Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

15 aprile 2026

Se è addio o arrivederci dipende solo dalla Meloni

Se oggi si votasse, non saprei su quale simbolo mettere la croce.

Fino a pochi giorni fa non avevo dubbi su Fratelli d'Italia, condividendo l'impegno della Meloni come Presidente del Consiglio, anche scontando qualche differenza, fisiologica, non potendo mai essere sovrapponibili perfettamente i pensieri di due persone.

Così, l'unico aspetto che mi vedeva decisamente opposto alle scelte della Meloni, il sostegno a Zelensky, lo consideravo solo una naturale differenziazione, ininfluente rispetto al generale consenso per la sua azione politica e di governo.

Ma in pochi giorni la Meloni ha preso le parti di Leone XIV come un Mattarella, criticato Trump come una Schlein, sospeso il rinnovo del memorandum di collaborazione militare con Israele come un Conte, negato i dragamine per liberare lo stretto di Hormuz come un Bonelli/Fratoianni e, non ultimo, ricevuto la solidarietà, che vuol dire approvazione, della Schlein.

E se un qualcosa che fa il Governo di Centro Destra è approvato dai cattocomunisti, è il Governo che è in errore, perchè quel qualcosa che sta bene alla sinistra è, con tutta evidenza, sbagliato.

Se, poi, la scelta di simili esternazioni deriva dai sondaggi che indicano come chi approva la linea di Trump sia una minoranza degli Italiani, intorno al 20%, la Meloni dovrebbe ricordarsi che quel 20% è tutto di Elettori suoi e del Centro Destra, che potrebbe perdere interamente, senza però guadagnare un solo voto da chi canta bella ciao e scende in piazza per Maduro, Cuba, gli ayatollah o i palestinesi.

Trump può non essere educato nella forma, ma il contenuto rappresenta un tentativo di scuotere e risvegliare le Nazioni ed i Popoli d'Occidente perchè riprendano in mano il destino proprio e del mondo, come hanno fatto in tutti i secoli passati, rinfrescando e rilanciando una Civiltà che tanto ha contribuito al Bene comune, al punto da consentire a 9 miliardi di persone di vivere su una Terra che, solo 60 anni fa, faticava a nutrirne un terzo.

Il Vicepresidente Vance ha detto bene, lui che pure è un cattolico praticante, invitando il papa ad occuparsi della morale e dello spirito, perchè le parole politiche di Leone XIV, si traducono, visivamente, con lo sventolio di una bandiera bianca che rappresenta la resa di una intera Civiltà.

Mi auguro che la Meloni non si faccia irretire dai complimenti della stampa e della sinistra, per poi arrivare ad un esiziale governo di unità nazionale e dipenderà solo dalla Meloni, da come si comporterà, da quello che farà, da con chi si accompagnerà, se il mio è un addio o un arrivederci.

 



14 aprile 2026

Trump vs Prevost: dissento dalla forma, ma sottoscrivo il contenuto

Non sono nella testa del Presidente Trump, come non lo sono tutti i tronfi "professionisti dell'informazione" che ad ogni gr o tg salgono in cattedra per raccontarci cosa vuole fare Tizio piuttosto che Caio, per cui mi limito a guardare ai fatti, nei tempi, spazi e modi che sono consentiti da un post in un blog.

E i fatti mi dicono (e lo direbbero a tutti quelli che li guardassero senza i filtri della ideologia preconcetta) che Trump sta agendo avendo indossato non tanto il cappello  di Presidente degli Stati Uniti come vorrebbe la sua base Maga, che lo porterebbe ad un dorato neoisolazionismo, quanto come Capo dell'Occidente o di quel che ne resta dopo decenni di genuflessioni, woke, derive dei costumi, autoflagellazione per la Storia passata e cedimenti alle pretese altrui.

La ricerca della pace tra Russia e Ucraina, con un oggettivo sbilanciamento a favore della Russia, dimostra che nella sua visione Mosca e Putin sono un baluardo contro gli ulteriori cedimenti nei costumi, prima ancora che un sostegno ad una (inesistente) politica espansiva del Cremlino.

