Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

28 agosto 2026

Quel cavallo di Troia del terzo incomodo

In politica, quando il sistema elettorale non è proporzionale e tende a favorire la governabilità, vince chi unisce, non chi divide.

Abbiamo spesso visto, nella seconda repubblica, liste che si proponevano quali terzi poli, disprezzando "le due estreme", salvo poi, una volta ottenuti voti, anche in percentuali interessanti intorno al 10% o di poco superiori, sfasciarsi perchè non avevano alcuna possibilità di incidere se non mettendo a disposizione il proprio voto a uno dei due poli principali.

E abbiamo visto come il rifiuto di allearsi con una parte, magari fortemente identitaria, ma vicina alle proprie posizioni, abbia sempre fatto perdere chi, sdegnosamente, ha rifiutato tali alleanze.

Nel primo caso, abbiamo avuto le esperienze di Segni (con Martinazzoli) nel 1994, della Lega nel 1996, di Casini nel 2008, di Monti nel 2013, di Renzi e Calenda nel 2022.

Esempi del secondo caso li ritroviamo nel 1996 con l'ostracismo suicida di Fini verso la Fiamma Tricolore di Rauti, nel 2008 con Bertinotti in solitaria che compensò il nuovo ostracismo di Fini verso La Destra di Santanchè e Storace.

Mi auguro che la Meloni, Salvini e Tajani (ma anche, dietro Tajani, Marina Berlusconi) stiano ripassando le vicende del passato e prendano buona nota del fatto che a sinistra non hanno una personalità che possa essere anche solo lontanamente paragonata alla Meloni, non hanno un programma comune, non hanno gli stessi valori (se mai si potesse parlare di valori per i cattocomunisti), non hanno una politica estera, non hanno una visione comune, ma hanno una voglia matta di tornare al potere, in ciò sobillati dai quei poteri forti che li stanno sostenendo e trascinando avanti a forza di articoli di stampa e servizi televisivi che cercano di rappresentarli come degni di governare.

E quello li porta ad essere uniti tra diversi, la Schlein con Conte, Renzi con Bonelli e Fratoianni, fino a tutti gli ultimi cespugli da Marattin ad un certo Onorato (che non so proprio chi sia e da dove sia spuntato), Ruffini e un ex capo della Polizia, e via con inomi più improbabili.

E se a sinistra stanno tutti assieme in una ammucchiata di una decina di sigle e partiti (con un convitato dipietra come la cgil di Landini) perchè nel Centro Destra fanno gli schizzinosi per aggiungere un posto a tavola per Futuro Nazionale di Roberto Vannacci ?

Meloni, Salvini Tajani: volete proprio consegnare la Nazione ai cattocomunisti, che ci risospingerebbero nel baratro ?

O siete così accecati dall' ubris  da credere di poter vincere senza Vannacci ?

E, Generale, quanto crede che durerebbe la sua fortuna elettorale se, ponendo condizioni inaccettabili alla Meloni, a Salvini ed a Tajani, corresse da solo ottenendo un buon risultato oltre il 10% e consegnando la Nazione ai cattocomunisti ?

Fate, tutti, un bagno di umiltà e prendete atto che il nemico non è interno al Centro Destra, per quanto possiate essere antipatici gli uni agli altri, ma il nemico è la coalizione di sinistra, che se sarà unita e voi divisi, potrà vincere elezioni che, con il risanamento portato dal Governo Meloni, non potrebbe mai vincere davanti ad un Centro Destra unito.


27 agosto 2026

Tagliare le spese per tagliare le tasse (accise incluse)

Il bilancio italiano è monumentale.

Tra la legge di bilancio (un migliaio di pagine da solo) e le varie tabelle sono migliaia di pagine.

Constano essenzialmente di entrate e uscite, cioè delle tasse che paghiamo a che alimentano lo stato e le spese che vengono fatte teoricamente in base alle entrate.

Possibile che siano tutte spese necessarie e tutte nell'interesse degli Italiani ?

Sicuramente vi sono delle spese di cui beneficiano, solo una minima parte di Italiani.

