Il grigiore burocratico di certe istituzioni repubblicane si vede anche dalle noiose e incolori definizioni di una Festa come quella del 4 novembre.
Vollero cambiarne natura e nome e la chiamarono Festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate.
Un lungo pippone per sostituire lo scattante e appropriato Festa della Vittoria, come la conobbero generazioni di Italiani, inclusa la mia.
Il 4 novembre era Festa e si restava a casa da scuola.
C'era una parata e aprivano le caserme.
Mi ricordo mio padre e il padre di un mio amico e coetaneo che ci accompagnavano a visitare i mezzi dell'Esercito Italiano.
Salivamo su un carro armato sognando campi di battaglia ed io ero ignaro che, una quindicina di anni dopo, per un anno intero, sarei salito su un carro armato ed avrei realmente sparato (in esercitazione) cartocci di vario genere.
Il 3 novembre o un tema o una lettura ci riportava a quel 1918 in cui si compì, quasi integralmente, l'Unità d'Italia iniziata con i moti carbonari nel 1821 e che ebbe il suo nucleo nelle guerre di Indipendenza del 1848, 1859 e 1866.
La televisione educava ai Valori dell'Identità e della Tradizione.
A scuola eravamo tutti Italiani e quelle letture ci ispiravano i Valori più importanti per un Uomo: quelli dell'Amor di Patria.
Per me il 4 novembre resta la giornata in cui ci ricordiamo di essere Italiani e che uno stato italiano ha senso solo se si persegue l'Interesse Nazionale: prima di tutto l'Italia e gli Italiani.

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