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06 agosto 2025

La strada virtuosa della privatizzazione

Ho letto che la spesa del 2025 per i dipendenti pubblici ammonta a ben 201 miliardi, su un totale di spesa pubblica di 915 miliardi ed entrate per 728 miliardi, aumentando il disavanzo complessivo di altri 187 miliardi.

Non ho trovato l'appunto se sono computati anche i costi delle retribuzioni dei magistrati che pure sono dipendenti pubblici, pagatissimi, ma diciamo che rientrino anche i loro emolumenti.

I numeri non lasciano scampo, il pubblico impiego è una delle voci più onerose e questo per un lavoro che potrebbe essere appaltato quasi interamente ad agenzie private che agiscano con principi di economicità e avendo come obiettivo il profitto.

Adesso l'impiego pubblico è invece un onere per tutti noi, un sistema pieno di guarentigie, automatismi, protezioni contrattuali.

Mi sono sempre domandato perchè, ad esempio, al catasto o all'anagrafe debba esserci un dipendente pubblico e non possa essere invece dato in concessione ad una agenzia privata, per un lungo periodo di tempo visto che deve organizzare e rendere attiva una lavorazione.

Qualcuno in passato mi ha risposto che è una questione di fedeltà, di fiducia, di riservatezza.

Ma nulla di diverso da, ad esempio, un dipendente di banca o delle assicurazioni cui si chiede onorabilità, riservatezza e un comportamento anche privato che sia esente da censure.

Altrettanto si può dire con le attività di ufficio delle Forze dell'Ordine, come i passaporti e, infatti, la richiesta e consegna di passaporti adesso può essere fatta anche alle poste che sono sempre pubbliche, ma è già un passo importante verso la privatizzazione del servizio.

Se, ovviamente, non si può pensare di rivoluzionare tutto con un tratto di penna (cosa che potrebbe accadere, eventualmente, solo dopo una guerra devastante) si dovrebbe pensare di procedere con gradualità, privatizzando questo o quel settore, in modo intelligente (non un tanto al chilo come fecero i governi di sinistra), ma certamente evitando di pensare di recuperare allo stato attività economiche o servizi, come ascolto per, ad esempio, l'Ilva e la siderurgia o per lo stesso Mps.

Una volta adagiatisi tra le braccia di mamma stato, sarebbe molto più difficile stimolare le categorie interessate a riprendere una navigazione in mare aperto e, infatti, le resistenze ad ogni cambiamento della situazione, a riforme che intacchino i privilegi divenuti "diritti acquisiti", scatenano le barricate e la peggior retorica.

Perchè le mani per riorganizzare una macchina pubblica bolsa e ipertrofica devono essere messe cominciando sempre dall'ufficio, dal settore "degli altri".

E sono resistenze che vengono superate con grandissima fatica ... quando vengono superate.

17 ottobre 2024

Privatizzare (anche) la sanità

Anche con il suo terzo bilancio, il Governo Meloni ha immesso miliardi nella sanità pubblica.

Se negli undici anni di governi cattocomunisti, da Monti a Draghi, la sanità ha visto la sottrazione di 37 miliardi, nei tre anni di bilancio Meloni di Centro Destra ne sono stati reimmessi dieci.

Eppure sento dagli stessi che sottrassero 37 miliardi che la cifra è insufficiente e che bisogna aumentare la dotazione.

A chi togliere quei soldi, però, non lo dicono.

Poi sento i medici e gli infermieri che non sono contenti e chiedono, senza considerare il diverso costo della vita, di adeguare i loro stipendi ai migliori standard europei.

Le lamentele sul servizio sanitario pubblico sono continue e del resto se si ha necessità di uno specialista è meglio per tutti andare nel privato per poter essere visitati e anche operati subito.

Allora non sarebbe meglio rimuovere la foglia di fico di ipocrisia sulla bellezza del servizio sanitario pubblico e dire che si deve cominciare a privatizzare la sanità invece di insistere nel bruciare miliardi per poi rendere tutti insoddisfatti ?

Iniziando dai nuovi assunti ai quali non dovrebbe essere trattenuto alcunchè a titolo di contributo sanitario, così saranno messi nella condizione di poter sottoscrivere una polizza privata o di aderire ad un fondo sanitario che può, come già accade in alcune categorie, essere di natura contrattuale all'interno del welfare aziendale.

Progressivamente lo stato potrà dismettere la gestione di settori e di ospedali, favorendone la privatizzazione e la gestione economica tramite libera concorrenza privata, riservandosi di acquistare le apparecchiature più costose da mettere a disposizione di tutti i privati a fronte di un canone fisso  annuo e di un contributo per ogni effettivo utilizzo.

