Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

30 aprile 2026

Oclocrazia

Tempo fa, qualcuno, forse Nessie, mi disse che ero un po' fissato con Polibio e la sua anaciclosi.

Forse, so benissimo che mi trascino dietro la formazione classica, ma cosa possiamo dire del caos, interno ed internazionale, in cui ci dibattiamo oggi se non che siamo in piena oclocrazia ?

La stampa (e intendo giornali, radio e televisioni) invece di informarci creano ancora maggiore confusione perchè non guardano alla verità ma a tirare l'acqua alla parrocchietta di appartenenza.

Così ingigantiscono il caso della grazia ad una giovane donna colpevole di aver seguito il Cavaliere e nascondono la testa davanti alle decine, forse centinaia di criminali che vengono lasciati liberi di sciamare per l'Italia in base a decisione fondate sulla interpretazione ideologica di una norma.

E che dire di un caso come quello di Garlasco, dove una persona (e potrebbe capitare a qualsiasi di noi) è in galera da dieci anni, mentre una procura si appresta ad incriminare, per lo stesso delitto, un'altra persona, che si proclama ugualmente innocente ?

E le continue piazzate, le violenze private, le devastazioni di beni pubblici e privati, le spese cui è costretto anche un Governo, come quello della Meloni, che pure è riuscito ad avere un qualche controllo sulle uscite, riportando i nostri conti sulla linea di galleggiamento ?

E in politica internazionale dove un pugno di parrucconi, comodamente seduti a Bruxelles e lautamente stipendiati con i nostri soldi, sono passati dal determinare la lunghezza dei cetrioli, ad impedire alle singole Nazioni di poter spendere i propri soldi come cavolo pare ?

E di uno stato canaglia o, meglio, uno stato retto da 47 da un regime canaglia, quello degli ayatollah, che si permette di bloccare la via del petrolio e tante nazioni, una volte potenti, sovrane e coraggiose, che si fanno piccole piccole e, invece di intervenire con i propri alleati per porre fine a tale abuso, si dichiarano pronte ad intervenire ... quando tutto sarà finito ?

Gli esempi possono continuare, a dimostrare che siamo ormai giunti alla fine di un ciclo che arriverà, si spera presto e si spera ancora di più con la minor distruzione possibile, ma che arriverà e ci porterà, finalmente, ad una ripartenza, con qualcuno che, con le buone o con le cattive, porrà fine all'anarchia.

29 aprile 2026

Esistono anche le forbici

Sono contrario a questa unione europea che opprime i Popoli e le Nazioni d'Europa con direttive, regole e sanzioni.

Mi ribolle il sangue quando sento che la "commissione" (non hanno neanche il coraggio di metterci il nome e cognome) dichiara impossibile una uscita unilaterale dal patto di stabilità, come se l'adesione all'unione europea fosse una strada per l'Inferno, senza ritorno.

Sono favorevole alla riconquista della nostra piena Sovranità e Indipendenza, cominciando con l'abbandonare l'euro per tornare alla Lira, considerando l'Europa un continente dove l'unica unione debba essere quella del Mercato, liberando merci e persone da vincoli e dazi, per una libera circolazione.

Punto.

La politica estera, le leggi sociali, di costume, le politiche di bilancio, devono essere di pertinenza esclusiva delle Nazioni e dei Governi espressi dai parlamenti eletti dal Popolo.

Ciononostante, considerando che in questo momento è illusorio mollare il Titanic dell'unione europea, per una e una soltanto vicenda sono contento che ci sia un vincolo.

Si tratta dello sforamento del famigerato 3% e del debito che Giorgetti vorrebbe aumentare per far fronte alla crisi energetica.

Fermo restando che, comunque, una iniziativa unilaterale dell'Italia, mi troverebbe completamente d'accordo per i motivi sopra esposti, vorrei ricordare a Giorgetti che esistono anche le forbici e non solo la prodigalità della spesa.

Considerando che per gli immigrati si spendono 10 miliardi all'anno per le varie voci, che un miliardino se ne va per nani e ballerine e altro ancora per sostenere una stampa che non ha lettori, i fondi per aiutare famiglie e imprese nel sopportare la crisi energetica, finchè non sarà stato spazzato via - purtroppo senza il nostro contributo - il regime degli ayatollah e sbloccata la via del petrolio, si possono ampiamente trovare tagliando e cancellando tutte le spese clientelari e anche privatizzando la rai, magari a spezzatino guadagnando soldi freschi e cessando di far pagare il canone ai cittadini e di coprire con il bilancio pubblico i disavanzi di esercizio.

28 aprile 2026

L'uniforme grigiume dei "professionisti dell'informazione"

Ogni mattina, su radio uno, dopo il giornale radio delle sei, viene trasmessa la rassegna stampa che, sostanzialmente, si divide in due parti.

Nella prima vengono letti titoli e, a volte, brani di editoriali, soprattutto di prima pagina, dei quotidiani in edicola, nella seconda, dopo un veloce ripasso dei titoli, viene data la parola ad un commentatore.

La prima parte è sicuramente più interessante ed appropriata della seconda, perchè è più facile che un titolo dia una notizia, che è quel che conta, che un commentatore ci informi su qualcosa di diverso delle sue personalissime opinioni, di cui possiamo fare a meno, perchè ognuno di noi, ascoltate le notizie, è in grado di formarsela.

Quello che mi sorprende è che i "professionisti dell'informazione" riescano a prendersi così sul serio, anche quando, nel giro di ventiquattro ore, sono costretti a cambiare le "spiegazioni" di quello che è successo e del suo perchè, nonchè le previsioni su come si svilupperà la politica mondiale e italiana dopo quel fatto che è accaduto, che loro non avevano previsto e che li ha costretti a cambiare prospettiva.

Capisco che, senza le elucubrazioni cervellotiche e tolte le balle che alcuni quotidiani propinano unicamente per tirare acqua al mulino della loro parte politica, rimanga molto poco, ma è quel poco che dovrebbe essere oggetto della loro informazione, perchè è quello che noi chiediamo loro: fornirci la notizia, depurata da ogni considerazione e opinione personale.

Invece di andare in giro per il mondo a documentare quel che accade per poi, semplicemente, riportarcelo così come è, stanno comodamente seduti, suppongo in "lavoro agile", davanti ad uno schermo, magari sorseggiando un caffè, disquisendo amabilmente con un loro simile che, poi, sarà loro ospite in un'altra trasmissione uguale nei contenuti.

E non so se, per quella comparsata, siano pure retribuiti, perchè, se così fosse, trattandosi di una emittente pubblica, per noi sarebbe una doppia beffa: ascoltiamo una personale opinione, probabilmente filtrata dalla ideologia di chi la espone e lo paghiamo pure con i soldi del canone e delle nostre tasse.

Non abbiamo, quindi, ragione noi, che chiediamo la privatizzazione della rai e la cancellazione di ogni aiuto di stato alla stampa, fondi che sarebbe meglio destinare a tutti i cittadini, riducendo il debito pubblico (quindi non spendendoli) o, se proprio vogliamo spenderli, in conto riduzione/eliminazione delle accise sui carburanti, misura di cui beneficeremmo tutti, senza privilegi per questa o quella categoria ?

27 aprile 2026

Un'altra occasione persa. Solidarietà a Beatrice Venezi

Il ministro della cultura Giuli non mi piace.

Non mi piaceva Sangiuliano (in realtà non vedo proprio la necessità di un ministero per la cultura che se non comanda nei teatri diventa solo una mucca da mungere per finanziamenti a pioggia a prodotti che il pubblico non guarda e non compra), ma, nel confronto, l'attuale ministro perde con grande distacco.

Mi sembra un piacione alla Rutelli o, parlando di attualità, alla Renzi/Calenda, tutto per di avere buona stampa e restare nella manica del mainstream.

Dopo la presa di distanza dall'ottima scelta del Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, di ammettere il padiglione culturale della Russia, adesso l'acquiescenza alla scelta della Fenice di silurare il Maestro Beatrice Venezi, revocandole la nomina a Direttore dell'Orchestra, dando così partita vinta agli orchestrali sindacalizzati.

Orchestrali che avrebbero potuto essere per la Meloni e il suo governo quel che i minatori furono per la Thatcher o i controllori di volo per Reagan, invece Giuli e la Meloni non hanno avuto il coraggio di tenere duro ed hanno preferito fare come una squadra di calcio, ultima in classifica, che sceglie la via più veloce e meno complicata, ma inutile allo scopo, del licenziamento dell'allenatore invece della sostituzione dell'intera rosa di calciatori.

Mi auguro che Beatrice Venezi, cui va tutta la mia solidarietà, possa avere un futuro come Ministro: lo merita più di tanti altri. 

26 aprile 2026

Bene la Meloni il 25 aprile

Quel che temevo, non è accaduto.

Speravo che la Meloni continuasse a limitarsi ad una dichiarazione istituzionale sul 25 aprile e temevo che, invece, come fece l'ultimo Berlusconi, partecipasse attivamente alla liturgia antifascista.

La Meloni ha invece tenuto il punto e si è limitata ad una sobria dichiarazione e ad una partecipazione con le altre cariche dello stato per deporre una corona.

