Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

17 marzo 2026

17 marzo 1861

Oggi, 17 marzo, si festeggia la Giornata forse meno considerata tra le date celebrative di qualche evento nazionale: la proclamazione dell'Unità d'Italia nel 1861.

Dopo la Seconda Guerra di Indipendenza del 1859, l'acquisizione della Lombardia e, a seguire, quella di ampie fette dello stato Vaticano, l'intero Granducato di Toscana e del Regno delle Due Sicilie, i Savoia poterono, grazie a Camillo Benso conte di Cavour, proclamare il Regno d'Italia e cingerne la Corona.

Ovunque il 17 marzo sarebbe la data simbolo della Nazione, Festa (unica) Nazionale come il 4 luglio negli Stati Uniti, anche se, come per gli Stati Uniti, avremmo dovuto attendere ancora anni e decenni di guerre per completare (quasi) l'Unità territoriale della nostra Patria.

In una Italia praticamente divisa in due da un baratro che si allarga ogni giorno, il 17 marzo potrebbe essere quella data unificatrice che ci manca e che possa essere nota anche all'estero come da noi sono noti il 4 e il 14 luglio.

Perchè, purtroppo o per fortuna, in Italia non abbiamo petrolio nè materie rare, ma non mancano le date in cui celebrare una qualche ricorrenza storica, ognuno celebrando la "sua" e questo perchè la Storia dell'Occidente ha avuto il suo fulcro qui, quando ancora gli Stati Uniti non esistevano e in Inghilterra, Francia e Germania correvano a nascondersi sotto terra ad ogni temporale.



16 marzo 2026

Il SI' argomenta con i giuristi e i fatti, gli altri si affidano ai comici

Ho visto su X alcune modalità della propaganda di chi è contrario al SI' confermativo della riforma dell'ordinamento giudiziario.

A parte le bugie palesi, come quella che parla di "difendere la costituzione" che non solo non è in pericolo con la riforma ma, anzi, la riforma del SI' ne dà piena attuazione e, ancora peggio, quella che vorrebbe la riforma assoggettare i pubblici ministeri al Governo, cosa palesemente falsa, che non ha alcun riferimento normativo, il resto è mero dileggio.

Dalla Meloni che viene rappresentata come una malata di mente perchè a favore del SI' al fac simile della scheda con la domanda "semplificativa" "volete essere presi per il culo?".

Le argomentazioni dei contrari al SI' sono tutte lì, falsità e volgarità.

Ben differenti le argomentazioni favorevoli, al punto che non è necessario che si spendano i leaders del Centro Destra, perchè sono gli stessi uomini di cultura della sinistra (come Minniti e Cassese solo per citare i due nomi più conosciuti) a difendere le ragioni del SI'.

Perchè è una riforma di buon senso, non è risolutiva dei problemi della giustizia, ma inizia, dopo decenni di chiacchiere, ad affrontarli.

E allora perchè qualcuno pensa che il SI' possa non farcela ?

Perchè i precedenti in Italia su tutti i referendum importanti, ci hanno visto fare la scelta sbagliata, che abbiamo pagato con l'instabilità politica, con la deriva morale, con la penuria di energia che anche in questi giorni ci tormenta con risposte totalmente sballate (veggasi il pauperismo cattocomunista della commissione dell'unione europea, di cui scriverò, che, invece di reagire come avrebbero fatto una volta i Popoli e le Nazioni dell'Occidente, andandosi a prendere con la forza quello che ci viene negato con la violenza dagli ayatollah, studiano per rendere le nostre vite più miserevoli, povere, piegate, sottomesse, riducendo l'energia disponibile).

Dopo tanti errori, peraltro, si potrebbe anche pensare che, per la legge dei grandi numeri, questa volta si effettui la scelta giusta che, con buon senso, argomentando e non dileggiando come un guitto dal palcoscenico (del resto i contrari al SI' contano su attori e comici), è solo SI'.

15 marzo 2026

Popoli e Nazioni Occidentali sono diventati così smidollati da arrendersi senza combattere ?

Possibile che debba essere un uomo di ottanta anni a richiamare i Popoli e le Nazioni dell'Occidente alla loro antica grandezza, sollecitandone l'intervento per difendere, armi in pugno, i loro stessi interessi ?

