Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

19 maggio 2026

Definiamo "Italiano"

L'attentato di Modena, compiuto da un soggetto di origini marocchine pur con cittadinanza italiana, sta scatenando le pulsioni peggiori dei cattocomunisti.

A Modena, roccaforte rossa della rossa Emilia Romagna, tacciono sulla responsabilità del servizio sanitario, gestito dalla regione, da sempre feudo della sinistra, per dedicarsi al buonismo più sfrenato con un sindaco che organizza una manifestazione "contro l'odio" e un vescovo che, nel peggior solco bergogliano, definisce l'attentatore un "italiano" tout court.

Naturalmente questo "italiano" ha tutte le giustificazioni che spettano agli immigrati; è laureato, non trovava lavoro, era bullizzato e, alla fine, è pazzo (ma non si dice "pazzo", perchè è basagliamente scorretto, loro dicono "ha un disagio mentale").

Come se chi lancia auto nel nome di una religione, mette bombe nel nome di una ideologia (anarchica o meno che sia) o si diletti a distruggere le proprietà pubbliche e private durante le manifestazioni per Gaza, non mostrasse, con i suoi atteggiamenti, un ugual disagio mentale.

Ma .. "è italiano", dice il vescovo, "è italiano", ripete il sindaco comunista, "è italiano" dice un Tajani alla ricerca di approvazione della nuova real famiglia.

Non sarebbe allora il caso di definire chi è un Italiano ?

Io proporrei che si possa definire "Italiano" chi nasce in Italia o in territorio italiano, tipo una ambasciata o una nave battente bandiera italiana, da genitori Italiani alla nascita, a loro volta nati da genitori (quindi nonni) che Italiani lo siano diventati almeno prima della nascita dei figli (cioè i genitori).

So perfettamente che questa proposta sarebbe vista come provocatoria, ma farebbe molta chiarezza e rappresenterebbe come, per essere Italiano, non sia sufficiente un tratto di penna, ma occorra un periodo, relativamente lungo (almeno un paio di generazioni) per poter assimilare la nostra Cultura, i nostri Costumi, il nostro Vivere.

Non si diventa Italiani girando un interruttore, la stessa Italia si è formata nel tempo e val la pena ricordare Massimo D'Azeglio, uno dei Padri della Patria ricostituita nel 1861: l'Italia è fatta, ora bisogna fare gli Italiani.

La frase a lui attribuita rappresenta al meglio la necessità che per essere italiano ci voglia del tempo, quel tempo necessario ad assimilare l'italianità che non è conoscere una legge (che può cambiare in ogni momento) o parlare, più o meno con cognizione di causa e ricchezza di vocaboli appropriati la nostra Lingua o un pezzo di carta sul quale ci sia scritto "cittadinanza italiana".

E se storicamente fu il Fascismo a dare agli Italiani un senso comune e condiviso al concetto di Patria, si è dovuta attendere la televisione in tutte le case per poter dare una uniformità di linguaggio alla popolazione, circa cento anni.

E qualcuno pensa che si possa definire "Italiano" un immigrato appena arrivato solo perchè, con un tratto di penna, così si è stabilito ?



18 maggio 2026

Nessuno invochi la follia individuale per difendere l'immigrazionismo

Questa volta non ci sto io.

Ascolto di dichiarazioni che tendono a depotenziare l'atto criminale compiuto a Modena da un marocchino nato in Italia e con cittadinanza italiana, derubricandolo, come sempre succede quando accade qualcosa che disturba la narrazione cattocomunista, in un semplice atto di follia individuale.

Non ci sto.

E non ci sto ad ascoltare fantasiose tesi che attribuirebbero alla politica dei finanziamenti alla sanità del Governo Meloni la responsabilità di aver lasciato uno asseritamente mentalmente instabile, in libertà.

1) I finanziamenti alla sanità sono aumentati sotto il Governo Meloni (ben 143 miliardi, cifra mai raggiunta), dopo essere stati tagliati dai governi cattocomunisti da Monti a Draghi.

2) La sanità è nell'area di competenza delle regioni e l'Emilia Romagna, dove risiede l'attentatore, è da sempre nelle mani dei cattocomunisti e, prima ancora, dei comunisti senza catto.

3) I manicomi sono stati cancellati per colpa del dott. Basaglia, le cui teorie furono alla base di tutte le azioni dei cattocomunisti nel settore.

4) I fondi per la sanità in generale e per le malattie mentali in particolari, così come la capienza delle carceri, la ricettività negli ospedali, gli stabilimenti e il personale scolastico, le case a disposizione per compravendite e locazioni, sono ampiamente sufficienti per la popolazione Italiana ed è evidente che se carichiamo tutto ciò con milioni di nuovi arrivi, accolti senza alcun filtro, allora tutto diventa insufficiente e occorrono più soldi che non devono uscire dalle tasche, già spremute, degli Italiani.

5) Ogni popolazione ha la sua inevitabile percentuale di persone mentalmente instabili, ma se in un contesto già consolidato immettiamo a valanga soggetti non certificati e non filtrati, allora aumentano i rischi per l'intera popolazione.

Alla fine dei conti, meno immigrazione, meno rischi di atti devianti come quello di Modena, qualunque sia la causa posta a base, da non derubricare a singolo atto, perchè verrebbe meno anche quel minimo di attenzione e reattività che alcuni passanti hanno mostrato anche a Modena.

17 maggio 2026

L'immigrazione senza filtri minaccia Benessere e Sicurezza di tutti noi

Il fatto di ieri è noto.

Nella grassa e rossa Modena, cittadina storica dell'Emilia Romagna, con perenni maggioranze di sinistra, un marocchino con cittadinanza italiana (preferisco questa formulazione a quella buonista dei mezzi di informazione "Italiano di seconda generazione") si è lanciato con la sua automobile contro i passanti.

Otto feriti e due persone con le gambe amputate.

Non c'è difesa dalle aggressioni di cani sciolti come quello di ieri.

Anche se si raddoppiassero le pattuglie di Carabinieri e Polizia, la scelta individuale di scagliarsi contro qualcuno o qualcosa è talmente imprevedibile da non consentire alcuna prevenzione.

L'unica prevenzione è eliminare alla radice il pericolo, anche se talvolta con l'acqua sporca verrebbe buttato via anche il bambino.

Modena, come Bologna e tutta l'Emilia Romagna corrotta da una mentalità politicamente corretta, buonista, di sinistra, ottusamente immigrazionista fino al midollo, è la dimostrazione di come, anche mettendosi in ginocchio davanti ai clandestini, anche conferendo loro la nostra cittadinanza, non si possa ridurre il pericolo senza rimpatriare chi è arrivato in massa negli anni scorsi.

Se vogliamo sopravvivere non possiamo fare altro che una dura azione di identificazione ed espulsione, revocando la cittadinanza imprudentemente concessa a chi delinque e mettendo filtri molto alti per eventuali ulteriori ingressi, che dovranno essere individuali e non di massa e di soggetti che, per mentalità cultura, religione, costumi, siano disponibili ad essere assimilati, non semplicemente integrati nè, tanto meno, che pretendano da parte nostra disponibilità all'inclusione.

Sono loro che devono adeguarsi al nostro stile di vita, non noi che dobbiamo convivere con il loro.

E non fa male ricordare le parole profetiche e ancora attualissime del Cardinale Giacomo Biffi pronunciate nel settembre del 2000 e che potete rileggere qui.

16 maggio 2026

La presidenza rai merita di dar conto di uno sciopero della fame ?

Con il più collaudato dei metodi pannelliani un parlamentare di seconda fila, ha trovato i suoi cinque minuti sotto i riflettori proclamando uno sciopero della fame, poi anche della sete e incatenandosi ad un banco del parlamento.

Capisco l'incatenamento perchè fra un anno ci saranno le elezioni e il suo è un partitino del 2 virgola niente e incatenarsi alla poltrona è uno sport che riesce molto bene.

Ma perchè l'immediata rinuncia agli scioperi proclamati con rullo di tamburi, solo per una telefonata (che Margareth Thatcher non avrebbe comunque fatto !) della Meloni ?

Tra l'altro tanta caciara per una questione del tutto marginale e ininfluente per la vita dell'Italia e degli Italiani: l'assenza di un presidente della Rai.

La Rai continua a funzionare e purtroppo resta sempre pubblica (una privatizzazione, anche e soprattutto a spezzatino, oltre a farci incassare denaro fresco, cancellerebbe ogni pretesto per blaterarvi sopra su occupazione o non occupazione dei partiti e, soprattutto, eviterebbe che con i soldi dei cittadini che votano Centro Destra si paghino "professionisti dell'informazione" usi a far propaganda sinistra).

Francamente me ne frego se la Rai ha o meno un presidente, anche perchè se non ce l''ha è colpa della sinistra che si rifiuta di accogliere la designazione fatta dalla Maggioranza, esercitando un veto che le è consentito da una legge balorda che prevede una maggioranza qualificata per l'elezione del presidente.

Finora, bene ha fatto il Centro Destra a non cedere al ricatto, continuando a presentare il proprio nominativo, come è giusto che sia trattandosi di Maggioranza e mi auguro che non vi sia alcun passo indietro.

Così vedremo se il deputato avrà la stoffa di un Bobby Sands o se sarà solo un Pannella contemporaneo.