Non ricordo esattamente quando, ma questa kermesse del 25 aprile è molto più recente del 1945.

Ancora negli anni Sessanta c'erano sobrie dichiarazioni e cerimonie.

Probabilmente tutto è iniziato con l'infame arco costituzionale, inventato dai comunisti dopo l'affermazione elettorale dell'Msi di Almirante nel 1972.

L'arco costituzionale, alle elezioni del 1976 ottenne complessivamente il 94% dei voti contro il 6% dell'Msi.

La dc e il pci da soli, sommati i consensi, raggiungevano il 70%.

Oggi gli eredi della dc e del pci sono teneramente avvinghiati nel pd che ottiene circa il 22%.

Per questo sono così arrabbiati e isterici nelle celebrazioni del 25 aprile, oltre ottanta anni dopo le vicende cui si riferiscono (malamente).

Altri cinquanta anni di celebrazioni e quel 22% si ridurrà alle percentuali da prefisso telefonico, facendo salva la giornata di vacanza dal lavoro, buona per ponti e gite fuori porta.


25 aprile 2026

Prima e dopo il Governo Meloni

La mancata uscita anticipata dalla procedura di infrazione per uno 0,1% interamente ascrivibile all'effetto domino sul bilancio dello stato delle regalie del governo giallorosso di Conte e, in primis, del superbonus edilizio, ha scatenato i latrati dei cattocomunisti e dei loro "professionisti dell'informazione".

Sono però sufficienti i numeri per dimostrare come, prendendo in esame i tre anni pieni e completi del Governo Meloni (2023, 2024 e 2025) entrato in carica il 22 ottobre 2022, oggi tutti i fondamentali dell'Italia (incluso il recupero del potere di acquisto che, furbescamente, i "professionisti dell'informazione" pendenti a sinistra calcolano dal 2021 e non dal 2023) siano nettamente migliorati.




24 aprile 2026

Gli aspetti positivi di una sconfitta

La sconfitta al referendum dove, inopinatamente, una maggioranza di Elettori, evidentemente ignari di cosa accade nel mondo della giustizia in Italia, ha rinnovato la fiducia ai magistrati, ha inevitabilmente ringalluzzito i cattocomunisti e, contemporaneamente, stordito il Centro Destra che ha preso, direttamente con il suo Leader, Giorgia Meloni, tre cantonate non da poco: criticare Trump nel diverbio con Leone XIV, costringere alle dimissioni la Santanchè e Delmastro e sospendere temporaneamente l'accordo di collaborazione militare con Israele.

Era forse inevitabile, ma vedo che lo sconcerto è durato poco.

Confortati da una serie di sondaggi che non hanno modificato il quadro complessivo e consapevoli che il Centro Destra è l'unica coalizione in grado di garantire l'Interesse Nazionale cominciando da una stabilità di governo sulla base di un programma condiviso (a parte la spartizione del potere e provvedimenti devastanti su omosessualità, immigrazione, assistenzialismo, non vedo come possano far maggioranza comune pd e cinque stelle, Renzi e Bonelli e Calenda e Magi  e tutti gli altri chierici del cattocomunismo) la Meloni ha ricominciato a marciare nella direzione giusta, pur non essendosi ancora ravveduta nè dal peccato originale del supporto a Zelensky, nè da quello più recente della rottura con Trump.

Un esempio lo abbiamo dalla riunione del Politburo dell'unione europea a Cipro, con la Meloni che, legittimamente irritata (dovrebbe esserlo anche con la stampa italiana che, in gran parte, non ricorda come questo governo abbia ricevuto un debito/pil all'8,1%, ridotto in tre anni e mezzo, migliorando anche tutti gli altri indicatori economici, di ben cinque punti fino al 3,1% con lo sforamento dovuto, integralmente, al superbonus di Conte e del governo giallorosso targato covid) dalle rigidità del nocivo pachiderma europeo, ha seguito il suo Ministro dell'Economia, Giorgetti, ipotizzando di sforare i limiti imposti da Bruxelles per aiutare l'Italia.

Forse la Meloni, senza la sconfitta referendaria, non sarebbe stata così perentoria e probabilmente avrebbe agito con meno determinazione.

Ma preferisco questa Meloni, battagliera e non remissiva, a quella paludata e diplomatica dei baci e degli abbracci con Macron, Zelensky e compagni.

Adesso mi aspetto che la messa a disposizione delle quattro navi per sminare Hormuz, non sia più condizionata alla fine di ogni ostilità, ma possa anche prevedere che, se gli ayatollah continueranno a chiudere la via del petrolio, quel petrolio ce lo si vada a prendere, liberando, anche con la forza, le vie del mare.

23 aprile 2026

Ci sono tagli ai finanziamenti che fanno bene

Il Governo ha tagliato sui fondi destinati alle iniziative e associazioni dei partigiani.

Ha fatto bene in linea di principio, male nel quantum perchè ha tagliato solo il 15% dei fondi, mentre sarebbe stato meglio azzerare ogni contributo pagato con i soldi di tutti, per lasciare che quegli enti si finanziassero solo tramite i contributi volontari di chi li sostiene.

E' lo stesso principio per i cinematografari, i cantanti assoldati da comuni e istituzioni varie, i giornali, le radio (a cominciare da quella radicale).

Un flusso enorme di denaro, disperso in migliaia di rivoli, che mantengono i privilegi di pochi interessati ad uno specifico tema, a spese di tutti.

Perchè la sommatoria di tutto quel denaro, la sommatoria di tutte le spese ideologiche che, negli anni, sono state accollate al bilancio dello stato, cioè di tutti i cittadini, è incalcolabile, ma sarebbe sicuramente sufficiente per, ad esempio, eliminare definitivamente tutte le accise dai carburanti.

E che si tratti di spese ideologiche lo testimonia la giunta regionale della rossa Emilia Romagna che, dopo aver tuonato contro il miserrimo taglio del 15% dei finanziamenti alle associazioni di derivazione partigiana, per bocca del suo presidente De Pascale ha dichiarato che provvederà a coprire i finanziamenti mancanti.

La stessa giunta che, appena insediata, ha aumentato i ticket sanitari, facendo pagare di più cure e medicine e strilla perchè il Governo non aumenta i trasferimenti in regione, è la stessa giunta che sperpera denaro per manifestazioni ideologiche come le celebrazioni della resistenza.

Forse il Governo dovrebbe pensare anche a ridurre i trasferimenti all'Emilia Romagna, visto che De Pascale trova così facilmente soldi da spendere per le sue visioni ideologiche. 

22 aprile 2026

Le catene da spezzare per una Nazione Libera, Sovrana e Indipendente

Sono tre le catene che impediscono al Governo Nazionale di  galoppare con tutti i cavalli di cui disponiamo.

Ovviamente la catena che ci lega all'unione europea.

Abbiamo fatto come la famosa rana collocata in un recipiente di acqua fredda, messo sul fuoco: l'acqua si avvia a bollire ma è stato così graduale che la rana non ha avuto l'intelligenza di uscirne e adesso sta per morire.

Così l'Italia, come le altre Nazioni che incautamente si sono legate all'unione europea, accettando di rinunciare alla propria moneta nazionale, poi accettando di sottostare al giudizio ed ai parametri imposti da chi l'Italia non ama, quindi rinunciando ad una politica estera totalmente autonoma per rimettersi, figuriamoci, a soggetti come la Kallas che fu primo ministro di una nazione di un milione e mezzo di abitanti e che ha ottenuto, con il suo partito, un consenso inferiore a duecentomila voti.

Eppure ci sono tanti politici italiani che non amano ugualmente l'Italia e non solo chiedono "più europa" dopo che l'europa ha miseramente fallito, ma vorrebbero che si rinunciasse ad altra Sovranità Nazionale e addirittura che si sostenesse la legittimità di decisioni da assumere nell'unione europea non più all'unanimità, ma a maggioranza.

Strettamente collegata alla catena europea è quella che lega ogni governo, ma particolarmente i Governi di Centro Destra, ai voleri di un Quirinale che, dal 1978 è sempre nelle mani di un soggetto di sinistra (perchè era di sinistra anche Cossiga, appartenente alla sinistra di "base" della democrazia cristiana) o ad un soggetto come Scalfaro che, in età senile, si è scoperto essere il portabandiera della peggior sinistra.

Anche in questi giorni assistiamo ad una interferenza del Quirinale su una legge che porta il Governo a predisporre una "correzione", quando si potrebbe agire in base all'art. 74, obbligando Mattarella a rimandare la legge alle camere con un messaggio motivato e però, se le camere tornano ad approvarla (e non vedo come potrebbe essere diversamente con la maggioranza solida che c'è) il presidente della repubblica DEVE promulgarla.

Qui è più difficile rompere la catena, ma bisogna allentarla, o studiando il modo per rendere la presidenza della repubblica completamente ininfluente nella gestione della politica per trasformarla in una mera figura di rappresentanza (ma sarebbe ben meglio una monarchia del tipo britannico), oppure si abbandona la strada del premierato per trasformare la nostra in una repubblica presidenziale con poteri e responsabilità di governo, non solo di interdizione e di ostacolo al governo, così che il presidente della repubblica diventa capo anche formalmente di una fazione ed è obbligato a fare e non solo a, comodamente, criticare.

