Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

26 giugno 2026

La Meloni svetta grazie all'aggressione generale contro di lei

Come noto non condivido, del Governo Meloni, la politica estera, a cominciare dall'appoggio a Zelensky e, adesso, anche al posizionamento che le ha fatto "tradire" l'alleanza con Trump e, a mio avviso, anche l'interesse nazionale che vorrebbe che gli ayatollah e le loro metastasi venissero spazzate via.

Il mio voto andrà, se non emergerà altro, ma non credo, ad uno tra Fratelli d'Italia, Lega e Futuro Nazionale, valutando, al momento del voto, il contesto, la legge elettorale, le scelte di coalizione.

Detto questo, esprimo apprezzamento per la Meloni come statista prima ancora che leader di partito.

Innanzitutto per le sue scelte in politica interna (sicurezza, immigrazione, giustizia, sanità, istruzione) ed economica (riduzione delle tasse, difesa del ceto medio, aiuto alle persone in difficoltà, abolizione del reddito di cittadinanza) che ci ha portato a migliorare, e di molto !, tutti gli indici ed i rating ereditati dal genio (che evidentemente non era quel fenomeno che i suoi apologeti dicono che sia).

Ma soprattutto credo che, poichè è nelle difficoltà che si vedono le qualità di una persona, nel momento in cui viene attaccata personalmente da Trump, mentre cercano di farle lo sgambetto (e anche qui pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca) dall'unione europea con parole che hanno il veleno (per la vulgata cattocomunista, non per me, che vorrei tanto fosse vera "complicità" quella denunciata dagli ayatollah !) nella coda come quelle di Rutte, e in Italia, dimostrando di essere solo dei meschini, piccoli anti italiani, i cattocomunisti manipolano la verità e la logica pur di creare danno e cercando di istigare ad una immotivata indignazione il Popolo, vedo una Meloni che non si piega e prosegue nella sua politica.

E' evidente che gli attacchi cui è soggetta, rappresentano un implicito riconoscimento della sua autorevolezza, perchè non ci si preoccupa di attaccare qualcuno che non vale e non conta nulla.

L'Italia della Meloni, piaccia o meno ai cattocomunisti, è diventata un attore di primo piano nella politica internazionale e gli attacchi dimostrano che vi è un tentativo di screditarla per evitare che si saldi quella alleanza che lei sta costruendo con tante nazioni e leaders e che, soprattutto quando sono in difficoltà storiche nazioni come il Regno Unito, la Francia, la Russia, la Germania, potrebbe rappresentare il terzo incomodo, a guida italiana, tra Stati Uniti (perchè, purtroppo, i giorni di Trump hanno una scadenza costituzionale e probabilmente anche naturale e il dopo Trump temo sia un ritorno al politicamente corretto e al woke) e la Cina (che sicuramente non gradirebbe terzi incomodi).

Non è l'unione europea, che ha già ampiamente dimostrato la propria nocività, più ancora che inutilità, delegando la difesa alla Nato, le scelte sull'Ucraina e il Medio Oriente ai "volonterosi" e scomparendo persino dai telegiornali imbevuti di unionismo, a rappresentare la terza via, ma quella alleanza globale di cui la Meloni parla ad ogni consesso internazionale e che la vede, in questo momento naturale portavoce, accrescendo il prestigio dell'Italia.

Cosa che i suoi immediati predecessori e tutto il mainstream cattocomunista non sono disponibili nè a concedere, nè a riconoscere, a costo di fornire interpretazioni di comodo e ideologicamente orientate di quel che accade.

25 giugno 2026

Che male ci sarebbe a partecipare all'azione contro gli ayatollah ?

Non so (e credo nessuno lo sappia visti i sofismi da Azzeccagarbugli che sorgono su ogni norma) se le 500 missioni degli aerei statunitensi partite dall'Italia, rientrino nei trattati o siano un affiancamento (solo parziale) dell'Italia all'azione degli Stati Uniti e di Israele contro il regime degli ayatollah.

Personalmente preferirei questa seconda visione che darebbe all'Italia un ruolo più attivo, ma temo che sia vera la versione del Governo Meloni.

Mi è piaciuto Malan quando ha dichiarato che dalle basi italiane sono partiti aerei per bombardare, sì, nel 1999 contro la Serbia, con il governo di Massimo D'Alema in cui un certo Sergio Mattarella era ministro della Difesa e,forse, ancora vicepresidente del consiglio.

