Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

30 giugno 2026

Non c'è limite al ridicolo dei talebani del cambiamento climatico

Leggo che Bonelli, quello dei sassi del Po,  attribuisce al Governo anche "l'irresponsabilità" nei confronti del caldo di questi giorni.

Fa coppia con il titolo del Domani che ho ascoltato questa mattina nella rassegna stampa di radio uno: siamo governati dai negazionisti.

Ostrega !

Negazionisti, la condanna finale, senza appello.

Negazionisti dei genocidi nella seconda guerra mondiale.

Negazionisti del covid e, adesso negazionisti del cambiamento climatico.

E chissà quanti altri "negazionismi" che circolano impunemente a nostra insaputa !

Esaminati, giudicati, condannati.

Subito dopo le parole di Bonelli sono arrivati i temporali che, nel momento in cui scrivo, hanno ridotto la temperatura di circa 8 gradi rispetto a ieri e mi hanno obbligato a dormire con la finestra chiusa.

Solitamente non rilancio le parole che vengono pronunciate con la bava alla bocca da chi non ha argomentazioni per affrontare i veri temi seri della Politica: tasse, sicurezza dei cittadini, immigrazione.

Anche perchè, in assenza di qualsivoglia ragionamento accettabile, i tipi come Bonelli sul tema tasse, invece di ridurle, proporrebbero la patrimoniale, sulla sicurezza, il disarmo della Polizia e sull'immigrazione lo ius soli e l'accoglienza indiscriminata, cioè il contrario, ma proprio l'opposto, di quel che andrebbe fatto.

Così è per il cosiddetto cambiamento climatico attribuito all'Uomo che, con termine che fa gonfiare il petto per l'autocompiacimento nell'ascoltarsi quanto si è fighi nel pronunciare vocaboli così colti, viene detto "antropico".

Ma se, invece di diffondere ondate di catastrofismo, pessimismo, millenarismo un tanto al chilo, i cosiddetti scienziati si attivassero per trovare il metodo migliore per adattarci ad un cambiamento che non si può evitare, nè fermare ?

La Fantascienza è letteratura di anticipazione e sono innumerevoli i romanzi ed i film in cui si è presa in considerazione una Terra profondamente cambiata nel clima, a fronte del quale gli scienziati hanno sempre trovato il modo per garantire una vita comoda, inventando ogni genere di soluzione.

Invece di presentarsi in televisione a pontificare con proiezioni che ci fanno vedere tutti morti fra un tot di anni per il gran caldo (quando ero adolescente, ricordo, però, che ci illustravano un tremendo futuro glaciale), studino il modo per raccogliere le acque che scendono copiose e che vanno perdute, incamerare il calore delle giornate più calde per utilizzarlo in futuro, adattare le produzioni agricole al progressivo cambiamento naturale del clima.

Sennò, se non trovano le soluzioni per vivere bene in mezzo al cambiamento, che scienziati sono ?

E invece di pensare a spegnere i condizionatori (ma solo nei piani più bassi della piramide, come sembra abbiano fatto nei palazzi dell'unione europea) ne studino di sempre più perfezionati, perchè ognuno possa vivere nell'albiente climatizzato a sua misura e, perchè no, vestiti idonei a tenere caldi di inverno e freschi d'estate.

Non ricordo bene chi sia stato (credo Walt Disney, ma potrei sbagliarmi) a pronunciare una frase perfetta per sintetizzare il tutto: se puoi sognarlo, puoi farlo.

29 giugno 2026

Quos vult perdere, Iupiter dementat prius

Ho simpatia per Salvini e per i risultati ottenuti al Viminale nonostante avesse Conte come presidente del consiglio, ha dimostrato di essere competente e coerente nella sua battaglia contro l'invasione dei clandestini. 

Non capisco quindi le cantonate che ogni prende, come nel 2021 quando entrò nel governo Draghi e nel gennaio 2022 quando votò per la rielezione di Mattarella che gli costarono una retrocessione dal 34% di voti ottenuti nel 2019 alle europee al 9 scarso delle politiche 2022.

Salvini è un grande militante di partito, abituato a rimboccarsi le maniche, lavora, costruisce e poi sembra preso da un raptus autolesionista e si impunta con il rischio di perdere di nuovo quello che ha racimolato in termini di consenso.

Oggi si ripete la storia, con il rifiuto a reintrodurre il voto di preferenza e con la apparente chiusura a Vannacci.

Forse è per questi suoi sbandamenti che gli Elettori di destra hanno da anni spostato la loro preferenza su Giorgia Meloni, che, ogni giorno, dimostra, con le parole e con i silenzi, di domare molto bene quella bestia che divora i suoi figli che si chiama Politica.

28 giugno 2026

Disarmare i terroristi per pacificare il medio oriente

I governi libanese ed israeliano, con la mediazione di quello degli Stati Uniti, hanno trovato un accordo di pacificazione e restituzione della sovranità territoriale al Libano.

La condizione, che peraltro è presente in ogni accordo in precedenza fallito e che è presente anche nell'accordo di tregua per Gaza, è il disarmo di Hetzbollah (e di Hamas a Gaza).

I due gruppi, finanziati e sostenuti dal regime degli ayatollah (che a loro volta firmano accordi per il libero transito ad Hormuz, li violano e strillano se gli Stati Uniti bombardano per punizione una loro base missilistica) rifiutano il disarmo.

A che titolo ?

Non rappresentano il governo libanese e sono anni che non vengono tenute libere elezioni a Gaza, territorio peraltro che dovrebbe appartenere all'Egitto e che è stato devoluto agli arabi musulmani della zona dopo la conquista israeliana del 1967 e il ritiro delle truppe dell'Idf.

Perchè Hetzbollah dovrebbe bloccare l'attuazione dell'accordo ?

Sarebbe come se, a suo tempo, le brigate rosse pretendessero di essere considerate interlocutrici del governo o, più adeguatamente, se a fronte degli accordi tra Italia e Austria sull'Alto Adige, i separatisti (che comunque avevano ragioni ben maggiori dei quelle dei terroristi arabi) avessero preteso di bloccarli con una sorta di diritto di veto.

Se Hetzbollah (e Hamas) non disarmano, allora le armi dovranno essere tolte loro con la forza, attraverso una collaborazione militare tra Israele e Libano per dare attuazione all'accordo sottoscritto.

Se poi si vogliono accelerare i tempi, le truppe onu. unifil o volonterose che siano, invece di farsi una vacanza al caldo, salvo lamentarsi se volano sulle loro teste delle bombe, collaborino per disarmare Hetzbollah, distruggere le loro basi e incarcerare i terroristi.

Solo così sarebbe avviata una pacificazione in Medio Oriente che, peraltro, richiederebbe anche la rimozione del regime degli ayatollah per completare l'opera.

27 giugno 2026

Viareggio: giustizia è fatta ?

Sono particolarmente restio ad affrontare questioni relative a vicende nelle quali da una parte ci sono i famigliari di una o più vittime il cui dolore è quello che avremmo tutti noi al loro posto e dall'altra persone che si proclamano innocenti ma che vengono processate e, a volte, condannato per teoremi o per una posizione di responsabilità ricoperta.

Ma con la conferma della cassazione delle condanne all'ex Amministratore Delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti e altri dirigenti, si è aperta una porta per rifletterci sopra, grazie alle parole dello stesso Moretti che, oltre alla reiterata professione di innocenza accompagnata dall'acquiescenza alla sentenza, ha posto il problema dei manager che vengono chiamati a rispondere praticamente di tutto.

Può un manager essere responsabile della puntuale applicazione di normative di sicurezza e manutenzione ?

Questo fondamentalmente è il quesito cui dovrà essere data risposta.

Chiunque abbia vissuto esperienze in aziende, di qualsiasi tipo, sa che ci sono vari livelli di responsabilità operativa, ma anche di natura civile e penale i cui confini non sono mai ben delineati.

E ci sono anche una miriade di norme, circolari e prescrizioni che, se fatte osservare puntigliosamente, bloccherebbero la produzione.

Spesso si attribuisce ad un quadro o un dirigente, una responsabilità nominale, senza peraltro che abbia gli strumenti per assolvere in pieno al compito.

Ma anche a livello apicale vengono attribuite, ex lege, responsabilità per l'operatività anche spicciola, che un manager di una grande azienda, come sono le Ferrovie, non potrebbe mai e poi mai verificare.

Capisco la volontà che anima i parenti delle vittime, che spesso pretendono un colpevole da "distruggere" a prescindere dal fatto che sia veramente colpevole, per trovare una (ben magra) consolazione alla perdita con la perdita civile di una persona individuata come responsabile.

E capisco che, per chi più prosaicamente mira ad essere risarcito della perdita, sia meglio chiedere ad una grossa azienda ed ai suoi vertici, invece di accanirsi contro un Sempronio qualunque, forse reale responsabile materiale di un accadimento negativo, ma con un patrimonio da attaccare più limitato.

E se anche volessimo considerare la vendetta un equipollente della giustizia, quali potrebbero essere le conseguenze se non un rallentamento, se non un blocco di tante attività produttive se, invece di delegare, affidandosi alla responsabilità di chi segue in scala gerarchica, un manager si mettesse in testa di voler controllare tutto quello che ricade nel suo ambito di responsabilità ?

