Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

29 marzo 2026

Let Giorgia Be Giorgia

Nel 1982, con la Presidenza Reagan e la Thatcher Primo Ministro, arrivarono i primi scossoni ai regimi comunisti che avrebbero poi portato, pochi anni dopo, nel 1989, al famoso crollo del muro di Berlino e, a seguire, alla fine del comunismo, come regime, in Europa (purtroppo, se il comunismo è morto in Europa, i comunisti sono ancora vivi e si sono alleati con i pronipotini dell'Inquisizione cattolica).

In occasione dell'ennesima imposizione della forza sul Popolo Polacco, con l'assunzione del potere da parte del Generale Yaruselsky, l'Occidente si organizzo per una sorta di staffetta sotto il titolo: Let Poland Be Poland, lasciamo che la Polonia sia se stessa, cioè Sovrana e Indipendente.

Giorgia Meloni, 49 anni, è Presidente del Consiglio dopo aver vinto, con gli alleati della Lega e di Forza Italia, le elezioni del 2022, al culmine di un percorso che l'ha portata dall'Msi e An, in cui ha guidato l'organizzazione giovanile, in parlamento, al governo come ministro di Berlusconi, a rifondare un partito, Fratelli d'Italia, che ha restituito una casa alla Destra in Italia e, elezione dopo elezione, a passare da percentuali irrisorie e ripescaggi di coalizione (nel 2013) fino a diventare stabilmente il primo partito in Italia.

Il referendum sulla giustizia è il suo primo inciampo e mi fa specie che si siano scatenati, non tanto gli sciacalli cattocomunisti, quanto, a Destra, legioni di aspiranti Richelieu per inondarla di consigli non richiesti.

Non ho apprezzato e continuo a non condividere le dimissioni imposte alla Bartolozzi, alla Santanchè ed a Delmastro, ma apprezzo moltissimo il silenzio della Meloni di questi giorni, le riunioni riservate di cui la stampa riesce a venire a conoscenza senza però, se non inventandoseli, fornire gli argomenti in discussione, ma soprattutto quelle di cui nessuno è a conoscenza perchè consentono una riflessione con quanti non straparlano pubblicamente consigliando questo e quello (pensate solo se la Meloni dovesse ascoltare chi consiglia di tutto e di più), ma rappresentano un personale politico qualificato, coerente e affidabile.

Giornali insospettabili come La Verità sembra che godano nell'accrescere l'ansia da prestazione, sparando titoli, editoriali e commenti che, anche quando sono condivisibili, come l'odierno ennesimo consiglio di non dimettersi per andare ad elezioni anticipate, servono solo come arma di distrazione.

Ecco allora che torna attuale lo slogan di quel lontano 1982, adattato per l'occasione: Let Giorgia Be Giorgia.

Lasciate che la Meloni faccia la Meloni, non è per una sconfitta (ma quante ne hanno subite Churchill, la Thatcher, Andreotti, Berlusconi e tanti altri personaggi che hanno poi lasciato un segno indelebile nella Storia !) che si può arguire il destino di una politica.

Lasciamo che la Meloni analizzi la situazione con quelli di cui si fida e con gli alleati di Governo e poi saprà lei cosa fare.

Diversamente si faccia come Vannacci, si crei un proprio partito, ci si presenti alle elezioni e si agisca in base ai voti che si riceveranno.

28 marzo 2026

Il mondo è sopravvissuto allo sciopero dei giornalisti

Ogni volta che c'è uno sciopero dei giornalisti, vedo, per la strada, facce più sorridenti o, almeno, più rilassate.

Me lo spiego con il fatto che, costretti a cercare di calamitare quanti più lettori/ascoltatori/spettatori possibile, i giornalisti hanno dimenticato la loro funzione essenziale: fornire la notizia pura e semplice, senza caricarla di spiegazioni (che poi sono solo le loro personali ed opinabili opinioni) nè di oscure visioni e presagi millenaristici.

La necessità di "fare audience" spinge a caricare ogni notizia di significati reconditi o apocalittici.