Perchè le parole del Presidente Trump questo ci dicono: gli Stati Uniti sono auto sufficienti per petrolio e gas, mentre a casa nostra il blocco di Hormuz provoca penuria di materia prima energetica, aumento dei prezzi, inflazione, calo delle borse e quindi dei risparmi, anche a seguito di una campagna allarmistica che ha interesse nel mettere in difficoltà governi come quello della Meloni, ben oltre la realtà delle cose.

Abbiamo un solo modo per risolvere la questione e non è aumentare il debito pubblico con regalie, sconti, detrazioni, sterilizzazioni su un petrolio (e affini) che comunque scarseggia, ma ripristinare tutto il flusso di cui abbiamo bisogno.

Anche armi in pugno.

Abbiamo la forza militare e le conoscenze per poterlo fare, anche se non sarebbe indolore.

Se uniti, potremmo non solo sbloccare la via del petrolio, ma anche porre termine alla guerra in tempi più brevi e con la piena capitolazione del regime teocratico degli ayatollah.

Invece leggo di orge di riunioni, discussioni, parole senza decisioni e con chi più dovrebbe avere interesse alla soluzione del problema chiedere, invece, come un mendicante, che i costi siano distribuiti tra tutti i cittadini attraverso agevolazioni di vario tipo che comunque il problema, cioè la mancanza di materia prima, non lo risolvono.

Purtroppo non riconosco più i Popoli e le Nazioni Occidentali che avevo conosciuto nei libri di Storia.

E' evidente che prediche disfattiste e una profonda deriva dei costumi, hanno reso deboli e smidollati i Popoli Occidentali che non riescono a reagire neppure davanti agli schiaffi che ci vengono inflitti da chi, davanti alla nostra arrendevolezza, moltiplica le sue provocazioni.

Dopo l'attentato alle Torri Gemelle, una scrittrice, di sinistra, come Oriana Fallaci sollecitò l'Occidente a svegliarsi.

Sembrava che, nell'immediatezza dell'attacco, l'invito fosse stato accolto, poi siamo crollati nel più completo letargo e devo leggere, persino su giornali di Destra, editoriali critici contro il Presidente Trump e gli Stati Uniti, in un riflusso paranoico di antiamericanismo d'accatto.

I Popoli e le Nazioni dell'Occidente possono ancora replicare, nella realtà odierna, quel che è stato mirabilmente rappresentato al cinema da "55 giorni a Pechino", film degli anni Sessanta con David Niven e Charlton Heston, che racconta la resistenza delle ambasciate occidentali a Pechino durante la rivolta dei Boxers.

Andando a memoria, una delle scene finali del film, a vittoria ottenuta, vede David Niven, nella parte dell'ambasciatore inglese e Charlton Heston, ufficiale degli Stati Uniti, che, ascoltando le varie bande delle varie Nazioni suonare in modo cacofonico, contemporaneamente, i differenti Inni Nazionali, dicono: ecco che abbiamo ricominciato a suonare ognuno per conto suo.

Ma per 55 giorni abbiamo suonato la stessa musica, vincendo.

14 marzo 2026

Tre esempi del perchè è nel nostro interesse votare SI'


Due esempi, tra i tanti che i quotidiani e trasmissioni non asserviti alla sinistra pubblicano ogni giorno, sono richiamati in questa breve clip del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Non solo errori di un magistrato costano anni di vita a dei malcapitati, ma tutti noi che paghiamo le tasse, dopo aver corrisposto uno stipendio da oltre centomila euro annui a quei magistrati, dobbiamo anche pagare i risarcimenti, da centinaia di migliaia di euro, agli INNOCENTI colpiti dal sistema giustizia.

Invito ad un ascolto che fa venire i brividi, perchè al posto di quei due disgraziati, in futuro, potremmo esserci noi, se non vinceranno i SI'.

E un doveroso ricordo di una persona della cui morte, a 94 anni, è giunta notizia ieri: Bruno Contrada.

Poliziotto, agente dei Servizi, inquisito e condannato per quel "reato" assurdo che è il "concorso esterno in associazione mafiosa".