Chi fa, falla, dice un antico proverbio che proseguo con "e chi non fa, sfarfalla", cioè sbagliare è connaturato all'agire, ma non agire per paura di sbagliare è l'errore maggiore che uno possa commettere (e per fortuna dell'Umanità abbiamo fatto, facciamo e faremo tanti errori, ma, almeno una parte di noi, continua ad agire).

E se possiamo tutti capire come, dopo un incidente, i parenti delle vittime, la prima cosa che chiedono è: vogliamo i colpevoli, quindi segue la ricerca spasmodica di un colpevole, deve essere compito della magistratura applicare le leggi in modo intelligente e appropriato al caso singolo, ma anche ad un quadro generale che deve garantire la continuità operativa e produttiva.

E se la magistratura non è in grado di farlo, deve essere la Politica a scrivere meno leggi, ma più chiare, per lasciare il minor spazio possibile alle interpretazioni dei singoli magistrati.



26 giugno 2026

La Meloni svetta grazie all'aggressione generale contro di lei

Come noto non condivido, del Governo Meloni, la politica estera, a cominciare dall'appoggio a Zelensky e, adesso, anche al posizionamento che le ha fatto "tradire" l'alleanza con Trump e, a mio avviso, anche l'interesse nazionale che vorrebbe che gli ayatollah e le loro metastasi venissero spazzate via.

Il mio voto andrà, se non emergerà altro, ma non credo, ad uno tra Fratelli d'Italia, Lega e Futuro Nazionale, valutando, al momento del voto, il contesto, la legge elettorale, le scelte di coalizione.

Detto questo, esprimo apprezzamento per la Meloni come statista prima ancora che leader di partito.

Innanzitutto per le sue scelte in politica interna (sicurezza, immigrazione, giustizia, sanità, istruzione) ed economica (riduzione delle tasse, difesa del ceto medio, aiuto alle persone in difficoltà, abolizione del reddito di cittadinanza) che ci ha portato a migliorare, e di molto !, tutti gli indici ed i rating ereditati dal genio (che evidentemente non era quel fenomeno che i suoi apologeti dicono che sia).

Ma soprattutto credo che, poichè è nelle difficoltà che si vedono le qualità di una persona, nel momento in cui viene attaccata personalmente da Trump, mentre cercano di farle lo sgambetto (e anche qui pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca) dall'unione europea con parole che hanno il veleno (per la vulgata cattocomunista, non per me, che vorrei tanto fosse vera "complicità" quella denunciata dagli ayatollah !) nella coda come quelle di Rutte, e in Italia, dimostrando di essere solo dei meschini, piccoli anti italiani, i cattocomunisti manipolano la verità e la logica pur di creare danno e cercando di istigare ad una immotivata indignazione il Popolo, vedo una Meloni che non si piega e prosegue nella sua politica.

E' evidente che gli attacchi cui è soggetta, rappresentano un implicito riconoscimento della sua autorevolezza, perchè non ci si preoccupa di attaccare qualcuno che non vale e non conta nulla.

L'Italia della Meloni, piaccia o meno ai cattocomunisti, è diventata un attore di primo piano nella politica internazionale e gli attacchi dimostrano che vi è un tentativo di screditarla per evitare che si saldi quella alleanza che lei sta costruendo con tante nazioni e leaders e che, soprattutto quando sono in difficoltà storiche nazioni come il Regno Unito, la Francia, la Russia, la Germania, potrebbe rappresentare il terzo incomodo, a guida italiana, tra Stati Uniti (perchè, purtroppo, i giorni di Trump hanno una scadenza costituzionale e probabilmente anche naturale e il dopo Trump temo sia un ritorno al politicamente corretto e al woke) e la Cina (che sicuramente non gradirebbe terzi incomodi).

Non è l'unione europea, che ha già ampiamente dimostrato la propria nocività, più ancora che inutilità, delegando la difesa alla Nato, le scelte sull'Ucraina e il Medio Oriente ai "volonterosi" e scomparendo persino dai telegiornali imbevuti di unionismo, a rappresentare la terza via, ma quella alleanza globale di cui la Meloni parla ad ogni consesso internazionale e che la vede, in questo momento naturale portavoce, accrescendo il prestigio dell'Italia.

Cosa che i suoi immediati predecessori e tutto il mainstream cattocomunista non sono disponibili nè a concedere, nè a riconoscere, a costo di fornire interpretazioni di comodo e ideologicamente orientate di quel che accade.

25 giugno 2026

Che male ci sarebbe a partecipare all'azione contro gli ayatollah ?

Non so (e credo nessuno lo sappia visti i sofismi da Azzeccagarbugli che sorgono su ogni norma) se le 500 missioni degli aerei statunitensi partite dall'Italia, rientrino nei trattati o siano un affiancamento (solo parziale) dell'Italia all'azione degli Stati Uniti e di Israele contro il regime degli ayatollah.

Personalmente preferirei questa seconda visione che darebbe all'Italia un ruolo più attivo, ma temo che sia vera la versione del Governo Meloni.

Mi è piaciuto Malan quando ha dichiarato che dalle basi italiane sono partiti aerei per bombardare, sì, nel 1999 contro la Serbia, con il governo di Massimo D'Alema in cui un certo Sergio Mattarella era ministro della Difesa e,forse, ancora vicepresidente del consiglio.

Allora non si pose tanti problemi, un governo di sinistra, a concedere l'uso della basi agli Americani e, in aggiunta, far partecipare anche i nostri bombardieri.

Quindi: che male ci sarebbe se avessimo affiancato, almeno con la concessione delle basi, gli Stati Uniti ?

Forse qualcuno vuole sostenere che il regime degli ayatollah sia un regime rispettoso delle regole, che non finanzia gruppi terroristi e che rispetta il diritto internazionale ?

Forse qualcuno vuol sostenere che è positiva la presenza di gruppi come Hamas, Hetzbollah e Houthy ai quali dovremmo riconoscere dignità di interlocutori ?

Se fossi nella Meloni non mi vergognerei di aver concesso delle basi per le missioni americane, ma solo di averlo nascosto e negato.

Purtroppo temo che la Meloni e Crosetto dicano il vero e che a rimestare pura propaganda siano i cattocomunisti ai quali non sarà mai abbastanza rinfacciare quello che hanno combinato in Serbia nel 1999.


24 giugno 2026

Tanti capponi e nessun gallo nell'orizzonte politico

Questa mattina durante l'edicola di radio uno (dopo il gr delle sei) hanno, una tantum, parlato della sinistra, mettendo in risalto l'estremo frazionamento in minuscole formazioni, soprattutto nella parte autoasserita "centrista".

Hanno fatto un elenco che parte da Renzi, Onorato, Ruffini, metà più europa, poi si sono dimenticati di citare la Salis, hanno escluso dall'elenco Calenda, Marattin e probabilmente si sono e mi sono dimenticato di altri soggetti, ognuno dei quali ha un volonteroso emulo di Napoleone al comando.

A questi devono aggiungere la "sinistra-sinistra", quella che si ritrova in pizzeria escludendo i "centrini": grillini votati a Conte, pd con le sue correnti interne, Avs che è, in realtà, già una unione di due movimenti/partiti separati, uniti solo dalla convenienza elettorale.

Non che la destra stia meglio perchè se ha un suo centro molto forte con Forza Italia e il satellite Noi moderati, ha una destra divisa in due tra Fratelli d'Italia e Lega, mentre le maggiori divisioni le troviamo nella Destra Radicale dove sta emergendo Futuro Nazionale di Vannacci, ma non dobbiamo dimenticare le storiche presenze di Forza Nuova e CasaPound.

Il difetto è sicuramente nel sistema politico che induce alla frammentazione e all'emersione di tutte le ambizioni personali, più o meno fondate, ma anche nella grande immediatezza di ogni flatulenza proveniente dalla politica, cui i social fanno da ampia risonanza.

Su ogni frase di Tizio o di Caio si innesta una feroce contrapposizione che dura 24 ore, per essere poi scalzata da quella successiva, senza che, però si sia venuto a capo della precedente.

Non ci sono persone autorevoli, riconosciute come tali in modo unanime, proprio perchè ormai conosciamo le debolezze e le passioni di tutti e nessuno di noi si può sentire subordinato ad uno che, magari, spara una cavolata sul calcio pensando di attirare un pugno di voti in più.

Non credo che i politici della prima repubblica fossero meglio di quelli di oggi, hanno solo avuto la fortuna di una bassissima esposizione mediatica perchè non esistevano i vari X, Truth, Facebook, Vk, mentre giornali e televisioni avevano un aplomb che prediligeva la comunicazione della notizia rispetto alla esposizione dell'opinione ideologizzata di un conduttore.

Pertanto sembra, a noi che ricordiamo le tribune politiche degli anni Sessanta e Settanta, di vedere tanti capponi e nessun gallo in politica ma, forse, proprio perchè devono confrontarsi non solo con il governo della Nazione, non solo con alleati e avversari, i nostri politici del Duemila non sono poi così scarsi, anche perchè farsi eleggere, non è per nulla facile e vorrei che tanti criticoni ci provassero.