Allora non si pose tanti problemi, un governo di sinistra, a concedere l'uso della basi agli Americani e, in aggiunta, far partecipare anche i nostri bombardieri.

Quindi: che male ci sarebbe se avessimo affiancato, almeno con la concessione delle basi, gli Stati Uniti ?

Forse qualcuno vuole sostenere che il regime degli ayatollah sia un regime rispettoso delle regole, che non finanzia gruppi terroristi e che rispetta il diritto internazionale ?

Forse qualcuno vuol sostenere che è positiva la presenza di gruppi come Hamas, Hetzbollah e Houthy ai quali dovremmo riconoscere dignità di interlocutori ?

Se fossi nella Meloni non mi vergognerei di aver concesso delle basi per le missioni americane, ma solo di averlo nascosto e negato.

Purtroppo temo che la Meloni e Crosetto dicano il vero e che a rimestare pura propaganda siano i cattocomunisti ai quali non sarà mai abbastanza rinfacciare quello che hanno combinato in Serbia nel 1999.


24 giugno 2026

Tanti capponi e nessun gallo nell'orizzonte politico

Questa mattina durante l'edicola di radio uno (dopo il gr delle sei) hanno, una tantum, parlato della sinistra, mettendo in risalto l'estremo frazionamento in minuscole formazioni, soprattutto nella parte autoasserita "centrista".

Hanno fatto un elenco che parte da Renzi, Onorato, Ruffini, metà più europa, poi si sono dimenticati di citare la Salis, hanno escluso dall'elenco Calenda, Marattin e probabilmente si sono e mi sono dimenticato di altri soggetti, ognuno dei quali ha un volonteroso emulo di Napoleone al comando.

A questi devono aggiungere la "sinistra-sinistra", quella che si ritrova in pizzeria escludendo i "centrini": grillini votati a Conte, pd con le sue correnti interne, Avs che è, in realtà, già una unione di due movimenti/partiti separati, uniti solo dalla convenienza elettorale.

Non che la destra stia meglio perchè se ha un suo centro molto forte con Forza Italia e il satellite Noi moderati, ha una destra divisa in due tra Fratelli d'Italia e Lega, mentre le maggiori divisioni le troviamo nella Destra Radicale dove sta emergendo Futuro Nazionale di Vannacci, ma non dobbiamo dimenticare le storiche presenze di Forza Nuova e CasaPound.

Il difetto è sicuramente nel sistema politico che induce alla frammentazione e all'emersione di tutte le ambizioni personali, più o meno fondate, ma anche nella grande immediatezza di ogni flatulenza proveniente dalla politica, cui i social fanno da ampia risonanza.

Su ogni frase di Tizio o di Caio si innesta una feroce contrapposizione che dura 24 ore, per essere poi scalzata da quella successiva, senza che, però si sia venuto a capo della precedente.

Non ci sono persone autorevoli, riconosciute come tali in modo unanime, proprio perchè ormai conosciamo le debolezze e le passioni di tutti e nessuno di noi si può sentire subordinato ad uno che, magari, spara una cavolata sul calcio pensando di attirare un pugno di voti in più.

Non credo che i politici della prima repubblica fossero meglio di quelli di oggi, hanno solo avuto la fortuna di una bassissima esposizione mediatica perchè non esistevano i vari X, Truth, Facebook, Vk, mentre giornali e televisioni avevano un aplomb che prediligeva la comunicazione della notizia rispetto alla esposizione dell'opinione ideologizzata di un conduttore.

Pertanto sembra, a noi che ricordiamo le tribune politiche degli anni Sessanta e Settanta, di vedere tanti capponi e nessun gallo in politica ma, forse, proprio perchè devono confrontarsi non solo con il governo della Nazione, non solo con alleati e avversari, i nostri politici del Duemila non sono poi così scarsi, anche perchè farsi eleggere, non è per nulla facile e vorrei che tanti criticoni ci provassero.

