Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

05 agosto 2026

Per un taglio contemporaneo di spese e tasse

Leggo sempre più spesso di commentatori che consigliano la Meloni per applicare tagli a questo o a quello e finanziare questa o quella iniziativa.

Facilissimo parlare, ma il bilancio dello stato è ancora convalescente dopo la cura Conte/superbonus e non ci sono tanti margini di manovra.

Però una azione, simbolica, propedeutica ad una seconda legislatura che, come diceva la Thatcher, sarebbe stata, dopo la legislatura di sistemazione dei conti devastati dai governi di sinistra, quella delle riduzioni delle tasse, è possibile.

Ci sono tante voci che potrebbero rappresentare l'impegno per una più accentuata politica di tagli delle tasse e delle spese.

Bollo auto, canone rai, capital gain sui guadagni di borsa, tobin tax sulle compravendite di borsa, tassa dello 0,2% sui depositi (chiamato imposta di bollo), sono tutte tasse odiose da cancellare e la Meloni ha solo l'imbarazzo della scelta per trovare quella con cui iniziare già in questa legislatura.

Finanziamenti ad associazioni come l'anpi, al cinema, all'editoria, contributi alle associazioni che si occupano dei clandestini, concessione di cure e istruzioni gratis ai clandestini, "paghetta" settimanale ai clandestini, telefono cellulare e scheda pagata ai clandestini, sono alcune delle voci che potrebbero essere tagliate come spese improduttive e quindi compensare a bilancio il taglio di una o più delle tasse precedentemente citate.

Con un duplice beneficio: si riduce, tagliando le spese, l'enorme bilancio dello stato alle voci uscite e si mettono nelle tasche degli italiani (togliendo le tasse) più soldi perchè possiamo affrontare aumenti indipendenti dalla volontà del Governo e dell'intera Nazione, come quelli dei carburanti che dipendono esclusivamente dal fatto che ancora non è stato spazzato via il regime degli ayatollah, anche per colpa dei vili e rinunciatari governi europei, senza dover gravare il bilancio dello stato di ulteriori spese per calmierare i prezzi (politica sempre sbagliata, sin dai tempi dell'Imperatore Diocleziano, che la introdusse).

Se si tornerà a vincere le elezioni, allora si potrà continuare a tagliare tasse e spese nei tempi enei modi compatibili con una sana politica di bilancio.

Se malauguratamente si dovesse perdere, beh, vorrei proprio vedere la Schlein e compagni ripristinare quelle tasse odiose per poter ripristinare le spese a favore del cinema, dei giornali, dei clandestini.



04 agosto 2026

Un tratto di penna non cancella odi, differenze, diffidenze ancestrali

Gli stati nazionali iniziarono a formarsi intorno al 1200, dopo la fine dell'Impero Romano e la divisione dei vari territori in tante piccole parti, che sostanzialmente rispecchiavano antiche divisioni tribali, in cui prevalevano i feudatari che, con la forza e solo con la forza, erano emersi dalla palude.

Quei feudatari si fecero guerre, alleanze, finchè non ne emerse uno che, riunendo popolazioni affini per lingua, etnia e territorio, formarono il primo rudimento di uno stato nazionale sotto un re assoluto.

E continuarono le guerre, tra Spagna e Francia, tra Spagna e le regioni protestanti del decadente impero carolingio, consolidando i territori già conquistati e mettendo radici per la creazione di nazioni sovrane.

A questo processo non partecipò l'Italia dove, purtroppo, risiedevano i papi che, per loro comodo e per poter continuare a detenere anche un potere temporale, hanno sempre manovrato per evitare  che emergesse un principe o uno stato egemone che portasse a compimento la riunificazione dell'Italia.

Il papa era di volta in volta aiutato nella sua opera disgregatrice da questo o quel piccolo nobile, che spesso controllava una sola città e, assieme, a seconda dei propri interessi, chiamavano in aiuto i più potenti eserciti spagnoli, francesi e dell'impero (austriaci e tedeschi) che combattevano le loro guerre sul nostro territorio, depredandolo, per colpa di quei nobili e del papa di turno.