23 giugno 2026

Nessun godimento dalle dimissioni di Starmer: sempre un socialista lo sostituirà

Leggo di commenti entusiasti per le dimissioni di Starmer che aveva portato il partito laburista ad una insperata vittoria nel luglio 2024, causata dalla dabbenaggine dei conservatori che, per una mera impuntatura puritana, fecero dimettere un cavallo vincente come Boris Johnson e adesso sono tra il terzo e quarto posto nelle intenzioni di voto.

Non c'è da godere perchè i socialisti conquistarono, senza aumentare i voti, con solo il 30% del consenso, una maggioranza talmente ampia da poter fare in parlamento il bello e brutto tempo.

Una maggioranza così irripetibile che i parlamentari, pur con il loro aplomb britannico, farebbero il gesto dell'ombrello ad ogni ipotesi di elezioni anticipate.

Quindi arriverà un nuovo premier socialista e, con quella maggioranza, pur di non abbandonare il seggio, sarebbero disposti a cambiarne uno al mese.

E il nominativo di cui si vocifera che sarà il prossimo premier, è un politico di lungo corso, di sinistra, più di Starmer, che fu ministro già con Gordon Brown e si era ritagliato un esilio dorato come sindaco di Manchester.

Sottolineo: un altro socialista e ancor più di sinistra, quindi gli Inglesi cadranno dalla padella alla brace.

C'è di più.

La narrativa unionista, a reti unificate, batte sul tasto dei sei premier bruciati nei dieci anni della Brexit e della presunta crisi in cui si dibatterebbe il Regno Unito.

Un falso.

Il primo dei sei a dimettersi, Cameron, lo fece perchè perse il referendum proprio sull'unione sul quale avevo posto la sua fiducia (come Renzi, ma a differenza di Renzi ha abbandonato la politica salvo una breve parentesi con il governo Suniak).

Poi la May silurata perchè incapace di dare una risposta alla maggioranza dei leave.

Quindi, finalmente, Johnson, che stava procedendo in modo eccellente sul programma della Brexit e, qui pensare male sarà peccato ma probabilmente ci si azzecca, è stato impallinato dal covid e dall'ondata di giustizialismo vaccinatore e puritano che ha avuto in Bruxelles il suo centro.

Liz Truss, troppo vicina a Johnson, è durata pochi giorni e, anche nei suoi confronti, si è scatenato il puritanesimo censorio, quindi Suniak, indiano di origini, che ha solo dovuto portare le carte dei conservatori in tribunale, incapace di riunificare le varie anime e, soprattutto, di riprendere in mano i temi della Brexit.

In sostanza, non la Brexit, ma l'incapacità di sfruttare appieno le opportunità offerte dalla Brexit hanno condotto alla deriva il Regno Unito che, con Starmer, ha anche rotto l'intesa speciale con gli Stati Uniti di Trump, finendo, come la Meloni, Merz, Sanchez e Macron, nel mirino del Presidente.

Giustamente Nigel Farage, in testa nei sondaggi, chiede il voto anticipato (che mai gli sarà concesso) perchè lui e solo lui, artefice e promotore della Brexit, saprebbe capitalizzarne i benefici.

E' inutile attribuire la colpa alla Brexit se non si affida il governo ad un fautore della Brexit o, quando come con Johnson la si affida, si trova un pretesto puritano per bloccarlo.

Quindi con Burnham non cambierà nulla, se non in peggio e gli Inglesi dovranno attendere la scadenza della loro legislatura (al massimo nel 2030) per farsi furbi, consegnare le chiavi della loro nazione a Farage o ad un altro leader di destra, pro Brexit, anti woke, e recuperare la grandezza perduta.

22 giugno 2026

La sinistra aggrappata al potere

Le dimissioni di Starmer non cambieranno nulla.

Il suo posto è già prenotato dall'ennesimo socialista imbevuto di ideologia che solletica i peggiori istinti del popolo per pura demagogia e interesse personale.

I socialisti (laburisti) inglesi, grazie alla coglioneria dei conservatori che hanno rinunciato ad un cavallo vincente come Boris Johnson per pruderie puritane, hanno una tale maggioranza in parlamento che potrebbero, senza fare una piega, cambiare leader e premier ogni mese pur di portare a termine la legislatura.

E' la stessa cosa ovunque i socialisti siano al potere.

Ricordiamo in Italia dove, pur di non andare al voto, si sono inventati governi ad ampio spettro, affidati a signori mai votati e mai eletti, in totale spregio di ogni concetto di democrazia, pur di conservare qualche ministero dal quale elargire finanziamenti alle proprie clientele.

In Francia il presidente Macron è stato eletto, due volte, grazie alla santa alleanza di tutti contro Marine Le Pen, purtroppo gli elettori non hanno mostrato alcun giudizio e, in maggioranza, si sono uniti al gregge belando con tutti gli altri e i risultati i francesi li stanno vivendo sulla loro pelle (ed è giusto che sia così).

In Spagna Sanchez ha rappattumato tutte le istanze al di fuori del partito popolare e di Vox, istanze gravemente nocive per l'unità della nazione e vediamo che uso ne ha fatto dai processi contro i suoi principali collaboratori, il fratello e la moglie.

Non nutro quindi alcuna fiducia nella possibilità che l'Occidente si svegli e reagisca alla minaccia che ci arriva dall'Africa e dall'Asia.

Trump può essere una carta vincente se recupererà lo spirito e la lucidità del primo anno, senza aver fretta di passare alla Storia e, anzi, senza voler a tutti i costi passare alla Storia.

In Italia stiamo godendo di un governo che ha dimostrato di saper governare bene sui temi nazionali, forse un po' troppo timoroso nel procedere sulla strada giusta che comunque ha imboccato sin dall'inizio, ma purtroppo troppo allineato all'unione europea, forse per i pesanti condizionamenti di quei poteri forti che esistono e che pensano solo ai loro interessi e non a quelli dei Popoli e delle Nazioni.

Se la Meloni avesse aderito alla missione degli Stati Uniti e di Israele contro gli ayatollah, non ci troveremmo a leggere ogni giorno delle invettive di Trump e, probabilmente, avremmo gli ayatollah ed i loro sodali Hetzbollah, Houthy e Hamas, quasi completamente disinnescati.

Invece Trump, che dimostra scarsa pazienza in guerra come in pace, ha cominciato a trattare e ogni accordo con gli ayatollah non può essere che destinato ad un fallimento che porterà maggiori lutti in futuro perchè, per rimediarvi, occorrerà un uso ancora maggiore della forza.

Se avremo ancora, fra qualche anno, un briciolo di volontà di usarla.

21 giugno 2026

Chi si assomiglia si piglia ... a volte anche a schiaffi

Donald Trump e Giorgia Meloni hanno caratteri simili, molto forti, determinati e con un interesse comune: quello nazionale, peccato che appartengano a due nazioni differenti.

Trump manifesta il suo carattere e il suo stato d'animo senza diplomazia e se qualcosa gli gira storto, come la mancata concessione delle basi per la missione in Iran, lo dice senza peli sulla lingua.

La Meloni è più politica e riesce ad esprimere le sue idee, mantenendo il punto, senza tracimare, con una collera fredda che, forse, è ancora più efficace. 

Trump ha ragione a lamentarsi per la pusillanimità degli europei con il contributo dei quali avrebbe potuto estirpare il Male (gli ayatollah e le loro metastasi) senza dover trattare con loro.

Ad esempio, con l'intervento delle vecchie nazioni coloniali europee, gli Stati Uniti avrebbero potuto gettare tutta la loro potenza contro l'Iran, gli israeliani contro Hamas ed Hetzbollah e noi contro gli Houthy: in poche settimane avremmo compiuto la missione.

In aggiunta la Meloni ha commesso l'errore di una difesa, non richiesta e non dovuta, del papa nella polemica con Trump.

Ci sono i motivi per un irrigidimento che si è trasformato nella vendetta del Presidente che probabilmente ha colpito la Meloni per mandare anche un avviso agli altri: colpirne uno per educarne cento.

Però i consiglieri dovrebbero spiegargli che dopo la Meloni arriverebbero solo quelli che non solo non hanno mai amato gli Stati Uniti, ma sono anche i sostenitori di tutte quelle pratiche woke, lgbt, buoniste e politicamente corrette che Trump sta combattendo.

E forse avrebbe fatto meglio a colpire qualcun altro per educare anche la Meloni.

Schlein e compagni schiererebbero l'Italia non con gli Stati Uniti, ma con Bruxelles e, soprattutto, con Pechino.

Titoli di giornali come quelli di Libero ieri sono una vergogna e attestano la meschinità di chi li decide e spero che il Governo Italiano non dia seguito a chi soffia sul fuoco per disertare la cerimonia del 4 luglio, 250 anni della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, perchè la lite è (semmai) con Trump, non con il Popolo e la Nazione americana.

E, anche, perchè la presenza della Meloni e dei ministri rappresenterebbe un elegante ramoscello d'ulivo per ristabilire i rapporti, nella consapevolezza, però, che dobbiamo fare la nostra parte, da subito, contro gli ayatollah e che l'uso delle basi per missioni militari americane, trattati o non trattati, è anche nel nostro specifico interesse.