Come le spese per il cinema e teatri che mantengono nel lusso anche chi sforna prodotti sonoramente bocciati dal pubblico.

O le spese per mantenere in vita quotidiani e case editrici che sono in perdita perchè, evidentemente, non sono di interesse pubblico.

Le varie fonti non sono precise, ma tra l'una e l'altra vedo una cifra superiore al miliardo di euro.

E se con 100 milioni tagliano le accise per dieci giorni, è facile fare il conto se si recuperasse quel miliardo per una spesa di maggior interesse pubblico.

Poi ci sono gli aiuti alle aziende "in crisi", in pratica la continuazione della disastrosa politica del vecchio centrosinistra di democristiani e socialisti che ha rovinato l'economia nazionale dopo il boom del dopo guerra.

Sono miliardi fitti, non recuperabili come quelli sperperati per salvare il Monte dei Paschi che oggi vale, ma non consente allo stato di recuperare  tutto quello che ha speso.

Per non dire dell'Alitalia, della Fiat e, oggi, dell'Ilva.

Anche qui la quantificazione varia da sito in sito a secondo delle tesi che si vogliono sostenere, ma tutti parlano di miliardi al plurale.

Infine, il grande blocco (e non prendo in esame le spese della sanità o dell'istruzione pubblica e della pubblica amministrazione) arriva dalle spese per i clandestini.

Primo soccorso, alloggio, vitto, cure, istruzione e anche il mantenimento in carcere per chi delinque, oltre a pagare loro la difesa di ufficio, perchè dopo che hanno commesso un reato, magari uno stupro, una rapina, un omicidio, dobbiamo anche provvedere alla loro difesa qualificata.

Leggo ripetutamente una cifra: dieci miliardi all'anno.

Fatte le somme, recuperando quei soldi solo da quelle poche voci, ecco che dei 40 miliardi che si ricavano dalle accise, potremmo recuperarne, quindi eliminarne alla pompa in via definitiva, almeno un quarto (e sono prudente).

E quante altre voci di spesa nasconde il bilancio statale che si potrebbero tranquillamente sopprimere, portandole a decurtazione di altrettanto voci di tasse ? 

Dal bollo auto alla tobin tax sulle compravendite di azioni, dalla tassa sui risparmi (pudicamente e ipocritamente chiamate imposta di bollo sui depositi) al canone rai fino alla completa eliminazione delle accise, sono tutte tassazioni che sottraggono a ciascuno di noi capacità di spesa e, quindi, di fare da volano all'economia nazionale.

Il tutto senza aggiungere altre tasse o aumentarne di presenti e senza inventarsi una aberrazione contabile e concettuale come il cosiddetto extra profitto.

E non ho toccato il tema di chi paga le tasse, perchè, lasciando i cattocomunisti latrare inutilmente, come hanno dimostrato negli undici anni in cui sono stati al governo, sull'evasione, ricordo che il 43% della popolazione italiana, perchè è sotto la soglia di dichiarazione o azzera il dovuto con deduzioni e detrazioni, non contribuisce con un solo centesimo alle entrate Irpef.

Il 40% dei contribuenti versa in media 102 euro all'anno.

Un totale del 72% dei contribuenti, incluso il precedente, versa solo il 23% del gettito che, per il 77% è a carico di appena il 27% dei contribuenti, cioè meno di una dozzina di milioni di cittadini.

Qual è il problema ?

La democrazia.

Finchè ci saranno votazioni dove chi non paga mai un centesimo può esprimere lo stesso voto di chi mantiene sulle sue spalle lo stato e le sue spese, nessun politico oserà mai modificare questo stato di cose.

Perchè spendere è facile, cancellare una spesa, colpendo quindi anche poche persone nelle loro aspettative, diventa una impresa da Guinness dei primati.




26 agosto 2026

La gatta frettolosa fa i gattini ciechi

Matteo Salvini mi è sempre apparso come un uomo del Popolo.

A differenza di tanti che hanno paura a mostrare le loro passioni perchè, come mi disse un giorno un sindacalista che tifava la mia stessa squadra di pallacanestro ma non voleva renderlo pubblico, potrebbero alienare delle simpatie e dei voti (ma solo un imbecille sceglie di votare in base all'appartenenza di un candidato ad una tifoseria o ad un'altra), Salvini ha sempre manifestato la sua appartenenza al Milan.