L'aver dato il via libera ad Israele per liquidare Hamas ed Hetzbollah, vuole significare la volontà di rimuovere quelle minacce da un territorio che, ancora a lungo, resterà fondamentale per le risorse e anche le pretese accampate sulla Groenlandia (anche queste non senza fondamento vista la collocazione geografica di quei territori e la sostanziale indifferenza ad essi non solo della Danimarca, ma anche dell'intera unione europea) hanno lo sguardo rivolto alle risorse che si recupereranno più facilmente man mano che la Groenlandia tornerà ad essere quella "terre verde" da cui il nome.

La rimozione di Maduro e il prossimo ribaltone a Cuba, significano la pulizia dalle erbacce del giardino di casa, tollerate troppo a lungo dai suoi predecessori, mentre l'attacco all'Iran, sollecitato dagli alleati arabi del Golfo, vuole, dopo 47 anni, porre fine ad un crudele regime teocratico che istiga, fomenta e finanzia il terrorismo internazionale.

In questo quadro, arrivano certe parole, forse involontariamente incaute, di Leone XIV ad ostacolare il difficile compito, tanto più difficile in quanto Trump è ottantenne e ha solo un mandato di quattro anni a disposizione per colpa delle elezioni del 2020 che lo hanno interrotto a metà del suo percorso presidenziale, di cui uno purtroppo già alle spalle, per compiere la sua missione che, volendo riassumere, è quella di risvegliare un Occidente ripiegato in se stesso e che rinnega persino secoli della propria Storia che, invece, è una Storia nobile per le imprese compiute e perchè, da questo piccolo territorio che è l'Europa, i nostri Padri partirono, senza tante paturnie buoniste, a sollevare il mondo dalla primitiva apatia.

Da sempre le religioni, le chiese quindi, sono state funzionali alle politiche delle Nazioni in cui si sviluppavano.

Tranne in Italia dove la chiesa è stata un ostacolo, sempre ostile, alla Nazione Italiana, ma questo è un altro discorso.

Sento paragonare Trump e Prevost all'Imperatore Enrico IV di Franconia ed al papa Gregorio VII o, come questa mattina durante la rassegna stampa di radio uno, a Filippo di Francia e Clemente V protagonisti del trasferimento del papato (purtroppo temporaneo) ad Avignone.

Ma a me sembra più appropriato ricordare lo scisma anglicano di Enrico VIII contro Clemente VII che la vulgata storica si limita al pretesto dello scioglimento del matrimonio con Caterina di Aragona, che fu effettivamente il casus belli, ma in realtà fu la logica conseguenza di un papato che aveva sempre penalizzato le pretese dell'Inghilterra per favorire Spagna e Francia.

Enrico VIII si creò così la "sua" chiesa, che divenne quella d'Inghilterra, funzionale alle politiche ed agli interessi nazionali.

E che le chiese, le religioni, agiscano in modo funzionale, più o meno manifesto, nell'interesse delle Nazioni cui appartengono, lo si vede dagli Indù, dai musulmani che, siano sciti o sunniti, hanno fatto crescere la volontà di dominio basandolo sulla volontà del loro dio.

Per non ricordare come il più grande Impero del passato, quello Romano, vide nella religione, inclusiva, visto che nel Pantheon trovavano posto anche le divinità delle popolazioni sconfitte e assimilate, una delle gambe, sempre subordinata al potere politico, per la realizzazione degli interessi di Roma.

E persino in tempi e luoghi a noi vicini, abbiamo assistito allo scisma, in casa ortodosso, della chiesa di Kiev, fino al 2022 assoggettata al patriarcato di Mosca, unicamente al fine di sostenere la guerra di Zelensky in chiave nazionalistica, in opposizione al patriarcato di Mosca che sostiene, sempre in chiave nazionalistica, la guerra di Putin.

Le parole di Leone XIV, quindi, hanno fatto male, perchè, come sempre, vengono ignorate dal nemico che ha altri riferimenti spirituali, mentre ottengono l'unico risultato di indebolire la volontà di rinascita di un Occidente già debole in tantissime sue componenti e che deve affidarsi ad un ottantenne per provare a risvegliarsi ed a riprendere il timone della Storia.