20 giugno 2026

Right or wrong, it's my Country


Sono dispiaciuto per la reazione sopra le righe di Trump alla mancata condivisione (sbagliata, sbagliatissima !) del Governo italiano e della Meloni per l'azione contro il regime degli ayatollah e nella polemica con Leone XIV.

Alla Meloni non sarebbe costato nulla concedere le basi italiane, perchè i bombardieri americani facessero tappa o anche base (tra l'altro per svolgere una missione che era ed è anche nel nostro interesse) e sarebbe costato ancora meno tacere senza prendere le parti del papa.

L'irritazione di Trump, quindi, è perfettamente comprensibile così come sarebbe comprensibile analoga irritazione di Netanyahu (che però non ha strumenti per manifestarla con analoga efficacia) contro il nostro governo che ha sospeso il memorandum sulla difesa.

Però .... però ... io sono Italiano e per me vale il principio per cui right or wrong, it's my Country, per cui nel momento in cui si apre un contenzioso che vede da una parte l'Italia e dall'altra qualunque nazione straniera, io sono dalla parte dell'Italia, anche quando sostiene tesi e compie azioni che non condivido, come il negare le basi ai bombardieri americani o prendere le parti del papa contro il Presidente degli Stati Uniti.

Mi dispiace che Trump, non abbia avuto il buon senso di tacere, per non fare un assist proprio ai cattocomunisti che sarebbero, al posto della Meloni, ben più allineati con i vari Starmer, Macron, Merz e Sanchez, da lui più volte criticati.

E mi dispiace che anche la Meloni abbia reagito con una dichiarazione che getta benzina sul fuoco, facendo andare in brodo di giuggiole tutti i nemici di Trump e del Centro Destra, che sono poi gli stessi stati, partiti e persone, ricevendo la pelosa e non gradita solidarietà di individui come Macron e Sanchez, di cui faccio volentieri a meno.

Prima o poi qualcuno dovrà cominciare a tacere e ricucire.

Il risultato, adesso, è lose-lose, perchè da un lato Trump perde il sostegno del principale governo europeo maggiormente in linea con le sue idee, dall'altro la Meloni si trova spinta nelle braccia dell'unione europea (come accadde all'Italia di Mussolini, spinto nelle braccia della Germania di Hitler, per colpa delle sanzioni di Inghilterra e Francia dopo la conquista dell'Etiopia) e con una compagnia di viaggio, che la sta provando a circuirla (ma dubito che ci caschi) con la "solidarietà", poco edificante, all'interno e all'esterno dell'Italia.

L'unico aspetto positivo è che i cattocomunisti devono decidere se sostenere Trump o la Meloni ed è come chiedere loro se preferiscono essere giustiziati con la ghigliottina o la sedia elettrica.


P.S. Se avessi pratica di internet avrei messo la faccia di Trump al posto di quella di Buzzanca e quella della Meloni su quella di Delia Scala. Pazienza, così ognuno può sviluppare la sua fantasia.

19 giugno 2026

Perchè rinunciare a sei mesi di governo ?

Leggo che, in base a masturbazioni mentali relative ai tempi per la fine della legislatura e la chiamata alle urne, sembrerebbe che l'11 aprile 2027 si andrà al voto, sei mesi prima della scadenza della legislatura (21 ottobre) facendo così un regalo immenso alla sinistra.

Io non capisco questa generosità (che a parti invertite non ci sarebbe, mai !), solo per il beau geste di ripristinare il voto in primavera e risolvere in tal modo la questione della data del voto.

Se, infatti, Mattarella, in assenza di dimissioni della Meloni, dovesse applicare la costituzione del 1948, potrebbe convocare le elezioni non prima del 21 ottobre 2027 e attendere, se non sbaglio, dai 40 ai 70 giorni prima di fissare il giorno del voto, quindi tra il 30 novembre e il 31 dicembre, 

Beh, che i Soloni che dicono che quella del 1948 sarebbe la costituzione più bella del mondo, risolvano il problema derivante dalla applicazione delle normative costituzionali.

Perchè il Centro Destra dovrebbe rinunciare a sei mesi di governo ? 

18 giugno 2026

Remigrazione, rimpatrio, espulsione: una giornata da incorniciare

Ieri due notizia su un medesimo tema hanno reso migliore la giornata: l'approvazione, in Italia, del decreto rimpatri e l'analogo voto del parlamento europeo, questo niente affatto scontato.

Dopo anni di lassismo buonista, i governi, anche socialisti come quello danese, hanno capito il rischio che stiamo correndo con l'arrivo massiccio di clandestini.

E hanno preso provvedimenti giusti per evitare che i cittadini, sentendosi abbandonati, reagiscano con violenza, come in Irlanda del Nord, come, sempre, nella Storia i Popoli hanno reagito alle invasioni di stranieri.

Il quadro normativo è pronto, adesso arriva la parte più difficile: attuarlo.

Non sarebbe accettabile che, per le paturnie ideologiche di un magistrato, si eviti di applicare norme di semplice buon senso, trattenendo, fuori dai nostri confini, per 24 mesi, i clandestini in attesa di accertamenti.

Accertamenti che devono riguardare anche la veridicità di affermazioni che li presentassero come rifugiati per motivi politici o di altra natura.

Non dobbiamo però accontentarci di procedere alla remigrazione, rimpatrio o espulsione (ciascuno adotti la parola che più gli sembra appropriata), perchè il passo successivo è impedire che arrivino clandestini sulla nostra terra.

Blocco navale e accordi con gli stati da cui partono i clandestini sono quindi gli strumenti per fermare alla sorgente il movimento e superare, quindi, il momento oneroso dei rimpatri forzati o volontari che siano.

Il passo della Meloni sarà lento, ma arriva al traguardo che è, poi, quello che conta. 

17 giugno 2026

Il papa e gli immigrati

Questa mattina, al gr1 delle sette, ho ascoltato una breve dichiarazione estrapolata da un discorso o da una intervista al papa.

Il tema era sull'immigrazione, l'accoglienza e la remigrazione.

Il papa ha, senza ombra di dubbio, indicato la sua preferenza per l'accoglienza di quanti spesso sono "costretti", a suo dire, a scappare dalla loro terra a causa di carestie, guerre e malattie e ha detto che il loro rimpatrio non sarebbe una risposta "cristiana" perchè sarebbe come risolvere un problema a casa nostra e lavarsene le mani.

Il papa può dire queste cose perchè non deve amministrare un territorio, una Nazione, un Popolo e ... per fortuna che non esiste più il potere temporale della chiesa.

Ma un governo deve avere come Stella Polare il Benessere e la Sicurezza dei propri cittadini, anteponendola ad ogni altra considerazione, soprattutto quando ci sono organizzazioni sovranazionali rigonfie di finanziamenti che dovrebbero preoccuparsene.

Quello che manca - SEMPRE ! - nelle parole del papa e di tutti coloro che si cingono la testa con l'aureola della santità immigrazionista, è una risposta concreta, credibile alla esigenza di chi già è su questo territorio di mantenere e incrementare il proprio tenore di vita nella sicurezza.

Non hanno una risposta.

Alzano gli occhi al cielo, allargano le braccia e ricominciano a parlare di accoglienza e di comportamento cristiano.

Però, se ricordo bene, in tutte le parabole nelle quali si racconta di viandanti che vengono accolti, sfamati, dissetati, si parlava sempre di una, due persone.

Qui le ong ce ne scaricano a migliaia !

Vorrei vedere il comportamento del "buon samaritano"  se invece di un ferito, ne avesse incrociati cento, avrebbe dovuto fare a pezzi il suo mantello riducendolo alle dimensioni di un fazzoletto, non avrebbe salvato nessuno e sarebbe morto di freddo anche lui.

Siamo tutti capaci di scrivere e pronunciare frasi "cristiane" di accoglienza e di bontà, ma la realtà, quando si deve operare nel concreto, è ben diversa. 

16 giugno 2026

1, X, 2

E' cominciato il Totovittoria in Iran.

Ascoltavo la radio e i commentatori, bruciati dalle precedenti esperienze, sono molto cauti nell'esprimersi, tranne quelli più ideologizzati che esternano le loro speranze come se fossero la realtà.

I più giocano la tripla, la vecchia cara, tripla che, se non ci consente vincite da capogiro, ci permette di assaporare il gusto dolce di un piccolo incasso.

Il commento di chi viene pagato a gettoni per parlare ad un microfono è, quindi, uguale al mio, vecchio pensionato, che lo manifesto "graduidamende", come direbbe un ex presidente del consiglio che speriamo rimanga tale per tutta la vita.

Quando non c'è una resa incondizionata, le parti terminano una guerra, si leccano le ferite e preparano la prossima.

Così sarà contro il regime degli ayatollah, indipendentemente da quello che realmente c'è scritto (e nessuno lo sa) nel memorandum firmato (sic !) a distanza e che sarà sottoscritto "in presenza" venerdì e così sarà tra Russia e Ucraina.

Il problema dell'Occidente è la estrema debolezza morale che ci impedisce di condurre una guerra con quella determinazione che, stante la superiorità strategica e militare ancora presente, condurrebbe ad una vittoria certa che chiuderebbe, per almeno un secolo, ogni velleità espansionista dell'integralismo islamico rappresentato dagli ayatollah e dalle loro metastasi (che chiamano "proxy" !!!) terroriste.

