La conclusione della missione Artemis 2, coronata da pieno successo, riapre le porte dello spazio al futuro dell'Uomo.
Dopo la fase eroica delle Mercury, Gemini e Apollo, il ripiegamento degli shuttle e delle stazioni spaziali condivise, la fase Artemis, con la prospettiva di rimettere piede sulla Luna per restarci con la base (che, richiamando Spazio 1999 chiamerei "Base Lunare Alfa") da cui poi partire per una missione umana su Marte, apre interessanti prospettive ma, soprattutto, torna a farci sognare in grande.
Sicuramente ci saranno i benaltristi, molto più tristi che altro, che alzeranno il ditino scalfariano per ammonirci che sono tutti soldi sottratti alla lotta contro la fame nel mondo e altri, forse gli stessi, che negheranno la discesa sulla Luna del 20-21 luglio 1969 e imprese successive con le missioni Apollo fino a quella, purtroppo, conclusiva del 1972 con l'Apollo 17.
Ma hanno torto.
Ai secondi, che sono i talebani del "non ci credo", del complottismo, della dietrologia, non si riuscirà mai a far riconoscere la validità delle imprese compiute in quegli anni.
Ai primi è opportuno ricordare come le missioni spaziali, così come tutte le tecnologie che vengono applicate alle automobili di formula uno, sono sì costose, ma sono parte imprescindibile dello sviluppo dell'Umanità, come la ricerca scientifica e spesso dagli strumenti studiati per una missione nello spazio arriviamo a beneficiarne tutti noi.
Pensiamo solo, per citare un aspetto caro a quei benaltristi sicuramente anche ecoambientalisti, ai pannelli solari, il cui utilizzo pratico fu dimostrato sul campo dalle missioni spaziali.
Ma, francamente, non curiamoci dei benaltristi e dei loro simili che passeranno la vita scontenti e tristi nel vedere i successi di chi fa, mentre loro sanno solo criticare.
Il programma Artemis prevede un nuovo lancio nel 2027 e il ritorno sulla Luna nel 2028, anche se mi affascina l'ipotesi di un breve rinvio per farlo coincidere con il luglio 2029, sessanta anni dopo l'Apollo 11.
Godiamoci il momento bellissimo della ripresa del sogno spaziale e aspettiamo che le fantasie di tanti nel passato, acquistino, passo dopo passo, consistenza reale perchè, come diceva Walt Disney che ho già citato: se lo puoi sognare, lo puoi fare.
Spazio, ultima frontiera.

Una missione spaziale storica, conclusasi benissimo e praticamente ignorata dai media ( scommetto che se ci mettessimo a chiedere per strada alle persone che passano se sanno della missione Artemis moltissime chiederanno che cosa è, non perché non gliene importa nulla delle missioni spaziali, ma semplicemente perché non ne hanno avuto notizia dai media). Per quanto riguarda le ricadute tecnologiche nella vita quotidiana delle missioni spaziali, esse sono immense, l'elenco non finirebbe mai: se non ci fossero state probabilmente vivremmo ancora con la tecnologia degli anni 70. E queste ricadute riguardano moltissimo anche il campo delle medicina: gli enormi progressi della medicina e della chirurgia ( ad es. operazioni nel passato complesse e con lunghe degenze, ora diventare quasi ambulatoriali) sono stati quasi interamente resi possibili dalle ricadute tecnologiche delle operazioni spaziali
RispondiEliminaAggiungo anche, come nota di colore, che la navicella, in italiano è ORION e non ORAION come sento pronunciare al giornale radio !
RispondiElimina