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07 ottobre 2026

La FIGC simbolo della peggior Italia dei don Abbondio e degli Azzeccagarbugli

Due fatti stanno evitando la gogna mediatica che il Coni e la Figc, in persona di Buonfiglio e Malagò, meriterebbero: le belle prestazioni della Nazionale di Mancini contro Turchia e Francia e la ricorrenza della strage compiuta dai terroristi palestinesi contro gli israeliani.

Oggi si parla (anche troppo) del sette ottobre 2023 con equilibrismi più o meno evidenti, riempiendo giornali, telegiornali e giornali radio (e anche i social).

Le partite di Nation League invece hanno permesso di accantonare tre eliminazioni consecutive ai mondiali e Malagò dovrebbe erigere un monumento a Mancini.

Ma proprio perchè oggi si parla di tutt'altro (includiamoci i disordini in Francia che i cattocomunisti sperano di importare anche qui da noi) preferisco soffermarmi su un fatto latamente sportivo ma che, a mio parere, rappresenta l'Italia peggiore: il compromesso raggiunto nel Coni sul commissariamento della Figc.

All'unanimità è stato deciso di commissariare la Figc, che da un paio di mesi aveva eletto Malagò, ex presidente del Coni, a presidente, nominando lo stesso Malagò commissario.

Il motivo di un ricorso era l'irregolarità della precedente elezione perchè Malagò non era iscritto alla Federazione e il ricorrente aveva diffidato il Coni dal non procedere al commissariamento, pena un ricorso davanti alla magistratura ordinaria.

Dietro, una lotta di potere nel Coni e nella Figc tra Malagò e Buonfiglio, con al traino tutti i loro sostenitori.

L'Italia peggiore qui si è manifestata con le due figure manzoniane di Don Abbondio e dell'Azzeccagarbugli.

I Don Abbondio sono quelli che, pur di non combattere, evidentemente con poco coraggio e dando così scarso valore alle loro idee, preferiscono la spartizione che la conta dei voti.

E' l'Italia del compromesso storico, delle insinuanti frasi curiali dove si tuona ma non si fanno mai nomi e fatti specifici, delle congiure di Palazzo per avere governi di nominati e non a seguito di elezioni, per fuggire dall'elezione diretta del presidente della repubblica e persino del premier.

Gli Azzeccagarbugli sono quelli che brandiscono un cavillo per distruggere tutto, a prescindere dalla utilità di un provvedimento e di una scelta.

Qui, un ridicolo formalismo sulla iscrizione tardiva di uno eletto presidente a forza di voti ed al quale le risposte corrette potevano essere solo due: l'applicazione rigorosa, nominando commissario una terza persona, oppure respingere il ricorso dando fiducia a chi era stato eletto dalla maggioranza degli aventi diritto, senza genuflettersi alle minacce di cause.

Anche qui vediamo un simbolo di quella Italia peggiore che si rivolge ai magistrati, dando loro un ruolo che non devono avere, per ottenere la forzatura interpretativa delle leggi, liberando clandestini, dissequestrando le navi ong, ma anche chiedendo l'incostituzionalità di una legge elettorale solo perchè prevede l'indicazione del premier, cosa che NON E' VIETATA dalla costituzione del 1948, anche se non è prevista.

Ma se dovessimo considerare vietato tutto ciò che non è previsto dalla legge, torniamo alla vecchia barzelletta, rispecchiante la verità, che chiedeva quale fosse la differenza tra uno stato socialista ed uno liberale. E rispondeva dicendo che in uno stato liberale è consentito tutto ciò che non è esplicitamente vietato e in uno stato socialista è vietato tutto ciò che non è espressamente permesso (poi ci sarebbe lo stato comunista dove è vietato anche ciò che è espressamente consentito).

L'Italia dunque dei Don Abbondio e degli Azzeccagarbugli si ritrova, non a caso, nella gestione dello sport nazionale, il calcio, che si erge ancora una volta a simbolo del meglio e del peggio della nostra Nazione.

Le vittorie mondiali e del passato e quelle oggi ritrovate sul campo e la miopia di una dirigenza con ogni evidenza non all'altezza delle tradizioni sportive e calcistiche dell'Italia, dedita più ai sofismi giuridici brandendo codici e pandette, che ad intervenire con decisione nel movimento sportivo nazionale.


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