Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

24 luglio 2006

S'ode a Destra uno squillo di tromba


La Destra, il Centro Destra, si interroga sul suo futuro, sulle strade da percorrere, le iniziative da intraprendere.
Il dibattito coinvolge fior di politici e uomini di cultura.
Molto modestamente riprendiamo quel filo che già avevamo intessuto con The Right Nation - La Grande Destra e con Cos'è la Destra.Cos'è la sinistra, rafforzato da quanto abbiamo visto e ascoltato al convegno di Azione Universitaria in Versilia .
Ogni analisi prospettica sul futuro, non può che partire dalla concreta realtà che ci dice che abbiamo un governo nato per (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere come ha nei giorni scorsi confermato il nostro Leader, Silvio Berlusconi.
Ma dobbiamo anche prender atto che, avendo scelto la strada dei ricorsi istituzionali, se mai ci potrà essere un approdo, questo sarà solo a fine legislatura.
Abbiamo quindi un governo della cui legittimità è lecito, quanto meno, porsi il dubbio, che, oltre a tutto, sta insieme solo per la fame di poltrone che anima la sua nomenklatura.
E che non perde occasione per penalizzare chi lavora e chi produce (veggasi le false liberalizzazioni), infiltrando i suoi tentacoli nella nostra vita privata (veggasi il “grande fratello fiscale”) e devastando l’assetto sociale della nazione (veggasi la carica dei 350000 extracomunitari ).
E’ un governo, quindi, destinato ad avere vita tormentata e auspicabilmente breve, per quanto lo possa consentire la fame di poltrone del suo soviet.
Sul nostro versante, invece, c’è stato un eccesso di masochismo, troppe critiche, troppi scontri portati sulla stampa e non negli organi a ciò preposti, troppe ricette frettolosamente elaborate.
E questo è dimostrato dal recente sondaggio che vede i partiti della Casa delle Libertà in vantaggio, se si votasse oggi, contro i cattocomunisti della sinistra, nonostante tutte le critiche che noi stessi ci siamo rivolti.
Rischiamo anche, per eccesso colposo di senso dello stato, di non riuscire ad approfittare delle occasioni che ci si presentano per abbattere il prodinotti e tornare alle urne.
Abbiamo anche noi i “furbetti del parlamentino” che sperano nella grossa eredità, confidando nella stanchezza e nell’età di Silvio Berlusconi.
Quel Silvio Berlusconi che, è mia convinzione, se si fosse presentato, con i suoi discorsi e la sua carica vitale, in Versilia al posto di Fini avrebbe ottenuto un successone tra i giovani di Destra che vogliono progetti ambiziosi e ideali forti, e non machiavellici documenti nei quali si fanno passi verso l’abbandono di quei Valori, di quella Identità, di quella Storia che ci appartengono e che continueranno ad essere le radici della Destra che, senza rinnegare nulla del suo passato, sarà determinante nella formazione di quel soggetto politico nuovo che militanti ed elettori del Centro Destra vogliono e aspettano, anche se è condizionato dal tipo di legge elettorale che verrà adottata.
Ma che, in ogni caso, se non sarà il partito unico, dovrà essere un coordinamento forte dei partiti del Centro Destra.
Una Destra, quindi, che non deve farsi incantare dalle sirene di svolte liberal, liberiste, libertarie che non ci appartengono, che ci sono estranee.
Una Destra, un Centro Destra, che operi su due piani.
Quello immediato, contingente, dell’azione politica presente che ci deve veder insistere per:
- attuare la verifica delle schede elettorali
- difendere le riforme attuate dal Governo Berlusconi nella scorsa legislatura
- cogliere ogni occasione per impedire al prodinotti di far passare i suoi devastanti provvedimenti
.
Quello di prospettiva per :
- creare un soggetto unico o unitario (in senso di coordinamento)
- organizzare una capillare diffusione delle informazioni “da Destra”, attraverso quei canali alternativi (come la Rete) ai media tradizionali in mano alla sinistra
- proporre idee forti per un progetto rivoluzionario che porti a compimento le riforme del Governo Berlusconi e stabilizzi la nazione sul piano economico, morale e politico
.
Un po’ per gioco, un po’ per provocazione, all’interno del Castello avevo stilato un mio” programma “presidenziale.
Un po’ per gioco, un po’ per provocazione, qui lo ripropongo.