La sanità, come l'istruzione e il pubblico impiego, è uno dei tre Moloch che divorano la maggior parte del bilancio dello stato, a differenza del sistema pensionistico che è alimentato dai contributi versati dai singoli lavoratori e che, senza il fardello dell'assistenzialismo a chi non ha mai versato nulla, sarebbe perfettamente in grado di reggere da solo.

Ciò non toglie che il sistema dei contributi volontari in una polizza o fondo privato e non tramite la trattenuta coatta da parte dello stato, non possa essere la soluzione migliore anche in campo pensionistico.

Perchè privatizzare, vuol dire liberare energie, rendere tutti più indipendenti e ccreare disponibilità in capo ai singoli da spendere per le esigenze proprie e non sottrarre loro denari da spendere secondo criteri gerarchici e di natura oscura.



05 ottobre 2024

Contro le tasse la strada è privatizzare

Il Governo sembra abbia intenzione di adeguare le accise sul diesel a quelle sulla benzina.

Come ho già scritto ieri, a me sembra una operazione di equità e non un aumento delle tasse, in linea con le tante operazioni di adeguamento tra più trattamenti differenti operate nel corso di varie fusioni aziendali private intervenute negli ultimi venti - venticinque anni.

Ovviamente i cattocomunisti esprimono la loro natura e latrano denunciando l'aumento delle tasse.

Sono gli stessi cattocomunisti che latrano anche contro l'ipotizzata privatizzazione (vendita di azioni) di quote minoritarie di Poste e Ferrovie.

Sono gli stessi cattocomunisti che latrano chiedendo più soldi per tutto, dalla sanità all'istruzione, dall'assistenza ai clandestini alla giustizia, dal reddito di cittadinanza al reddito minimo, senza saper (o voler) dire da dove prelevare quei soldi, se non rifugiandosi nella solita, becera, "lotta all'evasione fiscale" e "patrimoniale sui grandi patrimoni".

Ma c'è un modo per ridurre sensibilmente le tasse per tutti: privatizzare i grandi carrozzoni che stanno sulle spalle dello stato, cioè di tutti noi: sanità, istruzione, pubblico impiego.

Sono argomenti tabù, persino a Destra, ma se lo stato si accolla quei tre settori, la spesa non potrà mai essere tagliata e, non tagliando la spesa, non si taglieranno in modo sensibile e significativo le tasse.

Il controllo dello stato su tali settori, fondamentali per lo sviluppo di un Benessere e di una Sicurezza degna di una Nazione progredita, rimarrebbe grazie al potere di intervento legislativo che sarebbe ancor più compatibile con un ruolo super partes, da parte di uno stato che non sia coinvolto nella competizione di Mercato.

Da terzo, il suo essere arbitro tra le parti acquisterebbe maggior valore morale e un peso specifico di gran lunga superiore a quello che può avere quando è sia parte che giudice.

Dismettere, senza svendere, le partecipazioni dello stato, non solo nella sanità, nell'istruzione, per i pubblici dipendenti che possono svolgere funzioni impiegatizie anche se alle dipendenze di una società privata e quindi sotto un contratto privato, ma anche nelle comunicazioni, nelle poste, nelle ferrovie, aprirebbe le porte alla cancellazione o alla riduzione di tante imposte e tasse che gravano sui cittadini per una voce o per l'altra, perchè lo stato non avrebbe più alcuna necessità di tutti i denari di cui ha necessità oggi per fronteggiare i capitoli di spesa che, nel tempo, si sono accumulati volendo accontentare ora questo ora quello.

E si può procedere alle privatizzazioni, vendendo bene, dismettendo gradualmente l'impegno dello stato in modo che si costruisca un settore privato, forte, anche là dove, fino ad oggi, c'era solo lo stato.

Lo si faccia, tanto i cattocomunisti latreranno sempre, qualunque indirizzo intenda assumere un Governo di Centro Destra.

08 settembre 2024

Privatizzare unico modo per tagliare la spesa

Stiamo per tagliare il traguardo dei 3mila miliardi di debito pubblico.

Un traguardo di cui non possiamo vantarci, ma che è la risultante di un assalto alla diligenza che, con i governi cattocomunisti di Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte2 e Draghi è stato consegnato al Governo Meloni.

Quando fu rovesciato Berlusconi nel 2011 (da una congiura internazionale che godeva di diffuse complicità in Italia) a Monti fu consegnato un debito pubblico inferiore ai 1800 miliardi.

Quando Draghi lo passò alla Meloni nel 2022, il debito pubblico era quasi a 2900 miliardi.

Ogni anno, inoltre, paghiamo lo strascico del 110% di Conte, per circa 30 miliardi e tutta la selva di detrazioni, agevolazioni, elargizioni che i governi che si sono succeduti hanno erogato aumentando il debito pubblico.

L'unica cosa che condivido con l'unione europea è la necessità di ridurre il debito pubblico non solo dell'Italia, ma di tutti gli stati.

