Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

07 giugno 2026

La guerra è giusta quando è nell'interesse del proprio Popolo e Nazione

Il papa ha inasprito il confronto con il Presidente Trump, dichiarando che la guerra contro gli ayatollah non sarebbe giusta.

Lo ha detto in aereo, luogo che già Bergoglio aveva usato per parlare a sproposito su tanti argomenti politici e non, lisciando il mainstream e picconando, molto più di quanto non avrebbe fatto Cossiga, le fondamenta sulle quali è stata costruita la Civiltà Occidentale, quella che ha dato più di tutte al maggior numero di persone.

Se Leone XIV ha dato segni di voler raddrizzare il timone rispetto a Bergoglio in materia teologica, non sembra che sia sua intenzione a farlo in campo politico, sempre minato per una chiesa.

Ovvio che, da questa premessa, risulti evidente come io non la pensi come il papa.

Vedo, infatti, tutto questo ripiegarsi ansiosamente nel timore di offendere i musulmani e temo che sia una abdicazione al ruolo che l'Occidente, tramite le sue singole Nazioni e i suoi Popoli, non certo tramite una organizzazione babelica sovranazionale, ha esercitato almeno dal 1571 quando, con la battaglia di Lepanto, fu definitivamente respinto l'attacco, portato per lunghi secoli, dall'Oriente con le vesti dell'Islam e che era la naturale continuazione dei ripetuti assalti precedenti e di cui i libri di Storia ci danno ampio conto con l'epopea delle guerre persiane e dei trecento di Leonida alle Termopili.

E proprio alle Termopili l'unica sconfitta di quelle guerre fu propiziata da un tradimento, quello di Efialte, che, per un pugno di denari, indicò ai persiani uno sconosciuto sentiero tra le montagne per prendere alle spalle gli Spartani che tenevano saldamente il passo.

Oggi abbiamo tanti Efialte che apertamente sostengono gli ayatollah che stanno semplicemente proseguendo il disegno invasore degli antichi persiani e dei loro successori sultani.

Non è sbagliata la guerra contro gli ayatollah, è arrivata in ritardo di 47 anni, viene combattuta con le mani legate dietro alla schiena e con la defezione di molti governi dai quali ci si aspetterebbe che fossero in prima fila per accelerare la fine del regime, per colpa delle quinte colonne che aiutano la propaganda del nemico e fanno perdere di vista l'obiettivo essenziale che è quello di rendere sicura la vita dei cittadini occidentali.

Nel 1571, con ogni evidenza, c'era un papa con una diversa concezione di ciò che è giusto o sbagliato.

06 giugno 2026

Una nuova figurina nell'album cattocomunista

Ci sono ricascati.

Il sindaco cattocomunista di Bologna, Matteo Lepore, nella sua gestione prettamente ideologica dell'amministrazione comunale, fondata sulla obbedienza cieca e assoluta di chi lo vota, ha conferito una onorificenza cittadina al sindaco islamico e comunista di New York.

Per quali meriti se Mamdami è in carica solo dal 1° gennaio 2026, cioè da appena cinque mesi ?

Cosa avrà mai fatto di così onorevole (per Bologna, almeno) nei suoi cinque mesi di amministrazione per meritarsi già una onorificenza ?

Nulla, come nulla avevano fatto Obama per ottenere il premio Nobel per la pace prima ancora di entrare in carica e Mario Monti per essere nominato senatore a vita prima ancora di formare il suo (disastroso) governo.

I cattocomunisti ormai ci hanno abituato a queste sopravvalutazioni delle loro figurine che, di volta in volta, divengono dei santini da posizionare sull'altare, salvo poi accantonarle quando non sono più utili o funzionali alla sinistra narrazione.

Mamdami, poi, che riceve un riconoscimento cittadino perchè, secondo Lepore, avrebbe onorato Bologna mentre il Centro Destra inseguirebbe Vannacci ...

Ma cosa c'entra ?

Dite cosa abbia fatto Mamdami per Bologna.

Ha costruito uno stadio ?

Ha vinto uno scudetto ?

Ha raddrizzato la Garisenda ?

Ha sconfitto la povertà come Di Maio ?

Cosa ha fatto Mamdami per Bologna?

E cosa c'entra Vannacci che, mi auguro, si lasci raggiungere dal Centro Destra "che lo insegue" per formare, tutti assieme, una alternativa concreta alle fumosità di una sinistra in crisi di Valori, di Idee, di Progetti e in sempiterna lite con l'intelligenza, umana o artificiale che sia.

