Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

09 marzo 2026

Odi et amo

Non so se elogiare o criticare Giorgia Meloni per la posizione assunta in merito alla guerra contro gli ayatollah iraniani.

Di pancia mi piacerebbe che anche l'Italia facesse la sua parte per estirpare il Male rappresentato da quel regime teocratico islamista.

Sono anche convinto che un'azione coordinata e condivisa tra tutte le Nazioni Occidentali, ognuna delle quali può mettere a disposizione, poco o tanto, un valido contributo per accentuare la distruzione delle armi, dei depositi, dei rifornimenti, dei lanciamissili e droni, delle fabbriche che li costruiscono, ancora in mano agli ayartollah.

Accelerando, in tal modo, la fine dell'azione militare, anticipando il crollo del regime teocratico e, per conseguenza, facendo recuperare le borse mondiali e abbassando drasticamente i costi delle materie energetiche con una rapida riapertura delle vie di rifornimento.

Per me sarebbe la strada maestra, quindi sarei portato a criticare le esternazioni anche della Meloni (non parliamo poi di quelle di Crosetto ...) che sono oltremodo prudenti e, anzi, sin troppo neutrali, anche se spero che un fondo di sostanza ci sia ai complimenti di Trump al nostro Presidente del Consiglio, anche se non verremo mai a saperlo con certezza.

Se, però, mi guardo intorno, vedo che la solita metà, poco più, poco meno, degli Italiani, ma anche degli altri Popoli e Nazioni Occidentali, si schiera, con la bava alla bocca, contro l'azione di Usa e Israele, supportando oggettivamente gli ayatollah, quindi indebolendo ogni governo che volesse agire per contribuire ad una rapide fine della guerra.

I cattocomunisti e, in genere, i socialisti (capofila, questa volta, Sanchez e Starmer, socialisti, appunto) straparlano di "dialogo", come se in questi 47 anni da quando in Iran sono andati al potere gli ayatollah, non si fosse mai provato, inutilmente, un dialogo che, senza il bastone dell'azione militare, favorirebbe esclusivamente chi si rifiuta di aprirsi alla libertà per il proprio Popolo e alla collaborazione onesta con le altre Nazioni.

Il problema è che, oggi, se metà opinione pubblica è istigata a contrastare un'azione militare, questa viene fortemente depotenziata, anche se il Governo in carica fosse solidamente compatto nel promuoverla.

Lo abbiamo visto in Vietnam dove la campagna, soprattutto quella interna, promossa contro la guerra degli anni Sessanta, portò all'abbandono di Saigon ad un triste destino di oppressione comunista.

Lo abbiamo visto con tante incompiute più recenti, come in Iraq e in Afghanistan.

Alla luce di ciò, non posso quindi che apprezzare l'equilibrio della Meloni e del nostro Governo che, senza tradire i Valori di una alleanza con gli Stati Uniti che è anche alleanza Culturale, oltre che Militare e Politica, mantiene l'Italia in una posizione intermedia che, se non soddisfa le mie personali convinzioni, tiene però presente la necessità di essere rappresentativa di quanti più Italiani possibile.

Tutto sommato riconosco che, in merito all'azione contro gli ayatollah, la posizione del Governo Meloni è più equilibrata e soddisfacente di quella che tiene in relazione al conflitto in Ucraina, dove lo sbilanciamento verso Kiev è più evidente.

Mi rimane poi la convinzione che gli apprezzamenti di Trump non siano fondati sul nulla.

Quindi, per prendere a prestito da Catullo, odi et amo, critico ed elogio, ma non so decidermi su quale porta aprire.

08 marzo 2026

L'Ilva incombe ancora sui nostri soldi

Nella confusione cacofonica che le urla sulla guerra contro gli ayatollah e la campagna referendaria di chi non vuole esprimere un SI' al futuro della giustizia in Italia, resta sotto traccia una minaccia ai nostri conti pubblici.

Si tratta dell'Ilva, più precisamente degli stabilimenti di Taranto.