Del resto tutto ciò che uno deve sapere lo viene a sapere da una capillare rete di utenti che, se scoppia una caldaia a Palermo o muore un ex rettore a Bologna, vanno subito ad informarne il colto e l'inclita senza particolari commenti, cioè svolgendo il ruolo abbandonato dai giornalisti.

Se, poi, andiamo nel merito della vertenza, dalla lettura che il mezzo busto "autorizzato dalla redazione" dà del comunicato di sciopero, mi fa capire che i giornalisti vorrebbero essere pagati dagli editori e il quantum non è mai abbastanza, però non vogliono sottostare alla linea che gli editori vorrebbero dal giornale che loro pagano e dai giornalisti che loro stipendiano, rivendicando autonomia e indipendenza "della professione".

Ma non è così che può funzionare.

E come per qualunque attività, se il prodotto attira, vende e si guadagna, ma se il prodotto non piace a quelli cui è destinato, si lavora in perdita e il destino è la chiusura, perchè non deve essere lo stato, cioè tutti noi, a pagare l'incapacità di fornire un prodotto che sia attrattivo.

In fondo ai giornalisti si richiede solo di raccogliere le notizie e fornircele così come sono.

Ad interpretarle, in base alle nostre idee, conoscenze ed esperienze, ci pensiamo da soli. 

Grazie.

 

27 marzo 2026

Forza Italia prepara una badogliata ?

Non ho mai votato Forza Italia alle politiche o amministrative, anche se ho sempre votato Berlusconi Premier e, una o due volte, anche il suo partito alle europee per esprimere la preferenza a suo favore.

Essendo di Destra ho fatto riferimento nelle scelte a quel partito che, di volta in volta, in base alle circostanze, al sistema elettorale, alla tipologia di elezione (politica, europea, amministrativa) fosse all'ordine del giorno.

Così il mio voto, con una lontana parentesi DC (quando bisognava "turarsi il naso" per un traguardo superiore) e, appunto una o due volte a FI per votare Berlusconi, è sempre stato una scelta tra Msi, An, Lega, La Destra, Forza Nuova, Fratelli d'Italia.

Forza Italia, però, è un importante alleato, fondamentale per la Coalizione di Centro Destra che nacque proprio intorno al partito di Berlusconi, senza il quale i comunisti avrebbero dilagato in Italia.

Quindi non provo alcuna ostilità preconcetta verso Forza Italia, soprattutto perchè, dopo l'esperienza del PdL, vi sono rimasti alcuni esponenti dell'Msi e di An, come Gasparri e, se non ricordo male, anche la Bernini.

Mi insospettisce quindi la scelta di sostituire Gasparri quale Presidente dei senatori, con la figlia di Craxi che presumo sia ancora ostinatamente socialista e che, come peraltro è naturale e giusto che sia, difende a spada tratta la memoria di suo padre.

Poichè uno dei miei riferimenti è Andreotti, ancora una volta non posso che ribadire il suo concetto per cui a pensare male si farà anche peccato, ma spesso si indovina.

La sostituzione di Gasparri con la figlia di Craxi (che comunque fu segretario di un Psi che governava a Roma con la Dc e nelle realtà locali con il Pci) non vorrei fosse un segnale di riallineamento a sinistra, ordinato dalla Famiglia Berlusconi che, dopo aver imbottito le sue reti di commentatori di sinistra, adesso spinge Forza Italia tra le braccia del pd, con la scusa di essere partito moderato.

Sono personalmente convinto che buona parte dell'Elettorato di FI veda la sinistra cattocomunista allo stesso modo in cui la vede la maggior parte di Fratelli d'Italia e della Lega e indebolire la Coalizione del Centro Destra scivolando a sinistra assomiglierebbe tanto ad un pedaggio che verrebbe pagato per avere opportunità di altro tipo, magari di tipo industriale.

Ribadisco che considero un grave errore aver costretto alle dimissioni la Santanchè, Delmastro e la Bartolozzi, ma la Meloni ha sicuramente una visione ed un progetto da perseguire e opporvisi sarebbe solo una scelta suicida che favorirebbe i cattocomunisti.