La terza catena è quella con il Vaticano.

Da anni la chiesa cattolica non rappresenta più i sentimenti e gli interessi del Popolo Italiano, avendo rivolto il suo sguardo ben oltre i nostri confini e, anzi, avendo la pretesa di accollare agli Italiani compiti e responsabilità che non ci appartengono e senza pagar dazio alcuno.

La chiesa cattolica pretende da un lato, per la sua "particolarità", di ottenere esenzioni (ad esempio l'Imu) e trasferimenti di denaro (8 per mille), dall'altro nulla fa per il Benessere e la Sicurezza degli Italiani, anzi con i suoi esponenti spesso impone nelle nostre città la presenza di soggetti che mettono a rischio Benessere e Sicurezza.

Libera chiesa in libero stato.

Sarebbe ora di tornare al vecchio principio liberale e quando un papa abbandona la speculazione sull'al di là per scendere nel campo da gioco dell'al di qua, i politici italiani lo trattino come trattano qualsiasi altro politico esprimesse le sue opinioni, senza sentire alcun obbligo di prenderne le difese se, parlando dell'al di qua, viene bacchettato da altri che vedono in modo differente questo al di qua.

Sono catene purtroppo molto solide e che molti sono contenti di avere, ma romperle sarebbe l'unico modo per riportare l'Italia in rotta verso il futuro.

21 aprile 2026

Natale di Roma

Il 21 aprile è il giorno convenzionalmente fissato come quello fondativo di Roma.

Era il 753 avanti Cristo e, quindi, siamo a 2779 anni dalla Fondazione dell'Urbe.

Una Storia ricca di passioni, eventi, personaggi, alla quale scrittori e aspiranti tali potrebbero attingere come da un pozzo senza fondo per raccontare l'inizio della nostra Civiltà.

Questo 21 aprile capita in un momento in cui, casualmente, ho riletto uno dei romanzi più belli ambientati tra il 110 e il 100 avanti Cristo in Roma, "I giorni del potere" di Colleen McCollough che ne ha fatto una serie (oltre ai romanzi su Cesare, di cui evidentemente è infatuata, per me a torto, di rilievo sono i due seguiti "I giorni della gloria" e "I favoriti della Fortuna", tre romanzi da circa 800 pagine l'uno).

La Storia di Mario e Silla che abbiamo conosciuto sin dai sussidiari delle elementari, assume una dimensione molto attuale nel racconto della McCollough, rigorosa nei personaggi ed avvenimenti storici e ottima narratrice nell'inventarsi i dialoghi privati e le intime considerazioni dei protagonisti, tutti realmente vissuti, così come le battaglie, le conquiste, le sconfitte e le vittorie sono storicamente accertate.

Non ci sarebbe stato Augusto senza Cesare, ma non ci sarebbe stato l'Impero, Roma, la Civiltà alla quale facciamo riferimento, senza Silla e non ci sarebbe stato Silla senza Mario.

E senza dimenticare personaggi che si affacceranno nei successivi anni (e romanzi) come Marco Tullio Cicerone che, per due volte, salvò la Repubblica e, con grande dignità, si consegnò agli sgherri di Marcantonio dopo la morte di Cesare.

Non so quanti ricorderanno questo importantissimo anniversario, rilevante per tutta l'Umanità, anche di quei continenti allora ignoti, come l'America e l'Oceania.

In un tempo in cui i miti invecchiano velocemente e si tende a ripensare malamente con occhi moderni al nostro grande passato, ricordare Roma, i suoi Fondatori, quelli mitici di cui ci è stata tramandata la vicenda e quelli reali di cui non conosciamo nulla, rappresenta una immersione completa nelle nostre Tradizioni, nella nostra Identità, nelle nostre Radici, che non possono che esserci di stimolo per provare a reagire al nichilismo che viene diffuso da chi vorrebbe vederci dimenticare chi siamo stati e chi siamo, per trasformarci in obbedienti sudditi, sottomessi come un gregge che segue compulsivamente il proprio capo branco.

20 aprile 2026

Il Centro Destra torni a fare il Centro Destra

Non ho fiducia nei "professionisti dell'informazione", neppure in quelli che sono (o, almeno, si dichiarano) e scrivono per le testate di Centro Destra e questi giorni mi stanno dando ragione.

Invece di aiutare gli Elettori del Centro Destra ad orientarsi in un periodo turbolento, dove quel che si ascolta alla sera, viene puntualmente ribaltato dalle notizie del mattino, creano ancora più confusione.

La mia impressione è che anche per i "professionisti dell'informazione" di Area Centro Destra, importi più atteggiarsi a guru, pronosticando disgrazie (perchè le disgrazie fanno notizia e attirano lettori, mentre le buone notizie non interessano), che fornire un quadro oggettivo della situazione.

Così passiamo da un Capezzone che ospita interventi di Federico Punzi, giornalista interventista e con un orientamento trumpiano, ad un Veneziani che si compiace (!!!) di un'Italia che, con una nuova virata badogliana, abbandona Trump per aggregarsi al trio dei perdenti (Macron, Starmer e Merz).

E poi arriva Alessandro Sallusti, che dopo aver abbandonato la direzione de il Giornale è passato alla Verità (e forse è causa di una deriva moderata del quotidiano) che addirittura auspica che la Meloni si tuffi sul 25 aprile elogiando l'invasione e l'occupazione angloamericana, che è sì la vera storia di come si è conclusa la seconda guerra mondiale, ma resta sempre un qualcosa di oltre 80 anni fa !, per contrastare la liturgia resistenziale dei cattocomunisti ancora aggrappati all'antifascismo.

La Meloni sa sbagliare anche da sola (e lo ha dimostrato scegliendo Zelensky invece del condizionatore, abbandonando Trump e Netanyahu e chiedendo le dimissioni della Santanchè e Delmastro), senza bisogno dei suggerimenti dei vari consigliori con penna o tastiera.

Il grande vantaggio del Centro Destra è la circoscritta platea di partiti che lo compongono, la decennale collaborazione tra tali partiti che ha contribuito a rendere sempre più omogenee le posizioni e la quasi assoluta intercambiabilità degli Elettori nell'ambito di tali partiti.

Tutto ciò rende più agevole e stabile una collaborazione di governo, dando la possibilità di intervenire con maggiore efficacia sui vari problemi, incardinando anche riforme che possono gradualmente ridare fiato all'economia e alla società italiana.

E' un vantaggio, forse l'unico, che si ha su una sinistra che, per fare numero, è costretta a fare la mera sommatoria di tante istanze, talvolta in contrasto tra loro, cooptando ogni flatulenza critica verso il Centro Destra, a prescindere da una base comune, condivisa e collaudata.

L'unico scopo è quello di conquistare una maggioranza, poi a governare ci si penserà, magari facendo lo scendiletto di Bruxelles o rimettendo la palla nelle mani del Mattarella di turno che non farebbe altro che spingere per un proconsole dell'unione europea.

Il Centro Destra è l'unico che, nonostante le ultime sbandate, possa ancora agire nell'Interesse Nazionale, di gran lunga superiore a qualsiasi interesse unionista.

La Meloni è ancora in tempo a recuperare il rapporto con Trump (non credo sia difficile riallacciare, magari tramite Vance e Rubio) lasciando perdere le ridicole pretese di grandeur dell'unione europea.

In tale prospettiva, abbandoni l'idea di ottenere buona stampa dalla informazione cattocomunista o nelle parrocchie e parrocchiette che, ormai, sono altrettante cellule della sinistra.

E non ascolti la stampa di Centro Destra che non rende un buon servizio ad apparecchiare una tavola con la frase "io l'avevo detto".


19 aprile 2026

Alla fine paghiamo tutti

In ogni trasmissione che ascolto, quando si parla di settori della nostra economia alle prese con questo e quello, sento sempre la solita conclusione: occorrono più risorse, detrazioni, agevolazioni.

Il tutto, naturalmente, nel non detto: vogliamo un aiuto dallo stato.

Cioè, per le agevolazioni che mi interessano, devono pagare "gli altri".

Perchè "lo stato" siamo tutti noi e il bilancio dello stato, nella voce entrate, ha come partita preminente quella che arriva dalle imposte, tasse, contributi che noi tutti versiamo.

E se anche non ci fosse quella che, forse, è l'unica cosa intelligente mai fatta dall'unione europea (cioè obbligare a determinati parametri di bilancio, anche se la rigidità con cui persegue questa norma rischia di renderla più dannosa che utile, oltre al fatto che il rispetto di tali parametri dovrebbe essere imposto agendo esclusivamente sulla spesa, da ridurre e tagliare, mai su un aumento delle entrate) e lo stato potesse stampare moneta e aumentare all'infinito il debito, quel debito prima o poi dovrebbe essere coperto dai cittadini, cioè da noi.