23 giugno 2026

Nessun godimento dalle dimissioni di Starmer: sempre un socialista lo sostituirà

Leggo di commenti entusiasti per le dimissioni di Starmer che aveva portato il partito laburista ad una insperata vittoria nel luglio 2024, causata dalla dabbenaggine dei conservatori che, per una mera impuntatura puritana, fecero dimettere un cavallo vincente come Boris Johnson e adesso sono tra il terzo e quarto posto nelle intenzioni di voto.

Non c'è da godere perchè i socialisti conquistarono, senza aumentare i voti, con solo il 30% del consenso, una maggioranza talmente ampia da poter fare in parlamento il bello e brutto tempo.

Una maggioranza così irripetibile che i parlamentari, pur con il loro aplomb britannico, farebbero il gesto dell'ombrello ad ogni ipotesi di elezioni anticipate.

Quindi arriverà un nuovo premier socialista e, con quella maggioranza, pur di non abbandonare il seggio, sarebbero disposti a cambiarne uno al mese.

E il nominativo di cui si vocifera che sarà il prossimo premier, è un politico di lungo corso, di sinistra, più di Starmer, che fu ministro già con Gordon Brown e si era ritagliato un esilio dorato come sindaco di Manchester.

Sottolineo: un altro socialista e ancor più di sinistra, quindi gli Inglesi cadranno dalla padella alla brace.

C'è di più.

La narrativa unionista, a reti unificate, batte sul tasto dei sei premier bruciati nei dieci anni della Brexit e della presunta crisi in cui si dibatterebbe il Regno Unito.

Un falso.

Il primo dei sei a dimettersi, Cameron, lo fece perchè perse il referendum proprio sull'unione sul quale avevo posto la sua fiducia (come Renzi, ma a differenza di Renzi ha abbandonato la politica salvo una breve parentesi con il governo Suniak).

Poi la May silurata perchè incapace di dare una risposta alla maggioranza dei leave.

Quindi, finalmente, Johnson, che stava procedendo in modo eccellente sul programma della Brexit e, qui pensare male sarà peccato ma probabilmente ci si azzecca, è stato impallinato dal covid e dall'ondata di giustizialismo vaccinatore e puritano che ha avuto in Bruxelles il suo centro.

Liz Truss, troppo vicina a Johnson, è durata pochi giorni e, anche nei suoi confronti, si è scatenato il puritanesimo censorio, quindi Suniak, indiano di origini, che ha solo dovuto portare le carte dei conservatori in tribunale, incapace di riunificare le varie anime e, soprattutto, di riprendere in mano i temi della Brexit.

In sostanza, non la Brexit, ma l'incapacità di sfruttare appieno le opportunità offerte dalla Brexit hanno condotto alla deriva il Regno Unito che, con Starmer, ha anche rotto l'intesa speciale con gli Stati Uniti di Trump, finendo, come la Meloni, Merz, Sanchez e Macron, nel mirino del Presidente.

Giustamente Nigel Farage, in testa nei sondaggi, chiede il voto anticipato (che mai gli sarà concesso) perchè lui e solo lui, artefice e promotore della Brexit, saprebbe capitalizzarne i benefici.

E' inutile attribuire la colpa alla Brexit se non si affida il governo ad un fautore della Brexit o, quando come con Johnson la si affida, si trova un pretesto puritano per bloccarlo.

Quindi con Burnham non cambierà nulla, se non in peggio e gli Inglesi dovranno attendere la scadenza della loro legislatura (al massimo nel 2030) per farsi furbi, consegnare le chiavi della loro nazione a Farage o ad un altro leader di destra, pro Brexit, anti woke, e recuperare la grandezza perduta.

22 giugno 2026

La sinistra aggrappata al potere

Le dimissioni di Starmer non cambieranno nulla.

Il suo posto è già prenotato dall'ennesimo socialista imbevuto di ideologia che solletica i peggiori istinti del popolo per pura demagogia e interesse personale.

I socialisti (laburisti) inglesi, grazie alla coglioneria dei conservatori che hanno rinunciato ad un cavallo vincente come Boris Johnson per pruderie puritane, hanno una tale maggioranza in parlamento che potrebbero, senza fare una piega, cambiare leader e premier ogni mese pur di portare a termine la legislatura.

E' la stessa cosa ovunque i socialisti siano al potere.

Ricordiamo in Italia dove, pur di non andare al voto, si sono inventati governi ad ampio spettro, affidati a signori mai votati e mai eletti, in totale spregio di ogni concetto di democrazia, pur di conservare qualche ministero dal quale elargire finanziamenti alle proprie clientele.

