Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

27 febbraio 2009

Ronde: una Lega poco resistente

Uno dei provvedimenti più significativi del recente decreto sicurezza è relativo alla istituzionalizzazione delle ronde.
E’ vero che la Lega ha da subito fatto un passo indietro, con la previsione che tali ronde non debbano essere armate se non di un (inutile e inoffensivo) telefono cellulare, ma è importante il riconoscimento giuridico di questo istituto, basato sulla volontà e volontarismo dei cittadini che assumono, in tal modo, una diretta responsabilità nel ripulire il proprio quartiere, la propria città dalla criminalità.
Quindi: riconoscimento e, in seguito, si poteva sperare in un ulteriore passo che rendesse le ronde effettivi corpi di pattuglie cittadine finalizzati a coadiuvare le Forze dell’Ordine per portare ordine e sicurezza nelle nostre strade.
Il fatto stesso che le ronde abbiano avuto, da subito e “ a prescindere” da ogni valutazione sul – per ora – scarso impatto che possono avere essendo disarmate, l’ostilità preconcetta di tutta la sinistra e di quegli ambienti cattolici più inquinati dalle tesi del “politicamente corretto”, è la dimostrazione della bontà dell’idea di costituire gruppi di cittadini che riportino ordine e sicurezza nelle nostre città.
Oggi però leggo che il ministro leghista Maroni fa un ulteriore e non richiesto passo indietro proprio quando, apparentemente, sembra difendere la decisione di istituire le ronde.
Maroni, infatti, “giustifica” l’istituzione delle ronde e sembra quasi dire: ma come, mi contestate ?
Eppure con questo provvedimento finisce la possibilità di “ronde fa da te” e tutte devono avere una loro canalizzazione, evitando eccessi.
Ma quali eccessi, signor ministro ?
Io di eccessi vedo solo la ostilità nei confronti dei cittadini che si difendono, che vengono incriminati per “omicidio volontario” e, come è accaduto all’orefice di Milano, si suicidano per la disperazione di dover, a 6 anni di distanza dal fatto, doversi ancora difendere, dalla quella che dovrebbe essere la giustizia, dopo essere stati costretti a difendersi dai rapinatori.
Signor ministro, queste continue retromarce della Lega mi preoccupano, perché avrei apprezzato molto di più che lei, nel difendere la scelta di istituzionalizzare le pattuglie cittadine, lanciasse il cuore oltre l’ostacolo e promettesse ancora più tutela ai cittadini.
Perché le ronde, per funzionare, devono essere armate.
Perché per stroncare la criminalità anche i cittadini onesti, che abbiano adempiuto al servizio militare o abbiano un certificato che attesti la loro capacità di usare le armi e non abbiano condanne o pendenze per reati contro la persona o la proprietà, possano liberamente armarsi e siano tutelati se difendono la proprietà e la vita loro e dei propri cari.

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25 febbraio 2009

Sicurezza:stuprano di più gli italiani o gli stranieri?