Ed è altresì evidente che le agevolazioni ad esempio sui carburanti pagate da tutti quelli che non ne hanno interesse, tra i quali, sempre ad esempio, ci sono i produttori di vino che, a loro volta, chiedono agevolazioni pagate da tutti gli altri, inclusi gli autotrasportatori e i pescatori che beneficiano delle agevolazioni sul carburante.

Per finire agli aumenti nei contratti dei dipendenti pubblici che paghiamo tutti noi, probabilmente più di qualsiasi aumento dei commercianti, i "bottegai".

E se la finissimo con tutti questi rivoli di denaro che viene dato a destra ed a manca, risultando alla fine uno tsunami di debito per le casse pubbliche ?

Se autotrasportatori e pescatori si pagassero i loro costi e i produttori di vino i loro, senza agevolazioni, avrebbero in compenso di non pagare le agevolazioni altrui e, probabilmente il saldo resterebbe invariato.

Più lo stato interviene nell'economia, più si avranno richieste di agevolazioni, contributi, benefici, perchè è comodo privatizzare gli utili e socializzare le perdite, ma alla fine ci si accorge che quello che ci viene dato con una mano, ci viene tolto con l'altra per poterlo dare al nostro vicino di casa che, legittimamente, pretende anche lui di privatizzare gli utili, i suoi, socializzando le perdite, che dovrebbero sempre essere le sue.

18 aprile 2026

Il percorso di guerra della Meloni

Giorgia Meloni non ha sicuramente svolto il servizio militare, ma si accinge a percorrere, in questo ultimo anno di legislatura, un vero percorso di guerra irto di difficoltà, di cui quelle economiche sono non solo le minori, per aver ben guidato la rinascita nei precedenti tre anni, ma anche meno rilevanti.

Il percorso di guerra riguarda essenzialmente un tema sensibile quale quello della base Ideale sulla quale concepire la Destra in Italia.

Valori, Ideali, Progetti, Alleanze interne ed internazionali.

Fino a qualche settimana fa, l'unica sbavatura era il sostegno a Zelensky che, se soddisfaceva una parte dell'Elettorato, veniva disapprovata da un'altra, consistente, fetta di Elettori di Centro Destra, pur venendo tollerata con pochi o tanti mal di pancia.

A me non è piaciuta neppure la richiesta di dimissioni (ottenute) alla Santanchè e a Delmastro a seguito di azioni della magistratura, ma, anche qui, ci può stare e si può tollerare (con tutto il rispetto e la stima per gli interessati che, ovviamente ed a ragione, la tollerano probabilmente un po' meno).

Quel che non si può accettare è il passaggio dall'alleanza con gli Stati Uniti, in una sorta di riedizione della coppia Reagan-Thatcher con la coppia Trump-Meloni, che parte dall'assurdo divieto di atterraggio a Sigonella (ecco che torna l'infausta località che già vide il crollo delle fortune politiche di Craxi, dietro l'apparenza di una esaltazione nazionalista in chiave antiamericana) e si conclude con la difesa, non richiesta, non dovuta e fuori luogo, del papa che si è messo a parlare dell'al di qua invece di restare nell'al di là e che aveva quindi, legittimamente, subito la bacchettata di Trump, con il negare i dragamine per liberare Hormuz e la sospensione del protocollo di intesa con Israele.

Per sprofondare ieri, partecipando a quell'inutile vertice dei volenterosi (tipo "suo figlio si impegna, è volonteroso, studia, ma proprio non ci arriva") alla corte di Macron, come quarta, medaglia di legno, dopo anche Starmer e Merz, quando in precedenza aveva avuto l'intelligenza e il buon senso di partecipare da osservatore, in videoconferenza, evitando così di essere travolta dal ridicolo di una conclamata impotenza europea.

Una riunione che si conclude con la risoluta, risolutiva, risoluzione di inviare dei dragamine, nell'ambito di una flotta comandata dai francesi, che andrebbe ad Hormuz solo dopo che sarà scoppiata la pace e non ci sarà pericolo alcuno e, per gli Italiani, dopo un voto del parlamento.

La Meloni ha così sbattuto malamente sui primi due ostacoli del percorso di guerra che la porterà al voto del 2027, scontentando una parte, non ha importanza quanto grande sia, del suo Elettorato che, per poter vincere, dovrà essere compatto e non perdere pezzi per strada.

Adesso vedremo come saprà superare i prossimi ostacoli, il primo dei quali è fra una settimana.

Cosa farà del 25 aprile, ricorrenza cara solo alla sinistra, la Meloni ?

Solitamente inviava un messaggio, sobrio, senza partecipare ad eventi e senza fare dichiarazioni antifasciste pur ricordando gli eventi di quegli anni.

E adesso ?

Farà anche lei la marchetta esplicita alla liturgia antifascista, scontentando un'altra fetta del proprio Elettorato (per sua sfortuna, a parte una marginalità, differente da quello che ha irritato passando da Trump a Macron), oppure saprà mantenere la dignitosa postura istituzionale degli anni scorsi ?


16 aprile 2026

E adesso chi votare ?

Preso atto che la Meloni preferisce i like della Schlein ai voti di tanti, a Destra, come da commenti su X, indignati dalla svolta antiamericana e che i "professionisti dell'informazione" dei quotidiani di area, forse tranne Capezzone al Tempo, di cui ancora non mi è chiara la posizione, si sono allineati e coperti al nuovo corso (del resto, come Manzoni faceva dire a don Abbondio uno, se il coraggio non ce l'ha, non se lo può dare) e che persino l'alternativa Vannacci e la sempreverde Forza Nuova sono apertamente schierate contro Trump e l'intervento in Iran, sorge un problema: chi votare ?

I sondaggisti strombazzano un consenso per la Meloni in crescita dopo la sparata contro Trump e Netanyahu, ma quanto di quel consenso proviene da sinistra, come il like della Schlein, quindi inesistente come voto ?

E quanti che l'hanno votata, voti veri, per quanto pochi possano essere, ha così perso ?

Se non si ravvede, la Meloni che non solo attacca Trump e rompe con Israele, ma conferma la sbandata per Zelensky non è più una opzione.

E Salvini, invece di capitalizzare l'errore della Meloni come lei fece con i suoi famosi errori (entrare al governo con Draghi e i cattocomunisti e votare la rielezione di Mattarella) si schiera dalla sua parte, criticando Trump, con parole persino più dure di quelle della Meloni e diventando, a sua volta, invotabile.

Forza Italia, mai stata una opzione e ha comunque preso la medesima sbandata.

Ci vorrebbe un partito che facesse riferimento direttamente a Trump, ma ci vorrebbe qualcuno che fosse in grado, per la sua notorietà, di aggregare tutti noi, orfani della Meloni e di Salvini, ma convinti che sia Trump l'unico che possa tentare di scuotere, svegliare, far rialzare i Popoli e le Nazioni dell'Occidente.

Prevedo però molti astensionisti, questa volta da Destra, che si rifugiano, come già negli anni Ottanta, nel privato.

E vedremo al giro successivo.


15 aprile 2026

Se è addio o arrivederci dipende solo dalla Meloni

Se oggi si votasse, non saprei su quale simbolo mettere la croce.

Fino a pochi giorni fa non avevo dubbi su Fratelli d'Italia, condividendo l'impegno della Meloni come Presidente del Consiglio, anche scontando qualche differenza, fisiologica, non potendo mai essere sovrapponibili perfettamente i pensieri di due persone.

Così, l'unico aspetto che mi vedeva decisamente opposto alle scelte della Meloni, il sostegno a Zelensky, lo consideravo solo una naturale differenziazione, ininfluente rispetto al generale consenso per la sua azione politica e di governo.

Ma in pochi giorni la Meloni ha preso le parti di Leone XIV come un Mattarella, criticato Trump come una Schlein, sospeso il rinnovo del memorandum di collaborazione militare con Israele come un Conte, negato i dragamine per liberare lo stretto di Hormuz come un Bonelli/Fratoianni e, non ultimo, ricevuto la solidarietà, che vuol dire approvazione, della Schlein.

E se un qualcosa che fa il Governo di Centro Destra è approvato dai cattocomunisti, è il Governo che è in errore, perchè quel qualcosa che sta bene alla sinistra è, con tutta evidenza, sbagliato.

Se, poi, la scelta di simili esternazioni deriva dai sondaggi che indicano come chi approva la linea di Trump sia una minoranza degli Italiani, intorno al 20%, la Meloni dovrebbe ricordarsi che quel 20% è tutto di Elettori suoi e del Centro Destra, che potrebbe perdere interamente, senza però guadagnare un solo voto da chi canta bella ciao e scende in piazza per Maduro, Cuba, gli ayatollah o i palestinesi.

Trump può non essere educato nella forma, ma il contenuto rappresenta un tentativo di scuotere e risvegliare le Nazioni ed i Popoli d'Occidente perchè riprendano in mano il destino proprio e del mondo, come hanno fatto in tutti i secoli passati, rinfrescando e rilanciando una Civiltà che tanto ha contribuito al Bene comune, al punto da consentire a 9 miliardi di persone di vivere su una Terra che, solo 60 anni fa, faticava a nutrirne un terzo.

