Non so se elogiare o criticare Giorgia Meloni per la posizione assunta in merito alla guerra contro gli ayatollah iraniani.
Di pancia mi piacerebbe che anche l'Italia facesse la sua parte per estirpare il Male rappresentato da quel regime teocratico islamista.
Sono anche convinto che un'azione coordinata e condivisa tra tutte le Nazioni Occidentali, ognuna delle quali può mettere a disposizione, poco o tanto, un valido contributo per accentuare la distruzione delle armi, dei depositi, dei rifornimenti, dei lanciamissili e droni, delle fabbriche che li costruiscono, ancora in mano agli ayartollah.
Accelerando, in tal modo, la fine dell'azione militare, anticipando il crollo del regime teocratico e, per conseguenza, facendo recuperare le borse mondiali e abbassando drasticamente i costi delle materie energetiche con una rapida riapertura delle vie di rifornimento.
Per me sarebbe la strada maestra, quindi sarei portato a criticare le esternazioni anche della Meloni (non parliamo poi di quelle di Crosetto ...) che sono oltremodo prudenti e, anzi, sin troppo neutrali, anche se spero che un fondo di sostanza ci sia ai complimenti di Trump al nostro Presidente del Consiglio, anche se non verremo mai a saperlo con certezza.
Se, però, mi guardo intorno, vedo che la solita metà, poco più, poco meno, degli Italiani, ma anche degli altri Popoli e Nazioni Occidentali, si schiera, con la bava alla bocca, contro l'azione di Usa e Israele, supportando oggettivamente gli ayatollah, quindi indebolendo ogni governo che volesse agire per contribuire ad una rapide fine della guerra.
I cattocomunisti e, in genere, i socialisti (capofila, questa volta, Sanchez e Starmer, socialisti, appunto) straparlano di "dialogo", come se in questi 47 anni da quando in Iran sono andati al potere gli ayatollah, non si fosse mai provato, inutilmente, un dialogo che, senza il bastone dell'azione militare, favorirebbe esclusivamente chi si rifiuta di aprirsi alla libertà per il proprio Popolo e alla collaborazione onesta con le altre Nazioni.
Il problema è che, oggi, se metà opinione pubblica è istigata a contrastare un'azione militare, questa viene fortemente depotenziata, anche se il Governo in carica fosse solidamente compatto nel promuoverla.
Lo abbiamo visto in Vietnam dove la campagna, soprattutto quella interna, promossa contro la guerra degli anni Sessanta, portò all'abbandono di Saigon ad un triste destino di oppressione comunista.
Lo abbiamo visto con tante incompiute più recenti, come in Iraq e in Afghanistan.
Alla luce di ciò, non posso quindi che apprezzare l'equilibrio della Meloni e del nostro Governo che, senza tradire i Valori di una alleanza con gli Stati Uniti che è anche alleanza Culturale, oltre che Militare e Politica, mantiene l'Italia in una posizione intermedia che, se non soddisfa le mie personali convinzioni, tiene però presente la necessità di essere rappresentativa di quanti più Italiani possibile.
Tutto sommato riconosco che, in merito all'azione contro gli ayatollah, la posizione del Governo Meloni è più equilibrata e soddisfacente di quella che tiene in relazione al conflitto in Ucraina, dove lo sbilanciamento verso Kiev è più evidente.
Mi rimane poi la convinzione che gli apprezzamenti di Trump non siano fondati sul nulla.
Quindi, per prendere a prestito da Catullo, odi et amo, critico ed elogio, ma non so decidermi su quale porta aprire.