In Italia (ma anche in Germania, Francia e tutte le altre nazioni occidentali) si vive benissimo.
Gli anziani hanno una pensione ricca, sono curati e assistiti, non ci sono disoccupati, nessuno deve mettersi in coda per un pezzo di pane e tutti contribuiscono, in proporzione alle loro capacità, a costruire il PIL nazionale.
E' solo così che mi viene da giustificare il perchè ci siano tante persone (circa 400 anche questa volta) che si sono imbarcate per stare un mese e forse più, lontani da casa, dalle proprie attività produttive (mi piacerebbe sapere quali ...), per "portare aiuto" ai poveri di Gaza.
Una autentica vocazione umanitaria, infatti, vorrebbe che ci si curasse in prima battuta di chi è vicino a noi e solo nella convinzione che tutti quelli a noi vicini, famiglia, concittadini, connazionali, di ogni censo ed età, siano adeguatamente assistiti e seguiti, si vada in giro per il mondo a "fare del bene".
E, poi, tutti, anche quelli che "fanno del bene", dovrebbero partecipare allo sviluppo della propria Nazione, al conseguimento di una produttività che ne incrementi la ricchezza.
Mi piacerebbe così sapere quali siano le professioni di quelli che sono in crociera con la cosiddetta "flottilla" e quale sia il loro contributo alla ricchezza della Nazione.
Non vorrei che il partecipare ad associazioni di volontariato, sia una strada non per arricchire il Popolo e la Nazione Italiana, ma solo per consumarne ricchezze non sostituibili o, come piace dire a costoro, non rinnovabili.
E non vorrei che il presunto spirito volontaristico, che spinge tanti ad andare in giro per il mondo a preoccuparsi dei più lontani da noi, quando ci sarebbe bisogno, anche di poco, magari per aiutare un anziano a districarsi nei meandri di una burocrazia che con l'informatizzazione è diventata sempre più kafkiana, non sia altro che una nuova versione di una mai sopita vocazione colonialista che ci vede impostati ad "insegnare" al prossimo cosa deve fare e come deve vivere, occultata dietro un peloso umanitarismo che finisce solo per voler imporre, con altri mezzi, quelle che sono idee e mentalità estranee ai popoli cui ci si rivolge.
Perchè per "fare del bene" non è necessario partire per luoghi esotici, può essere sufficiente suonare al campanello del vicino.
Ma, soprattutto, il primo "bene" che ognuno di noi può fare è quello di svolgere il proprio lavoro, producendo ricchezza a favore dell'intera Nazione.