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27 agosto 2025

Privatizzare i dipendenti pubblici

Leggo che la spesa per la pensione dei dipendenti pubblici è doppia rispetto a quella dei dipendenti che hanno lavorato nelle imprese private.

E' una evidente stortura che non ricompensa il rischio di perdere il lavoro, di trasferimenti onerosi, di non ricevere lo stipendio, di fallimento del datore di lavoro, di essere penalizzato nella progressione di carriera: tali rischi sono praticamente inesistenti per i dipendenti pubblici.

In parallelo la produttività diventa un elemento essenziale per le voci integrative e variabili della retribuzione dei dipendenti privati, mentre solo negli ultimi anni si è provato a dare una spolveratina di merito con retribuzioni variabili anche per i dipendenti pubblici, peraltro con l'ombra dei sindacati sempre in agguato. 

Inutile piangere sul latte versato e il passato è passato, chi ha dato, ha dato, chi ha avuto, ha avuto.

Per il futuro una sana prospettiva sarebbe quella di organizzare le attività ora definite "pubblico impiego", secondo criteri, standard e regole private.

Perchè, ad esempio, non considerare di appaltare la gestione del catasto ad una azienda che organizzerebbe il lavoro, pagherebbe i dipendenti, in base a regole privatistiche, facendo leva sul merito, sulle capacità, sulla produttività ?

Analoga domanda può essere posta su tutti gli altri lavori dei vecchi "statali", anche quelli sempre posti su un piedistallo con la scusa della "missione" o della riservatezza del lavoro.

Cosa c'è, infatti, di più riservato, che suscita reazioni di massima gelosia nella custodia dei dati (quanti di noi sarebbero disposti a comunicare al vicino il saldo del proprio conto o la composizione del proprio portafoglio titoli ?), del lavoro di banca dove i dipendenti vengono a conoscenza della situazione economica di chiunque abbia un rapporto presso l'azienda in cui lavorano ?

E se dei dati escono illecitamente è perchè quel dipendente è infedele come può esserlo il dipendente di un tribunale che, ad esempio, facesse pervenire ad un giornale qualche notizia riservata su indagini in corso con le relative documentazioni.

Non accade, forse, ma se accadesse ...

Con la privatizzazione dei dipendenti pubblici lo stato non solo risparmierebbe sui costi incassando una cifra dalla società fornitrice del servizio che vincesse l'appalto, ma anche si libererebbe di tutti i condizionamenti che si hanno nel gestire del personale dal quale poi ci si aspetta il voto.

Nuovi contratti, nuove regole, nuova percezione del lavoro pubblico non più visto come una nicchia di privilegio, ma come motore produttivo della Nazione.

Merito, capacità, produttività diventerebbero le leve con le quali i servizi per i cittadini verrebbero forniti con meno burocrazia, più efficienza e più rapidità.


 

06 agosto 2025

La strada virtuosa della privatizzazione

Ho letto che la spesa del 2025 per i dipendenti pubblici ammonta a ben 201 miliardi, su un totale di spesa pubblica di 915 miliardi ed entrate per 728 miliardi, aumentando il disavanzo complessivo di altri 187 miliardi.

Non ho trovato l'appunto se sono computati anche i costi delle retribuzioni dei magistrati che pure sono dipendenti pubblici, pagatissimi, ma diciamo che rientrino anche i loro emolumenti.

I numeri non lasciano scampo, il pubblico impiego è una delle voci più onerose e questo per un lavoro che potrebbe essere appaltato quasi interamente ad agenzie private che agiscano con principi di economicità e avendo come obiettivo il profitto.

Adesso l'impiego pubblico è invece un onere per tutti noi, un sistema pieno di guarentigie, automatismi, protezioni contrattuali.

Mi sono sempre domandato perchè, ad esempio, al catasto o all'anagrafe debba esserci un dipendente pubblico e non possa essere invece dato in concessione ad una agenzia privata, per un lungo periodo di tempo visto che deve organizzare e rendere attiva una lavorazione.

Qualcuno in passato mi ha risposto che è una questione di fedeltà, di fiducia, di riservatezza.

Ma nulla di diverso da, ad esempio, un dipendente di banca o delle assicurazioni cui si chiede onorabilità, riservatezza e un comportamento anche privato che sia esente da censure.

Altrettanto si può dire con le attività di ufficio delle Forze dell'Ordine, come i passaporti e, infatti, la richiesta e consegna di passaporti adesso può essere fatta anche alle poste che sono sempre pubbliche, ma è già un passo importante verso la privatizzazione del servizio.

Se, ovviamente, non si può pensare di rivoluzionare tutto con un tratto di penna (cosa che potrebbe accadere, eventualmente, solo dopo una guerra devastante) si dovrebbe pensare di procedere con gradualità, privatizzando questo o quel settore, in modo intelligente (non un tanto al chilo come fecero i governi di sinistra), ma certamente evitando di pensare di recuperare allo stato attività economiche o servizi, come ascolto per, ad esempio, l'Ilva e la siderurgia o per lo stesso Mps.

