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04 novembre 2005

4 novembre: Festa Nazionale


Scrivendo della Marcia su Roma avevamo detto che la Festa Nazionale non può essere fissata in una data che divide, ma in una che unisce.

Chi vuole può celebrare quel che ritiene di celebrare, ma quale potrebbe essere il nostro 4 luglio ?

Oggi celebriamo una data che da quasi 30 trent’anni è stata declassata, ma che, per me, mantiene intatto il suo valore Nazionale: il 4 novembre.

Nel 1918, il 4 novembre, “ I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. “, fu una Vittoria del cuore, di un’Italia ancora in secondo piano nello scacchiere internazionale.

Una Vittoria della borghesia, pagata a carissimo prezzo in termini di risorse mentali, umane e materiali.

Una Vittoria osteggiata dai socialisti, che si affacciavano sulla scena politica italiana cominciando la abituale politica antinazionale e internazionalista della sinistra di ieri, di oggi e di sempre.

Una Vittoria osteggiata anche da alcuni notabili liberali, come Giolitti.

Una Vittoria non sfruttata adeguatamente al tavolo delle trattative di pace di Versailles.

Una Vittoria che un anno prima era apparsa, con Caporetto, una chimera.

Ma fu una Vittoria tutta Italiana.

Questa volta contro l’Impero AustroUngarico non c’erano i Francesi o i Prussiani al nostro fianco, ma c’era il popolo del Nord e del Sud Italia, per la prima volta unito nei campi di battaglia contro lo stesso nemico.

Fu la prima manifestazione unitaria dell’Italia.

Ecco perché il 4 novembre è una delle date possibili per la nostra Festa Nazionale.

E questo 4 novembre 2005, 87 anni dopo, mi piace rendere omaggio agli Italiani che caddero per riportare nei confini della Patria Trento e Trieste.

VIVA L’ITALIA !


Il bollettino della Vittoria: 4 novembre 1918

Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12


La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita.

La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, dell'VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.

L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni.I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Diaz

3 commenti:

Massimo ha detto...

Grazie Nickie per la tua presenza.
Viva l'Italia, viva Israele, viva l'Occidente libero e democratico.

Otimaster ha detto...

Sono anni che lo dico, ero quasi certo che venendo qui ti avrei trovato daccordo.

Massimo ha detto...

Personalmente credo che non siano sentimenti isolati, hanno solo poca visibilità perchè c'è/c'è stata da parte della sinistra che domina il mercato editoriale, la consapevole intenzione di tentare di far passare nell'oblio tutto ciò che poteva rinvigorire sentimenti nazionali, per sostituirli con "principi" internazionalisti, oggi definiti buonisti.