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14 febbraio 2026

Non abbiamo bisogno dell'unione europea

Mentre Merz e Macron straparlavano a Monaco davanti a Rubio, salvo, in privato, cercare di accreditarsi come l'interlocutore europeo, millantando di "guidare" la "crante potenza" dell'unione, Giorgia Meloni presiedeva un vertice italo africano ad Addis Abeba.

Il duo francotedesco cantava a Monaco, la Meloni agiva in Etiopia.

Il ruolo che sta assumendo l'Italia della Meloni è ben lontano da quel vassallaggio proprio della visione di Prodi, Letta e Draghi, per "stare dietro" a Germania e Francia.

Il fallimento, dovuto a supponenza, ignoranza ed arroganza, della Francia, ormai cacciata persino dalle sue ex colonie, fa da contrappunto alla espansione dell'influenza Italiana che, oltre ad essere gradita nelle nostre ex colonie, attrae anche stati che, diversamente, sarebbero cadute preda dei cinesi.

Il ruolo paritario che la Meloni è riuscita a proiettare nei propri interlocutori africani, ci dice che non abbiamo bisogno di essere parte di quella Babele che è l'unione e, tanto meno, di cedere ulteriore Sovranità ad quell'ente sovranazionale privo di Storia perchè nato da un tratto di penna su un pezzo di carta, di  Cultura comune, di Valori condivisi.

Possiamo agire e dovremmo agire come Nazione, ne abbiamo le capacità, la cultura, la preparazione, le conoscenze, le strutture.

Non dobbiamo "stare dietro" a nessuno, ma solo proporre le nostre idee e valorizzare le nostre capacità.

L'unione europea sarebbe solo un freno, un tappo alla genialità Italiana.

Diverso il discorso di uno spazio economico di libertà negli scambi, nelle merci, nel lavoro.

Sarebbe la realizzazione di un principio liberale che porterebbe solo benefici e non dovrebbe essere circoscritto alle sole nazioni europee, ma esteso ad, almeno, tutto il Mondo Occidentale, includendo in tale definizione anche l'Australia, il Giappone, la Nuova Zelanda, la Corea del Sud, Formosa e altre nazioni che si richiamano ad una economia di Mercato.

Dazi, invece, giustamente, nei confronti delle merci, del lavoro, proveniente da quelle nazioni che operano in un sostanziale dumping, comprimendo i diritti dei lavoratori e non curandosi dell'aspetto sanitario e della nocività dei prodotti, unicamente per poterli produrre a costi più bassi.

E per avere uno spazio comune economico, non dobbiamo rinunciare ad un briciolo della nostra Sovranità.



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