Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

Web blacknights1.blogspot.com
penadimorte.blogspot.com svulazen.blogspot.com
Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

13 maggio 2026

"Prima di votare, chiedetevi: state meglio oggi di quanto non lo foste quattro anni fa?"

La domanda fu posta da Ronald Reagan, candidato alla presidenza degli Stati Uniti per i Repubblicani, al presidente in carica, il democratico Jimmy Carter, durante il dibattito pre elettorale del 1980.

Fu la domanda del k.o. per il fallimentare presidente uscente che dovette lasciare la Casa Bianca ai Repubblicani, vincenti con una valanga di voti, dando inizio a ben 12 anni di amministrazioni Repubblicane, otto con Reagan e quattro con Bush.

Tutti noi possiamo e dobbiamo porci la stessa domanda quando andremo al voto nel 2027.

Stiamo meglio oggi o stavamo meglio prima del Governo Meloni ?

Qualche giorno fa scrissi un post allegando una tabella che, con dati oggettivi alla mano, rispondeva a tale domanda: sì stiamo meglio oggi, tutti i dati economici sono migliori, e anche di molto, rispetto a quelli di fine 2022 quando la Meloni subentrò, per aver vinto le elezioni, a Draghi (imposto, come i suoi predecessori dopo Berlusconi, da giochi di Palazzo).

Ma la percezione può essere differente, soprattutto se siamo bombardati quotidianamente dalle fandonie dei cattocomunisti che da quattro anni continuano a prevedere sconvolgimenti e catastrofi.

E se ci sarà sicuramente qualcuno che, per spese improvvise o vicende tristi personali, avrà visto diminuire le sue capacità economiche, credo che la maggior parte di noi possa rispondere positivamente anche per quanto concerne la nostra posizione personale.

La valutazione può essere fatta in modo molto semplice.

Gli estratti conto dei nostri rapporti bancari e degli investimenti con il loro controvalore al 31 dicembre 2022 (tutti dovremmo aver ricevuto dalle banche gli estratti con tale dato).

Li si confronti con i saldi al 31 dicembre 2025, eventualmente considerando le spese straordinarie, cioè quelle che non vengono ripetute in tempi brevi, come la ristrutturazione di un immobile, o parte di esso, di proprietà o condominiale, l'acquisto di un'automobile, di un appartamento, di mobilia.

Non credo di essere il solo che ne sarebbe positivamente sorpreso.

12 maggio 2026

Cosa avrebbe fatto Roma ?

In questi giorni sto rileggendo la trilogia (in realtà sono molti più i romanzi ambientati all'epoca , ma qui mi riferisco ai tre fondamentali: I giorni del potere, I giorni della gloria e I favoriti della Fortuna) scritta nei primi anni Novanta da Colleen McCullough su Roma tra l'ascesa di Caio Mario e quella di Caio Giulio Cesare.

Sono romanzi con basi solidamente storiche e il mix è reso con una accattivante scrittura (probabilmente anche grazie alla traduzione e troppo spesso si sottovaluta la abilità dei traduttori).

All'interno della vicenda che riguarda Mario, Silla, Pompeo, Cicerone, Cesare, tutti nomi importanti della nostra Storia (perchè la nostra Storia ha le sue radici in quella Romana) ci sono anche le guerre e la diplomazia di Roma con le popolazioni ai suoi confini e la maggior parte dell'interesse è rivolto a quelle zone che, oggi, sono chiamate Medio Oriente e che sono al centro di tante controversie, dalla Numidia al Ponto (dal Nord Africa alla odierna Turchia).

Pensando quindi allo stallo oggettivo cui oggi assistiamo tra l'Occidente, purtroppo rappresentato solo dagli Stati Uniti e da Israele e gli odierni satrapi che sono gli ayatollah con i loro gruppi terroristi palestinesi, libanesi e yemeniti, mi è venuto da pensare cosa avrebbe fatto Roma.

Non credo che si sarebbe fatta bloccare dalle vuote chiacchiere degli ayatollah con infiniti scambi di bozze e memorandum, nè penso che sarebbero stati condizionati da ipotetici appelli pacifisti che, in realtà, sono solo appelli alla resa e alla sottomissione.