In Francia il presidente Macron è stato eletto, due volte, grazie alla santa alleanza di tutti contro Marine Le Pen, purtroppo gli elettori non hanno mostrato alcun giudizio e, in maggioranza, si sono uniti al gregge belando con tutti gli altri e i risultati i francesi li stanno vivendo sulla loro pelle (ed è giusto che sia così).

In Spagna Sanchez ha rappattumato tutte le istanze al di fuori del partito popolare e di Vox, istanze gravemente nocive per l'unità della nazione e vediamo che uso ne ha fatto dai processi contro i suoi principali collaboratori, il fratello e la moglie.

Non nutro quindi alcuna fiducia nella possibilità che l'Occidente si svegli e reagisca alla minaccia che ci arriva dall'Africa e dall'Asia.

Trump può essere una carta vincente se recupererà lo spirito e la lucidità del primo anno, senza aver fretta di passare alla Storia e, anzi, senza voler a tutti i costi passare alla Storia.

In Italia stiamo godendo di un governo che ha dimostrato di saper governare bene sui temi nazionali, forse un po' troppo timoroso nel procedere sulla strada giusta che comunque ha imboccato sin dall'inizio, ma purtroppo troppo allineato all'unione europea, forse per i pesanti condizionamenti di quei poteri forti che esistono e che pensano solo ai loro interessi e non a quelli dei Popoli e delle Nazioni.

Se la Meloni avesse aderito alla missione degli Stati Uniti e di Israele contro gli ayatollah, non ci troveremmo a leggere ogni giorno delle invettive di Trump e, probabilmente, avremmo gli ayatollah ed i loro sodali Hetzbollah, Houthy e Hamas, quasi completamente disinnescati.

Invece Trump, che dimostra scarsa pazienza in guerra come in pace, ha cominciato a trattare e ogni accordo con gli ayatollah non può essere che destinato ad un fallimento che porterà maggiori lutti in futuro perchè, per rimediarvi, occorrerà un uso ancora maggiore della forza.

Se avremo ancora, fra qualche anno, un briciolo di volontà di usarla.

21 giugno 2026

Chi si assomiglia si piglia ... a volte anche a schiaffi

Donald Trump e Giorgia Meloni hanno caratteri simili, molto forti, determinati e con un interesse comune: quello nazionale, peccato che appartengano a due nazioni differenti.

Trump manifesta il suo carattere e il suo stato d'animo senza diplomazia e se qualcosa gli gira storto, come la mancata concessione delle basi per la missione in Iran, lo dice senza peli sulla lingua.

La Meloni è più politica e riesce ad esprimere le sue idee, mantenendo il punto, senza tracimare, con una collera fredda che, forse, è ancora più efficace. 

Trump ha ragione a lamentarsi per la pusillanimità degli europei con il contributo dei quali avrebbe potuto estirpare il Male (gli ayatollah e le loro metastasi) senza dover trattare con loro.

Ad esempio, con l'intervento delle vecchie nazioni coloniali europee, gli Stati Uniti avrebbero potuto gettare tutta la loro potenza contro l'Iran, gli israeliani contro Hamas ed Hetzbollah e noi contro gli Houthy: in poche settimane avremmo compiuto la missione.

In aggiunta la Meloni ha commesso l'errore di una difesa, non richiesta e non dovuta, del papa nella polemica con Trump.

Ci sono i motivi per un irrigidimento che si è trasformato nella vendetta del Presidente che probabilmente ha colpito la Meloni per mandare anche un avviso agli altri: colpirne uno per educarne cento.

Però i consiglieri dovrebbero spiegargli che dopo la Meloni arriverebbero solo quelli che non solo non hanno mai amato gli Stati Uniti, ma sono anche i sostenitori di tutte quelle pratiche woke, lgbt, buoniste e politicamente corrette che Trump sta combattendo.

E forse avrebbe fatto meglio a colpire qualcun altro per educare anche la Meloni.

Schlein e compagni schiererebbero l'Italia non con gli Stati Uniti, ma con Bruxelles e, soprattutto, con Pechino.

