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09 novembre 2009

Vent'anni dopo (9 novembre 1989-2009)

9 novembre 1989, eravamo davanti ai televisori a goderci un evento atteso, sperato e reclamato da tempo: la liberazione dei territori orientali d’europa dal regime più sanguinario e tirannico che mai l’uomo abbia conosciuto, il comunismo.
La rappresentazione simbolica di tale liberazione è custodita nelle cineteche di tutto il mondo ed è rappresentata dallo smantellamento popolare del muro di Berlino.
Quello stesso muro che era stato “venduto” ai gonzi che credevano nella propaganda comunista come una difesa dai vizi dell’Occidente (come si trovava persino scritto in testi di storia e di geografia adottati per i ragazzi delle medie e delle superiori).
La caduta del muro accese speranze e illusioni, perché non era stato spiegato correttamente che la libertà, da sola, non dava benessere e ricchezza, ma bisognava riempirla di contenuti e di lavoro.
Nel 1990 visitai il mio primo paese dell’est, l’Ungheria e due anni dopo, prima della pacifica secessione, la Cecoslovacchia.
Erano le due nazioni che, più delle altre, subirono il tallone comunista, invase la prima nel 1956 e la seconda nel 1968.
L’Ungheria si era già “appropriata” di una maggiore libertà, la Cecoslovacchia, ancora nel 1992, era timidamente avviata sulla strada del pieno ingresso nell’Occidente, anche se la parte slovacca rimaneva molto ancorata alla vecchia organizzazione centralista (e questa fu una delle ragioni della secessione).
Vent’anni dopo cosa resta della gioia e delle speranze di quei giorni ?
Resta, sicuramente, la consapevolezza di aver vissuto un evento epocale che ha cambiato il mondo e la politica planetaria.
La caduta del muro ha, infatti, simbolicamente rappresentato la fine del comunismo, consegnato alla storia con tutto il sangue di cui gronda, per le stragi, le guerre, i genocidi e gli omicidi perpetrati in suo nome.
Il comunismo non c’è più, anche se alcuni stati sono ancora retti, burocraticamente, da sistemi comunisti destinati ad essere spazzati via dalla forza delle libertà.
Ma se il comunismo non c’è più, purtroppo ci sono ancora i comunisti.
Il presidente della repubblica italiana, ad esempio, fu nel 1956 un sostenitore e difensore dell’invasione “fraterna” del Patto di Varsavia contro l’Ungheria.
E come lui decine e decine di uomini politici, cresciuti nelle scuole di partito, avranno cambiato il nome del loro partito, ma restano comunisti nei modi e, ciò che più conta, nella mentalità.
Del resto non possiamo pretendere che dopo aver passato una vita imbottiti ed imbottendo le teste della propaganda comunista, qualche danno permanente non sia rimasto.
Di passaggio annotiamo che la prima uscita dell’assemblea nazionale del “nuovo” pci/pds/ds/pd targato Bersani avviene il 7 novembre, anniversario della “rivoluzione di ottobre” che nel 1917 portò i comunisti al potere in Russia: coincidenza o scelta, mai data fu più inidicativa delle radici mai recise del pci/pds/ds/pd.
Devo dire che apprezzo molto più i Bertinotti, i Ferrero, i Diliberto, dei D’alema, Veltroni, Bersani.
I primi restano comunisti e, per quanto sciocco e anacronistico, continuano a tenere nel nome del loro partito quell’aggettivo, i secondi cercano in ogni modo di cancellare il loro passato, proponendosi con una verginità che non appartiene loro.
E riescono ad insinuarsi anche oggi che il comunismo non c’è più, come accade al già ricordato presidente della repubblica italiana (non voterei mai un comunista per quella carica e non riesco a sentirlo come il “mio” presidente !) o alla “mente migliore” del pci/pds/ds/pd, quel Massimo D’alema che è riuscito persino ad entrare nelle grazie del Premier Silvio Berlusconi che, tanto generosamente quanto incautamente, sembra sostenerlo per l’incarico di “ministro degli esteri” della unione europea: chiunque, caro Silvio, di qualunque nazione, purchè non abbia un passato comunista.
Dobbiamo infatti solo attendere che i vecchi comunisti si estinguano naturalmente, possibilmente senza concedere loro la possibilità di fare altri danni.
Adesso gli stati dell’europa dell’est sono liberi e retti da governi eletti dal popolo.
Hanno superato, anche con drammatiche emergenze, il passaggio da un sistema dove tutto era ordinato secondo i voleri del “partito” (comunista) ad uno in cui il principale artefice del proprio destino è l’individuo.
Vent’anni dopo, però, si addensano nubi nerissime sui popoli e le nazioni d’europa, tali da far pensare che questi venti anni siano una parentesi tra due epoche tragiche.
La firma apposta dal presidente ceco Vaclav Klaus al “trattato” di Lisbona, ripropone, dal 1° dicembre 2009, una nuova unione sovietica, oppressiva, portata a rinnegare e anche a strappare le radici dei popoli e delle nazioni europee, economicista, dirigista, burocratica.
Mi auguro che non si debbano attendere 72 anni per liberarci da simile oppressione e che i popoli e le nazioni europee, conosciuta la libertà, non intendano mai più rinunciarvi.
Il 9 novembre è la Festa della Libertà, perché è la data simbolica della caduta del comunismo, il regime più tirannico e sanguinario che mai l’Umanità abbia conosciuto.
Ricordiamo (in ordine alfabetico …) anche gli Uomini e la Donna che favorirono, con il loro comportamento, l’evento che oggi viene celebrato:

