Ogni mattina, per una abitudine acquisita da tempo unitamente a quella di svegliarmi presto, ascolto la rassegna stampa di Rai radio uno.
Fino all'ospite (tre o quattro su cinque - la trasmissione è in onda dal lunedì al venerdì - sono di sinistra e contro il Governo, alla faccia di "TeleMeloni") è veramente una trasmissione di informazione.
Ma non rende un buon servizio alla stampa e ai giornalisti italiani.
La lettura, che i conduttori che si alternano con grande professionalità, dei titoli, di brani degli editoriali, copre quotidianamente una dozzina di giornali e, in questo caso, vengono citati miracolosamente persino i quotidiani di area Centro Destra, anche se lo spazio loro dedicato è con un minutaggio molto inferiore a quelli dei fogli cattocomunisti.
Ma quel che voglio rilevare sono due aspetti dell'infantilismo giornalistico.
Salta subito all'occhio, anzi all'orecchio, che di informazione ve ne è poca, perchè la abissale differenziazione dei titoli e delle impostazioni, denota come non si cerchi di fornire al lettore la notizia oggettiva di quel che è accaduto (il famoso "chi, dove, come, quando") ma si svicoli nella più facile risposta al "perchè", dove prevale la fantasia, la dietrologia, le "fonti riservate" o "che vogliono rimanere anonime" che probabilmente sono solo invenzioni di chi scrive, visto che vengono riportate, virgolettate, frasi che si sarebbero scambiati privatamente leaders politici e addirittura capi di stato, come se il giornalista di turno avesse una cimice permanente con cui ascoltare le private conversazioni e, comunque, sono spesso differenti da una testata all'altra.
Il "perchè", che in teoria sarebbe la quinta "W", viene piegato, spiegato, usato e abusato ai fini della propaganda a favore della parte politica di cui si sostengono le idee.
Stendiamo un velo pietoso sulle opinioni personali, che non interessano, dell'ospite in fine trasmissione (oggi Maurizio Molinari) esposte con una saccenza che indurrebbe a spegnere la radio, se subito dopo non ci fosse la striscia (10 minuti letterari) di Pietrangelo Buttafuoco con il suo "Lupus in fabula".
Il secondo aspetto è il gratuito disfattismo e allarmismo che sembra essere la parola d'ordine della stampa adesso che al Governo c'è il Centro Destra con la Meloni.
Nessuno che ricordi come nel 2022, quando il Fenomeno era riverito da giornalisti e testate, il gas fosse schizzato a 320 euro al megawattore contro i 50 odierni, la benzina avesse superato stabilmente i 2 euro contro l'1,73 di oggi, ma allora tutto andava bene, nessuno che dipingesse il nostro futuro a tinte così fosche come vengono, strumentalmente, dipinte oggi quando, pure, dopo tre anni di sano Governo di Centro Destra abbiamo dei fondamentali più solidi sia nelle riserve energetiche che nei dati finanziari.
E' una costante campagna tendente a demolire un Governo che ha restituito all'Italia stabilità e credibilità, per favorire, nelle menti contorte di chi la persegue, il ritorno di un governo tecnico che non rispecchi il voto popolare ma sia frutto di una congiura di Palazzo con alchimie e transumanze di parlamentari da una parte all'altra.
Poi non ci si lamenti se la stampa e, più in generale, il giornalismo è in crisi, arrivando a breve a rendere reale la battuta che i quotidiani hanno più giornalisti che lettori.
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