- Eliminazione delle posizioni di vantaggio per sindacati, coop e abolizione dei finanziamenti pubblici che alterano il libero mercato
- privatizzazione della rai
- privatizzazione della sanità
- riduzione delle imposte dirette fino ad arrivare al 10%, con eliminazione della progressività
- i servizi vanno pagati almeno al loro costo (criterio di economicità)
- stato solidale con chi si trova momentaneamente in situazione di difficoltà, con obbligo di rimborsare, anche in lungo periodo, quanto è stato pagato dalla comunità per i singoli
- libera scuola in libero stato con riconoscimento di un bonus fiscale per ogni studente la cui famiglia potrà quindi scegliere in quale istituto iscriverlo, utilizzando tale bonus
- realizzazione concreta del federalismo amministrativo e fiscale, magari attribuendo le stesse autonomie delle regioni a statuto speciale a tutte le regioni, naturalmente revocando i finanziamenti che vengono elargiti dal centro alle attuali regioni a statuto speciale
- stretta alleanza con gli Stati Uniti
- limiti all'immigrazione che deve essere selettiva e rispedire a casa gli illegali senza “se” e senza “ma”
- progressiva cessazione di ogni influenza sul mercato con lo stato che da protagonista diventa sussidiario ai servizi offerti dai privati
- abolizione degli ordini professionali e del valore legale della laurea
- libertà di stampa (basta con l'obbligo di un direttore che sia iscritto alla corporazione)
- abolizione del reato di opinione (come contemplato ancora dalla c.d. "legge Mancino")
- repressione durissima della criminalità, a cominciare dalla diffusione della droga, costruzione di nuove carceri e distinzione tra chi viene incarcerato in attesa di processo e chi è stato condannato
- esecutività della sentenza dopo il secondo grado
- impossibilità per i p.m. di ricorrere contro le assoluzioni
- elezione popolare e con mandato a termine (reiterabile) dei p.m.
- nomina dei giudici tra avvocati e giuristi di chiara fama
- cessazione dell’inseguimento dei capricci delle varie lobbies (a cominciare da quella degli omosessuali) che portano solo ad una deriva morale della nazione
- maggiori poteri di polizia per mantenere l'ordine e la vivibilità nelle città soprattutto in occasione delle manifestazioni no global e dei caroselli gay e rave
- cessazione di tutte le agevolazioni pubbliche alle società private a cominciare dalle banche e dalle associazioni dei consumatori
- repubblica presidenziale con ampi poteri al presidente eletto
- ripristino della pena di morte per i reati più efferati (stragi terroriste, serial killer, omicidi dopo rapimenti)
- abolizione del concetto di amnistia e indulto
.


