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No alla deriva

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01 dicembre 2009

Il voto svizzero è solo l'inizio

Le reazioni al voto popolare (non al colpo di stato di un pugno di autocrati !) svizzero che ha approvato il referendum proposto dalla Destra Nazional Conservatrice, rendono manifesto l’abisso in cui sono sprofondati organizzazioni, chiese, governi e politici europei.
Tra tanto cicaleggio si eleva il silenzio, rispettoso del voto popolare, con cui il Governo Berlusconi ha accolto l’esito del referendum.
Naturalmente i partiti no, loro hanno parlato e, purtroppo, lo ha fatto anche Fini, confermando tutto ciò che di male si può pensare su di lui.
Il ridicolo è che coloro che, oggi, strepitano contro il voto, sottolineo, popolare svizzero, sono gli stessi (o quasi) che hanno taciuto davanti alla sentenza europea (cioè di una ristretta oligarchia) che vorrebbe imporre la rimozione del Crocefisso dalle aule scolastiche.
Sono gli stessi che si ingegnano nell’inventare e produrre nuove “direttive” che mettano il bavaglio alle idee.
Sono gli stessi che vorrebbero impedire la libera circolazione e diffusione del pensiero non conforme a quello “politicamente corretto”, con sempre nuovi divieti e sanzioni.
Sono gli stessi che mettono in galera chi propone una rilettura della recente storia europea, alla faccia della libertà negli studi.
Allora non possiamo fermarci e sentirci tranquillizzati dal voto popolare svizzero, ma dobbiamo approfittare del momento che ha detto a tutti che la maggioranza di un popolo, che sicuramente rappresenta anche la maggioranza di tutti i popoli e le nazioni europee, ha espresso un segnale inequivocabile che possiamo, brutalmente, sintetizzare in un: non li vogliamo.
Poi possiamo essere maggiormente elaborativi e dire che l’europa è fondata sulle Radici Romane e Cristiane e tali devono restare, anche nei simboli visivi.
Ognuno è libero di professare la religione che più ritiene confacente alla propria personalità (o di non professarne alcuna) così come ognuno è libero di esprimere e diffondere le idee che ritiene migliori per lo sviluppo sociale, civile, economico e politico del proprio popolo e della propria nazione.
Ma tutto ciò non può essere inquinato, alterato, dalla immissione massiccia di elementi estranei alla storia, alla cultura, alla tradizione, alla religione, al “sangue” dell’europa e dei singoli popoli e nazioni che l’europa compongono.
Non c’è spazio per tutti, né in Italia né negli altri stati europei.
Possono entrare solo quelli per i quali è possibile trovare un alloggio decoroso e un posto di lavoro che non tolga nulla ai cittadini del posto.
Possono entrare se vogliono assimilarsi, credendo nell’Italia o nello stato in cui vanno a risiedere come loro nuova patria, nella quale non facciano “comunità” con altri loro simili creando una sorta di enclave estranea, foriera di tensioni sociali e culturali.
Possono entrare e, nel tempo, nel lungo tempo, una volta che avranno assimilato la nostra storia, le nostre tradizioni, la nostra cultura, potranno anche partecipare alla scelta di chi ci governa e di chi amministra le nostre città che non dovranno essere violentate da costruzioni estranee alla loro architettura tradizionale e secolare.
Potranno entrare e votare: ma non è oggi quel giorno.
E neppure domani.


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16 commenti:

Monica ha detto...

La Svizzera ha optato per una consultazione. Legittimamente.

In Italia, col referendum abrogativo, in una simile vicenda cosa potremmo abrogare? I minareti?
Non regge...

Infine, ancora mi è oscuro cosa c'entri l'Unione europea e le sue rimostranze con la Svizzera... Mah!

Un saluto
Monica

Jetset - Libere Risonanze ha detto...

