Per la seconda volta in un anno devo richiamare la frase attribuita al Duce (ma anche ad altri) che riassume il significato del referendum di marzo e del voto alla camera di ieri sulle preferenze.
Se, però, al referendum, la frase era perfettamente appropriata, perchè a salvare i magistrati, lasciando loro ogni privilegio senza responsabilità per i loro errori, sono stati proprio gli Italiani con il loro voto, la bocciatura, per un solo voto con una trentina di traditori coperti dallo squallido scrutinio segreto, è uno schiaffo della casta a tutti gli Italiani ai quali continuerà ad essere sottratto il diritto di scegliere le persone che li dovranno rappresentare in parlamento.
I parlamentari privi di meriti e tali solo per investitura divina (del loro segretario che li aveva collocati in una posizione in cui potevano essere eletti, anche se catapultati in una circoscrizione o un collegio totalmente estraneo alle loro radici, dove non prenderebbero un voto neanche a pregare in cinese) hanno voltato le spalle all'emendamento di maggioranza, unicamente con la speranza di salvare il loro seggio.
Le opposizioni cattocomuniste hanno votato contro unicamente per alimentare nuova propaganda, anche se in tal modo danneggiano la Nazione.
Perchè il ruolo delle opposizioni non è quello di sgambettare sempre e comunque la maggioranza, ma di agire nell'interesse superiore della Nazione, invece la Schlein, Conte e compagni hanno preferito il loro piccolo interesse di partito, moralmente deprecabile come quello dei franchi tiratori, dimostrando di non essere all'altezza di unruolo di governo.
Del resto alcuni di loro al governo ci sono già stati, li hanno anche presieduti ed hanno lasciato alla Meloni solo delle macerie.
Senza le preferenze le liste saranno stilate nell'ordine e con i nominativi scelti da chi detiene il potere dei partiti, cancellando o quasi le minoranze interne (ad esempio i cosiddetti riformisti del pd che, infatti, hanno già cominciato a cercare casa altrove).
L'impianto della nuova legge elettorale, però, non cambia e se si avranno parlamentari scelti dal Capo e non da noi, almeno si avrà una legge che garantirà la stabilità di governo.
E in tale ottica bene farebbe la Meloni a non dimettersi, non tanto perchè si tornerebbe al voto con la vecchia legge, ma esclusivamente perchè non c'è da fidarsi di Mattarella che potrebbe decidere di non sciogliere le camere (come fece nel 2019 fregando Salvini e come fecero i suoi predecessori a cominciare da Scalfaro nel 1994 quando ad essere fregato fu Berlusconi) e far terminare la legislatura con un governicchio abborracciato, costruito su uno dei tanti sopravvalutati parrucconi, chiamati "tecnici".
La Meloni non ha certo bisogno di consigli (ne riceve anche troppi), ma se io fossi in lei porterei a casa la riforma elettorale e poi farei una legge di bilancio che, spostando e quindi recuperando risorse dagli sprechi che si chiamano rai, aiuti all'editoria, finanziamento dei film, immigrati, prenda un provvedimento che faccia storia, come fu l'abolizione dell'ici sulla prima casa o delle tasse di successione da parte di Berlusconi, ad esempio abolendo il bollo auto, oppure azzerando le accise sulla benzina o ancora abolendo il canone per la televisione.
Poi un altro anno di governo, facendo terminare la legislatura alla sua scadenza naturale: 12 ottobre 2027, cioè cinque anni dalla prima riunione (13 ottobre 2022) del parlamento eletto il 25 settembre 2022, come prescrive la costituzione del 1948 che non potrà certo essere contestata dai bella ciao che la venerano come un idolo d'oro, considerandola "la più bella del mondo".
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