15 maggio 2026

Ogni tanto rispuntano

Ieri è rispuntato, da un passato che mi auguravo sepolto, Mario Draghi, quello che ci chiedeva se preferivamo il condizionatore o la pace, lo stesso che profetizzava la morte per chi non si fosse "vaccinato" e per chi lo avesse frequentato.

Dopo una vita passata ad ammonire il prossimo, dicendo a destra ed a manca quello che si doveva fare, nel 2021, a febbraio, ebbe l'occasione di dimostrare il suo valore, realizzando e non solo chiacchierando.

Fallì, come prima di lui fallì un altro fustigatore delle presunte inefficienze altrui, messo alla prova nel 2011, Mario Monti.

I dati economici del Governo Meloni, tutti ampiamente migliorativi rispetto ai precedenti governi Conte e Draghi, dallo spread all'inflazione, dal rapporto debito/pil all'occupazione e l'elenco continua, dimostrano come non sia sufficiente fare delle chiacchiere se poi, al dunque, non si è in grado di realizzare neppure quel che si teorizza ad una conferenza o scrivendo un editoriale.

A maggior ragione è un fallimento quando il Fenomeno di turno viene messo nelle condizioni di avere una maggioranza bulgara in parlamento (l'unica opposizione che ebbe Draghi fu l'allora piccolo partito di Fratelli d'Italia, per tale motivo premiato al voto e divenuto il partito di maggioranza relativa) con la quale avrebbe potuto fare tutto, cominciando con il non lasciare in eredità il mostruoso debito fiscale ricevuto da Conte con il superbonus.

Ma non riuscì neppure in quello, tutto accollato al governo successivo.

Perchè, allora, dovremmo ascoltare con reverente attenzione quello che dice sull'europa ?

Soprattutto quando parla di "noi" includendo nello stesso calderone NOI Italiani con gli altri, francesi, tedeschi belgi etc.

Ma noi chi ?

Quando mai i nostri interessi sono comuni con quelli di francesi, tedeschi etc ?

Alcuni elementi possono essere in comune, ad esempio su certe coltivazioni tra gli stati mediterranei, ma certo non con quelli del nord europa, ma per lo più ognuno tira l'acqua e deve tirare l'acqua al suo mulino, anche se dovesse penalizzare il proprio socio nell'unione europea.

Che è poi quello che hanno fatto tutti, chi più chi meno, fino ad oggi e continueranno a fare in futuro, tranne forse noi Italiani che, non ricordo chi lo disse, andiamo in europa da europei, quando francesi, tedeschi etc, ci vanno da francesi, da tedeschi etc.

L'Italia senza l'unione europea sarebbe più ricca e più libera, anche di tradurre nei fatti, velocemente, fruttuosi accordi bilaterali che, oggi, sono impediti dalla burocrazia di Bruxelles e da tutti i lacci e lacciuoli con i quali ci siamo progressivamente lasciti legare.

Forse, però, è utile ascoltare quelli come Draghi, responsabili di tutti gli errori degli anni passati, per fare esattamente il contrario di quello che continuano a predicare.

14 maggio 2026

Inutili i dibattiti in parlamento


Ieri abbiamo ascoltato l'ennesima inutile esibizione teatrale di una protagonista (Giorgia Meloni) e di tanti nanerottoli in cerca d'autore.

Cosa ha portato il cosiddetto "premier time" ?

Ulteriori divisioni, fondate sulle parole dei Boccia (letteralmente annientato) e dei Renzi che, totalmente privi di argomentazioni, non hanno saputo fare altro che trovare parole sempre più offensive verso il Governo ed i suoi esponenti.

I numeri forniti dalla Meloni, le considerazioni di politica interna, internazionale ed economica, sono stati totalmente ignorati perchè inconfutabili, preferendo creare polveroni con l'uso spregiudicato del vocabolario.

Tempo perso, che avrebbe potuto essere usato per un vero dibattito, ad esempio, sul come sopprimere i residui crediti fiscali derivanti dal superbonus, per ripulire ilbilancio dello stato dalle "graduidà" di Conte e soci.

Oppure per una approfondita analisi per un sistema elettorale che garantisca la governabilità, bene ben più prezioso della rappresentatività litigiosa e ottusa come si è ieri manifestata.

O, anche, come i fautori del "no", adesso che hanno vinto il referendum, intendono proporre riforme della giustizia, che non pesino sul bilancio dello stato ed evitino gli sconci come quello delle inchieste di Garlasco.

Quei dibattiti parlamentari, oltre a dare la misura della pochezza dei cattocomunisti, ci dicono anche che il sistema democratico parlamentare deve essere profondamente rivisto ed aggiornato, perchè non è più adeguato alla velocità dei tempi di oggi, che richiedono interventi decisi e rapidi.

13 maggio 2026

"Prima di votare, chiedetevi: state meglio oggi di quanto non lo foste quattro anni fa?"

La domanda fu posta da Ronald Reagan, candidato alla presidenza degli Stati Uniti per i Repubblicani, al presidente in carica, il democratico Jimmy Carter, durante il dibattito pre elettorale del 1980.

Fu la domanda del k.o. per il fallimentare presidente uscente che dovette lasciare la Casa Bianca ai Repubblicani, vincenti con una valanga di voti, dando inizio a ben 12 anni di amministrazioni Repubblicane, otto con Reagan e quattro con Bush.

Tutti noi possiamo e dobbiamo porci la stessa domanda quando andremo al voto nel 2027.

Stiamo meglio oggi o stavamo meglio prima del Governo Meloni ?

Qualche giorno fa scrissi un post allegando una tabella che, con dati oggettivi alla mano, rispondeva a tale domanda: sì stiamo meglio oggi, tutti i dati economici sono migliori, e anche di molto, rispetto a quelli di fine 2022 quando la Meloni subentrò, per aver vinto le elezioni, a Draghi (imposto, come i suoi predecessori dopo Berlusconi, da giochi di Palazzo).

Ma la percezione può essere differente, soprattutto se siamo bombardati quotidianamente dalle fandonie dei cattocomunisti che da quattro anni continuano a prevedere sconvolgimenti e catastrofi.

E se ci sarà sicuramente qualcuno che, per spese improvvise o vicende tristi personali, avrà visto diminuire le sue capacità economiche, credo che la maggior parte di noi possa rispondere positivamente anche per quanto concerne la nostra posizione personale.

La valutazione può essere fatta in modo molto semplice.

Gli estratti conto dei nostri rapporti bancari e degli investimenti con il loro controvalore al 31 dicembre 2022 (tutti dovremmo aver ricevuto dalle banche gli estratti con tale dato).

Li si confronti con i saldi al 31 dicembre 2025, eventualmente considerando le spese straordinarie, cioè quelle che non vengono ripetute in tempi brevi, come la ristrutturazione di un immobile, o parte di esso, di proprietà o condominiale, l'acquisto di un'automobile, di un appartamento, di mobilia.

Non credo di essere il solo che ne sarebbe positivamente sorpreso.

12 maggio 2026

Cosa avrebbe fatto Roma ?

In questi giorni sto rileggendo la trilogia (in realtà sono molti più i romanzi ambientati all'epoca , ma qui mi riferisco ai tre fondamentali: I giorni del potere, I giorni della gloria e I favoriti della Fortuna) scritta nei primi anni Novanta da Colleen McCullough su Roma tra l'ascesa di Caio Mario e quella di Caio Giulio Cesare.

Sono romanzi con basi solidamente storiche e il mix è reso con una accattivante scrittura (probabilmente anche grazie alla traduzione e troppo spesso si sottovaluta la abilità dei traduttori).

All'interno della vicenda che riguarda Mario, Silla, Pompeo, Cicerone, Cesare, tutti nomi importanti della nostra Storia (perchè la nostra Storia ha le sue radici in quella Romana) ci sono anche le guerre e la diplomazia di Roma con le popolazioni ai suoi confini e la maggior parte dell'interesse è rivolto a quelle zone che, oggi, sono chiamate Medio Oriente e che sono al centro di tante controversie, dalla Numidia al Ponto (dal Nord Africa alla odierna Turchia).

Pensando quindi allo stallo oggettivo cui oggi assistiamo tra l'Occidente, purtroppo rappresentato solo dagli Stati Uniti e da Israele e gli odierni satrapi che sono gli ayatollah con i loro gruppi terroristi palestinesi, libanesi e yemeniti, mi è venuto da pensare cosa avrebbe fatto Roma.

Non credo che si sarebbe fatta bloccare dalle vuote chiacchiere degli ayatollah con infiniti scambi di bozze e memorandum, nè penso che sarebbero stati condizionati da ipotetici appelli pacifisti che, in realtà, sono solo appelli alla resa e alla sottomissione.

Piuttosto credo che avrebbero organizzato una spedizione, bene armata, ben fornita, al comando di un unico generale, con potere proconsolare ed un imperium tale da poter eseguire qualsiasi operazione sul campo senza dover rispondere a tribunali internazionali o inchieste successive e avrebbero risolto il problema.

Sono ormai tre mesi che, dopo i colpi inflitti inizialmente al nemico, l'Occidente, tramite gli Stati Uniti ed Israele, cincischia e non trova il coraggio di affondare il colpo.

Gli ultimatum si sono trasformati in penultimatum e terzultimatum.