Titoli di giornali come quelli di Libero ieri sono una vergogna e attestano la meschinità di chi li decide e spero che il Governo Italiano non dia seguito a chi soffia sul fuoco per disertare la cerimonia del 4 luglio, 250 anni della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, perchè la lite è (semmai) con Trump, non con il Popolo e la Nazione americana.

E, anche, perchè la presenza della Meloni e dei ministri rappresenterebbe un elegante ramoscello d'ulivo per ristabilire i rapporti, nella consapevolezza, però, che dobbiamo fare la nostra parte, da subito, contro gli ayatollah e che l'uso delle basi per missioni militari americane, trattati o non trattati, è anche nel nostro specifico interesse.

20 giugno 2026

Right or wrong, it's my Country


Sono dispiaciuto per la reazione sopra le righe di Trump alla mancata condivisione (sbagliata, sbagliatissima !) del Governo italiano e della Meloni per l'azione contro il regime degli ayatollah e nella polemica con Leone XIV.

Alla Meloni non sarebbe costato nulla concedere le basi italiane, perchè i bombardieri americani facessero tappa o anche base (tra l'altro per svolgere una missione che era ed è anche nel nostro interesse) e sarebbe costato ancora meno tacere senza prendere le parti del papa.

L'irritazione di Trump, quindi, è perfettamente comprensibile così come sarebbe comprensibile analoga irritazione di Netanyahu (che però non ha strumenti per manifestarla con analoga efficacia) contro il nostro governo che ha sospeso il memorandum sulla difesa.

Però .... però ... io sono Italiano e per me vale il principio per cui right or wrong, it's my Country, per cui nel momento in cui si apre un contenzioso che vede da una parte l'Italia e dall'altra qualunque nazione straniera, io sono dalla parte dell'Italia, anche quando sostiene tesi e compie azioni che non condivido, come il negare le basi ai bombardieri americani o prendere le parti del papa contro il Presidente degli Stati Uniti.

Mi dispiace che Trump, non abbia avuto il buon senso di tacere, per non fare un assist proprio ai cattocomunisti che sarebbero, al posto della Meloni, ben più allineati con i vari Starmer, Macron, Merz e Sanchez, da lui più volte criticati.

E mi dispiace che anche la Meloni abbia reagito con una dichiarazione che getta benzina sul fuoco, facendo andare in brodo di giuggiole tutti i nemici di Trump e del Centro Destra, che sono poi gli stessi stati, partiti e persone, ricevendo la pelosa e non gradita solidarietà di individui come Macron e Sanchez, di cui faccio volentieri a meno.

Prima o poi qualcuno dovrà cominciare a tacere e ricucire.

Il risultato, adesso, è lose-lose, perchè da un lato Trump perde il sostegno del principale governo europeo maggiormente in linea con le sue idee, dall'altro la Meloni si trova spinta nelle braccia dell'unione europea (come accadde all'Italia di Mussolini, spinto nelle braccia della Germania di Hitler, per colpa delle sanzioni di Inghilterra e Francia dopo la conquista dell'Etiopia) e con una compagnia di viaggio, che la sta provando a circuirla (ma dubito che ci caschi) con la "solidarietà", poco edificante, all'interno e all'esterno dell'Italia.

L'unico aspetto positivo è che i cattocomunisti devono decidere se sostenere Trump o la Meloni ed è come chiedere loro se preferiscono essere giustiziati con la ghigliottina o la sedia elettrica.


P.S. Se avessi pratica di internet avrei messo la faccia di Trump al posto di quella di Buzzanca e quella della Meloni su quella di Delia Scala. Pazienza, così ognuno può sviluppare la sua fantasia.

19 giugno 2026

Perchè rinunciare a sei mesi di governo ?

Leggo che, in base a masturbazioni mentali relative ai tempi per la fine della legislatura e la chiamata alle urne, sembrerebbe che l'11 aprile 2027 si andrà al voto, sei mesi prima della scadenza della legislatura (21 ottobre) facendo così un regalo immenso alla sinistra.

Io non capisco questa generosità (che a parti invertite non ci sarebbe, mai !), solo per il beau geste di ripristinare il voto in primavera e risolvere in tal modo la questione della data del voto.

