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No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

21 maggio 2018

Anche i nomi hanno importanza


Dopo aver redatto un contratto che è in larga parte condivisibile recuperando molti dei temi del Centro Destra e scontando, perchè inevitabile, le concessioni ai Cinque Stelle nell'ambito del miglior compromesso possibile, adesso tocca ai nomi.
Forse già oggi sapremo di più così, ma nel momento in cui scrivo (poco prima della partita del Bologna a Udine) non avendo certezze ma solo quello che viene detto nei radio e telegiornali e scritto sui quotidiani, esprimo una mia opinione.
Che parte dall'ipocrisia del Quirinale che sembra abbia preteso di parlare di ministri solo con il premier incaricato.
Una bella ipocrisia, visto che il premier non dovrà fare altro che applicare il contratto e tutti sanno che le azioni di controllo del governo le hanno in mano Salvini e Di Maio.
Sembra inoltre che il Quirinale complotti per imporre nomi di sua fiducia, quindi dei cosiddetti "tecnici" nei ministeri più importanti (Esteri, Economia, Difesa) cercando di rendere il tutto indigesto a Salvini per costringerlo a mandare all'aria tutto quanto e quindi realizzare quel governo finto neutrale, infarcito da parrucconi di regime.
Sembra infine che Mattarella stia istigando Berlusconi perchè sottragga in qualche modo dei senatori alla Lega e renda minoritario il nascituro governo.
Inaccettabile.
Tutto quanto.
E' vero che indipendentemente da chi andrà al governo, sia esso un tecnico gradito a Bruxelles o un politico determinato sui principi e valori espressi dal contratto, non potrà fare altro che applicare, rigidamente, l'accordo contrattuale.
Per cui se anche un servo della Merkel fosse premier o ministro dell'economia e realizzasse la flat tax, abolendo la Fornero, sarei soddisfatto.
Ma l'esperienza di Ruggiero come ministro degli esteri nel primo governo Berlusconi racconta un'altra storia, di come, pur formalmente rispettando le direttive di governo, costui agisse sistematicamente contro la linea ufficiale del governo fino a doversi dimettere, ma comunque rallentandone l'azione e, in definitiva, affossando la spinta propulsiva che sarà tale solo per i primi mesi, come sempre in ogni governo.
Così, pur non apprezzandolo nè stimandolo, preferirei sopportare il disgusto di vedere Di Maio premier, piuttosto che un parruccone accademico che non ha raccolto un solo voto popolare.
Analogamente per i ministeri più importanti.
Se Mattarella, dimostrandosi degno emulo del suo predecessore nelle interferenze pur essendo stato eletto da una maggioranza spazzata via dal voto popolare del 4 marzo e che comunque era fondata su traditori del voto popolare del 2013 ed essendo quindi privo di legittimità popolare, cercasse di imporre "tecnici" agli esteri, economia, difesa, con l'idea di rallentare, imbrigliare e affossare l'azione di governo, allora meglio far saltare tutto e affrontare una campagna elettorale nella quale, oltre a ribadire le proprie idee e valori, si imputi a Mattarella un comportamento elusivo dei suoi doveri di imparzialità, dimostrandosi solo il presidente del vecchio patto del Nazareno.
Mi aspetto quindi che Salvini e Di Maio offrano agli Italiani una autentica alternativa populista e sovranista, anche nei nomi dei ministri, senza cedere alle pressioni di un Quirinale sempre più garante di Bruxelles che degli interessi nazionali.






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20 maggio 2018

Legittima difesa


Nel governo che, a questo punto, sostengo più contro i Mattarella, gli Juncker, i Renzi, i Berlusconi che per gradimento dei compagni di viaggio grillini, un tema sottoscritto dalle parti è quello della legittima difesa.
Troppo spesso le vittime sono state perseguitate quando hanno reagito e ci sono persino casi in cui sono state condannate, loro, non i delinquenti !, addirittura a rimborsare i danni ai parenti del criminale neutralizzato (per sempre).
Sarebbe illusorio pensare che la normativa che verrà fuori possa garantirci il pieno diritto all'autodifesa che è, poi, la miglior legittima difesa possibile.
Del resto non possiamo avere al seguito, come un'ombra, un poliziotto o un carabiniere che intervenga tempestivamente quando qualche delinquente minaccia la nostra persona o la nostra proprietà.
E proprio ieri nel Carlino vi sono due notizie emblematiche sulla necessità di un concetto di legittima difesa che tuteli a trecentosessanta gradi i cittadini onesti.
In cronaca di Bologna si narra di un'ambulante insultata e minacciata da un gruppo di immigrati che, abitualmente, bighellonano nei pressi ben consci, si scrive nell'articolo, che qualunque cosa facciano non subirebbero alcuna sanzione.
In cronaca nazionale il trafiletto che ho scansionato e che illustra questo commento.
Come poter negare che la Sicurezza di una Società, di una Comunità inizia con un atteggiamento attivo dei singoli cittadini cui, però, deve essere garantita la possibilità di opporsi, ad armi pari, ai delinquenti ?




