Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

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04 agosto 2026

Un tratto di penna non cancella odi, differenze, diffidenze ancestrali

Gli stati nazionali iniziarono a formarsi intorno al 1200, dopo la fine dell'Impero Romano e la divisione dei vari territori in tante piccole parti, che sostanzialmente rispecchiavano antiche divisioni tribali, in cui prevalevano i feudatari che, con la forza e solo con la forza, erano emersi dalla palude.

Quei feudatari si fecero guerre, alleanze, finchè non ne emerse uno che, riunendo popolazioni affini per lingua, etnia e territorio, formarono il primo rudimento di uno stato nazionale sotto un re assoluto.

E continuarono le guerre, tra Spagna e Francia, tra Spagna e le regioni protestanti del decadente impero carolingio, consolidando i territori già conquistati e mettendo radici per la creazione di nazioni sovrane.

A questo processo non partecipò l'Italia dove, purtroppo, risiedevano i papi che, per loro comodo e per poter continuare a detenere anche un potere temporale, hanno sempre manovrato per evitare  che emergesse un principe o uno stato egemone che portasse a compimento la riunificazione dell'Italia.

Il papa era di volta in volta aiutato nella sua opera disgregatrice da questo o quel piccolo nobile, che spesso controllava una sola città e, assieme, a seconda dei propri interessi, chiamavano in aiuto i più potenti eserciti spagnoli, francesi e dell'impero (austriaci e tedeschi) che combattevano le loro guerre sul nostro territorio, depredandolo, per colpa di quei nobili e del papa di turno.

L'indebolimento del papato, l'emergere di una casa regnante più lungimirante, la rivoluzione francese (nonostante le razzie di Napoleone che, confermando la sua natura criminale, ha anche venduto all'Austri la Repubblica di Venezia, unico stato pre rivoluzionario che non fu restaurato dal Congresso di Vienna), portarono quindi alla unificazione dell'Italia, con le Guerre di Indipendenza, che videro i Sardo Piemontesi, poi Italiani, combattere contro gli austriaci, alleati con i francesi, con i prussiani, subendo l'ostilità dei francesi che non volevano si acquisisse Roma.

Così, a fine Ottocento, gli stati nazionali in europa si delinearono per come sono sostanzialmente anche oggi.

Parallelamente, oltre oceano, si formava una nuova nazione, a lungo sotto l'egida della Corona Inglese, poi in modo autonomo.

Era una nazione formata da emigranti dall'europa che andarono in un terreno vergine, praticamente disabitato e con larghi spazi da occupare.

Si scontrarono con una popolazione locale primitiva, rimasta indietro secoli rispetto allo sviluppo della Civiltà e quindi destinata a soccombere come accadde, non senza però aver contribuito, con la sua resistenza, a formare una coscienza unitaria a popoli di etnia inglese, tedesca, italiana, francese, spagnola, che, proprio perchè dovettero fronteggiare un nemico comune, riuscirono a mettere da parte le rispettive ostilità e quindi iniziare una nuova Storia, la Storia degli Stati Uniti d'America.

In europa, invece, gli stati nazionali si combattevano e due forno le guerre che accentuarono i solchi della diffidenza, degli odi e delle differenze.

Falsi vincitori come i francesi, che per due volte sedettero tronfi al tavolo dei vincitori dopo essere stati abbarbicati sulle spalle degli inglesi e degli americani e autentici sconfitti come i tedeschi compresero che una terza guerra ci avrebbe spazzato via dalla Storia e cominciarono i trattati fondati su quelli che potevano essere gli interessi comuni, essenzialmente economici.

E fu una idea geniale: la comunità economica europea.

Avrebbero dovuto fermarsi lì e migliorare l'aspetto della libera circolazione delle persone e delle merci, creando un potente mercato comune, in cui, sfruttando le caratteristiche di ognuno, tutti avremmo potuto guadagnarci, mantenendo nel contempo la nostra piena sovranità.

Hanno invece voluto fare il passo più lungo delle loro gambe e costruito a tavolino una unione europea, alla quale gli stati nazionali hanno ceduto parte della propria sovranità, ma senza quel processo di osmosi tra i popoli che era avvenuto negli Stati Uniti, durante l'epopea, narrata da tanti film, della conquista del West.

Sono quindi rimaste le diffidenze, gli odi, le differenze, di cui la spocchia francese è la punta dell'iceberg, ma che si manifesta anche con la presunzione dei "paesi frugali" di impartire lezioni di vita a nazioni millenarie, come l'Italia, invidiandone il tenore e le modalità di vita, loro che sono spesso grigi e tristi, come il loro tempo atmosferico.

E ci sono i rigurgiti di una mai sopita concezione imperiale che, non a caso, unisce nel modo di comportarsi francesi, tedeschi e spagnoli, uniti dalla convinzione che l'Italia debba essere solo un comprimario, quando non terra di conquista, magari non più armata, ma con le acquisizioni di aziende.

Ecco spiegata l'isteria spagnola dopo la brillante e rapida decisione della Meloni di sospendere Schengen dopo i fatti di Ceuta.

Ed ecco spiegato il perchè l'unione europea è un buco nero che porta solo danni e costi e che prima si abbandonerà per tornare ad un mercato economico, e solo economico, comune, tanto sarà di guadagnato per questa vecchia e stanca terra che si chiama europa e per i suoi popoli, che meritano molto meglio delle Von der Leyen, dei Sanchez e dei Macron.

16 luglio 2024

Una pallottola spuntata

Il livello morale, prima ancora che civile e politico, della sinistra e dei suoi aedi, si vede nelle reazioni all'attentato a Trump.

Non sono arrabbiati per l'attentato, perchè un tizio, pazzo o invasato che fosse, abbia sparato a Trump, ma perchè, mancandolo, gli ha fornito un formidabile assist, meglio di tutti i milioni di dollari spesi negli inserti pubblicitari.

I patetici e squallidi tentativi di gettare ombre e dubbi sull'attentato e la sua origine, come quello di imputare a Trump l'aver acceso gli animi quando è sotto gli occhi di tutti che ovunque, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Italia, in Francia nell'unione europea, ad aizzare all'odio, alle barricate, all'esclusione della Destra sono gli antifa, le sinistre di ogni ordine e grado, gli immigrazionisti e i difensori dei cosiddetti diritti civili.

Non possiamo sapere se a novembre Trump si riprenderà la Casa Bianca.

Ci sono ancora troppi mesi davanti, durante i quali potrebbe accadere qualunque cosa.

Zelensky, il cocco della sinistra mondiale, ha sospeso, ad esempio, le elezioni presidenziali e governa in prorogatio "causa guerra".

Le toghe rosse ci sono ovunque nel mondo (veggasi, senza contare i quasi tre mesi di domiciliari a Toti, i processi a Trump e le indagini sulla Le Pen) e pallottole, anche non spuntate (veggasi il premier Slovacco Fico) volano con troppa frequenza.

A tre mesi e mezzo, poco più dei cento giorni (che poi erano un po' di più) di Napoleone, dal voto di novembre può accadere qualunque cosa, anche una riedizione del covid che tanta fortuna portò a Biden nel 2020,

Ma allo stato sembrano affievolirsi i tentativi di sostituire in corsa Biden, nella convinzione che, chiunque si candidasse, rischierebbe un bagno elettorale e, quindi, tanto vale imputare tutto alla senescenza dell'attuale inquilino della Casa Bianca, senza bruciare altri nomi.

