L'attentato di Modena, compiuto da un soggetto di origini marocchine pur con cittadinanza italiana, sta scatenando le pulsioni peggiori dei cattocomunisti.
A Modena, roccaforte rossa della rossa Emilia Romagna, tacciono sulla responsabilità del servizio sanitario, gestito dalla regione, da sempre feudo della sinistra, per dedicarsi al buonismo più sfrenato con un sindaco che organizza una manifestazione "contro l'odio" e un vescovo che, nel peggior solco bergogliano, definisce l'attentatore un "italiano" tout court.
Naturalmente questo "italiano" ha tutte le giustificazioni che spettano agli immigrati; è laureato, non trovava lavoro, era bullizzato e, alla fine, è pazzo (ma non si dice "pazzo", perchè è basagliamente scorretto, loro dicono "ha un disagio mentale").
Come se chi lancia auto nel nome di una religione, mette bombe nel nome di una ideologia (anarchica o meno che sia) o si diletti a distruggere le proprietà pubbliche e private durante le manifestazioni per Gaza, non mostrasse, con i suoi atteggiamenti, un ugual disagio mentale.
Ma .. "è italiano", dice il vescovo, "è italiano", ripete il sindaco comunista, "è italiano" dice un Tajani alla ricerca di approvazione della nuova real famiglia.
Non sarebbe allora il caso di definire chi è un Italiano ?
Io proporrei che si possa definire "Italiano" chi nasce in Italia o in territorio italiano, tipo una ambasciata o una nave battente bandiera italiana, da genitori Italiani alla nascita, a loro volta nati da genitori (quindi nonni) che Italiani lo siano diventati almeno prima della nascita dei figli (cioè i genitori).
So perfettamente che questa proposta sarebbe vista come provocatoria, ma farebbe molta chiarezza e rappresenterebbe come, per essere Italiano, non sia sufficiente un tratto di penna, ma occorra un periodo, relativamente lungo (almeno un paio di generazioni) per poter assimilare la nostra Cultura, i nostri Costumi, il nostro Vivere.
Non si diventa Italiani girando un interruttore, la stessa Italia si è formata nel tempo e val la pena ricordare Massimo D'Azeglio, uno dei Padri della Patria ricostituita nel 1861: l'Italia è fatta, ora bisogna fare gli Italiani.
La frase a lui attribuita rappresenta al meglio la necessità che per essere italiano ci voglia del tempo, quel tempo necessario ad assimilare l'italianità che non è conoscere una legge (che può cambiare in ogni momento) o parlare, più o meno con cognizione di causa e ricchezza di vocaboli appropriati la nostra Lingua o un pezzo di carta sul quale ci sia scritto "cittadinanza italiana".
E se storicamente fu il Fascismo a dare agli Italiani un senso comune e condiviso al concetto di Patria, si è dovuta attendere la televisione in tutte le case per poter dare una uniformità di linguaggio alla popolazione, circa cento anni.
E qualcuno pensa che si possa definire "Italiano" un immigrato appena arrivato solo perchè, con un tratto di penna, così si è stabilito ?