Uno slittamento di Forza Italia, invece, danneggerebbe non solo il Centro Destra, ma proietterebbe l'Italia in un panorama di instabilità e di compromesso, come abbiamo in Francia e Germania, dove vengono fatti conciliare gli inconciliabili unicamente per sbarrare la strada a chi ha una visione della società innovativa, in una riedizione del cln in chiave, ca va sans dire, antifasssissta, senza idee, senza programmi condivisi e, alla fin dei conti senza alcuna utilità per il Popolo e la Nazione Italiana.

Lieto se potrò dire di aver sbagliato a pensare male.

26 marzo 2026

La difficile arte del governo

Giorgia Meloni ha subito la prima sconfitta elettorale dopo un lungo filotto di vittorie elettorali e politiche.

In Danimarca, le elezioni indette dal premier socialista Mette Fredricksen con la convinzione di capitalizzare consenso dopo lo scontro con il Presidente Trump sulla Groenlandia, si sono chiuse con una netta sconfitta dei socialisti, la perdita della precedente risicata maggioranza parlamentare ed una situazione di difficile governabilità a meno di creare una coalizione allargatissima in cui partecipino partiti teoricamente tra loro antagonisti.

In Germania, tutte le elezioni regionali aumentano la necessità di coalizioni allargate tra partiti una volta opposti e con l'unico scopo, come da tempo avviene in Francia, di escludere dal governo il partito di Destra che, comunque, continua a crescere ad ogni elezione.

Il Duce espresse il concetto con una frase icastica: governare l'Italia non è difficile, è inutile.

Purtroppo sembra che sia proprio così.

Siamo bravissimi a distruggere, per cui si trovano sempre delle maggioranze "contro", ma quando si tratta di costruire ci sono troppi che pensano di avere la soluzione in tasca e impediscono la piena realizzazione di un progetto (emblematico il Ponte sullo Stretto).

La Riforma della Giustizia era di semplice buon senso, ma avrebbe tolto ai magistrati quel potere di interdizione che fa tanto comodo ai cattocomunisti quando non sono al governo.

Le glorie passate dell'Italia (e non solo) sono arrivate quando chi comandava poteva realizzare i suoi progetti senza tutti gli ostacoli che vengono frapposti oggi.

E, soprattutto, senza la cacofonia di pareri, opinioni, proposte che vengono propinate da chiunque tramite i nuovi strumenti di comunicazione aperti a tutti (ma sarebbe molto difficile e pericoloso decidere chi possa parlare e chi no).

Oggi governare oltre a sembrare inutile  è diventato anche molto più difficile di una volta, quando un sornione Andreotti, autentico genio della Politica, avercene ancora di Andreotti !, poteva gestire le vicende di una grande Nazione come l'Italia nascondendosi dietro una volontà dichiarata di "galleggiare".

Non condivido la scelta di far dimettere la Santanchè, ma apprezzo il piglio di comando della Meloni e, considerando che è una Politica di razza e che ha sicuramente in mano ed è a conoscenza di ben più elementi di quelli che posseggo io, non esistendo alternative al Centro Destra per avere un Governo che sia dalla parte dell'Italia e non ci svenda a Bruxelles, mi auguro che con la stessa fermezza e autorevolezza la Meloni prosegua nel suo cammino per approvare leggi compatibili con il programma che abbiamo votato nel settembre 2022, anche se poi i distruttori in servizio permanete effettivo proveranno, talvolta riuscendoci con qualche cavillo da Azzeccagarbugli o interpretazioni ideologiche, a vanificarle.


25 marzo 2026

Dimissioni, MAI !

Non sono d'accordo con la scelta di Delmastro e della Bartolozzi di dimettersi e, ancor meno, lo sono con la Meloni che lo chiede alla Santanchè, ottimo Ministro per il Turismo da lei prima riportato ai livelli pre covid e poi favorito ulteriori, significativi incrementi di flussi e quindi di denaro.