Se, infatti, Mattarella, in assenza di dimissioni della Meloni, dovesse applicare la costituzione del 1948, potrebbe convocare le elezioni non prima del 21 ottobre 2027 e attendere, se non sbaglio, dai 40 ai 70 giorni prima di fissare il giorno del voto, quindi tra il 30 novembre e il 31 dicembre, 

Beh, che i Soloni che dicono che quella del 1948 sarebbe la costituzione più bella del mondo, risolvano il problema derivante dalla applicazione delle normative costituzionali.

Perchè il Centro Destra dovrebbe rinunciare a sei mesi di governo ? 

18 giugno 2026

Remigrazione, rimpatrio, espulsione: una giornata da incorniciare

Ieri due notizia su un medesimo tema hanno reso migliore la giornata: l'approvazione, in Italia, del decreto rimpatri e l'analogo voto del parlamento europeo, questo niente affatto scontato.

Dopo anni di lassismo buonista, i governi, anche socialisti come quello danese, hanno capito il rischio che stiamo correndo con l'arrivo massiccio di clandestini.

E hanno preso provvedimenti giusti per evitare che i cittadini, sentendosi abbandonati, reagiscano con violenza, come in Irlanda del Nord, come, sempre, nella Storia i Popoli hanno reagito alle invasioni di stranieri.

Il quadro normativo è pronto, adesso arriva la parte più difficile: attuarlo.

Non sarebbe accettabile che, per le paturnie ideologiche di un magistrato, si eviti di applicare norme di semplice buon senso, trattenendo, fuori dai nostri confini, per 24 mesi, i clandestini in attesa di accertamenti.

Accertamenti che devono riguardare anche la veridicità di affermazioni che li presentassero come rifugiati per motivi politici o di altra natura.

Non dobbiamo però accontentarci di procedere alla remigrazione, rimpatrio o espulsione (ciascuno adotti la parola che più gli sembra appropriata), perchè il passo successivo è impedire che arrivino clandestini sulla nostra terra.

Blocco navale e accordi con gli stati da cui partono i clandestini sono quindi gli strumenti per fermare alla sorgente il movimento e superare, quindi, il momento oneroso dei rimpatri forzati o volontari che siano.

Il passo della Meloni sarà lento, ma arriva al traguardo che è, poi, quello che conta. 

17 giugno 2026

Il papa e gli immigrati

Questa mattina, al gr1 delle sette, ho ascoltato una breve dichiarazione estrapolata da un discorso o da una intervista al papa.

Il tema era sull'immigrazione, l'accoglienza e la remigrazione.

Il papa ha, senza ombra di dubbio, indicato la sua preferenza per l'accoglienza di quanti spesso sono "costretti", a suo dire, a scappare dalla loro terra a causa di carestie, guerre e malattie e ha detto che il loro rimpatrio non sarebbe una risposta "cristiana" perchè sarebbe come risolvere un problema a casa nostra e lavarsene le mani.

Il papa può dire queste cose perchè non deve amministrare un territorio, una Nazione, un Popolo e ... per fortuna che non esiste più il potere temporale della chiesa.

Ma un governo deve avere come Stella Polare il Benessere e la Sicurezza dei propri cittadini, anteponendola ad ogni altra considerazione, soprattutto quando ci sono organizzazioni sovranazionali rigonfie di finanziamenti che dovrebbero preoccuparsene.

Quello che manca - SEMPRE ! - nelle parole del papa e di tutti coloro che si cingono la testa con l'aureola della santità immigrazionista, è una risposta concreta, credibile alla esigenza di chi già è su questo territorio di mantenere e incrementare il proprio tenore di vita nella sicurezza.

Non hanno una risposta.

Alzano gli occhi al cielo, allargano le braccia e ricominciano a parlare di accoglienza e di comportamento cristiano.

Però, se ricordo bene, in tutte le parabole nelle quali si racconta di viandanti che vengono accolti, sfamati, dissetati, si parlava sempre di una, due persone.

Qui le ong ce ne scaricano a migliaia !

Vorrei vedere il comportamento del "buon samaritano"  se invece di un ferito, ne avesse incrociati cento, avrebbe dovuto fare a pezzi il suo mantello riducendolo alle dimensioni di un fazzoletto, non avrebbe salvato nessuno e sarebbe morto di freddo anche lui.

Siamo tutti capaci di scrivere e pronunciare frasi "cristiane" di accoglienza e di bontà, ma la realtà, quando si deve operare nel concreto, è ben diversa.