Non sono d'accordo con la scelta di Delmastro e della Bartolozzi di dimettersi e, ancor meno, lo sono con la Meloni che lo chiede alla Santanchè, ottimo Ministro per il Turismo da lei prima riportato ai livelli pre covid e poi favorito ulteriori, significativi incrementi di flussi e quindi di denaro.
L'ho scritto più volte anche nel passato più remoto: la lista dei ministri, un sindaco, un presidente di regione non devono avere il nulla osta dei magistrati.
L'unico giudice legittimo per un politico è il Corpo Elettorale che, se ne condivide l'azione a prescindere dalle sue vicende personali, tornerà a votarlo, se invece non lo ritiene all'altezza del ruolo, lo boccerà alle urne, rimandandolo al suo lavoro.
Dimettersi gratis et amore Dei o chiedere le dimissioni per le indagini ed i rinvii a giudizio estranei al ruolo politico ricoperto, significa genuflettersi davanti ai magistrati e questo sarebbe (è) un grave errore, lo stesso commesso dal 1992 in poi quando la Politica si ritirò lasciando campo libero al giustizialismo.
Tra l'altro dimettersi o chiedere le dimissioni quando un procedimento penale (ripeto: estraneo al ruolo politico e istituzionale ricoperto) è appena agli inizi, significa calpestare un principio di giustizia, libertà e civiltà come è quello della presunzione di innocenza.
Tanto più che in gran parte delle situazioni, sia pur dopo un numero vergognoso di anni, l'imputato viene assolto, ma nessuno paga e, se anche si riuscisse a far pagare il magistrato di turno, nessuno, per quanto paghi, potrebbe mai restituire al malcapitato gli anni e le occasioni perse.
Come accadde al povero Presidente Giovanni Leone, scagionato dopo che, però, era stato costretto alle dimissioni e accantonato come un lebbroso.
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