Sembrano bene avviate le trattative per la cessione ad una società americana ma, ancora una volta, i sindacati si mettono in mezzo e ne chiedono la statalizzazione.

I sindacati, cioè, invece di confrontarsi nel mare aperto del Libero Mercato, preferiscono la nicchia privilegiata del pubblico, dove si possono fare tutti gli scioperi che si vuole, tanto c'è Pantalone che paga per tutti.

E' un gioco a perdere già sperimentato dolorosamente con l'Alitalia e magistralmente giocato dagli Agnelli con la Fiat in cui, senza cederne la proprietà, sono riusciti per decenni a privatizzare gli utili e socializzare le perdite.

Ora, a Taranto si scontrano due esigenze non uguali e inconciliabili.

Da un lato l'esigenza alla salute, cavalcata senza ritegno dai magistrati che, dopo anni di tira e molla, hanno imposto degli interventi costosissimi sugli impianti, dall'altro la difesa di un posto di lavoro.

I sindacati chiedono la statalizzazione perchè sanno benissimo che una azienda privata per eseguire, almeno in parte, gli interventi sugli impianti, ha necessità di recuperare, almeno in parte, gli ingenti costi risparmiando sul personale e, quindi, ridimensionando gli organici.

E' il Mercato, bellezza.

E' necessario tutelare la salute dei cittadini e se questo implica la chiusura degli impianti, sarà compito degli imprenditori, privati, organizzare, inventare (del resto l'impresa deriva da una intuizione ed il rischio di impresa dalla incertezza del risultato di quella intuizione) delle alternative che, non necessariamente, devono essere nel campo delle acciaierie.

L'acquisizione da parte dello stato degli impianti bloccherebbe ogni inventiva, perchè consoliderebbe, con oneri ingenti per tutti gli Italiani, una spesa che mai, come è stato per l'Alitalia e la Fiat, riusciremo a recuperare.

Si tratterrebbe di un 110% di contiana memoria elevato all'ennesima potenza che ci inchioderebbe ad un deficit non recuperabile e, visto che non sembra ci sia la volontà, neppure da parte di questo governo, di uscire dalla unione europea, asservirebbe i nostri conti pubblici al commissariamento da Bruxelles.

Per questo è necessario che l'Ilva sia venduta, ad una azienda privata che dovrà, nel dialogo tra privati, con i sindacati in rappresentanza dei lavoratori, indicare la strada che intende intraprendere, senza alcuna ingerenza dello stato, del Governo o, in generale, del pubblico, neppure tramite qualche società che agisca in regime privatistico ma sia pur sempre proprietà pubblica.

A noi costerebbe di più la statalizzazione dell'Ilva degli aumenti temporanei dei prezzi di gas e petrolio conseguenti alla azione in Iran contro gli ayatollah.

Non dimentichiamoci della spada di Damocle sui nostri conti e risparmi che potrebbe rappresentare un'Ilva statalizzata.


07 marzo 2026

L'oscurantismo statalista anche nell'educazione dei figli

Pur non avendo seguito la vicenda dei cosiddetti "bambini del bosco", sono rimasto allibito dalla decisione dei magistrati del tribunale dei minori che, dopo averli allontanati dal loro ambiente, adesso hanno, persino con l'utilizzo dei Carabinieri (colpevoli solo di "obbedir tacendo"), allontanato dai figli anche la madre e, da quanto ascolto per radio, con la prospettiva di dividere, tra loro, gli stessi bambini.

Se non è un modo per effettuare, più facilmente, un lavaggio del cervello a delle menti ancora tutte da formare, per indirizzarle contro i loro genitori, non so cosa sia.

Bene ha fatto il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a dichiarare la sua sorpresa per un tale atteggiamento, preannunciando un provvedimento che, però, come tutti i provvedimenti sensati del Governo (a cominciare dalla materia dell'immigrazione clandestina), finchè avremo questo ordinamento giudiziario, trova un ostacolo pressochè insormontabile nei magistrati che lo devono applicare e invece lo interpretano, trovando, come sempre in diritto e come riuscirebbe a fare ciascuno di noi che ne avesse il potere di metterla in pratica, la scappatoia per una applicazione finalizzata alle proprie visioni ideologiche.