Trump sbaglierebbe a sedersi sugli allori ma, al contrario, dovrebbe partire dalla Convention di Milwakee per caricare di energia la sua campagna elettorale, senza edulcorare i suoi discorsi, perchè nel momento in cui si adeguasse alle paludate liturgie dei vecchi parrucconi democratici, perderebbe il consenso dello zoccolo duro dei suoi elettori, probabilmente senza conquistare i pavidi moderati border line.

E di un Trump aggressivo abbiamo bisogno anche in Europa dove sta per consumarsi l'ennesimo, indecente scambio tra socialisti e popolari per conservarsi le poltrone, anche a costo di promuovere politiche che distuggerebbero quel poco che resta della Gloria, dell'Onore e della Dignità dei Popoli e delle Nazioni europee.


11 giugno 2024

Ma quanti sono i consigliori della Meloni ?


I commenti del dopo voto hanno messo in luce che in Italia ci sono legioni di consiglieri politici, almeno tanti quanti sono i commissari tecnici della Nazionale.

Professori universitari, giornalisti, attori, cantanti, sindacalisti, preti, tutti che, a favore di telecamera, la stessa che li aveva visti fare propaganda per i cattocomunisti, adesso dicono cosa dovrà fare la Meloni.

Non potendo parlare di sconfitta nè della Meloni, nè del Centro Destra, si stanno ritagliando un ruolo da "consigliori", indifferenti alla pena che spetterà loro nell'ottava bolgia dantesca.

E' opportuno pertanto ricordare che Giorgia Meloni, nonostante la giovane età, ha una solida esperienza politica, iniziata con la militanza studentesca a 15 anni e quindi proseguita, lungo tutto il cursus honorum di un Politico di razza, nel Fronte della Gioventù (di cui fu segretario), nelle assemblee elettive locali, in parlamento (vicepresidente della Camera a 29 anni), al Governo (quasi quattro anni da Ministro con Berlusconi), prima di fondare Fratelli d'Italia, guidando il partito nel risollevare la comunità della Destra italiana dispersa per colpa di Fini, fino all'ingresso a Palazzo Chigi e la vittoria alle europee dopo quasi due anni di governo.

E la Meloni ha l'intelligenza di circondarsi non di parvenu della politica o "dotti e sapienti" (o presunti tali ...) che, poi, alla prova dei fatti cadono miseramente come è capitato a Monti e Draghi, ma di altre persone che, come lei, sono partite dalla militanza di base.

Non ha bisogno di consigli, soprattutto non di consigli interessati provenienti da chi ha, come obiettivo, non quello di aiutare, ma quello di sgambettare.

Ma è giusto che ascolti gli amici, gli elettori, che esprimono e manifestano le loro aspettative e speranze, senza toni ultimativi.

Ed è con tale spirito che auspico che la Meloni riesca a costituire quel grande gruppo di Destra al parlamento europeo, unendo, se non materialmente (forse la tattica può consigliare di lasciare gruppi separati e magari di costituirne un terzo che accolga le formazioni che per i cattocomunisti sono impresentabili - come l'Afd tedesca o gli eredi di Alba Dorata greca - ma che, votati ed eletti, hanno ogni diritto, pari agli altri e anche superiori a quanti, magari, fanno eleggere persone sotto processo per reati contro la persona) tutte le forze che osteggiano le tre categorie che dovranno formare oggetto di pesante revisione nei prossimi cinque anni:

- immigrazione, per contrastare l'arrivo dei clandestini sulle coste europee;

- transizione verde, per revocare le misure draconiane e costose che la passata legislatura ha imposto;

- recupero delle Sovranità Nazionali, per trasformare l'Europa dei burocrati, degli affari, della finanza, nell'Europa dei Popoli e delle Nazioni.

La Verità oggi pubblica un prospetto della rappresentanza dei vari gruppi e il gruppo della Meloni, Ecr, avrebbe 73 seggi, mentre quello della Le Pen e di Salvini, Id, 58.

Assieme arriverebbero a 131, cui potrebbero facilmente aggiungersi una buona parte dei ben cento parlamentari da gruppo misto o non iscritti, a cominciare da Afd e Fidesz, il partito di Orban, facendo sfiorare i 200 parlamentari che, uniti ai 186 del ppe, consentirebbero di avere la maggioranza.

Sì, perchè (purtroppo) a decidere, ad avere il pallino in mano, è il partito popolare europeo, quello della Von der Leyen, della Metsola, di Weber, al quale spetta, inevitabilmente, il posto di presidente della commissione.

E se anche personalmente non mi fido dei popolari, gli Elettori europei hanno dato loro in mano la briscola più alta e dobbiamo non solo prenderne atto, ma anche tenerlo in debito conto.

Sarebbe contro l'interesse di un cambio della maggioranza che guida l'Europa, porre veti su questo o quel candidato popolare, così come non sono accettabili veti nei confronti di questo o quel partito di destra, anche radicale o "estrema" come piace dire ai cattocomunisti, che è in parlamento perchè votato e quindi legittimato a rappresentare una parte della popolazione.

Non dubito che la Meloni, considerando anche la composizione del Consiglio, cioè l'organo che comprende tutti i leaders dei 27 stati dell'unione, saprà indirizzarsi verso il comportamento e le scelte più pragmatiche, nel perseguire, come ripete spesso, come sua Stella Polare l'Interesse Nazionale e lungo il filo della coerenza che ha contraddistinto il suo cammino politico.

30 maggio 2023

Imagine


Immaginiamo un giorno in cui, nella Rai liberata, esisteranno programmi di informazione e non di propaganda.

Immaginiamo un giorno in cui, dalla Grecia alla Svezia, dalla Finlandia alla Spagna, le gioiose macchine da guerra socialcomuniste fuggiranno in disordine e senza speranza dai parlamenti che avevano okkupato con orgogliosa sicurezza.

Immaginiamo un giorno in cui, dalle Alpi a Lampedusa, le municipalità daranno il benservito ai cattocomunisti.

Non è necessario avere troppa fantasia, perchè quel giorno è oggi.

12 febbraio 2023

Europeisti sì, unionisti mai

L'Unione del Male è, purtroppo, una realtà con la quale dobbiamo fare i conti, agendo perchè divengano attivi dopo le passività indotte dalle continue genuflessioni cattocomuniste, almeno da Monti a Draghi, passando per Letta, Renzi, Gentiloni e Conte2.

La "mano" della Meloni (di ciò che rappresenta e incarna) si vede e la vedono anche i diretti concorrenti francesi e tedeschi.

Chi non la vede è la stampa, radio e televisione faziosa che cerca disperatamente di mantenere in vita un agonizzante partito cattocomunista, il pd.

Ma in Europa se ne sono accorti, eccome e cercano di fermare la crescita di un movimento che trova terreno favorevole praticamente ovunque, interpretando la politica europea non in chiave unionista, ma in chiave europeista, cioè rispettando Storia, Tradizione, Cultura dei singoli Popoli e Nazioni che compongono geograficamente questa Europa.

