Un docente dell'università di Siena ha paragonato Giorgia Meloni ad una serie di animali e l'ha accostata a lavori umili (ma sicuramente effettuati da persone con maggior dignità del signore in questione).
Giorgia Meloni ha dato una lezione di stile al professorone, ottenendo solidarietà anche dalla parte opposta dello schieramento (a denti stretti, peraltro e non in modo unanime) e rinunciando a chiedere punizioni.
Un comportamento esemplare (anche se mi auguro che provvedimenti punitivi siano assunti) anche perchè, in un'epoca dove quando uno ti guarda storto scatta la querela intasando i tribunali per un nulla e concedendo ai magistrati (sul cui "sistema" consiglio di leggere il libro di Sallusti e Palamara) ulteriore potere, è veramente un segno di superiorità ribattere solo con le parole.
Inutile dire che "una volta" nessun politico si sarebbe permesso di insultare o dileggiare, cosa che oggi è all'ordine del giorno in mancanza di validi argomenti.
Mi ricordo, in una tribuna politica del passato, Giovanni Malagodi, segretario del Partito Liberale Italiano, dibatteva con un comunista e, nella foga, ad un certo punto gli scappò un "lei mente", salvo poi immediatamente correggersi, chiedendo scusa: mi scusi, "lei dice cose non vere".
Altri tempi, altra tempra.
Ma credo che siano spiegabili anche dal fatto che sia un docente universitario ad aver utilizzato linguaggio offensivo, come una professoressa di liceo scrisse auguri di morte ai Poliziotti e come maestre elementari e d'asilo insegnano "bella ciao" a dei bambini.
Sempre "una volta", non sarebbe mai accaduto perchè a quei tempi gli insegnanti, tranne rare eccezioni di "militanti", insegnavano greco e latino, matematica e geografia, non si sentivano investiti del compito di coartare la volontà dei giovani per formarli, come nella Germania Est o in Cina, al verbo ideologico.
L'educazione, anche politica, spetta, in primo luogo alla famiglia e quindi al confronto con i propri simili.
Gli insegnanti militanti come il professore di Siena che, non a caso, fu anche assessore per il pci/pds/ds/pd, sono i principali responsabili del nostro degrado scolastico ed educativo e non possono essere tenuti in cattedra.
E' l'ora di ripensare alla scuola pubblica e domandarsi se non sia il caso che lasci spazio ad istituti privati che si reggano sulle rette e le donazioni e che, quindi, se hanno una classe docente inadatta non abbiano studenti e siano costretti a chiudere.