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23 ottobre 2026

Peggio dei cattivi maestri di una volta

Ascoltando la rassegna stampa quotidiana dopo il gr1 delle sei, ho constatato come i cattivi maestri di una volta siano da rivalutare perchè, almeno, erano diretti, ci mettevano la faccia e finivano anche in galera o latitanti all'estero.

Oggi invece ho ascoltato titoli vergognosi che, nella pratica, solleticano la rabbia di chi manifesta, sotto una patina di paternalismo buonista utile a negare di istigare alla rivolta.

Mentre il Governo riesce a raccogliere risorse, dopo la devastazione di undici anni di governi cattocomunisti da Monti a Draghi, passando per Letta, Renzi, Gentiloni e Conte, per alleviare le conseguenze di una situazione che non dipende dalle sue scelte e, anzi, senza il buon governo del Centro Destra in questi quattro anni, con la riduzione del deficit, dello spread, la promozione per tutte le agenzie di rating saremmo messi peggio della Francia, perchè tale era l'eredità cattocomunista, c'è chi gongola per le manifestazioni di piazza sia degli studenti che dei lavoratori, dopo una generica condanna delle violenze.

Le devastazioni ed i saccheggi erano iniziati in Francia, Spagna e Belgio e in Italia politici e giornalisti di sinistra sembravano dolersi che non si estendessero all'Italia.

Adesso che sono stati accontentati, piangono lacrime di coccodrillo per le violenze, salvo poi dilungarsi sul fatto che si debbano comprendere, sul disagio, sulla rava e sulla fava.

Ma la situazione odierna è figlia diretta di undici anni persi, da Monti a Draghi.

Il fondo lo ha toccato il Domani di oggi, il cui titolo, letto nella rassegna stampa di radio uno, dice: "Ai TIR pochi soldi e solite minacce".

Se non è un invito a proseguire nei blocchi, cos'è ?

Pochi soldi ai Tir ?

Allora si sopprimano tutte le agevolazioni e i finanziamenti alla stampa ed all'editoria per riversare quelle centinaia di milioni a favore di autotrasporto, agricoltura e pesca.

Sarebbe ora che lo stato non finanziasse più chi rema contro lo stato stesso.

02 ottobre 2026

I professionisti della propaganda

Una delle trasmissioni radiofoniche che preferisco e che accompagna il mio quotidiano risveglio è la rassegna stampa trasmessa tra il gr1 delle sei e quello delle sette.

Sobri, con una dizione chiara i due che si alternano alla conduzione, Massimo Giraldi ed Enrica Belli, cui devo dare atto di mantenere una certa equidistanza, evitando di commentare con espressioni faziose.

Inutili i ben tre intervalli di canzonette in meno di un'ora di trasmissione e pessima la scelta di sostituire il colto Pietrangelo Buttafuoco con il suo Lupus in fabula, dove parlava di un libro ogni mattina in dieci minuti, con Alessandro Campi che, sempre in dieci minuti, vorrebbe parlare di storia e attualità, con una dizione da teatro dialettale dove la lettera "c" diventa sistematicamente "sci".

Sprecato anche il tempo dedicato ad ascoltare l'opinione di un altro giornalista delle varie testate.

La rassegna stampa, però, nella semplice lettura dei titoli e degli incipit degli articoli, offre uno spaccato di come è scaduta la professione giornalistica.

Poichè già sappiamo, dopo aver ascoltato il ultimo il gr1 delle sei, quali sono le notizie, la rassegna stampa riepiloga, riassume, il noto e nel momento in cui il conduttore dice "adesso passiamo al quotidiano Tizio", possiamo intuire il tenore del titolo e dei contenuti.

Perchè, oggi, i giornalisti non fanno più informazione, ma solo propaganda.

Così, i giornali di sinistra mettono in evidenza ogni più piccola notizia negativa, che possa rovesciare su chi legge una percezione di disastro imminente e ci aggiungono opinioni apocalittiche e dietrologie che immagino siano inventate, soprattutto quando interpretano lo stato d'animo di Tizio o di Caio o il colloquio riservato svoltosi a quattro occhi tra Mevio e Sempronio.

Non sono notizie, sono racconti di fantapolitica, quindi non è informazione ma, per i pochi bravi a scrivere, si tratta di letteratura del fantastico.

Ovviamente i giornali (pochi, pochissimi e fino al cambio di governo del 2022 quasi ignorati dalla rassegna stampa) evidenziano i fatti positivi, i successi del Governo Meloni, ma anche loro non fanno informazione perchè cercano, con le poche voci disponibili, di riequilibrare in parte la ossessiva propaganda dei quotidiani cattocomunisti (il 90% più o meno).

In ogni caso non è informazione e, con buona pace di Mentana che qualche anno fa voleva sostanzialmente riservarsi la titolarità delle notizie "vere", i giornalisti non sono più "professionisti dell'informazione", ma solo "professionisti (sin troppo retribuiti) della propaganda".

Poco male.

I quotidiani sono sempre meno acquistati, perchè le notizie corrono veloci su tutti gli strumenti che abbiamo e credo che ognuno di noi sia in grado, senza che arrivi un professorino della carta stampata a spiegarci la rava e la fava in base alla sua ideologia, di acquisire quelle informazioni necessarie a formarsi una opinione.

Tanto, in politica come nel calcio, se uno tifa una squadra, non cambierà mai, per quanto ragionevoli possano essere le argomentazioni di controparte. 

31 marzo 2025

Anche la rassegna stampa rai è faziosa

Ogni mattina, dopo il giornale radio delle sei, radio uno trasmette venti minuti di rassegna stampa.

L'iniziativa sarebbe meritoria se fosse gestita in modo asettico con la semplice proposizione e lettura dei titoli dei quotidiani, dando spazio uguale ai giornali sostenitori dei cattocomunisti ed a quelli del Centro Destra: non esistono più, ormai, quotidiani realmente indipendenti.

Purtroppo i conduttori che si alternano, dei loro venti (poco più) minuti, ne concedono 17-18 ai quotidiani di sinistra (prevalentemente Repubblica, Corriere, Stampa, Fatto Quotidiano conditi a volte con il Messaggero, altre con i giornali di QN, il Foglio, il Domani) e solo 2-3 minuti ai quotidiani di Centro Destra (Il Giornale, Libero, La Verità e non ho mai sentito nominare Il Tempo).

Ad aggravare la situazione è la lettura, sempre molto ampia, degli incipit degli articoli cattocomunisti e mai di quelli del Centro Destra a meno che non siano critici verso il Governo o verso Trump come uno di Sallusti alcuni giorni fa.

Ulteriore aggravamento i commenti non richiesti del conduttore, sempre a senso unico, sempre a fare le punte alle affermazioni dei quotidiani di Centro Destra e mai a quelli cattocomunisti, commenti che, comunque, non dovrebbero essere contemplati per nessuno.

E questa sarebbe "TeleMeloni" ?