Questo papa sbaglia, forse un po' meno del suo predecessore, in alcuni aspetti dei suoi interventi in politica, come il sostegno all'invasione dei clandestini o l'ostilità ad azioni come quelle intraprese contro gli ayatollah in Iran.

Trump ha ragione a rinfacciarglielo, sbagliando però nella forma e nelle parole che usa.

Ma la sostanza è che sta combattendo una guerra per l'Occidente di cui beneficeremo tutti (o, visto che anch'io sono un settantenne) beneficeranno in futuro i nostri figli e nipoti, se vinta, ma che se sarà persa (e la possiamo perdere solo se ci pieghiamo allo spirito della resa che è la logica conseguenza di una pace a tutti i costi) significherà la fine, come sempre per colpa del nemico interno, di una Civiltà che ha fatto grande il Mondo.

13 aprile 2026

Il limite fisiologico di un governo

La sconfitta del Premier ungherese Viktor Orban, dopo sedici anni di governo ininterrotto, induce a qualche riflessione.

Affetti da provincialismo acuto e, soprattutto, da interesse personale ad accreditarsi una vittoria, i cattocomunisti, dalla Schlein a Conte, da Renzi al duo Bonelli Fratoianni e tutte le altre frattaglie del campo largo, gongolano cercando di mettere il cappello sulla vittoria di Magyar.

Ma il partito di Magyar è iscritto al gruppo del PPE e sarebbe come se la Schlein e compagni gongolassero perchè in Italia la guida del Governo passasse da Salvini (al cui gruppo è iscritto Orban) a Tajani (dello stesso raggruppamento di Magyar), scomparendo i loro partiti dal parlamento.

Magyar poi, fino a due anni fa, ha ricoperto, per 14 anni, incarichi all'interno dell'amministrazione Orban e ne è uscito avvicinandosi all'unione europea.

E, francamente, farei la firma se la Meloni restasse a Palazzo Chigi per sedici anni e poi essere sostituita da un fuoriuscito da Fratelli d'Italia che si collocasse comunque all'interno di un partito alleato.

Ma le elezioni in Ungheria mi fanno fare una ulteriore riflessione su quello che sembra essere un limite fisiologico nella durata di un governo, prima di dover passare la mano, probabilmente più per stanchezza e voglia di cambiare da parte degli elettori, che per un problema di gestione della cosa pubblica.

Sembra che tale limite possa essere collocato intorno ai quindici anni, anno più, anno meno.

Orban, come abbiamo visto, sedici anni di governo ininterrotto e non sappiamo se ci riproverà, magari riuscendoci, come ha fatto Benjamin Bibi Netanyahu che, due volte sconfitto, due volte si è ripreso la presidenza del governo di Israele, governando, dal 1996, per ora, per 19 anni su 30.

Sedici anni di governo in Germania anche per Kohl e la Merkel.

In Cile il Generale Augusto Pinochet governò dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990, anche qui ricorrono i sedici anni.

Più difficile valutare l'impatto dove ci sono regole che eventualmente limitano i mandati come, ad esempio, negli Stati Uniti, dove, per evitare il ripetersi di presidenze come quella di Franklin Delano Roosevelt, eletto quattro volte, il suo successore Truman fece approvare un emendamento che limitava i mandati a due.

Una norma, a mio avviso, che penalizza il merito, infatti il più grande Presidente degli Stati Uniti del dopo guerra (e forse dell'intera Storia di quella grande Nazione), Ronald Reagan, fece solo due mandati e il successo della sua Amministrazione consentì al suo Vice, George Herbert Walker Bush di conquistare consecutivamente un terzo mandato per lo stesso partito di Reagan, cosa mai più accaduta dal 1948 (elezione di Truman presidente in carica in quanto sostituto del defunto Roosevelt).

I sedici anni, computati come mandato consecutivo del partito, vengono superati (di poco) dai Conservatori inglesi che, eletta Margareth Thatcher nel 1979, fu sostituita nel 1990 dal suo delfino John Major che rimase in carica, vincendo anche le elezioni, fino al 1997.