Un espansionismo che non è nato con l'Islam, ma che è parte della Storia dell'Umanità, basta ricordare l'epopea delle poleis greche contro i tentativi dell'Impero Persiano di invadere la Grecia e dilagare nell'Occidente tutto.

Ma in Occidente abbiamo un secondo grande problema che ci impedisce di sistemare la questione per il prossimo secolo e, quindi, lasceremo in eredità alle generazioni futuro questo pericolo, perchè più o meno la metà dei cittadini dell'Occidente (anche nell'America di Trump, purtroppo) si sono rammolliti al punto da sostenere una improbabile convivenza con quelli che, invece, vogliono sottometterci.

Sono le quinte colonne, consapevoli o meno, del nemico e si sono manifestate nell'ignavia con la quale le vecchie grandi potenze europee si sono astenute dal collaborare con l'azione intrapresa da Trump e Netnayahu.

Tutti assieme avremmo potuto sistemare la pratica in questi quattro mesi e, invece, ci troviamo a tagliare il capello in quattro per vedere chi ha vinto, chi ha perso e, ad ogni buon conto, ci mettiamo pure la X del pareggio.

15 giugno 2026

La Meloni e Vannacci sono complementari, non alternativi

Le polemiche domenicali hanno evidenziato che il Centro Destra non può che comprendere anche il Generale Vannacci e sarebbe sbagliato che gli uni lo escludessero o che lui rifiutasse ogni compromesso tanto, stia tranquillo, troverà sempre qualcuno più puro di lui.

Sia la Meloni che Vannacci hanno condannato senza giri di parole la censura operata dagli editori organizzatori della fiera "più libri più liberi" che hanno richiesto la sottoscrizione di una dichiarazione antifascista agli espositori.

Non mi meraviglio di tale iniziativa, perchè il dna dei cattocomunisti è quello e parte dai processi contro gli "eretici" che osavano affermare che fosse la Terra a ruotare intorno al Sole, passa dalle purghe staliniste e maoiste della rivoluzione culturale e arriva al green pass di Draghi contro chi, liberamente, decideva di non vaccinarsi.

Mi meraviglio, invece, dell'ignoranza abissale della costituzione del 1948, che tanti citano a sproposito non conoscendone il contenuto, dove non solo non si parla di antifascismo come "valore", ma, anzi, limita "per non oltre un quinquennio dall'entrata in vigore della Costituzione", tempo abbondantemente trascorso, il "diritto di voto e all'eleggibilità per i capi responsabilità del regime fascista".  

Niente altro.

Ma ieri Vannacci ha dimostrato come sia necessario integrare le posizioni istituzionali della Meloni con un passaggio in più, che destrutturi la narrazione cattocomunista, woke, lgbt, politicamente corretta o in qualunque modo vogliano essere definiti.

Chi uccide una persona deve essere punito indifferentemente al genere, alla fede politica e religiosa, alla nazionalità sua e della vittima.

Aggravanti e attenuanti, per l'efferatezza, per le modalità, per le motivazioni, sono già tutte comprese nelle nostre leggi.

La Meloni e Vannaci diventano così complementari, parte di diritto e necessaria del Centro Destra, quanto lo sono Salvini, Lupi e Tajani e tutto ciò che ognuno rappresenta, indipendentemente dalla percentuale di voti che ottiene, perchè è l'unione di tutti a dare la vittoria al Centro Destra.       

14 giugno 2026

Non credo alla buona fede degli ayatollah

Oggi il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, compie 80 anni, solo dieci in più di chi scrive.

Auguri di buon compleanno a chi, come sintetizzò una volta Kissinger, porta ben cinque cappelli, essendo capo degli Stati Uniti, capo del governo degli Stati Uniti, capo delle Forze Armate degli Stati Uniti, capo del suo partito e capo dell'Occidente.

Ed è per quest'ultimo cappello che mi interessa.

Senza gli Stati Uniti e con la manifesta pusillanimità degli attuali governanti delle altre nazioni occidentali (con l'unica attenuante di vivere in un periodo in cui circa la metà degli Occidentali rema contro i propri stessi interessi, per un malinteso senso di espiazione di una colpa, quella di aver diffuso la Civiltà nel mondo, che in realtà è un merito di cui dovremmo oggi incassare i dividendi) l'Occidente sarebbe perso.

Lo dimostra l'assenza in una missione, quella contro gli ayatollah, tesa a rendere più sicuri tutti con l'annientamento di un regime dispotico e integralista e delle sue metastasi terroriste.

Mi sembra triste che si debba sperare in un ottantenne per veder garantito il nostro stesso benessere (leggi: rifornimenti energetici) per il quale i nostri governi non alzano un dito, preferendo farci stringere la cinghia, ridurre il riscaldamento d'inverno, il condizionatore d'estate e aumentando i costi dei rifornimenti.

Abbiamo perso lo spirito che ci fece grandi, come singole Nazioni e Popoli, perseguendo un disegno unitario che non ha capo, nè coda.

Per questo mi auguro che, pur comprendendo quanto potrebbe essere gratificante per il Presidente Trump firmare un accordo con gli ayatollah il giorno del suo ottantesimo compleanno, non vi sia una firma affrettata.

Soprattutto non vi siano firme "a distanza", senza la visione esatta dei testi, perchè il dubbio che mi sorge è che pur di parlare di "pace", i cosiddetti "mediatori", sottopongano testi che, con l'uso di determinate parole ambigue nelle traduzioni in lingue profondamente differenti, possano indurre in errore sui reali contenuti del testo.

E, comunque, condivido quanto ha dichiarato l'ex Segretario di Stato Mike Pompeo, per il quale, qualunque sia l'accordo, gli ayatollah non lo rispetteranno, perchè non ne hanno mai rispettato uno.

Salvare il regime degli ayatollah, non vale una candelina in più sulla torta di compleanno.

13 giugno 2026

L'Italia agli Italiani

Due studenti dell'ultimo anno di un liceo di Cesena, nella rossa Emilia Romagna ..., sono stati condannati a scrivere una tesina "rieducativa" dal titolo "Gli africani siamo noi".

Una rieducazione che sa più di rivoluzione culturale maoista che delle purghe staliniste, ma che appartiene allo stesso filone che ebbe il suo prologo con le torture dell'Inquisizione.

Non a caso sono i cattocomunisti, questo ibrido nato dal connubio contro natura (o forse no) tra cattolici e marxisti, a sostenere quanto sia bella l'immigrazione che ci porta insicurezza, ci sottrae risorse economiche per dare vitto, alloggio, cure e istruzione ai clandestini e poi anche pagare i costi delle loro devastazioni.

Chi vi si oppone deve essere "rieducato", come un eretico del Cinquecento, un dissidente dell'Unione Sovietica, un professore cinese degli anni Settanta, anche se proprio ragazzi come quelli di Cesena ci infondono speranza per il futuro, anche per la lettura di quello che dichiarano.

Citando in modo appropriato Carducci anche se, personalmente, preferisco sempre Manzoni che ci ricorda come l'Italia sia "una d'arme, di lingua d'altare, di memorie, di sangue e di cor", al punto che nessuna legge sulla cittadinanza, nessun tratto di penna, potrà mai rendere italiano chi non lo è, dimostrano che il Patriottismo non è roba da museo e finchè qualcuno terrà accesa la sua fiamma, il futuro sarà meno oscuro.

12 giugno 2026

Il nemico del Centro Destra non è Vannacci e non esiste una "Destra vera"

Ieri, in Parlamento, abbiamo visto, come al solito, una Giorgia Meloni surclassare le opposizioni cattocomuniste, ma per la prima volta alcuni passaggi non mi sono piaciuti: gli attacchi a Futuro Nazionale, il partito nato attorno al Generale Vannacci.

Io non so ancora per chi voterò tra Fratelli d'Italia, Lega e Futuro Nazionale e se al momento manifesto una preferenza per Fratelli d'Italia, molto dipenderà dalla legge elettorale, dalle coalizioni e dalle eventuali conventio ad excludendum.

La sinistra non fa la schizzinosa e raccatta tutti, dalla Schlein e il pd, ai vari centrini dei fuoriusciti dal pd stesso, a Renzi, Conte, il duo Bonelli e Fratoianni, Magi e i resti dei radicali, ong, pro pal, no-a-tutto.

Nessuno viene escluso e tutti, portando più o meno voti, metteranno becco nell'ipotetico governo cattocomunista che vedrà patrimoniali (perchè il loro primo obiettivo è mettere le mani sui nostri risparmi per spenderli per le loro clientele), matrimoni omosessuali, finanziamenti a pioggia per nani e ballerine, sostegno al regime degli ayatollay, almeno finchè Trump o un Repubblicano sarà presidente (e poi virata da 180 gradi), tutto a spese nostre.

Perchè il Centro Destra deve farsi male da solo e rinunciare ai voti che porterà Vannacci, pochi o tanti che siano ?

La Meloni poteva quindi risparmiarsi gli attacchi a Vannacci, perchè è bene che si renda conto che l'Elettorato di Centro Destra li vuole tutti assieme.