La patetica piccolezza di Macron che, sentendosi emarginato dalla visita di Zelensky a Londra, ne ha organizzata una in fretta e furia, chiamando anche, avendo paura di restare solo, il suo fido cagnolino di Berlino che, se possibile, correndo scodinzolando a Parigi, è riuscito a fare una figura ancora più meschina di quella di Macron, esalta la grandezza della Meloni che, invece di abbozzare, come hanno sempre fatto i presidenti italiani, ha criticato senza ipocrisia Macron, mettendosi automaticamente alla testa di tutte quelle nazioni che mal sopportano l'arroganza francotedesca.

Anche i temi sottolineati (confini, debito, aiuti di stato) cominciano ad essere affrontati da una diversa prospettiva che non sia quella indicata da Parigi e Berlino.

La Meloni, in questo, è facilitata dall'essere anche il Capo dell'unione dei conservatori europei, una coalizione in crescita che può guardare alla pari le principali "famiglie" politiche dei popolari, dei socialisti (svergognati dal Qatargate che si profila sempre di più come un "socialist job" come ebbe a definirlo la Meloni), dei verdi e dei liberali.

A questo si aggiunga la grande esperienza politica che, a soli 46 anni, ha maturato il nostro Presidente del Consiglio che, a differenza di molti suoi recenti predecessori (Draghi, Monti, Conte e lo stesso Berlusconi) ha percorso l'intero cursus honorum politico, dalla militanza di base fino a Palazzo Chigi passando per gli organismi elettivi locali, il parlamento la sua vicepresidenza, lunghi anni di opposizione e persino la creazione di un partito cresciuto, anno dopo anno.

Da ciò discende una forza anche interna che mi ricorda molto quella della Thatcher, i cui oppositori interni furono marginalizzati dall'autorevolezza con la quale la Thatcher sapeva muoversi nei meandri della politica e del suo partito.

Certo, anche a me, ogni tanto, viene la voglia di veder accelerati i tempi per sostituire i vecchi burocrati, per liquidare la dirigenza attuale della rai, ma credo che la prospettiva della Meloni sia quella dei cinque anni e che non ci farà mancare le soddisfazioni, come accaduto con l'elezione del primo vicepresidente non cattocomunista della storia del consiglio superiore della magistratura, cosa che non era mai riuscita a Berlusconi.

Poi ci sono i prezzi da pagare, il primo e più oneroso è il sostegno al comico di Kiev.

E' un prezzo che non vedo come si possa evitare di pagare, anche se sono convinto che la Meloni si renda perfettamente conto che la maggior parte, forse la quasi totalità, dei suoi militanti ed elettori è contro Zelensky (non contro l'Ucraina !), in parte perchè sostengono Putin vedendolo come ultimo baluardo nazionalista e identitario alla deriva morale che ha fatto metastasi nell'Occidente (come si è visto a Sanremo) e in parte perchè, pur essendo neutrali, vedono un danno economico nelle posizioni assunte.

Ma se l'Italia si appresta a guidare la rivolta dell'Europa dei Popoli e delle Nazioni contro l'assolutismo di Francia e Germania, la Meloni non può aprire un altro fronte di rottura con gli Stati Uniti e, quindi, è giocoforza farsi piacere l'invio di armi all'Ucraina.

E se personalmente auspicherei l'uscita dall'Unione del Male, può anche valere la pena provare seriamente a modificare tale unione dall'interno, per trasformarla in quella Europa dei Popoli e delle Nazioni che è sempre stata nel cuore della Destra.

04 luglio 2021

L'Europa dei Popoli e delle Nazioni contro l'Unione del Male


Finalmente, dopo tanto parlare, qualcosa si muove nell'ambito dei Nazionalisti europei.

Un vento, per ora leggero, una brezza, che però consente di mantenere accesa quella Fiamma della Libertà contro la perversione e la tirannia dell'Unione del Male.

Paradossalmente bisogna ringraziare il partito popolare europeo che ha espulso Orban e il suo partito, attorno ai quali si sta costruendo oggi quell'alternativa Nazionalista all'Europa dei burocrati e dei ragionieri voluta dai cattocomunisti e dagli speculatori della finanza.

Quello tratteggiato nel cosiddetto Patto dei Sovranisti (ma perchè si usa sovranisti invece del più bello "Nazionalisti" ?) è un percorso che, nel rispetto dell'autonomia dei Popoli e delle Nazioni che hanno fatto grande l'Europa, respinge le interferenze centraliste e massificatrici, per valorizzare le Identità.

L'azione comune non deve essere intesa come una gabbia nella quale debbano necessariamente entrarci tutti, a prescindere dalle differenti sensibilità, esperienza e storie.

Scambi economici, libero mercato, transito delle merci, delle persone, è tutto positivo e contemplato, quello che non lo è, è l'imporre ad uno o più stati di adottare politiche economiche, sociali, immigrazioniste, morali che non rispecchiano il sentimento del Popolo di quella Nazione.

I rapporti interni, le leggi nazionali non possono essere violate da direttive comunitarie ed è giusto che sia così.

Auspicherei che i Padri Fondatori della "Internazionale Nazionalista" (Salvini, la Meloni, la Le Pen, Orban, il leader di Giustizia e libertà polacco, quello di Vox spagnolo e tutti gli altri) non chiudano aprioristicamente al contributo di altri movimenti della Destra Radicale, come l'Afd tedesca e Alba Dorata greca, perchè, a sinistra, non hanno alcuno scrupolo a mettere assieme tutto il loro arcobaleno, dai verdi all'estrema sinistra di Siriza, dai popolari residui ai socialisti ed ai liberali.

Uniti si vince.

Uniti per l'Europa dei Popoli e delle Nazioni contro l'Unione del Male di burocrati, cattocomunisti e speculatori della finanza.

14 giugno 2018

L'unione politica europea non ha più senso


Se c'è un elemento positivo nel berciare di Parigi contro l'Italia è che ha messo a nudo l'inconsistenza di ogni unione politica europea.
Alla resa dei conti, ogni stato fa, giustamente, quello che più conviene a lui ed ai suoi cittadini, utilizzando una propaganda falsa e bugiarda per gli allocchi, come fa Micron.
Alla prima vera crisi, quando la pattumiera d'Europa, l'Italia di Monti-Letta-Renzi e Gentiloni, ha reagito grazie ad un Governo fuori dalle regole paludate dei parrucconi di Bruxelles, ogni unione politica è andata a ramengo.
Ed è, ripeto, giusto così.
L'Europa politica è una finzione, una forzatura, un qualcosa di inutile, anzi dannoso.
Gli Stati Nazionali, invece, hanno una Storia, una Cultura, una Razza in comune e, come insegna la cultura popolare, "il sangue non è acqua".
I versi di Alessandro Manzoni "una d'arme, di lingua, d'altare, di memorie, di sangue e di cor" possono essere e vanno applicati a tutte e ciascuna delle Nazioni del mondo.
Ed è giusto che sia così.
Aveva un senso un mercato comune, come era all'inizio e come dovrebbe tornare ad essere, in cui più stati si accordano per eliminare le barriere al commercio, uno strumento usato sin dai tempi più remoti, tra popoli differenti sotto ogni altro aspetto.
Ha un senso, come sta dimostrando il Presidente Trump, una trattativa bilaterale, per stringere accordi.
Ed ha un senso che ogni Stato abbia una sua moneta che ne rappresenta l'apice della Sovranità.
Sono bastati 629 clandestini per dimostrarci che l'Europa è solo una espressione geografica e questa volta, a differenza di quando fu Metternich ad affermarlo per l'Italia, non c'è nulla di più vero.
L'unica decisione politica che l'Europa potrebbe assumere in comune è chiudere le frontiere e i porti, tutti, per respingere gli arrivi, tutti, e rimandarli in Africa, tutti.
Ma uno Stato ormai non più Nazione come la Francia, che spera di vincere i mondiali di calcio con un esercito di mercenari immigrati, come fu l'esercito Romano prima della disfatta e delle invasioni barbariche, non potrà mai più essere affidabile per gli altri Stati europei.