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19 maggio 2018

Chiamata ai gazebo leghisti



Giovedì, in Sky tg 24 economia, erano presenti in tre, oltre al conduttore, mitraglietta come Mentanae che crede di essere ironico e pungente ma è solo banale e saccente.
C'era il prof. Rinaldi, definito "sovranista", qualifica che lui ha accolto con legittimo orgoglio.
In contrapposizione l'ex "consulente economico di palazzo Chigi" sotto Renzi e Gentiloni che ha avuto, per i suoi servigi, lo scranno da parlamentare.
E c'era, definito "terzo" un giovane finanziere di Bloomberg.
Mentre Rinaldi ha esposto con la pacatezza che gli è propria le ragioni per cui il programma economico del futuribile governo giallo-verde non solo è fattibile ma è necessario, l'ex consigliere economico sprizzava bile da tutti i pori fino a definire Lega e Cinque Stelle "quella gente" con un tono talmente spregiativo che c'è da chiedersi quale educazione costui abbia ricevuto e assimilato.
Il "terzo" si è poi manifestato più fazioso addirittura dell'ex consigliere economico, dimostrando come la sua terzietà fosse solo nei sogni del conduttore che, da parte sua, non era certo imparziale.
Tre contro uno.
Risultato: sono sempre più orientato a favore del governo giallo verde e quando ci saranno andrò ai gazebo della Lega, per la prima volta in vita mia, a votare e votare "SI'" al contratto.
Perchè di quello si tratta: vogliamo realizzare un forte cambiamento nella politica mandando a quel paese quell'europa che sta manovrando per renderci sempre più schiavi ?
SI' !
Allora andiamo tutti ai gazebo delle Lega e diciamo sì al programma di governo, che non significa dire sì a Di Maio o ai Cinque Stelle per l'eternità, ma significa fare di necessità virtù.
Non essendoci i numeri per un governo del cambiamento del Centro Destra (e viste le sue dichiarazioni che sembrano quelle che potrebbe fare la Merkel, avrei qualche perplessità sulla autonomia e libertà di Berlusconi ad esserne parte) allora non ci resta che la Lega con i Cinque Stelle.
Ma solo per cinque anni, non un giorno di più.



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18 maggio 2018

L'ultimo miglio


Scritto un contratto per i cinque anni della legislatura, Salvini e Di Maio affronteranno l'ultimo miglio, in salita per l'individuazione delle persone che dovranno tradurre in atti legislativi i principi contrattuali.
Il contratto è leggibile integralmente (per non cadere nella trappola delle sintesi corredate da commenti dei sudditi ue) su tutti i quotidiani online ed è un contratto fondamentalmente apprezzabile, molto più dei programmi di governo di Monti, Letta, Renzi e Gentiloni) e probabilmente anche più di quanto Berlusconi sarebbe mai riuscito a delineare.
Anche se vi sono passaggi che mi lasciano contrariato (come il reddito di cittadinanza, il possibile blocco della Tav e la mancanza di un percorso che ci porti fuori dall'euro) la gran parte del contratto appartiene alle mie corde.
E che sia un buon programma ce lo dicono i bombardamenti cui sono sottoposti Lega e Cinque Stelle, con i burocrati europei che si affiancano alle stridule voci dei cattocomunisti e agli ultimi acquisti del gregge: Sallusti e Feltri, la lettura dei cui quotidiani è ormai diventata un emetico.
Quel coro di assatanati che interpreta e dileggia il contratto per danneggiare il costituendo governo, fregandosene altamente se in tal modo danneggia l'Italia e gli Italiani, proiettando una percezione di instabilità e di disastro imminente.
Ai Mattarella, ai Renzi, ai Berlusconi e quindi ai loro ventriloqui, interessa impedire che il contratto possa essere messo in pratica, perchè se così accadesse non avrebbero alcuna speranza di ritornare al potere, neppure grazie ai complotti dell'unione sovietica europea.
Loro puntano allo sfascio per poter poi raccogliere i cocci della Patria e finire di svenderci alle consorterie non elette che comandano nell'unione sovietica europea.
Per questo motivo, se si dovesse formare un governo con i Cinque Stelle, mi turerò naso e bocca e lo sosterrò: per la realizzazione del contratto.