Nel frattempo l'economa e la finanza mondiale sono sulle montagne russe ad ogni flatulenza che arrivi da Teheran, con grave danno per la nostra Sicurezza ed il nostro Benessere.

E' evidente che se non si estirperà alla radice il Male dall'Iran, anche se oggi si dovesse acquietare tutto con un accordo, quell'accordo non avrebbe lunga durata, come tutti gli accordi che, sostanzialmente, non cambiano gli equilibri.

Ed è altrettanto evidente che Trump non ha ancora molto tempo per risolvere quei problemi (Iran, Cuba, dopo aver assestato provvisoriamente il Venezuela) che ragionevolmente poteva, in questo suo ultimo mandato, sistemare per consegnare al suo successore un mondo migliore.

La Pax Romana ha avuto un prezzo e anche la Pax Trumpiana ne dovrà pagare uno.

Ma qualunque sia il prezzo, è importante scrivere la parola fine al regime degli ayatollah, per tornare a guardare al futuro.

11 maggio 2026

C'è proprio bisogno di un ministero per la cultura ?

In questi giorni il successore di Sangiuliano al ministero della cultura deve sentire le sue orecchie fischiare parecchio.

La vicenda del Direttore di Orchestra Beatrice Venezi, la biennale con la scelta del Presidente Pietrangelo Buttafuoco di avere i padiglioni della Russia e di Israele, il licenziamento anticipato a mezzo stampa di due membri dello staff del ministero, hanno visto molti indici accusatori puntati contro Alessandro Giuli.

Non so se voglia farsi cacciare come leggo in un titolo o se agisca in combutta con Mattarella per danneggiare il Governo Meloni come cautamente paventa tra le righe un altro articolo di oggi, o se sia, più prosaicamente, incapacità a gestire un ministero, ma il tempo di Giuli al ministero della cultura sembra agli sgoccioli.

E se mi auguro che la scelta di un sostituto sia veloce e cada su un politico, non su un presunto tecnico (anche se sarebbe molto affascinante vedere al posto di Giuli la Venezi o Buttafuoco) mi pongo anche la domanda se sia utile avere un ministero della cultura.

Tale ministero fu cucito addosso a Giovanni Spadolini al suo ingresso in politica, ma non ne vedo affatto l'utilità, oggi.

E' un ministero dello spesa e della spesa meno produttiva che ci possa essere, soprattutto per i criteri che vengono adottati per l'elargizione delle cospicue somme disponibili.

Si producono film privi di successo di pubblico e i finanziamenti spesso non hanno alcun ritorno economico, neppure per poter dire che lo stato, cioè noi, sia riuscito a recuperare quel che si è speso.

La qualità dei prodotti è sancita dall'insuccesso del pubblico e dei film trasmessi nelle sale, davanti a pochi intimi (masochisti ?).

Il ministero se sceglie un prodotto anzichè un altro, interferisce non solo sul Mercato, favorendo Tizio e penalizzando Caio, ma inevitabilmente influenza le scelte di quel che si si propone, in base al colore politico del ministro.

Se, invece, il ministero è solo un bancomat che elargisce soldi in base a criteri asettici (ad esempio la precedenza nella presentazione delle domande) si trasforma in un buco nel bilancio dello stato.

Se un film, un qualsivoglia spettacolo, documentario, canzonetta, opera teatrale, televisiva, quotidiano, romanzo etc. non ottiene il consenso del pubblico tale da consentire ai suoi produttori, autori, attori, cantanti, protagonisti di rientrare delle spese e mantenersi, allora non vedo perchè debba essere lo stato, cioè noi, a farlo.

Francis Ford Coppola è un regista i cui film non sono nelle mie corde, ma apprezzo moltissimo il fatto che, per ben due volte, abbia rischiato (e perso) del suo, dichiarando anche bancarotta.

Allo stesso modo apprezzo un'attrice le cui idee non sono nelle mie corde, Paola Cortellesi, alla quale furono rifiutati i finanziamenti pubblici, ma andò avanti con il suo progetto, ottenendo il meritato successo dopo aver rischiato in proprio.

Come leggo che avrebbe affermato Milei, il Presidente argentino, se un artista ha bisogno del finanziamento statale per realizzare le sue opere, allora non è più un artista ma un impiegato dello stato.

Senza il ministero della cultura, risparmieremmo miliardi riducendo il debito pubblico e, nel contempo, andrebbe avanti, con l'unico giudizio che conta del pubblico pagante, chi merita e chi non merita dovrebbe cercarsi un altro mestiere.


10 maggio 2026

Ha ancora senso credere a Valori comuni tra cittadini della stessa Nazione ?

Come anticipato ieri, si è svolta a Bologna, in una piazza periferica, la pacifica, senza incidenti, senza distruzioni nè danneggiamenti di proprietà pubbliche o private, manifestazione a favore della remigrazione.

Contemporaneamente, nelle vie adiacenti, un manipolo che dicono provenisse dai centri sociali, ha cercato lo scontro con le Forze dell'Ordine, dando luogo a qualche danneggiamento e rendendo insicura la zona.

Quel manipolo violento non è però isolato, ha solo provato a realizzare con la violenza, quel che la stessa amministrazione comunale di Bologna ha, fino all'ultimo, cercato di ottenere, con altri mezzi e con speciose motivazioni, per impedire la manifestazione per la remigrazione.

A questo punto mi viene da chiedere: ha senso che si sia tutti parte di uno stesso stato ?

Perchè è evidente che chi sostiene la remigrazione ha Valori, Progetti, una Idea di Società e di Civiltà che confliggono totalmente con quelli di chi vorrebbe mantenere gli immigrati in Italia e, anzi, è disponibile a rinunciare alla nostra Identità perchè quelli si possano sentire a casa, sul nostro territorio.

Qual è il contratto sociale che ci può legare, se il contratto sociale come concordemente riconosciuto, è quel patto che lega più individui disposti a rinunciare ad una parte della propria libertà, per il conseguimento di obiettivi comuni a cominciare dal vivere in sicurezza ?

Mattarella, la Von der Leyen e tanti altri aprono bocca citando i "Valori comuni".

Ma quali sono ?

Io, con quelli che ieri hanno cercato di impedire la manifestazione sulla remigrazione e con quelli che hanno cercato preventivamente  di impedirla con altri mezzi, non ho proprio nulla in comune.

E non voglio avere nulla in comune.

Credo che, da come stanno andando gli esiti elettorali, questa divisione, questa impermeabilità tra le parti, questa mancanza di Valori condivisi, sia un problema di tutto l'Occidente che rende difficile la convivenza, all'interno di uno stesso stato, di due parti così contrapposte da non avere nessun punto di incontro.

Se ci fosse un continente vergine, direi che una delle due parti, potrebbe partire e creare la sua società come meglio gli aggrada, liberando anche l'altra parte per poter fare altrettanto.

Ma non c'è un continente inesplorato e pensare ad un trasferimento in un altro pianeta, beh ... l'idea mi affascina, ma la trovo un pochino prematura.

Certo è che, invece di blaterare sui "Valori comuni" che non esistono, i politici farebbero meglio a trovare il modo per un nuovo tipo di contratto sociale che salvaguardi le Identità, evitando di mischiare elementi incompatibili.

E questo prima che la situazione precipiti a sfugga di mano a tutti.

09 maggio 2026

Remigrazione = Rimpatrio. Perchè opporsi ?

Oggi, a Bologna, in una piazza decentrata (anche se è quella che fiancheggia lo stadio di calcio già Littoriale e oggi Dall'Ara) si svolgerà una manifestazione a favore della remigrazione.

Cos'è la remigrazione ?

E' il termine contemporaneo, mutuato dall'inglese, per dire rimpatrio.

La lingua italiana è ricca di vocaboli che ci consentono di definire in modo corretto un qualcosa, senza appesantire una frase (perchè dire "buongiorno a tutte e tutti", quando la regola è, in presenza di soggetti di ambedue i generi, di usare per il plurale la forma maschile? Buongiorno a tutti. Punto.) e senza mutuare vocaboli o pronunzie da lingue straniere (Plus - latino - è plus, non plas. Nike - greco - è nike, non naik).

Come è inutile inventarsi nuove definizioni quando esistono già quelle appropriate.

Io sono Nazionalista, perchè adesso dovrei definirmi Sovranista che è la stessa cosa ?

E, per l'appunto, riaccompagnare nella sua nazione di appartenenza chi illegalmente è entrato a casa nostra, violando i nostri confini, ma anche chi, pur eventualmente fosse entrato in Italia regolarmente, ma avesse commesso reati, si chiama rimpatrio.

Ma chiamiamola pure remigrazione così capiamo tutti, persino quelli di sinistra (lo spero, ma non ci credo), cosa si intende e, allora, perchè opporvisi ?

Le manifestazioni per la remigrazione vengono accolte con la bava alla bocca dai cattocomunisti, con cortei (spesso violenti a confronto con quelli pacifici dei favorevoli ai rimpatri) e con comunicati tonitruanti da parte delle giunte comunali di sinistra, inclusa quella di Bologna cui non par vero scongelare la propria mai abbandonata anima stalinista e da santa inquisizione, per vietare qualcosa e impedire l'esercizio di una Libertà garantita dalla costituzione, come quella di manifestare pubblicamente e pacificamente una opinione.