Vannacci, dal canto suo, ci risparmi la sua rivendicazione di purezza, perchè la "Destra vera" non esiste in assoluto, ma esiste la Destra, della quale fanno parte, legittimamente ed a pieno titoli, tutti coloro che si riconoscono in un'area Nazionale e Identitaria, pur nelle differenti sensibilità che porta ciascuno di noi ad avere delle priorità che non sono quelle del proprio vicino, ma non per questo uno dei due è una "Destra falsa".

Così come è naturale avere differenti opinioni su singoli aspetti, come la guerra in Ucraina o il ruolo di Israele.

Poi, come è sempre stato nel Centro Destra, il leader del partito più votato dagli Elettori, sarà anche il Leader della Coalizione, come fu Berlusconi dal 1994 al 2018, Salvini dal 2018 al 2022 e la Meloni dal 2022 ad oggi.


11 giugno 2026

La sveglia di Belfast a tutto l'Occidente

I fatti sono noti.

Nel Regno Unito in cui la polizia ammanetta un Bianco morente, accoltellato da un immigrato che aveva dichiarato di essere stato oggetto di razzismo, gli Irlandesi di Belfast, cattolici e protestanti, hanno reagito all'ennesimo accoltellamento da parte di un richiedente asilo africano contro un Irlandese che ha perso un occhio ed è ancora in pericolo di vita.

La reazione è la medesima che, in tutte le epoche, si è verificata quando una popolazione autoctona è stata invasa da una massa estranea bramosa solo di depredare e uccidere, per sostituirsi ai legittimi titolari delle terre e sfruttare il lavoro altrui a proprio beneficio.

Il contratto sociale che legittima uno stato a legiferare godendo di poteri cui hanno rinunciato i singoli cittadini ha, come contropartita, il dovere dello stato a proteggere la vita e le proprietà dei suoi cittadini.

Quando uno stato viene meno, come sta accadendo nel Regno Unito (e non solo), a questo dovere di base, il cittadino ha ogni diritto a riorganizzarsi e proteggersi con i metodi, i mezzi, gli strumenti e le armi a sua disposizione.

Da Belfast è partita una sveglia sonora per tutto l'Occidente, dove le ondate di clandestini ormai arrivate, stanno minando la coesione sociale e, soprattutto, la sicurezza delle proprietà e della vita stessa dei cittadini.

Come direbbe Mario Giordano: chi lo nega, è complice.

10 giugno 2026

Dictator: un Uomo solo al comando (e così si ottengono risultati)

Sto terminando di rileggere la trilogia che Colleen McCoullogh scrisse nei primi anni Novanta su Roma nel periodo intercorrente tra la fine dei Gracchi e l'inizio di Cesare.

Il terzo volume occupa almeno una metà della narrazione ad illustrarci quello che fece Lucio Cornelio Silla, morto Caio Mario e debellate le varie rivolte dei Cinna e dei Carbone, per restituire dignitas ed efficienza a Roma.

Sono romanzi, scritti e tradotti anche molto bene, per cui tutta la narrazione, dai dialoghi ai caratteri dei personaggi, risentono delle personali simpatie dell'autrice, ma l'inquadramento storico è ben delineato.

Dopo i Gracchi, dopo Caio Mario, i poteri sempre più accentuati delle varie magistrature e, soprattutto, delle varie assemblee, avevano fermato la spinta propulsiva di Roma, insanguinata dalle faide tra le fazioni.

Di ritorno dalle guerre nelle provincie, Lucio Cornelio Silla pone fine alle lotte intestine e, con una serie di leggi fatte approvare al senato cui conferisce il massimo potere decisionale, ristabilisce l'ordine a Roma e le restituisce quella spinta propulsiva che avrebbe poi portato al più grande Impero dell'antichità.

Silla, spesso trascurato e dipinto negativamente nei libri di testo scolastico sui quali ho studiato, fu sicuramente un individuo privatamente dissoluto, pervertito, crudele (non più, peraltro, della media dei tempi) e anche il sentimento dell'autrice nei suoi confronti è ambivalente e non si capisce bene se lo stimi o lo condanni, perchè a fronte delle sue depravazioni private, lo dipinge come un grande stratega, abile diplomatico e governante di qualità, ristabilendo le finanze di Roma e dotandola di leggi moderne, pur nel rispetto del mos maiorum.

Per fare tutto ciò, però, ebbe bisogno di pieni poteri che si prese con autorevolezza fino a quando, dopo soli tre anni di potere assoluti, nel 79 a.Ch.n., ritenne concluso il suo mandato di Dictator, per morire l'anno successivo da civile.

La sua eredità, ripristinate tutte le cariche elettive e riordinata la suddivisione dei poteri con una maggiore auctoritas concessa al Senato, si sviluppò in seguito fino all'apice di Ottaviano Augusto e dell'Impero.

A tutto questo mi ha fatto pensare l'ennesima inchiesta della magistratura finalizzata a bloccare le azioni di governo.

Chi non vuole che l'Italia torni ad essere forte e ricca, dice no a tutto.

No al nucleare, no alla riforma della magistratura, no alla Tav, no ad una legge elettorale che garantisca stabilità ed eviti governi nati da congiure di palazzo, no al presidenzialismo anche nella forma edulcorata del premierato, no a Trump, no a liquidare il regime degli ayatollah e recidere le loro metastasi terroriste, no al rimpatrio dei clandestini e no, anche, al Ponte sullo Stretto.

Roma divenne Roma Caput Mundi perchè aveva saputo prevedere le resistenze di chi dice no a tutto (non si chiamavano così, ma i cattocomunisti c'erano anche allora) ed aveva previsto di poter attribuire il potere ad un Dictator, un Uomo solo al comando, che sbloccasse tutto quel che i parrucconi dell'epoca, non dissimili da quelli di oggi, fermavano, timorosi di perdere la loro briciola di potere.

09 giugno 2026

Ma quanto è facile autocelebrarsi parlando contro la guerra e invocando la pace !

Quando ero al liceo, svolsi un tema sull'art. 11 della costituzione del 1948 e, per farla breve, argomentai che il ripudio della guerra fosse la conseguenza della sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale.

La professoressa mi rifilò un inclassificabile, nonostante non vi fosse alcun errore, solo perchè non condivideva la tesi esposta.

Nel prosieguo, su tre temi del trimestre, ne scrivevo due che trasudavano l'ideologia cara alla professoressa e uno in cui esprimevo le mie idee, con il risultato che, a fronte di voti molto alti nei primi due, mi beccavo voti molto bassi nel terzo, ma la media era più che sufficiente per non rischiare conseguenze a giugno.

E' facilissimo scrivere un articolo, un post, prendersi un microfono e strologare su quanto sono brutti, sporchi e cattivi quelli che vendono armi e fanno la guerra, mentre si dipinge un mondo in pace dove tutti cantano soavemente e si lanciano fiori come in una pubblicità del Mulino Bianco.

Facile, ma la Politica deve tenere conto della realtà, bisogna immedesimarsi nella cultura e nella mentalità altrui, capire che non tutti i popoli, anzi, la maggior parte, non hanno avuto il nostro percorso civile, diversamente metteremmo ingenuamente la testa sul ceppo, offrendola a chiunque.

Lo vediamo nelle nostre strade dove da anni aumenta la violenza, anche quella più efferata e crudele, di ritorno a casa nostra, quando ormai ce ne eravamo dimenticati e contro la quale non siamo attrezzati, da quando siamo invasi dai clandestini scaricati sulla nostra terra dalle ong.

Analogamente chi parla di pace in Ucraina come in Medio Oriente, non tiene in alcun conto la mentalità di quei popoli, ma fa solo un accademico discorso pieno di belle teorie, inapplicabili alla realtà.

Perchè, ad esempio, quello che fu accordato al Kossovo addirittura mandando i bombardieri contro la piccola Serbia, cioè rendersi autonomo da Belgrado in funzione della maggioranza della popolazione musulmana e di etnia albanese, non viene concesso a Crimea e Donbass le cui condizioni sono (Donbass) uguali a quelle del Kossovo, mentre in Crimea la minoranza di etnia ucraina è del tutto marginale ?

Perchè non si ricorda che "i due stati" in Medio Oriente furono rifiutati nel 1948 dagli arabi che promossero tre guerre contro Israele e non si ricordano i dirottamenti, gli attentati, le stragi compiute dai palestinesi di Arafat ?

Perchè non si riconosce che l'Iran è molto peggio di una dittatura, è un regime teocratico, integralista, assetato di sangue che finanzia le sue metastasi nel mondo (Houthy, Hamas, Hetzbollah) e che, finchè sarà al potere, sarà sempre un pericolo per la nostra Sicurezza ?

Hanno un bel da dire, sediamoci attorno ad un tavolo e troviamo una soluzione.

Quale, se c'è chi continua a volere l'estinzione di Israele o ritiene proprio dovere di fedele di convertire, anche con la forza, l'"infedele" ?

Il papa, oggi, ha solo un'autorità morale, ma gli viene riconosciuta unanimemente solo quando parla contro l'Occidente e non propone mai una soluzione pratica.

Meglio riesumare San Filippo Neri: state buoni, se potete.

Dove in quel "se potete", c'è il riconoscimento di quanto sia difficile un accordo che, spesso, viene allontanato da quelli che maggiormente parlano di pace e contro la guerra.