Piuttosto credo che avrebbero organizzato una spedizione, bene armata, ben fornita, al comando di un unico generale, con potere proconsolare ed un imperium tale da poter eseguire qualsiasi operazione sul campo senza dover rispondere a tribunali internazionali o inchieste successive e avrebbero risolto il problema.

Sono ormai tre mesi che, dopo i colpi inflitti inizialmente al nemico, l'Occidente, tramite gli Stati Uniti ed Israele, cincischia e non trova il coraggio di affondare il colpo.

Gli ultimatum si sono trasformati in penultimatum e terzultimatum.

Nel frattempo l'economa e la finanza mondiale sono sulle montagne russe ad ogni flatulenza che arrivi da Teheran, con grave danno per la nostra Sicurezza ed il nostro Benessere.

E' evidente che se non si estirperà alla radice il Male dall'Iran, anche se oggi si dovesse acquietare tutto con un accordo, quell'accordo non avrebbe lunga durata, come tutti gli accordi che, sostanzialmente, non cambiano gli equilibri.

Ed è altrettanto evidente che Trump non ha ancora molto tempo per risolvere quei problemi (Iran, Cuba, dopo aver assestato provvisoriamente il Venezuela) che ragionevolmente poteva, in questo suo ultimo mandato, sistemare per consegnare al suo successore un mondo migliore.

La Pax Romana ha avuto un prezzo e anche la Pax Trumpiana ne dovrà pagare uno.

Ma qualunque sia il prezzo, è importante scrivere la parola fine al regime degli ayatollah, per tornare a guardare al futuro.

11 maggio 2026

C'è proprio bisogno di un ministero per la cultura ?

In questi giorni il successore di Sangiuliano al ministero della cultura deve sentire le sue orecchie fischiare parecchio.

La vicenda del Direttore di Orchestra Beatrice Venezi, la biennale con la scelta del Presidente Pietrangelo Buttafuoco di avere i padiglioni della Russia e di Israele, il licenziamento anticipato a mezzo stampa di due membri dello staff del ministero, hanno visto molti indici accusatori puntati contro Alessandro Giuli.

Non so se voglia farsi cacciare come leggo in un titolo o se agisca in combutta con Mattarella per danneggiare il Governo Meloni come cautamente paventa tra le righe un altro articolo di oggi, o se sia, più prosaicamente, incapacità a gestire un ministero, ma il tempo di Giuli al ministero della cultura sembra agli sgoccioli.

E se mi auguro che la scelta di un sostituto sia veloce e cada su un politico, non su un presunto tecnico (anche se sarebbe molto affascinante vedere al posto di Giuli la Venezi o Buttafuoco) mi pongo anche la domanda se sia utile avere un ministero della cultura.

Tale ministero fu cucito addosso a Giovanni Spadolini al suo ingresso in politica, ma non ne vedo affatto l'utilità, oggi.

E' un ministero dello spesa e della spesa meno produttiva che ci possa essere, soprattutto per i criteri che vengono adottati per l'elargizione delle cospicue somme disponibili.

Si producono film privi di successo di pubblico e i finanziamenti spesso non hanno alcun ritorno economico, neppure per poter dire che lo stato, cioè noi, sia riuscito a recuperare quel che si è speso.

La qualità dei prodotti è sancita dall'insuccesso del pubblico e dei film trasmessi nelle sale, davanti a pochi intimi (masochisti ?).

Il ministero se sceglie un prodotto anzichè un altro, interferisce non solo sul Mercato, favorendo Tizio e penalizzando Caio, ma inevitabilmente influenza le scelte di quel che si si propone, in base al colore politico del ministro.

Se, invece, il ministero è solo un bancomat che elargisce soldi in base a criteri asettici (ad esempio la precedenza nella presentazione delle domande) si trasforma in un buco nel bilancio dello stato.

Se un film, un qualsivoglia spettacolo, documentario, canzonetta, opera teatrale, televisiva, quotidiano, romanzo etc. non ottiene il consenso del pubblico tale da consentire ai suoi produttori, autori, attori, cantanti, protagonisti di rientrare delle spese e mantenersi, allora non vedo perchè debba essere lo stato, cioè noi, a farlo.