E l'Italia ?

Beh, il sistema italiano è funestato da una costituzione che non garantisce stabilità, nè continuità, per cui l'unico governo cui fare riferimento per una durata prolungata è quello di Benito Mussolini, dal 1922 al 1943.

Ed è interessante osservare che, superato ampiamente il limite dei 16 anni, dimostrando di avere un ampio consenso popolare, probabilmente sarebbe rimasto in carica ancora a lungo se, come scelse di fare il Caudillo Generalissimo Francisco Franco in Spagna, si fosse prudentemente tenuto fuori dalla guerra.

In tal senso è interessante il ciclo ucronico "Occidente", una trilogia scritta da Mario Farneti, nella quale, appunto, si ipotizza che il Duce avesse scelto la neutralità e che nel 1972 il Fascismo governasse ancora l'Italia, divenuta potenza mondiale.

Pura fantasia ma, considerato che in Spagna il Caudillo morì nel suo letto, ancora al potere, nel 1975, dopo quasi quaranta anni di governo, abbastanza plausibile nel suo "what if", cosa sarebbe successo se, che è a base della letteratura ucronica.

Viktor Orban ha "solo" 63 anni, quindi potrebbe ancora presentarsi e vincere le elezioni, ripercorrendo i passi di Netanyahu, oppure potrebbe valutare che sedici anni siano già abbastanza per aver impresso una impronta indelebile alla sua Ungheria, al punto che a succedergli, dopo aver spazzato via tutta la sinistra socialista e non, è un suo ex delfino, di venti anni più giovane.

E di questo gli sono grato come, credo, tutti i Patrioti in ogni Nazione.

Per il futuro ... ai posteri l'ardua sentenza.

 

12 aprile 2026

La pace a tutti i costi non è vera pace

Le trattative di Islamabad tra Stati Uniti e il regime degli ayatollah sembrano fallite, anche se non sono ancora ripresi i bombardamenti sull'Iran.

Non posso ovviamente sapere quali siano in realtà i punti discussi e sui quali vi sia stato accordo o disaccordo, come non possono saperlo i "professionisti dell'informazione" anche se si presentano in televisione facendo la ruota dei pavoni e spiattellando le presunte frasi che si sono ripetute, in segreto, i partecipanti alla riunione, alle quali credono solo i boccaloni che seguono i programmi sinistri delle varie televisioni.

Personalmente credo che vi siano almeno tre punti che gli Stati Uniti, ma anche tutto l'Occidente, dovrebbero considerare immodificabili.

1) La rinuncia, scrupolosamente controllata e monitorata, ad ogni programma nucleare iraniano;

2) La cessazione di ogni aiuto, economico e militare, ai gruppi terroristi affiliati al regime degli ayatollah come Houthy, Hetzbollah e Hamas, organizzazioni terroriste che dovranno essere smantellati anche con la forza.

3) La totale libertà di navigazione e di commercio in tutte le acque e i territori della zona.

Se la pace è un bene per tutti, non è vera pace quella che viene proclamata "a tutti i costi", solo per dire "abbiamo fatto la pace", perchè quella pace "a tutti i costi" è la base sulla quale scoppierà la prossima guerra.

Meglio, quindi, nessun accordo che un accordo da tarallucci e vino, prodromico di malintesi e di nuove turbolenze sui Mercati.


 

11 aprile 2026

Uno sguardo sul futuro

La conclusione della missione Artemis 2, coronata da pieno successo, riapre le porte dello spazio al futuro dell'Uomo.

Dopo la fase eroica delle Mercury, Gemini e Apollo, il ripiegamento degli shuttle e delle stazioni spaziali condivise, la fase Artemis, con la prospettiva di rimettere piede sulla Luna per restarci con la base (che, richiamando Spazio 1999 chiamerei "Base Lunare Alfa") da cui poi partire per una missione umana su Marte, apre interessanti prospettive ma, soprattutto, torna a farci sognare in grande.

