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No alla deriva

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30 novembre 2005

Tocque-ville, secondo me

Come habitus mentale sono dell’idea che strategie e critiche all’interno di una organizzazione debbano essere mantenute all’interno della stessa.

Così accade ne Il Castello , così auspicavo potesse accadere in Tocqueville : purtroppo, come ha ben denunciato Freedomland , c’è chi, prendendo a pretesto la pubblicazione su Thank You America delle parole di una canzone si è fatto prendere da ridicole isterie antifasciste ed ha, come si suol dire, “sbragato”.

Di conserva è arrivato il sermoncino di un giornalista del Foglio che nel suo blog si è permesso di tacciare come “idiozie” le posizioni contrarie alla grazia a Adriano Sofri espresse da molti bloggers di Tocqueville, meritandosi la reazione di uno dei più presenti e generosi bloggers, Otimaster che ha oggi espresso una posizione decisa che condivido appieno e che mi vede totalmente schierato al suo fianco.

Fermo restando che questo blog continuerà a visitare fatti e personaggi storici con lo stesso criterio adottato sino ad ora, senza alcuna sudditanza psicologica nei confronti degli anatemi, delle isterie e delle parole d’ordine, intimidatorie, della sinistra, hic et nunc intervengo non per difendere o attaccare, ma per descrivere quel che, sin dall’inizio, ho inteso essere Tocqueville e il suo spirito “fusionista”.

E parto dal referendum sulla scelta del nome: io votai per “Thr Right Nation” perché mi sembrava più appropriato a quello che si voleva costruire.

Ma cosa si voleva costruire ?

Un aggregatore per blog liberali, conservatori, neoconservatori, riformatori e moderati , certo, ma penso anche un esperimento di più ampia portata: un contenitore dove trovassero la loro casa comune le varie Destre (o Centro Destre se preferite).

E così (senza la pretesa di voler esaurire l’elenco) quella Sociale, Liberale, Cattolica, Radicale, Riformatrice, Federalista, Nazionalista.

Tante Destre, ognuna delle quali portatrice di Valori e di Idee che, singolarmente, definiscono una identità precisa e tagliata con l’accetta, ma che nella realtà si contaminano l’una con l’altra anche se in ognuno di noi prevale l’appartenenza ad una o all’altra, senza disdegnare di valutare o anche recepire proposte altrui.

Ma tante Destre, ognuna delle quali, da sola, non riuscirebbe a realizzare neanche una minima parte della propria proposta politica giacchè, accettando tutti, come immagino, il sistema della democrazia rappresentativa, nessuna delle singole Destre avrebbe la forza di raggiungere una maggioranza (come nessuna delle sinistre, ma questo è affar loro), rendendo d’obbligo un processo – difficile – di sintesi tra le varie posizioni la cui risultante dovrebbe essere un programma di governo di quell’area che può riconoscersi nell’attuale maggioranza di Centro Destra.

Per raggiungere questo obiettivo, ognuno deve rinunciare a qualcosa della sua specifica identità, accettare che su determinate questioni (soprattutto di coscienza) altri abbiano posizioni diametralmente opposte e, in cambio, ottenere che nel programma condiviso vengano inseriti anche alcuni elementi caratterizzanti la “sua” Destra.

Ma una cosa non si può e non si deve chiedere a chi appartiene ad “un’altra Destra”: rinunciare alle sue radici.

No. Questo proprio no.

E non credo che lo spirito “fusionista” tanto richiamato pretenda di avere adesioni orbate della propria anima.

Abbiamo molte battaglie in comune, qualche battaglia che ci vede contrapposti (com’è giusto che sia quando si incontrano identità diverse).

Tocqueville può e deve – a mio parere – essere il punto di incontro, nel quale si impari anche ad accettare chi non la pensa come noi e a leggere senza prevenzioni, patentini, esami o anatemi quel che ognuno di noi sente di pubblicare, ferma restando la battaglia comune per uno stato migliore, più libero, che potrà vederci tutti vincenti, solo se saremo e sapremo stare uniti al di là delle singole specificità che, allora, diventerebbero una forza e non una debolezza.

Ricordiamoci sempre l’esempio del 1996, quando sdegnosamente fu rifiutato l’apparentamento con le liste di Rauti: 40-50 collegi persi che avrebbero cambiato il corso della storia politica del nostro paese (provate a pensare un Governo Berlusconi nel pieno del boom economico mondiale …).


Divisi perdiamo tutti, uniti vinciamo ... TUTTI !

7 commenti:

Jetset - Libere Risonanze ha detto...

Perfetto post, Mons ! Mi vede ASSOLUTAMENTE D?ACCORDO CON TE.

Otimaster ha detto...

Preferisco non ripensarci, penso che quanto accaduto in questi giorni farà cambiare idea a molti sull'opportunità di criticare chi svolge un serio lavoro di ricerca storica senza fini propagandistici.
Ciao

Anonimo ha detto...

Bravo Monsoreau! avanti cosi'!
e se puoi parla anche un po' di Giovanni Gentile... ;)
ciao!

Massimo ha detto...

Grazie a tutti.
Uniti si vince.
E nessuno cerchi di mettere il bavaglio al suo vicino.
Gentile, Elena ?
E' un personaggio tutto da riscoprire.
Accantonato troppo presto e stranamente non appartenente neppure al Gotha di una certa Destra.
Meriterebbe un blog tutto dedicato, di approfondimento ...

Anonimo ha detto...

Mons,
mi trovi d'accordissimo soprattutto nel riferimento al rispetto delle identità.
La ricchezza è nelle differenze non nell'appiattimento.

Rabbi' ha detto...

Come isterico antifascista, penso di aver diritto ad una spiegazione su cosa si intende per "non dimenticare le proprie radici". Intendi dire che non vi dimenticate di essere stati fascisti?

Massimo ha detto...

Credo che nessuno di noi possa avere l'età per essere stato Fascista.
Le radici sono quelle di una Destra attenta ai valori nazionali, allo sviluppo sociale dell'Italia e alla netta contrapposizione ai comunisti.
Una Destra che non si è mai rifugiata nell'arco costituzionale ed il tempo le ha dato ragione.