05 giugno 2026

Nucleare: non è mai troppo tardi, ma restano impuniti i colpevoli di 50 anni di ritardo

Se non ci saranno intoppi, prima della pausa estiva dei lavori parlamentari sarà approvata la legge per la costruzione di centrali nucleari di nuova concezione, finalizzate a rendere più indipendente l'Italia in campo energetico.

Dopo 40 anni dalla folle decisione della maggioranza degli Italiani (che, evidentemente, nei referendum importanti perdono la bussola) indotta dalla paura seguita a Chernobyl, poi confermata, sempre sull'onda della paura per le conseguenze dello tsunami in Giappone, nel 2011, spinti dalla necessità, ricominciamo a parlare di nucleare che, se non ci sarà un altro folle stop, vedrà la luce nel lontano 2035, 2036.

In pratica abbiamo buttato nel cesso cinquanta anni di energia pulita, sotto il nostro controllo, a costi ridotti, per inseguire le paturnie ecoambientaliste i cui rappresentanti, oggi, perseverano diabolicamente a rilanciare, con proclami che sommano i voti dei vari referendum e fanno dire che 55 milioni di Italiani (sic !) hanno già respinto il nucleare.

Mi auguro che questa volta non ci siano rallentamenti e che, anzi, si riesca ad anticipare l'entrata in funzione delle nuove centrali nucleari.

La tecnologia è a conoscenza delle nostre aziende del settore che partecipano alla costruzioni all'estero degli stessi impianti e, almeno in quello, non abbiamo perso terreno rispetto agli anni Settanta e Ottanta quando eravamo primi anche nella costruzione delle centrali in Italia.

Se mai ci dovesse essere un'altra chiamata referendaria per fermare il nuovo nucleare italiano, sarebbe necessario trovare il cavillo perchè il voto sia palese, così da addebitare i costi dell'energia a chi votasse contro il nucleare, come sarebbe stato giusto fare sin dal 1987.

Purtroppo i responsabili di questi 40-50 anni di ritardo non pagheranno mai per le loro colpe.

04 giugno 2026

Spendere meno è spendere meglio

Ancora una volta Giorgia Meloni si dimostra una statista di alto livello, surclassando tutta la propaganda cattocomunista costretta a finire nella spazzatura.

La decisione dell'unione europea di autorizzare uno sforamento del debito pubblico, da non conteggiarsi nei parametri, per coprire le spese sull'energia, ancorchè formalmente limitato ad incentivare le fole verdi, è frutto della autorevolezza e del peso che l'Italia della Meloni ha nel consesso europeo.

Un consesso di cui vorrei non fare parte, ma che, dal momento che c'è, è meglio gestire che subire.

E la Meloni ha dimostrato più volte di saperlo gestire nell'interesse dell'Italia, costruendo alleanze sulla base di proposte concrete che tenessero in considerazione le diversità delle varie nazioni e non fossero ottusamente ideologiche.

Detto questo e ricordato che su alcuni aspetti la Meloni non ha dato le risposte che avrei preferito (continua infatti a sostenere Zelensky, ha negato le basi agli Stati Uniti per le operazioni in Iran rifiutando anche di parteciparvi, ha sospeso il memorandum di intesa militare con Israele) e pur riconoscendo che l'indirizzo ormai chiaro dopo oltre tre anni di governo è quello giusto, ancorchè imboccato con estrema e prudente circospezione, non condivido la scelta di fare più spesa.

Il debito pubblico italiano, ereditato dalla prima repubblica e alimentato negli undici anni dal golpe contro Berlusconi del 2011 fino alle elezioni del settembre 2022 che hanno riportato a Palazzo Chigi un Presidente eletto dagli Italiani e non dalle congiure di Palazzo, è tale che è un freno a qualsiasi ulteriore sviluppo di una politica economica e limita l'autorevolezza dell'Italia nonostante la Meloni sia stata molto brava a sfruttare la stabilità politica che noi Italiani le abbiamo dato con il nostro voto e la contemporanea crisi dei sistemi politici dei nostri principali concorrenti europei (Germania e Francia).

Per quanto siamo tutti consapevoli che la crisi di Hormuz non si risolverà a breve e, anche se dovessero sbandierare un accordo, le tensioni rimarranno finchè una guerra o una rivoluzione interna all'Iran non deciderà, senza ombre, chi sia il vincitore, e quindi si debbano aiutare famiglie e aziende nelle loro spese energetiche, non è facendo debito che si risolverà il problema.

