Il tira e molla sull'accordo di pace (?) con gli ayatollah ha stancato.
Le oscillazioni delle quotazioni del petrolio e degli andamenti di borsa, dei prezzi dei carburanti e di quelli degli alimentari, risentono della dichiarazione di questo o di quello e, a gettare benzina sul fuoco, ci sono i "professionisti dell'informazione" con la loro presunzione di spiegarci cosa succede, salvo poi, il giorno dopo, andando dietro alla dichiarazione di un ayatollah o ad un post di Trump, ci spiegano perchè è esattamente il contrario di quello che avevano asserito solo il giorno prima.
Meno chiacchiere, più silenzi si addicono alla diplomazia, il resto è propaganda utile solo agli speculatori che, infatti, approfittano della estrema volatilità dei Mercati.
La guerra in Ucraina ci insegna che, dopo la fiammata iniziale, poi sono solo "affari loro" e il danno che provoca è dovuto solo alla stolidità dell'unione europea e del circoletto di Zelensky di continuare a farsi (ed a farci) del male rinunciando al petrolio ed al gas che la Russia potrebbe venderci a prezzi di estremo interesse.
Con gli ayatollah la situazione è differente, perchè la scelta dell'Iran di minare le acque internazionali dello Stretto di Hormuz è un vulnus per il commercio di tutti, anche di chi non è parte bellica.
Se anche trovassero un accordo da sbandierare al mondo, sarebbe tale che ambedue le parti potrebbero dire di aver ottenuto quello che volevano, citando una clausola ed ignorandone un'altra.
La situazione sarebbe di un ritrovato equilibrio, molto precario, che porrebbe le basi per una nuova azione militare in un futuro molto prossimo.
Come fu, dopo il Trattato di Versailles alla fine della Grande Guerra e, soprattutto, come fu tra il 1990 e il 1991 la prima guerra del Golfo, con l'incompiuta del Presidente George Herbert Walker Bush, vice e successore di Ronald Reagan, quando, invece di abbattere Saddam andando fino a Bagdad, si fermò alla liberazione del Kuwait, lasciando Saddam al potere e costringendo 12 anni dopo il figlio, anche lui Presidente, George W. Bush a finire il lavoro in un clima reso più complicato dalle furbizie di Germania e Francia.
Non credo che un accordo che lasci l'Iran nelle grinfie degli ayatollah porti la pace, ma solo una pausa, tra un 7 ottobre ed un altro.
Un tumore deve essere rimosso per risanare l'intero corpo e dopo 47 anni sarebbe ora che l'Occidente trovasse il modo per farlo, unendo le proprie forze e non remando contro a chi ci sta provando, avendo, tra l'altro, un interesse economico minore di quello che abbiamo noi, Popoli e Nazioni della vecchia Europa.