Francis Ford Coppola è un regista i cui film non sono nelle mie corde, ma apprezzo moltissimo il fatto che, per ben due volte, abbia rischiato (e perso) del suo, dichiarando anche bancarotta.

Allo stesso modo apprezzo un'attrice le cui idee non sono nelle mie corde, Paola Cortellesi, alla quale furono rifiutati i finanziamenti pubblici, ma andò avanti con il suo progetto, ottenendo il meritato successo dopo aver rischiato in proprio.

Come leggo che avrebbe affermato Milei, il Presidente argentino, se un artista ha bisogno del finanziamento statale per realizzare le sue opere, allora non è più un artista ma un impiegato dello stato.

Senza il ministero della cultura, risparmieremmo miliardi riducendo il debito pubblico e, nel contempo, andrebbe avanti, con l'unico giudizio che conta del pubblico pagante, chi merita e chi non merita dovrebbe cercarsi un altro mestiere.


10 maggio 2026

Ha ancora senso credere a Valori comuni tra cittadini della stessa Nazione ?

Come anticipato ieri, si è svolta a Bologna, in una piazza periferica, la pacifica, senza incidenti, senza distruzioni nè danneggiamenti di proprietà pubbliche o private, manifestazione a favore della remigrazione.

Contemporaneamente, nelle vie adiacenti, un manipolo che dicono provenisse dai centri sociali, ha cercato lo scontro con le Forze dell'Ordine, dando luogo a qualche danneggiamento e rendendo insicura la zona.

Quel manipolo violento non è però isolato, ha solo provato a realizzare con la violenza, quel che la stessa amministrazione comunale di Bologna ha, fino all'ultimo, cercato di ottenere, con altri mezzi e con speciose motivazioni, per impedire la manifestazione per la remigrazione.

A questo punto mi viene da chiedere: ha senso che si sia tutti parte di uno stesso stato ?

Perchè è evidente che chi sostiene la remigrazione ha Valori, Progetti, una Idea di Società e di Civiltà che confliggono totalmente con quelli di chi vorrebbe mantenere gli immigrati in Italia e, anzi, è disponibile a rinunciare alla nostra Identità perchè quelli si possano sentire a casa, sul nostro territorio.

Qual è il contratto sociale che ci può legare, se il contratto sociale come concordemente riconosciuto, è quel patto che lega più individui disposti a rinunciare ad una parte della propria libertà, per il conseguimento di obiettivi comuni a cominciare dal vivere in sicurezza ?

Mattarella, la Von der Leyen e tanti altri aprono bocca citando i "Valori comuni".

Ma quali sono ?

Io, con quelli che ieri hanno cercato di impedire la manifestazione sulla remigrazione e con quelli che hanno cercato preventivamente  di impedirla con altri mezzi, non ho proprio nulla in comune.

E non voglio avere nulla in comune.

Credo che, da come stanno andando gli esiti elettorali, questa divisione, questa impermeabilità tra le parti, questa mancanza di Valori condivisi, sia un problema di tutto l'Occidente che rende difficile la convivenza, all'interno di uno stesso stato, di due parti così contrapposte da non avere nessun punto di incontro.

Se ci fosse un continente vergine, direi che una delle due parti, potrebbe partire e creare la sua società come meglio gli aggrada, liberando anche l'altra parte per poter fare altrettanto.

Ma non c'è un continente inesplorato e pensare ad un trasferimento in un altro pianeta, beh ... l'idea mi affascina, ma la trovo un pochino prematura.

Certo è che, invece di blaterare sui "Valori comuni" che non esistono, i politici farebbero meglio a trovare il modo per un nuovo tipo di contratto sociale che salvaguardi le Identità, evitando di mischiare elementi incompatibili.

E questo prima che la situazione precipiti a sfugga di mano a tutti.

09 maggio 2026

Remigrazione = Rimpatrio. Perchè opporsi ?

Oggi, a Bologna, in una piazza decentrata (anche se è quella che fiancheggia lo stadio di calcio già Littoriale e oggi Dall'Ara) si svolgerà una manifestazione a favore della remigrazione.

