Le elezioni regionali in Emilia Romagna
(quelle in Calabria sono diverse per le modalità di scelta degli
elettori locali) ci hanno confortato perché gli elettori di Centro
Destra (pur pochi in quella regione) non hanno abboccato alla
mistificante campagna tendente a presentare il parolaio del
Granducato come l’erede di Berlusconi o, comunque, come l’alfiere
di idee di Centro Destra.
I voti persi dai comunisti ci dicono
che non solo Renzi si è alienato l’estrema sinistra del suo
partito, ma non ha convinto chi del comunismo è sempre stato fiero
nemico.
D’altra parte il successo di Salvini
e della Lega Nord ci consente di affermare che l’emorragia del
nostro elettorato verso lidi vanamente protestatari (Grillo) o verso
l’astensione, si è fermata, ma ancora non è stata recuperata la
fiducia nelle formazioni politiche che si presentano sotto l’ombrello
del Centro Destra.
In sostanza possiamo dire che l’Emilia
Romagna si è svegliata meno moderata e più radicale nelle
scelte.
Questo non impedisce alla stampa per
ora ancora impegnata nell’azione di puntello al presuntuoso
fiorentino, di continuare a vendere il suo prodotto come una scelta
moderata e innovatrice.
Il pericolo che qualcuno abbocchi nelle
file del Centro Destra esiste, anche se è marginale per la maggior
coscienza individualista (croce e delizia, forza e debolezza della
Destra) che permea il nostro elettorato, rispetto alla concezione da
gregge della sinistra.
Soprattutto questo potrebbe accadere in
un quadro dove la cgil, cui l’Uomo di Destra è fortemente ostile,
attacca e sciopera contro Renzi, obbligandoci a non aderire ad una
manifestazione che, per l’obiettivo di abbattere il putto toscano,
ci troverebbe diversamente ben disposti.
Ma il fatto che i Vendola, i D’alema,
i Bersani, i Fassina, cioè l’anima più arretrata della sinistra
(ancora e sempre tutta comunista) complottino ai danni di Renzi, ci istiga
ad una maggiore comprensione verso il presidente del consiglio.
Sarebbe uno sbaglio, un errore che
pagheremmo carissimo.
Renzi applica solo la teoria di Lenin
di cercare il consenso anche con l’inganno, sostenuto in questo
caso dai giornalisti pagati dagli industriali che hanno interesse ad
ottenere dal governo rottamazioni, agevolazioni, legislazioni di
favore, ma non attua una sola politica che possa essere considerata
di Destra o anche solo di Centro Destra.
Facile dimostrarlo con la questione
delle tasse, che Renzi ha aumentato sui risparmi, sui fondi pensioni,
su quelli professionali e che non ha minimamente ridotto sulle case e
sui redditi lasciando l’opera di macelleria sociali agli enti
locali.
Facile ancora dimostrarlo sulla
legislazione apparentemente “a costo zero”, come la politica
immigratoria che vede Renzi sostenere lo ius soli, la cittadinanza e
il voto per gli immigrati, l’operazione mare nostrum come farebbe
un qualsiasi governo comunista.
Altrettanto si può dire della politica
di assecondare i capricci omosessuali invece di agire per difendere
le fondamenta morali di una Nazione civile come noi pensiamo ancora
di essere.
L’adesione poi all’europa, al
partito socialista europeo è la dimostrazione che Renzi non ha nulla
in contrario ad un internazionalismo marxista che, dopo la caduta del
comunismo sovietico, ha trovato nella dittatura di Bruxelles il suo
idolo d’oro.
Ma, potrebbe dire qualcuno, il job act,
ma la riforma elettorale e costituzionale …
La presunta riforma costituzionale si
riduce, in sostanza, nell’espropriare i cittadini dalla possibilità
di eleggere il senato e le province.
Un atteggiamento tipico
dei regimi comunisti che meno chiamavano al voto il Popolo meglio
si puntellavano.
La riforma elettorale, ugualmente,
viene sistematicamente modificata in base ai sondaggi per cercare di
farla uscire tale non da rappresentare la volontà popolare, ma per
consentire a Renzi di vincere senza sorprese, come nella pubblicità "ti piace vincere facile"
Da qui i premi, gli sbarramenti (ben
cinque !) che si alzano e si abbassano a seconda delle convenienze
del momento, un comportamento tipicamente comunista.
Quanto al job act , tanto rumore per
nulla.
L’art. 18 resta, lo statuto dei
lavoratori (una legge vecchia e stravecchia che risale al 20 maggio
1970 ma che fu elaborata nei cinque anni precedenti, quindi vecchia
come mentalità, come impostazione, come struttura, studiata per un
mondo che, da tempo, non esiste più) resta, come restano tutte le
clientele che sopravvivono alla fine del significato della loro
esistenza.
E anche questo è tipico della
mentalità comunista, quello di perpetuare il proprio potere (basti
guardare alle coop o al cambiamento del nome del partito, sempre
quello) cambiando solo l'immagine.
Il pericolo, quindi, è quando sento
amici di una vita che dicono “ma Renzi ha esautorato i comunisti”.
Non è vero.
Renzi, come già fece Stalin con
Trostky o Breznev con Kruscev, ha sostituito la sua alla vecchia
nomenklatura del partito, riuscendo a dare l’immagine di un partito
rinnovato ma, in realtà, tutti i suoi provvedimenti e le sue scelte,
sono in linea con il comunismo di sempre, con le sole priorità
cambiate perché i tempi sono mutati.
Bene, quindi, che Renzi non abbia
sfondato la diffidenza ragionata e fondata dell’elettorato del
Centro Destra, ma adesso tocca a Salvini, Meloni, Fitto, Tosi,
Storace e, soprattutto, al Padre Nobile Silvio Berlusconi, recuperare
il consenso di chi si è ritirato nell’astensionismo.
E lo si può fare solo imboccando con
decisione e tutti assieme la strada che ha indicato Salvini: impegno
sul territorio, nei salotti televisivi, nelle votazioni in
parlamento, per quei Valori di sempre del Centro Destra:
- no alle tasse
- no all’immigrazione per garantire l’Italia agli Italiani e agli Italiani Benessere e Sicurezza
- no ad assecondare i capricci omosessuali
- no all’euro e all’unione sovietica europea.
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