Sorprendentemente il Viminale, cioè la sede del ministero degli Interni guidato dal leghista Maroni, ha fornito dei dati relativi agli stupri, sottolineando con enfasi, ripresa da stampa e televisione, che “ben” il 60% di quei reati è commesso da italiani.
“Ben” ?!?!?
Leggiamo meglio il dato.
Dire che il 60% degli stupri è commesso da italiani, significa dire che il restante 40% è commesso da stranieri.
Ora, la popolazione residente in Italia è composta per il 97% da italiani e per il 3% da stranieri.
Questo significa che la percentuale di stupratori italiani è, questa volta sì, “ben” inferiore alla percentuale di italiani residenti: 60 contro 97.
Mentre, al contrario, la percentuale di stupratori stranieri è “ben” superiore a quella degli stranieri residenti: 40 contro 3.
Ma a parte la lettura del dato, cos’è questa mania di sottolineare che simili disgustosi reati vengono commessi anche da italiani, cercando di proiettare l’idea che, tutto sommato, sono per lo più italiani gli stupratori ?
Stupisce che il “là” a questo coro sia venuto proprio da Viminale, da un ministro leghista e viene da pensare (male ... si farà peccato, ma a volte ci si azzecca) che anche la Lega si stia ritirando dalla battaglia contro la criminalità che importiamo con l’immigrazione e si stia allineando alla massa buonista che, nel tentativo di mettere in un unico calderone chi delinque, cerca di affossare la spinta per una più rigorosa politica della sicurezza che è tutt’uno con una ben più rigorosa politica dell’immigrazione.
E allora deve essere ben chiaro che, nel rapporto cittadini residenti/criminalità, gli italiani delinquono molto, ma molto meno.
Deve essere chiaro che se le nostre carceri scoppiano è perché c’è una popolazione carceraria al 40% di immigrati.
Quindi per risolvere in nuce il problema della sicurezza in Italia, deve essere affrontata con determinazione la questione immigratoria.
E per affrontarla in modo coerente con le aspettative degli italiani, è necessario ridurre drasticamente gli arrivi e, senza perdere tempo e denaro in indagini sui motivi per i quali sono arrivati in Italia, rispedire al luogo di partenza chi arriva illegalmente sul nostro territorio.
E se qualche abatino europeo si lamenta, che si prenda a casa sua i clandestini che sbarcano in Italia.

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23 febbraio 2009

La parodia di un leader

Non ci potevo credere !
Quando ieri sera i telegiornali hanno trasmesso le immagini di Dario Franceschini che, con atteggiamento serioso e tutto compreso nel ruolo, giurava a Ferrara, mi sono detto: è stato incastrato da Scherzi a parte.
Per la prima volta il segretario di un partito ha sentito il bisogno di “giurare” fedeltà alla costituzione.
No, dico, non alla Patria, che è un concetto alquanto sconosciuto e non ancora ben definito nei suoi confini, ma comunque meritevole di apprezzamento e che non mostrerà mai i segni del tempo, ma ad un pezzo di carta che sta mostrando tutti i suoi limiti dopo 60 anni di servizio.
Non ci potevo credere, eppure i giornali non hanno colto l’aspetto parodistico di Franceschini che, convinto di essere un novello Sandokan, giurava il suo impegno per liberare l’Italia dal perfido Raja bianco James Silvio Brooke Berlusconi.
Gli elettori e i residui quattrocentomila iscritti del pci/pds/ds/pd, hanno tutta la mia umana solidarietà e non intendo usare sfottò nei loro confronti.
Credo si rendano conto da soli in che mani si sono messi.
I resti di quello che fu uno dei più potenti partiti del mondo, si rintanano senza speranza nelle loro cellule e feste dell’Unità dalle quali erano usciti con orgogliosa sicurezza.