Il Vicepresidente Vance ha detto bene, lui che pure è un cattolico praticante, invitando il papa ad occuparsi della morale e dello spirito, perchè le parole politiche di Leone XIV, si traducono, visivamente, con lo sventolio di una bandiera bianca che rappresenta la resa di una intera Civiltà.

Mi auguro che la Meloni non si faccia irretire dai complimenti della stampa e della sinistra, per poi arrivare ad un esiziale governo di unità nazionale e dipenderà solo dalla Meloni, da come si comporterà, da quello che farà, da con chi si accompagnerà, se il mio è un addio o un arrivederci.

 



14 aprile 2026

Trump vs Prevost: dissento dalla forma, ma sottoscrivo il contenuto

Non sono nella testa del Presidente Trump, come non lo sono tutti i tronfi "professionisti dell'informazione" che ad ogni gr o tg salgono in cattedra per raccontarci cosa vuole fare Tizio piuttosto che Caio, per cui mi limito a guardare ai fatti, nei tempi, spazi e modi che sono consentiti da un post in un blog.

E i fatti mi dicono (e lo direbbero a tutti quelli che li guardassero senza i filtri della ideologia preconcetta) che Trump sta agendo avendo indossato non tanto il cappello  di Presidente degli Stati Uniti come vorrebbe la sua base Maga, che lo porterebbe ad un dorato neoisolazionismo, quanto come Capo dell'Occidente o di quel che ne resta dopo decenni di genuflessioni, woke, derive dei costumi, autoflagellazione per la Storia passata e cedimenti alle pretese altrui.

La ricerca della pace tra Russia e Ucraina, con un oggettivo sbilanciamento a favore della Russia, dimostra che nella sua visione Mosca e Putin sono un baluardo contro gli ulteriori cedimenti nei costumi, prima ancora che un sostegno ad una (inesistente) politica espansiva del Cremlino.

L'aver dato il via libera ad Israele per liquidare Hamas ed Hetzbollah, vuole significare la volontà di rimuovere quelle minacce da un territorio che, ancora a lungo, resterà fondamentale per le risorse e anche le pretese accampate sulla Groenlandia (anche queste non senza fondamento vista la collocazione geografica di quei territori e la sostanziale indifferenza ad essi non solo della Danimarca, ma anche dell'intera unione europea) hanno lo sguardo rivolto alle risorse che si recupereranno più facilmente man mano che la Groenlandia tornerà ad essere quella "terre verde" da cui il nome.

La rimozione di Maduro e il prossimo ribaltone a Cuba, significano la pulizia dalle erbacce del giardino di casa, tollerate troppo a lungo dai suoi predecessori, mentre l'attacco all'Iran, sollecitato dagli alleati arabi del Golfo, vuole, dopo 47 anni, porre fine ad un crudele regime teocratico che istiga, fomenta e finanzia il terrorismo internazionale.

In questo quadro, arrivano certe parole, forse involontariamente incaute, di Leone XIV ad ostacolare il difficile compito, tanto più difficile in quanto Trump è ottantenne e ha solo un mandato di quattro anni a disposizione per colpa delle elezioni del 2020 che lo hanno interrotto a metà del suo percorso presidenziale, di cui uno purtroppo già alle spalle, per compiere la sua missione che, volendo riassumere, è quella di risvegliare un Occidente ripiegato in se stesso e che rinnega persino secoli della propria Storia che, invece, è una Storia nobile per le imprese compiute e perchè, da questo piccolo territorio che è l'Europa, i nostri Padri partirono, senza tante paturnie buoniste, a sollevare il mondo dalla primitiva apatia.

Da sempre le religioni, le chiese quindi, sono state funzionali alle politiche delle Nazioni in cui si sviluppavano.

Tranne in Italia dove la chiesa è stata un ostacolo, sempre ostile, alla Nazione Italiana, ma questo è un altro discorso.

Sento paragonare Trump e Prevost all'Imperatore Enrico IV di Franconia ed al papa Gregorio VII o, come questa mattina durante la rassegna stampa di radio uno, a Filippo di Francia e Clemente V protagonisti del trasferimento del papato (purtroppo temporaneo) ad Avignone.

Ma a me sembra più appropriato ricordare lo scisma anglicano di Enrico VIII contro Clemente VII che la vulgata storica si limita al pretesto dello scioglimento del matrimonio con Caterina di Aragona, che fu effettivamente il casus belli, ma in realtà fu la logica conseguenza di un papato che aveva sempre penalizzato le pretese dell'Inghilterra per favorire Spagna e Francia.

Enrico VIII si creò così la "sua" chiesa, che divenne quella d'Inghilterra, funzionale alle politiche ed agli interessi nazionali.

E che le chiese, le religioni, agiscano in modo funzionale, più o meno manifesto, nell'interesse delle Nazioni cui appartengono, lo si vede dagli Indù, dai musulmani che, siano sciti o sunniti, hanno fatto crescere la volontà di dominio basandolo sulla volontà del loro dio.

Per non ricordare come il più grande Impero del passato, quello Romano, vide nella religione, inclusiva, visto che nel Pantheon trovavano posto anche le divinità delle popolazioni sconfitte e assimilate, una delle gambe, sempre subordinata al potere politico, per la realizzazione degli interessi di Roma.

E persino in tempi e luoghi a noi vicini, abbiamo assistito allo scisma, in casa ortodosso, della chiesa di Kiev, fino al 2022 assoggettata al patriarcato di Mosca, unicamente al fine di sostenere la guerra di Zelensky in chiave nazionalistica, in opposizione al patriarcato di Mosca che sostiene, sempre in chiave nazionalistica, la guerra di Putin.

Le parole di Leone XIV, quindi, hanno fatto male, perchè, come sempre, vengono ignorate dal nemico che ha altri riferimenti spirituali, mentre ottengono l'unico risultato di indebolire la volontà di rinascita di un Occidente già debole in tantissime sue componenti e che deve affidarsi ad un ottantenne per provare a risvegliarsi ed a riprendere il timone della Storia.

Questo papa sbaglia, forse un po' meno del suo predecessore, in alcuni aspetti dei suoi interventi in politica, come il sostegno all'invasione dei clandestini o l'ostilità ad azioni come quelle intraprese contro gli ayatollah in Iran.

Trump ha ragione a rinfacciarglielo, sbagliando però nella forma e nelle parole che usa.

Ma la sostanza è che sta combattendo una guerra per l'Occidente di cui beneficeremo tutti (o, visto che anch'io sono un settantenne) beneficeranno in futuro i nostri figli e nipoti, se vinta, ma che se sarà persa (e la possiamo perdere solo se ci pieghiamo allo spirito della resa che è la logica conseguenza di una pace a tutti i costi) significherà la fine, come sempre per colpa del nemico interno, di una Civiltà che ha fatto grande il Mondo.

13 aprile 2026

Il limite fisiologico di un governo

La sconfitta del Premier ungherese Viktor Orban, dopo sedici anni di governo ininterrotto, induce a qualche riflessione.

Affetti da provincialismo acuto e, soprattutto, da interesse personale ad accreditarsi una vittoria, i cattocomunisti, dalla Schlein a Conte, da Renzi al duo Bonelli Fratoianni e tutte le altre frattaglie del campo largo, gongolano cercando di mettere il cappello sulla vittoria di Magyar.

Ma il partito di Magyar è iscritto al gruppo del PPE e sarebbe come se la Schlein e compagni gongolassero perchè in Italia la guida del Governo passasse da Salvini (al cui gruppo è iscritto Orban) a Tajani (dello stesso raggruppamento di Magyar), scomparendo i loro partiti dal parlamento.

Magyar poi, fino a due anni fa, ha ricoperto, per 14 anni, incarichi all'interno dell'amministrazione Orban e ne è uscito avvicinandosi all'unione europea.

E, francamente, farei la firma se la Meloni restasse a Palazzo Chigi per sedici anni e poi essere sostituita da un fuoriuscito da Fratelli d'Italia che si collocasse comunque all'interno di un partito alleato.

Ma le elezioni in Ungheria mi fanno fare una ulteriore riflessione su quello che sembra essere un limite fisiologico nella durata di un governo, prima di dover passare la mano, probabilmente più per stanchezza e voglia di cambiare da parte degli elettori, che per un problema di gestione della cosa pubblica.

Sembra che tale limite possa essere collocato intorno ai quindici anni, anno più, anno meno.

Orban, come abbiamo visto, sedici anni di governo ininterrotto e non sappiamo se ci riproverà, magari riuscendoci, come ha fatto Benjamin Bibi Netanyahu che, due volte sconfitto, due volte si è ripreso la presidenza del governo di Israele, governando, dal 1996, per ora, per 19 anni su 30.

Sedici anni di governo in Germania anche per Kohl e la Merkel.

In Cile il Generale Augusto Pinochet governò dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990, anche qui ricorrono i sedici anni.

Più difficile valutare l'impatto dove ci sono regole che eventualmente limitano i mandati come, ad esempio, negli Stati Uniti, dove, per evitare il ripetersi di presidenze come quella di Franklin Delano Roosevelt, eletto quattro volte, il suo successore Truman fece approvare un emendamento che limitava i mandati a due.