L'indebolimento del papato, l'emergere di una casa regnante più lungimirante, la rivoluzione francese (nonostante le razzie di Napoleone che, confermando la sua natura criminale, ha anche venduto all'Austri la Repubblica di Venezia, unico stato pre rivoluzionario che non fu restaurato dal Congresso di Vienna), portarono quindi alla unificazione dell'Italia, con le Guerre di Indipendenza, che videro i Sardo Piemontesi, poi Italiani, combattere contro gli austriaci, alleati con i francesi, con i prussiani, subendo l'ostilità dei francesi che non volevano si acquisisse Roma.

Così, a fine Ottocento, gli stati nazionali in europa si delinearono per come sono sostanzialmente anche oggi.

Parallelamente, oltre oceano, si formava una nuova nazione, a lungo sotto l'egida della Corona Inglese, poi in modo autonomo.

Era una nazione formata da emigranti dall'europa che andarono in un terreno vergine, praticamente disabitato e con larghi spazi da occupare.

Si scontrarono con una popolazione locale primitiva, rimasta indietro secoli rispetto allo sviluppo della Civiltà e quindi destinata a soccombere come accadde, non senza però aver contribuito, con la sua resistenza, a formare una coscienza unitaria a popoli di etnia inglese, tedesca, italiana, francese, spagnola, che, proprio perchè dovettero fronteggiare un nemico comune, riuscirono a mettere da parte le rispettive ostilità e quindi iniziare una nuova Storia, la Storia degli Stati Uniti d'America.

In europa, invece, gli stati nazionali si combattevano e due forno le guerre che accentuarono i solchi della diffidenza, degli odi e delle differenze.

Falsi vincitori come i francesi, che per due volte sedettero tronfi al tavolo dei vincitori dopo essere stati abbarbicati sulle spalle degli inglesi e degli americani e autentici sconfitti come i tedeschi compresero che una terza guerra ci avrebbe spazzato via dalla Storia e cominciarono i trattati fondati su quelli che potevano essere gli interessi comuni, essenzialmente economici.

E fu una idea geniale: la comunità economica europea.

Avrebbero dovuto fermarsi lì e migliorare l'aspetto della libera circolazione delle persone e delle merci, creando un potente mercato comune, in cui, sfruttando le caratteristiche di ognuno, tutti avremmo potuto guadagnarci, mantenendo nel contempo la nostra piena sovranità.

Hanno invece voluto fare il passo più lungo delle loro gambe e costruito a tavolino una unione europea, alla quale gli stati nazionali hanno ceduto parte della propria sovranità, ma senza quel processo di osmosi tra i popoli che era avvenuto negli Stati Uniti, durante l'epopea, narrata da tanti film, della conquista del West.

Sono quindi rimaste le diffidenze, gli odi, le differenze, di cui la spocchia francese è la punta dell'iceberg, ma che si manifesta anche con la presunzione dei "paesi frugali" di impartire lezioni di vita a nazioni millenarie, come l'Italia, invidiandone il tenore e le modalità di vita, loro che sono spesso grigi e tristi, come il loro tempo atmosferico.

E ci sono i rigurgiti di una mai sopita concezione imperiale che, non a caso, unisce nel modo di comportarsi francesi, tedeschi e spagnoli, uniti dalla convinzione che l'Italia debba essere solo un comprimario, quando non terra di conquista, magari non più armata, ma con le acquisizioni di aziende.

Ecco spiegata l'isteria spagnola dopo la brillante e rapida decisione della Meloni di sospendere Schengen dopo i fatti di Ceuta.

Ed ecco spiegato il perchè l'unione europea è un buco nero che porta solo danni e costi e che prima si abbandonerà per tornare ad un mercato economico, e solo economico, comune, tanto sarà di guadagnato per questa vecchia e stanca terra che si chiama europa e per i suoi popoli, che meritano molto meglio delle Von der Leyen, dei Sanchez e dei Macron.

03 agosto 2026

All'abbordaggio !

Una nostra fregata ha ieri abbordato una petroliera appartenente alla presunta flotta ombra russa, che ha la finalità di aggirare le sanzioni imposte dall'unione europea. 