E questo ha fatto, su ogni altro aspetto, incluse le vacanze chiassose al mare e le donne (peraltro sempre belle) con le quali si è accompagnato e si accompagna.

Non dubito quindi che anche quando ha sbagliato (entrando nel governo Draghi con i cattocomunisti e votando per la rielezione di Mattarella) perdendo milioni di voti a favore della Meloni, lo abbia fatto con l'onestà intellettuale di chi ha creduto di fare bene e del bene.

Ugualmente lo credo sinceramente e onestamente convinto di fare bene e del bene quando parla di tassare banche e società energetiche e di procedere con uno scostamento di bilancio di ben 20 miliardi.

Però torna a sbagliare, alienandosi la parte liberale del Centro Destra che, al contrario, vede nel debito, nella spesa pubblica e nelle tasse, il Male Assoluto della nostra Nazione (e di tutto l'Occidente).

Ed io sono d'accordo con i liberali.

Come non serve calmierare i prezzi (della benzina e del gasolio, se il Mercato dice altro), lezione nota sin dai tempi dell'Imperatore Diocleziano, la Politica dovrebbe cambiare strada, evitando le vecchie scelte di aumentare il debito e di aumentare le tasse per continuare ad elargire assistenzialismo improduttivo e per inseguire un contenimento dei prezzi che, quando va bene, è solo momentaneo salvo pagare il doppio o il triplo quando non è più sostenibile contrastare il Mercato.

Capisco che, incalzato sul fronte ideale e dei principi da Vannacci, contendendo lo stesso elettorato della Meloni che piace sempre di più per la sua padronanza del ruolo e dei temi e a rischio siluramento da parte dell'ala dei governatori leghisti che vedono assottigliarsi l'elettorato, Salvini sia preso da una frenesia di fare.

Ma, a voler fare a tutti i costi e fare presto, si rischia di non valutare le conseguenze del fare.

Spesso, invece di fare subito, è meglio ponderare la situazione ed agire non sull'onda delle polemiche e della necessità di avere spazio sui giornali per far vedere che si è in sella e in controllo della situazione, ma riflettere, parlarne con gli alleati e quindi decidere con la prudenza e la diligenza del buon padre di famiglia.

E' così che mi appare Giorgia Meloni ed è così che consiglierei a Matteo Salvini di agire, anche se mi rendo conto che ognuno ha il suo specifico carattere e che a volerlo comprimere, forse, si avrebbero più danni che benefici.

25 agosto 2026

Il costo delle accise

Ogni volta che aumenta il prezzo dei carburanti, sensibilissimo alle vicende internazionali nelle zone dove si estrae la materia prima e quindi al di fuori della possibilità di interventi nel merito dei governi nazionali, si torna a parlare delle accise.

Le accise sono quelle tasse aggiunte nel corso degli anni, sin dalla prima repubblica, per finanziare qualcosa, in genere una spesa pretesa da socialisti o comunisti o democristiani, per fornire il solito "aiutino" ad una nicchia del proprio elettorato.

Sono tutte residuati dei governi precedenti a quello della Meloni che, quindi, non solo non è responsabile, ma si trova a dover gestire le spese per le quali quelle accise sono state imposte, aumentate negli anni per l'inflazione e per le aumentate pretese dei beneficiari.

Alla fine, poichè tutto finisce nel calderone del bilancio dello stato, cioè di tutti noi, l'entrata che deriva dalle imposte fiscali, iva e accise, su tutti i carburanti, ammonta a circa 40 miliardi, che si adeguano a 26 se ci limitiamo alle accise su benzina e gasolio.

Sono cifre di cui nessun governo può fare a meno.

I cattocomunisti, sempre pronti a mettere le mani nelle tasche altrui, propongono patrimoniale e una super tassa su quelli che chiamano gli "extra profitti" delle banche e delle società energetiche.