Anni di processi, accuse finite sui giornali, poi la prigione e, infine, la liberazione cui la cassazione è stata costretta perchè, per una volta, con una eccezione che conferma la regola, "ce lo chiede l'europa" ha giocato a favore della vittima e non del sistema.

Ma proviamo a immedesimarci nelle tre persone che, prima di avere Giustizia, hanno patito la giustizia di magistrati che hanno poi tranquillamente proseguito nella loro carriera.

Anni di vita profondamente segnati e mai più recuperabili, con nessuna somma, peraltro pagata da noi e non da chi ha sbagliato.

Non so chi, tra i tanti che rilasciano dichiarazioni in tempo di campagna elettorale, l'abbia detto, ma mi è piaciuta la giusta semplificazione per cui se uno è contento del sistema giustizia in Italia voti contro la riforma, diversamente voti SI'.

Se vinceranno i SI' avremo subito una Giustizia con la "G" maiuscola ?

No, ma sarà fatto quel primo passo che, vincendo i no, continueremo a rimandare alle calende greche.

E, comunque, chi non andrà a votare SI', perderà il diritto (almeno quello morale) di lamentarsi della giustizia in Italia, esattamente come quelli che hanno contribuito a bocciare il nucleare in Italia non hanno alcun diritto a lamentarsi della scarsità o del costo dell'energia.

E sarebbe bello che le conseguenze di un voto ricadessero su chi lo ha espresso e non su chi ha sostenuto la tesi opposta.

13 marzo 2026

Chi sbaglia, paghi

Siamo a dieci giorni dalla chiusura delle urne e dal conoscere l'esito del referendum sulla giustizia (sarebbe più corretto dire sull'ordinamento giudiziario, ma la sintesi, sempre approssimativa, è triste patrimonio di questi tempi).

Dopo ... si apriranno altri capitoli, qualunque sia il risultato.

La sinistra cercherà in tutti i modi di danneggiare l'Italia vagheggiando intese sovranazionali, ostilità verso gli Stati Uniti (ma solo finchè ci sarà una Amministrazione Repubblicana, poi si stenderà a tappeto davanti all'Obama di turno dei democratici), confini aperti a cani e porci ai quali non applicare le regole che ci siamo dati per vivere civilmente perchè, poverini, non possono sapere quali esse siano.

Il Centro Destra proverà a continuare nella ricostruzione della Nazione, della nostra economia, dei nostri conti pubblici, delle nostre alleanze internazionali senza cedere un micron di Sovranità, magari con maggiore lentezza di quanto noi Elettori desidereremmo, ma tenendo comunque la barra dritta.

Certamente saremo più agevolati se con la vittoria del SI', il Popolo dovesse marcare il proprio dissenso da un sistema che vede dei dipendenti pubblici, i magistrati, profumatamente pagati, più di qualsiasi altro lavoratore dipendente, pubblico o privato e, nel contempo, protetti dalle peggiori conseguenze potendo essere giudicati solo dai propri simili.

Io ricordo, negli anni della mia attività professionale, colleghi licenziati, colleghi convenuti per risarcimento danni e sui quali ho visto la rivalsa dell'azienda che aveva dovuto rimborsare clienti che, in qualche modo, avevano dichiarato di aver subito un danno anche per un semplice errore materiale, trattenendo per anni e anni parte dello stipendio del malcapitato collega.

Questo non lo vedo accadere tra i magistrati.

Se non sbaglio, l'unico che ha pagato con la radiazione la vicenda emersa con il "caso Palamara" è stato Palamara stesso, come se, da solo, avesse potuto indurre in errore oltre diecimila suoi colleghi operando come è poi emerso.

Vero che altri sono stati sospesi, ma non so se poi quella sospensione, quando l'argomento è stato relegato (troppo rapidamente) nell'oblio da parte dei "professionisti dell'informazione", abbia poi portato a qualcosa di concretamente sanzionatorio.

E' evidente che chi giudica un collega è sempre portato ad essere indulgente, perchè i suoi errori, possono essere anche i miei in futuro.

Ma proprio per quello l'istituzione di una corte disciplinare autonoma dal Csm può dare una maggiore garanzia, a noi "comuni mortali", che si faccia un passo in avanti verso un sistema sanzionatorio che, anche per i magistrati, porti a far pagare chi sbaglia.