A parte la considerazione che siamo arrivati dopo Regno Unito e Francia, che non hanno subito alcuna ritorsione, ma che quello potrebbe essere considerato un atto di guerra e se la Russia ne avesse le capacità (che non ha, cosa che smentisce tutta la propaganda sulla minaccia russa che, comicamente, starebbe aspettando il riarmo dell'europa per attaccarci quando, se fosse una minaccia reale, potrebbe farlo adesso che siamo disarmati e con Trump che guarderebbe da un'altra parte) potremmo essere legittimamente bersaglio di uno o più lanci di missili, l'abbordaggio lo vedo in chiave anti immigrazione.

Per quanto ridotta e per quanto aumentati esponenzialmente, nonostante i magistrati, i rimpatri dei clandestini, resta il fatto che continuano a provare ad arrivare.

E noi non siamo così fortunati da avere un lembo di terra attraverso il quale poter rimandare indietro i clandestini, a piedi e senza tanti costi (basta solo un po' di Guardia Civil) come alcuni dicono faccia la Spagna (ma altri dicono che i clandestini stiano già arrivando ad Algesiras, nella Spagna continentale).

Però, evidentemente, abbiamo le capacità di abbordare e dirottare le imbarcazioni sospette.

In Australia, dove da anni hanno stroncato il fenomeno, la locale marina militare abbordava le navi che trasportavano clandestini e le dirottava in isole disabitate, che venivano circondate dalla marina stessa.

L'idea degli hub fuori dal territorio nazionale è antica e se fosse una organizzazione utile al mondo e non solo ai suoi funzionari e dipendenti che percepiscono stipendi principeschi, avrebbe dovuto realizzarli l'onu.

Domani si svolgerà la riunione di urgenza dei ministri degli interni su proposta della Meloni.

Sospendere Schengen solo con la Spagna è un provvedimento momentaneo (come fu, ma quello tardivo a differenza della tempestività della Meloni, il blocco di arrivi dalla Cina quando uscirono i primi casi di covid).

La soluzione organica, in assenza dell'onu, è una serie di accordi tra l'unione europea e gli stati africani che si affacciano sul Mediterraneo e che sono il punto di arrivo di tutti i clandestini in cerca di un passaggio, via terra o via mare, per sciamare a casa nostra, con la costruzione di hub di smistamento in cui portare tutti i clandestini che possono essere agganciati e abbordati, fuori dalle acque territoriali degli stati europei.

Una soluzione ragionevole che, se applicata con rigore, essendo ben pochi quelli che avrebbero il "diritto alla protezione", potrebbe sgonfiare in breve tempo il fenomeno, perchè lancerebbe il messaggio fortissimo che le porte dell'europa, adesso, sono chiuse.

02 agosto 2026

Ci sarà un perchè !

Il nostro Presidente del Consiglio ha proposto, con la omologa danese, una lettera con quale si chiede una riunione urgente dei ministri degli interni, dopo Ceuta, per una azione comune contro l'immigrazione illegale.

La lettere, oltre alle due proponenti, ha raccolto l'adesione di altri 20 capi di stato e di governo dell'unione europea.

Fuori sono rimasti solo in cinque.

La Spagna di Sanchez che è sul banco degli imputati.

La Francia del traballante Macron che puntella il compagno di sventura spagnolo per cercare di dirottare l'attenzione sulla sua disastrosa presidenza.

Il Portogallo vicino di una Spagna sempre ingombrante.

Il Lussemburgo che sicuramente, piccolo come è, non è meta per i clandestini.

L'Irlanda che, quale presidente di turno, non deve prendere posizione dovendo adempiere al suo ruolo di coordinamento semestrale.

I cattocomunisti stanno strillando come ossessi, a difesa del loro sventurato compagno spagnolo, con un corto circuito che sarebbe divertente se i loro elettori lo comprendessero.

Da un lato ululano perchè "restiamo umani", perchè dobbiamo essere solidali con la Spagna, i clandestini devono essere ripartiti  tra tutti.

Dall'altro sventolano i presunti rimpatri massicci "in sole 48 ore" di più clandestini di quelli rispediti a casa dalla Meloni in tre anni.

E' evidente che per i cattocomunisti tutto fa brodo per attaccare la Meloni, tutto e il suo contrario, tanto i loro elettori sono di bocca talmente buona che, come diceva la battuta di un comico del passato, "non capisco, ma mi adeguo".

Quello che non sanno fare è l'interesse dell'Italia e degli Italiani.

