29 agosto 2025

Giù la maschera

Suscita commenti negativi la esclusione dal prossimo palinsesto di radio uno, del programma di Marcello Foa e Pietro Gomez "Giù la maschera".

Si trattava di un programma di conversazione politica su un tema di attualità, con i soliti "esperti" e le opinioni non richieste dei conduttori.

Fa clamore perchè Foa fu il presidente (fortemente osteggiato dalla sinistra) della Rai nella stagione della Lega al governo con i Cinque Stelle, mentre Gomez è direttore del Fatto Quotidiano.

Due personaggi che potrebbero avere una narrativa contraria a quella mainstream anche se, nelle poche trasmissioni che ho ascoltato, prevalentemente mentre ero alla guida, non me ne sono accorto.

E non mi sono neppure appassionato al programma stesso che non mi ha affatto entusiasmato.

Non si conoscono i motivi della esclusione, ma, come sempre, "a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca", così fioccano le critiche, questa volta da parte dei giornalisti di "destra" che asseriscono come a stappare spumante sia, da tale esclusione, soprattutto la sinistrissima organizzazione dell'Usigrai, quindi l'intera sinistra.

Beh, da quel poco che ho ascoltato, se ci aspettiamo che la trasmissione di Foa potesse fare da contraltare allo tsunami di trasmissioni orientate verso l'ideologia cattocomunista, sbagliamo e di tanto.

Al contrario, una trasmissione come quella, marchiata con il timbro "destra", per i contenuti che esprime, almeno quando l'ho ascoltata io, porta solo acqua al mulino cattocomunista.

A differenza del programma che seguiva condotto da una bravissima Annalisa Chirico che mi auguro sia stato confermato, anche se l'orario, intorno alle 10 del mattino, è pressochè proibitivo.

Il clamore è tale perchè anche radio uno fa parte della Rai, quindi è pubblica ed è pagata con i nostri soldi.

E ci conferma la necessità di dare un taglio alla Rai pubblica, privatizzarla, incassare il corrispettivo di mercato della sua vendita, abolire il canone e lasciare che siano i privati, che guarderanno con un occhio i bilanci e con l'altro gli ascolti, a decidere cosa mandare in onda, senza dietrologie partitiche fatte con i soldi di tutti.

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