Una norma, a mio avviso, che penalizza il merito, infatti il più grande Presidente degli Stati Uniti del dopo guerra (e forse dell'intera Storia di quella grande Nazione), Ronald Reagan, fece solo due mandati e il successo della sua Amministrazione consentì al suo Vice, George Herbert Walker Bush di conquistare consecutivamente un terzo mandato per lo stesso partito di Reagan, cosa mai più accaduta dal 1948 (elezione di Truman presidente in carica in quanto sostituto del defunto Roosevelt).

I sedici anni, computati come mandato consecutivo del partito, vengono superati (di poco) dai Conservatori inglesi che, eletta Margareth Thatcher nel 1979, fu sostituita nel 1990 dal suo delfino John Major che rimase in carica, vincendo anche le elezioni, fino al 1997.

E l'Italia ?

Beh, il sistema italiano è funestato da una costituzione che non garantisce stabilità, nè continuità, per cui l'unico governo cui fare riferimento per una durata prolungata è quello di Benito Mussolini, dal 1922 al 1943.

Ed è interessante osservare che, superato ampiamente il limite dei 16 anni, dimostrando di avere un ampio consenso popolare, probabilmente sarebbe rimasto in carica ancora a lungo se, come scelse di fare il Caudillo Generalissimo Francisco Franco in Spagna, si fosse prudentemente tenuto fuori dalla guerra.

In tal senso è interessante il ciclo ucronico "Occidente", una trilogia scritta da Mario Farneti, nella quale, appunto, si ipotizza che il Duce avesse scelto la neutralità e che nel 1972 il Fascismo governasse ancora l'Italia, divenuta potenza mondiale.

Pura fantasia ma, considerato che in Spagna il Caudillo morì nel suo letto, ancora al potere, nel 1975, dopo quasi quaranta anni di governo, abbastanza plausibile nel suo "what if", cosa sarebbe successo se, che è a base della letteratura ucronica.

Viktor Orban ha "solo" 63 anni, quindi potrebbe ancora presentarsi e vincere le elezioni, ripercorrendo i passi di Netanyahu, oppure potrebbe valutare che sedici anni siano già abbastanza per aver impresso una impronta indelebile alla sua Ungheria, al punto che a succedergli, dopo aver spazzato via tutta la sinistra socialista e non, è un suo ex delfino, di venti anni più giovane.

E di questo gli sono grato come, credo, tutti i Patrioti in ogni Nazione.

Per il futuro ... ai posteri l'ardua sentenza.

 

12 aprile 2026

La pace a tutti i costi non è vera pace

Le trattative di Islamabad tra Stati Uniti e il regime degli ayatollah sembrano fallite, anche se non sono ancora ripresi i bombardamenti sull'Iran.

Non posso ovviamente sapere quali siano in realtà i punti discussi e sui quali vi sia stato accordo o disaccordo, come non possono saperlo i "professionisti dell'informazione" anche se si presentano in televisione facendo la ruota dei pavoni e spiattellando le presunte frasi che si sono ripetute, in segreto, i partecipanti alla riunione, alle quali credono solo i boccaloni che seguono i programmi sinistri delle varie televisioni.

Personalmente credo che vi siano almeno tre punti che gli Stati Uniti, ma anche tutto l'Occidente, dovrebbero considerare immodificabili.

1) La rinuncia, scrupolosamente controllata e monitorata, ad ogni programma nucleare iraniano;

2) La cessazione di ogni aiuto, economico e militare, ai gruppi terroristi affiliati al regime degli ayatollah come Houthy, Hetzbollah e Hamas, organizzazioni terroriste che dovranno essere smantellati anche con la forza.

3) La totale libertà di navigazione e di commercio in tutte le acque e i territori della zona.

Se la pace è un bene per tutti, non è vera pace quella che viene proclamata "a tutti i costi", solo per dire "abbiamo fatto la pace", perchè quella pace "a tutti i costi" è la base sulla quale scoppierà la prossima guerra.

Meglio, quindi, nessun accordo che un accordo da tarallucci e vino, prodromico di malintesi e di nuove turbolenze sui Mercati.


 

11 aprile 2026

Uno sguardo sul futuro

La conclusione della missione Artemis 2, coronata da pieno successo, riapre le porte dello spazio al futuro dell'Uomo.

Dopo la fase eroica delle Mercury, Gemini e Apollo, il ripiegamento degli shuttle e delle stazioni spaziali condivise, la fase Artemis, con la prospettiva di rimettere piede sulla Luna per restarci con la base (che, richiamando Spazio 1999 chiamerei "Base Lunare Alfa") da cui poi partire per una missione umana su Marte, apre interessanti prospettive ma, soprattutto, torna a farci sognare in grande.

Sicuramente ci saranno i benaltristi, molto più tristi che altro, che alzeranno il ditino scalfariano per ammonirci che sono tutti soldi sottratti alla lotta contro la fame nel mondo e altri, forse gli stessi, che negheranno la discesa sulla Luna del 20-21 luglio 1969 e imprese successive con le missioni Apollo fino a quella, purtroppo, conclusiva del 1972 con l'Apollo 17.

Ma hanno torto.

Ai secondi, che sono i talebani del "non ci credo", del complottismo, della dietrologia, non si riuscirà mai a far riconoscere la validità delle imprese compiute in quegli anni.

Ai primi è opportuno ricordare come le missioni spaziali, così come tutte le tecnologie che vengono applicate alle automobili di formula uno, sono sì costose, ma sono parte imprescindibile dello sviluppo dell'Umanità, come la ricerca scientifica e spesso dagli strumenti studiati per una missione nello spazio arriviamo a beneficiarne tutti noi.

Pensiamo solo, per citare un aspetto caro a quei benaltristi sicuramente anche ecoambientalisti, ai pannelli solari, il cui utilizzo pratico fu dimostrato sul campo dalle missioni spaziali.

Ma, francamente, non curiamoci dei benaltristi e dei loro simili che passeranno la vita scontenti e tristi nel vedere i successi di chi fa, mentre loro sanno solo criticare.

Il programma Artemis prevede un nuovo lancio nel 2027 e il ritorno sulla Luna nel 2028, anche se mi affascina l'ipotesi di un breve rinvio per farlo coincidere con il luglio 2029, sessanta anni dopo l'Apollo 11.

Godiamoci il momento bellissimo della ripresa del sogno spaziale e aspettiamo che le fantasie di tanti nel passato, acquistino, passo dopo passo, consistenza reale perchè, come diceva Walt Disney che ho già citato: se lo puoi sognare, lo puoi fare.

Spazio, ultima frontiera.


10 aprile 2026

Che pena il teatrino di parole nelle informative parlamentari

Ma i parlamentari non hanno nulla di meglio da fare se perdono una intera giornata per una informativa, sulla quale i cattocomunisti, che chiedono un giorno sì e l'altro pure, dimissioni e informative della Meloni, di cui non ascoltano neppure il contenuto avendo già scritto il discorso di propaganda che trova diffusione solo con la complicità dei "professionisti dell'informazione" che hanno rinunciato a dare le notizie per legare l'asino dove vuole il loro padrone, a prescindere dalle assurdità (eufemismo) che sono costretti a sostenere ?

Da pensionato ho il tempo per ascoltare i dibattiti parlamentari, ma ormai fanno venire il latte alle ginocchia.

Scontati, banali, stereotipi, senza progetti, senza visioni, senza Valori, senza Ideali, senza proposte.

Per quanto la Meloni abbia una oratoria che si fa ascoltare bene e dica numeri (peraltro noti) su quel che il Governo fa, quello che dovrebbe seguire non è una interessante controproposta, ma solo la reiterazione di quel che i cattivi maestri, tutti a sinistra, mettono in bocca (e nelle teste) dei vari Conte, Schlein e Renzi (personaggio che non cessa mai di stupire per la meschinità delle sue parole).

Se vogliamo che la democrazia, così come la conosciamo, possa avere ancora un significato e il parlamento un ruolo, si abbandonino le tribune politiche teatrali di queste, inutili, prestazioni di demagogia parolaia.

Lavorino, i parlamentari, per approvare le leggi, valutare, eventualmente modificare per migliorare e approvare i provvedimenti del Governo.

Non stiano a perdere tempo in chiacchiere in cui ognuno non fa e probabilmente non può fare altro, che ripetere alla noia quel che tutti leggiamo sui giornali e ascoltiamo in radio e televisione, più e più volte
nel corso di ogni giornata.

L'unica certezza che emerge da queste inutili perdite di tempo è che la Meloni è su un piano talmente superiore rispetto ai suoi concorrenti (che, purtroppo, abbiamo anche già testato al governo con i dpcm, i superbonus, i green pass) che solo uno sciocco rinuncerebbe al Benessere conseguito dopo tre anni, per tornare al triste declino dell'immobilismo cattocomunista degli anni dei Conte, dei Renzi, dei Gentiloni, dei Letta, dei Monti e dei Draghi.

09 aprile 2026

L'Occidente si svegli o continueranno a prenderci a schiaffi

Si vince una guerra quando il nemico capitola con una resa senza condizioni.