"Right or wrong, it's my Country", giusto o sbagliato è la mia Patria.

Questo dovrebbe essere il motto di tutti i partiti, sostenendo l'Italia e il Governo italiano in ogni circostanza (ferma restando il diritto di critica all'interno che non sia strumento di propaganda per i nostri nemici stranieri), perchè ogni vittoria dell'Italia, anche quando si ha torto, porta vantaggi a tutti gli Italiani.

Figuriamoci poi quando, come su Ceuta e la sospensione di Schengen, la Meloni ha ragione da vendere.

Del resto basterebbe che, con un minimo di umiltà, Schlein e compagni riflettessero sulla firma di ben 22 stati su 27 per la proposta della Meloni e della Fredricksen (socialista).

Ci sarà un perchè l'adesione è stata così partecipata da parte di governi di ogni colore.

E il perchè è che la Meloni ha ragione e Sanchez torto.

01 agosto 2026

Ceuta: molto bene la Meloni, molto male i cattocomunisti

Neanche 24 ore per decidere di sospendere Schengen con la Spagna.

Finalmente "di quel securo il fulmine, tenea dietro al baleno".

E' esattamente quello che è mancato nei primi tre anni e mezzo, quando il passo felpato, pur nella giusta direzione come attesta il progressivo consolidamento dei fondamentali economici, creava perplessità anche in chi, come me, è convintamente dalla parte del Centro Destra.

Forse lo stimolo di Futuro Nazionale ha accelerato la Meloni a tornare ad essere la Meloni, con, in più, tutto il peso ed il prestigio internazionale acquisito in questi anni, dimostrato dalla immediata adesione di Finlandia e Danimarca (e altre nazioni che sono seguite) alla sua indicazione per sospendere non gli accordi individuali con la Spagna, ma la Spagna dall'accordo di Schengen.

E questa mobilitazione ha già avuto l'effetto, in barba alla loro corte suprema, di rispedire a casa (remigrazione, rimpatrio, deportazione, la chiamino come vogliono purchè in concreto i clandestini vengano rispediti ai porti di origine) quasi quarantamila invasori.

Quel che disgusta profondamente è il comportamento dei cattocomunisti che non mancano occasione, per dimostrarsi anti Italiani fino nel midollo, schierandosi con la Spagna, come negli anni bui, quando, complice prima di tutto il papato, ogni scusa era buona per impedire l'unificazione dell'Italia, chiamando in proprio soccorso ora gli spagnoli, poi i francesi, gli austriaci, che non si facevano certo pregare per depredare le nostre terre con il beneplacito degli Efialte di turno, dei piccoli principi locali, traditori della Nazione, che hanno nei cattocomunisti di oggi i loro tristi epigoni.

Il tutto riassunto dalla parole di Travaglio, che emblematicamente rappresenta tutti quelli, quando afferma di tifare Alcaraz e non Sinner, sempre contro la Nazionale di calcio e di aver goduto per l'eliminazione dal mondiale.

Parole che si commentano da sole e che dovrebbero essere apposte, a perenne infamia, a corredo dei simboli elettorali dei partiti cattocomunisti.

31 luglio 2026

Ceuta: quando un romanzo diventa realtà

C'era una volta un romanzo, Il Campo dei Santi, scritto da Jean Raspail nei primi Anni Settanta (di cui ho già scritto: 19 febbraio 20217 agosto 2025, 2 settembre 2025)

Narra di una massa di milioni di indiani che partono su enormi barconi alla volta dell'Europa, raccogliendo per strada asiatici e africani.

Nessuno li ferma, nessuno, è scritto esplicitamente nel romanzo con un evidente tono critico, dà l'unico ordine possibile per impedire che arrivino a destinazione: affondare le imbarcazioni.

I governanti sperano che sia la natura a fermarli e, invece, nonostante ingenti perdite, arrivano e sbarcano a milioni, orde che sciamano come cavallette in Francia, distruggendo tutto e uccidendoquelli che incontrano per strada, con i governi e i presidenti che si dimettono incapaci di dare quell'unico ordine che salverebbe la nazione.

Pochi drappelli di militari, al comando di ufficiali che ancora sanno cosa voglia dire senso dell'Onore e della Patria, cercano di resistere, ma vengono sopraffatti dal numero e anche dalla ignavia del governo centrale che, invece di mandare rinforzi, manda gli elicotteri a sparare dall'alto contro chi resiste all'invasione.

