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04 gennaio 2025

Il principio non cambia, anche per una 5stelle

E' notizia di ieri che, a quasi un anno dal voto, il "Collegio regionale di garanzia elettorale della Corte d’Appello di Cagliari" ha dichiarato decaduta dalla carica di consigliere (a cascata di Presidente) della regione Alessandra Todde, del movimento 5 stelle, con maggioranza in consiglio assieme ai cattocomunisti.

Il motivo sarebbe da riferire a presunte inadempienze sulla rendicontazione delle spese per la campagna elettorale.

Non mi interessano le cause, le motivazioni, gli appelli, le difese.

A me basta sapere che la Todde fu eletta (purtroppo per i sardi, ma chi è causa del suo mal ...) presidente della regione Sardegna perchè ha preso più voti del candidato di Centro Destra, anche se le liste del Centro Destra presero più voti (ma meno seggi a causa del sistema elettorale che garantisce, giustamente, la governabilità) delle liste collegate di sinistra.

La Todde ha preso più voti, quindi il Popolo si è espresso e per cinque anni la vuole come presidente di regione e non ci deve essere magistrato o corte di appello che tenga e che si permetta di ribaltare il voto popolare.

Se ci sono state inadempienze, multatela, anche con cifre e con pignoramenti delle indennità che le riducano il reddito a livello di sopravvivenza, ma non deve essere rimossa dal suo incarico, tale per volontà del Popolo.

E' un principio che per me vale per tutti gli esponenti di Centro Destra sotto attacco da Toti alla Santanchè e vale anche per la Todde pur essendo esponente della barricata opposta alla mia.


28 febbraio 2024

59 milioni di Premier

Per la prima volta dal 2015, i cattocomunisti assieme ai grillini sono riusciti a conquistare una presidenza di regione, la Sardegna, che era detenuta dal Centro Destra.

Una vittoria personale della candidata grillina che ha superato per 3000 voti il candidato del Centro Destra, non delle liste cattocomuniste che hanno preso ventimila voti in meno di quelle della Coalizione di Centro Destra.

Una vittoria dovuta a quella anomalia che è il voto disgiunto, ma pur sempre una vittoria.

Sono seguiti i latrati dei "consiglieri" della Meloni, di Salvini e di Tajani.

Non i consiglieri interni ai rispettivi partiti, bensì quelli che dall'esterno sono saliti in cattedra e raccontano dove hanno sbagliato e cosa dovranno fare, preconizzando la fine del Centro Destra.

Una volta si diceva che in Italia c'erano 50 milioni di commissari tecnici che emergevano soprattutto dopo le sconfitte quando, fino al giorno prima, applaudivano sino a spellarsi le mani.

Analogamente (il calcio e la politica sono molto più affini di quanto si possa credere, se non altro perchè una vittoria non è mai definitiva e mai potrà accadere che i sostenitori di un partito o di una squadra, anche davanti a prove inconfutabili, cambino idea dando ragione alla squadra opposta) abbiamo 59 milioni (o, se vogliamo correttamente escludere gli stranieri immigrati, 54 milioni) di esperti, commentatori, analisti della politica pronti a diffondere gratuitamente il loro sapere.

In prima fila, neanche dirlo, i giornalisti, soprattutto quelli cattocomunisti che allignano nel Corriere, in Repubblica, nella Stampa, autentici consiglieri fraudolenti del Presidente del Consiglio che, sono certo, farà esattamente il contrario di quel che, sudolamente e infidamente, le consigliano.

Traggo infatti molta fiducia nel pacato commento della Meloni, di Salvini e di Tajani che hanno dichiarato che faranno tesoro dell'ammonimento e ripareranno ai loro errori.

E ne faranno degli altri, come è inevitabile.

Credo sia infatti superfluo pretendere di insegnare qualcosa a chi fa politica sin dalla più giovane età, avendo iniziato, almeno Salvini e la Meloni, dalla gavetta scolastica, per passare alla militanza nelle strade e piazze, quindi agli incarichi da consiglieri comunali e provinciali e poi in parlamento, ricoprendo cariche istituzionali, fino alle attuali.

Io posso solo esprimere delle mie preferenze (come quella di affievolire il sostegno all'Ucraina) ma che non posso certo individuare come causa di una sconfitta, soprattutto quando è maturata per ragioni tecniche e a fronte di una affermazione nel voto di lista.

E la Meloni, Salvini e Tajani non possono e non devono neppure deviare dalla linea che hanno intrapreso solo per cercare di accontantare le frange più rumorose dei propri sostenitori: i conti di un governo si fanno a fine legislatura.

18 gennaio 2024

Se io fossi la sintesi della Meloni, Salvini e Tajani

Il Centro Destra non ha ancora sciolto il nodo della candidatura a Presidente della Sardegna, tra l'uscente Solinas, sostenuto dalla Lega e il sindaco di Cagliari Truzzu, sostenuto da Fratelli d'Italia.

Nel frattempo è intervenuta la magistratura con una inchiesta su Solinas che, probabilmente, lo metterà fuori gioco.

Se io invece fossi la sintesi della Meloni, di Salvini e di Tajani e mi trovassi a decidere, candiderei Solinas, solo per il fatto di ristabilire un principio, quello di innocenza.

Ma, soprattutto, per mandare un fortissimo segnale che non sono i magistrati a scegliere i candidati, ma i partiti e non sono i magistrati a poter stabilire chi deve amministrare o governare una città, una regione, uno stato, ma gli Elettori.

Davanti ad una inchiesta della magistratura e fino alla sentenza definitiva passata in giudicato, non deve essere privato nessuno del diritto ad essere considerato innocente, nel trattarlo come tale in ogni circostanza.

So che non accadrà, ma ricandidare unanimemente da parte del Centro Destra Solinas, manderebbe un segnale fortissimo di risveglio della Politica sulla magistratura.