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25 ottobre 2011

Torti e ragioni

Non capisco in base a quale ragionamento alcuni (molti) commentatori stiano lodando i politici della prima repubblica.
Se siamo arrivati a questo punto, con 1900 miliardi di debito, lo dobbiamo alla incapacità ed alla pusillanimità dei politici della prima repubblica, dal 1962 in poi.
L’uso improprio dei fondi pubblici come strumento di mediazione politica (ricordate ? “Dieci assunzioni in rai: quattro democristiani, tre comunisti, due socialisti e uno bravo …”) ha caricato sui posteri, che siamo poi noi contemporanei, il costo delle scelte o, meglio, mancate scelte di allora.
Ha quindi tutte le ragioni di questo mondo l’europa quando ci dice che dobbiamo rientrare dal debito.
Non hanno queste ragioni due nullità come Sarkozy e Merkel che non riescono neppure a trovare il bandolo della matassa in casa loro (passando da una sconfitta ad un’altra) , non riescono a imprimere, nonostante la loro boria e supponenza, alcuna strategia alla comunità europea che hanno la presunzione di “guidare”.
Le ricette che ci intima l’europa sono quindi giuste: innalzamento dell’età pensionabile, contenimento dei costi, flessibilità del lavoro, privatizzazioni, dismissioni di partecipazioni e proprietà pubbliche, riduzione delle imposte dirette.
E’ una ricetta liberista che ovviamente non può piacere a chi si è adagiato su un tranquillo andamento garantito e tutelato, ma è l’unica che possa risollevare le sorti economiche della nazione, senza che ci si debba consegnare mani e piedi alla schiavitù di organismi sovranazionali o di società straniere.
Purtroppo il costo di una simile politica non è accettabile per larghe fette di elettorato:
- non è accettabile per i dipendenti pubblici, legioni infinite, che formano l’ossatura della cisl e della base elettorale del pci/pds/ds/pd;
- non è accettabile per chi aspetta di andare in pensione per poi, magari, dedicarsi ad altre attività;
- non è accettabile per l’elettorato meridionale (trasversale o, meglio, altalenante) perché venendo meno i trasferimenti dal Nord produttivo dovrebbe fare i conti con l’incapacità dei propri amministratori a fornire servizi adeguati e a costi contenuti.
Sappiamo anche che non piace al Vaticano, sempre più nelle mani di preti terzomondisti, che vorrebbe, alla pari dei comunisti, penalizzare le “transazioni finanziarie” e pretenderebbe una guida “mondiale” dell’economia che si potrebbe anche chiamare “dirigismo di stampo sovietico”, salvo poi piangere amaramente, come in Spagna, quando i suoi beniamini in economia relativizzano tutto e prendono a schiaffoni anche gli aspetti morali tanto cari alla chiesa.
Tutti costoro, però, propongono una sola alternativa: spremere di tasse i cittadini, con una miopia che rasenta il suicidio, perché, come nei limoni, non si può spremere più di tanto.
Meglio, allora, le non scelte di Berlusconi, aspettando tempi e numeri parlamentari migliori, perchè, finchè si mantiene a galla, è una barriera alla devastazione che opererebbero i fautori delle tasse.


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3 commenti:

Le Barricate ha detto...

Ciao Massimo, rispondo anche al tuo post precedente.
Io, come si dice a Genova, ho già dato, in quanto, a causa della crisi, ho dovuto accettare un prepensionamento all'italiana da un marchioncino, prima che questo governo mi facesse slittare di un altro anno la finestra. Quindi avrei dovuto percepire la pensione dal marzo 2012, invece se le cose rimangono così (solo se le cose rimangono così) potrò percepirla dopo un altro anno.
Perciò, io, di tasca mia, per questa crisi ci sto mettendo dai 15 ai ventimila euro solo di mancata pansione e mancato stipendio di un anno, senza parlare di aumenti iva e varie.
(Non mi parlare di leggi e leggine che dovrebbero proteggermi di cui le piccole aziende se ne fanno un baffo)
Tu vuoi che rimanga a spasso senza stipendio e senza pensione per ancora molto più tempo?
O credi che per uno della mia età (ho qualche anno in più di te, lo sai) sia semplice mettersi su un'altra attività?
E se cambiano anche i requisiti per poter usufruire della pensione, io dove vado a mangiare? Alla mensa dei poveri?
Te l'ho già detto, non tutte le realtà aziendali italiane si chiamano Fiat e di non tutte si occupano i vari Camusso o compagni.
C'è chi si arrangia a lavorare in piccole ditte dagli anni sessanta.
Vuoi penalizzarci ancora di più?
Non ti sembra che destra o sinistra mi stiano già tartassando fin troppo (me e altri, ovviamente) e che a pagare invece debbano essere i responsabili della crisi mondiale? Non i ricchi, come dici tu, ma i ricchi responsabili della crisi.
Dimmelo pure se pensi che a pagare debba essere sempre e solo io.. e tutti quelli come me ;)

marshall ha detto...

Il fatto è che fino a ieri il debito pubblico era visto come un volano per la crescita (se progredisci, anche facendo debiti, questi non sono un ostacolo. Anzi, un pò di debiti fan bene). Oggi, invece, poichè è reale il rischio direstare col cerino acceso in mano, il debito pubblico è visto nella sua giusta essenza di bestia nera da abbattere.

Và a capire il mondo degli economisti!!!

Massimo ha detto...

Gaetano, sono d'accordo con te: non dovresti essere tu a pagare il debito, ma chi lo ha fatto. Come ? E siamo certi di essere tutti d'accordo sulla identificazione dei responsabili ? Sono sicuro che a sinistra, tra i catto comunisti, quelli che io ho indicato come colpevoli (i partiti dell'arco costituzionale, quindi i loro eredi) negherebbero ogni addebito ...
Marsh. Gli economisti sono quelli che ci spiegano che era ovvio quel che è accaduto, ma solo dopo che è accaduto.