Ogni altra conclusione è un compromesso, non paritario, ma sempre un compromesso che non risolve mai definitivamente una questione.

E' quello che accade con l'Iran e accadrà in Ucraina.

Israele lo sa bene e quindi, d'accordo con Trump, ha, giustamente, escluso il Libano dall'accordo di tregua, perchè sa di dover rendere inoffensivi i terroristi di Hetzbollah con le proprie forze, visto che l'esercito libanese non ha eseguito la sua parte della tregua di ottobre e neppure i caschi blu dell'onu hanno provveduto al loro compito, praticamente unico da circa trenta anni, di disarmare i terroristi.

Ma lo sanno tutti che mantenere in Iran il regime degli ayatollah sarebbe una costante minaccia per i nostri commerci e la nostra sicurezza.

Eppure sembra che solo un ottantenne presidente degli Stati Uniti stia provando a disinnescare una minaccia che è rivolta più a noi europei che a loro americani.

In Italia, poi, i Cavalieri dell'Apocalisse, cioè coloro che prosperano sulla paura, la miseria, l'insicurezza, che sono l'humus sul quale coltivano il loro consenso vagheggiando miracolosi paradisi futuri, hanno decisamente preso le parti degli ayatollah, con il loro antiamericanismo che risale, per una piccola parte che si collocherebbe a destra, all'invasione e occupazione del 1945 e per la maggior parte che si colloca a sinistra al ruolo svolto per impedire che anche l'Italia potesse godere del paradiso comunista crollato nel 1989 (ma, purtroppo, come devo sempre ricordare, se il comunismo è morto nel 1989 i comunisti, oggi cattocomunisti, sono ancora tutti vivi).

Se guardiamo alla Storia, vediamo come le controversie internazionali, inframmezzate da guerra e pace, sono state una costante del cammino dell'Uomo, quindi non possiamo aspettarci la bacchetta magica e la realizzazione di quel mondo unito e pacificato che ci viene rappresentato non solo da presunti pacifisti, che, predicando solo in Occidente, sono tra i principali responsabili della politica rinunciataria quando non disfattista che prospera a casa nostra, ma anche dai romanzi e film di fantascienza che è, per l'appunto, solo e soltanto fantascienza.

Probabilmente questi anni, fra cinquecento anni, troveranno solo una nota a piè di pagina, forse senza neppure citare le parti in causa e non dubito che, prima o poi, anche le vecchie nazioni europee riusciranno a riscuotersi, magari con qualche leader che sappia rinverdire i fasti dei secoli scorsi.

Ma a me interessa l'oggi, la Sicurezza ed il Benessere che i nostri Padri ci hanno garantito e che noi, come spesso accade anche nelle migliori famiglie, stiamo disperdendo per pusillanimità, codardia, ignoranza, ignavia.

Se non ci ci sveglieremo, subito, intervenendo a difendere la via del petrolio, in prima persona, se continueremo a discutere del sesso degli angeli (oggi si chiama "diritto internazionale"), faremo la stessa, identica fine dei bizantini nel 1453.

E ce lo saremmo meritato (sia chiaro: non tutti, perchè quelli che oggi blaterano contro Trump si meritano al 100% di essere assoggettati ad una repubblica islamica, ma gli altri, no ma, purtroppo, i nostri destini sono indissolubilmente legati).


08 aprile 2026

Alle sette del mattino il mondo è ancora in ordine

Titolo adattissimo al momento, di un romanzo di Eric Malpass, che lessi e rilessi (e ogni tanto rileggo velocemente ancora, tanto conosco quasi a memoria il testo e non solo la trama), che è un inno all'ottimismo, alla fiducia nel futuro e che, infatti, non appartiene a questa epoca (è del 1965) di gente ripiegata nei suoi timori, indotti da un gruppo di iene interessate ad avere ai propri piedi una massa ignorante, obbediente ad ogni ordine collettivo, perchè portata a credere che sia impartito "per il vostro bene".

La realtà, però, quasi sempre si affretta a smentire i moderni Cavalieri dell'Apocalisse che cavalcano l'etere e la carta stampata.

Nel momento in cui scrivo, la borsa italiana guadagna il 3,33%, lo spread è crollato a 78 punti (- 13,33), il petrolio WTI a 95 (- 17,70) e il gas al megawattore a 42 rispetto ai 56 della chiusura di venerdì.

Ancora una volta hanno fatto più danni gli allarmisti travestiti da colombe buoniste, della realtà dei fatti, con coloro che, in buona fede, ingenuamente (eufemismo), avevano sposato la tesi catastrofista, oggi si trovano senza bussola e continuano ad aver paura, danneggiando prima di tutto se stessi, la loro possibilità di godere di quel che ci offre il mondo perchè credono alle fosche previsioni di chi, in malafede, per interessi personali e di fazione politica, ha istigato al terrore.

La differenza è che quelli in malafede, per qualche giorno, si riposeranno schiumando nelle loro fogne, gli altri invece continueranno a tremare ad ogni petardo che viene esploso.

E adesso, sperando che almeno qualcuno capisca che chi sguazza nel fango dell'allarmismo non lo fa per il bene altrui ma solo per il proprio porco interesse, aspettiamo la prossima mossa dei cavalieri dell'Apocalisse e il prossimo articolo che prevede l'imminente fine del mondo.

Quel che mi preoccupa è che questo tentativo di riscossa, di risveglio dell'Occidente, sia condotto solo dagli Stati Uniti (Israele ha altre motivazioni) e da un Presidente ottantenne, cosa che non depone a favore delle nuove generazioni di politici e di tutte le altre nazioni di quello che fu un Occidente portatore di una grande Civiltà.


07 aprile 2026

Che squallore la "informazione" nazionale !

Ogni mattina, per una abitudine acquisita da tempo unitamente a quella di svegliarmi presto, ascolto la rassegna stampa di Rai radio uno.

Fino all'ospite (tre o quattro su cinque - la trasmissione è in onda dal lunedì al venerdì - sono di sinistra e contro il Governo, alla faccia di "TeleMeloni") è veramente una trasmissione di informazione.

Ma non rende un buon servizio alla stampa e ai giornalisti italiani.

La lettura, che i conduttori che si alternano con grande professionalità, dei titoli, di brani degli editoriali, copre quotidianamente una dozzina di giornali e, in questo caso, vengono citati miracolosamente persino i quotidiani di area Centro Destra, anche se lo spazio loro dedicato è con un minutaggio molto inferiore a quelli dei fogli cattocomunisti.

Ma quel che voglio rilevare sono due aspetti dell'infantilismo giornalistico.

Salta subito all'occhio, anzi all'orecchio, che di informazione ve ne è poca, perchè la abissale differenziazione dei titoli e delle impostazioni, denota come non si cerchi di fornire al lettore la notizia oggettiva di quel che è accaduto (il famoso "chi, dove, come, quando") ma si svicoli nella più facile risposta al "perchè", dove prevale la fantasia, la dietrologia, le "fonti riservate" o "che vogliono rimanere anonime" che probabilmente sono solo invenzioni di chi scrive, visto che vengono riportate, virgolettate, frasi che si sarebbero scambiati privatamente leaders politici e addirittura capi di stato, come se il giornalista di turno avesse una cimice permanente con cui ascoltare le private conversazioni e, comunque, sono spesso differenti da una testata all'altra.

Il "perchè", che in teoria sarebbe la quinta "W", viene piegato, spiegato, usato e abusato ai fini della propaganda a favore della parte politica di cui si sostengono le idee.

Stendiamo un velo pietoso sulle opinioni personali, che non interessano, dell'ospite in fine trasmissione (oggi Maurizio Molinari) esposte con una saccenza che indurrebbe a spegnere la radio, se subito dopo non ci fosse la striscia (10 minuti letterari) di Pietrangelo Buttafuoco con il suo "Lupus in fabula".

Il secondo aspetto è il gratuito disfattismo e allarmismo che sembra essere la parola d'ordine della stampa adesso che al Governo c'è il Centro Destra con la Meloni.

Nessuno che ricordi come nel 2022, quando il Fenomeno era riverito da giornalisti e testate, il gas fosse schizzato a 320 euro al megawattore contro i 50 odierni, la benzina avesse superato stabilmente i 2 euro contro l'1,73 di oggi, ma allora tutto andava bene, nessuno che dipingesse il nostro futuro a tinte così fosche come vengono, strumentalmente, dipinte oggi quando, pure, dopo tre anni di sano Governo di Centro Destra abbiamo dei fondamentali più solidi sia nelle riserve energetiche che nei dati finanziari.

E' una costante campagna tendente a demolire un Governo che ha restituito all'Italia stabilità e credibilità, per favorire, nelle menti contorte di chi la persegue, il ritorno di un governo tecnico che non rispecchi il voto popolare ma sia frutto di una congiura di Palazzo con alchimie e transumanze di parlamentari da una parte all'altra.

Poi non ci si lamenti se la stampa e, più in generale, il giornalismo è in crisi, arrivando a breve a rendere reale la battuta che i quotidiani hanno più giornalisti che lettori.