A parere dei cattocomunisti (e purtroppo anche della Lega o parte di essa) l'aumento dei prezzi avrebbe portato un aumento dei profitti, come se i costi di estrazione e trasporto, con i pericoli derivanti dalla minaccia degli ayatollah, fossero fermi agli anni Sessanta.

Non ho ancora letto una esauriente spiegazione di come si calcoli un "extra profitto" e del perchè debba essere penalizzata una società che aumenti i propri ricavi sui quali già paga le tasse che in Italia sono pure progressive.

No, non sono nuove o aumentate tasse la soluzione, anzi sono il problema perchè è da mentecatti pensare a nuove tasse per eliminare o ridurre altre tasse e nuove entrate servirebbero unicamente ad aumentare ed alimentare nuove spese.

La soluzione maestra sarebbe eliminare alla radice la causa da cui discende il problema: cioè l'Iran degli ayatollah.

Poichè però i pusillanimi capi europei pensano a fare le parate per Kiev (certi che la Russia non oserà colpire le loro capitali) piuttosto che recuperare lo spirito del passato e mandare una flotta con truppe da sbarco a punire gli ayatollah a supporto di Stati Uniti e Israele, dobbiamo accettare gli aumenti senza lamentarci.

Oppure possiamo chiedere alla Meloni di abolire le accise, tutte e per sempre, indicando dove recuperare quegli almeno 26 miliardi necessari.

L'assistenza (anche quella sanitaria) ai clandestini, ad esempio, azzerando ogni tipo di contributo alle varie simil caritas che sono sorte.

Azzerando ogni contributo per il cinema, l'editoria, le aziende decotte, perchè l'unico giudice deve essere il Mercato che viene alterato dai contributi statali.

Facendo pagare i servizi almeno quello che costano.

Ecco alcuni suggerimenti, perchè a me pagare la benzina due euro non piace, ma neppure piace veder aleggiare sopra la mia testa una nuova tassa, visto che, una volta introdotto il concetto di tassare il guadagno "extra" di un settore, fanno presto, Schlein e compagni, ad estendere il prelievo ad altri settori e anche ai privati, come abbiamo visto dalle tassazioni che si sono in parte inventate e in parte aumentate i governi Monti e Renzi in campo finanziario (tassa sui depositi pudicamente definita imposta di bollo in percentuale pagata trimestralmente sul valore dei risparmi e il saldo dei conti correnti, tobin tax, tassa sulla compravendita di azioni, sul capital gain).

E, rendiamocene conto, per uno statalista i soldi non bastano mai ed è sempre alla ricerca di nuove idee per spremere noi cittadini.


24 agosto 2026

La pelosa demagogia della chiesa

Premetto che non ho mai avuto simpatia per Comunione e Liberazione sin da quando, partecipando ad una pubblica assemblea da loro indetta e diffusa a mezzo volantino a scuola, dopo un mio intervento, mi "riconobbero" (e con me un mio amico con il quale mi ero recato all'assemblea) in base alle idee esposte, per uno di Lotta Continua.

Lotta Continua a me ?!?!?

Da quel momento ho perso ogni speranza di dialogare con loro, risultandomi impossibile una qualsivoglia comprensione, sin dalle questioni di base, più semplici.

Fatta questa premessa risalente al 1974, ogni anno leggo del meeting di Rimini, dove il pubblico applaude qualunque potente che arrivi a dire due parole messe in croce, purchè siano infarcite di buonismo talmente zuccheroso da rischiare il diabete di tipo 2.

Fu così per Andreotti, Berlusconi, Prodi e figuriamoci se non è così per un papa e un cardinale capo dei vescovi.

Leone XIV sta insistendo, troppo, sul comportamento accogliente dei clandestini.

Dice che una persona conta più dei confini (io invece sono rimasto al dulce et decorum est pro Patria mori), ma non dice come "mettere a terra" i suoi principi.

Come organizzarsi, come pagare, chi deve pagare, in quali spazi, con quali leggi, regole, costumi ?

Facile fare i buoni facendo sacrificare gli altri sui quali far pesare tutto il proprio buonismo.