Nonostante le belle promesse, però, la stessa commissione europea ha messo in piedi un piano, il pnrr, che aumenta di circa 110 miliardi il debito pubblico (quasi altrettanti sono invece "a fondo perduto" perchè si tratta di denaro che l'Italia versa all'unione europea e che in sostanza ci viene restituito fino al 2026) e che rappresenta, forse volutamente, un ulteriore cappio al collo per l'Italia.

In questo quadro tutti, ma proprio tutti, propongono ulteriori spese o aumenti di spesa per questo o quel settore, invece di dire, responsabilmente, che dobbiamo ridurre le spese, per ridurre il debito.

Anche a costo di vendere siti e beni culturali, anche a costo di riprendere il processo di privatizzazione.

Una privatizzazione che non può avere eccezioni se non relative al funzionamento di uno stato e, quindi, Forze Armate, Forze di Polizia Nazionali, Corpo diplomatico, giudici.

Tutto il resto può essere meglio gestito, con criteri economici, dai privati.

Anche la sanità, per la quale si pretende, dopo anni che i governi cattocomunisti l'hanno tagliata, di sopperire a tutte le esigenze (non basterebbe un intero bilancio dello stato), l'istruzione e il pubblico impiego.

Sì, perchè non vedo per quale ragione un impiegato del catasto, di un comune, di un ministero, un insegnante, debba beneficiare di un contratto pubblico e, invece, la sua attività non possa essere appaltata, certamente per lunghi periodi, ad aziende private di somministrazione del lavoro, pagati e regolati da contratti privati.

Il segreto di ufficio, la riservatezza dei dati trattati, non sono infatti esclusiva del dipendente pubblico (basti pensare al credito, dove la privacy è tema rilevante e sanzionato là dove viene violata, nonostante gli Istituti di Credito siano ormai tutti, tranne l'Mps, che non a caso è il risultato della mala gestione cattocomunista, aziende private.

Mentre la direzione operativa del lavoro, cioè di chi decide quale indirizzo assumere, cosa fare e come farlo, deve essere affidata a funzionari pubblici, peraltro in numero di gran lunga minore rispetto alla pletora di dipendenti pubblici che abbiamo oggi, soggetti allo spoil system, sia a livello nazionale e ministeriale, che a livello locale.

E' ovvio che una simile privatizzazione non potrà essere attuata dall'oggi al domani, come qualsiasi riforma (ad esempio sulle pensioni) che cambi radicalmente un approccio al problema.

Ma da un anno all'altro si possono mettere in essere dei provvedimenti che, cercando di essere il più indolore possibile, cambino la situazione.

In tale ottica vanno visti i provvedimenti che hanno quasi abolito il reddito di cittadinanza e poi il 110% e quelli annunciati che rivedranno il sistema delle detrazioni.

Ma non bastano.

Occorre mettere mano alla selva di finanziamenti dello stato a iniziative spesso inutili, sicuramente costose.

Tremila miliardi di debito sono una enormità che non pagheremo noi 60-70enni, ma che graveranno pesantemente sulla Nazione futura.

 

07 giugno 2024

Caccia ai nostri soldi

Ieri ho sentito una allucinante dichiarazione della Schlein che si lamentava perchè solo una minima parte dei quattrocentomila che hanno richiesto il "bonus psicologo" sarebbe stata accontentata e, a seguire, pretendeva che venissero immessi nella sanità pubblica i quattro miliardi destinati alla riforma dell'irpef, cioè alla riduzione delle tasse per tutti noi.

Personalmente il "buono psicologo" non l'avrei mai neanche attivato.

Se uno vuole parlare con uno sconosciuto perchè tutto il giorno, invece di coltivare rapporti personali, resta incollato ad un telefono cellulare, beh, se lo paghi lui, non vedo perchè devo pagarglielo io che, tra l'altro, non credo al ruolo dello psicologo se non in frangenti particolarmenti dolorosi e debilitanti.

Ma, tutto sommato, quello che è stato messo sul piatto è solo una minima parte di quel che ci costa la sanità pubblica.

La Meloni, davanti agli attacchi della sinistra, ricorda che il suo Governo è quello che ha messo più denaro (134 miliardi) nella sanità pubblica.

Ed è vero.

Ho il solo dubbio che siano soldi spesi bene e non invece, un tassello di un meccanismo infernale e vizioso, assieme alle spese per l'istruzione pubblica e i dipendenti pubblici, che ci inchioda ad un debito crescente.

I politici di sinistra non prendono neanche in considerazione l'ipotesi di tagliare le spese, ridurre poco alla volta e progressivamente sempre più, la spesa pubblica (nel suo complesso) per lasciare più denaro nelle tasche degli Italiani così che ognuno possa spenderlo come gli pare.