08 giugno 2026

I tre marmittoni

Ieri, a Londra, tre traballanti capi di stato o di governo (Starmer, Mertz e Macron) hanno ricevuto con tutti gli onori lo scaduto presidente ucraino (sono due anni di prorogatio del suo mandato senza che si parli di elezioni).

Dopo lunghe (😒) e ponderate (😧) riflessioni (😂)hanno rilasciato un documento in cinque punti che, praticamente, intima alla Russia di smetterla di fare la prepotente perchè altrimenti ... ci arrabbiamo.

Ma, a differenza di Bud Spencer e Terence Hill che, quando si arrabbiavano, mollavano sganassoni epocali che facevano volare i cattivi da una stanza all'altra, i tre marmittoni, senza la copertura degli Stati Uniti impegnati su questioni più rilevanti come i dossier Cuba e Iran, devono limitarsi ad ululare alla Luna.

Molto bene Giorgia Meloni che, avendo dichiarato in tempi non sospetti che l'Italia mai avrebbe inviato i propri soldati sul terreno del conflitto, non ha partecipato a quella pantomima.

Se i tre marmittoni hanno tanta voglia di menar le mani, perchè non partecipano alla liberazione dello Stretto di Hormuz e alla cacciata degli ayatollah (unica soluzione, perchè qualunque accordo con simili integralisti è destinato a diventare carta straccia dopo un giorno, un mese o un anno): agendo tutti assieme si porrebbe fine molto prima al danno che quel regime porta alle nostre economia ed alla nostra sicurezza.


07 giugno 2026

La guerra è giusta quando è nell'interesse del proprio Popolo e Nazione

Il papa ha inasprito il confronto con il Presidente Trump, dichiarando che la guerra contro gli ayatollah non sarebbe giusta.

Lo ha detto in aereo, luogo che già Bergoglio aveva usato per parlare a sproposito su tanti argomenti politici e non, lisciando il mainstream e picconando, molto più di quanto non avrebbe fatto Cossiga, le fondamenta sulle quali è stata costruita la Civiltà Occidentale, quella che ha dato più di tutte al maggior numero di persone.

Se Leone XIV ha dato segni di voler raddrizzare il timone rispetto a Bergoglio in materia teologica, non sembra che sia sua intenzione a farlo in campo politico, sempre minato per una chiesa.

Ovvio che, da questa premessa, risulti evidente come io non la pensi come il papa.

Vedo, infatti, tutto questo ripiegarsi ansiosamente nel timore di offendere i musulmani e temo che sia una abdicazione al ruolo che l'Occidente, tramite le sue singole Nazioni e i suoi Popoli, non certo tramite una organizzazione babelica sovranazionale, ha esercitato almeno dal 1571 quando, con la battaglia di Lepanto, fu definitivamente respinto l'attacco, portato per lunghi secoli, dall'Oriente con le vesti dell'Islam e che era la naturale continuazione dei ripetuti assalti precedenti e di cui i libri di Storia ci danno ampio conto con l'epopea delle guerre persiane e dei trecento di Leonida alle Termopili.

E proprio alle Termopili l'unica sconfitta di quelle guerre fu propiziata da un tradimento, quello di Efialte, che, per un pugno di denari, indicò ai persiani uno sconosciuto sentiero tra le montagne per prendere alle spalle gli Spartani che tenevano saldamente il passo.

Oggi abbiamo tanti Efialte che apertamente sostengono gli ayatollah che stanno semplicemente proseguendo il disegno invasore degli antichi persiani e dei loro successori sultani.

Non è sbagliata la guerra contro gli ayatollah, è arrivata in ritardo di 47 anni, viene combattuta con le mani legate dietro alla schiena e con la defezione di molti governi dai quali ci si aspetterebbe che fossero in prima fila per accelerare la fine del regime, per colpa delle quinte colonne che aiutano la propaganda del nemico e fanno perdere di vista l'obiettivo essenziale che è quello di rendere sicura la vita dei cittadini occidentali.

Nel 1571, con ogni evidenza, c'era un papa con una diversa concezione di ciò che è giusto o sbagliato.

06 giugno 2026

Una nuova figurina nell'album cattocomunista

Ci sono ricascati.

Il sindaco cattocomunista di Bologna, Matteo Lepore, nella sua gestione prettamente ideologica dell'amministrazione comunale, fondata sulla obbedienza cieca e assoluta di chi lo vota, ha conferito una onorificenza cittadina al sindaco islamico e comunista di New York.

Per quali meriti se Mamdami è in carica solo dal 1° gennaio 2026, cioè da appena cinque mesi ?

Cosa avrà mai fatto di così onorevole (per Bologna, almeno) nei suoi cinque mesi di amministrazione per meritarsi già una onorificenza ?

Nulla, come nulla avevano fatto Obama per ottenere il premio Nobel per la pace prima ancora di entrare in carica e Mario Monti per essere nominato senatore a vita prima ancora di formare il suo (disastroso) governo.

I cattocomunisti ormai ci hanno abituato a queste sopravvalutazioni delle loro figurine che, di volta in volta, divengono dei santini da posizionare sull'altare, salvo poi accantonarle quando non sono più utili o funzionali alla sinistra narrazione.

Mamdami, poi, che riceve un riconoscimento cittadino perchè, secondo Lepore, avrebbe onorato Bologna mentre il Centro Destra inseguirebbe Vannacci ...

Ma cosa c'entra ?

Dite cosa abbia fatto Mamdami per Bologna.

Ha costruito uno stadio ?

Ha vinto uno scudetto ?

Ha raddrizzato la Garisenda ?

Ha sconfitto la povertà come Di Maio ?

Cosa ha fatto Mamdami per Bologna?

E cosa c'entra Vannacci che, mi auguro, si lasci raggiungere dal Centro Destra "che lo insegue" per formare, tutti assieme, una alternativa concreta alle fumosità di una sinistra in crisi di Valori, di Idee, di Progetti e in sempiterna lite con l'intelligenza, umana o artificiale che sia.

05 giugno 2026

Nucleare: non è mai troppo tardi, ma restano impuniti i colpevoli di 50 anni di ritardo

Se non ci saranno intoppi, prima della pausa estiva dei lavori parlamentari sarà approvata la legge per la costruzione di centrali nucleari di nuova concezione, finalizzate a rendere più indipendente l'Italia in campo energetico.

Dopo 40 anni dalla folle decisione della maggioranza degli Italiani (che, evidentemente, nei referendum importanti perdono la bussola) indotta dalla paura seguita a Chernobyl, poi confermata, sempre sull'onda della paura per le conseguenze dello tsunami in Giappone, nel 2011, spinti dalla necessità, ricominciamo a parlare di nucleare che, se non ci sarà un altro folle stop, vedrà la luce nel lontano 2035, 2036.

In pratica abbiamo buttato nel cesso cinquanta anni di energia pulita, sotto il nostro controllo, a costi ridotti, per inseguire le paturnie ecoambientaliste i cui rappresentanti, oggi, perseverano diabolicamente a rilanciare, con proclami che sommano i voti dei vari referendum e fanno dire che 55 milioni di Italiani (sic !) hanno già respinto il nucleare.

Mi auguro che questa volta non ci siano rallentamenti e che, anzi, si riesca ad anticipare l'entrata in funzione delle nuove centrali nucleari.

La tecnologia è a conoscenza delle nostre aziende del settore che partecipano alla costruzioni all'estero degli stessi impianti e, almeno in quello, non abbiamo perso terreno rispetto agli anni Settanta e Ottanta quando eravamo primi anche nella costruzione delle centrali in Italia.

Se mai ci dovesse essere un'altra chiamata referendaria per fermare il nuovo nucleare italiano, sarebbe necessario trovare il cavillo perchè il voto sia palese, così da addebitare i costi dell'energia a chi votasse contro il nucleare, come sarebbe stato giusto fare sin dal 1987.

Purtroppo i responsabili di questi 40-50 anni di ritardo non pagheranno mai per le loro colpe.

04 giugno 2026

Spendere meno è spendere meglio

Ancora una volta Giorgia Meloni si dimostra una statista di alto livello, surclassando tutta la propaganda cattocomunista costretta a finire nella spazzatura.

La decisione dell'unione europea di autorizzare uno sforamento del debito pubblico, da non conteggiarsi nei parametri, per coprire le spese sull'energia, ancorchè formalmente limitato ad incentivare le fole verdi, è frutto della autorevolezza e del peso che l'Italia della Meloni ha nel consesso europeo.

Un consesso di cui vorrei non fare parte, ma che, dal momento che c'è, è meglio gestire che subire.

E la Meloni ha dimostrato più volte di saperlo gestire nell'interesse dell'Italia, costruendo alleanze sulla base di proposte concrete che tenessero in considerazione le diversità delle varie nazioni e non fossero ottusamente ideologiche.

Detto questo e ricordato che su alcuni aspetti la Meloni non ha dato le risposte che avrei preferito (continua infatti a sostenere Zelensky, ha negato le basi agli Stati Uniti per le operazioni in Iran rifiutando anche di parteciparvi, ha sospeso il memorandum di intesa militare con Israele) e pur riconoscendo che l'indirizzo ormai chiaro dopo oltre tre anni di governo è quello giusto, ancorchè imboccato con estrema e prudente circospezione, non condivido la scelta di fare più spesa.