06 aprile 2026

Ne' razionamenti, nè tasse: si liberi e si protegga la via del petrolio

Leggo che, accentuando un clima già reso ansioso da una cronaca faziosa e disfattista della guerra contro gli ayatollah, i pusillanimi ministri e commissari della vecchia e debole Europa si stanno ingegnando, parlando a voce alta invece di riflettere su quello che dicono, a trovare soluzioni: ma solo quelle sbagliate, non sia mai che l'unione europea ne azzecchi una anche solo per caso.

Parlano di razionamento, senza considerare che porterebbe ad una riduzione non solo della produttività e dell'occupazione, ma anche della ricchezza globale delle nostre nazioni e si tradurrebbe tutto con un forte abbassamento del tenore di vita cui siamo abituati, come si ricorderà, tanto per avere una idea, dalle decisioni che furono assunte nel 2022 dal Fenomeno che, davanti alla decisione di non approvvigionarsi più dalla Russia credendo in tal modo di favorire la pace, rinunciando al condizionatore, non solo non ci fu (e non c'è, con l'unione europea che persevera stolidamente nell'errore) pace, ma oltre al condizionatore ci limitò anche il riscaldamento.

Cinque ministri, tra i quali, purtroppo, anche Giorgetti, hanno poi chiesto una tassazione straordinaria sui cosiddetti extraprofitti delle società energetiche che guadagnerebbero dall'aumento dei prezzi.

Ma, a parte il fatto che quelle società il petrolio lo comprano al prezzo di Mercato, non sono loro ad essere in guerra, ma registrano solamente l'andamento che è previsto dal rapporto domanda/offerta e se il prezzo aumenta, sono solo profitti, legittimi, che qualsiasi liberale non può che assoggettare ad una tassazione che non sia inventata al momento, perchè più conveniente per le avide e rapaci casse pubbliche, ma sia quella che viene applicata a tutte le imprese produttive nel momento in cui registrano utili.

Perchè sì, è vero, chi guadagna tanto può aiutare il prossimo, ma la beneficenza deve essere volontaria, non un prelievo forzoso.

Scartata purtroppo da tempo la soluzione naturale, che probabilmente non hanno neppure avuto il coraggio di prendere in esame, ma che i nostri Padri avrebbero perseguito subito, senza tante seghe mentali: garantire la libera e sicura circolazione nella via del petrolio, anche inviando le cannoniere a proteggere le navi commerciali e le flotte aeree a bombardare i siti degli aggressori.

L'unica soluzione degna di una Civiltà che non voglia sottomettersi alle prepotenze degli ayatollah.

E quando anche questa crisi finirà, ovviamente non per merito dell'unione europea, saranno pronti a sottomettersi al prossimo tirannello, in divisa, in tonaca o anche solo con un perizoma, che alzerà la voce, sicuro che nessuno ha più il fegato, da noi, di prenderlo a sberle.

04 aprile 2026

L'unione europea. Unione ?!?!?

Pare che la Francia si sia inginocchiata davanti agli ayatollah (del resto aveva dato rifugio e protezione a Komeini!), ottenendo il passaggio di una sua petroliera.

Se vuol provare a rivincere i mondiali di calcio la Francia non può certo contare sui calciatori di nazionalità francese, bensì sulla legione straniera africana e islamica, cui paga così dazio.

La Spagna si era già involata con Sanchez che, sull'Iran, secondo quanto apparso oggi  sulla stampa, si consulterebbe con Valeria Marini, sicuramente meglio che con la Von der Leyen o la Kallas, ma ... vabbè ... insomma.

Un gruppo di nazioni dell'est europeo hanno concesso le basi agli Stati Uniti, senza se e senza ma, rimpiazzando quelle negate da spagnoli e francesi.

Alla fine, nonostante io non condivida l'aver negato l'atterraggio a Sigonella e neppure la, pur tiepida, presa di distanza da Trump e Netanyahu, la posizione più responsabile è quella della Meloni che alla vigilia di Pasqua, invece di fare chiacchiere è partita per il golfo Persico, per un giro in tre stati che, più di ogni altro, hanno, con ragione, spinto Trump e Netanyahu ad attaccare l'Iran per provare ad ottenere la capitolazione degli ayatollah, da quasi 50 anni istigatori di odio, violenze e terrorismo.

E l'unione europea ?

Tante chiacchiere e distintivi, ma capace solo di negare provvedimenti di buon senso (come l'abolizione dei vincoli di bilancio o il ritorno alle fonti energetiche russe) e sanzionare gli stati membri se non si attengono alle loro assurde direttive.

Unione europea: non è mai troppo tardi per uscirne, ma non sarà mai troppo presto per deciderlo.

03 aprile 2026

Spazio, ultima frontiera

Era ora !

Dopo lo stucchevole tric e trac della stazione spaziale condivisa, più un costoso buonismo che una autentica proiezione nello spazio, la partenza dalla Artemis 2 per la Luna, anche se solo per circumnavigarla, riapre la stagione epica dell'esplorazione spaziale.

Anche perchè questa volta, oltre a scendere di nuovo sulla Luna nel 2028, si ha l'intenzione di restarci, per poi partire per Marte e ancora nello spazio profondo.

Noi che in quel luglio del 1969 eravamo appena adolescenti e oggi siamo settantenni, non possiamo che ripensare ai sogni di quegli anni.

Mi dispiace solo la scarsa copertura data dalle televisioni e dalla stampa ad un evento che dovrebbe riscaldare i cuori ed eccitare la fantasia.

Il nostro destino, il destino dell'Uomo, come fu quando partimmo per scoprire l'America e per civilizzare il mondo intero, è nello spazio.

"Se puoi sognarlo puoi farlo" disse Walt Disney e la Fantascienza, come noto, è letteratura di anticipazione.

La circumnavigazione della Luna con il ritorno sulla Terra fu infatti anticipata, praticamente con lo stesso percorso, da Giulio Verne e in Star Trek, serie originale, quella con il Capitano James T. Kirk/William Shatner, il "comunicatore" è incredibilmente simile ai nostri telefoni cellulari.

E la serie risale al 1966 !

Sognare non è (ancora) vietato e ci riscatta dal grigiume cui il mainstream buonista e cattocomunista vuole piegare i Popoli e le Nazioni del mondo per controllarci meglio.



02 aprile 2026

Da Reagan a Trump il punto di caduta è a Sigonella

Trump ha ragione.

Lo scrivo subito così tolgo ogni dubbio sulla mia collocazione, sicuramente minoritaria in Italia e anche nel Centro Destra, ma spesso sono le minoranze ad aver la vista più lunga perchè non condizionate da interessi contingenti.

Mi rendo conto che essere e fare gli antiamericani in Italia, quando alla Casa Bianca c'è un Patriarca, Bianco, Etero e di Destra, sia uno sport ampiamente praticato, da sinistra, che continua ad odiare gli Americani per aver impedito che l'Europa Occidentale vivesse la stessa "splendida" stagione dell'Europa Orientale sotto il tallone comunista, ma anche da Destra, soprattutto da quella destra che ancora non ha perdonato agli Americani l'invasione e l'occupazione del 1943-1945, aiutando i comunisti, i socialisti e il resto di quello che fu poi l'arco costituzionale a conquistare il potere.

Eppure Trump ha ragione e, forse, non è un caso che a provare a risvegliare lo spirito che ha fatto grande l'Occidente, non unito, ma attraverso le varie Nazioni che, da sole, hanno fatto molto di più di quanto riescano a fare adesso che hanno provato a darsi una unità ridicola, quanto costosa e dispersiva, sia un ottantenne americano, memore di quello che fu lo splendore ora fortemente appannato.

Un ottantenne che prova, e fa bene, a risvegliarci dal torpore e dall'esiziale conforto del buonismo che impedisce azioni rapide e decise.

Fa bene Trump a ricordarci che lo stretto di Hormuz è di interesse esclusivamente nostro, perchè gli Stati Uniti hanno petrolio e gas in abbondanza, tanto da esportarlo e, quindi, quelli interessati a riceverlo da quelle zone siamo noi e siamo noi quelli che dobbiamo darci una mossa per riaprire e tenere libera la via del petrolio.

E siamo anche noi ad avere interesse che il Medio Oriente non sia più un santuario di terroristi.

Negare un miserrimo atterraggio a Sigonella, nome infausto perchè ricorda quando Craxi preferì lasciar liberi degli assassini, terroristi palestinesi, invece di consegnarli agli Stati Uniti, con speciose argomentazioni da Azzeccagarbugli, non solo mi delude in quanto Italiano, ma anche in quanto di Destra, perchè finchè era un socialista a comportarsi in quel modo, passi, non mi aspetto nulla da socialisti e cattocomunisti, ma a decidere di non autorizzare l'atterraggio di due bombardieri americani a Sigonella è stato un governo di Destra e questo mi preoccupa.

Mi preoccupa perchè mi rende più difficile scegliere chi votare alla prossima occasione, visto che, su queste basi, la scelta sarebbe ricominciare a votare turandosi il naso, per il male minore del Centro Destra, provando ad impedire un male di gran lunga peggiore, quello cattocomunista.