Da quando è iniziata, con 47 anni di ritardo, l'azione militare contro gli ayatollah, la sinistra, in tutte le sue articolazioni (media radiotelevisivi e cartacei, preti, magistrati, attori e cantanti, sindacato, giù, giù, fino ai politici sempre a rimorchio dei primi che indicano loro la strada) sta agitando e snocciolando dati urlati come se l'Italia stesse rotolando in un abisso senza fine.
Il loro scopo è creare ansia, allarmismo, l'humus ideale per spaventare e impedire il successo referendario del SI', il voto di buon senso per riformare l'ordinamento giudiziario, dando pari dignità alla difesa nei confronti dell'accusa e cominciando a sanzionare i magistrati che sbagliano come si sanzionano tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, quando il loro errore fa pagare un prezzo ingiusto al prossimo.
E' la stessa tattica usata, purtroppo con successo, due volte in occasione degli importantissimi referendum sul nucleare, quando la paura, l'ansia creata ad arte facendo leva su un paio di eventi eccezionali, portò tanti Italiani a sbagliare, votando contro il nucleare, creando le premesse per l'odierno fabbisogno energetico che non trova risposte interne e che ci costa più di quanto ci sarebbe costato se avessimo proseguito nella politica di costruzione delle centrali nucleari.
Oggi la difesa della casta è sulla ridotta della magistratura militante, quella che manda liberi imam e clandestini, facendo al Governo quella opposizione che Schlein e compagni non sono capaci di fare.
Eppure, basterebbe un minimo di coscienza informativa, per sottolineare, ad esempio, come il prezzo del gas, che oggi si attesta sotto ai 50 euro al megawattora, quando c'era il Fenomeno Draghi, nel 2022, era schizzato a 320 euro, senza tutte queste isterie dei media.
Altrettanto dicasi per il prezzo della benzina di cui i conduttori del telegiornali annunciano, spalancando gli occhioni finti stupiti, che è a 1,7 euro al litro, dimenticandosi dei 2 euro raggiunti all'epoca del Fenomeno.
L'allarmismo è come il pessimismo: aiuta a realizzare il peggior scenario possibile.
Quando, poi, è del tutto immotivato, come nella situazione attuale, ci si deve domandare a chi giova.
E l'unico ritorno è a favore dell'immobilismo in ogni settore, una chiamata a non cambiare, non riformare, non agire.
Scommettiamo che dopo il voto del 22 e 23 marzo l'allarmismo che oggi appesta l'aria che respiriamo, si disperderà come, dopo i referendum del nucleare, sono rimasti solo i costi di una scelta sbagliata e nessuno più si ricorda del terrore catastrofista con il quale martellarono per impedire l'unica scelta lungimirante in campo energetico ?
Mi auguro che, ricordandoci dell'errore in quei referendum, non si faccia di nuovo l'errore di rifiutare un SI' che ci avvierebbe al futuro, slegandoci da un passato che dobbiamo, in qualche modo, chiudere, come, in qualche modo, deve essere chiusa la (sin troppo lunga) parentesi degli ayatollah in Iran..