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17 maggio 2018

Rifiutare ogni limite alla nostra Sovranità


Il possibile governo tra Lega e Cinque Stelle fa paura all'unione sovietica europea, ai suoi burattinai e ai suoi servi.
La procura di Milano ha rinunciato ad opporsi alla riabilitazione di Berlusconi, segno che il Cav non è più nella lista dei "nemici pubblici" e, anzi, sembra il deus ex machina della tecnocrazia per far inciampare Salvini.
Di giornali e televisioni ne abbiamo già scritto ieri.
Oggi ci riprovano con i ricatti dello spread e delle vendite dei titoli azionari italiani: ce ne faremo una ragione.
I quattro dell'Ave Maria (Katainen, Moscovici, Dombrovski e Avramov) hanno ricominciato, sotto la direzione di Juncker, con indebite interferenze negli affari nostri e credo che dovrebbe essere loro interdetto l'ingresso in Italia perchè "persone non gradite".
Il pci/pds/ds/pd ha ritrovato lo smalto del maggiordomo che accorre in soccirso del proprio padrone, come sempre una entità internazionalista e anti Italiana.
Un giornale online ha pubblicato una bozza del contratto che qualche servizievole manina ha fatto recapitare per scatenare un fuoco di sbarramento man mano che si avvicina la prospettiva di chiudere l'accordo.
Mattarella continua a tenere il fiato sul collo con pretese che tradiscono il suo ruolo non da arbitro nè imparziale.
A me la bozza, ancorchè "superata", piace proprio nelle affermazioni di principio quali l'individuazione di un percorso per lasciare l'euro e la revoca delle sanzioni alla Russia.
In ogni trasmissione radiofonica e televisiva insistono nel dileggiare (in assenza degli esponenti della Lega) le proposte economiche, ma quando, come martedì in Sky Tg 24 economia, è presente uno che sappia di cosa si sta parlando (nell'occasione era il senatore Siri) non hanno argomenti per ribattere.
Così, vorrei invitare tutti ad aprire il cassetto fiscale e guardarsi il riparto delle proprie tasse del 2017.
Dicono che non ci sono fondi per coprire i 55 miliardi della flat tax e i 15 dell'abolizione della Fornero ?
Bene il 2,68% delle mie tasse (e presumo che la percentuale sia uguale per tutti) è stato sperperato per la burocrazia europea e significa che per una inutile, anzi dannosa, entità sovranazionale, sborsiamo, su un bilancio di spesa di 900 miliardi, la bellezza di 24,2 miliardi.
Altri cinque miliardi e mezzo li sprechiamo per gli immigrati, ma è nelle gigantesche idrovore della sanità, della previdenza, della scuola che possiamo trovare (e con un abbondante resto) i soldi per quelle essenziali leggi.
Il 21,23% della "previdenza e assistenza" equivale a 191 miliardi.
Il 19,34% di una sanità che, per essere curati bene, ci costringe ad andare comunque a pagamento, equivale a 174 miliardi.
Il 10,90% di una istruzione sempre più da terzo mondo, equivale ad ulteriori 98 miliardi.
Un buon governo trova sicuramente 70 miliardi (e anche di più, molti di più !) da una spesa di 900 miliardi.
Ed proprio quello che le caste di privilegiati che sulle nostre tasse prosperano, temono e cercano assolutamente di evitare.