Il romanzo si conclude senza speranza per il futuro.

Il medico pietoso ha fatto la piaga purulenta.

Era un romanzo, da ieri comincia ad essere realtà.

A Ceuta, enclave spagnola in Africa, sono arrivati migliaia di africani, a nuoto, superando e aggirando le barriere, senza che la Guardia Civil (ben diversa dai severi ed efficienti Gendarmi che furono con il Caudillo) abbia anche solo tentato di fermarli.

Anche in assenza di specifici, puntuali, appropriati ordini dal governo socialcomunista di Madrid guidato da Sanchez.

L'orda che ha invaso Ceuta, come l'orda che nel romanzo invase la Francia, trova connivenze in preti (nel romanzo un cardinale che istigava e aiutava a preparare le barche per la partenza viene ucciso dagli stessi che voleva aiutare: oggi qualcuno evocherebbe il karma, io, che ho ancora un retaggio classico, parlerei di nemesi), in anime belle, buoniste e woke, con tutto l'armamentario di chi è abituato a vivere alle spalle di chi produce, credendo di poterlo fare all'infinito.

Bene ha fatto la Meloni ha evocare la sospensione di Schengen e ancor meglio farebbe a sospenderla senza tanti indugi.

Persino Tajani ha tirato fuori gli attributi puntando l'indice accusatore contro la scelta di concedere la cittadinanza in Spagna a mezzo milione di clandestini.

E che la Spagna chiami pure il nostro ambasciatore e, se vuole, rompa le relazione diplomatiche, il Governo Italiano deve tutelare gli interessi, il benessere e la sicurezza dell'Italia e degli Italiani.

Se gli spagnoli accettano di farsi governare da Sanchez che apre agli intrusi, devono restare problemi esclusivamente loro.

Ma che cosa deve ancora accadere per cominciare a reagire in modo organico e appropriato ?

Che si avverino le previsioni di altri romanzi come Sottomissione di Houellebecq o la Trilogia della Guerriglia di Laurent Obertone ?


30 luglio 2026

Il riarmo è necessario

Mi sembra che sulla questione "Safe" il Centro Destra si stia incartando sul nulla.

La domanda cui rispondere è: abbiamo una forza militare in grado di difendere la Nazione in caso di attacco da parte di un nemico, ad esempio come l'Iran ?

La risposta è NO !

Abbiamo delle Forze Armate di validi professionisti, ma il cui impiego presuppone una guerra tradizionale, sul terreno, che, semmai, è successiva ad una azione fondata sulle nuove tecnologie.

Probabilmente se un esercito invasore cercasse di occupare l'Italia, le nostre Forze Armate sarebbero in grado di contenerlo, anche se sarebbe opportuno ripristinare il servizio militare obbligatorio per avere una riserva perchè, con una guerra tradizionale, contano anche le quantità.

Ma se fossimo attaccati da missili e droni, come ci insegnano le due guerre in corso in Ucraina e in Medio Oriente, abbiamo le capacità per evitare le immani distruzioni che subiremmo ?

E potremmo a nostra volta rispondere con adeguata efficacia ?

La risposta è sempre NO !

Per questo è giusto aumentare con gradualità il nostro impegno economico sulla difesa, con l'acquisto di armi tradizionali e tecnologicamente avanzate, di difesa e di offesa.

Con quali soldi ? 

Se è vero che i miliardi "offerti" dall'unione europea sono prestiti pelosi da restituire cui vengono applicati tassi variabili, allora ha ragione la Lega: lasciamoli dove sono, ci indebiteremmo per ingrassare la Von der Leyen e compagni.

Se invece fossero come la parte a fondo perduto del Pnrr, sarebbero da prendere subito.

L'alternativa sono titoli di stato, a lunga scadenza messi sul mercato e finalizzati all'ammodernamento delle nostre Forze Armate.

Le emissioni nazionali sono sempre debito, ma in un circolo in cui gli interessi vengono pagati ai possessori dei titoli, privati e aziende spesso italiani, mantenendo il debito all'interno della nostra Nazione.

Mi sembra quindi ovvio che non si debba accedere al fondo Safe, solo per fare un favore, costosissimo, all'unione europea.

