Alcune parlamentari donne di più partiti (purtroppo credo anche della Lega e di Forza Italia e non solo di sinistra) hanno scritto un appello accorato perchè ai cittadini sia impedito di scegliere i parlamentari con le preferenze.
La motivazione ?
Perchè se i cittadini votassero liberamente, ci sarebbero meno donne in parlamento.
Nell'epoca in cui abbiamo la prima donna Presidente del Consiglio, giuntavi con pieno e solo merito, senza scorciatoie da riserva indiana, avendo superato colleghi maschi sin dagli anni Novanta e poi quando venne eletta a capo del movimento erede del Fronte della Gioventù, sconfiggendo Carlo Fidanza che oggi è un suo fedelissimo ambasciatore nel parlamento europeo, dobbiamo ancora sopportare il piagnisteo di chi preferisce liste bloccate, non per un qualche motivo (inesistente) riguardante la falsificazione dei risultati tramite gruppi organizzati, ma solo perchè, diversamente, quelle onorevoli-panda credono talmente poco in se stesse da essere certe della bocciatura dei cittadini.
Pina Picierno, cattocomunista, quindi assolutamente estranea alle mie simpatie politiche, non l'ho mai apprezzata, ma ha avuto il coraggio, di cui le devo dare atto, di rispondere alle sue colleghe ricordando, che chi merita, viene votato.
Quando, negli anni Settanta, cominciai a votare, le preferenze erano abbondanti.
Credo (per Bologna, se ricordo bene) fossero quattro per il consiglio comunale, due per il regionale e quattro ancora per la Camera.
Non sempre si conoscevano i candidati e però non mi andava di sprecare uno o due voti di preferenza, così scelsi di guardare la lista che avrebbe avuto il mio voto e, assieme ai candidati conosciuti e per i quali esprimevo una preferenza convinta, votare anche il più giovane o una donna, a prescindere dalla conoscenza personale.
Non ne avevo alcun obbligo, ma era una scelta libera che altri potevano fare o non fare, purchè liberamente.
Adesso, credo nelle regionali e forse anche alle europee, siamo obbligati, se vogliamo esprimere ambedue le preferenze a darne una ad un uomo ed una a una donna.
Non importa se, nella nostra valutazione, meritano più fiducia due uomini o due donne, dobbiamo alternare il voto.
Ugualmente nelle liste, nelle giunte, c'è tutta una liturgia sulle quote femminili a prescindere dal merito.
Allora adesso io se c'è un candidato, uomo o donna che sia, che merita, voto solo quello, senza affiancargli alcun altro nome dell'altro sesso.
Non è con l'imposizione che si favorisce la partecipazione femminile alla politica, ma solo e soltanto con il merito.
Le onorevoli-panda, che vogliono impedirci di scegliere liberamente i candidati, farebbero meglio a studiarsi la vita e l'azione politica di Giorgia Meloni, dalla quale hanno solo da imparare (e non solo loro).