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16 maggio 2018

La perniciosa autoreferenzialità della casta giornalistica


Una volta c'erano le corporazioni che consentivano di svolgere un lavoro (muratore, fornaio, macellaio etc.) solo a chi ne facesse parte e per essere membro della corporazione bisognava esserne accolti e accettati.
Oggi le corporazioni si chiamano caste, con una chiara connotazione negativa e tra le più autoreferenziali c'è quella dei giornalisti che, da un paio di anni, stanno battagliando, tutti uniti, senza distinzioni ideologiche, per impedire che vi sia una informazione libera che prescinda dalle loro penne cui vorrebbero riservare l'unico diritto di parola, tacciando altri di "fake news".
Naturalmente sarebbero loro a decidere chi e come si fa "buona informazione" e quali notizie sarebbero da censurare e, magari, sanzionare.
Un nuova censura, insomma.
In questi giorni tormentati per la costruzione di un governo che non sappiamo se ci sarà (nè se sia cosa buona e giusta che si formi) vediamo la stampa, stranamente uniforme e monocorde (forse con qualche piccola stonatura da parte de La Verità di Belpietro) dileggiare i protagonisti del tentativo di formare il governo, Di Maio e Salvini e i rispettivi partiti.
Particolarmente scatenati sono i quotidiani affiliati alle consorterie europee, quelli che vorrebbero imbottire l'Italia di immigrati e soggiacere a tutti gli ordini della Merkel per interposto Juncker.
Ma forniscono ampie dimostrazioni di sudditanza, sia pur per differenti motivi, anche Feltri e Sallusti con Libero e Il Giornale che non perdono occasione per berciare contro Salvini (pensando di favorire Berlusconi e Forza Italia ma ... credo si sbaglino di grosso !).
Ma quali sono le accuse imputate a Lega e Cinque Stelle ?
Il presunto dilettantismo che sarebbe reso manifesto dai tempi dilatati delle trattative e il fatto di non avere ancora un nome per il Premier, una lista di ministri e un programma certificato.
Una critica non solo ipocrita, ma anche miope visti i risultati delle precedenti esperienze con governi costituiti nel giro di una notte (veggasi Monti-Fornero !).
La tanto decantata Germania, ha impiegato sei mesi, centottanta giorni, per costituire un governo: mezzo anno senza governo, passato a trattare e scrivere il programma (di ben centosessanta pagine) che, adesso, tetragonamente, come solo i tedeschi possono e sanno fare, verrà realizzato senza distrarsi da eventi, scritti, strilli di nani e papi, ballerine e giornalisti, economisti e cantanti.
Sei mesi, centottanta giorni, per fare il governo, in una situazione complessiva sicuramente più agevole, visto che loro non hanno una legge Fornero e che sono loro a comandare nell'unione sovietica europea mandando pizzini agli altri stati e naturalmente non ricevendone alcuno.
A fronte di quei sei mesi noi non siamo neppure al terzo mese di trattative.
Loro, tra l'altro, non hanno avuto un presidente che rema contro, che sta con il fiato sul collo, cronometro alla mano e pronto a dire "no, quello non va bene".
Di più.
I tedeschi hanno un governo CDU-CSU-SPD quando i socialisti della SPD, dopo il voto, si erano chiamati fuori e, infatti, per mesi le trattative sono proseguite tra CDU, CSU liberali e verdi.
Vicinissimi a formare un governo quadripartito, poi naufragato sugli immigrati perchè la FDP (liberali) chiedeva un maggior rigore, esattamente come la Lega.
Nessuno si è scandalizzato, nè ha berciato o dileggiato i protagonisti se, al quinto mese, la Merkel ha cominciato a trattare con l'SPD e, quindi, al sesto mese ha chiuso l'accordo e formato il governo.
Se l'hanno fatto i tedeschi, perchè a Di Maio e Salvini non viene concessa analoga disponibilità di tempo ?
E se dileggiano Salvini e Di Maio, perchè sono tutti proni davanti alla Merkel ?
Ecco perchè è necessario che non vi sia alcuna censura sul web, non vi siano nell'informazione esclusive, nè filtri, nè caste depositarie della verità che cantano sempre tutti in coro la stessa canzone.