29 luglio 2026

Ilva: vediamo se l'Alitalia ha insegnato qualcosa

Lo scrivo subito (oltre ad averlo già fatto in passato: 17 NOV 2019 , 9 GEN 202420 FEB 20244 DIC 2025  ): neanche un centesimo PUBBLICO per l'Ilva !

Se un imprenditore PRIVATO pensa di riuscire a guadagnare mettendoci del suo, si accomodi, ma dalle esauste casse dello stato non deve uscire neanche un centesimo per seguire le paturnie ambientaliste, quelle giudiziarie e quelle sindacali.

Con un decreto, arrivato proprio mentre il Governo stava concludendo la vendita dell'Ilva ad una società indiana, ponendo termine a decenni di sprofondo rosso e di dissanguamento delle casse pubbliche, la corte di appello di Milano ha sparigliato tutti i progetti, rendendo ancora più onerosa l'impresa di chi dovesse acquisire l'Ilva.

La vicenda è nota e si può riassumere in una fabbrica che era una delle maggiori acciaierie d'europa e che, con vari passaggi di proprietà, sembrava aver trovato una nuova vita con la famiglia Riva che, però ne è stata espropriata.

Il punto del contendere sarebbe l'inquinamento prodotto dalle lavorazioni, che avrebbe causato malattie e morti tra i tarantini, soprattutto in un quartiere e che richiederebbe una profonda trasformazione dell'impianto, con costi altissimi, presumibilmente irrecuperabili se non (forse) in un lasso di tempo superiore a qualsiasi ragionevole piano industriale.

Si sono quindi scontrate opposte esigenze, quelle degli ambientalisti che pretendono la purificazione dell'aria e quelle dei sindacati che pretendono la piena occupazione.

E così sono arrivati i magistrati che, incuranti dei costi, hanno detto che bisogna, in novanta giorni, mettere tutto a norma, sennò si chiude.

La cifra stimata per mettere a norma l'Ilva è di una decina di miliardi ... stimata, poi nella realtà, come sempre, sarebbe di gran lunga superiore.

Ma siamo sicuri che poi non ci sarebbero altre paturnie da inseguire ?

In passato abbiamo visto come lo stato si sia indebitato in modo irreversibile e la base dell'indebitamento di oggi è nato tutto dal centrosinistra iniziato nel 1962, con i socialisti in maggioranza e quindi direttamente al governo e con il consociativismo con i comunisti che ha portato a spendere per accontentare le loro pretese, facendo saltare l'equilibrio dei conti pubblici.

Non siamo più riusciti a recuperare.

Emblematico il caso dell'Alitalia, che tutti ricorderanno, la Compagnia aerea di Bandiera, un piccolo gioiello (io stesso nei primi anni Ottanta ho comprato azioni Alitalia, anzi furono le prime azioni che avessi mai comprato e ne ho guadagnato) rovinato da una ambiziosa politica socialista e di remunerazione delle varie categorie che vi hanno lavorato.

Ostinatamente sono stati buttati nella Compagnia miliardi su miliardi, è stata tentata la privatizzazione, fallita per le inesorabili leggi di Mercato che bastonano chi crede di poterle ignorare e lo stato è sempre intervenuto per rifinanziare e tutelare i posti di lavoro, fino all'ingloriosa fine in bocca ai tedeschi.

Analogamente possiamo ricordare i miliardi a fondo perduto buttati nella Fiat, con la conseguenza di socializzare le perdite e privatizzare i profitti.

Quelle esperienze (e non posso mancare di ricordare le "privatizzazioni" di Prodi, tra i costi a seguito di ricavi mancati) dovrebbero aver insegnato a non intervenire, a non buttare sul tavolo della roulette Ilva i soldi degli Italiani.

Una azienda, qualsiasi azienda, anche l'Ilva deve avere la capacità di competere sul Mercato con le proprie forze, per la qualità dei propri prodotti e per la compatibilità degli esercizi finanziari.

Se, poi, intervengono fattori esterni che alterano l'equilibrio delle forze, con le pretese ieri degli ambientalisti, oggi del magistrati, domani dei sindacati, allora è meglio lasciare che siano costoro a gestire l'azienda.

Sempreché ci riescano.