Se occorrono risorse per abbattere le accise e favorire il trasporto con le conseguenze a cascata sui prezzi degli alimentari e di altri prodotti essenziali, la strada maestra è quella di passare al setaccio le spese a bilancio dello stato per azzerare i fondi dispersi in tanti rivoli di spesa spesso ideologica e non produttiva, ad esempio quelli per il cinema e i giornali, ma anche quelli a favore delle associazioni che assistono i clandestini che ci vengono scaricati dalle ong.

Solo rivedendo i capitoli di spesa del bilancio, risparmiando sulle spese non produttive e non aumentando le spese che, poi, difficilmente si riescono a cancellare (perchè una volta concessa una agevolazione, chi la riceve la considera un "diritto acquisito" e farebbe una caciara immensa se qualcuno osasse togliergliela, visto che non c'è nulla di meglio che ingrassare con i soldi altrui) possiamo sperare di accelerare sulla via virtuosa del risanamento che, unito alla stabilità politica che noi Italiani potremo confermare nel 2027, aumenterà l'autorevolezza dell'Italia e il suo peso anche nell'unione europea.

Per parafrasare la Meloni quando si è rivolta all'unione: spendere di meno è spendere meglio.


03 giugno 2026

La repubblica delle tasse

In base ai dati del Ministero dell'Economia, su quasi 59 milioni di abitanti in Italia, solo 33,5 milioni pagano, poco o tanto, le tasse, il 57% circa.

Ex contrario se ne deduce che un enorme 43% non paga nulla o perchè minore a carico o per effetto delle detrazioni o perchè ha un reddito inferiore alla soglia tassabile e solo un fanatico direbbe che siano tutti evasori.

All'interno di chi paga, ben il 72,5% con redditi fino a 22mila euro paga appena il 23,1% dell'Irpef, mentre il 17% dei contribuenti con un reddito superiore a 35mila euro (mica un reddito da Creso, significano circa 2000 euro netti al mese) sostiene il 63% dell'Irpef.

Contrariamente alla propaganda cattocomunista di cui Landini è uno stucchevole megafono, sono i lavoratori autonomi nel loro complesso a pagare importi pro capite superiori (8331 euro contro i 4215 di lavoratori dipendenti e pensionati) e se l'80% del gettito proviene da lavoratori dipendenti e pensionati ciò è dovuto unicamente al fatto che sono una massa quantitativamente superiore (40 milioni tra dipendenti - 24 milioni - e pensionati - 16 milioni - contro appena 3,3 milioni di autonomi).

In un simile quadro i cattocomunisti non trovano di meglio che rilanciare la loro proposta di patrimoniale che andrebbe ad impoverire quel, in gran parte non ricco, 17% che sostiene il maggior carico fiscale per la "colpa" di un reddito superiore a, pensate bene, 35mila euro (circa 2000 euro netti al mese per 13 mensilità).

Si capisce quindi perchè abbiamo cumulato, iniziando con la prima repubblica e proseguendo con tutti i governi a guida e partecipazione cattocomunista della seconda repubblica, un debito mostruoso che ci viene continuamente rinfacciato dalle altre nazioni e rappresenta una palla al piede per la nostra economia (e qui si potrebbe aprire un capitolo a parte sul perchè quando ci sono i cattocomunisti al governo l'aumento del debito pubblico non è soggetto a tutte le analisi al microscopio come le spese dei governi di Centro Destra: sarà forse perchè all'unione europea conviene un'Italia indebitata da ricattare quando al governo ci sono quelli che vorrebbero restituire Dignità e Indipendenza alla nostra Nazione, mentre tollerano spese ideologiche e improduttive della sinistra purchè questa si presenti a Bruxelles, in nome dell'Italia, sempre sottomessa e in ginocchio ?) .

Ciononostante si parla ancora di spendere, di elargire somme improduttive, di aumentare il deficit, appena ridotto a poco più del 3% del pil.

L'errore di fondo è quello di pensare che lo stato debba sempre intervenire, come se i soldi che mette non fossero di nessuno e così nessuno si preoccupa di spendere e fare debiti.

Pensiamoci sempre, prima di aderire a progetti imponenti o anche di piccolo impatto, ma la cui presentazione si chiude immancabilmente con un "lo stato deve intervenire per procurare le risorse", perchè le risorse sono i soldi prelevati dalle nostre tasche con le tasse o aumentando il debito pubblico che, prima o poi, saremo chiamati a coprire, sempre con i nostri soldi.