L'ho scritto più volte anche nel passato più remoto: la lista dei ministri, un sindaco, un presidente di regione non devono avere il nulla osta dei magistrati.

L'unico giudice legittimo per un politico è il Corpo Elettorale che, se ne condivide l'azione a prescindere dalle sue vicende personali, tornerà a votarlo, se invece non lo ritiene all'altezza del ruolo, lo boccerà alle urne, rimandandolo al suo lavoro.

Dimettersi gratis et amore Dei o chiedere le dimissioni per le indagini ed i rinvii a giudizio estranei al ruolo politico ricoperto, significa genuflettersi davanti ai magistrati e questo sarebbe (è) un grave errore, lo stesso commesso dal 1992 in poi quando la Politica si ritirò lasciando campo libero al giustizialismo.

Tra l'altro dimettersi o chiedere le dimissioni quando un procedimento penale (ripeto: estraneo al ruolo politico e istituzionale ricoperto) è appena agli inizi, significa calpestare un principio di giustizia, libertà e civiltà come è quello della presunzione di innocenza.

Tanto più che in gran parte delle situazioni, sia pur dopo un numero vergognoso di anni, l'imputato viene assolto, ma nessuno paga e, se anche si riuscisse a far pagare il magistrato di turno, nessuno, per quanto paghi, potrebbe mai restituire al malcapitato gli anni e le occasioni perse.

Come accadde al povero Presidente Giovanni Leone, scagionato dopo che, però, era stato costretto alle dimissioni e accantonato come un lebbroso.


24 marzo 2026

Vince l'Italia sottomessa figlia della paura e dell'assistenzialismo improduttivo

Anni fa, entrando nella sede di un sindacato, vidi una vignetta ingrandita in cui la didascalia diceva: abbiamo sempre la risposta pronta e, l'intero foglio, era occupato da dei "no".

Ecco, l'esito del referendum dice la stessa cosa, perchè dire no ad una riforma di buon senso significa rintanarsi con la testa sotto la sabbia e ... il fondoschiena a disposizione del prossimo, anche se non lo si vede.

Così, come per i due referendum sul nucleare dove l'allora banda del no, che è poi la stessa di oggi, adesso si lamenta per il costo di gas e luce, qualcuno, ben più di qualcuno ..., piangerà quando stritolato dalla "giustizia" italiana che adesso si fregia pure dell'avallo popolare.

Perchè la vittoria del no dice che i magistrati fanno bene a perseguitare le vittime delle rapine quando si difendono, fanno bene a lasciar sciamare per l'Italia, liberi di rubare e stuprare, i clandestini e a continuare a non pagare di persona per vicende come quelle di Tortora, Zuccheddu e Garlasco (e tante altre).

Le analisi sui voti (noiose) saranno fatte da chi poi dovrà prendere le contromisure per arrivare alle prossime elezioni politiche presentando i risultati del Governo Meloni, tra i quali metto sicuramente anche la riforma pur respinta dal referendum, perchè la riforma, i parlamentari che abbiamo eletto, l'hanno votata e approvata così come da programma.

Anche sulla campagna elettorale non mi sento di imputare nulla alla Meloni e al Centro Destra che, come sempre, si è dovuto confrontare in condizioni di inferiorità, avendo contro la magistratura, il 90% della stampa (e i giornalisti del Centro Destra hanno sempre la pessima abitudine di fare i primi della classe e dire "sì, ma bisognerebbe ..."), i preti, i sindacati, le coop, i circoletti dei mantenuti con i soldi nostri loro dirottati sotto forma di contributi per il cinema, lo spettacolo, la "cultura", redditi a vario titolo (la fantasia non manca nel settore dell'assistenzialismo improduttivo), gli islamisti d'Italia, gli ambienti estremisti di sinistra dei centri sociali e altre frattaglie varie.

Col senno di poi (ma vai a saperlo prima !) l'unica cosa che potrei dire è peccato che si sia puntato, cercando di portarla a casa, su una riforma minimale, che qualsiasi persona di buon senso avrebbe dovuto votare, ma, sapendo questo esito, si sarebbe potuto puntare su una autentica rivoluzione usando la ruspa per rifare integralmente il sistema, a cominciare dal reclutamento del personale.