Sicuramente ci saranno i benaltristi, molto più tristi che altro, che alzeranno il ditino scalfariano per ammonirci che sono tutti soldi sottratti alla lotta contro la fame nel mondo e altri, forse gli stessi, che negheranno la discesa sulla Luna del 20-21 luglio 1969 e imprese successive con le missioni Apollo fino a quella, purtroppo, conclusiva del 1972 con l'Apollo 17.

Ma hanno torto.

Ai secondi, che sono i talebani del "non ci credo", del complottismo, della dietrologia, non si riuscirà mai a far riconoscere la validità delle imprese compiute in quegli anni.

Ai primi è opportuno ricordare come le missioni spaziali, così come tutte le tecnologie che vengono applicate alle automobili di formula uno, sono sì costose, ma sono parte imprescindibile dello sviluppo dell'Umanità, come la ricerca scientifica e spesso dagli strumenti studiati per una missione nello spazio arriviamo a beneficiarne tutti noi.

Pensiamo solo, per citare un aspetto caro a quei benaltristi sicuramente anche ecoambientalisti, ai pannelli solari, il cui utilizzo pratico fu dimostrato sul campo dalle missioni spaziali.

Ma, francamente, non curiamoci dei benaltristi e dei loro simili che passeranno la vita scontenti e tristi nel vedere i successi di chi fa, mentre loro sanno solo criticare.

Il programma Artemis prevede un nuovo lancio nel 2027 e il ritorno sulla Luna nel 2028, anche se mi affascina l'ipotesi di un breve rinvio per farlo coincidere con il luglio 2029, sessanta anni dopo l'Apollo 11.

Godiamoci il momento bellissimo della ripresa del sogno spaziale e aspettiamo che le fantasie di tanti nel passato, acquistino, passo dopo passo, consistenza reale perchè, come diceva Walt Disney che ho già citato: se lo puoi sognare, lo puoi fare.

Spazio, ultima frontiera.


10 aprile 2026

Che pena il teatrino di parole nelle informative parlamentari

Ma i parlamentari non hanno nulla di meglio da fare se perdono una intera giornata per una informativa, sulla quale i cattocomunisti, che chiedono un giorno sì e l'altro pure, dimissioni e informative della Meloni, di cui non ascoltano neppure il contenuto avendo già scritto il discorso di propaganda che trova diffusione solo con la complicità dei "professionisti dell'informazione" che hanno rinunciato a dare le notizie per legare l'asino dove vuole il loro padrone, a prescindere dalle assurdità (eufemismo) che sono costretti a sostenere ?

Da pensionato ho il tempo per ascoltare i dibattiti parlamentari, ma ormai fanno venire il latte alle ginocchia.

Scontati, banali, stereotipi, senza progetti, senza visioni, senza Valori, senza Ideali, senza proposte.

Per quanto la Meloni abbia una oratoria che si fa ascoltare bene e dica numeri (peraltro noti) su quel che il Governo fa, quello che dovrebbe seguire non è una interessante controproposta, ma solo la reiterazione di quel che i cattivi maestri, tutti a sinistra, mettono in bocca (e nelle teste) dei vari Conte, Schlein e Renzi (personaggio che non cessa mai di stupire per la meschinità delle sue parole).

Se vogliamo che la democrazia, così come la conosciamo, possa avere ancora un significato e il parlamento un ruolo, si abbandonino le tribune politiche teatrali di queste, inutili, prestazioni di demagogia parolaia.

Lavorino, i parlamentari, per approvare le leggi, valutare, eventualmente modificare per migliorare e approvare i provvedimenti del Governo.

Non stiano a perdere tempo in chiacchiere in cui ognuno non fa e probabilmente non può fare altro, che ripetere alla noia quel che tutti leggiamo sui giornali e ascoltiamo in radio e televisione, più e più volte
nel corso di ogni giornata.

L'unica certezza che emerge da queste inutili perdite di tempo è che la Meloni è su un piano talmente superiore rispetto ai suoi concorrenti (che, purtroppo, abbiamo anche già testato al governo con i dpcm, i superbonus, i green pass) che solo uno sciocco rinuncerebbe al Benessere conseguito dopo tre anni, per tornare al triste declino dell'immobilismo cattocomunista degli anni dei Conte, dei Renzi, dei Gentiloni, dei Letta, dei Monti e dei Draghi.

