Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

16 maggio 2026

La presidenza rai merita di dar conto di uno sciopero della fame ?

Con il più collaudato dei metodi pannelliani un parlamentare di seconda fila, ha trovato i suoi cinque minuti sotto i riflettori proclamando uno sciopero della fame, poi anche della sete e incatenandosi ad un banco del parlamento.

Capisco l'incatenamento perchè fra un anno ci saranno le elezioni e il suo è un partitino del 2 virgola niente e incatenarsi alla poltrona è uno sport che riesce molto bene.

Ma perchè l'immediata rinuncia agli scioperi proclamati con rullo di tamburi, solo per una telefonata (che Margareth Thatcher non avrebbe comunque fatto !) della Meloni ?

Tra l'altro tanta caciara per una questione del tutto marginale e ininfluente per la vita dell'Italia e degli Italiani: l'assenza di un presidente della Rai.

La Rai continua a funzionare e purtroppo resta sempre pubblica (una privatizzazione, anche e soprattutto a spezzatino, oltre a farci incassare denaro fresco, cancellerebbe ogni pretesto per blaterarvi sopra su occupazione o non occupazione dei partiti e, soprattutto, eviterebbe che con i soldi dei cittadini che votano Centro Destra si paghino "professionisti dell'informazione" usi a far propaganda sinistra).

Francamente me ne frego se la Rai ha o meno un presidente, anche perchè se non ce l''ha è colpa della sinistra che si rifiuta di accogliere la designazione fatta dalla Maggioranza, esercitando un veto che le è consentito da una legge balorda che prevede una maggioranza qualificata per l'elezione del presidente.

Finora, bene ha fatto il Centro Destra a non cedere al ricatto, continuando a presentare il proprio nominativo, come è giusto che sia trattandosi di Maggioranza e mi auguro che non vi sia alcun passo indietro.

Così vedremo se il deputato avrà la stoffa di un Bobby Sands o se sarà solo un Pannella contemporaneo.


15 maggio 2026

Ogni tanto rispuntano

Ieri è rispuntato, da un passato che mi auguravo sepolto, Mario Draghi, quello che ci chiedeva se preferivamo il condizionatore o la pace, lo stesso che profetizzava la morte per chi non si fosse "vaccinato" e per chi lo avesse frequentato.

Dopo una vita passata ad ammonire il prossimo, dicendo a destra ed a manca quello che si doveva fare, nel 2021, a febbraio, ebbe l'occasione di dimostrare il suo valore, realizzando e non solo chiacchierando.

Fallì, come prima di lui fallì un altro fustigatore delle presunte inefficienze altrui, messo alla prova nel 2011, Mario Monti.

I dati economici del Governo Meloni, tutti ampiamente migliorativi rispetto ai precedenti governi Conte e Draghi, dallo spread all'inflazione, dal rapporto debito/pil all'occupazione e l'elenco continua, dimostrano come non sia sufficiente fare delle chiacchiere se poi, al dunque, non si è in grado di realizzare neppure quel che si teorizza ad una conferenza o scrivendo un editoriale.

A maggior ragione è un fallimento quando il Fenomeno di turno viene messo nelle condizioni di avere una maggioranza bulgara in parlamento (l'unica opposizione che ebbe Draghi fu l'allora piccolo partito di Fratelli d'Italia, per tale motivo premiato al voto e divenuto il partito di maggioranza relativa) con la quale avrebbe potuto fare tutto, cominciando con il non lasciare in eredità il mostruoso debito fiscale ricevuto da Conte con il superbonus.

Ma non riuscì neppure in quello, tutto accollato al governo successivo.

Perchè, allora, dovremmo ascoltare con reverente attenzione quello che dice sull'europa ?

Soprattutto quando parla di "noi" includendo nello stesso calderone NOI Italiani con gli altri, francesi, tedeschi belgi etc.

Ma noi chi ?

Quando mai i nostri interessi sono comuni con quelli di francesi, tedeschi etc ?

Alcuni elementi possono essere in comune, ad esempio su certe coltivazioni tra gli stati mediterranei, ma certo non con quelli del nord europa, ma per lo più ognuno tira l'acqua e deve tirare l'acqua al suo mulino, anche se dovesse penalizzare il proprio socio nell'unione europea.