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15 maggio 2018

Una capitale per uno stato


Mentre attendiamo di conoscere se l'ircocervo del governo giallo-verde vedrà la luce e con quali nomi, le prime pagine dei giornali sono, ancora una volta, occupate dalla questione islamica, intesa come presenza sempre più invadente a casa nostra e come violenza contro lo stato di Israele.
In Francia un ceceno islamico, divenuto cittadino francese come tante anime belle vorrebber trasformare in cittadini italiani milioni di immigrati, ha accoltellato bellamente per le vie di Parigi, uccidendo una persona e ferendone altre quattro.
Inutile dire che se i cittadini francesi (come noi Italiani) avessero potuto circolare armati, appena il ceceno avesse colpito la prima persona, sarebbe stato abbattuto, invece, per ottenere lo stesso risultato, hanno dovuto attendere l'arrivo della polizia e altri innocenti sono stati colpiti.
Ma questa è solo legittima difesa, sarebbe necessario che i nostri governanti risolvessero la questione alla fonte, impedendo l'arrivo di nuovi immigrati e cacciando quelli presenti clandestinamente, da qualunque stato provengano.
Contemporaneamente i palestinesi (sempre loro !) cioè gli inventori del terrorismo da esportazione (ricordiamo Fiumicino, gli innumerevoli dirottamenti, la Achille Lauro e soprattutto la strage di Monaco) hanno ricominciato a berciare contro Israele, prendendo a pretesto la decisione del Presidente Trump di spostare l'Ambasciata Americana da Tel Aviv a Gerusalemme.
Naturalmente i pusillanimi governanti europei si sono ben guardati dal fare altrettanto e solo i rappresentanti di Ungheria, Austria, Repubblica Ceca e Romania hanno presenziato all'inaugurazione dell'ambasciata.
Ma dove dovrebbe essere la capitale di Israele se non a Gerusalemme ?
Chi vi si oppone ricorda molto l'arroganza e la violenza dei francesi che imposero al neonato Regno d'Italia di spostare la capitale a Firenze, cercando in questo modo di ritardare la presa di quella che storicamente e culturalmente è la nostra capitale, Roma.
Ogni stato ha, come capitale, la città che, nella storia, ne ha sempre rappresentato il centro e non vedo altra capitale per Israele che Gerusalemme, dove dovrebbero spostare le rispettive ambasciate tutti gli stati del mondo.




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14 maggio 2018

Andare a vedere il bluff di Mattarella


E' intollerabile che un signore eletto da una maggioranza costruita a tavolino con il tradimento del voto popolare da parte di parte consistente di essa e quindi spazzata via alle elezioni da quello stesso Popolo che ha preso in giro per sette anni, si permetta di porre delle condizioni nella difficile formazione di governo tra due partiti che hanno ottenuto la maggioranza del voto popolare e dei seggi parlamentari.
Se io fossi in Salvini e Di Maio ignorerei i diktat di Mattarella e sceglierei per i ministeri i migliori interpreti del programma che si vuole realizzare e, quindi, in gran parte persone invise al predetto Mattarella perchè nazionalisti, sovranisti e identitari.
Andrei quindi a vedere se le esternazioni minacciose di quel signore siano e meno un bluff.
Se fossero un bluff, Mattarella, rimangiandosi tutto, firmerebbe i decreti di nomina e si andrebbe a governare con la miglior compagine per realizzare il programma.
Se invece Mattarella, credendosi Luigi XVI di Francia, ignorasse le istanze provenienti da chi rappresenta il Popolo nella sua maggioranza, andrei al voto, esponendo molto chiaramente le responsabilità di chi ha impedito la costituzione di un governo del vero cambiamento.
In pratica si ribalterebbe il trappolone preparato da Mattarella per scaricare la responsabilità su Lega e Cinque Stelle delle lungaggini (ma in Germania hanno impiegato sei mesi !) e del fallimento.
Mi auguro che nella ricerca di un "terzo uomo" Salvini e Di Maio non si facciano influenzare dal Quirinale: meglio una staffetta che ci costringa, nei due anni e mezzi di presidenza Di Maio, a turarci il naso e la bocca, che un tecnocrate, un funzionario di stato infido come lo sono stati nel passato Ciampi, Dini e Monti.
Meglio uno scontro con il Quirinale, che un compromesso al ribasso sulla composizione del governo.
Meglio nuove elezioni che accettare di governare sotto tutela e con le braccia legate dietro alla schiena. 






