Il pallonaro fiorentino ha dato i sette
giorni a Berlusconi per l’approvazione della legge elettorale come
garba a lui.
Questo la dice lunga sull’affidabilità
del presidente del consiglio italiano pro tempore che dopo aver
rasserenato Letta lo ha pugnalato e dopo aver sfruttato la
dabbenaggine del Cavaliere per resistere in questi mesi e far passare
le sue volontà (dannose per tutti) oggi lo scarica.
A meno che non si faccia quello che
vuole lui, cioè una legge elettorale costruita sulle sue esigenze e
prospettive elettorali.
La quintessenza dell'arroganza (e mi dispiace dare ragione ai sindacati), alla
faccia delle alluvionali parole che da lui promanano ogni giorno in
diretta televisiva.
La legge elettorale rappresenta il modo
in cui i cittadini, che non possono riunirsi ogni volta in assemblea,
eleggono i propri rappresentanti.
E’ naturale che ogni governante
cerchi di perpetuare il suo potere con la legge a lui più consona,
ma solitamente questo è fatto con discrezione e senza stravolgere i
principi cardine della comunità democratica.
Così vediamo e sappiamo che nel Regno
Unito e negli Stati Uniti, chi è al governo utilizza i censimenti
per modificare i confini dei collegi elettorali, cercando di creare,
sulla base delle precedenti elezioni e delle rilevazioni statistiche,
il maggior numero di collegi a lui favorevoli.
In Italia ci può stare uno
sbarramento, un premio di maggioranza, un ballottaggio.
Abbiamo avuto per quasi cinquanta anni
un proporzionale lievemente corretto dal metodo di attribuzione seggi
e dalla presenza di circoscrizioni, poi un maggioritario secco
temperato da una quota di proporzionale puro, quindi un premio di
maggioranza per coalizioni e una sbarramento per l’ingresso in
parlamento.
L’italicum proposto dal pallonaio
fiorentino e accettato dal Cav è una porcheria che prevede ben 5
quorum, lasciando nelle mani delle segreterie di partito la
composizione delle liste e quindi la nomina dei parlamentari.
Personalmente, l’ho scritto più
volte, sarei per il sistema maggioritario secco all’inglese: tanti
piccoli collegi uninominali e viene letto chi prende anche un solo
voto in più del secondo.
Sarebbe la soluzione più semplice.
Quella più democratica e
rappresentativa e forse più adatta al carattere di noi Italiani è
l’attuale sistema (ante sentenza corte costituzionale) che prevede
il premio di maggioranza alla coalizione più votata, con due
correttivi: estensione del premio a livello nazionale anche per il
senato e decadenza automatica e immediata di quei parlamentari che
votassero contro la coalizione che li ha eletti.
La porcheria di Renzi invece prevede
una maggioranza di coalizione con premio al raggiungimento di una
certa percentuale e ballottaggio tra le prime due coalizioni se
nessuno raggiunge quella percentuale.
Una serie di differenti percentuali per
accedere al parlamento a seconda se vi siano liste solitarie,
collegate o locali.
Oggi Renzi, accreditato di una
intenzione di voto superiore al 40%, vorrebbe che il premio di
maggioranza fosse attribuito alla lista e non alla coalizione, che
raggiungesse appunto il 40% e ballottaggio tra le due liste più
votate se tale quorum fosse mancato.
Pare indifferente al quorum per
l’accesso (sembra che alletti il Cav con il 5% che eliminerebbe
Alfano, ma lo minaccia di porre il 3% se non viene accontentato sul
resto).
Al momento la lista seconda sarebbe
quella di Grillo e, pensa probabilmente Renzi, i berlusconiani
voterebbero lui e non Grillo (ragionamento sbagliato: io voterei
Grillo – turandomi il naso e tappandomi la bocca - ad un eventuale
ballottaggio con Renzi).
Ma chi lo ha detto che Grillo
arriverebbe secondo ?
E chi dice che Renzi otterrebbe il
quorum ?
Forse se si votasse oggi (ma anche, no
visto che la base dei votanti la immagino ben più ampia delle ultime
europee) conseguirebbe il quorum.
Forse, se il Centro Destra si
schierasse con tutte le liste a disposizioni, Grillo arriverebbe
secondo, ma non credo che Salvini & C. abbiano scritto
“Giocondor” in fronte.
Tra simili (e non vedo molte differenze
tra Lega, Fratelli d’Italia e la parte migliore di Forza Italia,
cioè quella che non si adegua alla pascalizzazione del partito) ci
si può accordare e formare una lista plurale che sicuramente
supererebbe Grillo e potrebbe, se riuscisse a recuperare delusi e
scontenti di Centro Destra anche solo con la proiezione della
ritrovata unità e volontà di agire che rappresenterebbe una lista
unitaria, anche minacciare il quorum di Renzi.
Quindi il ricatto di Renzi diventerebbe
un’arma spuntata e sarebbe un boomerang perché, se anche vincesse
le prossime elezioni, a quelle successive torneremmo al governo noi e
ribalteremmo la frittata.
A ben vedere, contano i voti e i voti
si conquistano creando fiducia, coesione e facendo le giuste
battaglie sui temi giusti.
Come sta facendo Salvini che, anche a
Bologna, ha smascherato la vera anima comunista che difende la
permanenza di campi nomadi all’interno di una città dove la
violenza, le aggressioni, le rapine, sono all’ordine del giorno e
attende solo che i cittadini ne abbiano abbastanza e reagiscano per
ripulire la loro città.
Una lista che veda Salvini, Meloni e la
parte migliore di Forza Italia è una lista che potrà recuperare i
voti di chi si è rifugiato dopo il 2008 nell’astensione, tra le
braccia di Grillo o è rimasto incantato dalle parole del fiorentino
ma ora si domanda perché i soldi in tasca diminuiscono, mentre
aumentano tasse e spesa pubblica.
Chissenefrega della legge elettorale,
se i nostri rappresentanti sosterranno coerentemente qulle idee
illustrate da Salvini nella sua ormai famosa intervista a Libero ?
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2 commenti:
Sui campi nomadi. Ti ricordo che quei sindaci (ben pochi, invero, tra i quali Tosi di Verona) che hanno osato procedere al loro sgombro (dato che sono zone di degrado e immondizia d'ogni tipo, oltre che ricettacoli di refurtiva) , si sono beccati la legge Mancino.
Fino a che non si scioglie questo nodo gordiano, ogni arma politica rischia di rimanere spuntata.
Certamente con questo governo quella legge non verrebbe abrogata. Bisogna cambiare il governo, dare una solida maggioranza parlamentare al Centro Destra, per poterlo fare.
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