Una volta adagiatisi tra le braccia di mamma stato, sarebbe molto più difficile stimolare le categorie interessate a riprendere una navigazione in mare aperto e, infatti, le resistenze ad ogni cambiamento della situazione, a riforme che intacchino i privilegi divenuti "diritti acquisiti", scatenano le barricate e la peggior retorica.

Perchè le mani per riorganizzare una macchina pubblica bolsa e ipertrofica devono essere messe cominciando sempre dall'ufficio, dal settore "degli altri".

E sono resistenze che vengono superate con grandissima fatica ... quando vengono superate.

23 settembre 2023

L'eredità di 11 anni di governi cattocomunisti

Ieri, alle 12,30, nella quotidiana trasmissione radiofonica del gr economia, ho ascoltato l'intervento di un sindacalista uil del pubblico impiego.

Costui, ricordando che da dieci anni non ci sarebbero aumenti per la pubblica amministrazione e da sette anni esiste il differimento della liquidazione, pretende, con il solito tono ultimativo cui ci hanno abituati, che il Governo (quello di adesso che non è certo responsabile delle azioni dei governi cattocomunisti e in quanto tali amici dei sindacati della Trimurti, degli undici anni precedenti) provveda immediatamente a dare gli aumenti e a liquidare il trattamento di fine rapporto.

Spesa prevista, gli chiede la conduttrice, tre miliardi e mezzo per gli aumenti.

Nessuna cifra per la liquidazione del fine rapporto.

A parte la considerazione che i tre miliardi e mezzo probabilmente sono una cifra di gran lunga esposta per difetto e la dovremmo almeno raddoppiare, il sindacalista, non dice dove andare a prendere quei soldi, visto che tutti i margini sono stati mangiati dal superbonus e dal reddito di cittadinanza di Conte e dei grillini.

Il sindacalista è in ampia compagnia, con i suoi colleghi della Trimurti, ma anche con gli amministratori locali cattocomunisti e con i segretari dei partiti della sinistra cattocomunista e grillina.

Tutti chiedono perentoriamente interventi del Governo, investimenti, salari minimi, bonus e detrazioni, risorse, assunzioni, che costerebbero decine di miliardi, senza indicare dove reperire quelle risorse, a meno che non pensino di aumentare il già mostruoso debito pubblico che era sotto i 1800 miliardi quando, nel 2011, un complotto internazione orchestrato dalla Merkel e da Sarkozy, con la complicità istituzionale e politica dei cattocomunisti italiani, rovesciò il legittimo Governo Berlusconi e che, dopo undici anni di governi quasi integralmente cattocomunisti, da Monti a Draghi, è stato consegnato al nuovo governo uscito dal voto popolare, quello attuale della Meloni, aumentato di ben mille miliardi.

Mille miliardi spesi a debito e siamo ancora al punto di dover concedere aumenti ai dipendenti pubblici, assumere personale pubblico, realizzare investimenti ?

Ma allora dove sono finiti quei mille miliardi che, oggi, ci farebbero tanto comodo ?

Probabilmente in una miriade di iniziative di sperpero tipo superbonus, accoglienza dei clandestini, spesa senza ritorni e così si consegna al Governo Meloni una situazione peggiore di quella che era stata presa in carico dopo il rovesciamento del Governo Berlusconi.

Io voglio pensare che non verranno concessi gli aumenti ai dipendenti pubblici, già ampiamente privilegiati rispetto a quelli privati per la sicurezza del loro posto di lavoro.

Quando, agli inizi degli anni duemila, il settore del credito ebbe varie difficoltà di bilancio, la necessaria ristrutturazione, fu pagata anche dai dipendenti, con contratti di solidarietà che implicarono non una riduzione della voce dello stipendio, ma delle voci aggiuntive, come le forme premianti (se non ci sono i risultati non si possono premiare i dipendenti) o come i buoni pasto e il numero di giornate di ferie.

Grazie anche a quel sacrificio, le banche ripresero a macinare utili.

Perchè non fare quindi ai dipendenti pubblici un contratto di solidarietà fino a quando la pubblica amministrazione non riuscirà, almeno, ad eguagliare il privato (ma dovrebbe dare molto di più) nella sua efficienza operativa e nel macinare utili ?