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22 febbraio 2009

Il nono nano

Così il pci/pds/ds/pd si mette nelle mani di Franceschini: non sottovalutare uno cresciuto nei corridoi della vecchia dc.
L’occasione poteva comunque essere quella di rendere l’onore delle armi a Veltroni che, tristemente, da perdente, torna nell’ombra, cercando di ripristinare un confronto politico che non si basasse sulla demonizzazione e demolizione della persona che rappresenta la parte politica avversa.
Purtroppo Veltroni è uscito malamente, con le solite banalità su Berlusconi e del “male”di cui sarebbe portatore nella vita politica, sociale e culturale italiana.
Bene ha fatto quindi Berlusconi a liquidarlo dicendo “pensavo di telefonargli, ma dopo quello che ha detto me ne è passata la voglia”.
Comunque Veltroni è un funzionario della politica: tornerà.
Purtroppo il medesimo filo conduttore dell’antiberlusconismo è stato ripreso da Franceschini che vede in Berlusconi un moderno autoritarismo: magari così fosse, forse qualcuno che comandasse veramente avrebbe qualche possibilità di rimettere in sesto l’Italia !
Il Duce disse che governare gli italiani non è difficile, è inutile.
Forse anche i nostri Avi la pensavano allo stesso modo, visto che, in periodi difficili, nominavano un “dictator con pieni poteri e sospensione delle funzioni delle altre magistrature.
Fu noto, per ricoprire tale magistratura straordinaria, Quinto Fabio Massimo, il Temporeggiatore, che riuscì a ridare fiato a Roma durante l’invasione di Annibale.
Guarda caso, Cartagine era collocata nell’odierna Tunisia, quindi da quella fascia africana da cui, di nuovo oggi, torniamo a subire una prepotente invasione.
Allora quel che per Franceschini sembra essere un “male”, diviene necessariamente un bene.
E’ opportuna, oggi, una guida certa, sicura, decisionista, che possa assumere i provvedimenti di volta in volta in volta necessari.
Una guida che unisca al pragmatismo, che è concretezza, anche Valori ideali di fondo che impediscano una deriva anarchica e moralmente discutibile della nazione.
Berlusconi, per la sua storia, per la sua formazione, per la sua mentalità, è colui che meglio può rappresentare questo moderno “dictator, visto che la democrazia non è, non può essere, una forma di governo statica e immutabile nel tempo e nel mutare dei tempi.
Oggi, più che mai, c’è bisogno di decisioni rapide e adeguate all’evoluzione delle situazioni.
Se dobbiamo aspettare che sia discussa e votata una legge, che vi sia il ponzamento prima della firma di un presidente della repubblica (spesso antico nell’età e nei ragionamenti), che magari il provvedimento, già così in enorme ritardo, debba essere annacquato dai compromessi parlamentari e dalle varie lobbies, allora dobbiamo aspettarci leggi vecchie, farraginose (sono 29000 quelle che ci si appresta a cancellare perché inutili !!!) e, fondamentalmente, dannose, perché non affrontano l’emergenza quando questa si manifesta, ma solo, come si suol dire “a babbo morto”.
Franceschini, nel brandire l’unico argomento che può unire l’armata Brancaleone (con tutto il rispetto per Brancaleone) del pci/pds/ds/pd ha quindi manifestato una idea contraria agli interessi della nazione.
Del resto, non si è lui stesso autoinvestito della funzione di “dictator” del suo partito, quando ha proclamato che le nomine le farà lui senza padri o padrini ?
E il suo alleato Di Pietro, non gestisce il “suo” partito in modo autocratico come un “dictator” ?
Dicano la verità.
Berlusconi ha ragione nel reclamare il diritto a governare e ad emanare provvedimenti rapidi che possano fronteggiare l’emergenza.
Ai Franceschini di turno (il nono che ha la presunzione di confrontarsi con Berlusconi) disturba solo non essere loro nelle condizioni di poter esercitare una simile magistratura.

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20 febbraio 2009

I tedofori della decadenza

Ero fortemente restio a scrivere sul cosiddetto “testamento biologico”.
Non ritengo una legge in materia una priorità, vi sono tante altre precedenze.
La sortita, ad appena dieci giorni dalla morte della figlia, di Giuseppe Englaro mi induce però a prendere posizione.
In occasione del generoso tentativo del Governo Berlusconi di impedire che una giovane donna disabile fosse lasciata morire sottraendole nutrimento ed idratazione, la canea sinistra gridò alla strumentalizzazione.
Probabilmente perché è costume della sinistra di sfruttare biecamente le vicende più tristi della storia patria (le liste del pci/pds/ds/pd sono state riempite più e più volte di vedove e di “parenti delle vittime”) allora hanno pensato di attribuire agli altri gli stessi criteri di ragionamento e comportamento.
Napolitano, come tutti sappiamo, ha impedito che il decreto legge del Governo fosse promulgato e, nelle more del voto parlamentare, la giovane donna è morta per le complicazioni derivate dalla mancata idratazione, cosa che, dalla verifica della magistratura, è apparso compatibile con il famigerato protocollo che doveva accompagnare alla morte quella persona.
Detto in modo brutale: era previsto che sottraendo alimentazione e idratazione sarebbe accaduto qualcosa che avrebbe soppresso una vita.
Un pensiero che farebbe inorridire qualsiasi persona civile.
Proprio per tale ragione il punto qualificante di una legge che non dovrebbe aver bisogno di essere né discussa, né necessaria, dice chiaramente che non si può lasciare morire una persona di fame e di sete.
I radicali, da sempre portatori di una cultura che è totalmente estranea a chi ama la vita, cercano ora di convincerci, con l’esagerazione tipica del loro modo di essere, che sarebbe una “tortura” nutrire ed idratare una persona ancora in vita.
Per questo hanno organizzato una manifestazione, alla quale prenderà telefonicamente parte il signor Englaro che, in questo modo, si affianca alle vedove Welby e Concione e rende manifesto chi ha agito senza secondi fini e chi, invece, cerca di sfruttare la naturale commozione per una triste vicenda come comunque è – da qualunque parte la si guardi – quella di Eluana Englaro, per sostenere una battaglia che ritengo appartenente ad una cultura che è solo decadenza.