"I figli non sono dello stato", ha ricordato il Premier e bene ha fatto, perchè sembrerebbe che, invece, ci sia qualcuno che pensi il contrario.

E' un filone nel quale rientrano tutte le snobistiche e supponenti maestrine dalla penna (e non solo) rossa che pretendono di "educare" il prossimo, a parlare, a mangiare e adesso persino a come educare i figli.

E' la stortura più evidente di un sistema in cui lo stato ha infilato i suoi tentacoli ovunque, limitando la libertà individuale e pensando, a torto, di poter regolare tutto, come se fosse una unione europea qualunque.

Ci impongono limiti all'uso del contante, ci impongono il linguaggio con i termini che vogliono loro e mettendo all'indice quelli che a loro non piacciono, vogliono leggi per limitare la nostra libertà di espressione, intaccando la nostra libertà di opinione e adesso vogliono anche che i figli siano educati secondo i loro canoni.

E' ora di dire basta, cominciando con il votare SI' il prossimo 22 e 23 marzo.



06 marzo 2026

Il peloso allarmismo interessato della sinistra

Da quando è iniziata, con 47 anni di ritardo, l'azione militare contro gli ayatollah, la sinistra, in tutte le sue articolazioni (media radiotelevisivi e cartacei, preti, magistrati, attori e cantanti, sindacato, giù, giù, fino ai politici sempre a rimorchio dei primi che indicano loro la strada) sta agitando e snocciolando dati urlati come se l'Italia stesse rotolando in un abisso senza fine.

Il loro scopo è creare ansia, allarmismo, l'humus ideale per spaventare e impedire il successo referendario del SI', il voto di buon senso per riformare l'ordinamento giudiziario, dando pari dignità alla difesa nei confronti dell'accusa e cominciando a sanzionare i magistrati che sbagliano come si sanzionano tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, quando il loro errore fa pagare un prezzo ingiusto al prossimo.

E' la stessa tattica usata, purtroppo con successo, due volte in occasione degli importantissimi referendum sul nucleare, quando la paura, l'ansia creata ad arte facendo leva su un paio di eventi eccezionali, portò tanti Italiani a sbagliare, votando contro il nucleare, creando le premesse per l'odierno fabbisogno energetico che non trova risposte interne e che ci costa più di quanto ci sarebbe costato se avessimo proseguito nella politica di costruzione delle centrali nucleari.

Oggi la difesa della casta è sulla ridotta della magistratura militante, quella che manda liberi imam e clandestini, facendo al Governo quella opposizione che Schlein e compagni non sono capaci di fare.

Eppure, basterebbe un minimo di coscienza informativa, per sottolineare, ad esempio, come il prezzo del gas, che oggi si attesta sotto ai 50 euro al megawattora, quando c'era il Fenomeno Draghi, nel 2022, era schizzato a 320 euro, senza tutte queste isterie dei media.

Altrettanto dicasi per il prezzo della benzina di cui i conduttori del telegiornali annunciano, spalancando gli occhioni finti stupiti, che è a 1,7 euro al litro, dimenticandosi dei 2 euro raggiunti all'epoca del Fenomeno.

L'allarmismo è come il pessimismo: aiuta a realizzare il peggior scenario possibile.

Quando, poi, è del tutto immotivato, come nella situazione attuale, ci si deve domandare a chi giova.

E l'unico ritorno è a favore dell'immobilismo in ogni settore, una chiamata a non cambiare, non riformare, non agire.

Scommettiamo che dopo il voto del 22 e 23 marzo l'allarmismo che oggi appesta l'aria che respiriamo, si disperderà come, dopo i referendum del nucleare, sono rimasti solo i costi di una scelta sbagliata e nessuno più si ricorda del terrore catastrofista con il quale martellarono per impedire l'unica scelta lungimirante in campo energetico ?