19 settembre 2007

Paghiamo tre, lavora uno

L’ultima proposta indecente in campo economico di uno dei tanti ministri di sinistra, porta la firma di tal Luigi Nicolais, ministro temporaneo della funzione pubblica (nella foto in una delle sue espressioni più intense).
E la proposta è talmente indecente che in un soprassalto di coscienza – generalmente sconosciuto a quelle latitudini politiche – l’altro ministro temporaneo (del lavoro) Damiano, invita il collega alla coerenza.
Nicolais infatti propone la rottamazione dei dipendenti pubblici nella misura di uno a tre.
Cioè una assunzione per tre dismissioni.
Sono convinto che i rottamandi sarebbero ben lieti di poter incamerare incentivi all’esodo e una pensione per poi dedicarsi ad attività più piacevoli (se hanno saputo amministrare le loro risorse) o per arrotondare con lavoretti autonomi di vario genere.
Il punto … sono tre.
1) Con quale coerenza un governo propone un accordo che accompagna un aumento dell’età pensionabile per le compatibilità economiche della spesa previdenziale, se propone ai suoi dipendenti una uscita anticipata e incentivata ?
2) Perché noi tutti dovremmo pagare l’esodo incentivato di una pletora di dipendenti pubblici, quando nel nostro campo ci viene imposto di lavorare fino a oltre 60 anni ?
3) Il problema della pubblica amministrazione è l’organizzazione, la possibilità di sanzionare comportamenti indolenti e colposamente o dolosamente inefficienti e sostituire 3 “vecchi” con un “giovane” senza cambiare le norme che regolano il pubblico impiego significa peggiorare la situazione e gravare di ulteriori pesi la finanza pubblica.

Ma in questa occasione Nicolais deve anche scontare l’opposizione della triplice sindacale.
Per forza, i sindacati confederali hanno il loro bacino di utenza tra i lavoratori anziani e l’uscita anticipata di centinaia di migliaia di “vecchi” dipendenti pubblici significherebbe alterare profondamente il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati che già nella triplice rappresentano la maggioranza assoluta degli iscritti (tanto che per vincere il prossimo referendum relativo all’accordo sul welfare hanno convocato alla urne anche i pensionati che nulla hanno da pagare per tale accordo, con evidente intenzione di alterare i risultati finali a favore delle proprie scelte).
Dobbiamo aspettarci che Prodi e Visco istituiscano una gabella straordinaria in conto “esodo incentivato pubblica amministrazione” ?


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18 aprile 2007

Pubblico impiego,produttività e integrativi

Dopo aver suonato le campane a festa per l’intervenuto accordo, pronube Prodi, per il contratto del pubblico impiego, la trimurti sindacale ha nuovamente le armi al piede e propone l’ennesima minaccia di sciopero perché si sarebbe accorta che l’intesa è stata “tradotta” con una perdita secca di 9 euro sulla media di aumenti e con il “blocco” della contrattazione integrativa.
Ho qualche dubbio che tale “scoperta” non fosse già evidente nel momento del mediatico accordo, ma tant’è, questa volta la triplice ha ragione, almeno per quanto riguarda la contrattazione integrativa.
Dire pubblico impiego, infatti, è dire un universo mondo diverso tra categoria e categoria.
Imporre una soluzione uguale per tutti può essere solo una base, una sorta di “minimo” sotto il quale non è possibile andare, ma proprio per le peculiarità dei vari settori, l’integrativo è il contratto che meglio può rappresentare la realtà, premiando quei settori efficienti e produttivi.
Se l’accordo governativo impedisce questo sviluppo è un pessimo accordo e bene fa la trimurti a protestare.
Il pubblico impiego non può sottrarsi all’esame di efficienza cui sono costantemente sottoposti i lavoratori privati e se non è magari possibile quantificare immediatamente in “prodotto” tale efficienza, è però assumere a parametro altri fattori:
il numero di pratiche arretrate
i tempi di evasioni delle domande
i tempi di intervento
il numero di contenziosi aperti e la loro durata
le domande di iscrizione pervenute
le domande di trasferimento
.
Ed ogni categoria del pubblico impiego ha sue specifiche attività per le quali è possibile individuare elementi da porre a base dei parametri dai quali desumere l’efficienza o meno del servizio.
Uno stato civile e moderno si vede anche da come funziona la pubblica amministrazione.
Se, come è capitato a me, il cittadino deve perdere tempo per produrre copie di ricevute e fotocopie di atti che un pubblico servizio si è perso e, nonostante tali copie vengano prontamente consegnate, il pubblico servizio continua a ponzare sull’esito della domanda, allora anche i 92 euro di aumento che risulterebbero dalla rilettura dell’intesa tra la trimurti e il governo sembrano troppi.
Il pubblico impiego non deve più essere un gigantesco collocamento dove sistemare i propri clientes o i dipendenti in esubero di finanzieri amici, ma deve concorrere alla pari con le altre professioni a far correre l’Italia.
Regalie di aumenti generalizzati, dove il lavativo viene premiato quanto un serio lavoratore, non possono più essere autorizzate.
E per individuare dove funziona e dove non funziona, l’unica scelta è quella di ridurre l’ambito di applicazione di una norma, perché restringendo il campo degli interessati è più facile individuare efficienza e produttività.
In questo senso il contratto integrativo assume importanza non solo per il lavoratore coinvolto, ma anche per tutti i cittadini che, per le loro attività, dipendono dalla celerità e precisione della risposta pubblica.
Anche se ne dubito – la “fratellanza” politica indurrà secondo me all’ennesimo compromesso clientelare – mi auguro che la trimurti, per una volta, faccia la sua parte e obblighi il governo a dare il via alla contrattazione integrativa del pubblico impiego.

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