Con una
spericolata manovra, Berlusconi ha sottoscritto un
accordo ripugnante con la Libia.
Ed è
ripugnante non per gli obblighi che pone in capo alla Libia in merito al blocco degli immigrati che partono dalle sue coste, ma lo è
per le scuse, totalmente immotivate, che ha presentato per il nostro
glorioso e nobile passato Coloniale e per il
cospicuo risarcimento che, a nome dell’Italia, si è impegnato a versare alla Libia.
Un risarcimento che, come le scuse,
non ha alcuna motivazione e, anzi, è contrario alla logica ed alla storia, visto che
se c’è una nazione che deve essere rimborsata, indennizzata e risarcita, questa è l’Italia.
E dobbiamo essere
rimborsati perché
abbiamo portato in Libia la Civiltà, l’Istruzione, la Legge, gli ospedali, le strade, le infrastrutture, le analisi e l’utilizzo del terreno, dei suoi frutti e di ciò che contiene, tanto che
Re Idris, collocato sul trono dopo che le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale vollero sottrarci le Colonie, che non era turbato dall’odio che mostra Gheddafi, fece ponti d’oro agli italiani che vollero restare in Libia perché si era reso conto che erano una risorsa ed un bene per il suo popolo.
Gheddafi invece, ideologizzato fino al midollo, ha
cacciato gli italiani, sequestrando i loro beni e qui, dopo il rimborso per tutto ciò che abbiamo realizzato in Libia, scatta anche il
risarcimento per tali sequestri, visto che noi tutti, tramite il nostro stato, abbiamo riaccolto in Patria i nostri fratelli cacciati dal tiranno, dando loro – che avevano perso tutto e
devono essere indennizzati a loro volta dalla Libia – quegli aiuti di cui avevano bisogno per ricostruire la loro vita.
Ma è tutto il nostro (
non solo italiano, ma di tutte le potenze europee)
Colonialismo che dobbiamo difendere da un
revisionismo alterato dalla lettura ideologica come appare anche dagli interventi di Gheddafi che, non pago di aver ottenuto un accordo con Berlusconi, è venuto in Italia ostentando la
fotografia di un terrorista antiitaliano e non perdendo occasione per
strologare sui presunti danni provocati dal
Colonialismo italiano e in generale occidentale.
Il
Colonialismo fu
l’accelerante di un processo, che sarebbe stato lentissimo, e che ha
trasformato società preistoriche facendole entrare nell’era moderna.
Il problema non fu il
Colonialismo quando era posto in atto, fu
la sua repentina cancellazione, voluta da un diktat degli Stati Uniti (guidati prima da un presidente malato e succube di Stalin e poi da uno inesperto ) durante e dopo la seconda guerra mondiale che, oltre a
sottrarre le Colonie alle nazioni sconfitte come l’Italia, impose anche alle più grandi nazioni vincitrici (Inghilterra e Francia) di dismettere i loro possedimenti, mettendo a governare persone inadatte e ancora mentalmente orientate ad usi tribali.
Il risultato fu la
confusione, terremo fertile per la propaganda marxista, che ha caratterizzato l’Africa e gran parte dell’Asia nei decenni che vanno dal 1960 ad oggi.
Una
confusione unita ad un socialismo reale che, quando non ha fatto
regredire nel tempo tutto quel che si era faticosamente costruito, ha come minimo fermato il progresso di quelle genti verso una società civile, dal benessere diffuso.
Da qui la
nascita del terrorismo, il
prevalere di una religione, come quella islamica, nata nella violenza e diffusasi sulla punta delle lance dei guerrieri e, oggi,
l’invasione mascherata da immigrazione massiccia.
Ed oggi dobbiamo sopportare che Gheddafi venga prenderci in giro, usando
l’arma dell’immigrazione come ricatto per farci accettare le sue strambe teorie sulla presenza coloniale italiana (e dell’Occidente tutto) in Africa e in Asia.
La vicenda che caratterizza l’accordo con la Libia (
che se fossi io “il” governo NON rispetterei !) è
il peggior atto di governo di Silvio Berlusconi che, oggettivamente, pur non facendo tutto quello che ci si aspetterebbe da lui, forse anche frenato dalle resistenze che incontra da parte dei “poteri forti”, ha pur tuttavia adottato una politica in linea di massima condivisibile come indirizzo di carattere generale.
Non la genuflessione davanti a Gheddafi.
Se non lo avessimo pagato Gheddafi avrebbe dato via libera ai barconi ?
Ma chi ha detto che si debba pagare Gheddafi perché sia obbligato a tenersi i suoi immigrati ?
Non avete notato che
Gheddafi, dopo il bombardamento di Reagan del 1986 è stato a cuccia, rialzando la testa solo con la presidenza Clinton e riabbassandola con Bush, osando solo adesso manifestare la sua natura ?
Come abbiamo sempre sostenuto, chi nasce e cresce con una mentalità condizionata da un insegnamento – in questo caso la religione musulmana – che
rispetta la forza e disprezza la debolezza, se ne approfitta e affonda il coltello perché
ci mostriamo deboli, rinunciatari e remissivi.
Il fatto grave è che con l’atteggiamento che abbiamo adottato, abbiamo irritato (e ne hanno ben d’onde)
le altre nazioni Coloniali che, ora, vedono Gheddafi pretendere persino da loro assurdi e immotivati risarcimenti e, soprattutto, ci siamo messi nelle mani di Gheddafi che, ogni volta che vorrà qualcosa da noi, potrà dare il via libera a qualche barcone di immigrati, invece di
stroncare gli arrivi con i nostri mezzi, obbligando la Libia a non essere il trampolino di lancio dell’invasione.La visita di Gheddafi in Italia è una
brutta pagina per la storia della nostra nazione, per il palmares di Berlusconi e della sua carriera politica e a nulla vale evidenziare lo
squallore della sinistra che nulla disse quando il tiranno libico divenne presidente della commissione onu per i diritti umani ed oggi, per mera propaganda strumentale in chiave antiberlusconiana, lo contesta.
Naturalmente un vero governo di Centro Destra quando non ci sarà più Berlusconi, dovrà
denunciare e non rispettare gli onerosi accordi con la Libia, revocando le scuse e, anzi, richiedendo tutti i rimborsi e risarcimenti che spettano all’Italia, maggiorati con i presenti esborsi rivenienti dal ricatto sull’immigrazione.
Obbligando (
e ne abbiamo ancora i mezzi) peraltro la Libia a non consentire di trasformare le sue coste in trampolini di lancio per l’invasione degli immigrati.
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