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19 febbraio 2009

Lampedusa:così vince l'illegalità

Giornata di fuoco a Lampedusa.
Una rivolta nel campo clandestini ha ridotto in cenere le costruzioni destinate ad ospitare gli illegali che sbarcano sull’isola.
Ben più grave il fatto che, per domare la rivolta, siano rimasti feriti una ventina tra Agenti di Polizia e Carabinieri.
Ancora più grave la decisione di accontentare gli illegali, qualche centinaio dei quali trasferiti nottetempo a Gorizia e Cagliari, liberi così di sciamare per l’Italia invece di essere tenuti sotto controllo e rispediti a casa loro.
Negli anni settanta, per contenere le fughe dalle carceri dei criminali più pericolosi e dei terroristi, furono istituite le carceri di massima sicurezza, tra le quali stabilimenti isolati anche da elementi naturali.
Le fughecessarono ... “miracolosamente” .
Adesso ci troviamo davanti ad una emergenza di uguale portata: impedire che i clandestini, che pure vengono raccolti e individuati, possano scorrazzare liberamente sul territorio nazionale.
Per ottenere ciò è necessario tenerli sotto controllo in una località che non consenta loro di trasferirsi in altre zone dell’Italia e, quindi, fare perdere le tracce fino al primo stupro o alla prima azione violenta.
Giusto, quindi, trattenerli a Lampedusa per poi rispedirli al punto di partenza, senza ulteriori passaggi.
Aver ceduto alla violenza e alla devastazione operata tra martedì e mercoledì contraddice ogni politica di sicurezza che cui la Lega ha ottenuto il voto un anno fa e grazie alla quale ha un buon successo nelle intenzioni di voto alle europee e amministrative di questo anno.
Se gli illegali si sono resi colpevoli di violenze, invece di premiarli accontentandoli e trasferendoli in altre zone d’Italia da cui, più facilmente, possono far perdere le loro tracce invece di tornarsene a casa, bisognava e bisogna trattenerli sul luogo, facendo loro ricostruire quel che avevano distrutto, in modo anche da pagarsi il biglietto di ritorno.
E’ ora di finirla di far pagare a tutti noi le violenze di pochi: questi che delinquono devono pagare.
Ed è ora di smetterla di mandare allo sbaraglio i nostri Poliziotti e Carabinieri che, poi, obbligati a non usare tutta la potenza repressiva di cui dispongono, sono costretti a fronteggiare, in condizioni id inferiorità, gli illegali e rischiano di finire all’ospedale.
La Lega ricordi che un voto non è per sempre e lo è ancor meno una intenzione di voto.
Se continuerà a cedere sui punti qualificanti del programma (moratoria sulle moschee, reato di ingresso clandestino, ronde, legittima difesa, espulsione degli illegali, no al trattato di Lisbona, obbligo di denuncia da parte dei medici nei confronti dei clandestini) troverà una bruttissima sorpresa nelle urne di giugno.

