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13 aprile 2026

Il limite fisiologico di un governo

La sconfitta del Premier ungherese Viktor Orban, dopo sedici anni di governo ininterrotto, induce a qualche riflessione.

Affetti da provincialismo acuto e, soprattutto, da interesse personale ad accreditarsi una vittoria, i cattocomunisti, dalla Schlein a Conte, da Renzi al duo Bonelli Fratoianni e tutte le altre frattaglie del campo largo, gongolano cercando di mettere il cappello sulla vittoria di Magyar.

Ma il partito di Magyar è iscritto al gruppo del PPE e sarebbe come se la Schlein e compagni gongolassero perchè in Italia la guida del Governo passasse da Salvini (al cui gruppo è iscritto Orban) a Tajani (dello stesso raggruppamento di Magyar), scomparendo i loro partiti dal parlamento.

Magyar poi, fino a due anni fa, ha ricoperto, per 14 anni, incarichi all'interno dell'amministrazione Orban e ne è uscito avvicinandosi all'unione europea.

E, francamente, farei la firma se la Meloni restasse a Palazzo Chigi per sedici anni e poi essere sostituita da un fuoriuscito da Fratelli d'Italia che si collocasse comunque all'interno di un partito alleato.

Ma le elezioni in Ungheria mi fanno fare una ulteriore riflessione su quello che sembra essere un limite fisiologico nella durata di un governo, prima di dover passare la mano, probabilmente più per stanchezza e voglia di cambiare da parte degli elettori, che per un problema di gestione della cosa pubblica.

Sembra che tale limite possa essere collocato intorno ai quindici anni, anno più, anno meno.

Orban, come abbiamo visto, sedici anni di governo ininterrotto e non sappiamo se ci riproverà, magari riuscendoci, come ha fatto Benjamin Bibi Netanyahu che, due volte sconfitto, due volte si è ripreso la presidenza del governo di Israele, governando, dal 1996, per ora, per 19 anni su 30.

Sedici anni di governo in Germania anche per Kohl e la Merkel.

In Cile il Generale Augusto Pinochet governò dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990, anche qui ricorrono i sedici anni.

Più difficile valutare l'impatto dove ci sono regole che eventualmente limitano i mandati come, ad esempio, negli Stati Uniti, dove, per evitare il ripetersi di presidenze come quella di Franklin Delano Roosevelt, eletto quattro volte, il suo successore Truman fece approvare un emendamento che limitava i mandati a due.

Una norma, a mio avviso, che penalizza il merito, infatti il più grande Presidente degli Stati Uniti del dopo guerra (e forse dell'intera Storia di quella grande Nazione), Ronald Reagan, fece solo due mandati e il successo della sua Amministrazione consentì al suo Vice, George Herbert Walker Bush di conquistare consecutivamente un terzo mandato per lo stesso partito di Reagan, cosa mai più accaduta dal 1948 (elezione di Truman presidente in carica in quanto sostituto del defunto Roosevelt).

I sedici anni, computati come mandato consecutivo del partito, vengono superati (di poco) dai Conservatori inglesi che, eletta Margareth Thatcher nel 1979, fu sostituita nel 1990 dal suo delfino John Major che rimase in carica, vincendo anche le elezioni, fino al 1997.

E l'Italia ?

Beh, il sistema italiano è funestato da una costituzione che non garantisce stabilità, nè continuità, per cui l'unico governo cui fare riferimento per una durata prolungata è quello di Benito Mussolini, dal 1922 al 1943.

Ed è interessante osservare che, superato ampiamente il limite dei 16 anni, dimostrando di avere un ampio consenso popolare, probabilmente sarebbe rimasto in carica ancora a lungo se, come scelse di fare il Caudillo Generalissimo Francisco Franco in Spagna, si fosse prudentemente tenuto fuori dalla guerra.

In tal senso è interessante il ciclo ucronico "Occidente", una trilogia scritta da Mario Farneti, nella quale, appunto, si ipotizza che il Duce avesse scelto la neutralità e che nel 1972 il Fascismo governasse ancora l'Italia, divenuta potenza mondiale.

Pura fantasia ma, considerato che in Spagna il Caudillo morì nel suo letto, ancora al potere, nel 1975, dopo quasi quaranta anni di governo, abbastanza plausibile nel suo "what if", cosa sarebbe successo se, che è a base della letteratura ucronica.

Viktor Orban ha "solo" 63 anni, quindi potrebbe ancora presentarsi e vincere le elezioni, ripercorrendo i passi di Netanyahu, oppure potrebbe valutare che sedici anni siano già abbastanza per aver impresso una impronta indelebile alla sua Ungheria, al punto che a succedergli, dopo aver spazzato via tutta la sinistra socialista e non, è un suo ex delfino, di venti anni più giovane.

E di questo gli sono grato come, credo, tutti i Patrioti in ogni Nazione.

Per il futuro ... ai posteri l'ardua sentenza.

 

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