Francamente non capisco quale sia l'utile che ne derivi ai cittadini italiani, l'ammettere sul nostro territorio masse di spostati senza patria, che vengono da noi solo per usufruire di una situazione economica, alimentare, sanitaria, abitativa, migliore di quella che abbandonano.

E' assolutamente pertinente quello scritto nell'immagine che ho trovato proprio oggi su X.

Se quelli che vengono sono bravi, perchè non fanno grande la loro patria ?

E se non sono bravi, perchè dovremmo accollarcene il mantenimento ?



08 maggio 2026

Perchè dovremmo pagare con le nostre tasse le remunerazioni di Matilda De Angelis e compagni cinematografari ?

Sì, ho fatto un titolo alla Wertmuller, ma ci stava tutto dopo aver ascoltato le dichiarazioni dell'attrice Matilda De Angelis al momento della ricezione del premio David di Donatello, infarcite di ideologia pro domo sua.

In sostanza, la De Angelis, attrice che leggo apprezzata anche all'estero e che ricordo in una mini serie televisiva gialla, si è sentita officiata del compito di chiedere che lo stato, cioè noi, non solo continui, ma anche aumenti la spesa per la produzione dei film.

Ovviamente, produrre film, significa anche scritturare attori e pagarli nei termini dei loro contratti.

Il ministro Giuli, una delle poche scelte sbagliate della Meloni che, purtroppo, ha fatto dimettere un ottimo ministro come la Santanchè e si tiene ministri come Giuli (che infatti non era una prima scelta), invertendo quella che sembrava essere una rotta sana, cioè ridurre (e possibilmente azzerare, aggiungo io) i contributi per i cinematografari, per usare meglio i soldi dei contribuenti, ha già promesso di rivedere i criteri di finanziamento, in aumento.

Ora credo che per il cinema, i libri, il teatro, la televisione, i giornali, debba valere la stessa legge che vale per chi produce i tondini di acciaio, le banche, le assicurazioni, il salumiere all'angolo o il bar della piazza: se il prodotto è buono, vendi e guadagni, se il prodotto è scadente nessuno lo compra, chiudi e cambi mestiere.

Quindi se un film, un libro, una commedia, una serie, un quotidiano, è fatto bene, noi lo compriamo, sostenendo in tal modo chi lo produce e che ne è protagonista.

Se un film etc., non piace e ricava al botteghino molto, ma molto meno di quello che è costato, non dobbiamo essere sempre noi a pagarne il costo, ma deve essere chi lo produce e, a cascata, chi lo ha interpretato.

Si chiama Libero Mercato.

Chi non lo capisce e chi si ostina a chiedere (e a concedere), usa, male, il denaro pubblico che andrebbe speso per dare beneficio a tutti e non privilegi a pochi e, ancora meglio, risparmiato per ridurre il mostruoso debito pubblico della Nazione.

07 maggio 2026

Sciatti fuori, vuoti dentro

Da quando sono in pensione, ho più tempo per passeggiare, invece di correre frettolosamente per le strade di Bologna.

Mi piace osservare, vetrine e passanti, cercare di capire in che mondo viviamo nei rapporti interpersonali.

Fare un raffronto con il come eravamo e che ricordo bene, come, ad esempio, il piacere di camminare con gli amici, chiacchierare, spintonarsi allegramente. fare battute se si incontravano delle ragazze, mentre adesso vedo giovani imbronciati, con la testa piegata sul telefono cellulare, non si parlano, non scherzano e, ma questo non è colpa loro, non fanno certo battute con le ragazze che incrociano, non solo perchè queste hanno lo sguardo perennemente incazzato e pronte a mordere, ma soprattutto perchè le leggi e i costumi di oggi farebbero gridare alle molestie e sarebbero guai (citofonare agli Alpini a Genova per maggiori spiegazioni).

Ma quello che mi colpisce di più è la sciatteria nel vestire, abbigliandosi con improbabili ... pantaloni (?) larghi, poco sotto al ginocchio, piercing, tascapane, il tutto in un aspetto dove tutto grida che non si conosce il corretto uso di acqua e sapone.

Le ragazze non sono da meno, anzi, penso che in questo piano inclinato abbiano raggiunto e superato i coetanei maschi, mentre tra gli adulti se molti dei miei "colleghi" pensionati maschi si sono lasciati andare, dismettendo giacca e cravatta (che peraltro, molti, ultimamente, non indossavano più), le donne mantengono un minimo di decoro, forse nella intuitiva percezione che se la guerra contro il tempo non si può vincere, almeno è possibile ingannarlo con la visione percepita, indossando con eleganza dei capi decorosi.

La mia impressione, che viene confermata quando per un qualche motivo ci si ferma a parlare con sconosciuti, magari al bar o all'edicola, è che all'aspetto sciatto esteriore corrisponda, in molti casi, anche un vuoto interiore che è ugualmente grave tanto negli adulti, quanto negli adolescenti.

Riempire quel vuoto, trovare la chiave per farlo, potrebbe essere la soluzione per una nuova stagione di rilancio della nostra Civiltà.

Se non ci si riuscirà, quel vuoto sarà riempito solo dall'odio e dai fanatismi politici e religiosi che speravamo di esserci lasciati alle spalle e rinchiusi nei libri di Storia. 

06 maggio 2026

La pace a tutti i costi è solo resa

Nella contrapposizione tra il Presidente Trump e il Papa Prevost, io sto con Trump.

So di essere in minoranza perchè, per motivi differenti, tanto a destra quanto a sinistra sono in tutto o in parte a sostegno del papa, ma è la linea di Trump che, a me, ispira maggiore fiducia e affidabilità nella difesa di quelli che sono gli interessi, sì, degli Americani ma anche, a cascata, i miei di Italiano, erede di una Civiltà Occidentale che ci ha dato più di ogni altra civiltà che sia fiorita sulla Terra.

Già dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano subentrati alle stanche nazioni europee nell'innalzare il vessillo della Civiltà, contro la barbarie che, inizialmente, aveva il colore rosso del comunismo.

Condotta in porto con successo parziale (perchè il comunismo è morto, ma i comunisti sono ancora vivi e infestano la Terra) la contrapposizione del dopoguerra, sono sempre gli Stati Uniti a guidare la resistenza ad un nuovo attacco all'Occidente che arriva dalla Cina e dall'Islam.

Se l'attacco cinese è subdolo, fondato come è su una sfida economica e tecnologica fondata sulla permanenza di un regime dispotico a Pechino, che sfrutta la quantità di mano d'opera disponibile per produrre beni a poco prezzo, imponendo peraltro condizioni di lavoro, retribuzioni e garanzie sulla qualità dei beni in oggettivo dumping nei confronti dei rigidi e alti livelli imposti alle aziende in Occidente, quello dell'Islam è la continuazione di reiterati tentativi che da quelle zone del mondo sono stati fatti per sottomettere l'Europa, cominciati ben prima dell'esistenza dell'Islam, con l'antica Persia.

Parlare di pace, in modo generico e senza porre paletti fondati sulla reciprocità dei comportamenti, significa aprire le porte delle nazioni occidentali all'Islam, senza vedere aperte le porte delle nazioni islamiche all'Occidente, ai nostri costumi, alle nostre fedi religiose, ai nostri Valori.

In sostanza assistiamo ad un Occidente che, tramite, purtroppo, una folta quinta colonna interna, vuole imporre l'accettazione delle feste, delle abitudini, dei costumi, della religione di milioni di immigrati di fede islamica cui incautamente si sono aperte le porte di casa nostra, senza veder riconosciuti altrettanti diritti a quelli di noi che volessero andare a vivere, anche solo per lavorare, nelle nazioni islamiche.

Ecco perchè considero una resa il parlare di pace, in modo avulso dalle specifiche realtà, dimenticando le persecuzioni cui vanno incontro in tanti stati a prevalente fede islamica i non islamici (non solo i cristiani), nella più totale mancanza di reciprocità.

Gravi colpe hanno tutti coloro che, più o meno in buona fede (e, notoriamente, si preferiscono quelli in malafede perchè, almeno ogni tanto, si riposano) che, dividendo all'interno l'Occidente, predicano per l'accoglienza e l'inclusione senza reciprocità di chi non vuole integrarsi, ma sottomettere.

E' in questo quadro che mi sento più e meglio rappresentato da Trump, probabilmente l'ultima opportunità per far tornare in carreggiata l'Occidente, che dal papa.

05 maggio 2026

In dubio pro reo

Uno dei principi cardine del Diritto, esplicitamente riconosciuto sin dai tempi di Giustiniano, che è imprescindibile assieme al principio di non colpevolezza, è in dubio pro reo, cioè che in presenza di dubbi sulla colpevolezza, si giudica in favore dell'imputato.

Appassionato di gialli, preferisco vicende di fantasia e non mi interesso alla cronaca reale sulla quale i "professionisti dell'informazione" di tuffano a pesce per vendere le loro teorie che, quanto più strampalate sono, più vendono.

Non posso però evitare di leggere i titoli e di ascoltare i resoconti nei giornali radio e televisivi sulla vicenda di Garlasco, riaperta in modo tale che, oggi, la percezione è che da undici anni in galera ci sia un innocente, pervicacemente voluto come colpevole, dopo i primi due gradi in cui era stato assolto, da una cassazione che, rimandando ad un nuovo processo di appello, praticamente impose la colpevolezza.

