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No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

21 marzo 2026

Quando le prime pagine titolano sui morti

Con una singolare coincidenza tre eventi, con quattro decessi, hanno messo parzialmente in ombra le prime pagine abituali dedicate alla guerra contro il regime degli ayatollah e alla domanda se, questa volta, gli Italiani saranno capaci di dire SI' al loro futuro.

Non saprei dire quale notizia sia arrivata prima, probabilmente il decesso di Umberto Bossi, annunciato da oltre venti anni, da quando, cioè, un ictus lo rese parzialmente inabile, sottraendo al Centro Destra e all'Italia un politico che sapeva interpretare gli umori del Popolo che rappresentava.

La prima volta che apparve in una tribuna elettorale, mi diede l'impressione di chi stesse improvvisando, non essendo nelle sue corde l'essere in giacca e cravatta dietro una scrivania, impettito a chiedere il voto guardando solo una telecamera.

Ben diversa efficacia aveva il Bossi del Prato di Pontida dove oggi si terranno i funerali alla presenza di esponenti della politica e del Governo.

L'unico rimprovero politico che posso muovergli è quello del tradimento nel 1994, che portò al governo Dini e quindi ad elezioni, solo nel 1996, con la Lega che, correndo da sola, regalò (in uno con la scelta di Berlusconi e Fini di non accordarsi con la Destra Radicale allora Fiamma Tricolore e sarebbe bastato che o la Lega rientrasse nel Centro Destra o fosse stato trovato l'accordo con la Fiamma: utile pro memoria per le prossime elezioni e per i rapporti con il Generale Vannacci) alla sinistra cinque anni di governo e l'elezione del presidente della repubblica.

Dopo l'ictus una decadenza progressiva, anche se la buona semina precedente ha portato alla Lega il frutto Salvini che l'ha rivitalizzata e, se non avesse fatto quei due errori di votare Mattarella e di entrare nel governo Draghi con i cattocomunisti, oggi sarebbe a Palazzo Chigi dove invece è entrata, con pieno merito, e ci resta benissimo come un vestito su misura (ancora più con pieno merito) Giorgia Meloni.

Quasi contemporaneamente è arrivata la notizia della morte di Chuck Norris, l'interprete di Walker Texas Ranger, che incarnava sullo schermo, ma anche nella vita, la parte migliore dell'America, come del resto la rappresentano Stallone, Segal, Willis e, prima di loro, John Wayne, Charlton Heston e Jimmy Stewart, tanto per citare tre pezzi da novanta.

Norris aveva 86 anni e sembra che sia deceduto per un malore improvviso.

Ricorderò sempre quanto fossero rilassanti i telefilm di Walker, che guardavo anche in replica con mio padre prima di cena, in cui sapevamo che la Giustizia, quella vera, avrebbe prevalso e senza tanti magistrati che la ostacolavano con sofismi giuridici e interpretazioni delle leggi.

Una Giustizia che segue vie imperscrutabili, come ci dice la morte violenta di due anarchici che sembra siano saltati in aria mentre preparavano un ordigno per un attentato.

Una morte che, a me, richiama quella dell'antesignano dei comunisti con il rolex, saltato in aria sotto un traliccio mentre predisponeva una bomba, agli albori degli Anni di Piombo.

Morti ben differenti nel ricordo dei deceduti, morti naturali e morti che si sostituiscono ad un giudice che non avrebbe mai pronunciato una simile sentenza e che dimostra come il Destino, il Fato degli Antichi, non stia tanto a interpretare le virgole di una legge.



 

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