Eppure l'esempio per il papa era stato dato sessanta anni fa da un film, L'Uomo venuto dal Kremlino, in cui il papa, interpretato da uno strepitoso Anthony Quinn, invece di chiedere agli altri di sacrificarsi, metteva a disposizione tutte le ricchezze della chiesa, spogliandosi di ogni orpello, prezioso, quadro, palazzo, oro e denari vari.

Vedremo se, quel che non ha fatto nessuno dei suoi predecessori, saprà farlo Leone XIV, facendo seguito con coerenza alle sue prediche, oppure se anche lui si rifugerà nell'aforisma attribuito a Seneca: fate quel che dico non quel che faccio e il bel gesto resterà solo nel film.

Di conserva è arrivato il capo dei vescovi con un'altra perla analoga: salvare tutti non significa che entrino tutti.

Quindi ?

Quelli raccolti in mare dalle ong come li scremiamo e quelli che non dovranno entrare dove li portiamo ?

E chi decide chi entra e chi no ?

Con quali criteri ?

E con quali soldi poi quelli entrati dovranno essere mantenuti ?

Chi paga ?

E con quali soldi, quelli che respingiamo dovranno essere condotti dove si decide che debbano essere condotti ?

E se quelli che si vedono recapitare il pacco di quelli che "non entrano" da noi, li vorranno ?

E se si mette di traverso un magistrato cosa facciamo, chiamiamo il Cardinale Zuppi per dargli una benedizione e assolverlo, ma restando il problema insoluto ?

E non ha pensato il cardinale arcivescovo di Bologna  che quello che lui dice è già messo in pratica dal Governo, almeno da quello Italiano, con i centri in Albania, dove, tutti salvati, si decide chi ha il "diritto" di entrare e chi no ?

Il Cardinale Zuppi parla anche di "volgari e stupide polarizzazioni", ma la demagogia pelosa, che non fornisce una soluzione concreta, pratica, attuabile, che sia una al problema, come la possiamo definire ?

Personalmente, per rispetto verso i credenti, evito di toccare l'argomento religione, ma a volte chi rappresenta la religione che dovrebbe essere quella della maggioranza della mia Nazione e dovrebbe quindi essere funzionale agli interessi della mia Nazione, diventa un qualcosa di talmente estraneo da rendermi impossibile mantenere il silenzio.


23 agosto 2026

Quella patata bollente dell'Ilva

Da quanti anni sentiamo parlare dell'Ilva di Taranto, del suo "inquinamento", della sua "ristrutturazione", degli interventi che occorrono, dei posti di lavoro a rischio, dei cittadini di Taranto che muoiono per l'inquinamento, dei miliardi che sono stati bruciati in quegli altiforni ?

Senza voler fare la storia di quella che fu una grande acciaieria italiana, nata originariamente nel 1905, realizzata a Taranto negli anni del boom economico, divenuta pubblica negli anni del centrosinistra (Settanta) quindi privatizzata, dopo essere stata resa passiva, nel 1995 e acquistata dalla Famiglia Riva che l'aveva riportata in attivo, arriviamo e partiamo dal 2012 (Governo Monti) quando ci fu la prima presa di posizione dei magistrati che, interferendo sul libero Mercato, disposero il sequestro degli impianti con l'accusa di "disastro ambientale".

Da quel momento, sotto i governi di Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi, fu un continuo rinvio di decisioni che aggravarono solo il problema.

L'acciaieria fu sfilata alla proprietà per poi cederla ad una cordata indiana e quindi estrometterla.

I cattocomunisti, che governavano la nazione, ma anche la regione Puglia, erano dei re Travicello, sballottati tra le istanze ecoambientaliste e quelle sindacali.

Tutti, però, chiedevano allo stato di pagare, pagare per rendere la produzione innocua per la salute pubblica e pagare per mantenere inalterata la occupazione.

Nel dubbio, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi non hanno mai scelto.

Adesso siamo, forse, all'ultimo giro con l'ordinanza di chiusura delle lavorazioni a caldo, praticamente la chiusura dell'attività.

E si chiede al Governo di Centro Destra di risolvere i problemi causati dal governi cattocomunisti da Monti a Draghi, delle giunte regionali cattocomuniste, dai magistrati, dai sindacalisti e dagli ecoambientalisti.