Ma, appunto, è con il senno di poi.

Ho fiducia che la Meloni, lungi dal gettare la spugna, imprimerà a questi ultimi 12-18 mesi di legislatura (dicono si voti tra maggio e giugno 2027, ma questo parlamento fu eletto a fine settembre 2022, quindi si dovrebbe compiere i cinque anni, non ridurli per votare in primavera, allora perchè non allungarli fino alla primavera 2028 ?) una marcia intensiva per mettere in campo provvedimenti, che vorrei sempre sulla giustizia nel tentativo di limitare comunque le tracimazioni dei magistrati, sulla sicurezza e legittima difesa, sulle tasse, sul contrasto all'immigrazione, che legittimerebbero, ancor di più, la richiesta di ricevere il mandato per altri cinque anni.




23 marzo 2026

Sorpresa: gli Italiani vogliono ancora votare !

Alla fine della prima giornata di votazioni referendarie, l'affluenza ha superato il 46% degli aventi diritto, smentendo tutte le previsioni, i sondaggi e le liturgie catastrofiste sull'astensionismo dilagante.

Si presume che, alle 15 di oggi, i votanti saranno circa il 60%.

A parte il risultato che nessuno può prevedere (ed è divertente leggere su X di utenti che dichiarano di aver visto exit poll segreti o di conoscere "l'ultimo sondaggio riservato" e ne spiattellano il presunto risultato credendo di impressionare il prossimo) c'è da rilevare che, quando il quesito è chiaro e quando coinvolge un interesse primario, allora noi Italiani rispondiamo.

E rispondiamo soprattutto se il quesito non è spezzettato in una pluralità di schede per abrogare o intervenire su singole righe o parole di una legge.

Quindi si pone il problema, di tutti, dopo questo referendum, di evitare che si possa tornare agli abusi di Pannella e dei radicali che hanno fatto schifare uno strumento che dovrebbe essere quello definitivo perchè prevede una decisione affidata al Popolo Sovrano.

I partiti, tutti, dovranno mettere mano alla legge sul referendum voluta da Andreotti nel 1972 per andare al referendum sul divorzio (1974) altra scelta chiara che vide ampia partecipazione.

Che sia aumentando significativamente (magari aggiungendo uno zero) le firme necessarie per richiederlo e imponendo, ad esempio, che l'abrogazione riguardi una intera legge e non solo parti di essa, o che sia inserendo in costituzione l'istituto del referendum non solo abrogativo e confermativo, ma anche propositivo, questo è tema da discutere neanche in parlamento, ma in sede di commissione parlamentare, dove con meno voci è più facile inquadrare il problema e dare una risposta, tecnica, convincente.


22 marzo 2026

Disgustato dalla pavidità dei "leaders" europei

L'unione europea e affini come il Regno Unito profondamente decaduto di Starmer, mi fanno vergognare della mia immodificabile appartenenza geografica a questa piccola, piccola, minuscola, pavida, meschina, codarda europa.

I "capi" europei si sono riuniti, tre settimane dopo l'attacco al regime degli ayatollah e due settimane dopo il blocco del flusso di gas e petrolio imposto dai bombardamenti degli ayatollah su stati che, finora, anche loro pavidamente, non sono entrati in guerra, e tutto quello che hanno saputo dire, invece di organizzarsi per liberare la via del petrolio e collaborare con Stati Uniti e Israele per far finire la guerra al più presto (e le chiacchiere sul diritto internazionale, sulle ragioni delle parti etc. solo DOPO, quando il flusso del petrolio sarà tornato regolare), è stato quello di proporre a noi europei di ridurre il nostro Benessere e il nostro tenore di vita.

Ridurre le scorte di gas, significa, in prospettiva, potersi riscaldare di meno il prossimo inverno, pagando di più.