Che è poi quello che hanno fatto tutti, chi più chi meno, fino ad oggi e continueranno a fare in futuro, tranne forse noi Italiani che, non ricordo chi lo disse, andiamo in europa da europei, quando francesi, tedeschi etc, ci vanno da francesi, da tedeschi etc.

L'Italia senza l'unione europea sarebbe più ricca e più libera, anche di tradurre nei fatti, velocemente, fruttuosi accordi bilaterali che, oggi, sono impediti dalla burocrazia di Bruxelles e da tutti i lacci e lacciuoli con i quali ci siamo progressivamente lasciti legare.

Forse, però, è utile ascoltare quelli come Draghi, responsabili di tutti gli errori degli anni passati, per fare esattamente il contrario di quello che continuano a predicare.

14 maggio 2026

Inutili i dibattiti in parlamento


Ieri abbiamo ascoltato l'ennesima inutile esibizione teatrale di una protagonista (Giorgia Meloni) e di tanti nanerottoli in cerca d'autore.

Cosa ha portato il cosiddetto "premier time" ?

Ulteriori divisioni, fondate sulle parole dei Boccia (letteralmente annientato) e dei Renzi che, totalmente privi di argomentazioni, non hanno saputo fare altro che trovare parole sempre più offensive verso il Governo ed i suoi esponenti.

I numeri forniti dalla Meloni, le considerazioni di politica interna, internazionale ed economica, sono stati totalmente ignorati perchè inconfutabili, preferendo creare polveroni con l'uso spregiudicato del vocabolario.

Tempo perso, che avrebbe potuto essere usato per un vero dibattito, ad esempio, sul come sopprimere i residui crediti fiscali derivanti dal superbonus, per ripulire ilbilancio dello stato dalle "graduidà" di Conte e soci.

Oppure per una approfondita analisi per un sistema elettorale che garantisca la governabilità, bene ben più prezioso della rappresentatività litigiosa e ottusa come si è ieri manifestata.

O, anche, come i fautori del "no", adesso che hanno vinto il referendum, intendono proporre riforme della giustizia, che non pesino sul bilancio dello stato ed evitino gli sconci come quello delle inchieste di Garlasco.

Quei dibattiti parlamentari, oltre a dare la misura della pochezza dei cattocomunisti, ci dicono anche che il sistema democratico parlamentare deve essere profondamente rivisto ed aggiornato, perchè non è più adeguato alla velocità dei tempi di oggi, che richiedono interventi decisi e rapidi.

13 maggio 2026

"Prima di votare, chiedetevi: state meglio oggi di quanto non lo foste quattro anni fa?"

La domanda fu posta da Ronald Reagan, candidato alla presidenza degli Stati Uniti per i Repubblicani, al presidente in carica, il democratico Jimmy Carter, durante il dibattito pre elettorale del 1980.

Fu la domanda del k.o. per il fallimentare presidente uscente che dovette lasciare la Casa Bianca ai Repubblicani, vincenti con una valanga di voti, dando inizio a ben 12 anni di amministrazioni Repubblicane, otto con Reagan e quattro con Bush.

Tutti noi possiamo e dobbiamo porci la stessa domanda quando andremo al voto nel 2027.

Stiamo meglio oggi o stavamo meglio prima del Governo Meloni ?

Qualche giorno fa scrissi un post allegando una tabella che, con dati oggettivi alla mano, rispondeva a tale domanda: sì stiamo meglio oggi, tutti i dati economici sono migliori, e anche di molto, rispetto a quelli di fine 2022 quando la Meloni subentrò, per aver vinto le elezioni, a Draghi (imposto, come i suoi predecessori dopo Berlusconi, da giochi di Palazzo).

Ma la percezione può essere differente, soprattutto se siamo bombardati quotidianamente dalle fandonie dei cattocomunisti che da quattro anni continuano a prevedere sconvolgimenti e catastrofi.

E se ci sarà sicuramente qualcuno che, per spese improvvise o vicende tristi personali, avrà visto diminuire le sue capacità economiche, credo che la maggior parte di noi possa rispondere positivamente anche per quanto concerne la nostra posizione personale.

La valutazione può essere fatta in modo molto semplice.

Gli estratti conto dei nostri rapporti bancari e degli investimenti con il loro controvalore al 31 dicembre 2022 (tutti dovremmo aver ricevuto dalle banche gli estratti con tale dato).