E si fischia la Meloni ai Giochi del Mediterraneo ma, contrariamente alle speranze dei cattocomunisti, a fischiare sono quelli che chiedono la chiusura dell'Ilva, non di cittadini che protestano per la politica generale del Governo, come testimonia una giornalista che ha seguito con molta attenzione la vicenda Ilva e conosce l'ambiente.

Che ci siano esigenze contrastanti è evidente, perchè non si può chiedere di intervenire con un investimento, solo per "mettere a norma" gli impianti, di ben cinque miliardi, tanto è il costo per garantire produzione e salute.

E ogni intervento richiede tempo, un lungo tempo, tutto quello che hanno perso i governi cattocomunisti da Monti a Draghi.

D'altra parte mi rifiuto di pagare per l'Ilva come abbiamo già, inutilmente, pagato per l'Alitalia.

Credo che ogni cittadino italiano dovrebbe ribellarsi a questo interventismo statalista fatto con i nostri soldi e senza alcuna prospettiva di recuperarli.

La situazione è quindi di stallo che si potrebbe liberare solo escludendo ogni interferenza dei magistrati, quindi dichiarando invalidi tutti i loro provvedimenti e le loro tempistiche, per poter poi vendere il tutto ad un privato che, nel tempo e compatibilmente con le esigenze di bilancio, esegua tutti gli interventi necessari per ammodernare l'impianto, rendendolo produttivo e non inquinante.

Praticamente occorre l'impossibile, figuriamoci se i magistrati ci stanno a fare un passo indietro e, con loro, gli ecoambientalisti e i sindacalisti.

E' una patata bollente che, probabilmente, resterà ancora negli anni, anche se mi auguro che la Meloni abbia il coraggio di dire che lo stato non ci metterà più un centesimo.

Perchè peggio della situazione attuale attuale c'è solo una prospettiva di una nuova Alitalia.

22 agosto 2026

La differenza sostanziale tra chi è di destra e chi di sinistra

Non è vero, come lasciava intendere Gaber, ironizzando su slip e boxer, bagno e doccia, che vi sia equivalenza tra chi è di destra e chi è di sinistra.

Possiamo anzi trovare persone che dichiarino una collocazione ma, nei fatti, risultano appartenere all'altra.

Molto diffusa e veritiera è l'indicazione per cui se ad uno di destra piace o non piace qualcosa, la fa o non la fa, la mangia o non la mangia, la pratica o non la pratica, mentre uno di sinistra cui non piace qualcosa vuole proibirla a tutti, se non gli piace la carne, vuole obbligare tutti a mangiare vegetariano, se non gli piace la caccia vorrebbe proibirla a tutti.

E' tutto vero ed è lo specchio di un qualcosa non di superficiale, ma di profondamente connaturato alla persona.

Il bisogno di conformare ai propri desideri, alle proprie paure, alle proprie paturnie, tutti gli altri, a prescindere dai loro interessi e gusti, discende da un approccio da suddito, da gregge, ai problemi.

L'Uomo di sinistra non è in grado di agire autonomamente, ma ha la necessità di sentirsi perennemente confortato dall'approvazione del gregge con il quale solitamente bela.

L'Uomo di destra, invece, è individualista, a volte troppo, per cui vive benissimo in solitudine, in base ai propri principi e gusti, a prescindere dall'approvazione e dal consenso della massa cui non si sente affatto legato.

Ecco che l'Uomo di sinistra corre a vaccinarsi contro il covid, mentre quello di destra vuole, legittimamente, essere libero di scegliere e infatti non conosco persone di sinistra che non si siano vaccinate, mentre conosco persone di destra che si sono vaccinate e altre che non si sono vaccinate.

Altro esempio sulle tasse.

L'Uomo di destra vuole meno tasse, perchè ritiene che i soldi meglio spesi siano quelli che lui stesso decide come e quando spendere.

L'Uomo di sinistra invece ama le tasse, però ritiene che siano sempre gli altri in difetto e che debbano pagare per soddisfare quelle che, spesso, sono solo sue esigenze.

