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05 maggio 2026

In dubio pro reo

Uno dei principi cardine del Diritto, esplicitamente riconosciuto sin dai tempi di Giustiniano, che è imprescindibile assieme al principio di non colpevolezza, è in dubio pro reo, cioè che in presenza di dubbi sulla colpevolezza, si giudica in favore dell'imputato.

Appassionato di gialli, preferisco vicende di fantasia e non mi interesso alla cronaca reale sulla quale i "professionisti dell'informazione" di tuffano a pesce per vendere le loro teorie che, quanto più strampalate sono, più vendono.

Non posso però evitare di leggere i titoli e di ascoltare i resoconti nei giornali radio e televisivi sulla vicenda di Garlasco, riaperta in modo tale che, oggi, la percezione è che da undici anni in galera ci sia un innocente, pervicacemente voluto come colpevole, dopo i primi due gradi in cui era stato assolto, da una cassazione che, rimandando ad un nuovo processo di appello, praticamente impose la colpevolezza.

Già allora, davanti a due precedenti sentenze di assoluzione, il dubbio avrebbe dovuto insinuarsi nella testa dei giudici e quindi assolvere, in base al principio in dubio pro reo, il poveraccio finito nel tritacarne della giustizia.

Che, poi, dopo una decina di anni si torni a riaprire il caso, individuando in un altro soggetto l'unico colpevole (il che significa che quello oggi in galera sarebbe innocente) non fornisce una bella immagine della magistratura.

Non so, ovviamente, cosa effettivamente abbiano in mano i procuratori di Pavia, ma so che per escludere ogni dubbio circa la colpevolezza di un soggetto, devono esserci prove (non indizi) inconfutabili, oppure una confessione spontanea, non estorta.

Finchè ci sarà un solo "esperto" che interpreta impronte, dna e quant'altro in modo difforme da altri, non può che sussistere il dubbio che l'imputato sia innocente.

Quello di oggi, come quello di allora.

Sono convinto che se al posto di un magistrato ci fosse l'intelligenza artificiale, questa avrebbe, senza influenze esterne, simpatie o convinzioni metafisiche, optato per l'assoluzione allora, come oggi, perchè manca la consapevolezza che i due soggetti, quello di allora e quello di oggi, siano colpevoli "al di là di ogni ragionevole dubbio".

E forse sarebbe meglio così, perchè è meglio avere cento colpevoli liberi, che un solo innocente in galera.

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