Ma assolutamente senza che un centesimo di denaro pubblico, degli Italiani, venga bruciato in quegli altiforni. 

28 luglio 2026

Superficialità, ideologia e propaganda

Questa mattina ho ascoltato, come al solito, la bella e utile trasmissione di rassegna stampa condotta da Massimo Giraldi.

Ho già descritto come i giornali non offrano più notizie, ma solo propaganda e, per lo stesso evento, si trovano invettive ed esaltazioni a seconda della parte politica sposata dal quotidiano.

Purtroppo in maggioranza sono di sinistra, più o meno estrema e raccontano una storia distorta dalla volontà di screditare il Governo.

In fine trasmissione viene chiamato un "professionista dell'informazione" a commentare alcuni fatti, che dialoga con il conduttore.

Questa mattina c'era una certa Claudia Fusani di una sconosciuta testata di cui non ricordo neppure il nome che, a mio avviso, ha toccato il fondo della faziosità e della superficialità.

Normalmente chi commenta in trasmissione, anche i più sinistri, cercano di darsi un aplomb finto inglese per cercare di accreditarsi una vernice di imparzialità.

Alla signora Fusani non è riuscito neppure questo e, a me, sembra l'unico suo pregio: non essere in grado di nascondere quello che è e che rappresenta.

Due soli esempi.

Sulle devastazioni dei no tav in Val di Susa, piena condanna (e ci mancherebbe altro!) con una sfilza di "però" che ha tenuto a sottolineare (e che mi hanno ricordato le condanne tardive e condizionate con mille giustificazioni del pci nei confronti dei brigasti rossi durante gli Anni di piombo).

"Però", possibile, sostiene la Fusani, che siano arrivati in migliaia dall'estero e nessuno li abbia fermati ?

Riecheggia un altro fenomeno della politica, Bonelli, che sostiene come i violenti siano conosciuti e che è colpa del Governo se non sono stati fermati.

Ma non furono proprio loro ad opporsi al fermo preventivo ?

E cosa avrebbero detto se avessimo sospeso la libera circolazione e se la Polizia avesse effettuato perquisizioni a sorpresa nel campo no tav ?

Quale cagnara la signora Fusani, al seguito dei vari Bonelli, avrebbe fatto se si fosse agito in modo preventivo ?

Non avrebbe ululato alla lesione del diritto a manifestare ?

Il secondo esempio è ancora più illuminante della pochezza di tali commentatori.

Le accise.

Inutile palliativo temporaneo ridurle, sostiene.

Bisogna abolirle, dice la signora Fusani.

E sono d'accordo, ma come compensare quei soldi che si perderebbero e che sono già spesi in bilanci decennali ?

E' possibile toglierli a chi magari li riceve e li considera un "diritto acquisito", come, ad esempio, cinematografari, giornali, associazioni immigrazioniste ?

Anche qui, abolire le accise e tagliare le spese inutili citate solleverebbe ululati ancora più acuti e prolungati da parte della signora Fusani che, con un autentico colpo di genio fianziario, dice che i soldi per compensare quelli che verranno meno ... dovranno essere trovati.

Bellissimo.

Reddito di cittadinanza, banchi a rotelle, superbonus, spese, spese, spese, detrazioni e agevolazioni, altre spese, contributi e spese per l'effimero (ho sentito un paio di giorni fa uno che, senza vergognarsi, ha affermato che una ricerca che ha portato a conoscere il numero degli orsi marsicani nel parco di Abruzzo è stata finanziata dal famigerato pnrr: e noi ci siamo indebitati con Bruxelles per contare gli orsi marsicani ?!?!?), i soldi in qualche modo si troveranno.

Molto comodo.

Apprezzo Massimo Giraldi perchè credo che, con sottile perfidia, ha lasciato la signora Fusani impiccarsi con la stessa corda formata dalle sue parole.

Infatti, a differenza di altre circostanze, non ha dialogato con l'invitata, ma, posto l'argomento (accise, disordini ...) ha lasciato che la sventurata si lanciasse in un assolo senza fine (e senza capo nè coda) mostrando a tutti gli ascoltatori tutta la sua ideologia e propaganda.