Li si confronti con i saldi al 31 dicembre 2025, eventualmente considerando le spese straordinarie, cioè quelle che non vengono ripetute in tempi brevi, come la ristrutturazione di un immobile, o parte di esso, di proprietà o condominiale, l'acquisto di un'automobile, di un appartamento, di mobilia.

Non credo di essere il solo che ne sarebbe positivamente sorpreso.

12 maggio 2026

Cosa avrebbe fatto Roma ?

In questi giorni sto rileggendo la trilogia (in realtà sono molti più i romanzi ambientati all'epoca , ma qui mi riferisco ai tre fondamentali: I giorni del potere, I giorni della gloria e I favoriti della Fortuna) scritta nei primi anni Novanta da Colleen McCullough su Roma tra l'ascesa di Caio Mario e quella di Caio Giulio Cesare.

Sono romanzi con basi solidamente storiche e il mix è reso con una accattivante scrittura (probabilmente anche grazie alla traduzione e troppo spesso si sottovaluta la abilità dei traduttori).

All'interno della vicenda che riguarda Mario, Silla, Pompeo, Cicerone, Cesare, tutti nomi importanti della nostra Storia (perchè la nostra Storia ha le sue radici in quella Romana) ci sono anche le guerre e la diplomazia di Roma con le popolazioni ai suoi confini e la maggior parte dell'interesse è rivolto a quelle zone che, oggi, sono chiamate Medio Oriente e che sono al centro di tante controversie, dalla Numidia al Ponto (dal Nord Africa alla odierna Turchia).

Pensando quindi allo stallo oggettivo cui oggi assistiamo tra l'Occidente, purtroppo rappresentato solo dagli Stati Uniti e da Israele e gli odierni satrapi che sono gli ayatollah con i loro gruppi terroristi palestinesi, libanesi e yemeniti, mi è venuto da pensare cosa avrebbe fatto Roma.

Non credo che si sarebbe fatta bloccare dalle vuote chiacchiere degli ayatollah con infiniti scambi di bozze e memorandum, nè penso che sarebbero stati condizionati da ipotetici appelli pacifisti che, in realtà, sono solo appelli alla resa e alla sottomissione.

Piuttosto credo che avrebbero organizzato una spedizione, bene armata, ben fornita, al comando di un unico generale, con potere proconsolare ed un imperium tale da poter eseguire qualsiasi operazione sul campo senza dover rispondere a tribunali internazionali o inchieste successive e avrebbero risolto il problema.

Sono ormai tre mesi che, dopo i colpi inflitti inizialmente al nemico, l'Occidente, tramite gli Stati Uniti ed Israele, cincischia e non trova il coraggio di affondare il colpo.

Gli ultimatum si sono trasformati in penultimatum e terzultimatum.

Nel frattempo l'economa e la finanza mondiale sono sulle montagne russe ad ogni flatulenza che arrivi da Teheran, con grave danno per la nostra Sicurezza ed il nostro Benessere.

E' evidente che se non si estirperà alla radice il Male dall'Iran, anche se oggi si dovesse acquietare tutto con un accordo, quell'accordo non avrebbe lunga durata, come tutti gli accordi che, sostanzialmente, non cambiano gli equilibri.

Ed è altrettanto evidente che Trump non ha ancora molto tempo per risolvere quei problemi (Iran, Cuba, dopo aver assestato provvisoriamente il Venezuela) che ragionevolmente poteva, in questo suo ultimo mandato, sistemare per consegnare al suo successore un mondo migliore.

La Pax Romana ha avuto un prezzo e anche la Pax Trumpiana ne dovrà pagare uno.

Ma qualunque sia il prezzo, è importante scrivere la parola fine al regime degli ayatollah, per tornare a guardare al futuro.

11 maggio 2026

C'è proprio bisogno di un ministero per la cultura ?

In questi giorni il successore di Sangiuliano al ministero della cultura deve sentire le sue orecchie fischiare parecchio.

La vicenda del Direttore di Orchestra Beatrice Venezi, la biennale con la scelta del Presidente Pietrangelo Buttafuoco di avere i padiglioni della Russia e di Israele, il licenziamento anticipato a mezzo stampa di due membri dello staff del ministero, hanno visto molti indici accusatori puntati contro Alessandro Giuli.