Liberale in economia, Conservatore nei Valori


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21 luglio 2006

Una follia targata Prodi


Il governo nato per (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere ha aperto i recinti dell’immigrazione, aumentando di oltre il 200% le quote di immigrati che erano state stabilite per il corrente anno.
Se a febbraio erano stati ammessi 170.000 extracomunitari, oggi ne sono stati regolarizzati con il più classico dei tratti di penna ben 350.000: TRECENTOCINQUANTAMILA !!!
Un numero equivalente agli abitanti di una città come Bologna.
Sono TRECENTOCINQUANTAMILA persone senza un lavoro certo, senza un alloggio certo, senza un reddito certo.
Sono TRECENTOCINQUANTAMILA disperati che dovranno trovare un modo per sopravvivere e sicuramente Prodi e i suoi 103 tra ministri, vice e sottosegretari non li ospiteranno a casa loro e non li nutriranno a loro spese.
Sono TRECENTOCINQUANTAMILA soggetti che significano l’immissione, in un colpo solo, dello 0,6% in più nella già densamente popolata Italia.
Sono TRECENTOCINQUANTAMILA individui che si aggrapperanno a qualsiasi opportunità, anche illegale, per sbarcare il lunario.
Sono TRECENTOCINQUANTAMILA pericoli potenziali per la sicurezza dei cittadini e per la tranquillità sociale nelle nostre città (non hanno insegnato nulla le devastazioni operate nelle banlieu francesi ?).
Ma qualcuno ha controllato chi sono, da dove vengono, se sono assimilabili alla nostra cultura, se sanno almeno un po’ la nostra lingua, se hanno intenzione di rispettare le nostre leggi ?
E’ possibile che i cattocomunisti al governo non lo capiscano ?No, non possibile, quindi c’è da pensare che, non essendo stupidità intrinseca, sia un cinico calcolo opportunistico, incurante delle conseguenze per la nostra nazione.
Quale sarà il prossimo passo ?
La concessione del voto a questi esseri che nulla sanno dell’Italia ?
E’ così che pensano di conservare il potere ?
Adesso tocca a noi Italiani difendere la nostra terra, la nostra italianità, la nostra sicurezza, collaborando e coadiuvando le Forze dell’Ordine che avranno compiti ancor più gravosi di prima.

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Dalla Versilia con fiducia


Su invito di Azione Universitaria tramite il nostro Gianmario Mariniello , anche Starsandbars ed io siamo stati in Versilia al convegno di formazione dei giovani di AN il 19 e 20 luglio, dove abbiamo anche incontrato altri bloggers a partire dal Sindaco, Krillix , Starsailor , Freedomland , Il Megafono , Ultima Thule e mi scuso se ho dimenticato qualcuno.
Ma che ci fanno due vecchietti (come ci ha simpaticamente definiti un’amica di sinistra che a volte commenta in questo blog) ad un convegno di Giovani ?
Beh, abbiamo portato la nostra esperienza vissuta, abbiamo avuto interessanti scambi di opinioni a 360 gradi e siamo tornati con grande fiducia in quei giovani che rappresentano il futuro del Centro Destra in Italia.
Una fiducia che si estende automaticamente alle sorti future, anche di medio termine, della politica italiana.
Abbiamo conosciuto un leader dei giovani, Giovanni Donzelli, degno erede di una tradizione di tutto rispetto che ha anche sintetizzato, con una frase, quello che da sempre sosteniamo: sì al Centro Destra, centrodestra, centro-destra o, se preferite, chiamiamolo anche “Pippo”, cioè a quel progetto che porta alla unità di tutta l’area moderata della nazione, purchè sia ben chiaro che noi ci siamo, rispettando gli altri, da Destra, con la nostra Storia, la nostra Identità, i nostri Valori, quindi pretendendo altrettanto rispetto e pari dignità per quello che siamo.
Magari ho un po’ allargato la frase, ma la sostanza è quella ed è stata confermata già nella serata del 19 in un vivace dibattito in cui i ragazzi di AG hanno partecipato senza timori reverenziali davanti a parlamentari e dirigenti.
Una Destra che può e deve stare all’interno di una aggregazione più ampia (Centro Destra) da Destra e non, come suggerirebbe un peraltro valente giornalista come Giordano Bruno Guerri ne Il Giornale del 20 luglio, snaturandosi fino confondersi con una rosa nel pugno che non appartiene alla nostra Storia.
Abbiamo conosciuto altri dirigenti giovanili, a cominciare da Luigi Di Gennaro che, in assenza (obbligata per motivi di studio e anche questo la dice lunga sulla serietà e maturità di questi giovani) di Mariniello, si è fatto carico di organizzare la nostra presenza.
Una fiducia che, per quanto mi riguarda, aumenta perché ho constatato che i giovani di AG hanno superato l’approccio della “bella sconfitta”, ancorato a schemi mentali figli di un determinato periodo storico e adesso, quel che un noto esponente della cultura di Destra (di cui non faccio il nome non sapendo se gradirebbe, ma sappia che gli riconosco l’originalità della battuta) ha definito “il braccino compulsivo” per indicare una gestualità fine a se stessa e svuotata da significati “alti”, appartiene per intero alla sinistra con i suoi comportamenti “politically correct”, le sue frasi fatte, il suo terzomondismo da operetta, la sua liturgia fatta di slogan e manifestazioni con tanto di coreografia, appunto, da “braccino compulsivo” (e anche da “ugola compulsiva”).
Ho visto giovani concreti e interessati.
Capaci e riflessivi
.
Allora, direte, solo un quadro idilliaco ?
Alcuni aspetti critici li ho evidenziati, ma, se permettete, sono oggetto di una segnalazione riservata come è giusto che sia, perché solo in questo modo si può, più facilmente, riflettere senza porre l’interlocutore in una posizione di arroccamento e, quindi, migliorare anche quelle situazioni, peraltro marginali.
Quel che conta è che dalla Versilia, arriva una iniezione di fiducia per il futuro del Centro Destra che può contare su una generazione di donne e uomini che stanno crescendo bene, con Valori saldi e senza rinunciare alla propria Storia e Identità pur restando con i piedi ben piantati nella realtà odierna.