Cos'è la remigrazione ?

E' il termine contemporaneo, mutuato dall'inglese, per dire rimpatrio.

La lingua italiana è ricca di vocaboli che ci consentono di definire in modo corretto un qualcosa, senza appesantire una frase (perchè dire "buongiorno a tutte e tutti", quando la regola è, in presenza di soggetti di ambedue i generi, di usare per il plurale la forma maschile? Buongiorno a tutti. Punto.) e senza mutuare vocaboli o pronunzie da lingue straniere (Plus - latino - è plus, non plas. Nike - greco - è nike, non naik).

Come è inutile inventarsi nuove definizioni quando esistono già quelle appropriate.

Io sono Nazionalista, perchè adesso dovrei definirmi Sovranista che è la stessa cosa ?

E, per l'appunto, riaccompagnare nella sua nazione di appartenenza chi illegalmente è entrato a casa nostra, violando i nostri confini, ma anche chi, pur eventualmente fosse entrato in Italia regolarmente, ma avesse commesso reati, si chiama rimpatrio.

Ma chiamiamola pure remigrazione così capiamo tutti, persino quelli di sinistra (lo spero, ma non ci credo), cosa si intende e, allora, perchè opporvisi ?

Le manifestazioni per la remigrazione vengono accolte con la bava alla bocca dai cattocomunisti, con cortei (spesso violenti a confronto con quelli pacifici dei favorevoli ai rimpatri) e con comunicati tonitruanti da parte delle giunte comunali di sinistra, inclusa quella di Bologna cui non par vero scongelare la propria mai abbandonata anima stalinista e da santa inquisizione, per vietare qualcosa e impedire l'esercizio di una Libertà garantita dalla costituzione, come quella di manifestare pubblicamente e pacificamente una opinione.

Francamente non capisco quale sia l'utile che ne derivi ai cittadini italiani, l'ammettere sul nostro territorio masse di spostati senza patria, che vengono da noi solo per usufruire di una situazione economica, alimentare, sanitaria, abitativa, migliore di quella che abbandonano.

E' assolutamente pertinente quello scritto nell'immagine che ho trovato proprio oggi su X.

Se quelli che vengono sono bravi, perchè non fanno grande la loro patria ?

E se non sono bravi, perchè dovremmo accollarcene il mantenimento ?



08 maggio 2026

Perchè dovremmo pagare con le nostre tasse le remunerazioni di Matilda De Angelis e compagni cinematografari ?

Sì, ho fatto un titolo alla Wertmuller, ma ci stava tutto dopo aver ascoltato le dichiarazioni dell'attrice Matilda De Angelis al momento della ricezione del premio David di Donatello, infarcite di ideologia pro domo sua.

In sostanza, la De Angelis, attrice che leggo apprezzata anche all'estero e che ricordo in una mini serie televisiva gialla, si è sentita officiata del compito di chiedere che lo stato, cioè noi, non solo continui, ma anche aumenti la spesa per la produzione dei film.

Ovviamente, produrre film, significa anche scritturare attori e pagarli nei termini dei loro contratti.

Il ministro Giuli, una delle poche scelte sbagliate della Meloni che, purtroppo, ha fatto dimettere un ottimo ministro come la Santanchè e si tiene ministri come Giuli (che infatti non era una prima scelta), invertendo quella che sembrava essere una rotta sana, cioè ridurre (e possibilmente azzerare, aggiungo io) i contributi per i cinematografari, per usare meglio i soldi dei contribuenti, ha già promesso di rivedere i criteri di finanziamento, in aumento.

Ora credo che per il cinema, i libri, il teatro, la televisione, i giornali, debba valere la stessa legge che vale per chi produce i tondini di acciaio, le banche, le assicurazioni, il salumiere all'angolo o il bar della piazza: se il prodotto è buono, vendi e guadagni, se il prodotto è scadente nessuno lo compra, chiudi e cambi mestiere.

Quindi se un film, un libro, una commedia, una serie, un quotidiano, è fatto bene, noi lo compriamo, sostenendo in tal modo chi lo produce e che ne è protagonista.