Non so se voglia farsi cacciare come leggo in un titolo o se agisca in combutta con Mattarella per danneggiare il Governo Meloni come cautamente paventa tra le righe un altro articolo di oggi, o se sia, più prosaicamente, incapacità a gestire un ministero, ma il tempo di Giuli al ministero della cultura sembra agli sgoccioli.

E se mi auguro che la scelta di un sostituto sia veloce e cada su un politico, non su un presunto tecnico (anche se sarebbe molto affascinante vedere al posto di Giuli la Venezi o Buttafuoco) mi pongo anche la domanda se sia utile avere un ministero della cultura.

Tale ministero fu cucito addosso a Giovanni Spadolini al suo ingresso in politica, ma non ne vedo affatto l'utilità, oggi.

E' un ministero dello spesa e della spesa meno produttiva che ci possa essere, soprattutto per i criteri che vengono adottati per l'elargizione delle cospicue somme disponibili.

Si producono film privi di successo di pubblico e i finanziamenti spesso non hanno alcun ritorno economico, neppure per poter dire che lo stato, cioè noi, sia riuscito a recuperare quel che si è speso.

La qualità dei prodotti è sancita dall'insuccesso del pubblico e dei film trasmessi nelle sale, davanti a pochi intimi (masochisti ?).

Il ministero se sceglie un prodotto anzichè un altro, interferisce non solo sul Mercato, favorendo Tizio e penalizzando Caio, ma inevitabilmente influenza le scelte di quel che si si propone, in base al colore politico del ministro.

Se, invece, il ministero è solo un bancomat che elargisce soldi in base a criteri asettici (ad esempio la precedenza nella presentazione delle domande) si trasforma in un buco nel bilancio dello stato.

Se un film, un qualsivoglia spettacolo, documentario, canzonetta, opera teatrale, televisiva, quotidiano, romanzo etc. non ottiene il consenso del pubblico tale da consentire ai suoi produttori, autori, attori, cantanti, protagonisti di rientrare delle spese e mantenersi, allora non vedo perchè debba essere lo stato, cioè noi, a farlo.

Francis Ford Coppola è un regista i cui film non sono nelle mie corde, ma apprezzo moltissimo il fatto che, per ben due volte, abbia rischiato (e perso) del suo, dichiarando anche bancarotta.

Allo stesso modo apprezzo un'attrice le cui idee non sono nelle mie corde, Paola Cortellesi, alla quale furono rifiutati i finanziamenti pubblici, ma andò avanti con il suo progetto, ottenendo il meritato successo dopo aver rischiato in proprio.

Come leggo che avrebbe affermato Milei, il Presidente argentino, se un artista ha bisogno del finanziamento statale per realizzare le sue opere, allora non è più un artista ma un impiegato dello stato.

Senza il ministero della cultura, risparmieremmo miliardi riducendo il debito pubblico e, nel contempo, andrebbe avanti, con l'unico giudizio che conta del pubblico pagante, chi merita e chi non merita dovrebbe cercarsi un altro mestiere.


10 maggio 2026

Ha ancora senso credere a Valori comuni tra cittadini della stessa Nazione ?

Come anticipato ieri, si è svolta a Bologna, in una piazza periferica, la pacifica, senza incidenti, senza distruzioni nè danneggiamenti di proprietà pubbliche o private, manifestazione a favore della remigrazione.

Contemporaneamente, nelle vie adiacenti, un manipolo che dicono provenisse dai centri sociali, ha cercato lo scontro con le Forze dell'Ordine, dando luogo a qualche danneggiamento e rendendo insicura la zona.

Quel manipolo violento non è però isolato, ha solo provato a realizzare con la violenza, quel che la stessa amministrazione comunale di Bologna ha, fino all'ultimo, cercato di ottenere, con altri mezzi e con speciose motivazioni, per impedire la manifestazione per la remigrazione.

A questo punto mi viene da chiedere: ha senso che si sia tutti parte di uno stesso stato ?

Perchè è evidente che chi sostiene la remigrazione ha Valori, Progetti, una Idea di Società e di Civiltà che confliggono totalmente con quelli di chi vorrebbe mantenere gli immigrati in Italia e, anzi, è disponibile a rinunciare alla nostra Identità perchè quelli si possano sentire a casa, sul nostro territorio.

Qual è il contratto sociale che ci può legare, se il contratto sociale come concordemente riconosciuto, è quel patto che lega più individui disposti a rinunciare ad una parte della propria libertà, per il conseguimento di obiettivi comuni a cominciare dal vivere in sicurezza ?

