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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

04 agosto 2026

Un tratto di penna non cancella odi, differenze, diffidenze ancestrali

Gli stati nazionali iniziarono a formarsi intorno al 1200, dopo la fine dell'Impero Romano e la divisione dei vari territori in tante piccole parti, che sostanzialmente rispecchiavano antiche divisioni tribali, in cui prevalevano i feudatari che, con la forza e solo con la forza, erano emersi dalla palude.

Quei feudatari si fecero guerre, alleanze, finchè non ne emerse uno che, riunendo popolazioni affini per lingua, etnia e territorio, formarono il primo rudimento di uno stato nazionale sotto un re assoluto.

E continuarono le guerre, tra Spagna e Francia, tra Spagna e le regioni protestanti del decadente impero carolingio, consolidando i territori già conquistati e mettendo radici per la creazione di nazioni sovrane.

A questo processo non partecipò l'Italia dove, purtroppo, risiedevano i papi che, per loro comodo e per poter continuare a detenere anche un potere temporale, hanno sempre manovrato per evitare  che emergesse un principe o uno stato egemone che portasse a compimento la riunificazione dell'Italia.

Il papa era di volta in volta aiutato nella sua opera disgregatrice da questo o quel piccolo nobile, che spesso controllava una sola città e, assieme, a seconda dei propri interessi, chiamavano in aiuto i più potenti eserciti spagnoli, francesi e dell'impero (austriaci e tedeschi) che combattevano le loro guerre sul nostro territorio, depredandolo, per colpa di quei nobili e del papa di turno.

L'indebolimento del papato, l'emergere di una casa regnante più lungimirante, la rivoluzione francese (nonostante le razzie di Napoleone che, confermando la sua natura criminale, ha anche venduto all'Austri la Repubblica di Venezia, unico stato pre rivoluzionario che non fu restaurato dal Congresso di Vienna), portarono quindi alla unificazione dell'Italia, con le Guerre di Indipendenza, che videro i Sardo Piemontesi, poi Italiani, combattere contro gli austriaci, alleati con i francesi, con i prussiani, subendo l'ostilità dei francesi che non volevano si acquisisse Roma.

Così, a fine Ottocento, gli stati nazionali in europa si delinearono per come sono sostanzialmente anche oggi.

Parallelamente, oltre oceano, si formava una nuova nazione, a lungo sotto l'egida della Corona Inglese, poi in modo autonomo.

Era una nazione formata da emigranti dall'europa che andarono in un terreno vergine, praticamente disabitato e con larghi spazi da occupare.

Si scontrarono con una popolazione locale primitiva, rimasta indietro secoli rispetto allo sviluppo della Civiltà e quindi destinata a soccombere come accadde, non senza però aver contribuito, con la sua resistenza, a formare una coscienza unitaria a popoli di etnia inglese, tedesca, italiana, francese, spagnola, che, proprio perchè dovettero fronteggiare un nemico comune, riuscirono a mettere da parte le rispettive ostilità e quindi iniziare una nuova Storia, la Storia degli Stati Uniti d'America.

In europa, invece, gli stati nazionali si combattevano e due forno le guerre che accentuarono i solchi della diffidenza, degli odi e delle differenze.

Falsi vincitori come i francesi, che per due volte sedettero tronfi al tavolo dei vincitori dopo essere stati abbarbicati sulle spalle degli inglesi e degli americani e autentici sconfitti come i tedeschi compresero che una terza guerra ci avrebbe spazzato via dalla Storia e cominciarono i trattati fondati su quelli che potevano essere gli interessi comuni, essenzialmente economici.

E fu una idea geniale: la comunità economica europea.

Avrebbero dovuto fermarsi lì e migliorare l'aspetto della libera circolazione delle persone e delle merci, creando un potente mercato comune, in cui, sfruttando le caratteristiche di ognuno, tutti avremmo potuto guadagnarci, mantenendo nel contempo la nostra piena sovranità.

Hanno invece voluto fare il passo più lungo delle loro gambe e costruito a tavolino una unione europea, alla quale gli stati nazionali hanno ceduto parte della propria sovranità, ma senza quel processo di osmosi tra i popoli che era avvenuto negli Stati Uniti, durante l'epopea, narrata da tanti film, della conquista del West.

Sono quindi rimaste le diffidenze, gli odi, le differenze, di cui la spocchia francese è la punta dell'iceberg, ma che si manifesta anche con la presunzione dei "paesi frugali" di impartire lezioni di vita a nazioni millenarie, come l'Italia, invidiandone il tenore e le modalità di vita, loro che sono spesso grigi e tristi, come il loro tempo atmosferico.

E ci sono i rigurgiti di una mai sopita concezione imperiale che, non a caso, unisce nel modo di comportarsi francesi, tedeschi e spagnoli, uniti dalla convinzione che l'Italia debba essere solo un comprimario, quando non terra di conquista, magari non più armata, ma con le acquisizioni di aziende.

Ecco spiegata l'isteria spagnola dopo la brillante e rapida decisione della Meloni di sospendere Schengen dopo i fatti di Ceuta.

Ed ecco spiegato il perchè l'unione europea è un buco nero che porta solo danni e costi e che prima si abbandonerà per tornare ad un mercato economico, e solo economico, comune, tanto sarà di guadagnato per questa vecchia e stanca terra che si chiama europa e per i suoi popoli, che meritano molto meglio delle Von der Leyen, dei Sanchez e dei Macron.

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