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17 febbraio 2009

Sicurezza bene primario

Stiamo vivendo un deja vu.
Nel 1994 Berlusconi, dopo aver sconfitto la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto si trovò ad affrontare gli ostacoli frapposti da Scalfaro e, quindi, il voltafaccia dei due presidenti delle camere e della Lega.
Nel 2001 il percorso del Premier fu rallentato da Ciampi, dal suo puntare i piedi e da un presidente della camera che giocava soprattutto per se.
Nel 2008 e 2009 si ripete la storia.
La maggioranza popolare che ha riportato Berlusconi al potere viene svilita dalle resistenze della casta che, in questa occasione, ha le sembianze di un Fini che sembra essere stato eletto nel pci/pds/ds/pd ma, soprattutto, di un Napolitano che, anche fisicamente, somiglia più ai vecchi dirigenti del Pcus quando partecipavano alle manifestazioni per la “rivoluzione d’ottobre” e per il 1° maggio, che ad un moderno presidente di una repubblica occidentale.
Napolitano, come i suoi non compianti predecessori Scalfaro e Ciampi, supplisce alla inconsistenza intellettuale, progettuale e politica dell’opposizione (teniamoci caro Veltroni come capo della sinistra, perché non avremo un avversario così perdente come lui !).
Naturalmente non supplisce con un programma, ma solo con il continuo cavillare sui provvedimenti del governo.
Così si rifiuta, aprendo oggettivamente una crisi istituzionale, di firmare il decreto che avrebbe salvato una giovane donna disabile da una atroce morte per fame e per sete e, adesso, nonostante la grave situazione della sicurezza, impedisce il dispiegarsi di un decreto con innovazioni qualificanti come le ronde dei cittadini (che avrebbero però senso solo se armate) e la facoltà (che dovrebbe trasformarsi in obbligo) per i medici di denunciare i clandestini.
A questo proposito è necessario smascherare le bugie propagandistiche di quanti sono contrari a contrastare efficacemente l’immigrazione illegale, a cominciare da alcuni settori della Chiesa Cattolica – per non parlare delle chiese protestanti – insorti contro un provvedimento che, invece, è solo una pallida idea di ciò che dovrebbe essere fatto.
Se uno qualsiasi di noi si reca al pronto soccorso con un occhio nero e il naso rotto, che succede ?
Il medico di turno ci cura, prende le nostre generalità e poi comunica il fatto al posto di Polizia, con tanto di nome, cognome, dati anagrafici e indirizzo di residenza.
E’ obbligato a tale incombente perché la mia situazione fisica fa presupporre la notizia di un reato.
Perché allora dobbiamo limitarci ad aprire alla sola “facoltà” e non ad obbligare il medico di turno quando cura un clandestino ?
A maggior ragione con l’istituzione del reato di ingresso clandestino in Italia, sia pur punito solo con una ammenda e non con il carcere.
Il medico cura l’illegale, ne prende le generalità e l’indirizzo di residenza in Italia e, poi, presenta denuncia alla Polizia: dov’è lo scandalo ?
L’unico scandalo
è nei confronti di chi chiude gli occhi e guarda da un’altra parte, mentre la nostra Patria viene invasa da elementi poco raccomandabili e senza che abbiano un lavoro, un alloggio che consenta loro di vivere dignitosamente senza delinquere.
Lo scandalo sta nell’ostacolare ogni politica di rigore e di sicurezza, nel nome di una ideologia e per dare ossigeno ad una opposizione allo sbando, che ridurrebbe i fenomeni di violenza recentemente aumentati e che creano allarmismo sociale e provocano, non essendo contrastati adeguatamente, la ovvia reazione – a volte sopra le righe – della popolazione civile.
Lo scandalo è condannare o perseguire chi si difende sparando ai rapinatori ed ai ladri.
Lo scandalo è non capire che è necessario ripristinare ordine e sicurezza in Italia e che tanto più a lungo si indulge nel lassismo, tanto più violenta e dura sarà la reazione e il ripristino di quell’ordine e di quella sicurezza che, prima o poi, riconquisteremo, in un modo o in un altro.
Dispiace che la Lega, ancora una volta, abbia accettato di rimuovere da un decreto legge, solo per compiacere Napolitano, un punto qualificante come le ronde dei cittadini.
Auspico che questo sia solo un arretramento tattico per arrivare a ronde armate e all’obbligo per i medici di denunciare gli illegali.

