno Unito contro la "Tobin tax" sui risparmi, introdotta dopo le sue dimissioni, in esecuzioni a specifici ordini di Berlino.
Berlusconi ha ragione nel pretendere che Letta contrasti la Merkel e , se costei non scendesse dal pero venendo a più miti consigli, anche abbandonando l'euro per riprendere in toto la nostra Sovranità.
Allora se a sinistra fossero intelligenti e in buona fede, invece di battutine stupide sul braccio di ferro e chi l'ha ingaggiato e perso, essenzialmente perchè pugnalato alle spalle da antitaliani che hanno preferito inchinarsi alla Germania per continuare nella campagna antiberlusconiana perseguendo interessi di fazione, invece di collaborare e far fronte comune con il Premier Berlusconi per contrastare la Merkel, dovrebbero riconoscere che c'è una sola strada per tutelare gli interessi nazionali: seguire le indicazioni di Berlusconi.
Se a sinistra fossero intelligenti e in buona fede allora ... non sarebbero più di sinistra.



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4 commenti:

Maurizio ha detto...

D'accordo sull'elogio di Berlusconi che oggi si schiera contro la Merkel, contro l'Europa e contro i gravi difetti della moneta unica.
Ma la domanda sorge spontanea: dove era Berlusconi nei lunghissimi anni di preparazione e poi di introduzione dell'euro e di tutte le leggi ammazza-sovranità nazionale degli impuniti burocrati di Bruxelles?
Per buona parte di essi Berlusconi era al governo, come Primo Ministro.
Si è vantato infatti di aver partecipato a più summit europei di tutti i suoi colleghi governanti d'Europa. E perché nel corso di quei numerosi incontri non ha portato le giuste ragioni dell'Italia, mettendo sul piatto della trattativa la forza di una delle nazioni fondatrici dell'Europa e una delle più forti economicamente?
Forse non aveva tempo e voglia di farlo. Io ricordo con disappunto che faceva il "ganassa" come dicono a Milano, impegnato nei vari "cucù" alla stessa Merkel ed era attentissimo ad alzarsi in punta di piedi per apparire più alto nelle foto ufficiali.
Se poi faceva anche dell'altro non me me sono accorto, e il risultato si vede oggi...

Massimo ha detto...

Berlusconi cercava di sopravvivere agli attacchi di magistrati, stampa, poteri economici, poteri occulti e anche alle coltellate alle spalle degli "amici". Piccola digressione-aneddoto personale. Nell'aprile del 2002 svolgevo attività sindacale a livello nazionale nell'Ugl (la ex Cisnal) di categoria. Il 16 aprile, se non sbaglio, ci fu il primo sciopero generale contro Berlusconi indetto dalla trimurti cui aderì la ugl di Cetica (fedelissimo di Alemanno) e della Polverini (ben nota). Io non solo non aderii ma nel mio ambito, con un certo successo, cercai di dare motivi per non aderirvi. Fui sospeso, revocati tutti gli incarichi tranne quelli di base e, alla fine, costretto a cambiare sindacato visto che gli scioperi contro Berlusconi divennero un continuo, io continuavo a non aderirvi mentre la politica di Cetica (suppongo con la benedizione di Alemanno) e Polverini era di portare l'Ugl, come poi è accaduto, a fraternizzare col nemico della cgil. Erano uomini e donne di Destra che facevano la guerra a Berlusconi che, invece di potersi dedicare ai nostri interessi, era costretto a guardarsi alle spalle. Ecco dov'era Berlusconi e non per colpa sua.

Maurizio ha detto...

Si, certo, questa è la giustificazione ufficiale del "non fare" di Berlusconi nei lunghi anni in cui è stato al governo. E c'è del vero in queste motivazioni, ma non basta a giustificare tutto. Churchill, De Gaulle, e in misura minore De Gasperi in Italia si sono guadagnati il diritto di entrare nella storia come Grandi Uomini di Stato perché sono riusciti, nonostante non siano loro mancate forti opposizioni e grandi nemici interni ed esterni, a segnare la storia dei loro paesi, a piegare le difficoltà e a ottenere dei risultati concreti ed importanti.
In questi elenco potremmo comprendere anche Mitterrand, Margaret Thatcher, Willy Brandt, Helmut Kohl, e in America Ronald Reagan. Tutti uomini e donne elevatisi al di sopra della media dei politici e capaci di piegare le vicende nazionali alla loro visione, tutti Statisti che hanno lasciato un segno nella storia recente.
Berlusconi non ne è stato capace.
Le motivazioni non contano, non è stato un Capo di Stato, non ha cambiato l'Italia, non entrerà nella storia, almeno non in quella con la S maiuscola.
E quello che mi dispiace di più è che era un obiettivo alla sua portata...
Concedi almeno, caro Massimo, che ci sia stato concorso di colpa? Che per un 50% l'insuccesso sia stato causato da nemici e avversari e per il 50% da errori, comportamenti e sottovalutazioni di Berlusconi stesso?

Massimo ha detto...

Maurizio, dal tuo elenco hai dimenticato Pinochet :-)
Non ti sarà sfuggito che hai citato tutti personaggi (a parte De Gasperi che ci ha provato ed ha fallito anche lui con la legge elettorale del 1953) che godevano di rendite di posizioni del loro sistema istituzionale e, De Gaulle, di un appoggio incondizionato dell'esercito dopo la disfatta di Algeri. Avevano il potere e la facoltà di usarlo, cosa che Berlusconi non ha mai avuto e, anzi, ha dovuto combattere con gli "alleati" infidi quando non fedifraghi. Concorso di colpa ? Sì, ma non alla pari. A Berlusconi imputo di essere stato troppo tollerante, troppo disponibile ad ascoltare tutti, troppo aperto a soluzioni di compromesso, invece, una volta vinte le elezioni nel 2001 e nel 2008, fare tutto per decreto nei primi cento giorni, quando la sinistra era tramortita dalla sconfitta elettorale. Imputo a Berlusconi di aver creduto al sistema democratico e di aver cercato di condividere le scelte con chi, invece, pensava solo al proprio interesse di fazione. In questo posso accettare il concorso di colpa.