09 aprile 2026

L'Occidente si svegli o continueranno a prenderci a schiaffi

Si vince una guerra quando il nemico capitola con una resa senza condizioni.

Ogni altra conclusione è un compromesso, non paritario, ma sempre un compromesso che non risolve mai definitivamente una questione.

E' quello che accade con l'Iran e accadrà in Ucraina.

Israele lo sa bene e quindi, d'accordo con Trump, ha, giustamente, escluso il Libano dall'accordo di tregua, perchè sa di dover rendere inoffensivi i terroristi di Hetzbollah con le proprie forze, visto che l'esercito libanese non ha eseguito la sua parte della tregua di ottobre e neppure i caschi blu dell'onu hanno provveduto al loro compito, praticamente unico da circa trenta anni, di disarmare i terroristi.

Ma lo sanno tutti che mantenere in Iran il regime degli ayatollah sarebbe una costante minaccia per i nostri commerci e la nostra sicurezza.

Eppure sembra che solo un ottantenne presidente degli Stati Uniti stia provando a disinnescare una minaccia che è rivolta più a noi europei che a loro americani.

In Italia, poi, i Cavalieri dell'Apocalisse, cioè coloro che prosperano sulla paura, la miseria, l'insicurezza, che sono l'humus sul quale coltivano il loro consenso vagheggiando miracolosi paradisi futuri, hanno decisamente preso le parti degli ayatollah, con il loro antiamericanismo che risale, per una piccola parte che si collocherebbe a destra, all'invasione e occupazione del 1945 e per la maggior parte che si colloca a sinistra al ruolo svolto per impedire che anche l'Italia potesse godere del paradiso comunista crollato nel 1989 (ma, purtroppo, come devo sempre ricordare, se il comunismo è morto nel 1989 i comunisti, oggi cattocomunisti, sono ancora tutti vivi).

Se guardiamo alla Storia, vediamo come le controversie internazionali, inframmezzate da guerra e pace, sono state una costante del cammino dell'Uomo, quindi non possiamo aspettarci la bacchetta magica e la realizzazione di quel mondo unito e pacificato che ci viene rappresentato non solo da presunti pacifisti, che, predicando solo in Occidente, sono tra i principali responsabili della politica rinunciataria quando non disfattista che prospera a casa nostra, ma anche dai romanzi e film di fantascienza che è, per l'appunto, solo e soltanto fantascienza.

Probabilmente questi anni, fra cinquecento anni, troveranno solo una nota a piè di pagina, forse senza neppure citare le parti in causa e non dubito che, prima o poi, anche le vecchie nazioni europee riusciranno a riscuotersi, magari con qualche leader che sappia rinverdire i fasti dei secoli scorsi.

Ma a me interessa l'oggi, la Sicurezza ed il Benessere che i nostri Padri ci hanno garantito e che noi, come spesso accade anche nelle migliori famiglie, stiamo disperdendo per pusillanimità, codardia, ignoranza, ignavia.

Se non ci ci sveglieremo, subito, intervenendo a difendere la via del petrolio, in prima persona, se continueremo a discutere del sesso degli angeli (oggi si chiama "diritto internazionale"), faremo la stessa, identica fine dei bizantini nel 1453.

E ce lo saremmo meritato (sia chiaro: non tutti, perchè quelli che oggi blaterano contro Trump si meritano al 100% di essere assoggettati ad una repubblica islamica, ma gli altri, no ma, purtroppo, i nostri destini sono indissolubilmente legati).


08 aprile 2026

Alle sette del mattino il mondo è ancora in ordine

Titolo adattissimo al momento, di un romanzo di Eric Malpass, che lessi e rilessi (e ogni tanto rileggo velocemente ancora, tanto conosco quasi a memoria il testo e non solo la trama), che è un inno all'ottimismo, alla fiducia nel futuro e che, infatti, non appartiene a questa epoca (è del 1965) di gente ripiegata nei suoi timori, indotti da un gruppo di iene interessate ad avere ai propri piedi una massa ignorante, obbediente ad ogni ordine collettivo, perchè portata a credere che sia impartito "per il vostro bene".