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16 febbraio 2009

Il nanismo intellettuale della sinistra

Se qualcuno avesse ancora bisogno di prove sul nanismo intellettuale degli esponenti di sinistra, ecco pronti e serviti tre episodi illuminanti.
L’Italia ospiterà, alla Maddalena, il G8 che, per l’occasione sarà allargato con inviti anche ad altre nazioni (tra le quali – immeritatamente – il Brasile che continua a dare protezione all’assassino e terrorista rosso Cesare Battisti).
L’occasione della ribalta internazionale dovrebbe essere colta, in uno spirito di marketing internazionale utile a vendere il prodotto e i prodotti “Italia”, come occasione per illustrare le glorie e le bellezze della nostra Patria.
Abbiamo opere d’arte naturali e dell’ingegno umano che sono un biglietto da visita importantissimo per incentivare turismo e conoscenza dell’Italia.
Silvio Berlusconi, che in questi aspetti non è secondo a nessuno, ha avuto l’ottima idea di affidare ad un simbolo l’immagine dell’Italia e del G8: i bronzi di Riace.
Mi ricordo che quando furono rinvenuti e ripescati colpirono l’immaginario collettivo e cosa potrebbe esserci di meglio che non affidare ai due antichi guerrieri di bronzo la “protezione” del G8 ?
Invece di plaudire alla geniale intuizione del premier, la cgil di Reggio Calabria è insorta: i bronzi non si muovano da qui !
La stessa miopia, lo stesso nanismo intellettuale, la stessa gretta rivalsa che, sempre la cgil, mostra nel chiedere una tassazione aggiuntiva, chiaramente classista, per i redditi superiori ai 150.000,00 euro
.
Una tassazione che non solo non darebbe alcun reale beneficio alle casse dello stato, ma neppure a chi percepisce redditi inferiori, visto che quel poco che si potrebbe spremere vessando ancor più tali redditi, si disperderebbe rapidamente con le voraci idrovore di cui è dotato il bilancio di spesa dello stato.
Ma, soprattutto, indurrebbe chi guadagna, producendo, a limitare la sua attività produttiva, con danno per tutti.
Perché questo accade quando non si premia il merito, ma lo si punisce nel nome di una egualitarismo ideologico che significa solo appiattimento verso il basso.
E’ lo stesso criterio in base al quale alcune maestre di una scuola di Bologna per protestare contro la riforma Gelmini (che dovrebbero solo e soltanto applicare, lasciando al momento elettorale la loro protesta) hanno violato uno dei principi fondamentali dell’educazione elargendo un “dieci politico” a tutti i bambini che da loro vanno per imparare e non per essere considerati tutti uguali, chi studia e chi non lo fa, chi è intelligente e chi non lo è.
Tre esempi illuminanti di come non si agisce nell’interesse della nazione, ma solo in base a meschine rivalse ed a miopi calcoli di un pregiudizio ideologico che ha già fatto sin troppi danni all’Italia.