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Materazzi e Zidane, Israele e hetbollah


Non sembri blasfemo il paragone del titolo, ma è esattamente quel che mi è venuto in mente leggendo i giornali del mattino.
La Fifa ha, per la prima volta, condannato l’aggredito (Marco Materazzi) dalla nota testata (che addirittura potrebbe anche configurare “tentato omicidio”) da parte di Zidane nella finale del campionato del mondo di calcio, dando un notevole “contentino” al calciatore di origini algerine e allo sciovinismo nazionalista dei francesi che faticano a digerire la sconfitta.
Un colpo alla botte e un colpo al cerchio.
Equidistanza.
O forse è l’ “equivicinanza di quel governo di “facilitatori (o, meglio, di faciloni) che non sanno distinguere tra gli aggressori omicidi e terroristi (gli hetzbollah) e Israele, l’unico stato democratico del Medio Oriente, l’avamposto dell’Occidente, della Civiltà, in quelle zone, aggredito e che i terroristi vorrebbero cancellare dalle carte geografiche ?
Un doppio atteggiamento pilatesco che non rende onore a chi tiene i piedi in due staffe e, così facendo, non solo non fa giustizia, ma alimenta l’aggressività che trova insperate protezioni e coperture.
Tanto sui campi di calcio, quanto sul campo della politica internazionale.
Io sto con Materazzi esattamente come sto con Israele: perché chi è aggredito deve essere aiutato a difendersi e a fare in modo che l’aggressore sia severamente punito e messo nelle condizioni di non poterci riprovare.

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19 luglio 2006

Pacs e froci:la cassazione si contraddice?