Il debito pubblico italiano, ereditato dalla prima repubblica e alimentato negli undici anni dal golpe contro Berlusconi del 2011 fino alle elezioni del settembre 2022 che hanno riportato a Palazzo Chigi un Presidente eletto dagli Italiani e non dalle congiure di Palazzo, è tale che è un freno a qualsiasi ulteriore sviluppo di una politica economica e limita l'autorevolezza dell'Italia nonostante la Meloni sia stata molto brava a sfruttare la stabilità politica che noi Italiani le abbiamo dato con il nostro voto e la contemporanea crisi dei sistemi politici dei nostri principali concorrenti europei (Germania e Francia).

Per quanto siamo tutti consapevoli che la crisi di Hormuz non si risolverà a breve e, anche se dovessero sbandierare un accordo, le tensioni rimarranno finchè una guerra o una rivoluzione interna all'Iran non deciderà, senza ombre, chi sia il vincitore, e quindi si debbano aiutare famiglie e aziende nelle loro spese energetiche, non è facendo debito che si risolverà il problema.

Se occorrono risorse per abbattere le accise e favorire il trasporto con le conseguenze a cascata sui prezzi degli alimentari e di altri prodotti essenziali, la strada maestra è quella di passare al setaccio le spese a bilancio dello stato per azzerare i fondi dispersi in tanti rivoli di spesa spesso ideologica e non produttiva, ad esempio quelli per il cinema e i giornali, ma anche quelli a favore delle associazioni che assistono i clandestini che ci vengono scaricati dalle ong.

Solo rivedendo i capitoli di spesa del bilancio, risparmiando sulle spese non produttive e non aumentando le spese che, poi, difficilmente si riescono a cancellare (perchè una volta concessa una agevolazione, chi la riceve la considera un "diritto acquisito" e farebbe una caciara immensa se qualcuno osasse togliergliela, visto che non c'è nulla di meglio che ingrassare con i soldi altrui) possiamo sperare di accelerare sulla via virtuosa del risanamento che, unito alla stabilità politica che noi Italiani potremo confermare nel 2027, aumenterà l'autorevolezza dell'Italia e il suo peso anche nell'unione europea.

Per parafrasare la Meloni quando si è rivolta all'unione: spendere di meno è spendere meglio.


03 giugno 2026

La repubblica delle tasse

In base ai dati del Ministero dell'Economia, su quasi 59 milioni di abitanti in Italia, solo 33,5 milioni pagano, poco o tanto, le tasse, il 57% circa.

Ex contrario se ne deduce che un enorme 43% non paga nulla o perchè minore a carico o per effetto delle detrazioni o perchè ha un reddito inferiore alla soglia tassabile e solo un fanatico direbbe che siano tutti evasori.

All'interno di chi paga, ben il 72,5% con redditi fino a 22mila euro paga appena il 23,1% dell'Irpef, mentre il 17% dei contribuenti con un reddito superiore a 35mila euro (mica un reddito da Creso, significano circa 2000 euro netti al mese) sostiene il 63% dell'Irpef.

Contrariamente alla propaganda cattocomunista di cui Landini è uno stucchevole megafono, sono i lavoratori autonomi nel loro complesso a pagare importi pro capite superiori (8331 euro contro i 4215 di lavoratori dipendenti e pensionati) e se l'80% del gettito proviene da lavoratori dipendenti e pensionati ciò è dovuto unicamente al fatto che sono una massa quantitativamente superiore (40 milioni tra dipendenti - 24 milioni - e pensionati - 16 milioni - contro appena 3,3 milioni di autonomi).

In un simile quadro i cattocomunisti non trovano di meglio che rilanciare la loro proposta di patrimoniale che andrebbe ad impoverire quel, in gran parte non ricco, 17% che sostiene il maggior carico fiscale per la "colpa" di un reddito superiore a, pensate bene, 35mila euro (circa 2000 euro netti al mese per 13 mensilità).

Si capisce quindi perchè abbiamo cumulato, iniziando con la prima repubblica e proseguendo con tutti i governi a guida e partecipazione cattocomunista della seconda repubblica, un debito mostruoso che ci viene continuamente rinfacciato dalle altre nazioni e rappresenta una palla al piede per la nostra economia (e qui si potrebbe aprire un capitolo a parte sul perchè quando ci sono i cattocomunisti al governo l'aumento del debito pubblico non è soggetto a tutte le analisi al microscopio come le spese dei governi di Centro Destra: sarà forse perchè all'unione europea conviene un'Italia indebitata da ricattare quando al governo ci sono quelli che vorrebbero restituire Dignità e Indipendenza alla nostra Nazione, mentre tollerano spese ideologiche e improduttive della sinistra purchè questa si presenti a Bruxelles, in nome dell'Italia, sempre sottomessa e in ginocchio ?) .

Ciononostante si parla ancora di spendere, di elargire somme improduttive, di aumentare il deficit, appena ridotto a poco più del 3% del pil.

L'errore di fondo è quello di pensare che lo stato debba sempre intervenire, come se i soldi che mette non fossero di nessuno e così nessuno si preoccupa di spendere e fare debiti.

Pensiamoci sempre, prima di aderire a progetti imponenti o anche di piccolo impatto, ma la cui presentazione si chiude immancabilmente con un "lo stato deve intervenire per procurare le risorse", perchè le risorse sono i soldi prelevati dalle nostre tasche con le tasse o aumentando il debito pubblico che, prima o poi, saremo chiamati a coprire, sempre con i nostri soldi.

Auspicando che la Meloni possa vedersi rinnovato il mandato nel 2027 per altri cinque anni, probabilmente gli ultimi da capo del governo, dovrà affrontare il tema del debito pubblico, tagliando spese, non aggiungendone, perchè lo stato dovrebbe immettere denaro nelle tasche dei cittadini, di tutti i cittadini, non sottrarcelo.

Perchè lo stato ha un senso se è utile a chi ne fa parte, non se si ingegna su come impoverire i privati per finanziare le istanze di singoli gruppi di pressione e di interesse a scapito della finanza pubblica dell'intera Nazione.

02 giugno 2026

Presidente dopo presidente uno diventa monarchico

Nato dieci anni dopo il referendum istituzionale, ho vissuto (benissimo) sempre senza pormi la questione di quale forma istituzionale fosse meglio per i cittadini.

Nato in regime repubblicano, ho dato lungamente per scontato tale forma, ritenendo marginale una differente scelta che, comunque, non avrebbe cambiato il parlamentarismo su cui è sempre stata fondata l'Italia dal 1861.

Ho cominciato a dubitare della bontà del nostro sistema, quando siamo passati, con Pertini, dai presidenti-notai, quelli sì veramente rappresentativi, che si facevano sentire solo quando inviavano un telegramma di felicitazioni o condoglianze a seconda delle circostanze, ai presidenti interventisti che sfruttano le pieghe della costituzione del 1948 (che, come tutte le leggi, trova sempre delle interpretazioni di comodo) per interferire nella vita politica, alterando il rapporto di forze uscito dalle urne, anche solo con la nomina di qualche senatore a vita utile per puntellare maggioranze traballanti.

La figura del presidente della repubblica avrebbe dovuto rappresentare l'unità della Nazione, arbitro e garante dei rapporti politici in parlamento, lasciando al governo, espressione del parlamento eletto dal Popolo, il compito di trasformare in leggi le istanze provenienti dalla maggioranza che lo sostiene.

L'elezione invece di soggetti che hanno avuto parte attiva nel dibattito e nello scontro politico o che hanno avuto gravi responsabilità nella gestione dell'economia pubblica (ad esempio l'inutile e dispendiosa difesa della parità della Lira nello sme - serpente monetario europeo - da parte di Ciampi che ci costò una alta percentuale delle nostre riserve) hanno fatto sì che al Quirinale si insediassero uomini di parte, che a malapena riuscivano a mascherare la loro appartenenza e il loro appoggio ad una delle fazioni.

Per quanto un dibattito sulla forma istituzionale resti un qualcosa che, al momento, è surclassato da ben altri problemi di politica economica ed estera, in questa giornata di sbrodolamento per un anniversario, l'ottantesimo, del referendum istituzionale, non riesco a non pensare come proprio il comportamento dei presidenti della repubblica che si sono succeduti da Pertini in poi, con l'unica eccezione di Cossiga che meriterebbe un discorso a parte vista la profonda differenza tra la prima parte del suo mandato e l'ultima, mi ha fatto riflettere che, non potendo avere una repubblica presidenziale che sarebbe la forma a me più congeniale e gradita, sarebbe meglio avere ancora un re, a vita, con successione dinastica, piuttosto che un presidente elettivo, che interferisce nella vita politica a favore della sua fazione, ma si offende se glielo si fa notare, reclamando le sue prerogative costituzionali (che emergono sempre a senso unico) e pretendendo di rappresentarci tutti.

Un re, infatti, non proviene dall'agone politico, non è stato ministro in governi manifestamente di parte, non avrebbe alcun interesse di fazione, anche se avrebbe, come tutti, le sue legittime opinioni, nell'approcciare ad un governo, di qualunque colore fosse.

E' così che, presidente dopo presidente, uno diventa monarchico.