Gli esempi potrebbero continuare sulla gestione dei figli, sui contanti, sui divieti di circolazione, sui carburanti da utilizzare, sull'uso di riscaldamento e condizionatori e su tante altre cose.

La differenza tra destra e sinistra esiste ed esisterà sempre.

Una differenza che rende le due parti inconciliabili se non con uno sforzo, spesso inutile, per giungere ad un compromesso in cui ambedue ne escano insoddisfatti nell'idea di aver rinunciato a qualcosa di essenziale e, quindi, destinato ad essere di breve durata.

20 agosto 2026

I dublinanti

In ogni contratto la chiarezza non esiste, sennò come farebbero a guadagnare gli avvocati ?

La saggezza popolare dice che fatta la legge, trovato l'inganno.

Non possono certo fare eccezione le normative dell'unione europea che, quanto a farraginosità, complessità lessicale, traduzioni che lasciano aperto il dubbio che si legga la stessa norma quando scritta in lingue differenti e compromessi finalizzati a far gridare "vittoria" a tutti i 27 stati, non sono seconde a niente.

Inutile quindi arzigogolare, codici e pandette alla mano, se ha ragione Roma a rifiutarsi di riprendersi i clandestini sciamati in europa o Berlino, Vienna e Berna a volerceli rispedire.

Tutti troveranno motivo di citare una norma a sostegno delle loro tesi.

Se, poi, ci si mettono i magistrati, allora le cose si complicano visto che, oltre a non disporre spesso e volentieri in modo univoco neppure tra loro, più che il diritto interpretano la loro personale ideologia.

Detto questo il problema deve essere risolto alla radice, non con provvedimenti tampone, pannicelli caldi che lasciano il problema così come è.

Infatti, come per la Rai il problema della conferma o meno di Ranucci a Report e delle stesse trasmissioni di propaganda politica non può essere definitivamente risolto se non con la privatizzazione della rai, in modo che dopo a decidere la linea editoriale sia un privato che guarda ai conti economici e spende del suo e non del nostro, così per i clandestini, una volta che sono scaricati dalle ong a casa nostra, intendendo per tale non solo l'Italia, ma tutti gli stati dell'unione, rimpatriarli diventa oneroso e complicato, più la fatica del gusto, si potrebbe dire.

Allora c'è una e una sola strada: respingimento in mare, blocco delle partenze dai porti, costruzione di centri di identificazione sul territorio degli stati da cui partono i clandestini.

Con l'uso della forza, se necessario.

Purtroppo pare che i governanti dell'unione europea non abbiano letto Il Campo dei Santi di Jean Raspail, che dovrebbe essere reso obbligatorio prima di assumere cariche di governo.

19 agosto 2026

Una sola strada per risolvere il problema costo dei carburanti

A febbraio scorso, con l'inizio dei bombardamenti israelo americani sull'Iran e l'eliminazione di una serie di capi ayatollah, sembrava fossimo finalmente vicini alla soluzione di un problema che ci tormenta da 47 anni: la repubblica islamica.

Poi gli Stati Uniti non hanno voluto, potuto o saputo affondare il colpo, occupando le coste e i punti strategici dell'Iran che, dopo essersi leccato le ferite, presumibilmente aiutato dai servizi cinesi e russi, ha cominciato a colpire con missili le basi statunitensi in zona e bloccato il transito delle navi commerciali ad Hormuz.

In tal modo ha danneggiato anche noi, esattamente come Zelensky danneggia proprio noi europei occidentali, ai quali continua a chiedere soldi che non restituirà mai e armi che non pagherà mai, aggiungendo quindi il danno alla beffa, bombardando le raffinerie petrolifere russe e contribuendo all'aumento dei prezzi dei carburanti, essenziali per lo sviluppo economico delle nazioni occidentali.

Oggi leggo che l'Iran penserebbe di colpire a lungo raggio le basi americane collocate negli stati europei.

A fronte di ciò c'è un Trump che, ormai, deve far seguire i fatti alle minacce, perchè è evidente che gli ayatollah vogliono vedere se le minacce sono reali o se il sistema democratico, anche con un Trump Presidente, sia così ammosciato, succube dei tanti condizionamenti, a cominciare dai magistrati, da rendere vana anche la più grande forza militare esistente.