Senza voler tirare in ballo altri interventi, che personalmente ritengo tracimanti, di singoli magistrati nella vita politica del paese, nel giro di una settimana abbiamo assistito a due sentenze della cassazione accolte con gridolini di giubilo dagli ambienti omosessuali.
Una settimana fa la sentenza che riconosceva il diritto al risarcimento del danno al convivente omosessuale.
Fin qui non ci sarebbe nulla da dire, ma la sentenza porta anche una precisazione non richiesta e non dovuta, anzi probabilmente fuori dalle righe, circa un sollecito al legislatore ad adeguare le leggi alle cosiddette “nuove convivenze”.
La cassazione, come tutti i magistrati, deve semplicemente applicare le leggi esistenti, non sollecitare l’approvazione di nuove norme che stravolgano l’impianto esistente.
Per tale compito c’è il parlamento e ci sono le iniziative di legge popolari che, se vogliono, i magistrati possono sottoscrivere.
Ieri la sentenza con la quale si considera reato il termine “frocio.
Personalmente ritengo questa seconda sentenza contraddittoria rispetto alla prima.
Infatti se tale termine è un reato, per la natura intrinsecamente ingiuriosa, vuol dire che la cassazione non ritiene “pregevole” lo status che corrisponde al termine e, quindi, se non ha un qualche pregio, perché si dovrebbe sconvolgere il nostro ordinamento giuridico per tutelare legislativamente le “nuove convivenze” ?
Insomma c’è confusione, a volte per eccesso di zelo verso queste “nuove convivenze” ci si muove come un elefante in cristalleria e questo senza entrare nel merito della sentenza.
Perché, applicandola ed estendendola, si potrebbe asserire che dare del “Fascista”, del “comunista”, del “razzista” sia reato, visto che tali termini (assieme a tanti altri: xenofobo, islamofobo, omofobo, tanto per dirne alcuni) assumono, soprattutto in chi li usa apostrofando il prossimo, valenza negativa, quindi, avendo natura ingiuriosa, divengono reato, esattamente come il termine sanzionato dalla cassazione.
Di questo passo bisogna armarsi di un vocabolario “politically correct come quello che usa Fassino quando, con sommo sprezzo del ridicolo di cui peraltro si ricopre con tale uso della lingua italiana, parla del suo partito democratico come del partito di “credenti, non credenti e diversamente credenti.
Forme linguistiche che vanno a braccetto con i diversamente abili, non vedenti ...
Quasi quasi sarebbe da sostituire “froci” e “culattoni termini che appartengono alla nostra sana cultura popolare, con “diversamente uomini” e “diversamente donne” … o forse la presenza dei termini “uomini” e “donne” è, di per se, una discriminazione … sessista ?

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Give a little Help to your Italian friends

Otimaster lancia un appello : invito a leggere e a rilanciarlo.
I commenti a questo post sono bloccati per consentire di concentrare la discussione dal Master.

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18 luglio 2006

Israele è in guerra anche per noi


Ieri ne Il Giornale abbiamo potuto leggere due articoli illuminanti sulla situazione mediorientale.
Il fondo di Guzzanti e l’intervista al sindaco di Haifa.
Due articoli che abbiamo con soddisfazione notato hanno accantonato ogni scoria di “politically correct” e si sono schierati, come è giusto che si schierino gli Occidentali.
Israele è in guerra anche per noi europei, italiani, francesi, inglesi, tedeschi, tutti pronti ad alzare il ditino alla Scalfaro per litanie moraliste sui presunti eccessi della reazione.
Se Israele è stata costretta a questa reazione la colpa è dell’europa che continua a finanziare i terroristi, foraggiando le casse palestinesi.
Se Israele è stata costretta a questa reazione la colpa è dell’europa debole davanti alle minacce terroriste musulmane e prona davanti al petrolio dei beduini.
Gli hetzbollah non sono combattenti per liberare una terra, ma sono terroristi che voglio spazzare via, come è sempre stato dal 1948 ad oggi, lo Stato di Israele, l’unica nazione democratica del medio oriente, avamposto della Civiltà in quelle lande desolate.
E’ ridicolo leggere le dichiarazioni roboanti di quel governo italiano sorretto (?) da una maggioranza (??) tale per (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere.
Un “governo” che deve far intervenire le sue cariche istituzionali per cercare di ottenere la maggioranza sul rifinanziamento della missione in Afghanistan (e sventatamente la Casa delle Libertà è pronta a votare sopperendo alle mancanze della “maggioranza”) perché incalzato dai pacifinti che mai, come in questa occasione, si dimostrano proprio falsi propugnatori della pace.
Eh già, perché proprio coloro che scesero in piazza per puntellare Saddam contro la liberazione dell’Iraq per opera delle forze Anglo Americane, adesso sono i primi a voler inviare navi e truppe per difendere i terroristi perché dall’intervento ventilato dell’onu, gli unici a guadagnarci sarebbero gli hetzbollah che riuscirebbero a sopravvivere all'azione israeliana.
No, non ci si può riconoscere in chi tollera che i servitori dello Stato vengono cacciati in galera per aver difeso la nostra sicurezza in armonia con i servizi segreti alleati.
No, non ci si può riconoscere in chi vorrebbe mandare i nostri soldati non per estirpare il terrorismo, ma perché quei terroristi possano riorganizzarsi, protetti contro l'azione israeliana dalle forze di interposizione.
Israele è in guerra anche per noi e noi non possiamo che stare con Israele.

