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No alla deriva

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10 luglio 2025

Ecco dimostrato perchè serve il riarmo nazionale

Uno dei temi che i cattocomunisti cavalcano, danneggiando l'Italia e gli Italiani tramite le loro pregiudiziali critiche alla politica del Governo Meloni, è quello del riarmo con l'impegno finalmente assunto di aumentare entro il 2030 al 5% del pil la spesa militare e connessa.

Puntualmente arriva un episodio che dimostra come un riarmo nazionale (beninteso: sotto il controllo esclusivo di Roma e senza concessione alcuna alla follia di un esercito europeo posto sotto il controllo della commissione di Bruxelles !) sia non solo opportuno, ma necessario e improcrastinabile.

Il Ministro Piantedosi era stato cooptato in una delegazione dell'unione europea in missione in Libia.

I burocrati europei, però, nella loro ignoranza o, peggio ancora, nella supponenza di poter ignorare la realtà politica, hanno scelto come loro interlocutore il solo governo di Tripoli, quello riconosciuto dall'onu, saltando le opportune trattative con quello di Bengasi che, però, controlla un'area pari e forse maggiore di quella controllata dal governo tripolino.

Esauriti quindi i colloqui a Tripoli, "forti" di un salvacondotto fornito da quel governo, gli europei sono partiti a petto in fuori verso il territorio controllato dal governo di Bengasi, rifiutando, a quanto leggo, di far partecipare il capo di quel governo al colloquio che avevano chiesto all'uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar, sostenuto da Mosca.

Il risultato è noto: il governo di Bengasi ha dichiarato non graditi i membri della delegazione dell'unione europea che, così, se ne sono tornati a casa con le pive nel sacco.

Sarebbe accaduto lo stesso ad una delegazione americana, cinese o russa ?

No e non perchè avrebbero gestito meglio la missione, concedendo al governo che controlla una parte della Libia un riconoscimento che apparterrebbe solo alla realpolitick, ma perchè la forza militare di Stati Uniti, Russia e Cina sarebbe un deterrente abbastanza forte per impedire simili atti.

E non sarebbe accaduto neppure nei confronti delle singole nazioni europee prima della seconda guerra mondiale, quando le nostre cannoniere difendevano efficacemente i nostri interessi senza necessità di sparare un colpo, perchè la controparte sapeva che non ci sarebbe stata nessuna remora a spararlo, quel colpo, in caso di uno sgarbo.

Non so quale sia il reale stato delle nostre Forze Armate.

Sicuramente abbiamo reparti ben addestrati e capaci di intervenire in zone limitate e circoscritte, ma abbiamo pochi effettivi (il che imporrebbe di ritornare alla leva militare che sarebbe anche una utile palestra per i nostri giovani) e soprattutto abbiamo armi poche e vecchie, con arsenali (comunque presumibilmente obsoleti) probabilmente svuotati dalla onerosa politica di sostegno all'Ucraina.

Abbiamo di contro una eccellenza nel campo dell'industria e ingegneria bellica, si pensi alla Beretta, alla Fincantieri, alla Leonardo, che potrebbero ben produrre armi moderne, anche carri armati come fu per l'Ariete.

Il margine per passare dal 2% teorico (effettivo per ora sembra essere l'1,6%) al 5%  del pil, anche computando spese collaterali di carattere infrastrutturale utili anche a fini bellici, è tale che dovrebbe consentirci di ripristinare quella deterrenza opportuna a livello diplomatico per non dover più sottostare alle prepotenze di mezzi staterelli che, pur se da riconoscere e rispettare nella loro realtà per il controllo di un territorio, non devono sentirsi autorizzati a trattare una delegazione, anche se solo dell'unione europea, come un gruppo di clandestini.


18 marzo 2025

Il prezzo della Libertà

Ho svolto l'obbligatorio, allora, servizio di leva, in Cavalleria, cioè sui carri armati, con il ruolo di capo carro Leopard.

Prima della destinazione definitiva in provincia di Udine, feci tre mesi di addestramento base a Caserta alla Scuola Truppe Corazzate, dove prendemmo conoscenza dei tre carri che allora (1979) erano in dotazione all'Esercito: M47, M60 (che già hanno nel nome l'anno di produzione) e il Leopard prodotto a fine anni Sessanta.

Rispetto ai primi due il Leopard aveva una serie di dotazioni che rendevano gli altri carri non solo superati, ma autentiche bare in un eventuale conflitto.

Altrettanto si poteva dire del Leopard rispetto ai modelli successivi, ma il nostro Esercito si è dotato solo di carri armati Ariete, di produzione nazionale di fine anni Ottanta: un carro di 40 anni fa !

Suppongo che quasi altrettanto sia per gli altri mezzi a nostra disposizione, aerei, navi, missili, batterie antiaeree.

Con un simile arsenale saremmo giusto in grado di contrastare una aggressione da parte di nazioni ancor meno armate, non certo di poter competere alla pari con una nazione che abbia fatto della propria difesa una priorità.

In aggiunta, nel 2005, fu sostanzialmente abolita la leva obbligatoria per passare a Forze Armate di professionisti.

Ben addestrati, certo, forse anche con dotazioni individuali di eccellenza, ma pochi.

