Se non ci saranno intoppi, prima della pausa estiva dei lavori parlamentari sarà approvata la legge per la costruzione di centrali nucleari di nuova concezione, finalizzate a rendere più indipendente l'Italia in campo energetico.
Dopo 40 anni dalla folle decisione della maggioranza degli Italiani (che, evidentemente, nei referendum importanti perdono la bussola) indotta dalla paura seguita a Chernobyl, poi confermata, sempre sull'onda della paura per le conseguenze dello tsunami in Giappone, nel 2011, spinti dalla necessità, ricominciamo a parlare di nucleare che, se non ci sarà un altro folle stop, vedrà la luce nel lontano 2035, 2036.
In pratica abbiamo buttato nel cesso cinquanta anni di energia pulita, sotto il nostro controllo, a costi ridotti, per inseguire le paturnie ecoambientaliste i cui rappresentanti, oggi, perseverano diabolicamente a rilanciare, con proclami che sommano i voti dei vari referendum e fanno dire che 55 milioni di Italiani (sic !) hanno già respinto il nucleare.
Mi auguro che questa volta non ci siano rallentamenti e che, anzi, si riesca ad anticipare l'entrata in funzione delle nuove centrali nucleari.
La tecnologia è a conoscenza delle nostre aziende del settore che partecipano alla costruzioni all'estero degli stessi impianti e, almeno in quello, non abbiamo perso terreno rispetto agli anni Settanta e Ottanta quando eravamo primi anche nella costruzione delle centrali in Italia.
Se mai ci dovesse essere un'altra chiamata referendaria per fermare il nuovo nucleare italiano, sarebbe necessario trovare il cavillo perchè il voto sia palese, così da addebitare i costi dell'energia a chi votasse contro il nucleare, come sarebbe stato giusto fare sin dal 1987.
Purtroppo i responsabili di questi 40-50 anni di ritardo non pagheranno mai per le loro colpe.