Ma richiamare addirittura le targhe alterne, la riduzione dei limiti (già bassi) di velocità e altre amenità per anime povere non tanto in denaro, quanto in coraggio e capacità gestionale, rappresenta la totale sconfitta del modello rinunciatario europeo.

Continuiamo a pagare la guerra di Zelensky, ma non troviamo la forza, il coraggio, l'intelligenza per difendere i nostri stessi approvvigionamenti di materie essenziali per il nostro Benessere come il gas ed il petrolio.

E quando interverremo (perchè si dovrà intervenire) lo faremo solo da posizioni di estrema debolezza per tutti i cedimenti e i passi indietro che stiamo facendo.

E l'unico che ha dimostrato di capirlo è un ottantenne Presidente di quegli Stati Uniti che non hanno bisogno del petrolio e del gas medio orientale e che ha, anche lui, delle quinte colonne interne che ne ostacolano e ritardano la politica.


21 marzo 2026

Quando le prime pagine titolano sui morti

Con una singolare coincidenza tre eventi, con quattro decessi, hanno messo parzialmente in ombra le prime pagine abituali dedicate alla guerra contro il regime degli ayatollah e alla domanda se, questa volta, gli Italiani saranno capaci di dire SI' al loro futuro.

Non saprei dire quale notizia sia arrivata prima, probabilmente il decesso di Umberto Bossi, annunciato da oltre venti anni, da quando, cioè, un ictus lo rese parzialmente inabile, sottraendo al Centro Destra e all'Italia un politico che sapeva interpretare gli umori del Popolo che rappresentava.

La prima volta che apparve in una tribuna elettorale, mi diede l'impressione di chi stesse improvvisando, non essendo nelle sue corde l'essere in giacca e cravatta dietro una scrivania, impettito a chiedere il voto guardando solo una telecamera.

Ben diversa efficacia aveva il Bossi del Prato di Pontida dove oggi si terranno i funerali alla presenza di esponenti della politica e del Governo.

L'unico rimprovero politico che posso muovergli è quello del tradimento nel 1994, che portò al governo Dini e quindi ad elezioni, solo nel 1996, con la Lega che, correndo da sola, regalò (in uno con la scelta di Berlusconi e Fini di non accordarsi con la Destra Radicale allora Fiamma Tricolore e sarebbe bastato che o la Lega rientrasse nel Centro Destra o fosse stato trovato l'accordo con la Fiamma: utile pro memoria per le prossime elezioni e per i rapporti con il Generale Vannacci) alla sinistra cinque anni di governo e l'elezione del presidente della repubblica.

Dopo l'ictus una decadenza progressiva, anche se la buona semina precedente ha portato alla Lega il frutto Salvini che l'ha rivitalizzata e, se non avesse fatto quei due errori di votare Mattarella e di entrare nel governo Draghi con i cattocomunisti, oggi sarebbe a Palazzo Chigi dove invece è entrata, con pieno merito, e ci resta benissimo come un vestito su misura (ancora più con pieno merito) Giorgia Meloni.

Quasi contemporaneamente è arrivata la notizia della morte di Chuck Norris, l'interprete di Walker Texas Ranger, che incarnava sullo schermo, ma anche nella vita, la parte migliore dell'America, come del resto la rappresentano Stallone, Segal, Willis e, prima di loro, John Wayne, Charlton Heston e Jimmy Stewart, tanto per citare tre pezzi da novanta.

Norris aveva 86 anni e sembra che sia deceduto per un malore improvviso.

Ricorderò sempre quanto fossero rilassanti i telefilm di Walker, che guardavo anche in replica con mio padre prima di cena, in cui sapevamo che la Giustizia, quella vera, avrebbe prevalso e senza tanti magistrati che la ostacolavano con sofismi giuridici e interpretazioni delle leggi.

Una Giustizia che segue vie imperscrutabili, come ci dice la morte violenta di due anarchici che sembra siano saltati in aria mentre preparavano un ordigno per un attentato.

Una morte che, a me, richiama quella dell'antesignano dei comunisti con il rolex, saltato in aria sotto un traliccio mentre predisponeva una bomba, agli albori degli Anni di Piombo.