Se uno vuole spenderlo in sedute dallo psicologo, libero di farlo, se un altro preferisce acquistare automobili elettriche, libero di farlo, se vuole ristrutturare casa, libero di farlo, ma lo facciano con i soldi loro, non con i miei.

E' evidente che la privatizzazione della sanità, dell'istruzione, dell'apparato del pubblico impiego, cioè dei tre maggiori costi del nostro bilancio (assieme alle pensioni, ma quelle stanno progressivamente passando ad un contributivo integrale, quindi sono già soldi nostri, in precedenza prelevati, ciò non toglie che sarebbe doveroso spingere per il passaggio dalla pensione pubblica ad una pensione integralmente e non solo integrativa, privata, fondata sui contributi individuali liberamente scelti e non imposti) ha come virtuosa contropartita la progressiva riduzione della pressione fiscale.

Capisco che i cattocomunisti, abituati a mettere le mani nelle tasche dei cittadini per ogni flatulenza politicamente corretta, siano contrari, ma dal Centro Destra mi aspetterei che, invece di rincorrere la sinistra nell'aumentare la spesa pubblica, si proceda al taglio delle spese, a cominciare dalla rai e dai contributi e agevolazioni ai giornali, con il contestuale taglio delle tasse per tutti.

Rovesciare il soviet dirigista che occupa Bruxelles, aiuterebbe ad adottare una politica economica più liberale.

25 gennaio 2024

Privatizzare è cosa buona e giusta

I cattocomunisti e la loro appendice grillina sono talmente disperati da contestare qualunque iniziativa del Governo Meloni, anche quelle che procedono su scelte che loro stessi avevano assunto negli anni precedenti, come le privatizzazioni.

Anche nel cosiddetto "premiertime" alla camera di ieri, abbiamo potuto vedere l'abissale differenza di capacità, empatia, conoscenza delle materie, chiarezza di esposizione, che c'è tra il nostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i leaders dell'opposizione Schlein e Conte, ai quali la stampa cattocomunista, inclusa quella radiotelevisiva, ha dato spazio in coppia (cosa mai accaduta quando all'opposizione c'era il Centro Destra) forse sperando di proiettare nel pubblico quella impressione di solidità che, singolarmente, i due da soli non sono in grado neanche di immaginare.

Ma non bastano due come la Schlein e Conte per mettere in difficoltà la Meloni, perchè lei conosce i temi di cui parla, gli altri parlano invece per frasi fatte e slogan.

Come sulle privatizzazioni, che la sinistra, figlia della svendita operata da Prodi delle partecipate statali, oggi contesta.

Forse perchè le modalità con le quali vengono effettuate dal Governo Meloni sono tali che non sono svendite ma collocazioni sul Mercato di quote e non dell'intera azienda, conservando al Governo il controllo finale.

Si parla di circa 20 miliardi in tre anni da Eni, Ferrovie e Poste, un pacchetto di miliardi che aiuterebbe a coprire, solo in minima parte, i buchi di undici anni di governi cattocomunisti (quando rovesciarono con un complotto internazionale, Berlusconi, il debito pubblico era sotto i 1800 miliardi, oggi è a 2855 miliardi !).

Ma privatizzare, al di là delle funamboliche posizioni dei cattocomunisti, è cosa buona e giusta.

Lo stato che interviene nell'economia è uno stato che perde la legittimazione a regolamentare i rapporti tra i concorrenti e si accolla oneri che non gli sono propri, scaricando sull'intera collettività i costi di gestioni sbagliate ed errori manageriali.

E' il Mercato che deve stabilire i prezzi, premiando chi produce meglio e con qualità.

Solo dando voce al Mercato, quindi alle libere scelte dei cittadini, possiamo veramente dare equilibrio alla nostra economia, evitando scelleratezze come tutte le agevolazioni concesse alla Fiat, che noi Italiani abbiamo salvato e comprato almeno un paio di volte, salvo poi vedere che, scaricati i costi sulla collettività, venivano privatizzati gli utili, per poi scappare dall'Italia, vendersi ai francesi e collocare la sede all'estero.

Con buona pace dei giornali del gruppo Stellantis che, ovviamente, ne difendono gli interessi.

Concludo auspicando una ancora maggiore spinta alle privatizzazioni, anche in campo sanitario, istruzione e nei servizi ancora assoggettati al pubblico impiego, evitando altresì di ripetere operazioni come quelle Fiat o Alitalia o Monte dei Paschi, con lo stato che si accolla aziende agonizzanti, per poi rivenderle una volta aggiustati i conti a spese di tutti noi.

Un fallimento è una sconfitta, non la fine del mondo e come ricordava Margareth Thatcher, grande Primo Ministro Britannico, solo con tanti fallimenti si possono avere tante nuove aziende e ricchezze, perchè quella è la forza di un sistema basato sulla Libertà economica e di mercato.