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28 luglio 2025

Ancora fiele per Macron

E' di ieri sera la comunicazione dell'avvenuto accordo tra l'unione europea e gli Stati Uniti in materia di dazi.

La materia è talmente complessa e riguarda la pressochè totale gamma merceologica, ognuna delle quali ha le sue caratteristiche e necessità, che, anche se si avesse a disposizione il testo con gli esatti termini dell'accordo, sarebbe impossibile dare una valutazione se non di carattere generale.

E le valutazioni di carattere generale fanno prevalere l'aspetto politico su quello tecnico che potrebbe vedere, ad esempio, i produttori di tondini lamentarsi e quelli di parmigiano brindare.

La valutazione politica dice che l'accordo è un bene, perchè i 27 europei e gli Stati Uniti appartengono alla stessa famiglia occidentale quando il nemico, per tutti, è la Cina.

Chiudere (tra l'altro in soli 6 mesi, dal 20 gennaio quando entrò alla Casa Bianca Donald Trump) una vertenza di tale portata, mi sembra un buon auspicio per il futuro.

Nello specifico è vero che Trump appare come il "padrone" che ha fatto "saltare" come voleva lui la Von der Leyen, ed è vero che gente come Macron e Sanchez, capofila dei talebani che volevano il "bazooka" contro gli Stati Uniti, sono costretti ad incassare un'altra sconfitta, abbozzare e bere il fiele dell'accordo, ma se consideriamo il punto di partenza, come ricordato anche in passato, si tratta non di un regalo agli Stati Uniti, bensì di un riequilibrio rispetto ad un, di lunga data, squilibrato rapporto commerciale, iniziato non con i dazi, ma con la imposizione di tasse, regole, esclusione di tipologie di prodotti con la scusa dell'ambientalismo, che l'unione europea, nella sua bulimica legislazione, ha prodotto negli anni.

Personalmente sono per un Mercato che sia libero da ogni imposizione e da ogni tassazione, in cui "vince" il prodotto che per qualità e prezzo viene premiato dai cittadini che lo comprano.

Ovviamente per i prodotti (che poi sono essenzialmente quelli che provengono dalla Cina e da altri mercati orientali) il cui costo viene alterato in origine da sfruttamento dei lavoratori, disapplicazione delle norme di sicurezza sanitaria e sul lavoro, agevolazioni statali finalizzate a tenere bassi i costi, allora sì che devono essere applicati dazi tali da riequilibrare i prezzi.

Non ho ancora sentito le lamentele che mi aspetto dai produttori dei vari settori (a parte quelle dei cattocomunisti che, oltre ad essere solo produttori di chiacchiere e non di beni e servizi, comunque vada, incolpano la Meloni, per l'accordo definito dalla Von der Leyen, dopo averle intimato di astenersi dall'interferire con le trattative europee) ma è un obbligo, una sorta di "atto dovuto", per vedere se riescono a strappare, all'unione o all'Italia, un "aiutino" con la scusa del rimborso per maggiori costi o altro.

Purtroppo la pessima abitudine data dai governi cattocomunisti di elargire, a spese di tutti, aiuti sotto forma di rottamazioni, incentivi, contributi per avere in cambio scelte ideologiche come quelle ambientaliste, hanno innescato un circolo vizioso che ci portiamo dietro ancora oggi e che non è estraneo alla burocratizzazione e relativi costi anche del mercato europeo.

Mi aspetto quindi una lunga lista di richieste per ottenere agevolazioni, rottamazioni, bonus ed ogni altro vantaggio, tutto a debito della collettività e spero che il Governo sappia dire dei "no".

L'accordo potrebbe anche essere benefico in prospettiva, perchè il riequilibrio imposto da Trump e le sue critiche alle manie ambientaliste per le cosiddette rinnovabili e le pale eoliche, potrebbero dare impulso a quanti sostengono la necessità di ridurre i costi e abbattere le barriere del mercato interno che sono essenzialmente di carattere ideologico, finalizzate ad imporre un cambiamento nel modello di sviluppo e dello stile di vita dei cittadini che, però, non è nel sentimento dei Popoli e delle Nazioni europee e si dimostra solo un costo.

Intanto, nel momento in cui scrivo, prima del solito perchè oggi piove e ci sono 18 gradi esterni, la borsa guadagna l'1%, ha superato i 41mila punti e lo spread è sceso a 86 punti.

Forse la pioggia che scende è alimentata dalle lacrime della Schlein e dei suoi sette nani che le fanno la e da corte, perchè la Meloni, lungi dall'affossare l'Italia come vaticinavano tre anni fa, la sta risanando e ad essere isolati nell'unione europea sono i loro amichetti e non il nostro Presidente.



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