Il problema del referendum svizzero od italiano non sono i minareti. Al contrario, esso serve per mandare un segnale forte, per dire agli islamici che ne abbiamo le palle piene di sentirci stranieri a casa nostra, di veder scorrazzare i clandestini, di sentirci chiamare razzisti solo perché diciamo la verità, di fare quello che loro vogliono mentre noi dobbiamo star zitti. Siamo stufi marci di vedere che le nostre tradizioni vengono demolite per far posto a sharie, burqa e voleri di Allah (che poi in realtà è il loro), che abbiamo i maroni pieni di non poter fare una vignetta sull'islam perché qualcuno altrimenti ci condanna a morte, che ne abbiamo abbastanza di chiese bruciate mentre noi costruiamo loro le moschee in cui i terroristi preparano gli attentati ed imam fanatici aizzano alla guerra santa, che ci ribelliamo nel vedere scuole in cui vi sono il ventisette stranieri e due italiani, quartieri degradati dove si spaccia e ci si accoltella, donne italiane violentate, bimbe ammazzate perché indossano un paio di jeans e mogli picchiate selvaggiamente perché la donna è subalterna all'uomo.

D'accordo?

Il referendum in realtà è un grido forte e imperativo che qui siamo a casa nostra e comandiamo noi, che certe popolazioni non possono fare i cazzi loro avanzando la scusa della religione.

Sono stato chiaro o no?

Massimo ha detto...

Infatti un "referendum" in Italia non servirebbe, a meno di andare a pescare frasi e mezze frasi nelle varie leggi per poterle stravolgere (comunque un referendum abrogativo sulla Mancino non sarebbe male ...;-).

Il nostro referendum è il voto popolare, quello alle elezioni, con il quale potremmo, tanto per cominciare, abrogare Fini ... :-D

Monica ha detto...

...che dopo l'intervento di ieri a Ballarò...

Nessie ha detto...

Anch'io metterei sotto referendum la liberticida legge Mancino. In ogni caso la faccenda del referendum svizzero è una boccata d'ossigeno che lascia ben sperare. Ora devono resistere resistere e resistere, mentre noi dobbiamo insistere.

crnacchia ha detto...

Non ho capito una cosa.
Se una persona, con i propri soldi, vuole costruire una moschea, nel rispetto della legge e dei piani regolatori, secondo Lei, attulmente non deve poterlo fare?
No mi sembra molto intonato con la completa libertà di pensiero che Lei giustamente invoca per tutti...

Jetset - Libere Risonanze ha detto...

Le ripsondo io: se una persona, con i propri soldi, vuole costruire una chiesa in un paese islamico, viola la loro "legge" e viene sgozzato. Si chiama "mancanza di reciprocià" caro signore...

Massimo ha detto...

Può tranquillamente farlo. Ma la maggioranza dei cittadini può legittimamente non gradire che si deturpi il panorama tradizionale e si costruisca un richiamo per persone totalmente estranee per cultura, storia, tradizioni, religione.
Qui si discute sulla libertà di tanti che non può e non deve essere conculcata per i capricci di pochi.
Solo chi ha la nazionalità italiana o elevetica o inglese, può decidere se e come ammettere elementi estranei al proprio tessuto sociale.

Scorretto ha detto...

Era da tempo che non mi sentivo così fiero di un risultato di una votazione popolare... Il popolo non è ancora così lobotomizzato come sembrava!

cornacchia ha detto...

La reciprocità non è così rilevante.
L'Italia è uno Stato di tradizione cattolica, ma lascia piena libertà all'uomo di professare la religione che meglio crede.
Trattandosi di diritto umano (lo dice la nostra Costituzione) è riconosciuto agli individui non agli Stati.
Per Massimo.
Non l'avevo specificato, ma facevo riferimento al CITTADINO ITALIANO di religione islamica (sarà una rarità ma può benissimo esistere).
In questo caso sulla proprietà privata penso sia giusto che l'interesse preminente sia quello del proprietario, poi viene l'interesse della collettività (del resto Lei stesso ha detto più volte che la proprietà è inviolabile, no?).
Poi un simbolo religioso non necessariamente deturba il paesaggio (si può discutere sul minareto, ma la Moschea è ben altra cosa) e, in ogni caso, la libertà religiosa comprende anche la facoltà di costruire edifici di culto, anche se la maggioranza del popolo non apprezza quel culto.
Lo dice la nostra Costituzione, non è una concessione ad altri Stati o al politicamente corretto.

Massimo ha detto...