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17 luglio 2006

I presidenti passano, l'Aquila della Fortitudo continua a volare


Nel pieno dell’attenzione rivolta al campionato del mondo di calcio, si è maturato un evento che ha coinvolto molte meno persone e con meno pathos, ma che ritengo di dover menzionare.
Giorgio Seragnoli, il Presidente della Fortitudo basket ha ceduto la società.
Il suo palmares parla di 14 anni da presidente, 11 finali, due scudetti.
Gli unici due della storia della squadra.
Sì, perché fino all’arrivo di Seragnoli la Fortitudo era la sorella minore della pallacanestro bolognese.
Sempre a cavallo tra prima e seconda serie, con un suo personalissimo scudetto: battere la Virtus nel derby.
Probabilmente sono uno dei più vecchi tifosi Fortitudo in circolazione, una squadra che ha tifosi con una età media giovane e che si è avvicinato a quella sponda del tifo tra il 1967 e il 1968.
Erano gli anni delal preistoria del basket italiano.
Le squadre di pallacanestro si chiamavano con il nome degli sponsor: Ignis, Simmenthal, Knorr (Candy), Forst, Snaidero e la Fortitudo era meglio conosciuta come Eldorado.
Erano gli anni del Barone (Gary Schull), recentemente scomparso, poi di Ron De Vries e dei fratelli Douglas.
Erano gli anni della sofferenza, del “gran cuore Fortitudo” che riusciva all’ultimo a strappare il derby alla più blasonata e ricca Virtus.
Poi arrivò Giorgio Seragnoli.
Rampollo di una nota famiglia “bene” bolognese, buttò sul piatto soldi e passione.
A sorpresa (per quelli della mia età) la Fortitudo entrò nel gotha della pallacanestro italiana, anche se gli scudetti non sono stati tanti quanti le finali giocate avrebbero potuto portare.
Nel frattempo i pochi tifosi Fortitudo erano cresciuti di numero, diventando equivalenti a quelli della Virus, ma anche più giovani e più rumorosi.
Probabilmente Seragnoli si è stancato, probabilmente l’impegno era diventato più gravoso del divertimento, probabilmente ci sono anche altri motivi che (giustamente) possiamo non sapere.
La società è stata venduta.
La nuova proprietà ha una eredità pesante: confrontarsi con una dirigenza vincente.
Dovrà appagare gli appetiti mai abbastanza saziati dei tifosi.
Sarà la storia del futuro, del prossimo campionato.
Un sentito ringraziamento a Giorgio Seragnoli per tutto quello che ha fatto, per aver portato la Fortitudo a traguardi che un tifoso a fine anni sessanta mai e poi mai avrebbe ragionevolmente pensato si potessero raggiungere.
Giorgio Seragnoli è stato un Presidente di cui ci ricorderemo sempre, il primo presidente sculettato (due volte).
I presidenti passano, resta l’Aquila, in volo verso nuovi traguardi, sulle ali della passione dei suoi tifosi.