George H.W. Bush, presidente degli Stati Uniti d’America dal 1989 al 1993
Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti d’America dal 1981 al 1989
Margareth Thatcher, Primo Ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990.
Karol Woityla, Papa con il nome di Giovanni Paolo II dal 1978 al 2005.


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09 novembre 2008

9 novembre 1989: non dimenticare la barbarie comunista

Nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1989 il mondo divenne migliore.
Il muro di Berlino, l’odioso simbolo della divisione tra il Mondo Libero e quello comunista veniva sgretolato da una folla che, non più trattenuta dai vopos, si ricongiungeva con i fratelli separati (e più fortunati) di Occidente.
La data, l’evento sono un simbolo e rappresentano la ritrovata Libertà non solo di un Popolo, quello tedesco, ma anche la fine di un incubo globale, di una barbarie, del più feroce e sanguinario sistema politico che mai abbia insudiciato la nostra terra: il comunismo.
E’ vero, restano ancora – purtroppo – alcune nazioni rette da regimi comunisti (Cina, Cuba, Corea del Nord su tutte) che, però, sono state costrette ad accettare sistemi e correttivi occidentali che le porteranno ad abbattere, violentemente o meno non siamo in grado di prevederlo, il regime.
Forse ci sarà bisogno di “una spintarella” perché ciò accada, ma che accada è nelle carte della Storia.
La caduta del muro non riguardò solo la Germania, ma fece da volano per tutta una serie di ritrovate libertà nell’est europa, fino alla Grande Madre Russia, ora pienamente riconquistata al ciclo virtuoso del progresso globale, con l’importante apporto della sua rinnovata e ritrovata Tradizione che sarà sicuramente utile nel momento in cui la nazione fino ad oggi guida dell’Occidente mostra segni di decadenza, prima di tutto morale e diviene una pericolosa ed inquietante incognita politica.
Il 9 novembre fu, dal Governo Berlusconi nel 2005, proclamato Giornata della Libertà.
Non è un caso che quando tutte le “giornate” e le ricorrenze (e sono tante !) fissate nel mondo vengono celebrate con rulli di tamburi e solenni quanto retorici discorsi, proprio questa, che per noi contemporanei, per noi che abbiamo vissuto il “prima”, il “durante” e il “dopo” caduta del muro rappresenta una svolta epocale, sia trascurata e i giornali radio, stampa e telegiornali non ne diano alcun conto.
Spiace anche rilevare come, salvo errore, neppure chi questa ricorrenza ha fortemente voluto, Silvio Berlusconi, se ne sia ricordato (forse è preoccupato di mostrarsi poco “di centro, moderato e liberale” ?).
Ebbene questo post, unitamente al collegamento agli analoghi interventi di questo blog svolti nel 2005, 2006 e 2007, vuole essere un filo conduttore di una memoria che non dovremo mai tradire.
Non dobbiamo dimenticare, perché una barbarie come il comunismo si estingua ovunque, al più presto e mai più calpesti la nostra Terra.