Non a caso le missioni militari che hanno visto protagonisti i nostri militari sono essenzialmente quelle cosiddette di peace keeping, cioè di presidio di un territorio sul quale altri erano intervenuti in combattimento (a parte i bombardamenti aerei sulla Serbia del 1999, con D'Alema presidente del consiglio e Mattarella ministro della difesa)

Lo abbiamo potuto fare, perchè abbiamo delegato alla Nato ed agli Stati Uniti la nostra difesa, in cambio di una sorta di vassallaggio culturale (ma non solo) che ha portato, mutuando le varie devianze provenienti da oltre oceano, all'attuale stato di degrado della nostra Civiltà.

Il vento sta cambiando, lentamente, ma con una certa costanza, al punto che possiamo sperare che la nostra Civiltà, quella Occidentale, abbia gli anticorpi per risanarsi da sola.

Un aiutino (come stimolo) lo possono dare le minacce che arrivano dall'estero e, in primis, dalla Cina con la sua economia drogata dal dumping salariale e di controlli sulla qualità e salubrità dei prodotti e dall'Islam che, con la complicità delle ong, ci sta spedendo milioni di clandestini che provano (spesso riuscendoci) a scardinare le nostre fondamenta valoriali.

Contemporaneamente gli Stati Uniti, corrosi dalla stessa nostra crisi valoriale, cercano di ritrovarsi, facendo leva sulle loro tradizioni e chiedendo che le Nazioni della vecchia e decadente Europa ritrovino lo spirito dei secoli passati, che le avevano viste portare la nostra Civiltà in ogni parte del Mondo, per difendere se stesse, come possono e devono fare.

La questione del riarmo è tutta qui.

Senza seguire le sciocchezze della baronessa tedesca, noi dobbiamo investire in Sicurezza, ammodernando i nostri arsenali (e mantenendoli aggiornati nel tempo) e creando i presupposti per avere la possibilità di mobilitare, previo un addestramento obbligatorio di base, tutti i cittadini abili alle armi.

Per fare questo ci vogliono soldi da utilizzare e indirizzare verso le industrie nazionali (l'Ariete era un ottimo carro, quindi possiamo produrne altri, moderni) e per il ripristino del sistema di leva obbligatorio che avrebbe anche benefici effetti sui più giovani che imparerebbero così regole di convivenza, il rispetto della Gerarchia e dell'Autorità che, oggi, mi sembrano particolarmente deficitari.

Lo dobbiamo fare nel tempo, non dobbiamo fare tutto e subito, ma costantemente, senza fermate o marce indietro. 

Lo dobbiamo fare in Italia, per l'Italia, non delegare, ancora una volta, come vorrebbero i cattocomunisti che sono per l'esercito comune europeo, ad una entità straniera la nostra Sicurezza che è anche la nostra Libertà.


17 marzo 2025

Riarmo Nazionale

Questa mattina, ascoltando la radio, non ricordo se nella rassegna stampa o in un giornale radio, ho sentito l'espressione di cui al titolo: riarmo nazionale.

Mi è piaciuta, perchè riassume quel che penso della questione all'ordine del giorno sulla necessità di sviluppare una politica di difesa quanto più autonoma possibile.

Capita anche, una sorta di ciliegina sulla torta, che l'annotazione "nazionale", arrivi il giorno del 164° anniversario della proclamazione del Regno d'Italia, quando, nel 1861, la nostra Patria tornò ad essere in gran parte unificata.

"Riarmo Nazionale" è l'essenza di una politica doverosa che impone di essere armati ed addestrati per difendersi da aggressioni esterne e per difendere anche i nostri interesse all'estero senza delegare altri (dovremmo erigere un monumento agli Stati Uniti e al Regno Unito che, bombardando i terroristi islamici yemeniti Houthy, cercano di ripristinare, nell'interesse di tutti, la libertà di circolazione e di commercio nel Mar Rosso !).

"Riarmo Nazionale" unisce i punti della questione Sicurezza e Difesa, dando una risposta giusta perchè è esattamente l'opposto di quella propugnata dai cattocomunisti con la Schlein che dice no al riarmo e si alla difesa comune europea.

"Riarmo Nazionale" significa anche non utilizzare i nostri soldi per sostenere le aziende produttrici di armi straniere (tedesche e francesi), ma finanziare la produzione di armi con le fabbriche che abbiamo in Italia e che sanno produrre armi di qualità.

"Riarmo Nazionale", vuol dire costruire delle Forze Armate che siano qualitativamente e quantitativamente in grado di affrontare le emergenze di Sicurezza, di Difesa, di tutela dei Confini della Patria, all'interno di un quadro di alleanze necessario, anche se non sempre gli interessi nazionali coincidono.

"Riarmo Nazionale" significa anche che è il Governo Nazionale a decidere se e come utilizzare la forza militare, impiegando i nostri effettivi sul campo o solo fornendo gli strumenti a nazioni alleate ed amiche.

"Riarmo Nazionale", infine, richiede un solo intervento da parte dell'unione europea: azzerare ogni patto di stabilità e lasciare che il debito, la forma, gli importi, le modalità degli investimenti siano esclusivamente decisi dai governi nazionali che sanno benissimo quale sia l'interessa dei rispetti popoli e che, sicuramente, non è quello di salvare dalla bancarotta le banche e le industrie tedesche e francesi, commissionando armi che possiamo costruire molto meglio in casa con le nostre industrie e avendo come bonus un incremento della occupazione interna.