Come capita a tutti noi nella nostra ordinaria, quotidiana attività professionale.

E non sarebbe un passo, in avanti, da poco.

Basta un SI'.

12 marzo 2026

Non si porga l'altra guancia

Ieri, quasi contemporaneamente, mentre la Meloni in parlamento dichiarava che non eravamo in guerra e (sbagliando) tendeva una mano (che le hanno subito azzannato) alle opposizioni, l'Iran lanciava un drone o un missile contro la nostra base in Iraq.

Siamo in guerra e non per nostra scelta.

Siamo in guerra perchè siamo stati attaccati direttamente e indirettamente.

Direttamente con l'esplosione di ieri che ha centrato un lembo di terra italiana in Iraq.

Indirettamente perchè gli ayatollah, hanno gettato la maschera e stanno danneggiando la nostra economia, bloccando i rifornimenti di gas e petrolio provenienti, non dall'Iran (come sarebbe lecito), ma da altre nazioni del Golfo che non sono (ancora) in guerra.

Come ho già avuto modo di scrivere, il regime teocratico di Teheran andava affrontato 47 anni fa e gravi sono le responsabilità francesi che diedero ospitalità e protezione a Khomeini (come hanno dato e continuano a dare ospitalità e protezione ad alcuni terroristi rossi già condannati da tempo con sentenze passate in giudicato).

Ma non è il momento per guardare indietro, bensì di attivarsi per rispondere all'attacco, diretto e indiretto, degli ayatollah, collaborando con gli Stati Uniti e Israele per far finire la guerra il più presto possibile.

Senza porgere l'altra guancia, così come il Centro Destra deve smetterla, in Patria, di cercare un impossibile dialogo con la sinistra.

Non abbiamo nulla in comune, nessun Valore, Ideale, Principio condiviso.

Solo per caso ci ritroviamo tutti con una carta di identità con l'indicazione di essere "cittadino Italiano", con la differenza che noi, Italiani, ci sentiamo con tutti noi stessi, mentre a sinistra schifano di esserlo e preferiscono dichiararsi "europei" o addirittura "cittadini del mondo".



11 marzo 2026

Piovono i motivi per un SI'

Oggi La Verità ha pubblicato un articolo con un elenco di soggetti, entrati illegalmente in Italia, destinati ad essere ospitati in un centro di raccolta in Albania perchè, a causa dei loro precedenti, anche di omicidio, rappresentano un pericolo per la Sicurezza degli Italiani e invece sono stati liberati dai magistrati e quindi lasciati sciamare per l'Italia.

Contemporaneamente leggo che è stata "rinforzata" (vuol dire che già c'era !) la protezione nei confronti di un magistrato del tribunale dei minori dell'Aquila, a seguito di presunte minacce ricevute "tramite social".

Ecco che anche oggi abbiamo due notizie che motivano il SI' al referendum.

Lasciare liberi di circolare personaggi che già arrivano con un carico di precedenti, mi sembra un comportamento inaccettabile e "rafforzare" una protezione che già c'era ad un magistrato che avrebbe ricevuto delle minacce, beh allora vorrei che tutti noi che riceviamo da qualche squilibrato delle minacce appena scriviamo un commento su X, fossimo ugualmente tutelati.

E' possibile ?

Certo che no.

E' un privilegio che distorce profondamente anche la visione di quei magistrati, perchè se loro sono ampiamenti protetti dallo scudo delle scorte, come possono capire il rischio che noi, comuni mortali, corriamo se loro, privilegiati nella torre d'avorio delle protezioni pagate  con i nostri soldi, ostacolano il Governo nel tenere sotto controllo dei pericolosi clandestini, fino alla loro effettiva espulsione ?

Certo che uno stupratore, un rapinatore, un assassino, non rappresenta un pericolo per chi vive sotto la protezione di una scorta che, magari, viene pure rafforzata alla prima flatulenza di uno squilibrato.

Ma per noi non è così.

E allora ?