Già allora, davanti a due precedenti sentenze di assoluzione, il dubbio avrebbe dovuto insinuarsi nella testa dei giudici e quindi assolvere, in base al principio in dubio pro reo, il poveraccio finito nel tritacarne della giustizia.

Che, poi, dopo una decina di anni si torni a riaprire il caso, individuando in un altro soggetto l'unico colpevole (il che significa che quello oggi in galera sarebbe innocente) non fornisce una bella immagine della magistratura.

Non so, ovviamente, cosa effettivamente abbiano in mano i procuratori di Pavia, ma so che per escludere ogni dubbio circa la colpevolezza di un soggetto, devono esserci prove (non indizi) inconfutabili, oppure una confessione spontanea, non estorta.

Finchè ci sarà un solo "esperto" che interpreta impronte, dna e quant'altro in modo difforme da altri, non può che sussistere il dubbio che l'imputato sia innocente.

Quello di oggi, come quello di allora.

Sono convinto che se al posto di un magistrato ci fosse l'intelligenza artificiale, questa avrebbe, senza influenze esterne, simpatie o convinzioni metafisiche, optato per l'assoluzione allora, come oggi, perchè manca la consapevolezza che i due soggetti, quello di allora e quello di oggi, siano colpevoli "al di là di ogni ragionevole dubbio".

E forse sarebbe meglio così, perchè è meglio avere cento colpevoli liberi, che un solo innocente in galera.

04 maggio 2026

Il trappolone

I consiglieri fraudolenti di oggi sono i commentatori nei giornali e in radiotelevisione.

Esprimono le loro personalissime congetture, probabilmente per giustificare la loro altrimenti inutile presenza, spesso prive di verifica e nella massa delle parole, sperano che le loro previsioni siano presto dimenticate, così da poterne fare altre, anche in contrasto con le prime.

C'è, però, una linea comune a tutti, cercare di proiettare la percezione che i partiti del Centro Destra e il Governo siano allo sbando.

In oltre tre anni, l'unica sconfitta della Meloni è stata al referendum sulla giustizia, un atto autolesionistico degli Italiani che prima rinnovano la fiducia ai magistrati e poi continueranno a pagare gli errori giudiziari al posto dei magistrati che nel frattempo faranno carriera, come probabilmente accadrà anche con la vicenda di Garlasco.

Eppure quella unica sconfitta in tre anni è il trampolino di lancio di "professionisti dell'informazione" con la bava alla bocca che hanno trovato il consiglio fraudolente del secolo: andare ad elezioni anticipate.

Nell'editoriale di Belpietro di oggi si riporta che Travaglio ipotizza il voto anticipato, scongiurandolo perchè la sinistra non sarebbe pronta e Belpietro, invece di indagare sulle motivazioni che inducono uno come Travaglio a fare un apparente favore alla Meloni, sembra dargli ragione.

Il periodico di Sky tg24, invece rilancia l'ipotesi di elezioni, che sarebbero sul tavolo per sbloccare un presunto stallo nell'azione di governo.

A leggere costoro, verrebbe da dire, beh, se la sinistra non è pronta alle elezioni, andiamoci subito.

E qui scatta il trappolone.

Se la Meloni si dimettesse, il pallino sarebbe nelle mani di Mattarella, il vero capo dell'opposizione al Governo di Centro Destra, che già in passato fece in modo che non si andasse al voto con auspici favorevoli al Centro Destra (allora a cascarci con entrambi i piedi fu Salvini).

Ma anche se si andasse al voto (e se Mattarella sciogliesse le camere vorrebbe dire che è convinto che la sinistra vincerebbe) cosa importa all'elettorato di sinistra chi è il capo della coalizione, quale sia il programma, quali i candidati ?

L'elettorato di sinistra, al contrario di noi di Destra, è di bocca molto buona e basta propinargli quattro bellaciao, un paio di slogan a favore della Palestina e un centinaio di bandiere americane e israeliane da bruciare, si sente in paradiso.

La mancetta arriverebbe poi, con un simil reddito di cittadinanza, così che chi produce ricominci a mantenere chi si limita a consumare risorse, stravaccato su un divano.

Il resto non interessa, come abbiamo visto al referendum.

Quindi la Meloni farebbe malissimo a seguire i consigli fraudolenti di chi le vuole male e, anzi, farebbe male anche a chiamare alle urne prima della naturale scadenza delle camere solo per tornare a votare in primavera.

La legislatura dura quindi cinque anni che decorrono dalla prima riunione delle camere che, in questa legislatura, si è avuta il 13 ottobre 2022, con scadenza pertanto il 12 ottobre 2027.

In base all'art. 61 della costituzione del 1948, poi, le elezioni devono essere convocate contestualmente o subito dopo la fine della legislatura, tra i quarantacinque e i settanta giorni, quindi tra il 27 novembre e il 22 dicembre 2027.

Questo significa che la Meloni ha ancora un anno e mezzo, cioè un terzo della legislatura !, per recuperare la forma migliore, procedere con qualche intervento che caratterizzi il Governo come esecutivo di Destra e quindi rivincere le elezioni.

Se la Meloni deve fare degli sbagli, molto meglio se li fa seguendo un suo disegno e non perchè attratta dalle sirene fraudolente di una stampa ostile.

03 maggio 2026

L'Elettorato di Destra non ha pazienza (e facciamo male)

Come è possibile che il sentiment registrato dai sondaggi sia cambiato così repentinamente dall'approvazione stabile ad una lenta erosione del consenso per la Meloni e il suo Governo ?

Non può essere stato l'esito del referendum, la prima e unica sconfitta elettorale del Governo in quasi quattro anni, al più tale risultato avrà provocato lo sfarinamento di qualche opportunista che crede di anticipare un risultato del 2027 e cerca di posizionarsi per ottenere altri benefici.

Presi singolarmente non può essere il sostegno a Zelensky dichiarato sin dal primo giorno e neppure la recente rottura con Trump e Netanyahu o il siluramento della Venezi e l'ostilità a Buttafuoco.

Del resto la politica economica ha dato i suoi ottimi frutti e ogni indicatore economico e finanziario è nettamente migliorato rispetto agli undici anni di governi cattocomunisti.

Anche l'immigrazione è stata messa sotto controllo, gli sbarchi sono dimezzati e sono raddoppiate, secondo le cifre fornite dal Ministero dell'Interno, le espulsioni. 

Sul piano energetico abbiamo riserve, contratti e contatti che ci consentono di guardare anche al prossimo inverno con maggior fiducia rispetto alla Germania e persino, sul piano dei carburanti, alla Francia che, peraltro, con le centrali nucleari ha energia in casa.

Fondamentalmente si vive meglio, più sicuri, con più soldi in tasca.

Allora perchè lo sfarinamento del consenso?

Perchè non abbiamo pazienza e così rischiamo di mandare all'aria una lunga marcia, riconsegnando l'Italia ai cattocomunisti che si rimetterebbero alla volontà dell'unione europea, mentre per giustificare la loro esistenza colpirebbero i Valori di una Civiltà con leggi devastanti in campo sociale e di costume e ancor più repressive contro la libertà di parola, pensiero, opinione e diffusione delle idee, di quanto già non accada con le leggi Scelba e Mancino.

E' verissimo che ci saremmo aspettati di più, ma dobbiamo sempre considerare le condizioni disastrose di partenza, ad esempio un rapporto deficit pil all'8,1%, oggi rientrato al 3,1.

Quello significava che non c'era disponibilità di un solo euro per altre spese.

Certamente ci si aspettava che si mettesse mano alla pistola per fermare i clandestini, non questa politica di contenimento che, pure, qualche frutto, lentamente, lo produce, ma come era possibile con una magistratura che interpreta anche leggi chiarissime in base ad una ideologia favorevole ai clandestini ?

Probabilmente la Meloni avrebbe potuto fare di più in politica internazionale, soprattutto dopo l'elezione di Trump, ma ha preferito Bruxelles a Washington, forse pensando che Bruxelles ci sarà ancora nel 2028, Trump sicuramente no.

Ma la responsabilità maggiore l'hanno i commentatori di Centro Destra, quelli che scrivono su La Verità, il Giornale, Libero, il Tempo, critici (non tutti, per fortuna) verso la Meloni ed il Governo, più di quanto siano mai stati critici i loro omologhi di sinistra che, anzi, hanno sempre giustificato e coperto le tantissime magagne e assenze dei governi di sinistra, il tutto visivamente espresso dalle conferenze stampa in ginocchio davanti a Draghi.

Come si fa a gestire una situazione se, non avendo una sola rete televisiva a favore vista la deriva di Mediaset, anche i pochi quotidiani che dovrebbero essere filogovernativi, istigano i lettori denunciando presunti errori, asseriti ritardi e quelle poche scelte sbagliate che chiunque di noi fa, sempre, perchè oltre ad essere impossibile non sbagliare mai, è altrettanto impossibile accontentare tutti.

Ricordiamoci che l'alternativa alla Meloni si chiama Schlein, Conte, Renzi, Landini, Bonelli, Calenda, Fratoianni e, soprattutto, la totale sottomissione a Macron e Merz per interposta unione europea.