Auspicando che la Meloni possa vedersi rinnovato il mandato nel 2027 per altri cinque anni, probabilmente gli ultimi da capo del governo, dovrà affrontare il tema del debito pubblico, tagliando spese, non aggiungendone, perchè lo stato dovrebbe immettere denaro nelle tasche dei cittadini, di tutti i cittadini, non sottrarcelo.

Perchè lo stato ha un senso se è utile a chi ne fa parte, non se si ingegna su come impoverire i privati per finanziare le istanze di singoli gruppi di pressione e di interesse a scapito della finanza pubblica dell'intera Nazione.

02 giugno 2026

Presidente dopo presidente uno diventa monarchico

Nato dieci anni dopo il referendum istituzionale, ho vissuto (benissimo) sempre senza pormi la questione di quale forma istituzionale fosse meglio per i cittadini.

Nato in regime repubblicano, ho dato lungamente per scontato tale forma, ritenendo marginale una differente scelta che, comunque, non avrebbe cambiato il parlamentarismo su cui è sempre stata fondata l'Italia dal 1861.

Ho cominciato a dubitare della bontà del nostro sistema, quando siamo passati, con Pertini, dai presidenti-notai, quelli sì veramente rappresentativi, che si facevano sentire solo quando inviavano un telegramma di felicitazioni o condoglianze a seconda delle circostanze, ai presidenti interventisti che sfruttano le pieghe della costituzione del 1948 (che, come tutte le leggi, trova sempre delle interpretazioni di comodo) per interferire nella vita politica, alterando il rapporto di forze uscito dalle urne, anche solo con la nomina di qualche senatore a vita utile per puntellare maggioranze traballanti.

La figura del presidente della repubblica avrebbe dovuto rappresentare l'unità della Nazione, arbitro e garante dei rapporti politici in parlamento, lasciando al governo, espressione del parlamento eletto dal Popolo, il compito di trasformare in leggi le istanze provenienti dalla maggioranza che lo sostiene.

L'elezione invece di soggetti che hanno avuto parte attiva nel dibattito e nello scontro politico o che hanno avuto gravi responsabilità nella gestione dell'economia pubblica (ad esempio l'inutile e dispendiosa difesa della parità della Lira nello sme - serpente monetario europeo - da parte di Ciampi che ci costò una alta percentuale delle nostre riserve) hanno fatto sì che al Quirinale si insediassero uomini di parte, che a malapena riuscivano a mascherare la loro appartenenza e il loro appoggio ad una delle fazioni.

Per quanto un dibattito sulla forma istituzionale resti un qualcosa che, al momento, è surclassato da ben altri problemi di politica economica ed estera, in questa giornata di sbrodolamento per un anniversario, l'ottantesimo, del referendum istituzionale, non riesco a non pensare come proprio il comportamento dei presidenti della repubblica che si sono succeduti da Pertini in poi, con l'unica eccezione di Cossiga che meriterebbe un discorso a parte vista la profonda differenza tra la prima parte del suo mandato e l'ultima, mi ha fatto riflettere che, non potendo avere una repubblica presidenziale che sarebbe la forma a me più congeniale e gradita, sarebbe meglio avere ancora un re, a vita, con successione dinastica, piuttosto che un presidente elettivo, che interferisce nella vita politica a favore della sua fazione, ma si offende se glielo si fa notare, reclamando le sue prerogative costituzionali (che emergono sempre a senso unico) e pretendendo di rappresentarci tutti.

Un re, infatti, non proviene dall'agone politico, non è stato ministro in governi manifestamente di parte, non avrebbe alcun interesse di fazione, anche se avrebbe, come tutti, le sue legittime opinioni, nell'approcciare ad un governo, di qualunque colore fosse.

E' così che, presidente dopo presidente, uno diventa monarchico.

01 giugno 2026

L'incertezza dannosa quanto la guerra

Il tira e molla sull'accordo di pace (?) con gli ayatollah ha stancato.

Le oscillazioni delle quotazioni del petrolio e degli andamenti di borsa, dei prezzi dei carburanti e di quelli degli alimentari, risentono della dichiarazione di questo o di quello e, a gettare benzina sul fuoco, ci sono i "professionisti dell'informazione" con la loro presunzione di spiegarci cosa succede, salvo poi, il giorno dopo, andando dietro alla dichiarazione di un ayatollah o ad un post di Trump, ci spiegano perchè è esattamente il contrario di quello che avevano asserito solo il giorno prima.

