L'esito del primo turno delle presidenziali in Brasile e i sondaggi in Italia e nelle altre nazioni, indicano che il nostro è un mondo diviso a metà.
Ma quel che è grave è che la divisione non è tra Occidente ed Oriente, Nord e Sud, comunisti e democratici, la divisione è interna in tutte quelle nazioni dove si è sviluppata una dialettica politica e le opinioni non sono compresse, imbavagliate o, almeno, non lo sono eccessivamente anche se i frequenti interventi dei magistrati e di gruppi di pressione portatori di interessi corporativi (penso al woke, agli lgtb, agli ecoambientalisti, ad esempio), ad ogni latitudine, inquinano il dibattito politico e vorrebbero imbavagliare, con la scusa della regolamentazione, la libertà di espressione.
E' indubbio che nella politica globale, se davanti ad un Iran monolitico dietro il suo fanatismo religioso, ci sono degli Stati Uniti dove il Presidente deve sempre subire i freni del Congresso e dei magistrati, allora l'Iran ha più possibilità di danneggiare l'economica internazionale che non gli Stati Uniti di annientare il regime degli ayatollah.
E se accantoniamo il paradosso della vicenda tra Russia e Ucraina, dove la prima vota regolarmente e nella seconda sono, credo, tre anni che è sospesa ogni votazione, vediamo che sono sempre le nazioni comuniste e islamiste che stanno avvantaggiandosi da una guida che non deve scendere a compromesso con parlamenti e lobbies varie.
Churchill diceva che "la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora", ma lo diceva cento anni fa (o quasi) e la democrazia ha avuto diverse e svariate formulazioni in base all'evolversi della Storia.
Roma repubblicana era sicuramente democratica, ma le donne non votavano, per essere eletti occorrevano requisiti che oggi farebbero inorridire gli abatini della democrazia e per poter governare un impero sono dovuti ricorrere ad un potere assoluto nelle mani di una sola persona (che poi doveva comunque delegare).
E se gli stati comunisti e islamisti possono giocarsi la carta della rapidità e univocità delle decisioni, noi siamo divisi, praticamente a metà, in ogni nazione in cui si vota.
Prevale la destra o la sinistra, a seconda dei tempi, delle leggi elettorali, della situazione contingente, di un evento scatenante che cambia la prospettiva nell'immediatezza del voto, spesso in base a sentimenti di pancia, non ragionati e non ragionevoli, ma chi prevale, ci riesce sempre con un margine minimo, con i voti di elettori border line che la volta successiva possono spostare il loro consenso.
Impossibile, in tale situazione, procedere con interventi strutturali che, come ogni provvedimento del genere, devono sempre togliere qualcosa a qualcuno (spesso a tutti) in una visione di interesse generale, i cui frutti, però, si avrebbero solo in periodi più lunghi di un mandato e quindi non utili per ottenere un rinnovato consenso elettorale.
E le nuove elezioni porterebbero al potere chi, quel disegno, non vuole perseguire, distrugge tutto e ricomincia da capo.
E le elezioni nel nostro Occidente liberale sono, purtroppo tali da vedere ormai sistematicamente una alternanza ogni cinque/dieci quattro/otto anni, periodi insufficienti per mettere mano alle leggi necessarie ed al termine dei quali, come una penitenza del Monopoli, si riparte dal via.
Nel frattempo le nazioni sotto il tallone comunista e islamista si organizzano, senza tante discussioni, si prendono tutti i vantaggi che derivano da decisioni rapide e univoche e riescono ad opporsi agli stati liberali troppo deboli all'interno, dove sono presenti numerose cricche che rappresentano le quinte colonne di quegli stati comunisti e islamisti, che ne intralciano l'azione.
Come per la difesa della via del petrolio che ci sta provocando una grave crisi economica nella quale i governanti non hanno idea di come, cosa e dove andare.
Non ne hanno idea, perchè l'unica soluzione(e sono convinto che ne siano perfettamente consapevoli !) sarebbe quella di unirsi a Stati Uniti e Israele per difendere la via del petrolio con le armi, rendendo inoffensivi gli ayatollah ed i loro alleati di Hamas, Hetzbollah, Houthy.
Lo potrebbe decidere un "monarca" (inteso nel senso di un uomo solo al comando) che non debba ogni giorno confrontarsi con chi gli mette i bastoni fra le ruote o con elezioni che ne mettono in gioco la permanenza nel ruolo, troppo ravvicinate e troppo influenzate da elettori spesso ignoranti e paurosi.
La nostra crisi è "tutta" (si far per dire) qua.
Se chi può riuscirà a trovare la chiave per dare continuità alle azioni di governo, ne darà anche efficacia.
Ma per fare questo, maggioranze momentanee e risicate non bastano, occorrerebbe la capacità di individuare Valori, Ideali, Progetti, che abbiano solide fondamenta comuni perchè, anche cambiando governi e uomini al governo, si possa perseguire comunque un obiettivo condiviso.
Valori, Ideali, Progetti, che, oggi, quando ci sono, quando anche la sinistra riesce a raffazzonarne qualcuno, sono comunque in totale, netto contrasto gli uni con gli altri, rendendo impossibile ogni condivisione.
Nessun commento:
Posta un commento