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16 gennaio 2012

Eurogendfor : aumenta l'oppressione ue

L’europa vuole cancellare un pezzo d’Italia, i Carabinieri, per rimpiazzarli con una forza di polizia comunitaria.
In calce il link ai post già esaurienti sul tema di Bisquì, Elly e Nessie.
Aggiungo solo che, facendo la somma con il mandato di cattura europeo, il sospetto che gli gnomi di Bruxelles si preparino a soffocare ogni spazio di Libertà Individuale, di Sovranità e di Indipendenza Nazionale, diventa sempre più concreto.
Una forza di gendarmeria europea (perché questo sarà) non può che essere al servizio di Bruxelles e delle sue imposizioni come nel medio evo si usavano i mercenari per imporre al Popolo l’ordine imposto dai feudatari o, in tempi più recenti, l’Impero Asburgico usava mandare soldati di una nazionalità a reprimere i moti in terra per loro straniera (“Vostra Eccellenza che mi sta in cagnesco per quei pochi scherzucci di dozzina e mi gabella per antitedesco perché metto le birbe alla berlina …” – cfr. il “Sant’Ambrogio” di Giusti) così, non essendo legati da vincoli di sangue né di lingua, potevano essere più crudelmente efficaci.
Imposizioni di carattere meramente repressivo non tanto dei comportamenti illeciti, quanto delle idee non allineate, sfruttando le varie leggi che, calpestando ogni più elementare diritto, stanno spuntando un po’ ovunque per perseguitare e sopprimere la libertà di opinione.
E così ci sarà anche una forza a disposizione per obbligarci ad accettare gli stranieri con cui dividere la nostra stessa terra, sgombrando con la forza chi facesse resistenza.
Magari affidando a quegli stessi stranieri il compito di far capire agli Italiani chi comanda …






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09 dicembre 2011

Forza Inghilterra !

Il vertice europeo è in corso, ma all'alba, tanto che nulla è apparso sui quotidiani, hanno trovato un accordo per un nuovo trattato che limiterà ancora di più la sovranità degli stati nazionali, trasformando i liberi popoli d'europa in sudditi.
Dei ventisette stati dell'unione solo quattro non hanno firmato.
Due (Repubblica Ceca e Svezia) riservandosi un voto parlamentare e due declinando da subito le modifiche per rivendicare la piena sovranità: Ungheria e Regno Unito.
Domani leggeremo nei dettagli (almeno quelli resi pubblici) la nuova fregatura che ci verrà propinata.
Nel frattempo possiamo dire che, ancora una volta, quando nel continente - sempre francesi o tedeschi ... oggi assieme - cercano di instaurare una dittatura, come con Napoleone o con Hitler, l'unica nazione che mostra schiena dritta e il coraggio di opporsi, anche da sola, è la Gran Bretagna che reclama la propria Indipendenza e Sovranità.
Che sia di esempio per tutti.
Forza Inghilterra !

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21 febbraio 2011

Panem et circenses nell’europa dei soviet

Alcuni giorni fa ho letto dell’ukase dell’europa a Sky e in genere alle televisioni private, di trasmettere in chiaro gli eventi che coinvolgono il grande pubblico, con espresso riferimento per mondiali, europei di calcio, olimpiadi.
L’europa degli gnomi e dei burocrati che nelle sue dichiarazioni ufficiali ha elevato a dogma il Mercato, nei fatti si dimostra allineata con lo spirito socialista della struttura che si è data, con il dirigismo intellettuale e culturale che contraddistingue questo aborto della ingegneria costituzionale e con le più antiche pratiche di controllo dei popoli.
Si possono liberamente chiudere e aprire in altri stati stabilimenti industriali, spostare capitali, investire ovunque, addirittura una fetta di questi europei pretenderebbe di imporre all’Italia (e alle altre nazioni mediterranee) di dividere la propria terra e le proprie risorse con gli illegali africani e asiatici, ma non si deve fomentare la ribellione togliendo al Popolo il calcio.
Nell’antica Roma, quando le carestie, le guerre o anche solo l’avidità di singoli funzionari statali rischiavano di spingere il Popolo alla rivolta, l’Imperatore provvedeva ad indire un gioco all’anfiteatro.
Oggi è uguale, ma tutto organizzato per consentire periodiche valvole di sfogo che allentino le tensioni.
Olimpiadi e mondiali di calcio alternati ogni due anni, in mezzo gli europei e una infinità di partite tra campionati e coppe.
Grazie non certo agli gnomi e ai burocrati di Bruxelles (ma alla nostra gloriosa Storia che ha costruito la Civiltà migliore possibile e che mai si sia sviluppata sulla Terra) oggi non abbiamo problemi di cibo, per cui il “panem” è assicurato (finchè non proveranno a togliercelo i nuovi arrivi, benedetti dai “benpensanti” politicamente corretti ... o corrotti ?).
Se al Popolo dunque non manca il “panem”, perchè, per rispettare un principio (la libera concorrenza in libero mercato) dobbiamo negargli i “circenses”?
Ecco che vorrebbero imporre la visibilità urbi et orbi dei giochi moderni, così il Popolo è soddisfatto.
E figuriamoci se non ci sono cori esultanti per la possibilità di vedere gratis un qualcosa, senza pensare che quel “gratis” lo si paga ad alto prezzo con una ulteriore rinuncia alla libertà individuale e con tasse imposte su altri settori.
Il principio è bene ricordarlo: ognuno deve pagare quel che vede, quel che utilizza.
La libertà di mercato è anche libera concorrenza, semmai l’europa dovrebbe imporre l’abolizione dei canone statale pubblico e dei trasferimenti di denaro pubblico alle aziende private (di qualunque genere).
Ma gnomi e burocrati dell’unione sovietica europea si preoccupano essenzialmente dei loro guadagni e non sono interessati a Valori, Principi e Ideali.