Se un film etc., non piace e ricava al botteghino molto, ma molto meno di quello che è costato, non dobbiamo essere sempre noi a pagarne il costo, ma deve essere chi lo produce e, a cascata, chi lo ha interpretato.

Si chiama Libero Mercato.

Chi non lo capisce e chi si ostina a chiedere (e a concedere), usa, male, il denaro pubblico che andrebbe speso per dare beneficio a tutti e non privilegi a pochi e, ancora meglio, risparmiato per ridurre il mostruoso debito pubblico della Nazione.

07 maggio 2026

Sciatti fuori, vuoti dentro

Da quando sono in pensione, ho più tempo per passeggiare, invece di correre frettolosamente per le strade di Bologna.

Mi piace osservare, vetrine e passanti, cercare di capire in che mondo viviamo nei rapporti interpersonali.

Fare un raffronto con il come eravamo e che ricordo bene, come, ad esempio, il piacere di camminare con gli amici, chiacchierare, spintonarsi allegramente. fare battute se si incontravano delle ragazze, mentre adesso vedo giovani imbronciati, con la testa piegata sul telefono cellulare, non si parlano, non scherzano e, ma questo non è colpa loro, non fanno certo battute con le ragazze che incrociano, non solo perchè queste hanno lo sguardo perennemente incazzato e pronte a mordere, ma soprattutto perchè le leggi e i costumi di oggi farebbero gridare alle molestie e sarebbero guai (citofonare agli Alpini a Genova per maggiori spiegazioni).

Ma quello che mi colpisce di più è la sciatteria nel vestire, abbigliandosi con improbabili ... pantaloni (?) larghi, poco sotto al ginocchio, piercing, tascapane, il tutto in un aspetto dove tutto grida che non si conosce il corretto uso di acqua e sapone.

Le ragazze non sono da meno, anzi, penso che in questo piano inclinato abbiano raggiunto e superato i coetanei maschi, mentre tra gli adulti se molti dei miei "colleghi" pensionati maschi si sono lasciati andare, dismettendo giacca e cravatta (che peraltro, molti, ultimamente, non indossavano più), le donne mantengono un minimo di decoro, forse nella intuitiva percezione che se la guerra contro il tempo non si può vincere, almeno è possibile ingannarlo con la visione percepita, indossando con eleganza dei capi decorosi.

La mia impressione, che viene confermata quando per un qualche motivo ci si ferma a parlare con sconosciuti, magari al bar o all'edicola, è che all'aspetto sciatto esteriore corrisponda, in molti casi, anche un vuoto interiore che è ugualmente grave tanto negli adulti, quanto negli adolescenti.

Riempire quel vuoto, trovare la chiave per farlo, potrebbe essere la soluzione per una nuova stagione di rilancio della nostra Civiltà.

Se non ci si riuscirà, quel vuoto sarà riempito solo dall'odio e dai fanatismi politici e religiosi che speravamo di esserci lasciati alle spalle e rinchiusi nei libri di Storia. 

06 maggio 2026

La pace a tutti i costi è solo resa

Nella contrapposizione tra il Presidente Trump e il Papa Prevost, io sto con Trump.

So di essere in minoranza perchè, per motivi differenti, tanto a destra quanto a sinistra sono in tutto o in parte a sostegno del papa, ma è la linea di Trump che, a me, ispira maggiore fiducia e affidabilità nella difesa di quelli che sono gli interessi, sì, degli Americani ma anche, a cascata, i miei di Italiano, erede di una Civiltà Occidentale che ci ha dato più di ogni altra civiltà che sia fiorita sulla Terra.

Già dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano subentrati alle stanche nazioni europee nell'innalzare il vessillo della Civiltà, contro la barbarie che, inizialmente, aveva il colore rosso del comunismo.

Condotta in porto con successo parziale (perchè il comunismo è morto, ma i comunisti sono ancora vivi e infestano la Terra) la contrapposizione del dopoguerra, sono sempre gli Stati Uniti a guidare la resistenza ad un nuovo attacco all'Occidente che arriva dalla Cina e dall'Islam.