Mattarella, la Von der Leyen e tanti altri aprono bocca citando i "Valori comuni".

Ma quali sono ?

Io, con quelli che ieri hanno cercato di impedire la manifestazione sulla remigrazione e con quelli che hanno cercato preventivamente  di impedirla con altri mezzi, non ho proprio nulla in comune.

E non voglio avere nulla in comune.

Credo che, da come stanno andando gli esiti elettorali, questa divisione, questa impermeabilità tra le parti, questa mancanza di Valori condivisi, sia un problema di tutto l'Occidente che rende difficile la convivenza, all'interno di uno stesso stato, di due parti così contrapposte da non avere nessun punto di incontro.

Se ci fosse un continente vergine, direi che una delle due parti, potrebbe partire e creare la sua società come meglio gli aggrada, liberando anche l'altra parte per poter fare altrettanto.

Ma non c'è un continente inesplorato e pensare ad un trasferimento in un altro pianeta, beh ... l'idea mi affascina, ma la trovo un pochino prematura.

Certo è che, invece di blaterare sui "Valori comuni" che non esistono, i politici farebbero meglio a trovare il modo per un nuovo tipo di contratto sociale che salvaguardi le Identità, evitando di mischiare elementi incompatibili.

E questo prima che la situazione precipiti a sfugga di mano a tutti.

09 maggio 2026

Remigrazione = Rimpatrio. Perchè opporsi ?

Oggi, a Bologna, in una piazza decentrata (anche se è quella che fiancheggia lo stadio di calcio già Littoriale e oggi Dall'Ara) si svolgerà una manifestazione a favore della remigrazione.

Cos'è la remigrazione ?

E' il termine contemporaneo, mutuato dall'inglese, per dire rimpatrio.

La lingua italiana è ricca di vocaboli che ci consentono di definire in modo corretto un qualcosa, senza appesantire una frase (perchè dire "buongiorno a tutte e tutti", quando la regola è, in presenza di soggetti di ambedue i generi, di usare per il plurale la forma maschile? Buongiorno a tutti. Punto.) e senza mutuare vocaboli o pronunzie da lingue straniere (Plus - latino - è plus, non plas. Nike - greco - è nike, non naik).

Come è inutile inventarsi nuove definizioni quando esistono già quelle appropriate.

Io sono Nazionalista, perchè adesso dovrei definirmi Sovranista che è la stessa cosa ?

E, per l'appunto, riaccompagnare nella sua nazione di appartenenza chi illegalmente è entrato a casa nostra, violando i nostri confini, ma anche chi, pur eventualmente fosse entrato in Italia regolarmente, ma avesse commesso reati, si chiama rimpatrio.

Ma chiamiamola pure remigrazione così capiamo tutti, persino quelli di sinistra (lo spero, ma non ci credo), cosa si intende e, allora, perchè opporvisi ?

Le manifestazioni per la remigrazione vengono accolte con la bava alla bocca dai cattocomunisti, con cortei (spesso violenti a confronto con quelli pacifici dei favorevoli ai rimpatri) e con comunicati tonitruanti da parte delle giunte comunali di sinistra, inclusa quella di Bologna cui non par vero scongelare la propria mai abbandonata anima stalinista e da santa inquisizione, per vietare qualcosa e impedire l'esercizio di una Libertà garantita dalla costituzione, come quella di manifestare pubblicamente e pacificamente una opinione.

Francamente non capisco quale sia l'utile che ne derivi ai cittadini italiani, l'ammettere sul nostro territorio masse di spostati senza patria, che vengono da noi solo per usufruire di una situazione economica, alimentare, sanitaria, abitativa, migliore di quella che abbandonano.

E' assolutamente pertinente quello scritto nell'immagine che ho trovato proprio oggi su X.

Se quelli che vengono sono bravi, perchè non fanno grande la loro patria ?

E se non sono bravi, perchè dovremmo accollarcene il mantenimento ?



08 maggio 2026

Perchè dovremmo pagare con le nostre tasse le remunerazioni di Matilda De Angelis e compagni cinematografari ?

Sì, ho fatto un titolo alla Wertmuller, ma ci stava tutto dopo aver ascoltato le dichiarazioni dell'attrice Matilda De Angelis al momento della ricezione del premio David di Donatello, infarcite di ideologia pro domo sua.

