Ho appena ascoltato Ping Pong, la utile, intelligente, trasmissione condotta da Annalisa Chirico su radio uno.
Ospite il Generale Vannacci.
Ha fatto per lo più affermazioni condivisibili, tranne quando ha specificatamente criticato il Governo Meloni, cercando di giustifica l'ingiustificabile rifiuto di votare la fiducia pur, magari, votando contro singoli provvedimenti.
Perchè la fiducia significa l'approvazione, che chiunque sia di destra non può negare, per il quadro generale nel quale si muove la Meloni, pur con tutte le difficoltà rappresentate prima di tutto dagli sgambetti e dalla resistenza di alcune parti delle stesse istituzioni, mentre è pienamente comprensibile che su singoli provvedimenti, come il ddl cosiddetto antisemitismo, ci possa essere un dissenso che, però, nulla ha a che spartire con quello dei cattocomunisti.
Su un punto, però, Vannacci ha ragione da vendere: l'ostinato sostegno a Zelensky che oggi è arrivato al punto in cui la Meloni ha fatto quello che, ai miei occhi, è un capitombolo in politica estera.
Nelle comunicazioni al parlamento, infatti, ha definito "rischiosa" la scelta del Presidente Trump di accordarsi con Putin sul diesel, affermando che la crisi energetica deriva dalla guerra in Iran.
Se fosse vero, allora, la responsabilità sarebbe tutta dell'unione europea e delle singole nazioni che hanno rifiutato di partecipare all'azione di Stati Uniti e Israele contro il regime degli ayatollah e i suoi alleati Houthy, Hamas, Hetzbollah.
Se, infatti, nel febbraio scorso avessimo unito le nostre forze, poche o tante che fossero, a quelle israeloamericane, oggi non ci sarebbe alcun problema di approvvigionamento di petrolio, gas e prodotti raffinati.
Invece, codardamente, gli europei hanno preferito ammantarsi del mantello della santità pacifista e, adesso, giustamente, siamo noi europei a pagarne le conseguenze.
Il Presidente Trump, invece, con l'accordo con Putin, fa quel che un capo di stato deve fare: l'interesse della propria Nazione.
Quello che, sull'energia, non fa nessun governo dell'europa.
Ma anche che la guerra in Ucraina non c'entri nulla con la crisi energetica e le relative bollette, non è realistico.
E' vero che, dopo il febbraio 2022, sono riusciti a trovare nuove fonti, ma io ricordo i provvedimenti di Draghi contro il riscaldamento nelle case (riduzione delle ore di accensione giornaliere, dei gradi ammessi, del periodo di accensione) che si è sposato ad analoghi atteggiamenti stalinisti sul condizionamento estivo (non possiamo dimenticare la ridicola domanda: vuoi il condizionatore o la pace ? Così non abbiamo avuto la pace e ci ritroviamo con un condizionatore più costoso).
Il fatto di avere due (o più) forni, ci consentiva di tenere bassi i costi, adesso abbiamo una sola fonte che l'Iran, che abbiamo stupidamente lasciato in piedi, ci rende molto più onerosa.
Infine il costo.
L'unione europea ha dato a Zelensky (per prolungare, non vincere, la guerra!) 110 miliardi, 14 dei quali versati dall'Italia che, in più, bilateralmente ne ha forniti altri sei.
In totale venti miliardi, che l'Ucraina non ci restituirà mai, inutili per vincere una guerra, sottratti alla riduzione del debito pubblico, alla cancellazione totale del bollo auto, del canone rai, alla riduzione delle tasse.
L'appoggio a Zelensky è l'unico, vero, grave, forse esiziale errore della Meloni che, praticamente su tutto il resto, sfiora la lode nei suoi quattro anni di governo.