Mi auguro che, ricordandoci dell'errore in quei referendum, non si faccia di nuovo l'errore di rifiutare un SI' che ci avvierebbe al futuro, slegandoci da un passato che dobbiamo, in qualche modo, chiudere, come, in qualche modo, deve essere chiusa la (sin troppo lunga) parentesi degli ayatollah in Iran..

05 marzo 2026

L'insostenibile immobilismo delle democrazie occidentali

Winston Churchill sosteneva che la democrazia fosse la peggior forma di governo. eccezion fatta per tutte le altre forme sperimentate finora.

Forse aveva ragione, anche se la democrazia che conosciamo noi non è certo quella di Pericle ed ha avuto le sue (profonde) evoluzioni.

La vicenda dell'attacco israelo americano in Iran, conferma sicuramente la prima parte dell'enunciazione dello statista inglese: la peggior forma di governo.

Una lentezza esasperata nel prendere le decisioni, quando poi sono realmente prese, perchè c'è una manifesta tendenza a non decidere, non schierarsi, un neneismo, travestito da pacifintismo,  ipocrita e velleitario che trova, di volta in volta, i suoi portabandiera in primi ministri in crisi di nazioni che hanno un glorioso passato, un triste presente di decadenza e un futuro ancor peggiore con la prospettiva di una sostituzione etnica.

L'epoca in cui viviamo acuisce l'impotenza delle democrazia perchè viene data voce ad una miriade di soggetti che urlano dalle loro tastiere, favorendo una cacofonia che impedisce ogni ragionamento e affonda ogni argomentazione.

Dall'altra parte abbiamo regimi che, saranno anche peggiori delle democrazie, ma decidono, agiscono, prendono decisioni (giuste o sbagliate che siano), perseguono una finalità (giusta o sbagliata che sia) e alla fine qualche risultato lo ottengono.

Noi siamo inchiodati ad eterne discussioni e se, ogni tanto, non arrivasse un Trump (ma avrei potuto scrivere anche un Reagan o un Bush) che decide di agire, saremmo preda del più assoluto immobilismo.

Non a caso per intervenire contro gli ayatollah abbiamo impiegato 47 anni e c'è ancora chi tira il culetto indietro, timoroso di prendere una decisione, rifugiandosi nel comodo ponzio pilatismo del "diritto internazionale" che vuole eterne e inconcludenti discussioni, riunioni, trattative, finchè non ci troviamo con il nemico a comandare in casa nostra e che nostra non lo sarà più.

Poi, magari, ci sono anche dei leaders che avrebbero i numeri e le idee per fare, ma si trovano ingabbiati in un sistema di pesi e contrappesi che ne tarpano le ali.

Come in Italia, dove si intravvede una linea coerente con il ruolo che ci aspetteremmo di ricoprire (ad esempio rifiutando di inginocchiarci davanti alla Francia perchè non abbiamo bisogno di uno scudo nucleare francese, che resterebbe nella piena e totale disponibilità francese, quando siamo parte integrata ed essenziale della Nato), ma dove da Mattarella alla maggior parte della stampa, dalla magistratura ai preti, si rema contro la logica che vorrebbe la messa a disposizione degli Stati Uniti delle basi aeree (e, aggiungo io, la partecipazione all'operazione), istigando in tal senso una metà, più o meno, della popolazione.

Come si fa a governare una Nazione divisa a metà su questioni fondamentali sulle quali non è minimamente possibile il raggiungimento di un punto di caduta che rappresenti la sintesi delle due posizioni ?

Perchè si arriva ad un compromesso quando è possibile individuare qualche interesse convergente, qualche condivisione, non quando le posizioni sono inconciliabili sotto ogni profilo.

Allora vediamo che, forse, la democrazia non è la peggior forma di governo, ma comunque vi sono forme di governo, magari ancora in nuce, che possono meglio interpretare l'Interesse di una Nazione, di un Popolo e che potrebbero essere la "democrazia" del futuro, tanto diversa da quella odierna come quella odierna è diversa da quella di Pericle.