In sostanza, la De Angelis, attrice che leggo apprezzata anche all'estero e che ricordo in una mini serie televisiva gialla, si è sentita officiata del compito di chiedere che lo stato, cioè noi, non solo continui, ma anche aumenti la spesa per la produzione dei film.

Ovviamente, produrre film, significa anche scritturare attori e pagarli nei termini dei loro contratti.

Il ministro Giuli, una delle poche scelte sbagliate della Meloni che, purtroppo, ha fatto dimettere un ottimo ministro come la Santanchè e si tiene ministri come Giuli (che infatti non era una prima scelta), invertendo quella che sembrava essere una rotta sana, cioè ridurre (e possibilmente azzerare, aggiungo io) i contributi per i cinematografari, per usare meglio i soldi dei contribuenti, ha già promesso di rivedere i criteri di finanziamento, in aumento.

Ora credo che per il cinema, i libri, il teatro, la televisione, i giornali, debba valere la stessa legge che vale per chi produce i tondini di acciaio, le banche, le assicurazioni, il salumiere all'angolo o il bar della piazza: se il prodotto è buono, vendi e guadagni, se il prodotto è scadente nessuno lo compra, chiudi e cambi mestiere.

Quindi se un film, un libro, una commedia, una serie, un quotidiano, è fatto bene, noi lo compriamo, sostenendo in tal modo chi lo produce e che ne è protagonista.

Se un film etc., non piace e ricava al botteghino molto, ma molto meno di quello che è costato, non dobbiamo essere sempre noi a pagarne il costo, ma deve essere chi lo produce e, a cascata, chi lo ha interpretato.

Si chiama Libero Mercato.

Chi non lo capisce e chi si ostina a chiedere (e a concedere), usa, male, il denaro pubblico che andrebbe speso per dare beneficio a tutti e non privilegi a pochi e, ancora meglio, risparmiato per ridurre il mostruoso debito pubblico della Nazione.

07 maggio 2026

Sciatti fuori, vuoti dentro

Da quando sono in pensione, ho più tempo per passeggiare, invece di correre frettolosamente per le strade di Bologna.

Mi piace osservare, vetrine e passanti, cercare di capire in che mondo viviamo nei rapporti interpersonali.

Fare un raffronto con il come eravamo e che ricordo bene, come, ad esempio, il piacere di camminare con gli amici, chiacchierare, spintonarsi allegramente. fare battute se si incontravano delle ragazze, mentre adesso vedo giovani imbronciati, con la testa piegata sul telefono cellulare, non si parlano, non scherzano e, ma questo non è colpa loro, non fanno certo battute con le ragazze che incrociano, non solo perchè queste hanno lo sguardo perennemente incazzato e pronte a mordere, ma soprattutto perchè le leggi e i costumi di oggi farebbero gridare alle molestie e sarebbero guai (citofonare agli Alpini a Genova per maggiori spiegazioni).

Ma quello che mi colpisce di più è la sciatteria nel vestire, abbigliandosi con improbabili ... pantaloni (?) larghi, poco sotto al ginocchio, piercing, tascapane, il tutto in un aspetto dove tutto grida che non si conosce il corretto uso di acqua e sapone.

Le ragazze non sono da meno, anzi, penso che in questo piano inclinato abbiano raggiunto e superato i coetanei maschi, mentre tra gli adulti se molti dei miei "colleghi" pensionati maschi si sono lasciati andare, dismettendo giacca e cravatta (che peraltro, molti, ultimamente, non indossavano più), le donne mantengono un minimo di decoro, forse nella intuitiva percezione che se la guerra contro il tempo non si può vincere, almeno è possibile ingannarlo con la visione percepita, indossando con eleganza dei capi decorosi.

La mia impressione, che viene confermata quando per un qualche motivo ci si ferma a parlare con sconosciuti, magari al bar o all'edicola, è che all'aspetto sciatto esteriore corrisponda, in molti casi, anche un vuoto interiore che è ugualmente grave tanto negli adulti, quanto negli adolescenti.

Riempire quel vuoto, trovare la chiave per farlo, potrebbe essere la soluzione per una nuova stagione di rilancio della nostra Civiltà.

Se non ci si riuscirà, quel vuoto sarà riempito solo dall'odio e dai fanatismi politici e religiosi che speravamo di esserci lasciati alle spalle e rinchiusi nei libri di Storia.