E c'è un'europa occidentale ripiegata su se stessa, che non ha il coraggio di affiancarsi agli Stati Uniti nell'unica azione che ci restituirebbe i rifornimenti petroliferi necessari a far funzionare la nostra economia ed a scongiurare il pericolo dell'inflazione.

E se non tutta l'unione europea, dovrebbero agire quelle nazioni, come l'Italia, che maggiormente risentono della penuria di petrolio e gas.

O crediamo che il problema degli ayatollah si risolva da solo con uno tsunami di parole inconcludenti e di accordi che gli ayatollah non rispetteranno mai ?

18 agosto 2026

Nessuno vuole più in casa propria i clandestini

Appare evidente che, dopo la sbornia di buonismo ignorante e autolesionista, nessuno più voglia a casa propria i clandestini e neppure gli immigrati regolari che delinquono.

Se consideriamo la Spagna, che ha regalato permessi di soggiorno con il retropensiero di vederli sciamare oltre i propri confini (a dimostrazione che il concetto di unione europea esiste solo nei termini di essere europei solo quando si incassa, scaricando sul prossimo gli oneri in una riedizione del vecchio detto di privatizzare i profitti e socializzare le perdite), la Germania che sta rispedendo a casa gli Afghani (e non mi sembra che a Kabul splendano democrazia e rispetto del prossimo) e prova a rimandare a casa nostra i clandestini sbarcati (o fatti sbarcare) in Italia, ma rifiutando di conteggiare i 22.513 clandestini scaricati in Italia dalle ong battenti bandiera tedesca, vediamo come la sospensione di Schengen con la Spagna da parte dell'Italia, ottimamente confermata dopo il 15 agosto, non sia che il minimo sindacale.

Contrariamente agli incontentabili (come in una vecchia pubblicità con Giampiero Albertini) di Futuro Nazionale, sono soddisfatto di quanto fa il Governo Meloni sull'immigrazione.

Mi piacerebbe facesse di più, ma mi rendo conto che con il fiato sul collo di Mattarella e dei magistrati cui non va bene neppure l'avallo europeo per i rimpatri e gli hub in Albania, la Meloni debba muoversi con cautela, per ottenere il pur minimo risultato con il massimo sforzo, nella convinzione che, con il tempo, sempre più Italiani si convincano della necessità di una azione decisa e definitiva per risolvere il problema e, quando avverrà, non ci saranno Mattarella nè magistrati che tengano.

Il dato, comunque, significativo è che anche nell'europa del nord sta facendo breccia la linea Meloni che porterebbe gli stati dell'unione a reagire dopo anni passati a subire, quando non ad applaudire, all'invasione.

La Danimarca, uno dei pochi stati ancora governati da un socialista, si è affiancata all'Italia ed ha raccolto l'adesione di altri 20 stati dei 25 (con Italia e Danimarca, promotori dell'iniziativa, sono 22 su 27) nelle richieste su una politica comune più incisiva e respingente dei clandestini.

Ci si sta rendendo conto che l'invasione è un danno per tutti e vedo con piacere che alcune testate giornalistiche rilanciano il romanzo di Jean Raspail Il Campo dei Santi, la cui lettura è vivamente consigliata, considerando la preveggenza dimostrata dall'autore già nel 1973, ancor prima del famoso discorso, anche questo da rilanciare, del Cardinale Biffi sull'immigrazione del 2000.

Adesso mi aspetto che i governi delle nazioni europee facciano un ulteriore passo nella consapevolezza di dover rastrellare e rimpatriare tutti i clandestini, aggiungendovi i regolari che delinquono.

Il passo per cui, invece di cercare di liberarsi dei clandestini scaricandoli al proprio vicino europeo, li si rimandi, con una politica comune, nella loro nazione di provenienza o di partenza e, nel contempo, si chiudano le frontiere usando quella forza che, almeno sul piano difensivo dei confini, non si dovrebbe avere alcuna remora ad utilizzare.