04 marzo 2026

La propaganda avversa conforta il mio SI'

In automobile non ho grandi alternative, quando sono da solo, che ascoltare la radio e così accendo e ascolto tutto quello che passa il convento.

Di questi tempi ci sono gli spazi di propaganda autogestita per il referendum.

Noiosi, ripetitivi e, per poter restare nei tempi concessi, didascalici, a livello di slogan.

La comunicazione del "SI'" mi appare debole e tendente a sviluppare concetti troppo tecnici, invece di concentrarsi sul concetto di separazione e quindi di parità fra accusa e difesa e su quello del magistrato che debba pagare per i suoi errori.

La comunicazione del "no" mi appare basata su presupposti non veri, tutta centrata come è sul processo alle intenzioni di "sottomettere" i giudici al Governo.

Oggi, poi, ho ascoltato una corbelleria sesquipedale, con un esempio assurdo che vorrebbe farci credere che un magistrato, in un processo del lavoro, con le regole odierne tutelerebbe il lavoratore contro il Moloch delle multinazionali, ma non potrebbe più farlo se vincesse la Riforma del SI'.

Un richiamo ad un socialismo di risulta per provare a raccattare qualche voto puntando sull'odio di classe che nulla ha a che vedere con le modifiche proposte.

Ma ho sentito anche la reiterazione del concetto per cui il Governo, con la riforma, vorrebbe le "mani libere".

Per fare cosa ?

Certo non per incarcerare arbitrariamente o coartare la volontà degli Italiani, ma, semmai, per applicare la volontà degli Italiani.

Perchè tutti vediamo e leggiamo, ogni giorno, come, ad esempio sull'immigrazione, questo Governo, eletto per respingere e rimpatriare i clandestini, trovi ostruzionismo da parte di dipendenti pubblici, i magistrati, che esercitano un ruolo non per elezione ma per concorso, sovente ribaltando la volontà popolare espressa con il voto.

Allora sì, mi parrebbe giusto che si ponesse fine a questo sopruso nei confronti della volontà popolare e mi piacerebbe che i comitati del SI', invece di limitarsi ad asettiche spiegazioni tecniche, rivendicassero il diritto del Governo a dare corpo alla volontà degli Elettori, senza venirne impediti da qualche magistrato ideologizzato. 

Purtroppo la riforma non dice quello, ma può solo aiutare i magistrati non ideologizzati a prendere coraggio ed essere più indipendenti perchè con il sorteggio verrebbero tagliate le unghie alle correnti della magistratura, premiando l'indipendenza del singolo.

Ma se fosse anche solo per così poco, varrebbe sempre lo sforzo di votare SI' il prossimo 22 e 23 marzo. 

03 marzo 2026

Il dubbio gusto del pessimismo perenne

Quando sabato scorso abbiamo avuto notizia dell'attacco contro il regime teocratico islamista di Teheran, sono partiti a razzo anche i commenti catastrofisti dei pessimisti cronici che non aspettavano altro che dipingere con colori funesti il nostro futuro.

E' una pessima attitudine che si ritrova in ogni ambiente.

Avevo un collega che, sistematicamente, appena ci veniva notificato un atto diceva: ci fanno neri.

Nella maggior parte dei casi non era così, anzi, ma quelle poche volte in cui abbiamo avuto un esito negativo era quasi contento, come se avesse vinto lui personalmente e il "ve lo avevo detto" era espresso con tutta la rotondità di un fausto evento.

Così tanti commentatori, politici, "esperti" di questo e di quello, si crogiolano nelle previsioni più funeste, dipingendo scenari infernali che hanno come unico risultato quello di creare ansia, turbare le menti più deboli e spingerle a passi azzardati.

Ad esempio a vendere i titoli di stato per comprare oro di cui si sente dire, da ogni dove, che è il bene rifugio dei tempi difficili.