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16 settembre 2010

Sarkò alla riscossa

Forse perchè impegnata nelle riprese del film con Allen, Carla Bruni è probabilmente più assente dalla vita di Sarkozy che sembra aver quindi ritrovato la perduta lucidità.
Il presidente francese, infatti, sta inanellando una serie di comportamenti finalmente “di Destra”.
Vediamo così che il parlamento transalpino ha approvato il necessario aumento della età pensionabile in barba alla demagogia populista dei sindacati e della sinistra (uguale in tutto il mondo) e la legge sul divieto del burka per ragioni di ordine pubblico, provvedimento che noi abbiamo, grazie alla tanto vituperata quanto provvidenziale legge Reale del 1975, ma solo limitatamente alle manifestazioni pubbliche (andrebbe realizzato un piccolo intervento legislativo per estendere ad ogni occasione il divieto a coprirsi il voto).
A questi provvedimenti, che già denotano un recupero di combattività di Sarkozy, si deve aggiungere la questione che in Francia è “dei rom” e che, più in generale, dobbiamo definire “dell’immigrazione”.
Così la Francia ha dato corso ad una serie di espulsioni dei rom (purtroppo – e questo è il solo fatto negativo – dietro pagamento di somme di denaro) che ha delineato il confine tra gli abatini del politicamente corretto che ci portano alla distruzione e chi, invece, combatte ritenendo che la nostra Civiltà abbia ancora molto da dire e da realizzare.
Tra i primi si annovera la commissaria dell’unione sovietica europea, una lussemburghese sulla quale non vale neppure fare lo sforzo di ricordarsi il nome, che ha criticato in toni aspri la politica francese, subendo la legittima, corretta ed opportuna replica di Sarkozy.
Una replica che, più volte, chi scrive e commenta in blog e forum ha espresso: chi ama tanto gli immigrati, se li prenda a casa sua.
Così Sarkozy ha invitato quella commissaria a prendersi a casa sua, in Lussemburgo, i rom che la Francia vuole espellere.
Inaspettatamente dalla parte dell’unione sovietica europea si è schierata la tedesca Merkel, dando così ragione a quanti, nella sua patria, la criticano per aver adottato una politica troppo di sinistra e cercano di dar vita ad un partito di Destra che svolga, in sostanza, il ruolo che è dei movimenti in crescita in Olanda, Belgio e in tutta Europa.
I tedeschi forse adesso devono sottostare al volere della Merkel che, con un simile andazzo, difficilmente sarà riconfermata, ma quando si sveglieranno saranno dolori ... come sempre.
Non mi ha, invece, sorpreso la presa di posizione di quello “giovane, bello (?) e abbronzato”.
Per la prima volta gli americani hanno infatti eletto (avventatamente) il rappresentante di una loro minoranza etnica, per la prima volta il loro presidente ha recentissime radici africane e non europee come quelle di tutti i predecessori e non può sorprendere che voglia tutelare gli interessi non di noi europei ma degli africani, tanto che non è peregrino affermare che sono più americano io, in forza delle comuni radici che affondano in quella Romanità che ha diffuso la civiltà in tutte le nazioni da cui sono partiti i fondatori degli Stati Uniti d’America, che non l’attuale inquilino della Casa Bianca.
Ma anche negli Stati Uniti è in atto una forte reazione alla sbornia del 2008 e i successi del Tea Party stanno lì a dimostrarlo.
Non posso, in conclusione, evitare di esprimere soddisfazione per la netta presa di posizione del nostro Presidente Berlusconi a favore di Parigi.
L’immigrazione è un problema di tutti e deve essere risolto a tutela dei cittadini di ogni singola nazione europea, unici titolari del diritto di proprietà sulla loro terra, respingendo le nuove invasioni e rimandando a casa chi, rifiutando di assimilarsi e integrarsi, pretenderebbe di portare il suo disordine all’interno della nostra Civiltà.
Con le buone o con le cattive.
Il consenso che ricevono i comportamenti e le risposte alla Sarkozy (ma anche contro la costruzione di moschee e il respingimento dei barconi di immigrati azione in cui l’Italia di Berlusconi e Bossi è capofila) ci dicono che i Popoli e le Nazioni dell’Europa non vogliono intrusi.
Se la politica saprà raccogliere il segnale, la soluzione sarà suaviter in modo, fortiter in re.
Se la politica si affiderà alle commissarie lussemburghesi, alle Merkel o agli Obama, la soluzione – perchè comunque, volenti o nolenti gli abatini del politicamente corretto,ci sarà - sarà solo fortiter: in modo et in re.


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18 giugno 2010

Tassa sulle banche: una boiata pazzesca !

I governi europei sembra abbiano trovato un accordo per appioppare una tassa sulle banche.
Come in una vignetta di Forattini di tanti anni fa (credo sia del 1992) in cui si vedeva Craxi che guardava Amato (disegnato come un topo) uscire da una cassaforte con bracciate di banconote e che gli diceva: io i soldi vado a prenderli dove ci sono, così la vecchia e stanca europa, invece di procedere con decisione sulla strada indicata anche dalla manovra del Governo Italiano dei tagli al pubblico, cerca di rimpinguare le casse cui attingere con una nuova tassa.
E’ una scelta sbagliata e solo demagogica.
Infatti suscita gli entusiasmi di chi, dimostrando una accentuata miopia, pensa che con quella tassa siano puniti tutti coloro che, in qualche modo, lui crede abbiano provocato la crisi finanziaria o, più meschinamente, pensa lo abbiano personalmente danneggiato magari rifiutandogli un fido o applicando un tasso superiore a quello del vicino.
Se qualcuno crede che “le banche”, questo Moloch senza volto e senza identità, pagheranno qualcosa, si tolga ogni illusione.
Che la tassa sia applicata sul risultato netto, su quello lordo, sul patrimonio, sulla raccolta, gli impieghi o quant’altro, le contromisure saranno rapide ed efficaci e andranno sostanzialmente in tre direzioni.
La prima relativa ad una attenta imputazione delle voci di bilancio, magari aumentando gli accantonamenti se sarà utile allo scopo o svalutando/rivalutando (a seconda della opportunità) il patrimonio, per neutralizzare in tutto o in parte gli effetti della tassa, riducendo quello che, comunque, dovranno pagare agli stati.
In secondo luogo applicando nuove commissioni (o simili) e aumentando quelle in essere in modo da scaricare sui clienti parte del costo della tassa europea che, così, sarà pagata dai semplici cittadini che, magari, alla notizia della decisione europea hanno entusiasticamente applaudito.
In terzo luogo riducendo i costi del personale, cioè bloccando o limitando gli aumenti contrattuali attesi in Italia con la scadenza del contratto il prossimo 31 dicembre provocando, quindi, un maggior interesse dei dipendenti a quella parte variabile di salario che è rappresentata dai sistemi incentivanti e che deriva sostanzialmente dai risultati della vendita ai prodotti.
Così, anche in questo caso, il costo finale della tassa europea sarà pagata dai clienti delle banche.
Ma a parte questo arido e noioso conteggio da ragionieri su chi in realtà pagherà la tassa europea sulle banche, c’è un motivo di gran lunga più rilevante per essere contrari alla decisione di ieri ed è proprio il principio malsano della introduzione di una nuova tassa, invece di ridurre ed eliminare quelle esistenti.
Aumentare o introdurre nuove tasse è una aberrazione perchè abbiamo abbondantemente visto l’uso che il pubblico fa dei soldi che sottrae ai contribuenti e non ha alcuna importanza se questi sono semplici privati, lavoratori dipendenti, autonomi, professionisti, pensionati oppure industrie, commercianti, artigiani o banche.
Consentire che il pubblico continui a disporre di troppo denaro, significa perpetuare una situazione in cui il contribuente è sottoposto ad una condizione servile, dovendo acconsentire che, con il denaro che lui guadagna, altri decidano come e dove spenderlo.
La strada maestra è la riduzione della spesa pubblica che vada a braccetto con la riduzione delle tasse e la fornitura di servizi a prezzi di costo che siano pagati da chi ne usufruisce e non dalla totalità dei cittadini.
La strada maestra è la manovra Tremonti, con un budget fisso (e progressivamente ridotto) per tutti gli enti pubblici (dalla magistratura alle regioni, dai comuni alle scuole, al catasto, ai ministeri, alla sanità) all’interno del quale decidere le spese e rapportarvi i costi.
Il buon amministratore riuscirà a fornire i servizi essenziali senza sforare.
Il cattivo amministratore non sarà capace di farlo e, meritatamente, sarà cacciato a calci nel fondo schiena e senza alcuna buonuscita anzi venendo chiamato a rispondere personalmente dei “buchi” provocati dalla sua imperizia.
Nel contempo ognuno di noi vedrà progressivamente aumentata la sua capacità economica grazie ad una progressiva riduzione delle tasse.
Aumentando la capacità economica, aumenterà anche la capacità di spesa diventando un volano per l’economica, giacchè ognuno di noi preferisce, di gran lunga, spendere in base ad una propria decisione per quel che interessa, piuttosto che vedersi sottratti denari dalle tasse per vederli volar via verso indistinti lidi e sconosciute tasche.
Ecco perchè la tassa sulle banche decisa, unanimemente, dai governi europei è una autentica bestialità o, come Villaggio fece dire a Fantozzi (in un rigurgito di dignità all’ennesima proiezione del noiosissimo “La corazzata Potemkim”): una boiata pazzesca !