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13 maggio 2018

Berlusconi ricandidabile


Con un sorprendente anticipo, che sa tanto di incoraggiamento a continuare a mettere i bastoni fra le ruote del Carroccio, Berlusconi è stato "riabilitato" e potrà candidarsi alle prossime elezioni, anche se si svolgessero a luglio.
A parte il fatto che, per me, il Cav non aveva nulla da cui riabilitarsi, imputandogli solo alcuni errori politici come le dimissioni nel novembre 2011 senza dare battaglia, il fatto nuovo dovrebbe togliere ogni riserva in Forza Italia per il ritorno al voto subito che ritengo la strada maestra a prescindere dal "contratto" che dovesse essere sottoscritto tra Lega e 5Stelle, visto che il governo sembra ormai avviato ad essere messo se non sotto tutela, almeno affiancato da un amministratore di sostegno.
A Forza Italia, infatti, conviene giocarsi il ritorno al governo con il Centro Destra spendendo, finché può, l'immagine del Cav, anche sul piano emotivo della "riabilitazione".
È sì vero che in Malesia è stato appena eletto un premier di 92 anni, a fronte dei quali gli 82 di Berlusconi appaiono ancora pochi, ma la natura svolge inevitabilmente il suo corso e non è affatto detto che fra due o tre anni (per non parlare dei cinque della legislatura, durata che tenderei ad escludere) il Cav possa ancora contribuire fattivamente ad una campagna elettorale in giro per l'Italia.
In ogni caso viene meno una anomalia che vedeva il Capo dell'Opposizione (tale almeno era fino al 4 marzo) impossibilitato a capeggiare le sue liste.
Una "riabilitazione" della quale non ci si può rallegrare, perché mai ce ne sarebbe dovuto essere bisogno, in quanto mai il Cav avrebbe dovuto essere escluso dalla eleggibilità.
Il fatto che oggi sia nuovamente eleggibile è solo il ripristino della normalità.  



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12 maggio 2018

I servi di Bruxelles fanno di tutto per farmi apprezzare il governo giallo-verde

Come spesso accade il venerdì mattina mi avvio verso il vicino appennino per il fine settimana e mentre guido ascolto la radio.
Anche ieri mattina praticamente l'intero percorso è stato accompagnato dall'ascolto di quella che era la miglior trasmissione di informazione radiofonica: Radio anch'io.
Che tristezza ascoltare giornalisti, magistrati, economisti (o presunti tali), accademici e parrucconi vari, cercare di mettersi in mostra con le consorterie di potere e fare la marchetta contro il costituendo governo giallo-verde.
Esattamente come purtroppo accade a Sky Tg24 economia alle 18,30, tutti protesi a proiettare l'idea di un imminente disastro economico o di un regime sanguinario le cui vittime sarebbero le "risorse" di boldriniana memoria.
Un coro unanime di "dotti e sapienti" che, però, non ci spiegano perché, quando i loro beniamini che applicavano i loro principi erano al potere (e ci sono rimasti per ben sette anni!) hanno solo peggiorato la situazione.
Al punto che il conduttore di Radio Anch'io ha dovuto dar conto dei messaggi ricevuti dagli ascoltatori (evidentemente tanti) in totale contrasto con la narrativa della trasmissione.
Ridicola poi l'arroganza di un antropologo che a chi lo tacciava di "buonismo" rispondeva che no, lui era cattivissimo contro chi voleva negare diritti alle "risorse".
Per tacere sulla descrizione lacrimevole di un documentario di un giornalista ovviamente del gruppo Repubblica Espresso.
Presenti a senso unico, allineati e coperti sulla linea dettata da Mattarella a difesa dell'europeismo, della serie: perseverare è diabolico.
Tutto ciò mi porta quasi a sperare che Salvini e Di Maio lo facciano quell'ircocervo di governo, se non altro per vedere quei parrucconi stracciarsi le vesti dalla disperazione.
In effetti se non mi piacciono Di Maio e compagni, Matarella, Juncker, Micron, la Merkel e giù a scendere fino a Renzi e Martina mi piacciono ancora meno.
 A proposito di Martina, ormai ospite fisso cui si aggrappano i giornalisti di regime (che spero vengano tutti colpiti dallo spoil system e mandati a lavorare nei campi assieme alle loro "risorse") l'ho sentito affermare che quello giallo-verde sarebbe il governo dei debiti.
Senti chi parla !
Con loro il debito pubblico è aumentato di quattrocento miliardi (dai 1900 del saldo di Berlusconi agli attuali 2300) senza alcun ritorno di utilità per noi Italiani.
Salvini e Di Maio forse aumenteranno il debito, ma almeno, con la flat tax, diminuirà la pressione fiscale e ci sono tante voci di bilancio da tagliare o sopprimere.
Ad esempio i cinque miliardi annui sperperati per trasporto,vitto e alloggio degli immigrati.
Allora che lo facciano questo governo.
Ci tureremo il naso e tapperemo la bocca per sopportare gli sgraditi compagni di viaggio, ma, almeno, non subiscano il ricatto del Quirinale sui nomi e non scelgano un burocrate, anche "amico", come presidente.
Se proprio non vogliono optare per la staffetta (soluzione ideale) almeno scelgano un politico di maggioranza che caratterizzi il governo e la proposta di Belpietro mi sembra assolutamente pertinente: Giorgia Meloni.






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