Ed è vero, però il singolo travet che vende titoli di stato per comprare, anche da un rivenditore onesto e perfettamente in regola, dell'oro, paga il valore del metallo, la lavorazione, le commissioni di intermediazione (e più passaggi ci sono più sono alte) fino ad arrivare ad un valore che, quando la buriana passa (perchè passa sempre !) e cerca di recuperare liquidità si trova con un valore ben più ridotto di quello che avrebbe avuto conservando i titoli di stato (o altri, incluse le azioni).

Nel 1992, quando Amato entrò notte tempo nei nostri conti correnti per sottrarci il 6 per mille, fioccarono le "anticipazioni": colpiranno i conti, no colpiranno i titoli di stato, no, le case ...

Un mio conoscente, forte dei suoi rapporti nella politica governativa, disse con grande sicumera: "verranno tassati i titoli di stato, te lo dico perchè io li ho già liquidati tutti e tengo la disponibilità nel conto corrente".

Il sei per mille fu applicato ai depositi in conto corrente.

Non da oggi, mi domando quanti danni facciano le notizie propalate in modo ansiogeno dai cosiddetti "professionisti dell'informazione".

Perchè invece non cercare di instillare un po' di ottimismo, favorendo una visione positiva della vita e del mondo in cui viviamo ?

Del resto questa nostra epoca è sicuramente la migliore tra tutte quelle che sono trascorse negli anni, secoli, millenni passati, da quando l'Uomo ha cominciato a prendere possesso di questa Terra.

E, sicuramente, fra cento, duecento anni, si vivrà ancora meglio di quanto non si viva oggi.

Ci saranno alti e bassi, ma la risultante sarà, come sempre è stata, una rinnovata spinta verso un Futuro migliore.

E anche dalla guerra in corso non possiamo che trarre auspici positivi, perchè c'è un risultato già scritto: il regime teocratico islamista di Teheran è finito.

Con 47 anni di ritardo, ma sono entrati in circolo gli anticorpi e già questa è una buona notizia.


02 marzo 2026

Con 47 anni di ritardo

Credo nessuno possa dubitare su come la penso in merito all'attacco contro l'Iran: arriva con 47 anni di ritardo.

Voglio invece additare al pubblico biasimo il comportamento e le dichiarazioni di una certa parte politica che, in Italia come in altre nazioni europee, stringe il culetto, schizzinosa e, dopo aver sbrodolato retorica a piene mani su "donna, vita e libertà", intimando (agli altri) di "fare qualcosa", quando Trump "fa qualcosa", strilla contro Trump e non contro gli ayatollah.

Senza illustrarci, però, come si potrebbe abbattere un regime sanguinario, ideologico, dogmatico, con un altro metodo che non sia quello che il Presidente Trump ha deciso di utilizzare.

Sono gli stessi, peraltro, che nel 2011 applaudirono il maramaldeggiare di Obama contro un Gheddafi già disinnescato da Berlusconi, provocando il disastro delle cosiddette "primavere arabe".

Come tutti, anche quelli che si prestano in radio e televisione a straparlare per spiegarci cosa accadrà e perchè è accaduto, non so che indirizzo potrà avere questa guerra, ovviamente auspico che il popolo iraniano sia in grado di riscattarsi approfittando di una occasione irripetibile, per ripristinare una società che, come era avviata prima del 1979, sappia integrarsi nel Terzo Millennio e non resti ancorata al 600 dopo Cristo.

Apprezzo la prudenza di Giorgia Meloni e la sua capacità di tacere, invece di aprire bocca giusto per cambiare aria nella scatola cranica, come fa Macron che sembra essere la caricatura contemporanea del personaggio cantato da Enzo Jannacci: "vengo anch'io ?".

E apro una parentesi per ricordare che la Francia, come ha dato e continua a dare riparo a dei terroristi rossi italiani, così diede riparo a Khomeini, dandogli la possibilità di ordire la sua tela malvagia che ha oppresso l'Iran per 47 anni.

Ancora una volta abbiamo la dimostrazione che i primi nemici dell'Occidente, della Libertà, della Pace, sono al nostro stesso interno, quelli che dicono di volere la pace, ma perseguono solo il sostegno ai regimi tirannici che si tratti di quello di Maduro in Venezuela o degli ayatollah in Iran.