02 maggio 2026

Il predatore dei risparmi altrui

Abituato ad accendere la radio, ieri mi sono sorbito tra le 12,30 e le 13 la messa cantata del primo maggio, con una giornalista che dava la parola all'inviata a Marghera e faceva ascoltare spezzoni dei discorsi del segretari della trimurti sindacale.

Banalità a piene mani, ma quelle di Landini anche sciocchezze economiche come parlare di ridurre le imposte a lavoratori e pensionati, aumentando la tassazione sulle rendite finanziarie.

Ora, le rendite finanziarie sono i risparmi investiti in titoli di stato, obbligazioni ed azioni e, a parte i titoli di stato ed equiparati che subiscono una tassazione di privilegio al 12,5%, gli altri beni sono tassati al 26%, cioè lo stato ci sottrae per legge oltre un quarto del rendimento.

Sempre al 26% vengono tassati i guadagni che si hanno quando si vende un titolo e ci si guadagna, mentre per tutta una serie di azioni con capitalizzazione superiore a 500 milioni, con l'imposta sulle transazioni finanziarie detta Tobin tax, viene tassato il semplice acquisto con lo 0,10% del controvalore.

Come se non bastasse, ogni trimestre la banca, su ordine dello stato e senza guadagnarci nulla, ci addebita lo 0,05% che rappresenta il pro quota di una tassa annuale dello 0,20%, impropriamente chiamata "imposta di bollo", applicata sul valore dei prodotti finanziari detenuti, inclusi i titoli di stato.

Eppure Landini dice che bisogna aumentare le tasse sui risparmi degli Italiani e chi non sa come stanno realmente le cose, applaude, mentre tanti "professionisti dell'informazione", che dovrebbero analizzare i discorsi di Landini e dei soci, fischiettando, guardano altrove.

Il dramma è che tutto il discorso di Landini è farcito da simili facezie che solleticano solo i peggiori istinti bestiali della natura umana, cominciando dall'invidia, ma alterano la realtà dei fatti.

Come l'asserzione che si è perso il 9% del potere di acquisto delle retribuzioni ... dal 2020.

Landini però non cita che dal 2023 al 2025, cioè nei tre anni pieni di governo della Meloni, il potere di acquisto delle retribuzioni ha guadagnato un 1% pieno sull'inflazione, il che significa che, partendo dal 2020 citato da Landini, la responsabilità della perdita del potere di acquisto è TUTTA dei governi giallorossi di Conte2 e di Draghi, sulle cui perdite, anzi, la Meloni ha cominciato a recuperare.

Lo stesso dicasi su tutte le altre questioni agitate dal palco, dai contratti "pirata", all'occupazione (aumentata di 1,2 milioni con il Governo Meloni) ed ogni altro pretesto di polemica, tanto per sollevare del polverone.

C'è da dire che ascoltare Landini, mi riconcilia con il Centro Destra e con il Governo Meloni, perchè mi fa capire che "gli altri", cioè i cattocomunisti, sarebbero, tutti, senza eccezioni, di gran lunga peggio del peggior ministro di questo Governo.

01 maggio 2026

Vocazione colonialista

In Italia (ma anche in Germania, Francia e tutte le altre nazioni occidentali) si vive benissimo.

Gli anziani hanno una pensione ricca, sono curati e assistiti, non ci sono disoccupati, nessuno deve mettersi in coda per un pezzo di pane e tutti contribuiscono, in proporzione alle loro capacità, a costruire il PIL nazionale.

E' solo così che mi viene da giustificare il perchè ci siano tante persone (circa 400 anche questa volta) che si sono imbarcate per stare un mese e forse più, lontani da casa, dalle proprie attività produttive (mi piacerebbe sapere quali ...), per "portare aiuto" ai poveri di Gaza.

Una autentica vocazione umanitaria, infatti, vorrebbe che ci si curasse in prima battuta di chi è vicino a noi e solo nella convinzione che tutti quelli a noi vicini, famiglia, concittadini, connazionali, di ogni censo ed età, siano adeguatamente assistiti e seguiti, si vada in giro per il mondo a "fare del bene".

E, poi, tutti, anche quelli che "fanno del bene", dovrebbero partecipare allo sviluppo della propria Nazione, al conseguimento di una produttività che ne incrementi la ricchezza.

Mi piacerebbe così sapere quali siano le professioni di quelli che sono in crociera con la cosiddetta "flottilla" e quale sia il loro contributo alla ricchezza della Nazione.

Non vorrei che il partecipare ad associazioni di volontariato, sia una strada non per arricchire il Popolo e la Nazione Italiana, ma solo per consumarne ricchezze non sostituibili o, come piace dire a costoro, non rinnovabili.

E non vorrei che il presunto spirito volontaristico, che spinge tanti ad andare in giro per il mondo a preoccuparsi dei più lontani da noi, quando ci sarebbe bisogno, anche di poco, magari per aiutare un anziano a districarsi nei meandri di una burocrazia che con l'informatizzazione è diventata sempre più kafkiana, non sia altro che una nuova versione di una mai sopita vocazione colonialista che ci vede impostati ad "insegnare" al prossimo cosa deve fare e come deve vivere, occultata dietro un peloso umanitarismo che finisce solo per voler imporre, con altri mezzi, quelle che sono idee e mentalità estranee ai popoli cui ci si rivolge.

Perchè per "fare del bene" non è necessario partire per luoghi esotici, può essere sufficiente suonare al campanello del vicino.

Ma, soprattutto, il primo "bene" che ognuno di noi può fare è quello di svolgere il proprio lavoro, producendo ricchezza a favore dell'intera Nazione.

30 aprile 2026

Oclocrazia

Tempo fa, qualcuno, forse Nessie, mi disse che ero un po' fissato con Polibio e la sua anaciclosi.

Forse, so benissimo che mi trascino dietro la formazione classica, ma cosa possiamo dire del caos, interno ed internazionale, in cui ci dibattiamo oggi se non che siamo in piena oclocrazia ?

La stampa (e intendo giornali, radio e televisioni) invece di informarci creano ancora maggiore confusione perchè non guardano alla verità ma a tirare l'acqua alla parrocchietta di appartenenza.

Così ingigantiscono il caso della grazia ad una giovane donna colpevole di aver seguito il Cavaliere e nascondono la testa davanti alle decine, forse centinaia di criminali che vengono lasciati liberi di sciamare per l'Italia in base a decisione fondate sulla interpretazione ideologica di una norma.

E che dire di un caso come quello di Garlasco, dove una persona (e potrebbe capitare a qualsiasi di noi) è in galera da dieci anni, mentre una procura si appresta ad incriminare, per lo stesso delitto, un'altra persona, che si proclama ugualmente innocente ?

E le continue piazzate, le violenze private, le devastazioni di beni pubblici e privati, le spese cui è costretto anche un Governo, come quello della Meloni, che pure è riuscito ad avere un qualche controllo sulle uscite, riportando i nostri conti sulla linea di galleggiamento ?

E in politica internazionale dove un pugno di parrucconi, comodamente seduti a Bruxelles e lautamente stipendiati con i nostri soldi, sono passati dal determinare la lunghezza dei cetrioli, ad impedire alle singole Nazioni di poter spendere i propri soldi come cavolo pare ?

E di uno stato canaglia o, meglio, uno stato retto da 47 da un regime canaglia, quello degli ayatollah, che si permette di bloccare la via del petrolio e tante nazioni, una volte potenti, sovrane e coraggiose, che si fanno piccole piccole e, invece di intervenire con i propri alleati per porre fine a tale abuso, si dichiarano pronte ad intervenire ... quando tutto sarà finito ?

Gli esempi possono continuare, a dimostrare che siamo ormai giunti alla fine di un ciclo che arriverà, si spera presto e si spera ancora di più con la minor distruzione possibile, ma che arriverà e ci porterà, finalmente, ad una ripartenza, con qualcuno che, con le buone o con le cattive, porrà fine all'anarchia.

29 aprile 2026

Esistono anche le forbici

Sono contrario a questa unione europea che opprime i Popoli e le Nazioni d'Europa con direttive, regole e sanzioni.

Mi ribolle il sangue quando sento che la "commissione" (non hanno neanche il coraggio di metterci il nome e cognome) dichiara impossibile una uscita unilaterale dal patto di stabilità, come se l'adesione all'unione europea fosse una strada per l'Inferno, senza ritorno.

Sono favorevole alla riconquista della nostra piena Sovranità e Indipendenza, cominciando con l'abbandonare l'euro per tornare alla Lira, considerando l'Europa un continente dove l'unica unione debba essere quella del Mercato, liberando merci e persone da vincoli e dazi, per una libera circolazione.

Punto.

La politica estera, le leggi sociali, di costume, le politiche di bilancio, devono essere di pertinenza esclusiva delle Nazioni e dei Governi espressi dai parlamenti eletti dal Popolo.

Ciononostante, considerando che in questo momento è illusorio mollare il Titanic dell'unione europea, per una e una soltanto vicenda sono contento che ci sia un vincolo.

Si tratta dello sforamento del famigerato 3% e del debito che Giorgetti vorrebbe aumentare per far fronte alla crisi energetica.

Fermo restando che, comunque, una iniziativa unilaterale dell'Italia, mi troverebbe completamente d'accordo per i motivi sopra esposti, vorrei ricordare a Giorgetti che esistono anche le forbici e non solo la prodigalità della spesa.