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01 novembre 2009

No a D’alema, vecchio burocrate comunista

Tanto sono in sintonia con Berlusconi quando parla dei comunisti, quando aspira a ridurre le tasse, quando denuncia la casta togata e la credibilità nulla cui sono giunte le sue sentenze, quanto vorrei bastonarlo sulla testa quando indossa l’abito buonista ed ecumenico delle scelte bipartisan, della disponibilità verso chi vorrebbe distruggerlo e della generosità suicida.
Palazzo Chigi, in una nota, ha manifestato il suo gradimento (o la non ostilità il che nella sostanza è lo stesso) alla nomina di Massimo D’alema a “ministro degli esteri e della sicurezza” dell’europa unita.
A me sembra una solenne corbelleria.
Di più, appoggiare la scelta di “baffino”, triste e sopravvalutato epigono italiano del “baffone” di sovietica memoria, è il contrario di tutto ciò che rappresenta Berlusconi nell’immaginario e nella politica nazionale.
D’alema “si iscrisse dalla nascita alla segreteria del pci”, poi le circostanze vollero che dovette subire il crollo del muro, la fine ingloriosa del comunismo, la più sanguinaria e oppressiva tirannide che il mondo abbia mai conosciuto ed eccolo riciclato nel pds, poi nei ds e ora nel pd che lo stesso Rutelli – a suo tempo candidato premier di quella parte politica – non esita a definire “un ceppo del pds”, rendendo quindi giustizia a chi, come me, continua a chiamare quel partito “pci/pds/ds/pd”.
D’alema è cresciuto a corridoi di partito – di cui è sicuramente uno dei funzionari (burocrati) più efficienti – e manifestazioni di piazza (una volta si vantava di aver anche “tirato” delle molotov contro i Carabinieri).
La scuola di partito delle Frattocchie era tutto uno con Botteghe Oscure (nomen omen …) e lì si “formavano” i futuri funzionari di partito, quelli che avrebbero dovuto mantenere nel tempo “l’ideale comunista”.
Era lì che si elaboravano le scelte.
L’opposizione alla Nato (che ci salvò dalla triste sorte dei paesi dell’est) e alla legge elettorale maggioritaria del 1953 che ci avrebbe salvato dal centro sinistra con il psi e dalle devastanti nazionalizzazioni.
L’appoggio o la giustificazione all’invasione comunista in Ungheria nel 1956 e in Cecoslovacchia nel 1968.
Le campagne di stampa contro i Presidenti Segni, Leone e Cossiga e il tentativo di ridicolizzare, sempre a mezzo stampa, il Presidente Saragat (“telegramma e barbera”).
Fu lì che si decise di cavalcare l’onda “del ‘68” e dell’autunno caldo del 1969 e fu sempre lì che le brigate rosse furono prima dipinte di nero e, davanti all’evidenza inconfutabile che erano rosse, “compagni che sbagliano”.
E, ancora, l’opposizione all’installazione dei missili Pershing e Cruise fino al crollo e alla necessità di rifarsi una verginità politica, cambiando nevroticamente il nome al partito che, comunque, comunista era e comunista rimane.
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio, così vediamo D’alema, nella sua fortunatamente breve esperienza di premier, partecipare allegramente al bombardamento degli ex compagni della Serbia e, in quella ancora più fortunatamente breve di ministro degli esteri, passeggiare tra le rovine di Beirut a braccetto con un dirigente del gruppo di hetzbollah cui sono attribuite innumerevoli azioni terroriste.
E a questo personaggio di cui non si conoscono opere mirabili, imprese rilevanti, ma solo i trascorsi da burocrate comunista, Berlusconi vorrebbe concedere il “via libera” per farlo diventare ministro degli esteri e della sicurezza dell’unione europea ?
Capisco che a sinistra non abbiano niente di meglio, ma, in questo caso, niente è meglio.
A meno che … Berlusconi non voglia, maliziosamente, denunciare al mondo quanto questa europa del trattato di Lisbona assomigli alla vecchia Unione Sovietica, dove semplici “direttive” del Politburo vietavano anche ciò che era formalmente permesso.
Ecco che, allora, un D’alema ministro degli esteri e della sicurezza europea, rappresenterebbe al meglio la cappa liberticida che l’unione europea, con i suoi burocrati “politicamente corretti”, si appresta a calare sui cittadini di quella che fu, un tempo, la culla del progresso e del benessere, dalla quale partirono i Coloni che hanno reso migliore il mondo intero.
Fino ad oggi, almeno.