La realtà, però, quasi sempre si affretta a smentire i moderni Cavalieri dell'Apocalisse che cavalcano l'etere e la carta stampata.

Nel momento in cui scrivo, la borsa italiana guadagna il 3,33%, lo spread è crollato a 78 punti (- 13,33), il petrolio WTI a 95 (- 17,70) e il gas al megawattore a 42 rispetto ai 56 della chiusura di venerdì.

Ancora una volta hanno fatto più danni gli allarmisti travestiti da colombe buoniste, della realtà dei fatti, con coloro che, in buona fede, ingenuamente (eufemismo), avevano sposato la tesi catastrofista, oggi si trovano senza bussola e continuano ad aver paura, danneggiando prima di tutto se stessi, la loro possibilità di godere di quel che ci offre il mondo perchè credono alle fosche previsioni di chi, in malafede, per interessi personali e di fazione politica, ha istigato al terrore.

La differenza è che quelli in malafede, per qualche giorno, si riposeranno schiumando nelle loro fogne, gli altri invece continueranno a tremare ad ogni petardo che viene esploso.

E adesso, sperando che almeno qualcuno capisca che chi sguazza nel fango dell'allarmismo non lo fa per il bene altrui ma solo per il proprio porco interesse, aspettiamo la prossima mossa dei cavalieri dell'Apocalisse e il prossimo articolo che prevede l'imminente fine del mondo.

Quel che mi preoccupa è che questo tentativo di riscossa, di risveglio dell'Occidente, sia condotto solo dagli Stati Uniti (Israele ha altre motivazioni) e da un Presidente ottantenne, cosa che non depone a favore delle nuove generazioni di politici e di tutte le altre nazioni di quello che fu un Occidente portatore di una grande Civiltà.


07 aprile 2026

Che squallore la "informazione" nazionale !

Ogni mattina, per una abitudine acquisita da tempo unitamente a quella di svegliarmi presto, ascolto la rassegna stampa di Rai radio uno.

Fino all'ospite (tre o quattro su cinque - la trasmissione è in onda dal lunedì al venerdì - sono di sinistra e contro il Governo, alla faccia di "TeleMeloni") è veramente una trasmissione di informazione.

Ma non rende un buon servizio alla stampa e ai giornalisti italiani.

La lettura, che i conduttori che si alternano con grande professionalità, dei titoli, di brani degli editoriali, copre quotidianamente una dozzina di giornali e, in questo caso, vengono citati miracolosamente persino i quotidiani di area Centro Destra, anche se lo spazio loro dedicato è con un minutaggio molto inferiore a quelli dei fogli cattocomunisti.

Ma quel che voglio rilevare sono due aspetti dell'infantilismo giornalistico.

Salta subito all'occhio, anzi all'orecchio, che di informazione ve ne è poca, perchè la abissale differenziazione dei titoli e delle impostazioni, denota come non si cerchi di fornire al lettore la notizia oggettiva di quel che è accaduto (il famoso "chi, dove, come, quando") ma si svicoli nella più facile risposta al "perchè", dove prevale la fantasia, la dietrologia, le "fonti riservate" o "che vogliono rimanere anonime" che probabilmente sono solo invenzioni di chi scrive, visto che vengono riportate, virgolettate, frasi che si sarebbero scambiati privatamente leaders politici e addirittura capi di stato, come se il giornalista di turno avesse una cimice permanente con cui ascoltare le private conversazioni e, comunque, sono spesso differenti da una testata all'altra.

Il "perchè", che in teoria sarebbe la quinta "W", viene piegato, spiegato, usato e abusato ai fini della propaganda a favore della parte politica di cui si sostengono le idee.

Stendiamo un velo pietoso sulle opinioni personali, che non interessano, dell'ospite in fine trasmissione (oggi Maurizio Molinari) esposte con una saccenza che indurrebbe a spegnere la radio, se subito dopo non ci fosse la striscia (10 minuti letterari) di Pietrangelo Buttafuoco con il suo "Lupus in fabula".