Il grande merito di Trump è provare a scuotere l'Occidente, dando degli obiettivi che rispolverino la nostra missione civilizzatrice che, come sempre è stato nella Storia, viene veicolata ANCHE, non "solo", ma ANCHE, attraverso interventi bellici spesso distruttivi, ma talvolta imprescindibili.


01 marzo 2026

Per sempre SI'


Sono decenni che non guardo il Festival di Sanremo e anche ieri sera ho optato per due telefilm in anteprima "offerti" da Sky extra e poi la partita Inter-Genoa.

E' però impossibile evitare le notizie in merito dei giornali radio, televisivi e cartacei e credo sia anche giusto, almeno, avere conoscenza di quel che resta comunque una trasmissione guardata da milioni di Connazionali.

A tre settimane dal voto referendario, non posso che trarre auspici favorevoli dal titolo della canzone vincitrice: Per sempre SI'.

Non cambia le intenzioni di voto e non cambierà il voto che ciascuno di noi esprimerà, però ricordo che nel 1974, all'epoca del referendum sul divorzio, fu oscurata la canzone che Gigliola Cinquetti portava all'eurofestival ed era intitolata "SI'".

Dopo 52 anni, almeno un passo avanti lo abbiamo fatto.

Sono andato quindi a cercare su You tube la canzone vincitrice ed ho avuto la sorpresa positiva di vedere un cantante in giacca e cravatta, con i capelli curati, senza tatuaggi o trucchi di dubbio gusto.

Non so chi sia Sal Da Vinci, è la prima volta che lo sento nominare.

Ma non posso che sperare che rappresenti solo la punta di un iceberg, per la restaurazione del buon gusto.



28 febbraio 2026

Come ad ogni fine legislatura, si parla di legge elettorale

E' tornata di moda la legge elettorale, come ad ogni fine legislatura.

Intanto sgombriamo il campo dalle strumentali litanie su una legge presentata a fine mandato: è giusto così, perchè cambiare la legge elettorale ad inizio quinquennio significherebbe veder contestato ogni provvedimento con il ritornello per cui "se avessimo la nuova legge non ci sarebbe stata questa maggioranza".

E' giusto cambiare una legge elettorale a fine del mandato precedente e per poter avere un parlamento eletto con il nuovo sistema.

Poi il contenuto.

A cosa serve una legge elettorale ? 

Ad eleggere i rappresentanti dei cittadini per dare quindi un governo alla Nazione.

Di conseguenza la legge deve coniugare la rappresentatività con la possibilità di un governo stabile, possibilmente di legislatura.

Il proporzionale puro, con la frammentazione darebbe il massimo di rappresentatività, ma metterebbe il governo nelle mani delle congiure di Palazzo, del mercimonio dei parlamentari, dei condizionamenti da parte dei gruppi di potere. 

Il maggioritario secco (cioè vince chi prende anche un solo voto in più) può funzionare se applicato ai collegi uninominali, non se applicato a livello di liste nazionali perchè comprimerebbe la rappresentatività dando, peraltro, il massimo di governabilità.

In mezzo a quei due estremi ci sono varie costruzioni.

Il Governo Meloni dimostra che la stabilità di Governo è un valore aggiunto per la Nazione e non mi sembra che si sia compressa la rappresentatività, anzi continuano a formarsi liste e partiti.

Vedremo come si svilupperà la proposta di legge presentata nei giorni scorsi, ma l'Interesse Nazionale vuole che si arrivi ad una legge che dia, da subito, una maggioranza stabile, con la chiara indicazione del presidente del consiglio (mi sembra perfetto quanto fatto negli anni dal Centro Destra: il capo del partito della Coalizione che prenderà più voti) anche se ciò dovesse ridurre i partiti a sei o sette dalla dozzina (e forse più) che sono.

La stabilità è un premio per la Nazione, prima ancora che un premio tecnico in termini di seggi.