Allora un SI' al referendum, perchè il magistrato che sbaglia a lasciare libero un soggetto pericoloso, alla pari del magistrato che sbaglia nel lasciare in galera o nel perseguire un innocente, paghi, di persona, come pagano di persona tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, di qualsiasi altro ambito lavorativo.

10 marzo 2026

La limpida chiarezza del SI'


In 13 minuti la Meloni ha sintetizzato le ragioni del SI', ragioni vere, non inventate o manipolate come quelle proposte dall'opposizione il cui unico scopo è provare a dare un dispiacere ad un Governo che, intanto, continuerà a lavorare sino a fine legislatura, a prescindere dal reale interesse della Nazione e del Popolo Italiano di avere una giustizia giusta ed efficiente.

Questo Governo sta realizzando il programma per il quale è stato eletto, pur con lentezza, compromessi e saltando gli ostacoli e gli sgambetti che vengono messi sul suo percorso da una variegata congrega (magistrati, preti, sindacati, cinematografari, coop, giornalisti etc., tutti o in gran parte - almeno di chi si esprime - contrari alla riforma) che sta perdendo i propri privilegi e vantaggi, davanti ad un Governo che non è espressione delle congiure di Palazzo, ma del voto popolare.

Ed è giusto che sia il Popolo ad avere l'ultima parola.

Volete avere un giudice che sia terzo rispetto alla pubblica accusa e alla difesa ?

Volete che un magistrato che sbaglia paghi di persona, come capita a tutti i lavori dipendenti, pubblici e privati ?

La risposta non può che essere SI'.

09 marzo 2026

Odi et amo

Non so se elogiare o criticare Giorgia Meloni per la posizione assunta in merito alla guerra contro gli ayatollah iraniani.

Di pancia mi piacerebbe che anche l'Italia facesse la sua parte per estirpare il Male rappresentato da quel regime teocratico islamista.

Sono anche convinto che un'azione coordinata e condivisa tra tutte le Nazioni Occidentali, ognuna delle quali può mettere a disposizione, poco o tanto, un valido contributo per accentuare la distruzione delle armi, dei depositi, dei rifornimenti, dei lanciamissili e droni, delle fabbriche che li costruiscono, ancora in mano agli ayartollah.

Accelerando, in tal modo, la fine dell'azione militare, anticipando il crollo del regime teocratico e, per conseguenza, facendo recuperare le borse mondiali e abbassando drasticamente i costi delle materie energetiche con una rapida riapertura delle vie di rifornimento.

Per me sarebbe la strada maestra, quindi sarei portato a criticare le esternazioni anche della Meloni (non parliamo poi di quelle di Crosetto ...) che sono oltremodo prudenti e, anzi, sin troppo neutrali, anche se spero che un fondo di sostanza ci sia ai complimenti di Trump al nostro Presidente del Consiglio, anche se non verremo mai a saperlo con certezza.

Se, però, mi guardo intorno, vedo che la solita metà, poco più, poco meno, degli Italiani, ma anche degli altri Popoli e Nazioni Occidentali, si schiera, con la bava alla bocca, contro l'azione di Usa e Israele, supportando oggettivamente gli ayatollah, quindi indebolendo ogni governo che volesse agire per contribuire ad una rapide fine della guerra.

I cattocomunisti e, in genere, i socialisti (capofila, questa volta, Sanchez e Starmer, socialisti, appunto) straparlano di "dialogo", come se in questi 47 anni da quando in Iran sono andati al potere gli ayatollah, non si fosse mai provato, inutilmente, un dialogo che, senza il bastone dell'azione militare, favorirebbe esclusivamente chi si rifiuta di aprirsi alla libertà per il proprio Popolo e alla collaborazione onesta con le altre Nazioni.

Il problema è che, oggi, se metà opinione pubblica è istigata a contrastare un'azione militare, questa viene fortemente depotenziata, anche se il Governo in carica fosse solidamente compatto nel promuoverla.

Lo abbiamo visto in Vietnam dove la campagna, soprattutto quella interna, promossa contro la guerra degli anni Sessanta, portò all'abbandono di Saigon ad un triste destino di oppressione comunista.

Lo abbiamo visto con tante incompiute più recenti, come in Iraq e in Afghanistan.