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26 ottobre 2009

Io sto con Gentilini

Leggo che il tribunale di Venezia ha condannato il due volte Sindaco ed ora Prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, a tre anni di inibizione dal tenere comizi.
Nel nome del “politicamente corretto”, sulla base di una ridicola accusa di “razzismo” si sopprime la Libertà di Parola, la Libertà di Pensiero e la Libertà di diffonderlo.
La condanna dello Sceriffo è solo il prologo di quel che ci aspetta se il “trattato” di Lisbona dovesse essere ratificato con l’ultima firma mancante, quella di Vaclav Klaus, il coraggioso Presidente Ceco che sta sollevando ogni cavillo per impedire una simile disfatta per gli Uomini Liberi d’europa.
La nostra Libertà, tanto faticosamente conquistata nei secoli, la nostra Indipendenza, la nostra Civiltà, la nostra Sovranità (e per “nostra” intendo di tutti i Popoli dell’europa delle Patrie) è in grave pericolo per le decisioni prese da una ristretta oligarchia di burocrati con l’euro al posto dell’anima (e anche del cervello).
Miopi signori che non vedono oltre la colonna dell’ “avere” e con la loro miopia compromettono il futuro di tutti i Popoli d’europa.
L’accettazione dell’ingresso di milioni di diseredati ha una valenza economica, potendo rappresentare un calmiere alle richieste sindacali e una preponderanza dell’offerta di mano d’opera sulla domanda e consentendo quindi di produrre di più a costi minori, mettendo in competizione al ribasso chi deve prestare la sua opera per la produzione.
Ma questo arido calcolo che pretenderebbe di opporsi ai bassi costi della produzione orientale, non tiene conto del disastroso prezzo che si paga in termini di coesione sociale.
L’ingresso di milioni di persone estranee alla nostra Storia, alla nostra Cultura, alle nostre – pur diverse – Lingue, alla nostre Radici Romane e Cristiane che si traducono in Tradizione religiosa (Cristiana) e Tradizione giuridica (Romana), ai nostri Costumi, dissesta completamente lo scheletro dell’europa, che con le sue tante Patrie ha dominato il Mondo, senza poter competere realmente con colossi come Cina e India che possono unire produttività a basso costo e coesione etnica e culturale.
Una illusoria competitività produttiva con Cina e India distruggendo l’anima delle Patrie dell’europa, apre al crollo della nostra Civiltà.
Purtroppo, nel perseguire con avidità la strada della produttività, gli oligarchi sono riusciti a lanciare parole d’ordine ammantate da apparentemente nobili intendimenti e che vanno sotto il nome di “politicamente corretto”.
La condanna del Prosindaco di Treviso Giancarlo Gentilini è una sirena di allarme per tutti coloro che, volendo rimanere Liberi di agire, pensare e parlare, non possono accettare che superstizioni, pregiudizi, tabù limitino il diritto alla espressione delle idee con l’imposizione di vocaboli e di espressioni “politicamente corrette”.
Per questo un Uomo Libero non può che solidarizzare con Gentilini.

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01 settembre 2009

Il manganello di Berlusconi sui denti gli eurocrati

Le agenzie battono una notizia esaltante : un Berlusconi grintosissimo risponde sul muso agli abatini eurocrati che alzano il ditino ogni volta che l’Italia respinge (giustamente) un barcone di illegali.
Credo che di questo nuovo Berlusconi dobbiamo rivolgerci in tre direzioni per i ringraziamenti:
1) dobbiamo ringraziare Repubblica e i republicones che da mesi stanno aggredendo il Premier sul nulla e, fortunatamente, Berlusconi ha deciso di non porgere più l’altra guancia;
2) dobbiamo ringraziare i preti rossi, oggi smentiti anche dall’Osservatore Romano (a dimostrazione che alcuni sacerdoti, certi vescovi e persino la Cei sono una cosa, ma la Chiesa Cattolica, guidata da Benedetto XVI è ben altra e più seria);
3) dobbiamo ringraziare Fini Gianfranco che si affanna a mollare calci negli stinchi di Berlusconi, non riuscendo ad arrivare più in alto
.
Berlusconi ha risposto benissimo agli eurocrati che, subito, si sono affrettati a dire che chiedere notizie non vuol dire criticare.
In Italia devono entrare solo coloro che gli Italiani desiderano che entrino, gli altri: fuori !
Bene quindi continuare nel respingimento dei barconi degli illegali, tanto più che non è possibile pensare di ospitare milioni di diseredati e neppure di concedere asilo a tutti coloro che provengono da certe zone.
Ricordo solo che nel Corno d’Africa ci sono 20 milioni di persone: se si imbarcano verso l’Italia, che facciamo ?
Solo perché provengono dal Corno d’Africa concediamo asilo a tutti loro ?
Credo che neppure i dirigenti del pci/pds/ds/pd arriverebbero a dire una simile corbelleria (però non chiedetemi di mettere la mano sul fuoco per loro …).

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06 gennaio 2009

Sarkozy si monta la testa e l’europa si copre di ridicolo

I fautori (ma ce ne sono realmente al di fuori della cerchia dei beneficiati dalla burocrazia di Bruxelles ?) dell’europa non avranno certo apprezzato la piece comica messa in scena dalla loro creatura a cavallo del nuovo anno.
Il 19 dicembre i terroristi palestinesi di Hamas rompono la tregua e ricominciano ad aggredire con i missili Israele: l’europa a presidenza francese, tace.
Il 26 dicembre Israele reagisce e pone in atto azioni di rappresaglia, organizzando anche una azione di terra per neutralizzare Hamas, anche – come dichiara giustamente l’ex ministro degli esteri e della difesa nel primo e nel secondo/terzo governo Berlusconi, Antonio Martino – nell’interesse di tutto l’Occidente.
Sarkozy comincia ad agitarsi: troppo tardi.
Il 2008 finisce e la presidenza dell’europa passa nelle mani della Repubblica Ceca che ha una visione più consona agli interessi occidentali.
Sarkozy, però, non vuole cedere lo scettro e comincia una sua diplomazia personale che lo porta ad incontrare la Livni e poi anche Peres e i palestinesi.
L’apice del ridicolo si raggiunge con l’incontro a tre tra Sarkozy, i rappresentanti dell’europa e gli israeliani.
Per merito di Sarkozy si evidenzia come l’europa sia solo una espressione geografica dove convivono l’eurabia rappresentata dalla Francia e l’europa ancorata alla Civiltà Occidentale rappresentata, in questo caso, dalla Repubblica Ceca cui va tutta la mia personale gratitudine per aver scoperto il gioco francese.
Gran Bretagna, Germania e Italia, le altre Grandi dell’europa, tacciono in applicazione al principio: un bel tacer non fu mai scritto, lasciando che Sarkozy e la burocrazia europea si scornino tra loro.
Intanto Israele si accolla anche i compiti che dovremmo eseguire noi europei.
La vicenda si presta ad alcune considerazioni.
1) Già l’ho scritto: l’europa è solo una espressione geografica e, al più, monetaria, dove convivono – per ora pacificamentei veri europei e l’eurabia che ha nella Francia il suo cuore. Quanto a lungo si potrà parlare di convivenza pacifica ? L’occupazione delle piazze nelle principali città europee da parte degli esagitati musulmani non dovrebbe suonare come un secondo campanello di allarme dopo la rivolta delle banlieu francesi, anzi come una terza sirena di allarme se ci aggiungiamo anche l’invasione degli illegali che sbarcano a migliaia sulle coste italiane senza essere respinti ?
2) L’atteggiamento di Sarkozy – ricordiamo che è colui che ha messo in libertà una assassina, terrorista rossa già condannata in Italia con sentenza passata in giudicato, concedendole asilo ! – rispecchia evidentemente una mai sopita ambizione francese di porre l’europa ai suoi piedi, cioè di usare l’europa per rafforzare il ruolo della Francia e non per un gioco di squadra. Se così non fosse, allo scadere della mezzanotte Sarkozy si sarebbe fatto da parte e, nel rispetto delle regole che l’europa stessa si è data, avrebbe lasciato il campo libero alla Repubblica Ceca.
3) L’anomala presenza di musulmani all’interno dei nostri confini rappresenta un pericolo per l’interesse della nostra Civiltà e sbilancia totalmente la politica estera, facendole perdere di vista l’interesse dell’Occidente, per sposare solo quello arabo. Questo pericolo si vede maggiormente là dove, come in Francia, si è adottata una politica di “naturalizzazione” con la concessione della cittadinanza a milioni di musulmani che, ora, esercitano anche una pressione politica.
4) Le altre tre Grandi Nazioni europee sono fortunatamente rette da governanti più responsabili e non si sono unite al pollaio francese, appoggiando la missione della Repubblica Ceca, presidente di turno, e mantenendo una condivisibile posizione che evidenzia come Hamas sia una organizzazione terrorista e sia responsabile della recrudescenza degli scontri. Manca solo un ultimo passo: l’appoggio, senza se e senza ma, all’azione israeliana finalizzata a neutralizzare definitivamente Hamas.
5) Si pone, di nuovo, il problema di cosa ci stiamo a fare in europa se una nazione non sa, per suo interesse interno e per appagare le ambizioni personali del suo presidente, rispettare neppure la regola dell’alternanza alla guida della comunità. Non siamo in europa per fare da sgabello ai francesi.
6) Ne scriverò un post a parte, ma è opportuno, in un momento in cui continua l’invasione degli illegali in Italia e riprendono fiato le voci che chiedono cittadinanze accelerate e concessione del diritto di voto, tenere bene a mente la differenza che esiste tra “concittadino” e “connazionale”, anche per le implicazioni che una cittadinanza o un diritto di voto concessi a cani e porci possa influire pesantemente non solo sulle scelte di campo in politica estera, ma anche sulla nostra stessa realtà sociale, economica e culturale.