Se l'attacco cinese è subdolo, fondato come è su una sfida economica e tecnologica fondata sulla permanenza di un regime dispotico a Pechino, che sfrutta la quantità di mano d'opera disponibile per produrre beni a poco prezzo, imponendo peraltro condizioni di lavoro, retribuzioni e garanzie sulla qualità dei beni in oggettivo dumping nei confronti dei rigidi e alti livelli imposti alle aziende in Occidente, quello dell'Islam è la continuazione di reiterati tentativi che da quelle zone del mondo sono stati fatti per sottomettere l'Europa, cominciati ben prima dell'esistenza dell'Islam, con l'antica Persia.

Parlare di pace, in modo generico e senza porre paletti fondati sulla reciprocità dei comportamenti, significa aprire le porte delle nazioni occidentali all'Islam, senza vedere aperte le porte delle nazioni islamiche all'Occidente, ai nostri costumi, alle nostre fedi religiose, ai nostri Valori.

In sostanza assistiamo ad un Occidente che, tramite, purtroppo, una folta quinta colonna interna, vuole imporre l'accettazione delle feste, delle abitudini, dei costumi, della religione di milioni di immigrati di fede islamica cui incautamente si sono aperte le porte di casa nostra, senza veder riconosciuti altrettanti diritti a quelli di noi che volessero andare a vivere, anche solo per lavorare, nelle nazioni islamiche.

Ecco perchè considero una resa il parlare di pace, in modo avulso dalle specifiche realtà, dimenticando le persecuzioni cui vanno incontro in tanti stati a prevalente fede islamica i non islamici (non solo i cristiani), nella più totale mancanza di reciprocità.

Gravi colpe hanno tutti coloro che, più o meno in buona fede (e, notoriamente, si preferiscono quelli in malafede perchè, almeno ogni tanto, si riposano) che, dividendo all'interno l'Occidente, predicano per l'accoglienza e l'inclusione senza reciprocità di chi non vuole integrarsi, ma sottomettere.

E' in questo quadro che mi sento più e meglio rappresentato da Trump, probabilmente l'ultima opportunità per far tornare in carreggiata l'Occidente, che dal papa.

05 maggio 2026

In dubio pro reo

Uno dei principi cardine del Diritto, esplicitamente riconosciuto sin dai tempi di Giustiniano, che è imprescindibile assieme al principio di non colpevolezza, è in dubio pro reo, cioè che in presenza di dubbi sulla colpevolezza, si giudica in favore dell'imputato.

Appassionato di gialli, preferisco vicende di fantasia e non mi interesso alla cronaca reale sulla quale i "professionisti dell'informazione" di tuffano a pesce per vendere le loro teorie che, quanto più strampalate sono, più vendono.

Non posso però evitare di leggere i titoli e di ascoltare i resoconti nei giornali radio e televisivi sulla vicenda di Garlasco, riaperta in modo tale che, oggi, la percezione è che da undici anni in galera ci sia un innocente, pervicacemente voluto come colpevole, dopo i primi due gradi in cui era stato assolto, da una cassazione che, rimandando ad un nuovo processo di appello, praticamente impose la colpevolezza.

Già allora, davanti a due precedenti sentenze di assoluzione, il dubbio avrebbe dovuto insinuarsi nella testa dei giudici e quindi assolvere, in base al principio in dubio pro reo, il poveraccio finito nel tritacarne della giustizia.

Che, poi, dopo una decina di anni si torni a riaprire il caso, individuando in un altro soggetto l'unico colpevole (il che significa che quello oggi in galera sarebbe innocente) non fornisce una bella immagine della magistratura.

Non so, ovviamente, cosa effettivamente abbiano in mano i procuratori di Pavia, ma so che per escludere ogni dubbio circa la colpevolezza di un soggetto, devono esserci prove (non indizi) inconfutabili, oppure una confessione spontanea, non estorta.

Finchè ci sarà un solo "esperto" che interpreta impronte, dna e quant'altro in modo difforme da altri, non può che sussistere il dubbio che l'imputato sia innocente.

Quello di oggi, come quello di allora.

Sono convinto che se al posto di un magistrato ci fosse l'intelligenza artificiale, questa avrebbe, senza influenze esterne, simpatie o convinzioni metafisiche, optato per l'assoluzione allora, come oggi, perchè manca la consapevolezza che i due soggetti, quello di allora e quello di oggi, siano colpevoli "al di là di ogni ragionevole dubbio".