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15 febbraio 2009

Costituzione da rifare

La sgradevole impressione che una giovane donna disabile sia stata lasciata morire di fame e di sete per la mancanza di una firma in un decreto disposto dal governo resta, ma è un problema di coscienza di chi quella firma non ha apposto.
Lo scontro tra un governo espressione di una maggioranza parlamentare e un presidente della repubblica espressione di parte e privo di consenso elettorale, pone dunque il problema di come evitare, per il futuro, simili discrasie.
Il governo, proprio perché è maggioranza, ha il diritto assoluto di governare e di realizzare le leggi che ritiene opportune per lo sviluppo della nostra società.
E’ soggetto solo alla Sovranità Popolare e non può trovare limiti nella sua funzione legislativa né da un presidente della repubblica che deve limitarsi a prendere atto delle decisioni, né da un potere giudiziario che deve limitarsi ad applicare le leggi approvate dal parlamento di cui il governo è espressione.
Troppo spesso in Italia (guarda caso proprio quando al governo ci sono le forze del rinnovamento che sono quelle del Centro Destra, visto che la sinistra si è arroccata nella difesa del passato) le disposizioni di leggi sono state annacquate o vanificate dall’ostruzionismo del presidente della repubblica del tempo (si chiami Napolitiano o si chiamasse Scalfaro o Ciampi) o da “interpretazioni” della magistratura architettate solo per far prevalere un principio ideologico.
Ciò è stato reso possibile da una costituzione studiata nell'immediato dopoguerra, oltre 60 anni fa e in vigore, senza modifiche o con ritocchi assolutamente marginali, ancora oggi, in una Italia profondamente cambiata che opera in un mondo profondamente cambiato.
La costituzione italiana vigente è il frutto di un compromesso tra le forze marxiste e quelle cattoliche e risente, essendone pesantemente influenzata, della sconfitta militare della seconda guerra mondiale.
Sono stati sostanzialmente esclusi dalla formazione della carta costituzionale i liberali e la Destra.
E si vede !
Inoltre, avendo nel 1946-48 ben in mente la figura carismatica e autorevole del Duce, si è voluto impedire, con tale documento, che potesse ripresentarsi un personaggio con altrettanto carisma e autorevolezza, da guidare l’Italia senza i compromessi che i costituenti hanno imposto nelle nostre procedure politiche, rendendole inefficaci in un mondo dove le decisioni devono avere pronta esecuzione per poter incidere.
Non possiamo inoltre tralasciare che la stessa forma istituzionale (repubblica) che conosciamo è profondamente inficiata dai dubbi che, dopo sessant’anni, continuano a permanere sul reale esito del referendum del 1946.
Allora, per dare efficacia all’azione di governo, nell'interesse della Nazione, deve essere cambiata la costituzione.
Radicalmente.
Deve essere cambiata l’impostazione, mettendo al centro la libertà dell’individuo e non lo stato.
Quindi la sicurezza e il benessere dell’individuo, una tassazione che non sia vessazione, la rigorosa tutela della proprietà privata, la libertà completa delle persone di esprimere e diffondere le loro idee (anche se divergenti dalle opinioni consolidate) devono trovare posto tra i principi fondamentali della nuova costituzione.
Ma deve anche essere indicata una forma di governo che consenta rapida attuazione ai programmi votati dal Popolo cui spetta la Sovranità e che può essere meglio esercitata con una partecipazione diretta all’elezione dei propri rappresentanti.
In questo ambito anche la giustizia deve trovare una riforma sostanziale, trasformando la nostra magistratura con giudici nominati non per asettico concorso, ma in base all’esperienza, alla competenza, alla fama conquistata nei tribunali, negli studi, nel campo del diritto e con pubblici ministeri eletti dai cittadini, perché ai cittadini rispondano delle indagini e delle priorità cui danno riscontro.
E dovrà essere uno stato federale, in cui le caratteristiche locali siano valorizzate e con amministratori quanto più vicini possibili ai propri amministrati, con riconosciuto il diritto alle comunità locali di secedere tanto dallo stato centrale, quanto, per le comunità locali minori, dalla comunità locale maggiore di cui fa parte.
Uno stato federale, in cui i contributi economici dei cittadini siano raccolti in sede locale e solo una minima parte sia inviata al governo centrale per le attività di politica estera, difesa, giustizia e il funzionamento dell’amministrazione centrale.
Ma il Popolo italiano dovrà anche essere chiamato a scegliere, in piena libertà, la forma istituzionale della nazione: monarchia o repubblica ?
E se fosse repubblica: presidenziale più che parlamentare.
E se fosse monarchia, con ampi poteri al premier.
E’, insomma, necessaria una totale revisione della carta costituzionale per affrontare con efficienza le sfide del futuro, garantendo le libertà individuali e liberandosi delle scorie di un passato sempre più lontano e inutilmente settario.