La reciprocità è fondamentale nei rapporti internazionali.
Tu parli di "cittadinanza", io di "nazionalità", concetto, come ho ripetutamente scritto, più profondo nell'appartenenza ad una comunità.
La libertà religiosa è un tassello fondamentale della libertà.
Ma quando la religione diventa strumento di azione politica allora una comunità deve difendersi, impedendo che si realizzino enclaves che rispondono a regole estranee e spesso contrarie a quelle che la maggioranza del Popolo cui appartiene quella terra si è liberamente dato.
Alla base di tutto, poi, c'è la volontà popolare. Se il Popolo non vuole immigrati, ha ragione. Punto.

cornacchia ha detto...

Sì, posso essere d'accordo.
Ma la libertà religiosa permette anche ai cittadini italiani, di nazionalità italiana, di praticare l'Islam o qualunque fede che corrisponda alle proprie vocazioni (se si tratta di cose serie o di corbellerie poco importa, basta che non ledano i diritti altrui).
La reciprocià non conta perchè sto parlando della libertà religiosa degli ITALIANI, a cui non possono essere rimproverate le nefandezze compiute dall'Iran o da altri Stati carnefici.
Poi si può anche non volere gli immigrati, ma per praticare l'islam o l'ebraismo o il buddhismo o qualunque altra idea non è necessario essere immigrati.
Altrimenti si finisce per fare un favore ai terroristi e agli intolleranti: per combattere l'immigrazione selvaggia, finiamo per rinunciare anche noi italiani a credere ( o a non credere)nel Dio che più ci aggrada.

cornacchia ha detto...

"Se il popolo non vuole immigrati ha ragione. Punto."
No. Se il popolo non vuole immigrati, va rispettata la sua volontà; questo non significa che abbia ragione (penso che anche a Lei sarà capitato di dissentire dall'opinione della maggioranza!).
La maggioranza decide, ma la minoranza è libera di dissentire e di tentare democraticamente di persuadere i concittadini a cambiare idea.

Massimo ha detto...

Il Popolo non è da confondersi con una maggioranza tecnica su questioni secondarie. L'immissione massiccia (non un costante, limitato scambio che c'è sempre stato) di elementi estranei alla nostra storia, cultura, tradizione, etnia, è un pericolo per la stessa stabilità sociale di una nazione. Il Popolo lo sa, lo sente e reagisce di conseguenza.

La libertà religiosa sì. La costruzione di richiami per creare enclaves copntrarie agli interessi di una nazione, no.
Ed quello che accade ogniqualvolta viene costruita una moschea: diventa un luogo di raccolta di tutto il mondo islamico.
Terrorismo ? Quelli ci vogliono comunque convertire, con le buone o con le cattive. Non credo esistano musulmani "buoni" distinti da quelli "cattivi". Esistono i musulmani con le loro tesi religiose finalizzate alla conquista violenta delle terre non ancora "convertite". Esattamente come da insegnamento e pratica del loro profeta.

cornacchia ha detto...

Sì, sì può essere che hai ragione.
Ma non sacrificherei i principi e i valori fondanti la nostra civiltà per ragioni di mera opportunità pratica.
Il Popolo spesso ha ragione, ma penso che i cittadini siano liberi di dissentire civilmente anche di fronte alle opinioni più largamente condivise.
Certe leggi limitative della libertà di pensiero (come la legge Mancino o quelle a tutela del tricolore) io le abolirei, quindi sono per la piena libertà di espressone, ma pretendo che anche gli altri mi lascino la libertà di espressione.

Massimo ha detto...

Nessuno vieta di dissentire (e questo dimostra che siamo di gran lunga più in sintonia con i "valori fondanti la nostra civiltà " di quanto non lo siano quelli che hanno votato la legge Mancino o propongono leggi contro la "omofobia" solo per impedire la libera espressione e circolazione delle idee) ma non si può discutere in eterno come fecero i Bizantini mentre i musulmani già avevano circondato e assediato Bisanzio.
Ad un certo punto bisogna dire stop, fare quel che desidera la maggioranza e andare avanti su quella linea. Libera la minoranza di dissentire, ma non di continuare a voler ridiscutere un argomento già definito.