9 novembre 2005
9 novembre 2006
9 novembre 2007


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08 novembre 2007

La Giornata della Libertà

Il 9 novembre, dal 2005 a seguito di una legge fortemente voluta dal Presidente Berlusconi e dal Centro Destra, è la Giornata della Libertà.
Fu scelto il 9 novembre perchè in tale giornata, nel 1989, cadde il muro di Berlino, simbolo materiale del regime più violento, sanguinario e oppressivo che mai ebbe a calpestare il suolo terrestre ed al quale sono attribuibili oltre cento milioni di morti ammazzati.
Naturalmente da quando la sinistra ha occupato le poltrone del potere dopo uno scrutinio che mantiene intatti i suoi dubbi (che in molti di noi sono intime certezze di brogli) il 9 novembre, nonostante una legge ad hoc, non viene celebrato come meriterebbe.
La ragione è molto semplice: gli eredi di quella perversa ideologia sono determinanti per il governo Prodi.
Se mettiamo assieme tutti gli spezzoni comunisti (ex, post, neo, vetero, archeo) constatiamo che ben il 90% della coalizione di sinistra è invasa da tale cancro.
Se scorporiamo, ammessa e non concessa la buona fede della conversione alla democrazia, la quota del pci/pds/ds/pd, allora i comunisti nella coalizione pesano per circa il 30%: comunque determinanti per le sorti di Prodi.
Da qui le concessioni all’impostazione ideologica (e contraria agli interessi della Nazione e dei cittadini) dei comunisti:
- fuga dall’Iraq;
- passeggiate con hetzbollah
- apertura di credito all’Iran
- rimozione di ogni ostacolo all’invasione degli immigrati
- anteporre la spesa all’equilibrio di bilancio
- aumento delle tasse
- penalizzazione dell’iniziativa privata e della proprietà
- disinteresse per la sicurezza e la legalità.
E sono solo alcuni degli aspetti pesantemente influenzati dai comunisti.
Ma loro si dimostrano di essere quel che sono sempre stati e non ci meravigliamo.
La meraviglia viene se si pensa a quel residuale 10% della coalizione di sinistra che, con il suo voto, il suo sostegno quotidiano in parlamento, consente ai comunisti di fare il bello e brutto e tempo, con grave nocumento per la nostra Italia.
L’ultimo esempio è dato dal cosiddetto decreto sicurezza: un accordo nella sinistra, recependo il diktat dei comunisti, che lo rende del tutto inutile e inefficace, lasciando aperto il problema della sicurezza dei cittadini onesti, della legalità, delle nostra strade infestate da una fauna umana che dovrebbe solo essere presa, impacchettata e rispedita a casa sua.
Per tutti questi motivi il Giorno della Libertà merita di essere adeguatamente ricordato e celebrato.
Non ci si dimentichi mai da dove vengono questi signori della sinistra anche perchè sono loro stessi a non volerlo dimenticare, addirittura auspicando la traslazione della mummia di Lenin, il più grande – perchè il primo – tra i criminali comunisti, in Italia da Mosca dove, forse, qualcosa rischia.
Il 9 novembre 1989 il crollo del muro ebbe come risultato il riappropriarsi dei cittadini d’oltre cortina della propria libertà.
Oggi, tocca a noi tutti difendere la nostra Libertà dai comunisti che ancora allignano tra noi.
Il Giorno della Libertà è il giorno dedicato alla memoria delle vittime del comunismo ed utile a ricordarci le ragioni di una battaglia, perchè il comunismo sia per sempre relegato ai libri della peggiore storia dell'Umanità, respingendo i tentativi dei suoi tristi epigoni di rialzare la testa.



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