I fatti sono noti.
Nel Regno Unito in cui la polizia ammanetta un Bianco morente, accoltellato da un immigrato che aveva dichiarato di essere stato oggetto di razzismo, gli Irlandesi di Belfast, cattolici e protestanti, hanno reagito all'ennesimo accoltellamento da parte di un richiedente asilo africano contro un Irlandese che ha perso un occhio ed è ancora in pericolo di vita.
La reazione è la medesima che, in tutte le epoche, si è verificata quando una popolazione autoctona è stata invasa da una massa estranea bramosa solo di depredare e uccidere, per sostituirsi ai legittimi titolari delle terre e sfruttare il lavoro altrui a proprio beneficio.
Il contratto sociale che legittima uno stato a legiferare godendo di poteri cui hanno rinunciato i singoli cittadini ha, come contropartita, il dovere dello stato a proteggere la vita e le proprietà dei suoi cittadini.
Quando uno stato viene meno, come sta accadendo nel Regno Unito (e non solo), a questo dovere di base, il cittadino ha ogni diritto a riorganizzarsi e proteggersi con i metodi, i mezzi, gli strumenti e le armi a sua disposizione.
Da Belfast è partita una sveglia sonora per tutto l'Occidente, dove le ondate di clandestini ormai arrivate, stanno minando la coesione sociale e, soprattutto, la sicurezza delle proprietà e della vita stessa dei cittadini.
Come direbbe Mario Giordano: chi lo nega, è complice.
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