Il secondo aspetto è il gratuito disfattismo e allarmismo che sembra essere la parola d'ordine della stampa adesso che al Governo c'è il Centro Destra con la Meloni.

Nessuno che ricordi come nel 2022, quando il Fenomeno era riverito da giornalisti e testate, il gas fosse schizzato a 320 euro al megawattore contro i 50 odierni, la benzina avesse superato stabilmente i 2 euro contro l'1,73 di oggi, ma allora tutto andava bene, nessuno che dipingesse il nostro futuro a tinte così fosche come vengono, strumentalmente, dipinte oggi quando, pure, dopo tre anni di sano Governo di Centro Destra abbiamo dei fondamentali più solidi sia nelle riserve energetiche che nei dati finanziari.

E' una costante campagna tendente a demolire un Governo che ha restituito all'Italia stabilità e credibilità, per favorire, nelle menti contorte di chi la persegue, il ritorno di un governo tecnico che non rispecchi il voto popolare ma sia frutto di una congiura di Palazzo con alchimie e transumanze di parlamentari da una parte all'altra.

Poi non ci si lamenti se la stampa e, più in generale, il giornalismo è in crisi, arrivando a breve a rendere reale la battuta che i quotidiani hanno più giornalisti che lettori.

06 aprile 2026

Ne' razionamenti, nè tasse: si liberi e si protegga la via del petrolio

Leggo che, accentuando un clima già reso ansioso da una cronaca faziosa e disfattista della guerra contro gli ayatollah, i pusillanimi ministri e commissari della vecchia e debole Europa si stanno ingegnando, parlando a voce alta invece di riflettere su quello che dicono, a trovare soluzioni: ma solo quelle sbagliate, non sia mai che l'unione europea ne azzecchi una anche solo per caso.

Parlano di razionamento, senza considerare che porterebbe ad una riduzione non solo della produttività e dell'occupazione, ma anche della ricchezza globale delle nostre nazioni e si tradurrebbe tutto con un forte abbassamento del tenore di vita cui siamo abituati, come si ricorderà, tanto per avere una idea, dalle decisioni che furono assunte nel 2022 dal Fenomeno che, davanti alla decisione di non approvvigionarsi più dalla Russia credendo in tal modo di favorire la pace, rinunciando al condizionatore, non solo non ci fu (e non c'è, con l'unione europea che persevera stolidamente nell'errore) pace, ma oltre al condizionatore ci limitò anche il riscaldamento.

Cinque ministri, tra i quali, purtroppo, anche Giorgetti, hanno poi chiesto una tassazione straordinaria sui cosiddetti extraprofitti delle società energetiche che guadagnerebbero dall'aumento dei prezzi.

Ma, a parte il fatto che quelle società il petrolio lo comprano al prezzo di Mercato, non sono loro ad essere in guerra, ma registrano solamente l'andamento che è previsto dal rapporto domanda/offerta e se il prezzo aumenta, sono solo profitti, legittimi, che qualsiasi liberale non può che assoggettare ad una tassazione che non sia inventata al momento, perchè più conveniente per le avide e rapaci casse pubbliche, ma sia quella che viene applicata a tutte le imprese produttive nel momento in cui registrano utili.

Perchè sì, è vero, chi guadagna tanto può aiutare il prossimo, ma la beneficenza deve essere volontaria, non un prelievo forzoso.

Scartata purtroppo da tempo la soluzione naturale, che probabilmente non hanno neppure avuto il coraggio di prendere in esame, ma che i nostri Padri avrebbero perseguito subito, senza tante seghe mentali: garantire la libera e sicura circolazione nella via del petrolio, anche inviando le cannoniere a proteggere le navi commerciali e le flotte aeree a bombardare i siti degli aggressori.

L'unica soluzione degna di una Civiltà che non voglia sottomettersi alle prepotenze degli ayatollah.

E quando anche questa crisi finirà, ovviamente non per merito dell'unione europea, saranno pronti a sottomettersi al prossimo tirannello, in divisa, in tonaca o anche solo con un perizoma, che alzerà la voce, sicuro che nessuno ha più il fegato, da noi, di prenderlo a sberle.