Meno chiacchiere, più silenzi si addicono alla diplomazia, il resto è propaganda utile solo agli speculatori che, infatti, approfittano della estrema volatilità dei Mercati.

La guerra in Ucraina ci insegna che, dopo la fiammata iniziale, poi sono solo "affari loro" e il danno che provoca è dovuto solo alla stolidità dell'unione europea e del circoletto di Zelensky di continuare a farsi (ed a farci) del male rinunciando al petrolio ed al gas che la Russia potrebbe venderci a prezzi di estremo interesse.

Con gli ayatollah la situazione è differente, perchè la scelta dell'Iran di minare le acque internazionali dello Stretto di Hormuz è un vulnus per il commercio di tutti, anche di chi non è parte bellica.

Se anche trovassero un accordo da sbandierare al mondo, sarebbe tale che ambedue le parti potrebbero dire di aver ottenuto quello che volevano, citando una clausola ed ignorandone un'altra.

La situazione sarebbe di un ritrovato equilibrio, molto precario, che porrebbe le basi per una nuova azione militare in un futuro molto prossimo.

Come fu, dopo il Trattato di Versailles alla fine della Grande Guerra e, soprattutto, come fu tra il 1990 e il 1991 la prima guerra del Golfo, con l'incompiuta del Presidente George Herbert Walker Bush, vice e successore di Ronald Reagan, quando, invece di abbattere Saddam andando fino a Bagdad, si fermò alla liberazione del Kuwait, lasciando Saddam al potere e costringendo 12 anni dopo il figlio, anche lui Presidente, George W. Bush a finire il lavoro in un clima reso più complicato dalle furbizie di Germania e Francia.

Non credo che un accordo che lasci l'Iran nelle grinfie degli ayatollah porti la pace, ma solo una pausa, tra un 7 ottobre ed un altro.

Un tumore deve essere rimosso per risanare l'intero corpo e dopo 47 anni sarebbe ora che l'Occidente trovasse il modo per farlo, unendo le proprie forze e non remando contro a chi ci sta provando, avendo, tra l'altro, un interesse economico minore di quello che abbiamo noi, Popoli e Nazioni della vecchia Europa.

31 maggio 2026

L'enorme spocchia dei cattocomunisti

Leggo due notizie che paragono tra loro e accosto ad una vecchia barzelletta di Gino Bramieri (quando non esistevano, per fortuna, dettami buonisti, woke e politicamente corretti).

Sembra che un conduttore televisivo, Fabio Fazio, guardando la partita di Sinner al Roland Garros abbia detto che a mezzogiorno avrebbe fatto giocare solo i negazionisti del cambiamento climatico.

Una affermazione che dimostra come la spocchia non sia supportata dalla conoscenza delle posizioni di chi non nega il cambiamento climatico, ma non ne attribuisce misura rilevante all'Uomo, facendolo invece rientrare nella normale oscillazione che sempre c'è stata e in base alla quale si dovrebbero fare studi e non per cercare di fermare e cambiare la Natura.

L'altro episodio riguarda un giornalista di Repubblica, tal Serra, che invece di analizzare il perchè la sinistra non riesca ad ottenere i voti di una maggioranza (perchè non fornisce proposte che interessino, evidentemente) derubrica tutto nella asserita ignoranza dell'elettorato di destra che si accontenterebbe di un "no" ai clandestini.

Detta da chi vede fascisti dappertutto e crede che i problemi si risolvano cantando bella ciao, direi che qualifichi l'intellighenzia sinistra.

Ma quelle due affermazioni che nella sostanza sono autoreferenti, assolvendosi da ogni colpa, attribuita agli elettori di Centro Destra, per non riuscire a sfondare elettoralmente, mi hanno richiamato alla memoria questa antica barzelletta ascoltata in televisione nel perfetto racconto di Gino Bramieri e che oggi gli sarebbe costato l'ostracismo e l'esilio perpetuo dalla televisione.

"Arriva in Italia un ricco petroliere texano e viene accolto da una marea di giornalisti che vogliono sapere cosa faccia in Italia e chiedergli dei costumi dei texani.

Un giornalista gli chiede: è vero che voi siete tutti un po' razzisti ?

Il petroliere lo guarda e dice: non siamo noi razzisti, sono loro che sono negri.". 😕


30 maggio 2026

Sconfinamento drone: perchè dovrei credere al circoletto degli amici di Zelensky ?

Un drone è precipitato su un condominio in una città di frontiera della Romania.