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15 luglio 2006

Sentenza calcio:unica assente la Giustizia


Il 7 giugno 1964, quel gruppo di ragazzini calciofili o calciomani che ho già avuto modo di ricordare , stavano attorno ad una radiolina accesa che trasmetteva lo spareggio scudetto tra il Bologna e l’Inter.
Grande fu l’esultanza al termine di quella partita, un ricordo che riaffiora ogni tanto, quando ci si vede in circostanze di vario genere: matrimoni e nascite (prevalentemente fino a pochi anni fa ), funerali, purtroppo sempre più frequentemente in seguito.
Ma se facciamo un passo indietro di pochi mesi, all’inizio del marzo 1964, lo scudetto rossoblu sembrava distante anni luce: il Bologna veniva penalizzato, nei giocatori e in punti, per un presunto “doping”, poi rivelatosi insistente.
A metà maggio, furono restituiti al Bologna, onore e punti (ma non quelli persi a seguito delle squalifiche e delle tensioni create dalla vicenda) che ci portarono a quell’indimenticabile 7 di giugno del 1964.
A un bolognese, tifoso del Bologna, della mia età, se si chiedeva, fino a una ventina di anni fa, quale fosse la squadra più antipatica, la risposta era automatica: l’Inter e questo anche se un giornalista bolognese, Oddone Nordo, insiste nel raccontare che, sul letto di morte, un ex dirigente milanista confessò che tutta la vicenda fu montata da lui, per conto del Milan che all’epoca era immediatamente dietro in classifica al Bologna e sperava di beneficiare della penalizzazione che sarebbe stata inflitta alla squadra felsinea.
Più o meno 20 anni fa, l’Inter smise di essere la squadra più odiata, rimpiazzata a pieno titolo da una Juventus che non solo vinceva tutto, ma si “impossessava” dei nostri migliori calciatori, mandando in prestito vecchio ciarpame o pedatori che dovevano essere ricostruiti dopo un infortunio (per riprenderseli senza complimenti quando erano di nuovo in forma).
Certo, la Juventus si è presa anche delle belle sòle, tanto che da sempre sostengo che il miglior allenatore dei bianconeri di tutti i tempi fu Gigi Maifredi, grazie al quale la Juve rimase anche fuori dalle coppe europee.
Purtroppo Maifredi rimase alla Juve solo un anno (o due non ricordo bene).
Una lunga premessa per dire che di simpatia verso le squadre implicate (direttamente o indirettamente per il vantaggio che ne potrebbero avere) nella vicenda che passa sotto il nome di “calciopoli”, ne provo pochissima, ma anche che tra la sentenza di primo grado e quella di appello, ci sta una distanza abissale, come tra una condanna ed una assoluzione piena.
Ho letto le 154 pagine della sentenza e, di primo acchito, mi ha colpito la quantità di casi citati contro la Fiorentina e i Della Valle, di gran lunga superiore persino alla Juventus.
Una Fiorentina che, se proporzionassimo il tutto con quello che è stato rifilato alle altre squadre, deve sentirsi beneficiata dalla relativa mitezza della sentenza, visto che, ictu oculi, ha visto interventi dei suoi massimi dirigenti in misura di gran lunga superiore rispetto ad altri.
Mi ha colpito l’estrema vacuità degli addebiti contro Galliani, chiamato in causa per aver “avallato”, in una telefonata di un minuto e 48 secondi !!!, il comportamento di Meani, che, a ben vedere, non è neppure logicamente sanzionabile, visto i proclami che sulla stampa i presidenti, allenatori e anche giocatori delle varie squadre che si sentono penalizzate, lanciano ad ogni dopo partita (che facciamo: tutti con 44 punti di penalizzazione e -15 nel prossimo campionato ?).
Mi ha colpito il fatto che alla Juventus si addebitino degli interventi che rientrano nella moral suasion, legittima, a mio modo di vedere, sfruttando la potenza di un club che non nasce per diritto divino, ma per i meriti acquisiti nella gestione societaria e nei risultati del campo.
Mi colpisce la mano leggera che è stata usata nei confronti di chi, invece, doveva essere il primo ad essere punito perché non ha saputo resistere alle pressioni (arbitri).
Mi colpisce la condanna per una Lazio che ha, tramite Lotito, puramente e semplicemente manifestato la sua insofferenza a presunti torti, tramite la scala gerarchica della Federazione (e a chi se, no ?) facendomi insorgere il sospetto che al presidente biancazzurro sia stato preparato un sia cascato in un “trappolone”, il che confermerebbe che, come spesso accade, chi urla di più è anche più ingenuo di tanti … “abatini.
Mi colpisce, infine, la ripetitività con la quale la sentenza cita le affermazioni di Borrelli che hanno disegnato il solito, stantio, teorema giustizialista, basandosi su brani di intercettazioni.
In sostanza mi sembra che la ratio di questa condanna equivalga a quella della Fifa che, invece di revocare il premio a Zidane, ha convocato Marco Materazzi con l’intento evidente di punirlo per qualche frase che, sui campi di gioco, sono all’ordine del giorno.
Una interpretazione da verginelle che fa un bel torto alle conclamate intelligenze degli estensori delle sentenze, che hanno impiegato ben 7 giorni per articolare 154 pagine cercando di motivare una decisione che sembra tanto presa a tavolino ex ante (la penalizzazione di Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina) cui doveva essere data una accettabile forma esteriore.
Per ora, in attesa della sentenza definitiva, mi fermo qui.
Vedremo cosa accadrà in appello, dove, se l’accusa non sarà in grado di produrre qualcosa di un po’ più concreto e realmente grave, mi aspetto una fortissima riduzione delle penecondizionamenti e teoremi esterni permettendo.