27 luglio 2026

La politica (sinistra) che inquina anche lo sport

L'Italia da tre mondiali, dodici anni che diventeranno sedici nel 2030, non partecipa alla fase finale del Campionato del Mondo di Calcio, che pure abbiamo vinto quattro volte (secondi dietro alle cinque del Brasile e davanti alla Germania che pure ne ha quattro ma quota raggiunta dopo di noi).

E' evidente che c'è bisogno di una rivoluzione e, non potendo o volendo assumere l'unica iniziativa che ci consentirebbe di risorgere, ampliando la base dei calciatori, imponendo nel Campionato Nazionale e in Coppa Italia alle squadre di mandare in campo e tenerveli, almeno otto o nove italiani, quando adesso a volte, persino squadre di secondo piano, schierano sin dall'inizio undici stranieri, talvolta bidoni, ma di poco costo, bisogna intanto incidere su organizzazione (cioè il lato dirigenziale) e staff tecnico.

Non so quanto possa rappresentare il necessario nuovo Malagò, che arriva da una dozzina di anni da presidente del Coni ed ha un'età e una attitudine al compromesso affinata in tutto quel periodo, da fargli prediligere il comodo riferimento ai precedenti, senza scossoni, invece della ruspa che occorrerebbe usare in Federazione.

Il primo atto, però, è stato di coraggio con la nomina di Paolo Maldini a Direttore Tecnico affidando a lui ed al suo consigliere Leonardo, il compito di scegliere il nuovo Commissario Tecnico.

Scartati da Maldini i nomi pesanti di ex CT come Mancini (fortunato vincitore di un Campionato europeo) e Conte, per sua stessa ammissione è stato chiesto ad Ancellotti prima, ma è sotto contratto con il Brasile, senza peraltro eccellere e Guardiola poi che ha declinato.

Quindi il prescelto è stato Pirlo, senza alcun pedigree da allenatore, se non la vittoria di una supercoppa e una Coppa Italia con la Juventus, per poi sprofondare negli esoneri, retrocessioni e finire nell'aureo esilio dell'Arabia Saudita o qualche ricco emirato del luogo.

Su Pirlo ho quindi le mie riserve tecniche, mentre avrei gradito Ancellotti, ma non Guardiola perchè è straniero e credo che sulla panchina della Nazionale debba sedere uno dei tanti bravi tecnici italiani.

Non posso però accettare che Calenda (Azione), Berruti (pd), la Picerno (ex pd non so dove andrà a collocarsi), Della Vedova (più europa) per non parlare del solito codacons (ma che cosa c'entrano le associazioni dei consumatori con la scelta del CT della Nazionale ?) contestino Pirlo non sul piano tecnico, bensì perchè ha allenato una squadra di proprietà di un riccone russo ed è testimonial di una società di scommesse russa.

Il tutto nell'ambito di un boicottaggio che nulla ha a che vedere con lo sport e, infatti, poco alla volta, persino il politicizzato Cio sta togliendo i divieti e le sanzioni alle squadre ed atleti russi.

Il comportamento dei suddetti inquina solo lo sport e non credo sia un caso che siano tutti di sinistra, personaggi che non sanno darsi limiti, mandando il prossimo avanti, perchè loro di responsabilità non ne hanno, sanno solo criticare, pontificare, alzare il ditino alla Scalfaro per propinarci qualche sermoncino buonista.

Lo sport deve essere lasciato allo sport e, infatti, il Ministro dello Sport del Governo Meloni, Abodi, ha fatto una osservazione tecnica sulla diffusione della notizia di Guardiola prima di conoscerne la risposta e sui precedenti da allenatore di Pirlo.

Analogamente il Presidente del Senato La Russa, noto appassionato di calcio, purtroppo tifoso dell'Inter, come tanti amici di destra che conosco, ha espresso dubbi di natura tecnica, non sui suoi sponsor, come faceva un altro grandissimo Statista e Uomo di sport come fu Silvio Berlusconi, di sponda milanista.

Anche questa volta si evidenzia la profonda differenza di stile, di sensibilità, di rispetto per la funzione autonoma dello sport (in questo caso) che contraddistingue la Destra, anche quando la sinistra pretende di uniformare alla sua ideologia qualunque aspetto della vita, negando con ciò ogni concetto di Libertà che, evidentemente, gli esponenti di sinistra non conoscono.