Morti ben differenti nel ricordo dei deceduti, morti naturali e morti che si sostituiscono ad un giudice che non avrebbe mai pronunciato una simile sentenza e che dimostra come il Destino, il Fato degli Antichi, non stia tanto a interpretare le virgole di una legge.



 

20 marzo 2026

La banda del no che non sa mai dire SI' danneggia l'Italia e gli Italiani

La guerra contro il regime degli ayatollah ha messo in evidenza non solo la pusillanimità di una classe dirigente della vecchia Europa che è smidollata e si lascia pisciare in testa da terroristi e imam, scappando da ogni impegno che abbrevierebbe tempi e costi della guerra, ma anche come siano state miopi le scelte, anche dei Popoli, nel recente passato.

Oggi, dopo appena quattro anni, stiamo di nuovo piangendo per l'aumento del costo dell'energia, anche se con un allarmismo sospetto pompato dalle opposizioni al Governo Meloni, visto che con il Fenomeno al governo il gas era arrivato a costarci 320 euro per MWh e oggi siamo a 60, per le scelte effettuate in tempi abbastanza recenti.

Prima di tutto i due referendum in cui, perseverando diabolicamente nell'errore, terrorizzati da eventi che la banda del no ha sfruttato cinicamente (Chernobyl e Fukushima) la maggioranza degli Italiani ha votato contro il nucleare, con il risultato che dobbiamo pagare alla Francia l'energia che produce in 57 centrali che stanno andando a pieno regime e rappresenterebbero, se esplodessero, un pericolo anche per noi che abbiamo voluto rinunciare per paura al nucleare.

Becchi (paghiamo salato l'energia e proprio ai francesi !!!) e bastonati (non ci salveremmo in caso di disastro).

Poi le fole ambientaliste che hanno impedito e continuano ad ostacolare, e sono sempre gli stessi della banda del no, lo sfruttamento dei giacimenti di metano in Emilia Romagna e nel Mare Adriatico, lasciando ai nostri vicini croati e sloveni la possibilità di fare man bassa di gas, alterando comunque la composizione del sottosuolo visto che prelevano a casa loro, ma, come ben noto a chiunque abbia anche solo letto un manuale di fisica persino del liceo classico, il gas non si può fermare al confine di stato.

La banda dei no continua nei suoi danni, agendo contro il Ponte sullo Stretto che agevolerebbe la circolazione delle merci e delle persone e prosegue la sua battaglia di retroguardia contro l'Alta Velocità che consentirebbe di collegare meglio e più velocemente non solo l'Italia ma anche località estere, il tutto aumentando il consumo dell'energia per spostarsi e quindi il costo della stessa.

E per fortuna che, grazie alle scelte elettorali del Popolo, la banda del no ha fallito nel suo intento di impedire la cosiddetta TAP che ci porta salvifico gas dall'Azerbaigian con un gasdotto di quasi mille chilometri e che arriva in Puglia e poi viene distribuito ovunque in Italia.

La banda del no danneggia l'Italia e gli Italiani e trova sempre il modo per farlo, anche sul Referendum per la modifica dell'ordinamento giudiziario.

Il SI', invece, consente di migliorare le condizioni di vita.

Se avessimo detto SI' al nucleare oggi nessuno stato al mondo potrebbe ricattarci e aumentarci i prezzi per fornirci di energia.

Se dicessimo SI' alla riapertura massiccia dei pozzi di trivellazione del metano e delle centrali a carbone avremmo tanta energia da diventarne anche esportatori.

Aver detto SI' alla TAP dall'Azerbaigian ci consente di ricevere gas prezioso per cercare di difendere il nostro Benessere e il nostro tenore di vita.

Analogamente se diremo SI' al referendum di domenica e lunedì avremo finalmente la realizzazione della norma costituzionale per cui accusa e difesa saranno sullo stesso piano davanti ad un giudice veramente terzo, mentre i magistrati che sbagliano, pagheranno il dovuto, come facciamo tutti quanti quando sbagliamo qualcosa nell'esercizio della nostra professione.