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28 novembre 2008

Un altro tassello contro la libertà individuale

ANSA, ore 15,17:

FINO A TRE ANNI DI CARCERE PER XENOFOBIA, VARATA LEGGE UE - BRUXELLES - I ministri della Giustizia dell'Ue hanno dato oggi il via libera finale alla decisione quadro sul razzismo e la xenofobia, con la quale si introducono sanzioni fino a tre anni di carcere per chi incita pubblicamente alla violenza o all'odio. "Il razzismo e la xenofobia non hanno posto in Europa", ha commentato il commissario Ue alla giustizia, sicurezza e libertà Jacques Barrot, che ha accolto molto positivamente l'introduzione di "sanzioni severe ed efficaci contro il razzismo e la xenofobia, che sono una violazione diretta dei principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani e libertà fondamentali sui quali è fondata l'Ue". I ventisette avranno ora due anni di tempo per recepire nella loro legislazione questa norma europea che prevede, si legge in una nota della Commissione Ue, il carcere da uno a tre anni per chi incita pubblicamente all'odio razziale e alla xenofobia anche attraverso la diffusione di testi scritti, foto o altro materiale diretto contro un gruppo o una persona individuata per la sua razza, colore, religione, origine nazionale o etnica. Analoghe sanzioni saranno applicate a coloro che pubblicamente tollerano, negano e minimizzano in maniera grossolana crimini di genocidio, contro l'umanità e di guerra. Con la decisione di oggi si chiude un iter cominciato nel novembre 2001, quando la Commissione Ue presentò la sua proposta."
Cosa significaincitare pubblicamente alla violenza o all’odio” ?
Cosa vuol direincitare pubblicamente all’odio razziale e alla xenofobia anche attraverso la diffusione di testi scritti,foto o altro materiale diretto contro un gruppo o una persona individuata per la sua razza, colore, religione, origine nazionale o etnica” ?
Si potranno ancora raccontare le barzellette sui negri o pubblicare le vignette sui musulmani ?
E se no, saranno vietate anche quelle sui Carabinieri e sul Papa ?
Oppure queste saranno concesse e, per un contorto ragionamento, quelle vietate ?
Ma, soprattutto, come potremo essere sicuri che i magistrati non “interpreteranno” le norme in base alle proprie convinzioni ideologiche e politiche, perseguitando chi non la pensa come loro ?
E’ proprio necessario imporre questi continui limiti alla libertà di esprimere le proprie idee ?
O forse sono le idee di chi impone questi limiti ad essere così deboli da aver bisogno di sanzioni penali per affermarsi ?
In ogni caso nessuno potrà mai sindacare ciò che ognuno di noi potrà pensare.
Almeno nel pensiero siamo tutti liberissimi e tali resteremo.

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10 luglio 2008

Risposta al parlamento europeo: me ne frego !

Il parlamento europeo, l’inutile idrovora di denaro pubblico capace solo di disporre provvedimenti lobbistici e interferire con la Sovranità dei singoli stati nazionali, ha votato a maggioranza una risoluzione (non vincolante) contraria ai provvedimenti che il governo italiano intende adottare per rinforzare la sicurezza dei propri cittadini.
C’è una sola risposta possibile che coniughi dignità, sovranità e tutela dei cittadini onesti:
ME NE FREGO della risoluzione europea !
Il Ministro Maroni sembra, in questa circostanza, fare onore al suo cognome, dichiarando che “Il governo italiano andrà avanti fino in fondo", perché "é una battaglia di civiltà”.
Mi auguro che alle parole seguano i fatti e, senza se e senza ma, si proceda massicciamente e celermente a raccogliere le impronte digitali a tutti i rom, grandi e piccoli, uomini e donne.
E se qualche parlamentare europeo si indigna, allora sono pronto a contribuire per pagare un biglietto, di sola andata, ai rom perché si installino a casa di tali parlamentari, purchè fuori dai confini nazionali.
Questa orgia di finto garantismo, che premia chi vive ai margini (e a volte oltre) della legalità, facendo ricadere sulle spalle dei cittadini onesti il prezzo di simili pruriti garantisti, deve cessare e l’occasione è proprio quella di rispondere alla risoluzione europea, con un corale, sonoro:

ME NE FREGO !


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20 giugno 2008

Il referendum a seconda della convenienza

Leggo che il Tar ha bocciato, accogliendo il ricorso di una associazione dei consumatori, il progetto di ampliamento della base Americana di Vicenza.
Ancora una volta la magistratura cerca di ostacolare le decisioni di governo, con le solite arzigogolazioni giuridiche che chiunque riuscirebbe ad esprimere su qualsiasi argomento (siamo o non siamo la patria dei sofismi ?).
Il motivo di fondo è: la scelta non è stata sottoposta a referendum tra la popolazione.
Che bella una nazione in cui qualsiasi decisione viene sottoposta a referendum !
Peccato che ciò venga sostenuto a corrente alterna, a seconda delle convenienze e, quel che è sospetto, a seconda della impostazione ideologica.
Non mi risulta, infatti, che un qualsivoglia Tar sia intervenuto per bocciare l’apertura di discariche perché la popolazione non è stata chiamata ad esprimersi con un referendum
Le discariche le aprono con un decreto e le difendono con un esercito di professionisti addestrati alla guerra (neanche all’ordine pubblico !).
Ma, soprattutto, nessuno che abbia esclamato: come hanno ragione quelli che vogliono un referendum perché il Popolo si esprima sul trattato di Lisbona !
No, anzi, chi ha osato proporlo è stato additato al pubblico ludibrio come se avesse proposto uno stupro di massa.
Non uno straccio di Tar che, intervenendo contro le scelte governative una volta per una buona causa, dicesse: stop al trattato, prima sottoponetelo a referendum.
Ecco perché non è credibile il pronunciamento del Tar contro l’ampliamento della base vicentina delle truppe dei nostri Alleati.
Ecco perché abbiamo una magistratura che perde sempre più fiducia popolare.

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