Alla luce di ciò, non posso quindi che apprezzare l'equilibrio della Meloni e del nostro Governo che, senza tradire i Valori di una alleanza con gli Stati Uniti che è anche alleanza Culturale, oltre che Militare e Politica, mantiene l'Italia in una posizione intermedia che, se non soddisfa le mie personali convinzioni, tiene però presente la necessità di essere rappresentativa di quanti più Italiani possibile.

Tutto sommato riconosco che, in merito all'azione contro gli ayatollah, la posizione del Governo Meloni è più equilibrata e soddisfacente di quella che tiene in relazione al conflitto in Ucraina, dove lo sbilanciamento verso Kiev è più evidente.

Mi rimane poi la convinzione che gli apprezzamenti di Trump non siano fondati sul nulla.

Quindi, per prendere a prestito da Catullo, odi et amo, critico ed elogio, ma non so decidermi su quale porta aprire.

08 marzo 2026

L'Ilva incombe ancora sui nostri soldi

Nella confusione cacofonica che le urla sulla guerra contro gli ayatollah e la campagna referendaria di chi non vuole esprimere un SI' al futuro della giustizia in Italia, resta sotto traccia una minaccia ai nostri conti pubblici.

Si tratta dell'Ilva, più precisamente degli stabilimenti di Taranto.

Sembrano bene avviate le trattative per la cessione ad una società americana ma, ancora una volta, i sindacati si mettono in mezzo e ne chiedono la statalizzazione.

I sindacati, cioè, invece di confrontarsi nel mare aperto del Libero Mercato, preferiscono la nicchia privilegiata del pubblico, dove si possono fare tutti gli scioperi che si vuole, tanto c'è Pantalone che paga per tutti.

E' un gioco a perdere già sperimentato dolorosamente con l'Alitalia e magistralmente giocato dagli Agnelli con la Fiat in cui, senza cederne la proprietà, sono riusciti per decenni a privatizzare gli utili e socializzare le perdite.

Ora, a Taranto si scontrano due esigenze non uguali e inconciliabili.

Da un lato l'esigenza alla salute, cavalcata senza ritegno dai magistrati che, dopo anni di tira e molla, hanno imposto degli interventi costosissimi sugli impianti, dall'altro la difesa di un posto di lavoro.

I sindacati chiedono la statalizzazione perchè sanno benissimo che una azienda privata per eseguire, almeno in parte, gli interventi sugli impianti, ha necessità di recuperare, almeno in parte, gli ingenti costi risparmiando sul personale e, quindi, ridimensionando gli organici.

E' il Mercato, bellezza.

E' necessario tutelare la salute dei cittadini e se questo implica la chiusura degli impianti, sarà compito degli imprenditori, privati, organizzare, inventare (del resto l'impresa deriva da una intuizione ed il rischio di impresa dalla incertezza del risultato di quella intuizione) delle alternative che, non necessariamente, devono essere nel campo delle acciaierie.

L'acquisizione da parte dello stato degli impianti bloccherebbe ogni inventiva, perchè consoliderebbe, con oneri ingenti per tutti gli Italiani, una spesa che mai, come è stato per l'Alitalia e la Fiat, riusciremo a recuperare.

Si tratterrebbe di un 110% di contiana memoria elevato all'ennesima potenza che ci inchioderebbe ad un deficit non recuperabile e, visto che non sembra ci sia la volontà, neppure da parte di questo governo, di uscire dalla unione europea, asservirebbe i nostri conti pubblici al commissariamento da Bruxelles.

Per questo è necessario che l'Ilva sia venduta, ad una azienda privata che dovrà, nel dialogo tra privati, con i sindacati in rappresentanza dei lavoratori, indicare la strada che intende intraprendere, senza alcuna ingerenza dello stato, del Governo o, in generale, del pubblico, neppure tramite qualche società che agisca in regime privatistico ma sia pur sempre proprietà pubblica.

A noi costerebbe di più la statalizzazione dell'Ilva degli aumenti temporanei dei prezzi di gas e petrolio conseguenti alla azione in Iran contro gli ayatollah.

Non dimentichiamoci della spada di Damocle sui nostri conti e risparmi che potrebbe rappresentare un'Ilva statalizzata.