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03 novembre 2026

I brogli nell'urna

Oggi si vota negli Stati Uniti per rinnovare la Camera dei Rappresentanti (435 membri) e un terzo del Senato (in realtà 35 senatori su 100).

Radio, giornali e televisioni sembrano impazziti, soprattutto quelli di sinistra che suoneranno le campane a festa se i democratici dovessero vincere camera e senato o anche solo una delle due.

A parte ogni considerazione su candidati socialisti e islamisti, che rappresentano un vulnus per la democrazia americana e sono eleggibili solo grazie al tradimento dei Valori e dei Principi fondanti quella democrazia di una parte della popolazione dei discendenti di coloro che quella democrazia costruì e diffuse, è interessante constatare come il giorno del voto non sia propriamente il 3 novembre, ma si estenda, prima e dopo, a causa delle varie modalità di voto.

Così il voto elettronico e soprattutto quello postale sul quale ho visto un allucinante servizio televisivo.

L'elettore ritira la scheda, quando non gli arriva direttamente a casa, vota e la imposta in una normalissima cassetta postale.

Siamo proprio sicuri che quello sia il metodo migliore per garantire non tanto la segretezza di un voto, quando la ben più rilevante legittimità di quel voto ?

Già il fatto che possa essere inviata a casa per posta la scheda elettorale è un rischio, basti solo pensare a quante carte di credito e debito vengono trafugate, anche in Italia, se il cliente della banca si assume il rischio di farsela mandare a casa.

A quel punto, in possesso di una scheda, chi controlla chi vota ?

Non c'è uno scrutatore che attesti l'identità del votante, i democratici si oppongono ferocemente all'obbligo di esibire un documento di identità, non so quali controlli siano previsti per verificare che quelle schede siano votate realmente da un cittadino statunitense con pieni diritti di elettorato.

Anche la vicenda del papa Leone XIV che, a quanto pare, si è fatto portare la scheda dal fratello che poi, a sua volta, l'ha riportata votata negli Stati Uniti, mi sembra emblematica di una certa superficialità che caratterizza gli Americani, eterni bambinoni, che credono alla buona fede altrui e poi si trovano dei musulmani sindaci e senatori.

Quello che sta accadendo negli Stati Uniti, con le solite esagerazioni che vediamo in quella nazione dove si eccede sempre in tutto, possono accadere anche in Italia, dove sta prendendo piede, "per favorire la partecipazione", il voto postale e dove c'è chi vorrebbe introdurre quello elettronico che farebbe la stessa fine della carne surgelata nei supermercati hackerati dove hanno portato la temperatura delle celle frigorifere da meno 20 a più 50.

Trovare sistemi facili per votare, significa porre le basi per nuove forme di brogli, sovvertendo la volontà popolare.

Il voto deve essere un momento di importante riflessione, quindi non può essere espresso un mese o un giorno prima della data fissata per esprimerlo, perchè in quel lasso di tempo possono avvenire fatti che portano a cambiare la nostra opinione, quindi la nostra scelta.

E il voto deve essere espresso solo da chi ne ha diritto, nel seggio naturale previsto dalla legge e, se del caso, anche con il sacrificio di uno spostamento dall'abituale luogo di domicilio, provvisorio, diversamente avrebbe provveduto a cambiare residenza e quindi a votare dove si trova.

Anche perchè votando dove si ha la residenza il riconoscimento del proprio diritto è più facile e immediato a prescindere dalla presentazione, che deve sempre restare obbligatoria, di un documento di identità in corso di validità.

Ovviamente ci sono le eccezioni (ricoverati in ospedale, militari in servizio all'estero) la cui identità, però viene facilmente certificata in uno con il diritto ad esprimere un voto.

Il voto è una cosa seria e importante e deve essere espresso, anche se costa un piccolo sacrificio, con consapevolezza e nella certezza che chi lo esprime abbia il diritto di farlo.