Corre voce, prevalentemente su X, che il palinsesto per la nuova stagione di Rai Radio Uno non preveda "Lupus in fabula", i dieci minuti nei quali, Pietrangelo Buttafuoco, con grande maestria, capacità di sintesi e senso della misura, consigliava, ogni giorno, la (ri)lettura di un classico o di un contemporaneo.
Io sono uno degli assidui ascoltatori di Lupus in fabula di cui apprezzo persino le repliche in onda da metà giugno.
Ho già scritto che considero Lupus in fabula, una delle trasmissioni più riuscite della radio nazionale, assieme a "Successo", di Umberto Broccoli, la rassegna stampa di Massimo Giraldi ed Enrica Belli e "Ping pong" di Annalisa Chirico.
Non so che fine faranno le altre trasmissioni, suppongo che per la rassegna stampa resterà in quanto servizio pubblico, al massimo con due nuovi conduttori, ma la voce su Lupus in fabula è inquietante.
Soprattutto perchè sembra legata alla scelta dell'autore e conduttore, Pietrangelo Buttafuoco, nella sua qualità di Presidente della Fondazione della Biennale di Venezia, di ammettere il padiglione dedicato alla Russia (e anche ad Israele), ritenendo che la Cultura, quella con la "C" maiuscola, non debba nè possa essere ostaggio della propaganda e delle fazioni politiche.
Ho anche letto di una ipotesi di assegnazione di un'altra trasmissione in una diversa fascia oraria, ma sembra smentita.
Dicono che la Rai sia TeleMeloni, ma io non me no sono accorto, anzi mi sembra che aver delegato ad uno come Alessandro Giuli che, come il frate Cimabue di una vecchia pubblicità di Carosello, se una ne fa ne sbaglia due, non sia stata una scelta felice.
La sua ostilità a Buttafuoco Presidente della Biennale per il padiglione russo si è concretizzata nell'assenza alla inaugurazione della Biennale stessa, mentre Giuli si è distinto per l'assoluta assenza nel sostenere le ragioni del Direttore di Orchestra Beatrice Venezi licenziata per volere dei sindacati cattocomunisti unicamente, stante il suo curriculum, per ostracismo politico anzi, peggio ancora, di fazione.
Indubbiamente la Meloni ha cannato tre o quattro ministri (e se sarà rieletta presumo che ne terrà conto) anche se qualcuno di quelli ogni tanto ne dice una giusta (veggasi Crosetto, deludente alla difesa, ma che è stato perfetto nel commentare la condanna del gioielliere Mario Roggero).
Non sempre ho condiviso le opinioni espresse da Buttafuoco, soprattutto sull'Islam che lui ha abbracciato come religione e che io, agnostico, accetterei come religione ma vi vedo i germi di una violenza endemica sorta con la fondazione stessa di quel culto.
Come non condivido alcune delle ultime, critiche posizioni di Marcello Veneziani, ma continuo a leggerne con grande piacere i saggi e gli editoriali e ancora.
Sono due Uomini di Cultura, mi dispiacerebbe chiamarli intellettuali come quelli del gregge cattocomunista, che in quanto tali fanno le loro scelte, espongono le loro idee senza farsi coartare neppure da quelli che sarebbero i politici di riferimento.
Non sono i soli, mi viene in mente la già citata Beatrice Venezi, ma anche Marco Tarchi, Franco Cardini, ognuno dei quali di grande spessore, con idee e argomentazioni che a volte sono irritanti e puntute, ma che rientrano perfettamente nella categoria degli Uomini di Cultura, che riescono a far paura, con la loro capacità di argomentare, persino quando hanno appena dieci minuti di trasmissione prima del giornale radio delle sette del mattino.
Mi piacerebbe che qualcuno che abbia seguito sui social iniziasse una campagna per chiedere il ripristino di Lupus in fabula e della presenza di Pietrangelo Buttafuoco in radio ... a meno che non sia vera l'ipotesi che a Buttafuoco venga assegnata una fascia orario con maggiori ascolti e più prestigiosa.
Magari in televisione.
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