Senza neanche aspettare che si potessero recuperarne i resti, è stata intonata la liturgia contro Putin e la Russia: intollerabile, violazione del diritto internazionale, non cederemo un centimetro del territorio Nato.

Ma chi me lo dice che il drone fosse russo e non ucraino ?

Perchè non è stato abbattuto, visto che un solo drone che sconfina non dovrebbe essere difficile da abbattere, capirei che, su uno sciame, uno o due possano sfuggire, ma uno solo ... ?

Perchè non vengono MAI, neppure nei casi precedenti tutti finiti nell'oblio, mostrati i resti del drone ?

Perchè non vengono chiamati tecnici neutrali, ad esempio indiani, che ne rilevino, senza passaggi intermedi, la provenienza ?

Io non sono un tecnico, per cui non saprei distinguere un drone russo da uno ucraino e quindi mi manca la possibilità di una conoscenza diretta, ma di chi posso fidarmi ?

Non certo dei "professionisti dell'informazione", schieratissimi e pronti a legare il somaro dove vuole il loro padrone.

Neppure dell'unione europea che si è troppo esposta (anche economicamente) a sostegno di Zelensky per essere credibile.

Lo stesso, in questo caso, devo purtroppo dire del Governo Meloni, soprattutto del suo ministro della difesa, la cui narrazione in tema di Ucraina, non solo non mi convince, ma non credo faccia l'Interesse Nazionale, visto che abbiamo rinunciato ai rifornimenti petroliferi e gas della Russia che restano quelli più convenienti per qualità quantità e costo.

D'altra parte non credo neppure alla propaganda russa che, uguale e contraria, anche se senza alcun megafono che la diffonda, almeno in Italia, è un flebile vagito davanti al coro urlato del circoletto di Zelensky.

Nessun cittadino Italiano ha quindi la possibilità di prendere parte, credendo agli uni o agli altri.

Resta quindi, come unica valutazione da effettuare, la mera convenienza, cioè l'Interesse Nazionale.

E non credo proprio che sia Interesse Nazionale continuare a far parte del circoletto di Zelensky.

29 maggio 2026

Il polso dell'elettorato

Una volta erano i giornalisti a riassumere il sentimento che aleggiava tra gli elettori dei vari partiti, con oneste e veritiere inchieste, interviste e analisi.

Da quando si sono trasformati in "professionisti dell'informazione" non sono più credibili e quello che scrivono ha un evidente, smaccato secondo fine per portare l'acqua al mulino del loro editore.

Così, da un lato sponsorizzano Tizio o Caio perchè quello è l'ordine di scuderia, dall'altro cercano di seminare zizzania nel campo avverso, perchè un nemico diviso è sempre più battibile di uno coeso.

Il Centro Destra da oltre 30 anni, grazie alla geniale intuizione di Berlusconi nel 1994, ha trovato una sempre maggiore unità e, soprattutto a livello di base elettorale, una fluida intercambiabilità a seconda degli scenari, di singole scelte dei partiti.

Ed è del Centro Destra che mi occupo, perchè la sinistra, comunque si presenti, con chiunque candidi a presidente del consiglio, sarà sempre, per me, il nemico da battere.

Mi limito a dire che la sinistra di oggi, pur di vincere, ha messo assieme un coacervo di partiti e movimenti che vanno dalle ong a Renzi, dai pro pal a Magi, dai cattocomunisti del pd ai sostenitori del reddito di fannullanza grillino, fino ai comitati che dicono no a tutto.

E' troppo chiedere allora che la Meloni, Salvini, Tajani, Lupi e, sì, anche Vannacci, leggano in proprio, almeno una mezzoretta al giorno, come la pensano i loro elettori ?

Capirebbero il perchè di alcuni mal di pancia che non derivano, se non in chi sarebbe comunque scontento perchè alla ricerca della purezza più pura, così da bloccare qualunque iniziativa, visto che c'è sempre qualcosa di meglio che si può fare, dalla eccessiva lentezza nel "fare qualcosa di Destra", bensì da scelte che non sono nelle corde del nostro elettorato.

L'Ucraina, gli ammiccamenti a Calenda e la chiusura verso Vannacci, incomprensibile ai più.

Oggi hanno la fortuna di poter ignorare le opinioni interessate dei "professionisti dell'informazione" per leggersi quelle degli Elettori.

Basta dedicarsi una mezzoretta al giorno a scorrere X ed eviterebbero errori che potrebbero fornire ai cattocomunisti l'assist per mettere le mani, di nuovo, nelle nostre tasche e nelle nostre vite.