Il giustizialismo della cosiddetta “tangentopoli” del 1992-1993 spazzò via una Dc già in crisi e un Psi che non era mai riuscito, nel dopoguerra, a causa del colossale errore di Nenni nell’aderire al Fronte Popolare, a contrastare l’egemonia del Pci a sinistra.
Con loro furono travolti i partiti minori del pentapartito (Pli, Pri e Psdi) mentre l’unico partito dell’arco costituzionale a salvarsi (o ad essere salvato …) fu il Pci che, in tal modo, si presentò alle elezioni del 1994 con un Ochetto pimpante, convinto di vincere e insediarsi a Palazzo Chigi.
Sul versante del Centro e Destra c’era sbandamento.
La Dc si era affidata ad un uomo di sinistra, Martinazzoli recentemente scomparso, che cambiò il nome in Ppi e non seppe scegliere da che parte stare.
Il vincitore del referendum elettorale Mario Segni diede vita ad un suo movimento.
Ambedue, però, rifiutarono la proposta di Berlusconi di mettersi a capo di una coalizione alternativa alla sinistra, comprendente anche la Lega ed l’ Msi.
Martinazzoli e Segni decisero invece di correre assieme e mentre il primo seppellì con tale scelta la Dc che aveva governato l’Italia per cinquanta anni, il secondo disperdette il patrimonio acquisito con il referendum.
Il “gran rifiuto” di Segni, più che di Martinazzoli troppo di sinistra, costrinse Berlusconi a “scendere in campo” con Forza Italia.
Strinse un accordo con la Lega al Nord e con l’Msi nel resto d’Italia.
E vinse, sconfiggendo la “gioiosa macchina da guerra” comunista.
Non gli fu perdonata quella vittoria.
La sinistra scornata cominciò da subito ad attaccare Berlusconi non per quel che faceva, ma a livello personale, in ciò aiutata dalle truppe togate che avevano scosso l’albero con tangentopoli pensando sicuramente anche ad una svolta politica e si erano ritrovati con l’Msi al governo grazie a Berlusconi.
L’odio profuso dalla sinistra permeò tutta la politica che perse così di vista la sua stessa essenza.
L’odio pompato dalla sinistra e dalla stampa consociativa contro Berlusconi attecchì in quella parte della popolazione, più ricettiva a simili metodi stalinisti, che si trasformò nel popolo delle piazze mediatiche e degli scioperi generali.
L’odio voluto dalla sinistra ha spaccato irreparabilmente l’Italia in due perché, come è ovvio e giusto, anche dal fronte opposto si prese atto che non vi era (e non vi è) alcuna possibilità di dialogo con chi pregiudizialmente pretendeva la crocefissione del Capo della Coalizione di Centro Destra.
Dopo diciotto anni continua l’aggressione al Premier inquisito anche per fatti del tutto privati.
Si può solo sperare che tutto ciò sia avvenuto andando oltre i piani di chi ha acceso la miccia e adesso non sia in grado di fermare l’incendio.
Mi auguro che a sinistra si ricordino che chi semina vento, raccoglierà inevitabilmente tempesta, ma noi dobbiamo ricordare come è nato l’impegno di Berlusconi in politica.
Dobbiamo ricordarlo perché, non essendo noi né Badoglio, né Fini, gli siamo grati per aver impedito la deriva comunista nel 1994 e se fosse solo per quello (ma i suoi quasi dieci anni di governo dal marzo 1994 hanno anche contribuito ad abbattere tabù sindacali, istituzionali, di costume, nella politica estera ed economica o, almeno, a provarci) la gratitudine significa sostenerlo quando tutti gli sono contro e chiedono a gran voce il suo “passo indietro”.
Che non deve fare, perché non c’è alternativa nel Centro Destra e se non c’è nel Centro Destra, tantomeno esiste a sinistra.
Nonostante tutte le infamie che vengono scritte contro di lui, Berlusconi resta migliore di qualunque sua alternativa conosciuta, amica o nemica che sia.
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