E forse sarebbe meglio così, perchè è meglio avere cento colpevoli liberi, che un solo innocente in galera.

04 maggio 2026

Il trappolone

I consiglieri fraudolenti di oggi sono i commentatori nei giornali e in radiotelevisione.

Esprimono le loro personalissime congetture, probabilmente per giustificare la loro altrimenti inutile presenza, spesso prive di verifica e nella massa delle parole, sperano che le loro previsioni siano presto dimenticate, così da poterne fare altre, anche in contrasto con le prime.

C'è, però, una linea comune a tutti, cercare di proiettare la percezione che i partiti del Centro Destra e il Governo siano allo sbando.

In oltre tre anni, l'unica sconfitta della Meloni è stata al referendum sulla giustizia, un atto autolesionistico degli Italiani che prima rinnovano la fiducia ai magistrati e poi continueranno a pagare gli errori giudiziari al posto dei magistrati che nel frattempo faranno carriera, come probabilmente accadrà anche con la vicenda di Garlasco.

Eppure quella unica sconfitta in tre anni è il trampolino di lancio di "professionisti dell'informazione" con la bava alla bocca che hanno trovato il consiglio fraudolente del secolo: andare ad elezioni anticipate.

Nell'editoriale di Belpietro di oggi si riporta che Travaglio ipotizza il voto anticipato, scongiurandolo perchè la sinistra non sarebbe pronta e Belpietro, invece di indagare sulle motivazioni che inducono uno come Travaglio a fare un apparente favore alla Meloni, sembra dargli ragione.

Il periodico di Sky tg24, invece rilancia l'ipotesi di elezioni, che sarebbero sul tavolo per sbloccare un presunto stallo nell'azione di governo.

A leggere costoro, verrebbe da dire, beh, se la sinistra non è pronta alle elezioni, andiamoci subito.

E qui scatta il trappolone.

Se la Meloni si dimettesse, il pallino sarebbe nelle mani di Mattarella, il vero capo dell'opposizione al Governo di Centro Destra, che già in passato fece in modo che non si andasse al voto con auspici favorevoli al Centro Destra (allora a cascarci con entrambi i piedi fu Salvini).

Ma anche se si andasse al voto (e se Mattarella sciogliesse le camere vorrebbe dire che è convinto che la sinistra vincerebbe) cosa importa all'elettorato di sinistra chi è il capo della coalizione, quale sia il programma, quali i candidati ?

L'elettorato di sinistra, al contrario di noi di Destra, è di bocca molto buona e basta propinargli quattro bellaciao, un paio di slogan a favore della Palestina e un centinaio di bandiere americane e israeliane da bruciare, si sente in paradiso.

La mancetta arriverebbe poi, con un simil reddito di cittadinanza, così che chi produce ricominci a mantenere chi si limita a consumare risorse, stravaccato su un divano.

Il resto non interessa, come abbiamo visto al referendum.

Quindi la Meloni farebbe malissimo a seguire i consigli fraudolenti di chi le vuole male e, anzi, farebbe male anche a chiamare alle urne prima della naturale scadenza delle camere solo per tornare a votare in primavera.

La legislatura dura quindi cinque anni che decorrono dalla prima riunione delle camere che, in questa legislatura, si è avuta il 13 ottobre 2022, con scadenza pertanto il 12 ottobre 2027.

In base all'art. 61 della costituzione del 1948, poi, le elezioni devono essere convocate contestualmente o subito dopo la fine della legislatura, tra i quarantacinque e i settanta giorni, quindi tra il 27 novembre e il 22 dicembre 2027.

Questo significa che la Meloni ha ancora un anno e mezzo, cioè un terzo della legislatura !, per recuperare la forma migliore, procedere con qualche intervento che caratterizzi il Governo come esecutivo di Destra e quindi rivincere le elezioni.

Se la Meloni deve fare degli sbagli, molto meglio se li fa seguendo un suo disegno e non perchè attratta dalle sirene fraudolente di una stampa ostile.