Considerando che per gli immigrati si spendono 10 miliardi all'anno per le varie voci, che un miliardino se ne va per nani e ballerine e altro ancora per sostenere una stampa che non ha lettori, i fondi per aiutare famiglie e imprese nel sopportare la crisi energetica, finchè non sarà stato spazzato via - purtroppo senza il nostro contributo - il regime degli ayatollah e sbloccata la via del petrolio, si possono ampiamente trovare tagliando e cancellando tutte le spese clientelari e anche privatizzando la rai, magari a spezzatino guadagnando soldi freschi e cessando di far pagare il canone ai cittadini e di coprire con il bilancio pubblico i disavanzi di esercizio.

28 aprile 2026

L'uniforme grigiume dei "professionisti dell'informazione"

Ogni mattina, su radio uno, dopo il giornale radio delle sei, viene trasmessa la rassegna stampa che, sostanzialmente, si divide in due parti.

Nella prima vengono letti titoli e, a volte, brani di editoriali, soprattutto di prima pagina, dei quotidiani in edicola, nella seconda, dopo un veloce ripasso dei titoli, viene data la parola ad un commentatore.

La prima parte è sicuramente più interessante ed appropriata della seconda, perchè è più facile che un titolo dia una notizia, che è quel che conta, che un commentatore ci informi su qualcosa di diverso delle sue personalissime opinioni, di cui possiamo fare a meno, perchè ognuno di noi, ascoltate le notizie, è in grado di formarsela.

Quello che mi sorprende è che i "professionisti dell'informazione" riescano a prendersi così sul serio, anche quando, nel giro di ventiquattro ore, sono costretti a cambiare le "spiegazioni" di quello che è successo e del suo perchè, nonchè le previsioni su come si svilupperà la politica mondiale e italiana dopo quel fatto che è accaduto, che loro non avevano previsto e che li ha costretti a cambiare prospettiva.

Capisco che, senza le elucubrazioni cervellotiche e tolte le balle che alcuni quotidiani propinano unicamente per tirare acqua al mulino della loro parte politica, rimanga molto poco, ma è quel poco che dovrebbe essere oggetto della loro informazione, perchè è quello che noi chiediamo loro: fornirci la notizia, depurata da ogni considerazione e opinione personale.

Invece di andare in giro per il mondo a documentare quel che accade per poi, semplicemente, riportarcelo così come è, stanno comodamente seduti, suppongo in "lavoro agile", davanti ad uno schermo, magari sorseggiando un caffè, disquisendo amabilmente con un loro simile che, poi, sarà loro ospite in un'altra trasmissione uguale nei contenuti.

E non so se, per quella comparsata, siano pure retribuiti, perchè, se così fosse, trattandosi di una emittente pubblica, per noi sarebbe una doppia beffa: ascoltiamo una personale opinione, probabilmente filtrata dalla ideologia di chi la espone e lo paghiamo pure con i soldi del canone e delle nostre tasse.

Non abbiamo, quindi, ragione noi, che chiediamo la privatizzazione della rai e la cancellazione di ogni aiuto di stato alla stampa, fondi che sarebbe meglio destinare a tutti i cittadini, riducendo il debito pubblico (quindi non spendendoli) o, se proprio vogliamo spenderli, in conto riduzione/eliminazione delle accise sui carburanti, misura di cui beneficeremmo tutti, senza privilegi per questa o quella categoria ?

27 aprile 2026

Un'altra occasione persa. Solidarietà a Beatrice Venezi

Il ministro della cultura Giuli non mi piace.

Non mi piaceva Sangiuliano (in realtà non vedo proprio la necessità di un ministero per la cultura che se non comanda nei teatri diventa solo una mucca da mungere per finanziamenti a pioggia a prodotti che il pubblico non guarda e non compra), ma, nel confronto, l'attuale ministro perde con grande distacco.

Mi sembra un piacione alla Rutelli o, parlando di attualità, alla Renzi/Calenda, tutto per di avere buona stampa e restare nella manica del mainstream.

Dopo la presa di distanza dall'ottima scelta del Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, di ammettere il padiglione culturale della Russia, adesso l'acquiescenza alla scelta della Fenice di silurare il Maestro Beatrice Venezi, revocandole la nomina a Direttore dell'Orchestra, dando così partita vinta agli orchestrali sindacalizzati.

Orchestrali che avrebbero potuto essere per la Meloni e il suo governo quel che i minatori furono per la Thatcher o i controllori di volo per Reagan, invece Giuli e la Meloni non hanno avuto il coraggio di tenere duro ed hanno preferito fare come una squadra di calcio, ultima in classifica, che sceglie la via più veloce e meno complicata, ma inutile allo scopo, del licenziamento dell'allenatore invece della sostituzione dell'intera rosa di calciatori.

Mi auguro che Beatrice Venezi, cui va tutta la mia solidarietà, possa avere un futuro come Ministro: lo merita più di tanti altri. 

26 aprile 2026

Bene la Meloni il 25 aprile

Quel che temevo, non è accaduto.

Speravo che la Meloni continuasse a limitarsi ad una dichiarazione istituzionale sul 25 aprile e temevo che, invece, come fece l'ultimo Berlusconi, partecipasse attivamente alla liturgia antifascista.

La Meloni ha invece tenuto il punto e si è limitata ad una sobria dichiarazione e ad una partecipazione con le altre cariche dello stato per deporre una corona.

Non ricordo esattamente quando, ma questa kermesse del 25 aprile è molto più recente del 1945.

Ancora negli anni Sessanta c'erano sobrie dichiarazioni e cerimonie.

Probabilmente tutto è iniziato con l'infame arco costituzionale, inventato dai comunisti dopo l'affermazione elettorale dell'Msi di Almirante nel 1972.

L'arco costituzionale, alle elezioni del 1976 ottenne complessivamente il 94% dei voti contro il 6% dell'Msi.

La dc e il pci da soli, sommati i consensi, raggiungevano il 70%.

Oggi gli eredi della dc e del pci sono teneramente avvinghiati nel pd che ottiene circa il 22%.

Per questo sono così arrabbiati e isterici nelle celebrazioni del 25 aprile, oltre ottanta anni dopo le vicende cui si riferiscono (malamente).

Altri cinquanta anni di celebrazioni e quel 22% si ridurrà alle percentuali da prefisso telefonico, facendo salva la giornata di vacanza dal lavoro, buona per ponti e gite fuori porta.


25 aprile 2026

Prima e dopo il Governo Meloni

La mancata uscita anticipata dalla procedura di infrazione per uno 0,1% interamente ascrivibile all'effetto domino sul bilancio dello stato delle regalie del governo giallorosso di Conte e, in primis, del superbonus edilizio, ha scatenato i latrati dei cattocomunisti e dei loro "professionisti dell'informazione".

Sono però sufficienti i numeri per dimostrare come, prendendo in esame i tre anni pieni e completi del Governo Meloni (2023, 2024 e 2025) entrato in carica il 22 ottobre 2022, oggi tutti i fondamentali dell'Italia (incluso il recupero del potere di acquisto che, furbescamente, i "professionisti dell'informazione" pendenti a sinistra calcolano dal 2021 e non dal 2023) siano nettamente migliorati.




24 aprile 2026

Gli aspetti positivi di una sconfitta

La sconfitta al referendum dove, inopinatamente, una maggioranza di Elettori, evidentemente ignari di cosa accade nel mondo della giustizia in Italia, ha rinnovato la fiducia ai magistrati, ha inevitabilmente ringalluzzito i cattocomunisti e, contemporaneamente, stordito il Centro Destra che ha preso, direttamente con il suo Leader, Giorgia Meloni, tre cantonate non da poco: criticare Trump nel diverbio con Leone XIV, costringere alle dimissioni la Santanchè e Delmastro e sospendere temporaneamente l'accordo di collaborazione militare con Israele.

Era forse inevitabile, ma vedo che lo sconcerto è durato poco.

Confortati da una serie di sondaggi che non hanno modificato il quadro complessivo e consapevoli che il Centro Destra è l'unica coalizione in grado di garantire l'Interesse Nazionale cominciando da una stabilità di governo sulla base di un programma condiviso (a parte la spartizione del potere e provvedimenti devastanti su omosessualità, immigrazione, assistenzialismo, non vedo come possano far maggioranza comune pd e cinque stelle, Renzi e Bonelli e Calenda e Magi  e tutti gli altri chierici del cattocomunismo) la Meloni ha ricominciato a marciare nella direzione giusta, pur non essendosi ancora ravveduta nè dal peccato originale del supporto a Zelensky, nè da quello più recente della rottura con Trump.

Un esempio lo abbiamo dalla riunione del Politburo dell'unione europea a Cipro, con la Meloni che, legittimamente irritata (dovrebbe esserlo anche con la stampa italiana che, in gran parte, non ricorda come questo governo abbia ricevuto un debito/pil all'8,1%, ridotto in tre anni e mezzo, migliorando anche tutti gli altri indicatori economici, di ben cinque punti fino al 3,1% con lo sforamento dovuto, integralmente, al superbonus di Conte e del governo giallorosso targato covid) dalle rigidità del nocivo pachiderma europeo, ha seguito il suo Ministro dell'Economia, Giorgetti, ipotizzando di sforare i limiti imposti da Bruxelles per aiutare l'Italia.