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13 febbraio 2009

In ricordo di Giacomo Bulgarelli, un Campione

Il 12 febbraio 2009, a poco più di 68 anni, è deceduto Giacomo Bulgarelli, campione (in tutti i sensi), sportivo, bandiera e capitano del Bologna che vinse lo scudetto con lo spareggio all’Olimpico del 7 giugno 1964.
Del Bulgarelli calciatore e uomo, ne hanno scritto i giornali ed ho visto bei servizi in televisione, ma qui io vorrei ricordarlo attraverso gli occhi di chi, bambino, lo vide giocare “dal vivo” sul verde prato dello Stadio di Bologna il Littoriale, poi chiamato Comunale ed ora Dall’ara in onore e memoria del Presidentissimo Renato Dall'Ara.
Per i bolognesi della mia generazione, Bulgarelli ha rappresentato l’esempio della sana gioventù sportiva di un tempo.
Mi ricordo che i nostri genitori erano lieti di potercelo indicare come esempio anche di vita quando si seppe che, nonostante i suoi successi sportivi, non aveva abbandonato gli studi e conseguì un diploma, credo da geometra e poi si iscrisse anche all’Università.
Altro che capricci e veline !
E mi ricordo che il suo comportamento esemplare in campo era il modello cui tendere, per correttezza e sportività, prima ancora che per i risultati.
Bulgarelli appartiene a quel calcio che ho amato e che faceva di alcuni giocatori delle bandiere e non delle banderuole.
Bulgarelli nel Bologna ha aperto e chiuso la sua carriera e ne è divenuto, negli anni, il simbolo, come forse sono Mazzola per l’Inter, Boniperti per la Juventus, Riva per il Cagliari e Rivera per il Milan.
Bulgarelli era un campione (non solo un bravissimo giocatore di calcio) come un Maradona non è mai stato e mai sarà, perché per essere dei campioni è necessario esserlo anche nella vita.
E Bulgarelli, nonostante gli infortuni sul campo e qualche avversità fuori dal campo ha saputo sempre interpretare, con semplicità e naturalezza, la parte, evidentemente non stonata, di campione in campo e nella vita.
Non mi ricordo sue dichiarazioni sopra le righe, neppure quando una coppia di dirigenti trascinò il “suo” Bologna in serie “C”.
Spesso Bulgarelli fu invocato come salvatore della società, ma non ebbe mai la fortuna di essere per Bologna quel che Boniperti è stato per la Juventus, forse perché i presidenti del Bologna, dopo l’indimenticabile Presidentissimo Renato Dall’ara, anche se nati da queste parti, avevano ed hanno inequivocabili ascendenze per metà genovesi e per metà scozzesi.
Potrei ricordare a lungo episodi dell’infanzia quando, bambini, prima di una partita tra di noi “interpretavamo” i giocatori e tutti volevamo “essere” Bulgarelli (si litigava anche per quello, salvo poi “farlo” a rotazione) o quando la “figurina Panini” del capitano rossoblu era la più contesa o quando ci si arrabattava per averne l’autografo.
Preferisco chiudere con un ricordo recentissimo.
Fino ad pochi mesi fa, in via Farini, al mattino presto, lo incrociavo mentre mi recavo in ufficio.
La prima volta, più come una affermazione che come una domanda dissi “Lei è Bulgarelli”.
Si fermò ed ebbi modo di dirgli quel che aveva rappresentato per me, per noi ragazzi negli anni sessanta, e che ho riassunto in questo ricordo.
Sorrise e mi ringraziò, spero (e credo) gli abbia fatto piacere, oltre 30 anni dopo che aveva smesso di giocare, essere ancora ricordato in quei termini.
Nei giorni successivi ci salutammo ogni volta, senza scambiare alcuna parola, ma solo con un gesto della mano e un sorriso, come due persone che si conoscono da sempre.
Onorevole Giacomino, salute !”.




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