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14 luglio 2006

Il governo amico ... degli sprechi


Due mesi passati dalla formazione del prodinotti e la navigazione dei cattocomunisti procede a vista, addirittura con la necessità di un 118 formato Berlusconi sul rifinanziamento della missione in Afghanistan.
Dopo aver occupato tutto quel che era materialmente occupabile e aver così temporaneamente, appagato alcuni appetiti, prodinotti è costretto ad uno stallo dalla sua stessa “maggioranza”, tale, peraltro, esclusivamente per (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere.
Diradatosi l’effetto annuncio delle false “liberalizzazioni” di Bersani, le legittime e opportune proteste delle categorie vessate da tali provvedimenti stanno portando il governo a fare marcia indietro, smontando il decreto come si sfoglia un carciofo.
Naturalmente resistono alcune posizioni oltranziste, come quelle di chi vorrebbe precettare … gli avvocati (!!!) denunciando il danno provocato con la loro astensione dalle udienze.
E sono gli stessi che, evidentemente, non ritengono dannosi gli scioperi di altre categorie (a cominciare dai magistrati) contro le quali nulla hanno mai detto, quando venivano attuati contro Berlusconi.
Le banche, invece, hanno avuto assicurazioni.
Basta leggere le dichiarazioni di Padoa Schioppa e di Draghi alla riunione dell’Abi per capire che il compenso alla abolizione delle spese di chiusura conto, sarà dato da importanti agevolazioni fiscali che favoriscano le fusioni tra istituti e gruppi creditizi.
E se qualcuno ha buona memoria, può ricordare il periodo 1996-2001 (toh, che strano, con la stessa coalizione cattocomunista !) quando, al grido “le banche italiane devono ingrandirsi!”, furono attuate quelle fusioni e aggregazioni che hanno dato vita ai tre più grandi gruppi italiani (Intesa, Unicredito, San Paolo) usufruendo di cospicue agevolazioni (poi bocciate dalla stessa euroap di Pdrodi e Ciampi).
Ma nel frattempo le fusioni erano andate in porto.
Una nuova generazione di manager aveva conquistato le vette di potere e i relativi emolumenti (con le ricchissime stock option del caso) e il consumatore, che magari aveva cambiato per insoddisfazione da una banca all’altra, si era ritrovato cliente della stessa banca che aveva abbandonato.
Dopo 5 anni in cui nulla è stato concesso ai "poteri forti" (né rottamazioni per la Fiat, ne agevolazioni per le banche) ecco che si torna a parlare di “ingrandire” gli istituti di credito.
Con cosa ? Fusioni, of course.
E mentre la Fiat e i grossi industriali fanno capolino e con le dichiarazioni del loro presidente LCDM chiedono “vengo anch’io” ( a partecipare alla beneficiata), ci si può aspettare che la risposta non sia quella della nota canzonetta di Jannacci, ma, viceversa, sia più simile alla commedia musicale di Dorelli: “Aggiungi un posto a tavola”.
Ma chi pagherà agevolazioni e cunei fiscali e la pletora di sprechi atti solo a favorire le clientele cattocomuniste ?N
on è necessario indovinare, basta leggere il Dpef di Padoa Schioppa che sembra scritto dal suo vice V(F)isco: son tornati i gabellieri, si salvi chi può.

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