Forse la Meloni, senza la sconfitta referendaria, non sarebbe stata così perentoria e probabilmente avrebbe agito con meno determinazione.

Ma preferisco questa Meloni, battagliera e non remissiva, a quella paludata e diplomatica dei baci e degli abbracci con Macron, Zelensky e compagni.

Adesso mi aspetto che la messa a disposizione delle quattro navi per sminare Hormuz, non sia più condizionata alla fine di ogni ostilità, ma possa anche prevedere che, se gli ayatollah continueranno a chiudere la via del petrolio, quel petrolio ce lo si vada a prendere, liberando, anche con la forza, le vie del mare.

23 aprile 2026

Ci sono tagli ai finanziamenti che fanno bene

Il Governo ha tagliato sui fondi destinati alle iniziative e associazioni dei partigiani.

Ha fatto bene in linea di principio, male nel quantum perchè ha tagliato solo il 15% dei fondi, mentre sarebbe stato meglio azzerare ogni contributo pagato con i soldi di tutti, per lasciare che quegli enti si finanziassero solo tramite i contributi volontari di chi li sostiene.

E' lo stesso principio per i cinematografari, i cantanti assoldati da comuni e istituzioni varie, i giornali, le radio (a cominciare da quella radicale).

Un flusso enorme di denaro, disperso in migliaia di rivoli, che mantengono i privilegi di pochi interessati ad uno specifico tema, a spese di tutti.

Perchè la sommatoria di tutto quel denaro, la sommatoria di tutte le spese ideologiche che, negli anni, sono state accollate al bilancio dello stato, cioè di tutti i cittadini, è incalcolabile, ma sarebbe sicuramente sufficiente per, ad esempio, eliminare definitivamente tutte le accise dai carburanti.

E che si tratti di spese ideologiche lo testimonia la giunta regionale della rossa Emilia Romagna che, dopo aver tuonato contro il miserrimo taglio del 15% dei finanziamenti alle associazioni di derivazione partigiana, per bocca del suo presidente De Pascale ha dichiarato che provvederà a coprire i finanziamenti mancanti.

La stessa giunta che, appena insediata, ha aumentato i ticket sanitari, facendo pagare di più cure e medicine e strilla perchè il Governo non aumenta i trasferimenti in regione, è la stessa giunta che sperpera denaro per manifestazioni ideologiche come le celebrazioni della resistenza.

Forse il Governo dovrebbe pensare anche a ridurre i trasferimenti all'Emilia Romagna, visto che De Pascale trova così facilmente soldi da spendere per le sue visioni ideologiche. 

22 aprile 2026

Le catene da spezzare per una Nazione Libera, Sovrana e Indipendente

Sono tre le catene che impediscono al Governo Nazionale di  galoppare con tutti i cavalli di cui disponiamo.

Ovviamente la catena che ci lega all'unione europea.

Abbiamo fatto come la famosa rana collocata in un recipiente di acqua fredda, messo sul fuoco: l'acqua si avvia a bollire ma è stato così graduale che la rana non ha avuto l'intelligenza di uscirne e adesso sta per morire.

Così l'Italia, come le altre Nazioni che incautamente si sono legate all'unione europea, accettando di rinunciare alla propria moneta nazionale, poi accettando di sottostare al giudizio ed ai parametri imposti da chi l'Italia non ama, quindi rinunciando ad una politica estera totalmente autonoma per rimettersi, figuriamoci, a soggetti come la Kallas che fu primo ministro di una nazione di un milione e mezzo di abitanti e che ha ottenuto, con il suo partito, un consenso inferiore a duecentomila voti.

Eppure ci sono tanti politici italiani che non amano ugualmente l'Italia e non solo chiedono "più europa" dopo che l'europa ha miseramente fallito, ma vorrebbero che si rinunciasse ad altra Sovranità Nazionale e addirittura che si sostenesse la legittimità di decisioni da assumere nell'unione europea non più all'unanimità, ma a maggioranza.

Strettamente collegata alla catena europea è quella che lega ogni governo, ma particolarmente i Governi di Centro Destra, ai voleri di un Quirinale che, dal 1978 è sempre nelle mani di un soggetto di sinistra (perchè era di sinistra anche Cossiga, appartenente alla sinistra di "base" della democrazia cristiana) o ad un soggetto come Scalfaro che, in età senile, si è scoperto essere il portabandiera della peggior sinistra.

Anche in questi giorni assistiamo ad una interferenza del Quirinale su una legge che porta il Governo a predisporre una "correzione", quando si potrebbe agire in base all'art. 74, obbligando Mattarella a rimandare la legge alle camere con un messaggio motivato e però, se le camere tornano ad approvarla (e non vedo come potrebbe essere diversamente con la maggioranza solida che c'è) il presidente della repubblica DEVE promulgarla.

Qui è più difficile rompere la catena, ma bisogna allentarla, o studiando il modo per rendere la presidenza della repubblica completamente ininfluente nella gestione della politica per trasformarla in una mera figura di rappresentanza (ma sarebbe ben meglio una monarchia del tipo britannico), oppure si abbandona la strada del premierato per trasformare la nostra in una repubblica presidenziale con poteri e responsabilità di governo, non solo di interdizione e di ostacolo al governo, così che il presidente della repubblica diventa capo anche formalmente di una fazione ed è obbligato a fare e non solo a, comodamente, criticare.

La terza catena è quella con il Vaticano.

Da anni la chiesa cattolica non rappresenta più i sentimenti e gli interessi del Popolo Italiano, avendo rivolto il suo sguardo ben oltre i nostri confini e, anzi, avendo la pretesa di accollare agli Italiani compiti e responsabilità che non ci appartengono e senza pagar dazio alcuno.

La chiesa cattolica pretende da un lato, per la sua "particolarità", di ottenere esenzioni (ad esempio l'Imu) e trasferimenti di denaro (8 per mille), dall'altro nulla fa per il Benessere e la Sicurezza degli Italiani, anzi con i suoi esponenti spesso impone nelle nostre città la presenza di soggetti che mettono a rischio Benessere e Sicurezza.

Libera chiesa in libero stato.

Sarebbe ora di tornare al vecchio principio liberale e quando un papa abbandona la speculazione sull'al di là per scendere nel campo da gioco dell'al di qua, i politici italiani lo trattino come trattano qualsiasi altro politico esprimesse le sue opinioni, senza sentire alcun obbligo di prenderne le difese se, parlando dell'al di qua, viene bacchettato da altri che vedono in modo differente questo al di qua.

Sono catene purtroppo molto solide e che molti sono contenti di avere, ma romperle sarebbe l'unico modo per riportare l'Italia in rotta verso il futuro.

21 aprile 2026

Natale di Roma

Il 21 aprile è il giorno convenzionalmente fissato come quello fondativo di Roma.

Era il 753 avanti Cristo e, quindi, siamo a 2779 anni dalla Fondazione dell'Urbe.

Una Storia ricca di passioni, eventi, personaggi, alla quale scrittori e aspiranti tali potrebbero attingere come da un pozzo senza fondo per raccontare l'inizio della nostra Civiltà.

Questo 21 aprile capita in un momento in cui, casualmente, ho riletto uno dei romanzi più belli ambientati tra il 110 e il 100 avanti Cristo in Roma, "I giorni del potere" di Colleen McCollough che ne ha fatto una serie (oltre ai romanzi su Cesare, di cui evidentemente è infatuata, per me a torto, di rilievo sono i due seguiti "I giorni della gloria" e "I favoriti della Fortuna", tre romanzi da circa 800 pagine l'uno).

La Storia di Mario e Silla che abbiamo conosciuto sin dai sussidiari delle elementari, assume una dimensione molto attuale nel racconto della McCollough, rigorosa nei personaggi ed avvenimenti storici e ottima narratrice nell'inventarsi i dialoghi privati e le intime considerazioni dei protagonisti, tutti realmente vissuti, così come le battaglie, le conquiste, le sconfitte e le vittorie sono storicamente accertate.

Non ci sarebbe stato Augusto senza Cesare, ma non ci sarebbe stato l'Impero, Roma, la Civiltà alla quale facciamo riferimento, senza Silla e non ci sarebbe stato Silla senza Mario.

E senza dimenticare personaggi che si affacceranno nei successivi anni (e romanzi) come Marco Tullio Cicerone che, per due volte, salvò la Repubblica e, con grande dignità, si consegnò agli sgherri di Marcantonio dopo la morte di Cesare.

Non so quanti ricorderanno questo importantissimo anniversario, rilevante per tutta l'Umanità, anche di quei continenti allora ignoti, come l'America e l'Oceania.

In un tempo in cui i miti invecchiano velocemente e si tende a ripensare malamente con occhi moderni al nostro grande passato, ricordare Roma, i suoi Fondatori, quelli mitici di cui ci è stata tramandata la vicenda e quelli reali di cui non conosciamo nulla, rappresenta una immersione completa nelle nostre Tradizioni, nella nostra Identità, nelle nostre Radici, che non possono che esserci di stimolo per provare a reagire al nichilismo che viene diffuso da chi vorrebbe vederci dimenticare chi siamo stati e chi siamo, per trasformarci in obbedienti sudditi, sottomessi come un gregge che segue compulsivamente il proprio capo branco.