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No alla deriva

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04 giugno 2026

Spendere meno è spendere meglio

Ancora una volta Giorgia Meloni si dimostra una statista di alto livello, surclassando tutta la propaganda cattocomunista costretta a finire nella spazzatura.

La decisione dell'unione europea di autorizzare uno sforamento del debito pubblico, da non conteggiarsi nei parametri, per coprire le spese sull'energia, ancorchè formalmente limitato ad incentivare le fole verdi, è frutto della autorevolezza e del peso che l'Italia della Meloni ha nel consesso europeo.

Un consesso di cui vorrei non fare parte, ma che, dal momento che c'è, è meglio gestire che subire.

E la Meloni ha dimostrato più volte di saperlo gestire nell'interesse dell'Italia, costruendo alleanze sulla base di proposte concrete che tenessero in considerazione le diversità delle varie nazioni e non fossero ottusamente ideologiche.

Detto questo e ricordato che su alcuni aspetti la Meloni non ha dato le risposte che avrei preferito (continua infatti a sostenere Zelensky, ha negato le basi agli Stati Uniti per le operazioni in Iran rifiutando anche di parteciparvi, ha sospeso il memorandum di intesa militare con Israele) e pur riconoscendo che l'indirizzo ormai chiaro dopo oltre tre anni di governo è quello giusto, ancorchè imboccato con estrema e prudente circospezione, non condivido la scelta di fare più spesa.

Il debito pubblico italiano, ereditato dalla prima repubblica e alimentato negli undici anni dal golpe contro Berlusconi del 2011 fino alle elezioni del settembre 2022 che hanno riportato a Palazzo Chigi un Presidente eletto dagli Italiani e non dalle congiure di Palazzo, è tale che è un freno a qualsiasi ulteriore sviluppo di una politica economica e limita l'autorevolezza dell'Italia nonostante la Meloni sia stata molto brava a sfruttare la stabilità politica che noi Italiani le abbiamo dato con il nostro voto e la contemporanea crisi dei sistemi politici dei nostri principali concorrenti europei (Germania e Francia).

Per quanto siamo tutti consapevoli che la crisi di Hormuz non si risolverà a breve e, anche se dovessero sbandierare un accordo, le tensioni rimarranno finchè una guerra o una rivoluzione interna all'Iran non deciderà, senza ombre, chi sia il vincitore, e quindi si debbano aiutare famiglie e aziende nelle loro spese energetiche, non è facendo debito che si risolverà il problema.

Se occorrono risorse per abbattere le accise e favorire il trasporto con le conseguenze a cascata sui prezzi degli alimentari e di altri prodotti essenziali, la strada maestra è quella di passare al setaccio le spese a bilancio dello stato per azzerare i fondi dispersi in tanti rivoli di spesa spesso ideologica e non produttiva, ad esempio quelli per il cinema e i giornali, ma anche quelli a favore delle associazioni che assistono i clandestini che ci vengono scaricati dalle ong.

Solo rivedendo i capitoli di spesa del bilancio, risparmiando sulle spese non produttive e non aumentando le spese che, poi, difficilmente si riescono a cancellare (perchè una volta concessa una agevolazione, chi la riceve la considera un "diritto acquisito" e farebbe una caciara immensa se qualcuno osasse togliergliela, visto che non c'è nulla di meglio che ingrassare con i soldi altrui) possiamo sperare di accelerare sulla via virtuosa del risanamento che, unito alla stabilità politica che noi Italiani potremo confermare nel 2027, aumenterà l'autorevolezza dell'Italia e il suo peso anche nell'unione europea.

Per parafrasare la Meloni quando si è rivolta all'unione: spendere di meno è spendere meglio.


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